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Full text of "Vite de' pittori, scultori, ed architetti napoletani : non mai date alla luce da Autore alcuno"

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V, 



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http://www.archive.org/details/vitedepittoriscu1to2dedo 



VITE 

PITTORI > SCULTORI, 
ARCHITETTI 

NAPOLETANI 

No» mai date alla luce da Autore alcun? 

DEDICATE 

AGLI ECCELLENTISS. SIGNORI , 

ELETTI 

DELLA FEDELISSIMA CITTA' DI NAPOLI . 
SCRITTE DA 

BERNARDO DE DOMINICI 

NAPOLETANO. 

TOMO PRIMO. 




IN NAPOLI M. DCC. XLII. 

Nella Stamperia del Ricciardi . 



Con licenza fé* Superiori. 






/ 






I 









I 




AGLI ECCEI LENTISS. SIGNORI 

E LETTI 

Della Fedeliflima Città di Napoli. 

LI SIGNORI 

D. NICOLA CARACCIOLO Marchefe 

della Bella per Capuana 
(D. BARTOLOMEO DI MARX 
(D.FRANCESCO SANCÌ IEZ DI LUNA 

per Aiont agna . 

D. CIO: BATTISTA PIGNATELLI 

Duca dì S* Demetrio per N?do . 
D. CARLO DE DURA per Porto, 
D. NICOLA DI LIGUO RO Duca di 

Puzzomauro per Portauova. 
Il Prefidente D. NICOLA COLOMBO 

per lo Fedelifftmo Popolo . 

ECCELLENTE S. S7GN0RI. 




I quanta bellezza , e di 
quanto ornamento fiano al- 
le Città , e alle Nazioni 
tutte le nobili Arti del Difegno , non 



a 2 



e mio 



è mio penfiero di rapprefentare alk_ 
EE. VV. ? le quali per se fteflè coru 
diletto il veggono ; e leggendo i Libri 
di molti antichi , e moderni Scrittori, 
con fomma laude le truovano mentova- 
te. Perciocché, trallafciando l'Architet- 
tura , cotanto neceffaria , non fola mente 
per bene abitate , e per ripararci dalla 
inclemenza delie Cagioni affai meglio 
che gli animali bruti, e' poveri Conta- 
dini non fanno ; ma eziandio* per Iéu 
magnificenza degli edincj pubblici , e_ 
fopratutto de' Sacri Templi , defiinan 
al culto della Santa Religione ; (e noi 
riguardiamo la Pittura , e la Scoltura, 
elle fono arti dQÌ tutto maravigliofe_. , 
imitando quanto di bello , e di va- 
go fi feorge nella natura, e rendendoci 
anche in un certo modo fendibili le cofe 
celeftiali , ficchè venerando le Sacre__ 
Immagini , o dipinte , o (colpite , deter- 
miniamo la noftra mente alla adorazio- 
ne di Dio , della SS. Vergine , e degli 
altri Santi che godono in Paradifo, Lo 
fleffo Iddio preferiffe a Moisè la forma 
dell'Altare, e dell'Arca del Teliamen- 



tO 3 



to , e de' Cherubini , che la rendeano 
ornata. A gran ragione adunque venne- 
ro quefie due Eccellentiffime Arti iru, 
foni ma (lima appo i Popoli più culti , 
e rifehiarati ; e la faggia Grecia nella— 
educazione de' nobili Giovanetti vo!le_ 
che la Mufica , e la Pittura avellerò 
buona parte. E quindi è che non fola- 
mente Fabio M affano , ma molti Ce- 
fari , ed altri Sovrani dell'antichità , per 
tacer de' Moderni , della Pittura fi di- 
lettarono, e co' primi Mae/iri di efla_ 
vollero gareggiare . Imperciocché l'ani- 
mo nobile , avidifllmo di gloria , da— 
quelle arti fpera laude maggiore, le di 
cui opere perfette fono efpo/ie agli oc- 
chi di tutti gli uomini . Per mezzo di 
effe gloria non fugace , ed utile non^ 
palla ggiero fi merca ; ma immortale^ 
eterna fama fi acqui/la , non fottopofta 
all'imperio di quella , che fi chiama For- 
tuna . In fatti di quella fola fpecie di 
Artefici fi fon vantate le Città più il- 
ludo , e le Provincie più gloriofe, e di 
quelli foli leggonfi da dotte penne regi- 
(Irate le Vite , per gloria degli ante- 

paflati , 



pallini ) e per incitamento a' prefenti , 
che in sì nobil carriera fi vanno eferci- 
tando . De' Pittori 7 e degli Scultori , 
quafi più che de' Filofofi , e degli Ora- 
tori, vantodi l'antica Grecia : e di efli 
pregiafi oggidì Ja no/Tra Italia ( per ta- 
cer delle nazioni di là da' Monti) Tem- 
pre fludiofa delle belle arti . Teflimo- 
nio Firenze > Bologna , Vinegia ; Geno- 
va , ed altre illufìri Città ; ciafcuna del- 
le quali y vantando i pregi de' Profef- 
fori fuoi , ed innalzando infino alle Stel- 
le !e opere eccellenti da e/fi fatte , in- 
vogliarono i loro giovani a feguitare le 
gloriofe vefiigie de* Raffaeli! , de' Cor- 
reggi * ^e' Tiziani > e de' Michelan- 
geli * 

Da così illufìri efempli fui mollo an- 
cor io parecchi anni addietro a compaf- 
fionare la forte di molti antichi Pittori , 
Architetti , e Scultori della noftra Pa- 
tria , i quali , avvegnaché degni di mol - 
ta lode per le opere da loro lafciateci, 
giacevano nondimeno nel bujo della di- 
menticanza per difetto di penna pietofa, 
che di fottrarneli prendefle cura : e que- 

fto 



ilo compaffionevol penfiero cotanto mi 
affliffe , che alla fine nel mio animo de- 
liberai d' intraprender qualfivoglia intol- 
lerabil fatica per eternare , quanto col 
mio debol talento poteffi , la memoria 
de' trapaflàti , e de' moderni profeflòri 
Napoletani , e del Regno , e nel tempo 
ideilo proporre il loro efempio innanzi 
agli occhi de' noflri viventi Artefici , e 
maflimamente di coloro che la nobile^ 
Arte della Pittura profetano . Imprefa 
invero affai malagevole dopo si lunga 
trafcuratezza , e filenzio de' noflri , e_ 
d'infinito e lunghiffimo /lento per con- 
durla al defiderato fine. 

Ma come niuna , quantunque nobile 
Profeffione , può farli ftrada tra V emu- 
lazioni, e le gelofie fenza de' grandi ap- 
poggi ; perciò egli è convenuto a me. 
nel pubblicare quefìa opera , prefentarla 
a perfonaggi autorevoli ed illuflri , che 
a gloria della Patria , e lode eterna di 
loro fleffi , ne prendeffero sì efficace , e 
valorofo patrocinio , che animati gli ftu- 
diofi dalla bontà de' Protettori , cercaf- 
fero di fare acquifìo della perfezione , e 



fé poflìbil folle , di fuperare eziandio i 
più rari , e famofi Maeliri dell'antichità. 
Or quali Perfonaggi poteva io imma- 
ginare a sì grande uopo convenienti , 
più che l'Eli. VV.? anzi qualbiafimo io 
non mi avrei addoffato , ad altri prefen- 
tando le Vite de' Pittori , e Scultori di 
quefla nobiliflima Patria , che a' degnif- 
fimi Eletti di lei medefima ? Degli altri 
libri la Dedicazione è un effetto volon- 
tario del rifpetto del Dedicante ; ma di 
-queflo ella è una confeguenza neceflaria 
dell'argomento che vi fi tratta . E poi 
facendo meftieri di foftegno, e di prote- 
zione, eflendo TEE. VV. infigni per no- 
biltà , per 'fapere , e per grado , e mo- 
flrando di benignamente approvare , e 
gradire , ficcome io ipero , quefla opera, 
non dubito punto ch'ella mercè l'auto- 
rità voftra farà rifpettata , gradita , e pre- 
fa infieme per norma da' giovani ftudiofi 
della Pittura . .Sarà dunque eterna laude 
delle EE. VV. il rendere l'onor dovuto 
alla Patria, ed accender l'animo de'fuoi 
Cittadini Profeflòri a dare al pubblico 
opere degne dell'immortalità : laude in- 



vero 



vero degna de' voflri illuflri Antenati , 
i quali fra le altre loro gloriofe azioni 
ninnarono officio di vero Patrizio il pro- 
teggere le belle Arti ; ne sdegnarono di 
applicar talora la guerriera , e vittoriofa 
mano alle opere del dilegno. 

lo farei troppo temerario a voler ram* 
mentare all'EÉ. VV. medefime que' pre- 
gi , che avete fempre prefènti ? rimiran- 
do cotidiana mente nelle voftre danze i 
ritratti de' voflri Maggiori; né leggendo 
iloria , in cui di qualche illuflre lor fat- 
to non fi faccia menzione . E chi po- 
trebbe mai raccorre in brieve le glorie 
dell'antichiffima Cafa Caracciola, feconda 
fempre di Eroi? Il celebre Scipione Am- 
mirato de' foli Caraccioii Rolli riempì 
molte pagine della fua celebra tiffima ope- 
ra delle Famiglie Napoletane, per tace- 
re di Francefco de' Pietri , e di altri 
Autori di minor grido . Così la no- 
biliffima Cafa Sanchez de Luna , die 
alla antica origine de ks rìcos bombres 
di Spagna aggiunfe non ordinario Splen- 
dore co' fatti egregj , e colla Signoria di 
Grottola , e di Gagliati . Taccio ancora 

b della 



della Famiglia de Majo , già detta de__ 
Madio, tempre ragguardevole per nobil- 
tà , e per dottrina ; e che ha iàputo a' 
pregi della Toga accoppiare l' esercizio 
dell'armi , e l' inclinazione a favorir le__ 
belle arti ; e malìimamente quelle della 
Pittura : Ma qual lode dee dirli propor- 
zionata alla chiari/lima Cala Pignatelli , 
gloriola ugualmente nelle arti della pace, 
e della guerra inlin da' tempi più remo- 
ti , e fecond illima non Ibi di Capitani egregj , 
ma di Prelati intigni , e di Cardinali , e 
di un Sommo Pontefice. Così della gran- 
dezza della Cala di Dura > una delle antiche 
dette Aquarie , ne rendon chiara te- 
fiimonianza le Iuq infegne in un piliero del- 
la noi Ira Cattedrale, rifatto a fpefe della 
medelima , a gara degli Orfini , e de 
Balzi, che altri ne rifecero dapoi, allor- 
ché per un tremuoto ella Cattedrale fu 
rovinata : feoiio evidente non folo della_ 

C- 

pia liberalità di tai Signori , ma del gu- 
flo che aveano nelle arti del dilegno , e 
dell' Architettura . Né decli pailar lotto 
filenzio la gloria a' tempi noliri acquillata 
nell' arti della guerra , e fpezialmente da 

1 D.C,. 



D.Camillo di Dura , Duca d'Erce , creato 
General di S.Chiefa dall'immortal memoria 
di PP.Inn.XlJ. Né punto meno amante delle 
arti del difegno fi e dimoftrata l'antica nobil 
famiglia Ligorio ; vantando nel Tuo Pir- 
ro un nobilillimo fublime ingegno in fat- 
to di Antichità Greca , e Romana , e di 
Architettura ; e tale ch'egli fu carifsimo 
al Sommo Pontefice Paolo IV. , e per la 
fina eccellenza adoperato in varj edirlcj 
pubblici nel gran Teatro dell' Univerfo , 
eh' e Roma, il buon gufto nella Pittura 
li è difillo infino alle Donne della fa- 
miglia ; come ossidi con ammirazione 
degl'Intendenti li icorge nella Sig. D. An- 
tonia de Liguoro, la quale co' tuoi vir- 
tuoiì pennelli accrelce il pregio delle no- 
fbre arti , maeflre\ olmente trattandole . 
Ma qui non debbo io tacere del merito 
immortale altresì del Signor D. Nicola 
Colombo ; dappoiché in picciolo ipazio 
di tempo avendo con incomparabil retti- 
tudine efercitato la difficile , e penofa ca- 
rica di Eletto per lo fedeliiìimo Popolo, 
egli e pervenuto a quel grado di ripu- 
tazione , e di fama al quale non cosi di 

b x kg- 



leggieri altri potrà giungere per J' avve- 
nire . Ma che dico io ? Non foffrifce la 
fu a modefiia ch'io mi dilunghi nelle fiie 
lodi, la maggior delle quali confi/le nel- 
P averle colla fu a rara prudenza , e... 
modeflia meritate , infiem co' novelli 
onori di Prefidente ; di cui dal no/lro 
clementiffimo , e faggio Monarca Egli è 
{lato rimunerato . Supplico adunque umil- 
mente TEE. V V. a gradire , e protegge- 
re con magnanimo cuore quelle Vite de' 
noftri ProfeiTori del difegno , che a gran 
ragione ho prefò ardire di confecrarvi; 
acciocché colla voftra potentissima prote- 
zione riforga nella no/ira Patria il preflò 
che vacillante Audio della Pittura ; re- 
candovi a memoria , che le buone Arti 
fon certe piante che di leggieri s'inaridi- 
fcono qualora non fiano innaffiate dal fa- 
vore de' gran Perfonaggi , fimili all' EE. 
V V. ed all'incontro eflere officio de' buo- 
ni Covernadori delle Cittadi il promuo- 
vere quelle Virtù , che alle medefime 
aggiungono e fplendore , e ricchezza . 
Tanto io fpero ed auguro alla noflra 
Napoli , mercè la faviezza , e grandezza 

del nobilifsimo animo voflro ; E final- 
mente 



mente , applicandole a benignamente ac- 
cettare non folamente l'opera, ma il mio 
zelo ancora nel lavorarla in molti anni 
per onore della comnn Patria, con pro- 
fondifsima riverenza mi fofcrivo 

Delle EE. VV. 

Napoli li 20. Marzo 174;, 

■ 



■ajomo> -seno- 



Xkttìhfu \ Dtòdtìfs. > èè Ollìiaììfu Sp* 
Bernardo de Dominici. 



S. R. M. 



i U Ai 

I^Rancefco Ricciardi pubblico Stampatore protrato a' piedi della 
M. V. umilmente le rapprefeuta , come defidera dare alla luce 
delle Stampe le Vite de* Scultori , Pittori , ed Architetti Napolitani , 
illuftrate , e compilate dal Pittore Bernardo de Dominici j Ricorre per- 
tanto alla M.V. , e la fupplica degnarli di commettere la revifione del- 
la medome , a chi meglio parrà proprio alla Reale illuminata voflra 
mente , e lo riceverà a grazia ut Deus . 

Adm. iy. V.Magifìrwn Thomam Mi laute OrJ. Prétiic. hujut Vniver- 
fìtat.s Studiorum ProfeJJorem prò Bjvijìone die z.menf. Feernar.it 41; 

Nicolau» de Rofa Epifc. Puteol. G.Dep. 
S. R. M. 

Llbrum elucubra tum a Bernardo de Dominici , 6c etrufeo fermone 
confcriptum cum epigraphe Vite de' Pittori , Scultori , ed A) chi' 
*e///'mihi cenforio calculo probandem demandatum non percurrente 
oculo legi , nec per volam , aut per hilum ab ErhiceCriftiana , aut 
e juribus Regia; Majeftatis illum declinare confpexi ; quapropter pofTe 
in vulgus edi cenfeo . E Gouventu S. Spiritus die xxn. Februarii An- 
no parta; falutis MDCCXLI. 
M.V» 

Humillìmas , &• AddrSìJfimus Client 
F. Plus Thomas Milante . 

Die n.Martii 1741: Neap. 
Vifo referipto S.R.M. fub die fexta currentis men(is,ac approbatione 
fr.éla ordine prasfata? M.S.de commiflione Rev.Regii Cappellani Majoris 
per A.R.P .Fr.Thomam Pium Milante Reviforem Regalis Camera San- 
cì» Clara providet , decernit * atque mandat , quod imprimatur rrm 
inferta forma pr;efentrs fupplicis libelli , & approbationisdi&i RevKo- 
ris i Se in publicatione fervetur Regia Pragmatica . Hoc fuum . 

MAGGIOCCO. CASTAGNOLA- FRAGGIANNI. 

III. Marchio de Hipolyto Prasfes S.R.C. 

temp.fubfcnpt. imped. 
ili. Marchio Roca non inteifuit; 






Maflel/onus . 

EMI- 



EMINENTISSIMO SIGNORE .' 

FRancefco R"ccnrdi pubblico Stampatore (applicando efpone a Vo- 
li ra Em. cerne defidera dare alla luce delle Stampe le Fife de' Pit. 
fori, Scultori, ed Architetti Napoletani , illutrate, e compilate da 
Bernardo de Dominici , e perciò ricorre a!h Em. Voftra , e la fupplica 
degnarli di commettere la revifione delle msdefime a chi meglio le 
parrà , e lo riceverà a grazia ut Deus . 

Do>n.T).Jacobui Martorellus Grac* Hi/lori* in fregia Studiorum Viti- 
v.rfitatt Prcf-JJor rtvideat , &• refirat . Vatum Keap.hac die ?. 
Septemè.if+i. ' ' 

Julius "Ricalata Tomus Can.Deb. 



o 



PRINCEPS EMINENTISSIME . 

.Ptaverat Petrus Paullus Rnbenius vir & litteris & pittura ad mi- 
_ ' raculum cultilfimuS cum ad Frane. Junium fcriberet,ut de Italo- 
rum pidìuris hiftoria conficeretur , pratfertim de ex.mplaribus ac pro- 
totypis qua? hodie publice proftant , ut digito commoltrari omnibus 
poilènt & dicier ha?c funt : hoc p.i&o materies uberior artis hujus ftudio- 
ìis prarberetur , ita Rubenins . Bernardus de Dominicis ad patria: bo» 
num natus Neapolitanorum non dumtaxat picìorum , veruni & qui in 
ilatuaria atque archittcìonice valuerunt vitam & opera in lucem tra- 
xit , ut & Rubenii defiderio afTitim f.iceret , atque ixemplo fortt aliis 
magnuum urbium Italia* noftrse viris , quo de fuis quifque picìonbus 
& picluris egregie mererentur , fcnptifque eas confignarent . Quantum 
laboris in hoc opere ornando durarit Bernardus nofter , piane colligitur 
ex d imita hftione codicum ac membranarum . Miratus fum praeterea 
ordinem atque acre judicium , quod in nobilium noftrorum Artifìcum 
txemplaribns exponendis attulit . Sane fimilia mihi videntur Auftoris 
volami na illis imaginibus, (ut ne ipfe quidern a piftura difeedamj qua; 
e lapillis diverficolonbus belle compadYs fiunt , qualis illa Satyri cpi- 
grammate Gra»;o celebrata , Se "Iheuderici Gothorum Reg's memorata 
Procopio: dcltcìat qnidem varietas , moltoque mag s ex ipfa varietate 
confurger.s pulcra fpecies. Qime nihil cavendum eft , ut opus hborio- 

fi ili mi 



fifììmi viri pubh'cas ufurae fìat : omnibus enìm cara funt acque in deli- 
ciis patri» ifthajc iwiix^t**™, Neap. Idib.Decemb. MDCGXXXXI. 

Obfequium fnmmum profejj'tts. 
J. Martorellus Licter. Grajcarum Interpres i 



Attenta relation» "Domini fyviforis Imprimatur 
Neafo/i hac diexvu. Decembris 1741. 



Julius Nicolaus Tornus Can.. Beput. 



• 



^ 









I 



VITA 




D I 

PIETRO, E TOMMASO 

DE' STEFANA 

Vea la mifera Italia affai perduto di que' belli or- 
namenti , che ricca , appreflb di tutti gli uomini 
l'avean fatta conofcere per la Reina di Europa ; 
Concifuflecofacche tutte le buone Arti non Colo 
fcemate fi vedefibno in lei , ma a buona pezza to- 
talmente mancate i Anzicchè naufragando nel di- 
luvio de' mali , che l'irruzioni de' Barbari , l' in- 
telaine guerre, portando Iuttuofe calamitadi , avea- 
no cagionato j ogni più bella facoltà , e nobiliffi- 
ma fcienza , feco fommerfa avea * Reftando aflbrte con effe le nobilillì- 
me Arti della Pittura , ScolCura , ed Architettura . Pure nella Città di 
Napoli , ebbero perb in così orridiffìmo tempo un qualche conforto in 
cosi mif rabil naufragio quelle derelitte Sorelle ; Dapoic he di tempo in 
tempo videro qualche raggio di lume , che lor compartiva benignamen- 
te il Cielo ; fé bene non lo miraflero mai più così fereno , come ne* lor 
primi anni ; e/Tendo cortefemente accolte da' Cittadini , che non poco 
prezzorono que' Maeflri , che in ogni fecolo , con decoro di qut.ll' Arti 
vider fiorire . Ma que' molti oltraggi , che forfè per particolar Provvi- 
denza fcampando dalle mani delle Barbare Nazioni , non furono all'in- 
tutto ballanti a dillruggerle , cerco farli ricevere ilt.mpo in replicati 
modi per innientarle ; Oapoicche in un con lo opere dillrufle egli p.r 
molti fecoli le memorie di que' Maellri , che 1' aveano decorofamente 
operate ; con danno notabililfimo delle Arti fuddette , e della Patria no- 
ftra . Quando (come a Dio piacque ) acciocché alla Vii tu il fuo premio , 
ed a' Maeflri il lor utile , con piena laude non mancarle giammai , fé 
fuccedere nel Reame di Napoli la Signoria d ' Rè glori, fi Angioini i ne 1 
patrocinio de' quali ripigliando forza le fmarrite facoltà virtuolè , ed in- 
fieme con e/Te , infra le librali Arti , la Pittura , Scoltura, ed Archi- 
tettura ; fi videro quelle non folo rifiorate de' parlati danni , ma ripolle 
ancora nel lor primiero onora ti ffimo luogo, prima inNipoli, che al- 
trove, tuttocche l'altrui paffione ( non volendo fupponere altra cagione , 
poicche fea^a quella farebbe malignità ) vogli altramente far credere» 

A come 



% Vita di Pietro , e Tommafo 

come delle Vite che fieguono di Pietro , e Tommafo de' Stefani fi può' 
conofcere appieno . 

Nacquero quelli due Uomini famofiflìmi in quel tempo , circa gli 
anni della noftra redenzione is^o. , o poco più , mentreiche di poco 
avanzava Pietro il Fratello ; e nella lor puerizia fi videro talmente inchi- 
nati alle cofe del difegno , che fu necefììtato il di loro Padre , chiamato 
per quello fi dice , Jacobaccio , ad appoggiarli ad alcun Pittore , che in 
quelli tempi incolti rozzamente operava ; e li raccomandò ad uno , che 
ancora nella Scoltura, e di legno , e di marmo fi efercitava ; col quale 
tanto profitto fecero quelli Fratelli , che lafciando il Maeftro , comincio- 
rono ad operar da se fteilì , facendo ftudio con il buon lume del vero, co- 
me il meglio poterono in que' tempi tanto calamitofi per le buone arti S 
e Pietro fi fermava bene fpeflb a contemplare le Statue di Cadore , e Pol- 
luce , e quelle , che allora ftavano nell'atrio della Chiefa nominata la 
Ritonda ; la quale ne' tempi antichi era ancor ella da' Gentili a' fallì Dei 
confecrata ; delle quali Statue , alcuna fé ne vede ancor'oggi nella cafa, 
che fu di Bernardino Rota , celebre Poeta Napoletano , ed altre nel Pa* 
laggio de' Conti di Madaloni ; e con quelle contemplazioni , potè fare 
quel profitto , che in cafa di ("ufficiente Maeftro fatto averebbe ; indu- 
cendo col fuo efempio Tommafo a fare il medefimo, che egli faceaj laon- 
de cominciorono ad operare varie immagini , ed opere di Scoltura, delle 
quali farò parola fenza alcun ordine ferbare delle prime opere ; attefoche 
a noi non è pervenuta notizia , per tanti giri de* fecoli, qual fufle primi, 
o dopo operata da loro in que' primi anni . 

Fece Pietro molti divotiflìmi Crocifilfi fcolpiti in legno , alcuni de* 
quali fino ad oggi fon tenuti in grandilfima venerazione ; eflendofene al- 
tri perduti , per effere Itati conlumati da lunghezza di tempo . Uno de' 
primi , che egli fcolpifle , fi dice e/Ter quello , che Uà fituato nell'anti- 
Crocifi!!") «r» chilllma Chiefa diS.Reftituta , edeficata dal Magno Goftantino ; il qual 
S.R.eiticuts . Crocififio vedefi in un muro laterale all'Altare di una Cappella , prima 
di arrivare a quella della noftra Donna del Principio ; op;ra fatta a Mo- 
faico dal Tauro , come nel Proemio delle Vite fi dille : Un altro Croci- 
Altro in fiifo , anche in legno fcolpito , fi vede con molta venerazione nella Ghie- 
5. Mariaa_, f a di s.Maria , detta a Piazza . Cosi fece quello della antica Ghiefa di 
^""n Cd s -Gregorio Armeno , e fece ancora altre immagini di Santi ,che in quel 

Ji^Scolcura cem P° furon fo P ra S 1 ' Altari Gol,ocate » Come ln S - Gio: in Fonte vi cra * 
«li Pietro, no le Statue tondi di S.Gio: Battifta , che battezzava N. S. , le quali in 
procefiò di tempo effendofi per l'umido confumate , vi fu fatta la tavola 
Ciocih'flo co j m ,ft er0 me defimo , che al prefente fi vede . Così lavorò altre imma- 
nenVchief 2 ini Sante a S# Afpremo , a S. Severino , ed oggi con fomm\ divozione 
«lei Caiminc '' venera ancora di fuo, il Crocififlb miracolofo della Chiefa del Carmine 
Maggiore . Maggiore , fituata nella gran piazza del Mercato ; fainofiflìmo per lo Mi- 
racolo 



De' Stefani. 3 



facolo accaduto nell'anno 1436. , in cui calo la Sacratiffima Telia , pec 
fchivare la palla del Cannone , venuta dal Campo del Rè Alfonfo Primo i 
Coma riferirono tutti gl'Iftorici delle cofe di Napoli , e come teftimonia 
la palla mcdefima , che predo al Tuo Sagratiflìmo Capo attaccata fi 
vede . 

Intanto Tommafo avanzatoli nel difegno, con gli efempj , con gli 
precetti fraterni * e con la fcorta di qualche pittura , delle migliori in 

Sue' tempi , rimafta da alcun buono Maellro , che ne' fecoli innanzi avea 
orito ; come amhe di alcun altro , che negli anni fcorfi avea Sacre Im- 
magini per le Chiefe dipinte, vedendofene a fuoi tempi in quella di S.Giu- 
liana , di S. Cecilia, di SLionardp , ed altre ; e poco innanzi a lui vi 
cran (late dipinte l'Immagine di S. Maria , nella nuova Chiefa eretta dal 
p.Agoftino di Aflìfi * e quella del Crocififlb Santiffimo , che parlò all'An- 
gelico Dottor S.Tommalò , e da altre , e con le conferenze , che da loro 
iteli! quefti fratelli faceano , avea in alcun opera dimoftrato la prontezza 
dello fpirito fuo ; per lo che, gli venivano allogate moke Immagini di 
Santi , per quelle Chiefe , ove la divozione di coloro , che le chiedeva- 
no , avevano quelle fondate , ovvero in eflè qualche loro Cappella . Co- 
sì eflèndofi fparfa la fama della fomma loro abilità nella Pittura , e Scol- 
tura , fecero molte opere nella Ghiefa de' Frati de' 7-occoli , quella me- _, . 
defima accennata di fopra , la quale alcuni anni innanzi aveva edificata p rat j ie j c . c 
il P.Agoftino , che fu Compagno di S. Francefco di Aflìfi , e quella era Zoccoli, che 
Ctuata fopra una amena Collinetta , che fopraftava al mare , intitolata flava o\ e-» 
S.Maria del Serafico P.Francefco dAlTìfi i la quale fu poi dal Rè Carlo ora è edifi- 
Primo d'Angib fatta diroccare , con altre Chiefe , e conmoltiffime Cafe, cat0 CaftcJ 
per edificarvi il Regio Caftel N'iovo . Fecero poi altre opere nella Chie- nu0V0 * 
fa di S.Maria delle Grazie , fituata anch'elTa nello Hello luogo , e poco di- 
fcoilo dalla fuddetta de' Frati di S. Francefco . Così dipinfero ambedue 
n quelle _, ed in altre Chiefe d.vote Iinm igini j giacche Pietro eflb ancor 
dipingendo , avea profittato della Pittura ; benché quella poi , lafciando 
del tutto a Tomm.do fuo fratello , che in efla fi era mirabilmente avan. 
zato , fivolfe egli alla Scoltura de' marmi , nella quale tal profìtto fe- 
ce « che ne meritò queha laude , e qusgli onori , che in appreflb vede- 
remo . 

In quello mentre eflèndofi da per tutto fparfa la fama delle pitture 
di Tommafo , volle l'Arcivefcovo Aigleno , che dipignefle alcuni fatti , Aigleri» 
e miracoli di alcuni Santi Vtkovi , in un gran Cappellone dell"antico Arcivdcovo 
Pifcopio, e principalmente del noflro gloriolo Protettor S.Gennaro ; laon- dl N^P'' 1 * 
de egli incontrando con lieto animo quella buona congiuntura, vi efpref- Ii6 °* 
fé tutte quelle belle ftork- , che dall'Arci vefcovo ordinate le furono , 
con tanta aggiuftatezza di componimenti grandi , con grazia di attitudi- 
ni » e di colorito , che parve un miracolo in que' tempi , in cui ogni 

A s buona 



Vita di Pietro, e Tommafo 



buona difciplina era quafi del tutto (penta . Dipinte inoltre a' PP. rli 
S-B^filio , che la Ghiefa di S.Michele detto a Marfifa poffédevano , la me- 
defimì , che poi eflì cedettero a que' Frati di S. Domenico , che da Papa 
Gregorio Nono furon mandati , per fcdare le loro difcordie ; dipinfe di- 
co la tavola del S.Michele Arcangelo ; la quale poi in progreffb di tempo 
da' Fnti di S.Domenico , Ai conceduta al Cardinale Rainaldo Brancaccio 
quindo edificò la Chiefa al luddetto Arcangelo dedicata a Seggio di Nido , 
e fi venero nello Altare di eifa , infino , che infronditali più la Chiefa , 
e medefimamente la Tribuna , riufcendovi perciò affai picciola quella 
tavola * vi fu fatta dal rinomato Marco da Siena , quella beliiflìma che 
Celano nell' V| fl ve ^ e » e ' a tavoìa di Tommafo fu trafportata nella Sagriftia , ove 
antico cuf io- ancor oggi confervafj ; e della quale anche ne fa menzione il Canonico 
fo,e bello d« D.Carlo Celano ne' fuoi libri dell'Antico , del curiofo , e del bello della 
Napoli . città di Napoli . 

R' M fre- Ma variando le umane vicende , occorfe prima la memorabil rotta 

di vinto da del Rè Manfredi , e dopo quella dell'infelice Rè Corradino , nelle pianu- 
Carlo Pri- re di Tagliacozzo , nel 1266., che perciò impadronitofi del Reame di 
mod'Angiò. Napoli R e Carlo Primo d'Angio , fi diede ad ornare la Città di fortifica- 
Che ancho z j on j ^ e ^ (> n j e f e j Conciofliacofacche per edificare la bellifsinu fortez- 
dino C ed" 2a del Cartel nuovo , ed avvalerfi di quel fito , gli convenne far dirocca- 
acquiftò il re le nrntovate Chiefe ; laonde in luogo di quella eretta dal B. Agoftino, 
Reame di edificò a que* Frati la nuova Chiefa, non molto dalla prima dittante , con 
Napoli . j] difegno , ed affiftenza del fa mofiflimo Architetto Gio: Pifano , da lui 
R" (- a T chiamato ; perciocché in quel tempo fi ritrovava il primo Mafuccio in 
fa venire di Roma , per offérvarvi le buone fabbriche , e le eccellenti mifure degli 
Firenze Gio: antichi Maeftri , e perciò in niuna cognizione venuta del mentovato Rè ; 
Pifano Ar- che di poco" entrato nel domiuio del Regno , aveva bensì memoria di 
elmetto , ed c \ occ \^ e veduto avea nella Città di Firenze ; Che perciò vedendo le opere 
crczion- dei di Tommafo , e giudicatole migliori di quelle colà vedute , del tanto ce- 
Caikl nuo- lebrato Giovanni Cimabue , volle , che da lui fufle dipinta la Tribuna , 
\o . ove nel mezzo l'Immagine della 8. V. fopra tavola , già fatta dipingere 

dal B.Agoltincuuentovato , fu collocata , fopra l'Aitar Maggiore ; di-, 
pingendovi ancora altre varie ftorie di altri Santi , fecondo la pia divo- 
zione di quel Rè , o di altre perfone . da cui le furono allogate , per fi« 
tuarle in quelle gentilizie Cappelle , che nella mentovata Chiefa fi avea» 
no edificate ; Ma quelle per dtoro dipinte , e quelle del Re , perche era- 
rio a frefco , fi perderoiio , allora, che la Chiefa ebbe ad «ngrandirfi , ed 
alla moderna rifarfi , effèndo alla Gotica ufanza edificata , come in quel 
tempo fi coftumava . Veggendofene delle antiche Pitture fatte allora , fo» 
iamente l'immagine ftiddetta della B- V. del B.Agoftmo , che nel nuovo 
Aitar Maggiote trafportata, fi vede al prefente con venerazione de' fe- 
deli . 

* • Intanto 



De' Stefani . 5 

Intanto avea fatto ritorno alla Patria l'Architetto Maluccio , dapoi- 
chè aveva intefo le magnifiche fabbriche , che il nuovo Re vi facea , ed Ma/iiccio 
orTertofi di fervido , con afftftere per la perfezione di quelle , giacche non a C'ftè al fi- 
potendo più trattenerfi il Pifano, dovea partire per la Tofcana, ed e/Tendo nir j ,e " t( > 
flato dal medefimo Giovanni accreditato a quel Re , fu da effo adoperato, eriche 
per conofeere appieno la fua fufficienza , affinchè potefìè poi fervirfi di minciatt-» 
lui in quelle Fabbriche, che egli avea in animo edificare, fenza che de* Fo- dal Pifano» 
r.iftieri maturi avefTe più bifogno . Così rimano foddisfatto di veder 
condotto a fine il Cartello , e la Chiefa fuddetta , gli commife la edifica- 
z:one di un nuovo Duomo $ a quale oggetto avendone Maluccio formato 
un compiuto modello, e ccn elfo appagato li Re,fi diede principio alla fab- Reedìfica- 1 
brica negli anni 127 2. , a quale tirata innanzi , per la generofa contribu- p'.f ne . ^S 1 
2Ìone di quel pio Regnante , fu dal medefimo comandato a Pietro de' Ste- J1| C °^*„ f 
ani, che tuoi lavori di marmo vi racefie , 1 quali in appretto diremoj 4 indi pitture fatte 
volendola adornar di pitture, ordinò a Tommafo,che con fuoi pennelli ar- nel detto. 
ricchifTe d'immagini Sacre il Maggiore Altare ; laonde egli vi kce la tavo» 
letta per lo fuddetto Altare,divifa in tre compartimenti, con le cime pira- 
midate, com'era l'ufo di qua' tempi, effigiando in quel di mezzo l'eterno 
Padre, che foftiene il fuo Figliuolo confitto in Croce, e da' lati vi fece 
varj Santi Protettori con S. Gennaro : dipingendovi la Tribuna a frefeo , 
e ne' muri laterali di detto Aitar Maggiore, vi fece varie Storie,che efpri» 
mevano azzioni della Vita della B.V. 

Fabbricando»" la Cattedrale concorfero molte perfone nobili di quel Varie Fami- 
tempo in adornarla con gentilizie Cappelle , ed in fra gli altri i Carac- s J' e n °| T ' e 
cioli , e gli Ajerba , i quali le fecero dipingere da Tommafo con efpri- Cppeflenel 
mervj varie ftorie di Santi lor Protettori , (opra le volte di effe , e d'in- Pifeopio. 
torno a' muri laterali , avendovi negli Altari collocato immagini della 
B. V. , e del Salvatore del mondo , con le figure de' loro antenati in<*i- 
nocchioni , figurate più pLciole , com'era l'ufo in quei tempi , ne' quali Perche ra- 
per venerazione coitiimavano l'immagini facre figurare affai maggiori del &}" n ^ S,}' 1 211 
vero , e di quelle degli uomini che l'adoravano , e che molto piccioli ve- > IC " P uto ™ 
nivano effigguti ; allegando per ragione di cotale ufo , l'umile abbuffa- a fl a j gian ji 
mento di s mede-lìmi avanti laMaeftà di Dio , della B. V. , e la gran- le Sacre im- 
dezza de' Santi fuoi ; e di qui nafeeva l'ufo di effiggiare il Salvatore di magini , *-^ 
maravigliofa grandezza , ed altresì la fua Santiffima Madre , il qual' ufo I 116 !' 1 , dt , 

veramente avea avuto l'oricine da' Greci , che ancor oggi il coftumano . ?!?!,.,„,„ Ì,„i 
\t !• fi r 1 adorano moi 

Ala ritornando ali opere di pittura ratte da Tommaio , dico , che tra per to piccioki 

1 incuria de' Pofteri , che poco dilettanfi delle antiche memorie , e tra Ofointiodot 
per gli accidenti accaduti , come dell'effe* paffate alcune Cappelle fotto to ila'Giec» 
altro dominio , per famiglie già fpente , e perciò rifatte di architettura , 
e pitture , poche opere fé ne fon conferiate , e quelle in gran parte ritoc- 
che , e guaite da ordinario pennello i come nella Cappella de' Minutoli , 

no- 



6 Vita di Pietro, e Tommafo 

Cappella nominata da Giovanni Boccaccio , fi dirà ; eflèndofi ancora la maggior 
de 'Mininoli parte perdute per un gran tremuoto , in cui quello Pifcop.o rovina , nell* 
nominata-» anno 1446. , come fra gli altri Autori , riferifee S.Antonino. Quelle 
. Boccac " p er ò de' muri , fotto della Tribuna rimarle in piedi , furon buttate giù , 
Orrèndo tre P er ingrandir la medefima , dal Cardinal Vincenzo Carrafa , dopo, che 
nuoto per a fpefe di p.ù famiglie nobili , fu rifatto il Duomo mentovato» e dallo 
lo qiwle 10- fteffò Cardinale efkndo fiata fatta fare la tavola del maggiore Altare, dall', 
vino il Pi- eccellente permeilo di Pietro Peruggino , maeftro del Divin Rafaello da 
Chfefa C fli orbino » m la tavoletta diTcmmalo trafport.,ta nella S'acriHia , ove al 
San Dome- preftnte fi vede fepra un Iato dell'Altare di efia ; vedendofi ancor di lur 
nico mag- una mezza figura . rapprtfentante il Salvatore , dipinta fcpra una porta , 
giore. ^ (-jj'^ jj a ]. t0 a n a Cappella della famiglia Gamb?corta j e quella , con Tal- 
li Cardinal pitt ure fanno teftimonianz-ì ne' tempi noflri , della virtù di Tom- 
Vinccnzo f * 

Carrafa fé- malo. 

ce fare il Ma intanto , che l'opere del Pifcopio fi proféguìvano , eiTendofi eree^ 

quadro a ta prima la Chiefa diS. Lligic Maggiore , nell'anno 1270. defideravano 
Pietro Pe- j tre p onv i ator j jj e fT a % cnt furono G10: Dotto , Guglielmo Eurgundo, e 
jo § "Aitar f ^' o: i-' cne ^ tne f°fà ornata di Pitture , e perciò dal Re Carlo primo * 
Mrggioit^ da cui aveano ottenuto il luolo , ottennero anco il Pittore , laonde con- 
dii Pifcopio venne a Tommafo dipingervi molte Stoiie,ddle quali pitture fino a noilri 
,. giorni alcuna ancor le ne vede,e maiTirmnente quelle del primo Pillerò j 
S&ieio e intontro ia P°rt a maggiore , ove mirarli la efTgpre d«'luddetti tre Fon- 
fiic pitture . datori , cerne dalla ikrizione fotto di loro fi Ugge. 

Ma è tempo ormai di venire all'opere di Pietro fuo Fratello.il quale, 
dopo , che queLle di legno ebbe fcolpito , fu fritto animofo dal meeiefimo 
Maellro , che infegnato i primi rudimenti gli avea ; concioffiacofacche , 
le bene quello Maeilro dozzinale fi folle , pure alcuna pratica dimcftrare 
ad e flbpotea dell'operare in marmo ; giacche perlopiù era in cotai la» 
vori impiegato ; ed elTendo veramente uomo da bene , cercò per tutti 
verfi la difficile operazicne corrmunicarli . Pietro, che giovane era, e 
perciò volenterofo di atquiflare perfezione nell'arte , vi applkò in tal ma- 
niera , che jn breve ne f^ct acquifto ; laonde fece molti lavori , così di 
Altari , che di Sepolture ; ed elTendo in quel tempo morto in Napoli Pa- 
papa Inno- pa Innocenzo Quarto , ai2.Decembre di quell'anno I2f4. conofeiuto 
cen2o IV. quello Artefice iufficiente dall'Arcivefcovo Pietro , ancorché giovane lofi» 
poli™ e tuo fe * 8' 1 aIlc B° la Sepoltura di quel Pontefice , nella quale vi fio'pì egli la 
Sepolcro, fua ftatua , con il ritratto al vivo , che lomigliantillìmo riufeì ; la qual 
Sepoltura fu trafportata nella nuova riedificazione , fitta da Carlo primo, 
del Pifcopio fuddetto , nel Coro , per ordine dell'Arcivefcovo Umberto , 
circa il 1 31 f. , dove elTendo rimarla infin che cadde il Pifcopio pel tre- 
muoto fuddetto del 1446. , come fu reedificato di nuovo , fu tralporta- 
U quella Sepoltura vicino la Porta della Cappella de' Sacerdoti Miflìonarj, 

th'è 



De' Stefani. 7 

eh' è nel muro della Sacriftia , ove al preferite fi vede * ed ove fu curata 
con Aia nuova memoria del Cardinale Annibale di Capua ; leggendoli Annibale dì 
nell'antico marmo l'epitaffio che comincia Capua Aici- 

Hic fuperis digtius , requie feit Papa benignus fra veicovo <U 

Villa da' nobili quella Sepoltura , ed ofTervata la Statua , che il (ud- **" 
detto Papa ben famigliava , cola maravigliofa in que* tempi , per l'impe- 
rizia dell'arte, vollero alcuni , che i Sepolcri de' loro maggiori Pietro fa- 
cefle ; per la qual cofa , fecondo le occalioni , ebbe a fare moltiffimi la- 
vori di marmo , che nel rinovarli le Chiefe per modernarfi , e per eiTei 
pallate le Cappelle ad altre Famiglie , nulte fé ne fono perdute , come E u „ en ; 
riferifee l'Eugenio nella fua Napoli facra ; Avendo alcuni poco curanti nellaNapoli 
delle memorie antiche , fatto convertire que' marmi in altro ufo , che di Sacra . 
Sepolcri , collocando l'offa ne' Cimiteri . Si vede però , fitta da Pietro , 
la Sepoltura di Bernardino Caracciolo , Arcivefcovo di Napoli * con fua 
Statua , e ritratto al vivo , il quale morì in concetto di Santità nell'an? 
no 1262. , come nella fuddjtta Sepoltura fi legge. 

In quello mezzo reedificandofì /l nuovo Duomo , per ordine di Car- 
lo Primo di Angiò , che avea in quel tempo col fuo valore acquiftato il Lavori dì 
Regno di Napoli , come fi diffe , fu propollo Pietro dall'Architetto Ma- P^tro mi 
Cuccio a quel Re , per valente Scultore , giacché ne' molti lavori » che llco P l ' ,, 
avea egli condotti a perfezione , per tale erafi fatto conofeere ; laonde gli 
furono da Carlo ordinati alcuni lavori , che erano neceilarj per abbellir di 
marmi la mentovata Chiefa . Pietro incontrando con lieto animo una 
cosi buona occafione > per la quale potefle intieramente ne' fuoi lavori 
foddisfarfi , e rendere appagato quel Pregnante , che de' fuoi comandi ono* 
rato l'avea , li pofe ad operarvi que' lavori , che dall'Architetto Mifuc* 
ciò gli furono add,t<ui nel fuo modello ; chiamando alcun altro Maellro 
in fuo aj'uto , oltre de' giovani fuoi difcepoli , che l'alfiltevano . Cosi la- 
vorandoli continuamente fi vide in poco tempo la nuova fabbrica molto 
avanzata , mfieme con lavori di marmo , e dopo alcuni anni ridotta quafi 
a perfezione ; lavorandovi Pietro , oltre degli ornamenti del Tempio , 
alcune tavole di bado rilievo , per alcuni Altari , due delle quali fi veg- 
gono in alcuni Altaretti , vicino le fcale , che al Succorpo conducono , 
che Uà fotto del maggiore Altare ; ed in uno di elfi vedefi effigiato nel 
mezzo un Ecce Homo , e da' lati la B.V. » e S.Gio: Evangelifta piangenti, 
che efpnmono mirabilmente il dolore , ellendovi nell'altra , dalla parte 
oppolla , il Salvarore con altri Santi , e quelle fono tutte mezze figure > 
fcolpite di ballò rilievo in tre tondi . L'altre tavole di marmo con balli 
rilievi fimili , fono poi Hate rimotìe , per farvi ornamenti alla moderna 5 
ma in alcun luogo della Chiefa fé veggono le memorie > elTendovi altri 
Aitar: tei , e fimilmente altri baffi rilievi in altri luoghi , fcolpiti dal no- 
ftro Pietro» 

Di 



8 Vita di Pietro , e Tommafo 

Di già era a buon termine li fabbrica della Chiefa , e non mancava 5 
no fé non gli ornamenti , ma mentre volea compirli ii Pifcopio , finì la 
vita il fuo Fondatore , che fu Carlo primo d'Angib, come dinanzi fife 
parola , e come nel marmo , che ftà (opra la Porta maggiore di efla Chiefa 
fi legge . Il qual Re tuttocche anguftiato dalla prigionia del figliuolo , e 
da' prepuramtnti di Guerra , che nella i uglia facea, non avea perb giani* 
mai mancato di dare ordini per lo profeguimento di quella , e l'averebbe 
Re Carlo a perfezione veduta , fé morte non lo aveflè tolto di vita in Puglia , nel 
primo mori mentre che a Brindifi voleva incamminar»" , per ivi apparecchiire pode- 
* np ugl" "^ ro fa Armata , e con efla ricuperare la libertà del fuo figliuolo; per la 
** qual morte rimafero veramente imperfette molte parti del fuddetto Pifco- 

pio , ed in fra l'altre , gli adornamenti per la facciata della Porta mag- 
giore , di cui fé n'erano cominciati .i lavori ; venendo ella tutta adorna- 
ta di Statue , con altri ornamenti di bianco marmo ; come dopo molti an- 
ni fece efeguire la pietà del Cardinale Arrigo Minutoio , cioè nel 1406. , 
dall'Abate Antonio Bamboccio , come nella vita di quello Artefi e fi dirà, 
con permillìon del Signore . Ma Pietro non ceflando dall'applicazione de* 
CrocifiiTo fuoi lavori , fece il Crocififlb di legno , .per collocarfi nel maggiore Al- 
del PiJcopio, tare , fopra la conetta dipinta dal fuo Fratello Tommafo , e vi fece la 
con altra for Croce di capricciofa figura , perche fece ufcire dal tronco di fotto due fer- 
ma «ii Crote 2 j jj piede dopo , due altri tronchi , in cui afflile le braccia del Crocififlb, 
e per collocarvi il I.N.R.I.alzb da dietro una raba2Zetta,congionta al pri- 
mo tronco , che appunto fa la figura di uno aperto y greco , ma con lun- 
go piede per foftenerla ; Il qual crocififlb , nel rinovarfi la Tribuna , ed 
adornarfi di marmi , come fi difle , fu dal Cardinal Carrafa fudetto fatto 
riporre fcpra l'Altare della Sacriftia , ove al prefente con venerazione fi 
vede . Riftaurb poi il Sepolcro di un di cafa di Capua , che per cagion di 
r ifarfi il Pifcopio , era flato rimoflb dal primo fito , e fu fituato nell'ufeir 
del Coro . Dcpo di che gli fu ordinato da Carlo II. , fucceduto alla Coro- 
fj^c'ìu na del R gno,la Sepoltura del Re fuo Padre con la fua Statua,la quale Pie- 
Primo. tro tutta tonda , ed a federe condufle; qual Sepoltura finita, fu collo- 
cr.ta dal canto al Maggiore Altare , ove ftiede fin che dal Cardinal Gie- 
fualdo empiamente fu tolta ; perciocché non dovea un che era ornato del- 
la porpora di S. Chiefa, per proprio intereflè , o per altra appaflìonata 
cagione , lafciare infepolte l'ofla di un Regnante, a cui dovea I'obligo del- 
la lua magnifica riedificazione , la Chiela Napoletana ; ma quella pietà 
che non ebbe egli , fu compartita a quel Reyio Cadavero dal Conte di Oli- 
vares , allora Viceré , il quale avendo udito un tal fatti , col defedarlo 
ancor egii, volle onorare la memoria di un tanto Re, facendogli a proprie 
fpefe engger nujvo Scpoloro di porfido , e di altri marmi , e lo fé collo- 
care su la porta del Vefcovado fuddetto ; vedendofi ora la Statua da Pie- 
tro fcolpita , cu la porta minore delle tre» che ha il Pifcopio , e l'altra su 

dell' 



De' Stefani. p 

dell'altra porta , che l'accompagna , anso da lui feolpita , è di Carlo Se- 
condo , ambe in due nicchie collocate , poiché ambe fono effigiate fe- 
denti . 

Avendo il mentovato Re Carlo II. , ad imitazion di fuo Padre , q,} jt > 
eietta a' Frati di S. Domenico una magnifica Chiefa , a S. Maria Mad- Angì iref- 
dalena dedicata per voto dell' ottenuta libertà , dalla prigionia del Re fc la Gliela 
D. Pietro di Aragona , in cui era caduto , dopo l'orrendo Vefpro Sicilia- d .' S.Dome- 
no , e quella eretta nell'anno 1286. con difegno , modello , ed affiflen- "^.°. ao F la 
za del famofo Mafuccio , come nella fua vita fi farà menzione , volle an- ue J R e D 
cora, che Pietro varj ornamenti di marmo vi facefie , nelii quali lavori Pietro d'A- 
alcuni archi di Cappelle , fcolpiti di baffo rilievo fi comprendevano , ol- ra Sona. 
tre gli Altari , ed 1 di loro ornamenti ; ma di quefli poco ora fé ne veg- -ummon- 
gono, per ledi fopra mentovate ragioni. Finita quella Chiefa Regale, niciu'c°aWr" 
la qual mutando nome, in proceffo di tempo , S.Domenico Maggiore eretta nel 
venne appellata , convenne a Pietro lavorar prima una caffa Sepolcrale , i l8 J poiché 
e poi gli ornamenti , che foflener la doveano , per un figlio del fuddttto ll) l'x-fl'an- 
Re Carlo , ed in quefla Caffa vi fcolpi alcune floriette di baffo rilievo con no . . . " rto 
fomma diligenza. Dicefi, che quei Sepolcro fatto da Pietro , reftò in- ìYmdpT, 
franto, per eff.r lavorato di marmi gentili , allorché cadde quella ma- Cai lo fud- 
gnifica Chitfa , nel mentovato tremuoto , riferito da S. Antonino , e che detto. 
per tal cagione non potè più rifarli, laonde i Frati pifero le offa regali 
unite a quelle del Principe Filippo; Altri in altro modo fanno il racconto; 
ma il vero fi è , che della caffa del primo Figlio morto a! Re Carlo non fi 
sa veramente ciocché ne fia accaduto , dopo rimoffa da dietro l'Aitar 
Maggiore , allorché vi trafportarono il Coro , che , conforme all'ufo an- 
tico , flava in mezzo della Chiefa lìtuato in quel tempo . 

In quello mentre effendofi nell'anno 1 27 f. eretta la Chi-fa di S. Mi- ChLfa di 
ria , detta a Sicola , luogo ove era l'antico feggio di tal nome , da Lione S. Maiù a 
Sicola, nobile di tal feggio , e gran Protonotano del Regno , per Carlo ^ KOi "> e . rec - 
primo d'Angiò , e volendo quello ornarla di pitture , ne diede di qu-fte ", . ol a L ° n * 
il penfiero a Tommafo , il quale volentieri incontrando l'occafione di 
fervire un Signore di ottime qualità , come era riputato Leone , oltre 
nll'autor.tà , che avea , giacché era per quelle fue doti molto amato dal 
Re Carlo fuddetto , gli dipinfe per l'Aitar Maggiore una bella Imagine 
di Maria Immacolata , e ne' muri laterali di cfTo , come nella vclta del- 
la Chiefa vi effigiò fatti di fua fantiffima vita . Ma di quelle pitture al- 
tro non confervafi , fé non l'immagine mentovata della B. V. , per l'an- 
zid.tta cagione di rinovarfi le Chiefe j la quale Imagine anche al gior- 
no d'oggi , operando molti miracoli , è tenuta informila venerazion da' 
Fedeli j Dapokhe dal Sicola detto effendovi iflituita una Compagnia di 
divote perfone , in cui furono aggregati con i due pnmi Carli d'Angiò , 
anche il terzo della cafa di Duralo , e Ladislao fuo Figliuolo , operò 

U Iddio 



i o Vita di Pietro , e Tommnfo 

Lidio per mezzo di quella Santa Immagine varie grazie, e miracoli in." 
fin d'allora , eh- pero ogni Sabbato foiea vifitarla la Regina Gianna 
Seconda per un fuo voto , avendo per mezzo di efla una volta avuta I» 
grazia della fanità del Fratello , che infermo di fciatica , non avea al fuo 
male alcun rimedio trovato ; laonde ella in rendimento di grazie , veni- 
va ogni Sabbato a farvi orazione , come dicemmo , e come per tal fatto 
può leggera" da chi che fia il marmo , che nella fuddetta Chiefa di fuo or- 
dine vi fu porto , con la feguente memoria , 
Re Ladislao Divus Ladislaut %ex , cum morbo ftalica ejjet infiBut , Convtrftfs 

lana dalla_5 ad B. V. Siciliani liber evafit . D. Joanna forar Ladislai qualibst Heb- 

1 t pei j omat j a i n jj e Gabbati eandem fumma cum vtneratione vifìtabat , ab ea~ 
mezzo ai , ~ ,., 

qutfta Ima- "f" 7 ?»/"^'"' fatientes , farti redibant . 

gine. Così dipinfe anche varie immagini per la Chiefa di S. Niccolò , det- 

to anch'egli a Sicola , eretta da Purinel/a , figliuola del mentovato Lio- 
Purinclla ne ; ma di quelle pitture , alcuna memoria più non fi vede , per le ac- 

Sicola e?ig- cennàfeg cagioni ; nelle quali Chiefe folamente le Sacre divote Immagini 
gè la Crucia,- r .P * r _ . „ e 

ài S.Nicola onervaCe ' con tralportarli con muri medefimi , ove elle turon 

dipinte , per fomma diligenza , e divozion de' Fedeli . 
Mininoli Aveano in quello mentre i Minutoli , nobili di Piazza Capuana , 

eriggono la eretta ne! nuovo Pifcopio una loro Cappella , della qaale avea tatto il 
lor ° Ca P" difegno Mafuccio , e volendola rendere adorna Hi lavorati marmi , che 
fcovado C ne "° ^' tare ^' en " a apporta/Tero una ricca vaghezza , ne commifero a Ma- 
luccio il pernierò , ed egli vi fece di gotica Architettura il difegno , che 
per la novità molto piacque, elTendo de' primi ornamenti, che in tal'ufan- 
za più degli altri riccamente fi alza/Fero in forma di Tribuna, nella Chie- 
fa Napoletana , il quale fu meno in opera da Pietro , che fin fotto la vol- 
ta alzò l'acuta piramide dell' ornamento ; e vi pofe la Statuetta della 
B. V. col Bambino in braccio nella cima di efla , indi in faccia di quello 
corpo ufeendo un altra piramide , che di fotto la prima un braccio , e 
mezzo veniva a Ilare , vi fituò aitra ftatuetta , rapprefentante il Salva- 
tore , e per accompagnare quelli acuti finimenti , alzò da' lati , fui vivo 
delie colonne , che foftengono quella Tribuna alla gotica , due pirami- 
dette , nelle cime delle quali vi collocò l'Agnolo Gabriele , e la B. V. 
Annunziata . Sotto del primo tompagno , che fa Tribuna di fopra , vie 
una acuta lunetta , anch'ella di gotica bruttura formata , in cui vi pofe 
tre Ihtuette , fcolpite dall'Architetto Mafuccio , le quali rapprefentano 
Gesù Crocifi/To nel mezzo , e da' lati la B. Vergine Addolorata , e S. Gio: 
Evangelica , e dopo lìeguino più fòtto altre immagini di Santi , fcolpite, 
ed indi vi fu poi fatto dall'Abate Bamboccio il Srpolcro del Cardinal Ar- 
rigo Minutolo , che dopo di molti anni mori , come in npprelfo nella 
vita di coftui fi dirà . Di fotto quello Sepolcro fi vedono gli ornamenti 
dell'Altare , il quale aiuhe di marmo (la d'intorno abbellito di lavori , 

con 



De' Stefani . 1 1 

con molto giudizio , e finimento condotti. Reftava per ultimo compi- 
mento ili ornarli di pitture quella Cappella , perciò vi fece Tommafo 
nelle due parti laterali delio Altare fuddetto quattro Compartimenti di 
finto ftucco per ciaftun lato , i quali contengono quattro quadri un Co- 
pra l'altro fituati , e quel di (opra restringendoli nella fua fommità , ter- 
mina alquanto in acuto per accompagnare l'ordine della cima di eiTo Af"- 
tare , che piramidato alla gotica , fecondo il cortame di que' tempi era 
formato , come già fé n'è fatto parola . 

Efprefle adunque Tommalo ne' fuddetti otto quadri le Storie della Storie d 
Paflìone di Crifto , e nella prima di l'opra dal canto del Vangelo, tffì- Paflìone d * 
gib il licenziamento, che fece dalla SS. Vergine , per andare a patire ; Crì/fo di. 
ed in elfa oflervafi la Paflìone della dolente Madre, e la coftanza del fuo P' ncs ^a_. 
Figliuolo . In quella dell'altro canto vi fece f Orazione all'Orto , e vi n °^ n,a J^ 
fono i tre Appoftoli , che dormono , in attitudini molto proprie , e pjj^ dt . ^P' 
graziofe . Sicgue fotto quello del licenziamento la prefa del Signore nell' natoli. 
Orto fuddetto , ove fi vede il traditore Giuda baciare l'innocente Mae- 
firo , che pazientemente lo guarda , e fotto la Storia dell'Orazione men- Q- Uf He pìt- 
tovata , vi è quella delfefame , che fa Pilato a Crifto ; Così fotto la Cllie P er " 
prefa all'Orto vi è efprefla la flagellazione alla Colonna , e nella crudeltà Cardi j 
di quei Miniftri , fi ofterva la pazienza del Redentore , eflendovi dall'ai- Pìgiiacelii 
tro canto dipinto l'Ecce Homo, additato al Popolo Ebreo da Pilato .Neil' Arcivei'co- 
ultimo , fituato nel primo lato vi è effigiato il Redentor Crocififlb , con vo . d ' Na- 
gran numero di Soldati,e di Popolo, e vi e la B.V.dolorofamente coftante ?? '. "* 
a pie della Croce , eflendovi ancora S. Gio: Evangelifta , con le Marie ; j a /tAou* 
e nell'ultimo dell'altro Canto , vi è rapprefentata la glonofa Refurrezio- /le cole ieri 
ne del Salvatore , il quale fi vede in atto di ufeire dal Sepolcro , ed i ye , non fi 
Soldati Pretoriani fpaventati per tanta luce ; ed in tutte quelle pitture' 0110 '' ; oc- 

cercò Tommafo dare unità , ed efpreffione a' fopuetti , the elle rappre- c '" c f . 
, . . r . ,. . °- r . . rr gotto picto- 

fentavano , che certamente in riguardo di quei primi anni , hanno tanto re % c f e u i 

di buono , e del ragionevole , che recano diletto a chiunque le guarda . tìmamenre 

Ne quella è ella efagerazion della penna , dapoiche di quella Cappella in- l'altre pic- 

tefe di far menzione il Boccaccio nella novella quinta , della feconda gior- ' ur £ dl 1 uel 

nata, nominando la Sepoltura dell'Arcivefcovo Fil.ppo Mmutolo , <he : a a n> cJia 

iij i <■•!•• r i ii ii. . ignora ntc- 

ivi con gli altri di tal famiglia e lepolto , nella qual novella rende ancor niente gua- 

tetlimonianza , come in Napoli coftumavanfi i ricchi arredi ; laonde da ft u va colli- 
rio comprendefi , che infin da quel tempo vi era i! lufl* d'adornar le Ca- "ovarle. 
fé , con nobilmente mobiliarle ; or dunque con quanta maggior ragione, Boccaccio 
e dovere , doveano effer refe adorne le Chiefe ; il perche conehiud.fi, che "' ., eca " 
eflendo li maggior ornamento della Chiefa la Pittura , e la S-oItura , non Gìorn. t . 
mancarono giammai nella noftra Napoli , e Pittori , e Scultori , che l'a- Nov. y. 
domano per fupptir con le opere loro alla nazia ricchezza , come ne fan 
teftimonianza infallibile le mentovate Pitture , che a' noftri giorni fi veg- 
gono , infin da quel t:mpo dipinte . B 2 Fece 



» 



1 2 Vita di Pietro, e Tommafo 

Varie pictu- Fece Tomrmfo altre molte Pitture per varj particolari , ed avendo 

re dì Tom- Mafuccio edificato il Palaggio del Conte di Mataloni Carrara fu adornato 
ma.o . di tutte quelle Statue antiche, che poterono averfi i il compimento delle 

quali, con altri nuovi ornamenti di mirino, vi fece Pietro , con più 
fcorie di baffo rilievo,delle quali alcune infin'oggi fé ne veggono in varj 
luoghi, fituate nel Cortile del mentovato Palaggio. Cosi Tommafo vi 
dipinfe molte favole, ed iftoriette , che ora nel rimodernare le ftanze 
più non fi veggono , efilndovi fclo rimarca qualche rtliquia in alcuno 
antico Camerino , lafciata forfè , per efTer quello fegregato dall'ordine 
deìle ftanze . Quella difgrazia medefima è accaduta alle pitture eh' e' fece 
in S.Gio: Maggiore, dopo che l'Architetto Mafuccio aveva rifabbricata 
quella Chiefa , con bell'ordine alla Romana , come nella fua vita fi dirà. 
Cesi accadde ad altre opere di Pittura di Tommafo , ed anche a quelle 
di marmo di Pietro , perciocché fucceduta la morte dell'Architetto Ma- 
fuccio , circa gli anni 130J. , volle Pietro onorare la memoria del caro 
amico , e tanto più , che infino il medefuno Regnante Carlo II. ne ave- 
va lentito difpiacere , laonde volle lavorarli di propria mano il fcpolcro 
aiutandolo folo il giovanetto Mafuccio fecondo , il quale dal primo era 
fiato ammaeftrato ne' preatti dell'Arte di Architettura , come fi dirà , e 
vi fcolpì fu! fepolcro alcune iftoriette di bafib rilievo , che le di lui ono- 
rate , e virtuofe operazioni rapprefentavano , ed in due fra le altre , che 
erano più grandette, efprefle quando inoltrò il modello del Pifcopio af Re 
Carlo Primo , e nell'altro , quando con l'alllftenza del Re Carlo II. fab- 
brica la Chiefa di S.Domenico Maggiore ; qual fepoltura fi vedeva infino 
a gli anni ryoo. , preflb la Cappella de' Gambacorta , de' Duchi di Li- 
matola ; Ma dopo di quefto tempo effèndo fiata rimofià , forfè per edifi- 
carvi la mentovata Cappella , non fi è potuto venire in cognizione ove 
fituata ella foffe , ovvero , che ne fìa accaduto di quelli marmi fcolpiti , 
da noi deferitti ; Perdendofi ancora in fimil modo altre fatiche di Pietro. 
Così variano le umane cofe , e cesi fi perdono le antiche memorie per 
la folita incuria de' Pofieri , che fempre più abbondante di negligenza , 
viene a mancare la venerazione alla virtù di quei , che fono già trapaf- 
fati. 

Ma ritornando a*noflri Artefici , farà bene , che feguendo l'ordine 
incom'nciato, fi rapporti a quefto luogo ciocche nelle fue notizie ne la- 
fciò fcritto il Notajj Pittore ; e cos'i continuatamente profegnire in tutte 
quelle vite degli Maeftri di cui fece egli parola ; e benché in quefta de' 
prtfi-nti Fratelli non rapporti per intiero il Catalogo di tutte l'opere da 
me dianzi deferitte , ciò accade perche non termina nello fcritto del fuJ- 
detto le notizie di elfi , ma in quelle dell'Architetto Mafuccio , per inci- 
dente le nomina, e dà compimento all'onorata loro memoria j come dal- 
lo firitto che fiegue potrà da ogn'uno vederli . 



n 



Pie- 



De' Stefani. 13 

,, "Pietro l e Tommafo de'Stefana fono fiati li nolìri più antichi Pit- Gìo: A?no!o 
„ tori 1 che fi trovano notiti, perche erano negli anni in circa de lo mil- Crifcuolo,ne 
n lefimo 1260. , e per ordine di Girlo Primo Franzefe d'Angiò , feciono lu °' Mano- 
ay a molte Chiefie molte belle pitture; ma prima di quelle Chiefie dette , f c "tti. 
,, feciono tutta la Chiefa di S. Frano fco , che dava nel Caftello nuovo , 
», prima de' Re Carlo ditto ! ( In quello luogo Notar Gio: Agnolo fa 
menzione della Chiefa de' Frati de' Zoccoli , edificata dal P. Agoilino di 
Aflìfi » vicino S. Maria delle Grazie; le quali poi furon diroccate dal 
mentovato Re , per farvi il Cailel nuovo , come nel Proemio fi difie ) 
e, e a S. Maria de la Grazia , vicino a lo ditto S. Francifco ; e poi ha 
„ pintato Tommafo la immagine della Madonna , che fu fatta per il Re 
9, Carlo, a Santa Maria la Nova ; avendolo io trovato notato da Notaro 
9 , Ambruofo Carucciolo , di Napoli, Notaro de Palazzo del detto Re ; e 
9 , nelli iftrumenti fatti per li pagamenti Regii di S.M. , e 1' immagine di 
9, S. Michele Arcangelo nella Ghiefa di detto Santo , che era fuori la por- 
9, ta Reale , anco fupintata da quefto prima . 

„ Pietro lo fratello fece di S:oltura , e fece prima di legno lo Cro- 
9, cififlbdi S. Maria a Chiazza , e a Santo Liguoro , quando era Chielia 
9> antica , e ancora quello , che fta pollo alla Midonna de lo Carmine , 
9 , che è tanto miracolofo ; e ancora tutti quelli che ci fono dal tempo fuo 
9 , cioè li meglio fatti , come quello che ora ftà nellla Sacriftia del Pifco» 
9> pio , che prima flava nello Altare Maggiore , fopra la Gonetta He 
9, Tommafo , che pure ftà ne la detta Sacrillia ; come fece de marmo 
9, molte antiche immagini di Santi , e badi rilievi , e fepolcri , per va- 
9» rie perfone nobili , e Altari lavorati ; avendo fatte le Statue de lo bat- 
s, tefimoa S.Gio: in Fonte , e altri lavori a S.Afpremo , a S. Severino , 
m con altre belle Scolcure , e bone immagini di Santi , e Madonne , an- 
9) co pintate con devozione ; perche prima anco fu Pittore , e poi fi die- 
9i de tutto a la S-oltura , perche Tommafo aveva fatto molto profitto 
9, ne la pittura ; e furono quelli fratelli molto buoni Criftiani , campan- 
9* do affai vecchi , infino all'anno 15 io. , e fervirono ancora Carlo Se- 
9, condo . Da loro imparati lo Pittore Pippo Tefauro , &c. e fiegue cioc- 
che ftà nel Proemio , e nella Vita del fuddettt) Pippa rapportato . 

Ecco dunque come da tanti veracifiìmi teilimonj refta incontrafta- Carlo tvl- 
bilmente provato , come quelli Artefici furono adoperati , ed in quanto mo, e Cado 
pregio fu/Ter tenuti da' primi Re Angioini , giacche l'opere di coftoro , fecondo U' 
vedute da Carlo , primo Ceppo della Cafa d'Angiò n.l Reame di Napoli, An .S. ió non 
non fi curò di quelle , che in Firenze vedute avea , di quei famofi Mae- c f "T"**' 
ftri , ni riferir del Vafari ;.Conciotfiacofacchè, avendo egli già veduto la m Tì il 



rvi- 



bella tavola di Ciambue , allora tenuta per miracolofa ,"p?r aver com- 1011 dVnoftri 
ponimento di più figure , perche pòi nel far dipingere il da lui fabbrica- Artefici psr- 
to Pifcopio, non fece condurre à^ Firenze quel rinomato Artefice, ed c - he 1UfSden - 

ador- 



1 4 Vita di Pietro , e Tommafo 

adornarlo con fue pitture ? Sì che dunque b fogna dire (fenzairche al- 
tro argomento rapporti in pruova dj mia ragione , dapoiche il primo ap- 
pien perfuad , anzi convince ) cioè, e h^ il Re Carlo , per quello, che 
poi vidile in Napoli operarli in Pittura , Scultura , ed Architettura , non 
chiamò mai più Fiorentini Maeftri , ne il fuo figliolo Carlo Secondo, 
tampoco fi valle d'alcun Tofcano , come nei Vafari fi ofierva , il quale 
troppo appaffionato de' fuoi , di quelli fatti non fece egli parola . Così 
adunque vedute dal Re Carlo Primo le pitture di Tommafo de' Stefani, e 
vedendo efTere ridonare con più figure , cofa ufitata da lui , gli parve al- 
meno in tal facoltà miglior Pittore di Cim^bue, ed altresì nel lumeggia- 
re^ ombrare con più maniera natunle,le fue figure, che quelle del fud- 
dettoMaeflro,per la mentovata ragione nel Pro mio apportataci profilar 
le figure di ofeura tinta ; Coftume rozzo introdotto dagli ultimi Maeftri 
Greci ; e riandando forfè col penderò , efTer egli flato condotto con tan- 
te fpecialità Fiorentine, a vedere una cofa , che avea titolo di maravi* 
gliofa ( per la quale più miracoli ne lafciò fcritto il mentovato Vafari j 
il che accaduto non era alle pitture di Tommafo , ma folamente propo- 
steli di Ms faccio , o da altri , avea voluto offervarle , percib fece con- 
cetto nella fua mente , eflcr quello miglior di quello , dapoiche avea per 
confueto di (tonare i componimenti , e con ciò drlui fervendoli , come 
fece degli altri due Maeftri, fu ben contento di aver fortito la Signoria 
di un Regno , in cui i fuoi VafTalli etano Uomini di tanto pregio , men- 
treche potea fervirfi dell'opera loro , e non di quella altrui . 

Succeduta la morte dell'Architetto Mafuccio , reftarono fconfolatif- 
fimi i due fratelli col giovane Maluccio , per la perdita di un Uomo così 
eccellente ; come ne fan fede le opere fue , che ancor oggi coniervanfi 
dopo di tanti fccoli . Andavano eflì tirmJo innanzi la fopravve- 
ruta vecchiezza , non celiando giammai di lavorare, così Pietro i fuoi 
marmi , come Tommafo le fue pitture , psr i continui impieghi in cui 
erano adoperati , venendo tuttavia dati a Pietro commilfioni di fcpoltu- 
v • f , re , e pochi anni prima avea fattala ftpoltura al Diacono del Duomo 
tuie lavora- Tommafo Pifcicello , che morì nel i;oi. , & in indi a poco nel medefi- 
u ila pie- ino Duomo lavorò il f.polcro per l'Arcivefcovo Aiglerio , morto fempli- 
tro . ce , e povero di lavori , per un Pre'ato di tanto merito . Così accade 

alle volte , che colui al quale per dignità gli fiano in vita molti onori 
renduti , iia poi trafeurato in morte . Così fece la fepoltura p.r Filippo 
Minutolo, che morì nel 1303. , quell'Arci vefeovo di cui fa menzione il 
Boccaccio. B occacc : f ^alla mìravigliofa penna del quale, reftb quello fepolcro 
eternato nella novella mentovata da noi , fituito nella loro Cappella ; e 
qu"*fi nel mede-fimo tempo fece Pietro il depofito p.-r Giacomo Marchefe , 
i! quale entro ia Chiefa di S. Reftituta fu fituato > Avendo già fatto alcu- 
ni anni innanzi in S. Gio: Maggiore a Simone Qoindacio At^hidiacono 

la 



De' Stefani. iy 

la fepofrufa , che poi morì nel i joo. , e nella medefima Chiefa fece poi 
quella di Agnello Buccantorcio nel 1304. J facendo prima a S. Lorenzo 
quella di Marino Aldemarifco, il quale fu fepolto nel 1 j 00. ,e di quelle ne 
fece altre per varj altri Signori da fituarfi in altre Chiefe , le quali fon 
perite con gli anni , mentre le Chiefe fon modernate . 

Aveano circa quelli rmdefimi anni * ricuperata la libertà , dopo 
fette anni dicrudel prigionia , folferta nel Caftéllo di Montecatino , Ni- 
colò , e Giacomo Sconditi , nobili della piazza di Capuana , i quali nel- N r coIò , 
la guerra , che il Re Carlo Secondo Angioino ebbe con la Tofcana , eran £ Giacoma 

colà prigionieri rimarti , per lo che voller cofloro adempire ad un voto, Sconditi e ~ 

1 r " <r- ... V.« • 1» • ii_ \ ringoilo ia 

che prometto aveano alla B. V. Annunziata , per I impetrata libertà ; Q^ìeCa della 

qual voto era di edificare una Chiefa , con un picciol Spedale , in onore SS.Nun*/*- 
di effa SS. Nunziata , fecondo , che in fogno ne avean ricevuto il precet- ta per la ii- 
to da lei medefima j che però fattone parola con i due Fratelli de' Stefa- c u P craca Ì4 * 
ni, come quelli, che per tante opere condòtte a perfezione in molto 
credito eran venuti , ne fu da Pietro fatto il difegno , o come altri vo- 
gliono, dal giovane Mafuccio fuo figliuolo , e con 1* alfiftenza di Pie- 
tro , fi fabbricò una Chiefuola , con lo Spedale fuddetto nell'anno 1 }of. 
in cui volendo elfi Signori Sconditi adornarla d'immagini , fecero dipin- 
gere a Tommafo , fu d'una tavola per traverfo , fu campo d'oro , come 
anco era coftumanza in que' tempi , l'Angelo Gabriello , che flà inginoc- 
chioni annunciando la B. V. , e nella Tribuna dipinfe la Coronazione di 
effa Vergine , fattali dalla SS. Triade . Cosi ne' muri di bailo vi fece va- 
rie ftorie della Vita ,e Miracoli della fuddetta Verg ne Gloriofa , & in 
elfi vi tffiggiò il fatto della ricuperata libertà de' fuoi divoti Sconditi . Ma 
né quello ne gli altri lavori dipinti a (reCco fi veggono più ; Concioifiaco- 
facchè volendo la Reina Sancia d'Aragona , e di efemplare memoria , am- 
pliare il Monifterio da lei eretto della Maddalena nel 1324. , fi le cedere 
da 'Governatori la Chiefa medefima , e l'Ofpedale , dando ella per tal 
cambio un vacuo incontro , di maggior grandezza , ove ella medefima 
de'luoi danari edificò la Chiefa della SS. Nunziata nel luogo , che di pre- 
fente veggiamo , nell'anno 1343. per la qual fondazione preftò l'affenzo 
Gio: Arcivefcovo Napoletano ; ed in quella Chiefa vi fu collocata l'im- 
magine da noi detta , dipinta da Tommafo , tenuta in fomma venera- 
zion da' fedeli , per la qual cofa molti doni ella ottenne dalla Real Mu- Gj oVa n- 
nificenza di que'primi Regnanti . Indi dalla Reina Giovanna Seconda fu 1Ja Seconda 
dì nuovo rifatta per ingrandirla , effendo divotilfima di quella Santa lm- redificò di 
macine . nuovo la 

Per ultimo , fu tutta buttata a terra dal celebre Architetto Ferdi- r* ~ Jr 

j »/ i- 1 1 • r 1 ■< •• . . . 1 ' a SS. Nun- 

nando Manlio , che la rifece da fondamenti per ingrandirla, come al 2 j ara ^ 

prefente fi vede , e come nel marmo fi legge , di che nella fua vita fi farà 

parola . Ma pei tornare all'Immagine della SS. Nunziata , dico , che fu 

ella 



i6 Vita di Pietro , eTommafo 

«Ila arricchita di rendite innumerabili da? varj Perfonaggì , per le molte 

grazie , che per Tuo mezzo con edeva l'AItiffimo Iddio i e per la fua in- 

IlRe Ladis- terceffione ottenne la Re;na Margarita , Madre del Re Ladislao , la falu- 

lao guanto te jj f UQ figliuolo , ridotto a morte da febbre acuta j per la qual cofa 

infermità ^ on " a l ^ 3 Santa Cafa molte rendite,^& n fra le altre la Città di LeG- 
per mezzo " a > come fi ha dal Regio Archivio , e dalle fcritture , che fi confervano 

di quetfa in quella Santa Cafa , che oggi è ricchilsima . Quella di votifsima Imma- 
Imnug»ne_j gjne fatta da Tommafo de' Stefani , oggi è fituata nell'Altare, che di 

ex a -N 11 "- marmi ifolato vi fece il Manlio, Se ora fie°ue a tenerfi con una divotif- 

fima venerazione da' fedeli ; della quale dice il Cav. Maffimo Stanzioni,' 

Maflimo ne ' c ' tatl f uo ' manoferitti , che appreffo di me fi confervano , aver egli 

Stanzicni con acturatifsima "diligenza offerv..to, efTer dipinta ad oglio , fi come 

dice e(Ter ancora dice dell'Immagine di S. Maria la nuova , aflerendo non avervi 
quella I»i-conofciuto ritoccatura , Con le feguenti parole , che egli fcriflè in alcune 
ranca ad o- note contro Giorgio Vafarj : „ Così confutarli la cofa di Gio: di Brug- 
giio , ben- r» g'» » e di Antonello da Mefsina , con la ragione , che in Napoli fémpre 
che in ai-,, fi dipinte ad oglio , almeno avanti , enei 1500. , perche la Immagine 
cune note-. H di S. Maria la nuova, e qnella della SS. Nunziata fono dipinte ad 
j uc "„ oglio, non riconofeendovi ritoccature , dame ben oflervate , come 

effer dlver- '» ' e P' tCllre di molti noilri Pittori. del fudetto 1300. — Fin qui il Gav: 
fa da quei- Mafsjmo , feguitando egli poi fuo racconto di Antonello fuddetto, di cui 
la dipinta-» fi farà parola , con riportarlo nella fua Vita, fé pure al Signore farà di 
da Ton im a-pj ac j meut0# 

imi C " ^ 0S1 P r °f e g He ndofi dall' uno » e dall' a * tro Fratello in dare opera a 

quegli impieghi , che ordinati venivano tanto da'pubblici , che da'priva- 
ti luoghi , conciolfiacofacche fé ben Vecchi gli veJefTero gli amatori dell' 
opere loro , ad ogni modo, non celiavano chiedergli onorate memorie 
della virtuofa loro applicazione,e profeguendo altresì il giovane Mafuccio i 
fuoi (ludj , circa gli anni 1 ; io. vennero j due Vecchi a mancare ambi- 
due , quali in un medefuno tempo . 



Fine della Vita di Rjetro , e Tommafo de' Stefani. 

n 



.Vita 



*7 
VITA DI MASUCCIO PRIMO 

Scultore > ed Architetto . 

ERano già da più tempo venute in cofìumanza appreso la maggior par- 
te de' Popoli , L Gote fabbriche , dapoiche perduteli le buone re- 
cede degli eccellenti Maeftri , eran rimarle fepolte nelle rovine de 5 Re- 
gni , oppreffi da tante birbare nazioni , le quali quali torrenti Ingor- 
gando dalla gran Penifola della Scandia , inondarono le campagne , e col 
loro rapido corfo , vennero a fommergere tutte quelle belle Arti * cha 
più he altrove , aveano renduta adorna la bella Italia ; laonde mancan- 
done gli buoni efempj , fu neceflario quelli (blamente feguitare, che l'im- 
perizia de 1 tempi inoltrava loro » e c< sì cogliendoli da'Coci , o come altri 
vogliono da Francefi con più ragione , perche migliori forme di membri 
dimoftravano , e migliori regole negli edificj , che gli altri , fecondo le 
loro corruzioni, li formarono anche in varie rinomate Città Italiane, 
fabbriche di molta onfulerazione., sforzandoli pero alcuni più ingegnofi, 
èi ap?iu£,nere a quelle , qualche bellezza, ovver magnificenza , acciocché 
a gli occhi de' riguardanti almen più bella appari/Te ; come appunto 
prima fecéM'Ar.hitetto Buono , defentto dal Vafari nella Vita di Arnol- 
fo di Lipo , il quale ci è collante opinione , che fofTe noftro Napoletano, 
affermandolo in alcune note il Cav. Malfimo Stanzioni; e che da Napoli fu Buono fiorì 
chiamato in Venezia , e nell' altre Città , riferite dal fuddetto Vafari , neill 5 1 « 
ove fece quelle munifiche fabbriche , che nel fuo libro , nel citato luo- 
go fi leggono ; e del quale da noi non fé ne fa parola , per effere ancora 
in dubbio , fé veramente fu noftro Cittadino , non avendo altra telti- 
monianza, che quella del mentovato Cav. Stanzioni e dopo Coltui 
quali cent' anni fece ancora 1' Architetto Mafuccio , da noi primo nomi- 
nato-, per cagion dell' altro , che da lui prefe il nome ; il qual Mafuc- 
cio col bello incigno fortito dalla natura , e coltivato fra gli lìudj dell' 
Arte, tento per mezzo di fue fatiche , ridurre al poffibile in miclior 
forma le fabbriche fuddette ; cercando rimettere in piedi le buone repo- 
le di Architettura , e conciò far chiaro al Mondo il fuo nome. 

^Fu la nafuta di Mafuccio circa gli anni di noftra redenzione 1228., 
giacché fi ha , che egli viverle 77. anni , ed elfendo fin da giovanetto 
inclinato alle arti del difegno , fu appoggiato con on Pittore 7 ed Archi- Jn/^'"- r* 
tetto Napoletano già vecchio , il di cui nome fin adora non è venuto in l' Artefice!! 
noftra cognizione, benché tenuto in quel tempo in molta conliderazio- del deci- 
ne > del qu-ile anco a' noflri giorni qualche antica immagine fé ne confer- fi/Tochepar. 
va , ed in fra quelle (1 yenerabilte , famofo , e miracolofiffimo Croci- lò \ S 'J"' 
Ella , che parlo all' Angelico Dottore S. Tommafo d*Aquino , che nella "" in A " 

C Chiefa 



1 8 Vita di Maluccio primo, 

Chiefa di S. Domenico Maggiore , nella fua Cappella conferva!! , alfa 
pubblica divozione de' Popoli , ove fu fittiato dopo la morte del Santo , 
come altresì l'immagine della B. V. , dipinta al P. Agoftino di AmTi» per 
. la nuova Chiefa da lui eretta , ove ora fi vede il Caftel nuovo , e che fu 
poi trafportata nella Chiefa nuova , erettagli da Carlo I. d'Angib , come 
nella Vita di Pietro , e Tommafo de* Stefani fi difle . Coflui con quella 
bontà , che fu propria di quegli antichi tempi , cerco iflruire Mafuccio, 
in tutte le buone regole dell' Architettura , vedendo in tale facoltà il 
fuo genio inchinato , e di bello ingegno , atto a fuperare ogni difficoltà, 
apprendendo facililììmamente tutto quello, che dalMaeftro li veniva 
inlegnato . Ma nel più bello di comunicarli quelli precetti ,• manco di vi-- 
ta l'amorofo Maeflro ; laonde fconfolatiilìmo rimafto il giovanetto di- 
fcepolo , ne fofpirava la perdita , mentre che li era mancato in tempo in 
cui egli più n'avea di bifogno : conciofiachè era già pervenuto alla co- 
Appremle gnizione del buono , che perciò efféndovi allora fcarfezza d' ap- 
Arclncemi- provati Maeftri , applicofsi apprefso ad un foreiliero Architetto mili- 
chitctt { ì tare ^' ° ran nome » c ^ e m Vel tempo avea mandato 1* Imperador 
l'Imperador P eder ' co a levare alcune piante da molte Città d'Italia, e con que- 
Fedeiico. fio prefo domeftichezza , potè Mafuccio alcun profitto ritrarne , e tanto , 
che da fé alcuna fabbrica potè erigere - ErTendo poi fucceduta la mor- 
Morte deli'' te dell' Imperadore fuddetto , acceleratagli dall' ambiziofo Manfredi , 
Eeder* che foffogollo , convenne al mentovato Architetto partir da Napoli, con- 
figliando Mafuccio ad incamminarfi confeco in Roma; ove a fuo talento 
avrtbbe potuto offervare quelle reliquie venerande dell' ottima anti- 
chità , le quali erano avanzate alle barbare crudeltà , per teftimoniare al 
y a i n jv Q _ Mondo le magnificenze di quella Città, che fu capo dell' univerfo .. 
ma.oveihi- Quello configlio eflendo dal Giovane difiderofo d'imparare abbracciato , 
dia le iuione verfo Roma , col favio Configliatore s'incamminò , Ove giunto fi diede 
nulure-di ad offervare quanto di bello , e di antico vi era ,. difegtianclo tutti i più 

Aj Umetti!- v ir re • -Mi _j>. r ... *■ 

Ia ^ belli ectihcj , che gli fi piravano innanzi . 

Ma benché egli cercarle infinuarfi nelle buone , e perfette regole 
Gotiche-» dell' Architettura , non v'era però chi quelle adoperando , con pratica 
forme u/àte gli dimoftraffe ; perciocché tutti gli Maeftri di quel tempo , alla Gotica 
dappertutto gli edificj \ fabbricavano , e nulla curandofi de' Remani efempj , che 
luufr r anzi deprezzandogli ,aveano talmente introdotto quel barbaro coftume , 
che da per tutto prevaleva ad ogni altro quel deteftabile abufo; laonde 
fluitandoli da tutti , convenne ancora a Mafuccio di feguitarlo , e maf- 
fi me perche avendo voluto da effo ufeire , non eragli riufcjto ; così- per- 
che i F.ibri ad altro modo che quello non erano avvezzi , come anche per- 
che a' Padroni , che ordina va n- le fabbriche ( avendo corrotte le menti 
da tali ufr.nze ) ogni altro difegno non dilettava . Non ce/Tando peib egli 
dalla fua cominciata: Icdevole applicazione, andava p.'tfcendo la mente 

coni 



Scultore, ed Archittetto. 19 

con belli efmplari , e giachè non Ji veniva in acconcio mettere in 
opera i fuoi penfieri , concepiti in migliori forme , per tanti difegni , eh» 
egli andava formando, fi applicò a fcolpire in marmo alcun baffo rilievo, 
per isf gare la fantafia , ad imitazione di alcun buono efemplare , di que' 
allora in Roma vedevanfi i Concioflìacofacchè , non ancora in queplì 
anni eranfi dilcoperte le belle antiche itatu. , ed altri baffi rilievi , che 
in appreflb con le loro perfezioni accrebero le bellezze di Roma . Cosi 
efercitando la fua ab lità , qualche tempo vi fi trattenne ; fervendo di 
quando in quando alcun fogg-tto , tanto neirarte delia fcoltura (quale 
continuamente operava , forfè ancora per fovvenimento di fé meddimo) 
come in Architettura talvolta veniva egli impiegato ; e/Tendo allora mol- 
to rare le congiunture , per ejTere crefeiute in Italia le calamitofe feiagu- 
re , apportategli dalle infettine guerre, che in quel tempo fufeitava l'am- 
bizione di que' che in effa regnar volevano . 

Intanto eifendo fucceduto nel Reame di Napoli il Re Carlo Primo c ,j 
d' Angiò , ed avendo chiamato da Firenze Giovanni Pifano , per edifica- mo d'Ang'ió" 
re il Cartel nuovo, fi era quefto principiato , e tirato innanzi con bellif- acquaiòli 
fimo ordine , e magnificenza veramente reale ; Ed effondo per cotal fon- R ear "e di 
dazione convenuto p.r allargarfi buttar giù molte Cafe , e con effe diroc- Napoli . 
care altresì la Chiefa de' JFrati de' Zoccoli , eretta dal P. Apoftino di Affili, Giovan Pi- 
oltre di un altra intitolata S. Maria delle Grazie , fu ordinato a Gio:, dal fano . eri £~ 
Re Carlo fuddetto , che piiflìmo Uomo egli era , che un altra per i Frati ge ^ Ca/teI 
fnddetti, quafi a vifta del Cartello medeiìmo , edificar doveffe , come ^Mar'ia l"a 
giàfipofein efecuzione. Q^fte novelle pervenute all'orecchio di Ma- Nuova . 
fuccio , li cagionarono qualche (limolo di virtuofa emulazione , e con ciò 
il defidi rio di far conofeere a quel Re il fuo valore , in un qualche model- 
lo di magnifica fabbrica , che in appreflb voleflè edificare ; Che perciò, 
fatto r, torno alla Patria , in tempo , che il fopranominato Giovanni , 
avendo molto innanzi tirato V uno , e 1' altro edificio , voleafi per lue bi- 
fogne partire p r la To Peana , orferfe Mafuccio la fua affillenza per lo 
compimento di éflì , ed efTendo flato conofeiuto da Gio: per fufficientdfi- 
mo Macrtro , 1' approvò a quel Regnante; laonde efTo gli ne diede il pen- 
fiero , eGicr. contentiamo per 1' aflìftenza , che vi lafciava , fé ne partì; 
Della qual cofa ben potea farne menzione Giorgio Vafari , allor che difTe 
nella Vita di quel f'amofo Architetto : che Giovanni Pifano tirate innanzi 
le f.bbriche , putì per la Tofcma , ove poi da' Pifani fu trattenuto ì 
Concilfiacofache , fé ben egli di Maluccio non fàpeff: giammai novella , 
pure ( al rif.rir del Cnfcuolo ) fapea affai bene , che la direzione , ed il 
compimento delle fabbriche mentovate , ad un Ma«ftro Napoletano furo- 
no raccomandate dal medefimo Gio: Pifano , perciocché è ragione chia- 
rilfima , che non pctean compirfi le fabbriche fenza l'affiftenza di alcun 
Maertro , la qual cofa forfè egli tacque , psr non minorare la gloria de* 
Paefani fuoi . C * Ma 



20 Vita dì Mafuccio primo. 

Ma per tornare a Mafuccio , terminata egli la Ghiefa di S. Maria la 
Nuova , ed altresì il Caftello , fecondo gli ordini dal Pifano Architetta- 
Reedifi C ' , fé ne chiamò il Re Carlo foddisfattiffimo ; dopo di che conferì con 
jìonedel Pi. Mafuccio il penfiero , che egli aveà di «edificare un nuovo Pifcopio di 
fcopìo Na- bella fabbrica , e di maeftofa grandezza ; per la qual cofa ne formò Mar 
poietano. fuccio più difegni , e moftraudoli al Re , offerì per qualunque di quelli 
piaciuto gli forTe , formarne un compiuto modello » Accettò il Re I' of- 
t v ferta , e conciò foprafedè dal penfiero , che fatto avea di richiamare , per 
tale importante fabbrica Giovanni , avendo concepito nella fua mente, 
che 1' Idea di Mafuccio , non foffe punto inferiore a quella del Pifano 
Architetto j e tanto più , per le lodi compartiteli da quello medefimo , 
nell' approvarglielo per buon Maeftro i ed in fatti , non s' ingannò nel 
giudizio , che formato egli avea , perciocché , veduto terminato il mo- 
dello ne reftò contentiamo ; anzi che d' allora in poi fece tal concetto 
degli Artefici Napoletani , che mai più pensò chiamare altri Maeftri fora- 
fti?ri, vedendo quai belli ingegni avefTe fjrtito per fuoi Va/Talli . Così im- 
mantinente die ordine,che il nuovo Duomo edificar fi doverle , fecondo V 
Architettato modello. Cominciò dunque Mafuccio la nuovafabbrica,anch* 
ella formata alla Gotica, giacché qusli' ordine prevaleva ad ogu' altro , e 
quello era fiato fcelto dal Re Carlo , ma non lafciò di tramifchiarvi ab- 
bellimenti , e cofe tali , che più graziofa , che L" altre , infino allora 
erette , agli occhi de' rifguardanti appaniTe j, tramifchiandovi alcuni or» 
dini , che in que' tempi venivano nominati , Regole Baricefali , che a 
mio credere altro non erano fé non che regole fenza alcun ordine parti- 
colare . 

Avanzandofi di giorno in giorno la fabbrica in cotal modo , faceva 
meftiere , che ella reftafTe abbellita dagli adornamenti di marmo , che 
con fcolture della medefima materia doveano farfi per compimento ; per 
la qual cofa propofe Mafuccio al Re Carlo , Pietro de' Stefani , come nel- 
la fua vita fi difl'e , il quale datovi opera ,. chiamando in fuo ajuto alcun 
altro Maeftro , e con fuoi difcepoli , tirorono innanzi il lavoro ; Così 
terminato tutta la parte di fopra r e ridotta intieramente a perfezione la 
fabbrica in ogni parte della nave di ballo , fi fece ornar di Pitture da 
Tommafo , fratello di Pietro , delle quali pitture fi è fatto parola nell" 
accennata vita ; ma nel compirli la Cattedrale , e ftando a buon termi- 
ne i mentovati ornamenti , inforfero quelle turbolenze marziali, che fu- 
ron cagionate dall' orrendo Vefpro Siciliano , ed efiendo ancor fucceduta 
la prigionia del Principe Carlo nel 128?. , il quale foccorreva la fabbri- 
ca , ed indi a poco la morte del Re Carlo primo , nel fine del 1284. m 
tralafciato il lavoro di quella , infino che Carlo ebbe ricuperata la liber- 
tà , per mezzo del Re Odoardo d' Inghilterra , e coronato da Nicolò IV. 
a Perugia , ritornò a Napoli 5 ove s agguagliato dello fiato della fabbrica 

dell* 



Scultore, ad Architetto. 21 

della Cattedrale , diede ordine , che a fine fi dove ile condurre; e così 
fu del tutto perfezionata la fabbrica della Chiefa Napoletana nella parte 
fnperiore . Ma parche di rado avviene , che i Poderi abbiano l'ideilo pen- 
fiero de' trapalati loro maggiori , cioè , che le opere da quelli comincia^ 
te finifcano in ogni cofa , portando ogn' uno per- naturale indinto di al- 
tra cofa operare , ovvero di far porre in eilecuz.one , che da loro medefi- 
mi l'origine riconofca 5 non fi curò il nuovo Carlo degli adornamenti di 
marmo T e delle datue , che la facciata della maggior porta della Chiefa 
doveano macdofamente rendere ornata ; laonde avvenne , che fenza 
de' fuddetti fi rimanefle , reftandovi ancora alcun altro lavoro di marmo 
da farli per entro della medefima Chiefa . 

Non era però nel Re Carlo Secondo mancanza alcuna di riverenza , Chiefa del- 
e di pi tà il non far terminare i lavori fuddjtti , ma un zelo , che egli IaMàddalsi 
avea di compire unfuovoto; conciolfi-acoficche , avendo ricuperata la " a U^,^ 
libertà, come dianzi fi è detto , volle efeguire quanto nella prig.one v Mlgg ; n _ 
del Re D. Pietro d'Aragona promeflb avea all'Appoflola d; Crifto, la Mad- re nominata', 
dalena ; ed ordinò , che un magnifico Tempio in anone delia medefima 
fi erigerle , del quale formatone Mafuccio il modello , dopo un ben' in- 
tefo difegno , e con elfo foddisfatto a quel Re , potè mano alla fabbrica 
nell'anno 1289. buttandovi il mentovato Carlo la prima pietra , bene- 
detta dal Cardinal Girardo , che appretto la Principell'i Maria fua moglie, Ciò: Villani 
Legato Apoftolico li ritrovava , per ordine di Martino IV. ; acciocché i-1 Platina-» 
avelie diretto con fua prudenza le cofe della Gafa Reale. Quefta noo- ". * ""f 

r r • , /v • . 1 .>> r> • • ' <-'» Nicolo 

va fondazione erroneamente vien delcrifta dall Engenio in prima , e 1V> ^ q _ 

poi dal Gelano , chelofeguì, nel 128?., poiché nel medefimo anno , danzo, ed ii 

del mefe di Giugno fu prefo Carlo, allora Principe di Salerno, prigioniero, Summoute 

da Ruggiero di Loria , Generale del Re D, Pietro , e daMelfina pafsò 1K * lla Stona 

nell'Aragona, ove ne diede cuftodito cinque anni , ed eiTendo poi liberato J: Seta 10 

per mezzo di quel Re , che fi dille , e di Papa Nicolò IV. tornando in 

Italia , andò in Perugia a ritrovare il ludetto Papa , dal quale fu corona- Rf Carlo 

to Re dell' una , e 1' altra Sicilia a 29. Maggio , di quell' anno 1289. nel -t "^ , 

■ ir •:. ,iv ■ 'vi-. ,«•/• coronatole 

qual medefimo anno tornato a Napoli incomincio la mentovata Cniela. <j a PapaNi. 

In quefta fabbrica volle Mafuccio fervirfi in qualche parte delle buo- culo IV.nel 
ne regole de' migliori Maeftri di Architettura , ed introdurre di nuovo il i lS ^- 
buon gufto de' Romani , e de' Greci ; conciollìacchè , fé bene ella era Alcuni 
in qualche forma all' altezza Gotica Architettata , pure nella ftruttura de' Scrittori di. 
membri ferbava le regole della Romana Scuola ; Dapoiche nepli ordini de' Cono a R ie " 
pi ladri , e delle colonne ; ravvifavafi quello de' capitelli compofiti; facen- 
dovi ancora molti abbellimenti nelle cornici , architravi , dentelli , e 
liftelli fuor dell'ufo di allora , per far conofeere qual fovrano intendimen- 
to gli folle dato conceduto da Dio , in qne' fecoli infeliciffimi per le no- 
llre Arti , e per ogn,' altra fcjenza • Poi con, lavori di marmo fatti da Pie- 
tro 



1 2 Vita di Maluccio primo. 1 

tro de' Stefani , con altri ornamenti di Racco , fecondo J' ufo di allora^ 
e con pitture di Tommafo , fu la magnifica Ghiefa xenduta all' intutto 
compiuta ; come nella loro vita già fé ne fece parola . 

Veduta quella nuova Chiefa , furon date a Mafuccio dagli Uomini 
intendenti molte laudi , dapoiche quella fé ben non tra della grandezza 
del Duomo , era prrò di altezza forfè maggior di quella , ed era con mi- 
gliori ornamenti coftrutta , i quali come quelli che difufati fi erano , 
per molto giro di tempo , forprefero con la loro veduta , e recarono ma- 
raviglia a gli occhi de' riguardanti . Per la qual cofa crefciuta la fama 
dell' eccellente virtù di Mafuccio , gli fu commefla la riedificazione della 
Chiefa di S- Chiefa diS. Giovanni Maggiore mentrecche era ella già cadente, eflendo 
G . l0: M-jjj- fiata alcune volte folamente racconciata , dopo la fua prima edificazione, 
caca 6 prima fatta da Goftantin o il Grande ; la qual Chiefa dovendofi buttare a terra , 
daJl' Impe- ea * una totalmente nuova riedificarfi , ebbe campo Mafuccio di inoltrare 
rador Co- nello inalzamento di elfa quanto egli valeffe nell' arte dell' Architettura; 
/lancino. perloche formatone fuoi difegni , e fattane una bozza in modello , buttò 
i fondamenti , allargandoli mirabilmente dalla mifura della prima Chie- 
fa , efabbricolla tutta alla Romana , e ficondo le ottime antiche re- 
gole di Architettura , come infin' oggi fi vede , benché in atto fi vada 
rilìaurando , ed abbellendo di lavori de' moderni Mucchi le Cappelle di 
eifa , fenza però alterare l'Architettura primiera . In quella Chiefa vi 
lavorò Mafuccio con Pietro de' Stefani , qualche f-oltura , lìccpme avea- 
no fatto ancora nel Pifcopio , ed in S. Domenico Maggiore, nominata 
allora la Chiefa della Maddalena , come fi di/Te ; delle quali fco Iture tra- 
lafcio di farne parola in quello luogo , per nominarle tutte nell' ultimo 
diqu.fta vita , quelle poche che egli fcolp'i , conciolfiacofacchè in quella 
facoltà poco potendo , per i continui impieghi di Architettura, adope- 
rarli, le rinunziava all' amico Pietro, cui egli fufficientifiimo maeilro 
nell' arte della fcolturaconofcea , e perciò lafciavaa lui l' operazione di 
quella, tenendofi per sé il primo vanto nell'Architettura, effendoche 
per quella più che per 1' altra venga egli da'nollrifcrittori tenuto in preg- 
gio , e lodato , fecondo lo (lato in cui allora erano le noftre Arti ; È qui 
non lafcieròdi efporre in tal proposto il mio fentimento , che anzi mi- 
glior fcultor di Pietro io filmerei Mafuccio , perciocché ravvi fanfi mlle 
opere Aie di baffo rilievo , e nelle fue llatue una grazia particolare, la 
quale par che manchi a quelle di Pietro; laonde io non pongo alcun dub- 
ito , che elio miglior di quello abbia con più felicità adepuato i Scalpelli, 
Nulla però fia di manco , fi rendono elfi ambedue commendabili , per la 
povertà in cui era V Arte in que' .tempi . 

Rifece dopo Mafuccio la Chiefa di S. Afprcmo , primo Vefcovo , e 
A/'emo P r ' mo Cn ft 'anodi Napoli , battezzato dall' Apposolo S. Pietro ; la qual 
Chitfa già fu notata da Gio: Angelo , che fu eretta dall' Architat For- 
mi- 



Scultore? ed Architetto. 23 

micola ; Così ancora edificò il Palagio di un Conte gran Giuftiziero ( di 
cui non dice il nome J e gran Siniscalco del Regno , nella Strada di S. 
Giovanni , e vi pofe per tutta la facciata l' infegna de' gigli , come ono- 
re datoli dal Re Carlo Secondo , e quello Palagio veramente ha 1' iflefio 
ordine di fabbrica che quello del Contedi Madiloni, ancor effo da Ma- 
fuccio edificato ; benché a prima faccia par che non corrifpondino i tem- 
pi . Ma prima di venire allo fcioglimento di quelle difficoltà , egli è di 
meftieri rapportar qui fedelmente quanto il Gnfcuolo ne fcriffe. 

„ Circa l'anno 1260, ci fu l'Architetto Mafuccio, che altro 110- 
„ me , e cognome di lui non fi è avuto , che in alcuni vecchi notamen- 
„ ti , ed Illrumenti fatti dal detto ; nelli quali fi trova chi per ordine de 
9 > lo Re Cario d' Angiò , faceiTe di nuovo il Pifcopio di Nap ili , avendo 
9> prima affitli-tj allo finimento della fabbrica de lo Cartello nuovo , e de 
„ S. Maria la Nova ; dov. che in quarto 1' aveva approvato lo medefimo 
„ Architetto de le dette fabbriche Gio: Pifano, prima de partirfe da Na- 
9 , poli , a lo prefato Re Carlo, per buono maltro , efTendo Gio: huomo Per qxie/to 
„ lincerò ; e pure de quella Cofa non fé ne ìece menzione da lo loro fent- refto v 'eeh il 
tore , ne lo libro de li Pittori , e altri . Ma prima di quefte cofe è ,l 



9) tuie , n^iviii-#i.-/wwiixi*.t.^Ai 9 ^ (uni . i\i.a -Ji 1 iì i-i ui uii-it. ^wi*. w rjj> 1* 

„ da faperfi come Mafuccio e/Tendo giovane , e mancandole lo Maeflro £ aita | cn - : . 

9, de vecchiezza , quale era affai buono , che fé dice , che lo Crocififlb ta dal No- 

„ che parlai a S. Tommafo d'Aquino fu fatto da lui , efTendo anco Archi- tajo Pitto- 

9» 
9> 



a 
iciie- 



tetto , ma non fé n' è potuto fapere mai lo nome ; per la qua! cofa re > Ja 4" a ' e 
Mafuccio ftiede con uno Inoeoniere foraftiero , mandato allora da lo ta . n01 

o c? * uni Z3. t'n n , « 

„ Imperatore Federico a levar piante de molte Città ; dove eflb andò j a pj ma t} ^_ 

,1 con quefto a Roma» e vi fi odiò quelle buone cofe di Architettura , fa- cizia per nò 

„ cendo ancora de Coltura molte cofe per camparfe la vita . Con.he poi apportar te- 

9, intefo de le fuddette fabbriche, e come Napoli era flato prefo da lo Pre- ai °. a Jesg '' 

5 , ratto Re , fé ne ritorno per far conclcere la virtù lua ; dove che poi, . 

9, fatte le dette cofe , fece il Pifcopio , con un belliffimo modello per 

9» guida , e Pietro de' Stefano fece 1' intagli , e li ornamenti de marmo , 

9> e le figure (colpite , che ora danno fotto le grade , e a le falite de Io 

51 Altare maggiore , Iavorandove anco Msfuccio de fcoltura in tutte le 

j> Chiefia che eflb fece , come fece le due ftatue a la porta de S. Do- 

5» menico , allora chiamata quella Chiefa S. Maria Maddalena , da lui edi- 

j> ficata per ordine di Carlo II. , e vi kce Io bello baffo rilievo de la 

9» ditta Santa con lo fuo nome fopra , per uno altare de una Cappella de 

,, quella Santa . Ma tutte quelle cofe fono a modo di quelli tempi , n; 

?> le quali Architetture vi è mifchi ta l'Architettura greca , che in quelli 

9> tempi non era più la buona , con la gotica , dandoli forme baricefìli, 

9, ed ornandola con belle fcolture il fuddetto Pietro , ed un altro fcu'tore 

5, del quale non fé n' e trovato memoria dei fu > nome , e di dovo I 

w> fi crede , che Pietro fotto di lui chiamafit a:t;i fctt'tcrf , pei li i 






2 4 Vita di Mafuccio prima 

5, lavori , chedoveano farli , in tali fabbriche Baricefali . DoV« che Ma^ 
t , fuccio edificò ancora la Chiefa di S. Gio: con bella forma , ed alla Ro- 
», mana , avendofi affai perfezionato con vedere, e (Indiare in Roma quel- 
„ le buone mifure , e perfette regole de le buone fabbriche . Rifece an- 
si, cora Mafuccio in molta parte Santo Afpremo , ( Intende la Chiefa al 
», mentovato Santo dedicata) „ che era quafi rovinato ì e quella Chiefa 
9, era (lata edificata da maeftro Formicola , e Pietro vi fece le fepolture , 
», per alcuni perfonaggi , in quel tempo, o prima mancati, in tutte 
», quelle Chiefie fudette , ed in altre ancora ; ma più nel Pifcopio , dove 
», fece le fepolture di due Arcivefcovi , ed un Cardinale ; dove che in 
», quello mentre Tominafo dipingeva nelle dette Chiefe ,il qual Tomma- 
», fo era Pittore molto {limato in quel tempo , fratello di Pietro . Detto 
», Mafuccio profeguendo in nomine Domini , fece il Palazzo del Conte 
», Giuftiziero , e gran Sinifcalco del Regno , nella ftrada vicino a San 
», Giovanni , dove mife li gigli per tutta la facciata di detto Palazzo, co- 
», me onore d toli da lo prefato Re Carlo Franztfe d' Angiò . Poi detto 
», Mafuccio fece il Palazzo del Conte di Madalona , dove l'ornò di bellif- 
», fime Statue antiche , e Pietro vi lavorò di fcoltura il teflo delli orna- 
menti . ( Alcuni pezzi di <pefte fatiche di Pietro veg^onlì oggi fparte in 
vari luoghi del fudetto Palagio ) Il qual detto Conte fece dipingere il 
», fuddetto Palazzo a Tommafo e in quello mentre Mafuccio Architettò li 
s, R^gii Tribunali per tenere lajuftizia, uno vicino all' altro , fecondo li 
», loro uffìcj ; avendoli ordinati lo Re Carlo fecondo d' Angiò a io qua- 
», le Re avt va edificato prima detto Mafuccio , con Regole baricefali, 
», la bella Chkla di Santo Domenico Maggiore , che allora fi chiamava 
», S. Maria Maddalena . Cesi anco edificò il Palazzo del Conte di Segni 
», nipote del Papa Bonifacio ottavo , il quale lo menò in Roma , dove li 
», fece un Palazzo , e la Chiefìa del Cardinale fuo fratello , di ordine del 
», Papa fuddttto , doppo di che il prtfatto Mafuccio tornato a Napoli , ed 
9, eflèndo vecchio , mori circa li anni i;of. , condifgufto de lo Serenif- 
9, fimo Re Carlo , figlio de Carlo primo d' Angiò , detto di fopra; e Pie- 
», tro fece la fua fcpoltura nel Pifcopio da Mafuccio edificato . Dopo di 
9, quello , crefeendo il figlio del fuddetto Pietro , anco Mafuccio chiama- 
to , &c. Fin qui Notar Gio: Anoelo , giacche fa di meftiere riportar cioc- 
che iiegue nella vita del fecondo Maluccio , per pruova dell'opere ma- 
ravigliofe, che egli fece , come da quello fera apppien conofiiute da' 
leggitori . 

Ora in quelle riportate notizie del Notajo Pittore, par che fi ci parano 
Difficoltà, e innanzi graviffimè difficoltà, e maffime cv' egli dice, che Mafuccio ed, fico 
loro /piega, il Palagio del Conte Giuftinziero , e gran Sinifcalco del Regno , dicendo 
eiTer flato eretto nella ftrada vicina S. Gio: , che in quel tempo non pc tea 
effei S. Gio: , detto a Carbonai?, perciocché l'edificazione di quella Chic- 
fa 



Scultore, ed Architetto.^ ij 

fa fu nel 1400. , laonde non pub portarli un tal Palagio , con l' infeonè 
de' gigli che ivi flava , e che nel rimodernarli la fabbrica , molte di que- 
lle infegne andarono per terra ; né meno par che fia quello che ora lì è 
convertito in ufo di Convento de' PP. Sommafchi , ia S. Demetrio , per-. 
CÌocche,vi è fopra la porta di elfo l'ifcrizione che vi fi legge,in cui dimoftra 
efier (lato eretto in tempo del Re Ladislao , che in effa è nominato. Dico- 
no alcuni , che fulfe il Palagio de'Duchi di Cafole , quello di cui fa men- 
zione G10: Agnelo , elTendo fabbrica antica , riftaurata più volte da que- 
lli Duchi , a quali fi dice che cadde per compra , dopo che la famiglia di 
quel Conte Giuftiziero fi eftinfe , e perciò perdutefi le mentovate infigne .' 
Ma fappiafi però , che appunto quello del Convento di S. Demetrio è i' 
mentovato Palagio , il quale fu conceduto dal fuddetto Re Ladislao ad 
un difcendente del mentovato Conte Giuftiziero * che poi lopofTedè ; ef- 
ftndocche , era quello Palagio decaduto al Regio Fifco , per le già note 
rivoluzioni di que' torbidi tempi , e perciò il nuovo Signore per dimo- 
flrarfene legittimo poUéiibic , e grwu alla, iuarovììi Ui .Ladislao , vi pofe 
la breve ifcnzitne che ivi fi legge . 

Così ancora non deve recar maraviglia fé fi legge fopra la porta del 
Palagio de' Conti di Madalani il nome di Diomede Carrafa , col millefi- 
mo 1 466. , per. iocchè in quel tempo , che il fuddetto fu da Mafuccio edi- 
ficato , non ancora aveano quelli Signori ottenuto il Contado di Madalo- 
ni , qual dignità ebbero dagli Re Aragonefi , e Diomede volendo pubbli- 
care l'onore conferitoli dal fuo Re , fé intagliar su la porta l'ifcrizione 
fuddttta , dopo rillaurato il Palagio , edificato da' fuoi maoajori , & ac- 
creftiutolo di altri nuovi ornamenti , e la gran teda del Cavallo di Bron- 
zo fu ottenuta da' fuoi Predeceflòri , per loro merito , in dono dal Cardi- 
nale allora Arcivescovo di Nipoli , il quale fece disfare il 

Cavallo nel 1322., per togUer via la fuperftizione di raggirarvi intorno 

que' Cavali, , che dolor nel ventre pitivano , giacché il Credulo Vol?o 

avea tenute per vere le puerili dicerie del nollro Gio: Villani , intorno 

alla magia di Virgilio , come riferifee il Celano ne'le notitie dei bello , *' Celano 

dell'antico , e del curiofo della Città dì Napoli ; ernndo però eoli , & al- ne ! le cu "°- 

tri , in dire , che il Palagio fuddetto fulTe dal mentovato Diomede edifi- j-\| be H° 

cato , e così l'altro da noi deferitto , per le di fopra rapportate rapioni ," ' * 

effendofi quelli Scrittori ingannati dal notato millefimo , che anzi , da ef- 

fo fi aggiunge la ditlanza de' tempi , in cui fiì da' Carrafefehi acquiflata la 

teda del Cavallo di Bronzo , a quel , che eiiì portano dell'edificazione del 

fuddetto Palagio, né quella fu* fatti altrove, che in q uè dj mede fi ino 

luo^o inììn d' allora , fecondo le notizie , che n' abbiamo da noflri 

Storici . 

Ecco dunque difciolte quelle difficoltà , che in primo Spetto molto 
difficili apparivano a fqperat il ; Rettane ora (blamente di dar contezza 

D d< 



2 6 Vita di Maluccio primo 

Scolture di di qualche Scoltura operata da Mafuccio , effendo che , egli di tempo iti 
Maluccio «n tempo , tirato dall'amor del difegno, ne formava tal'una , come fi diffe 
vane parti , c jj e ne j aVor J, ne \ Duomo , in S. Domenico , Se in S. Gio: Maggiore , ol- 
tre di altre da Ini prima operate in fua gioventù , delle qualt non fé ne ha 
memoria , e di quelle da noi accennate , affai poche fé ne ritrovano , at- 
tefocche per le vicende del tempo , diruttore di tutte l'umane cofe, mol- 
te opere di lui , e di altri fi fono affatto perdute; ed ancora perche e/Tenda 
fcolpite in quel , quafi diffi barbaro modo , fono Hate poco curate da chi 
niun conto ha tenuto di que' teflimonj di antichità , Quelle di che abbia» 
mo qualche tradizione , che lavorante l'Architetto medeiìmo, che edificò il 
nuovo Pifcopio,per Carlo primo, fi dice che fono gli ornamenti,ed ii Sepol- 
cro delTArcivefcovo Umberto,nella medefima Cattedrale collocato , cosi 
quello del Cardinale Raimondo Barile , ed uni tavola di bailo rilievo, ove 
èfcolp.toCrifto Signor noftro,in mezzo due Santi . Cos'i lavorò nel mede- 
limo Duomo il bel Sepolcro di Jacopo di Coftanzo , il quale era morto fin 
dall'anno i-»}4. a cJ j. fuo lcixi^w li fu ui.lmato il Sepolcro da' Succeilbri.. 
Così nel mentovato Pifcopio è fua fcultura l' Anti-hiffimo Crodfiffo 
fcolpito in legno, fituato nella Cappella de' Caraccioli . Nella Chiefa 
fuddetta di S. Domenico fi vedono alcuni fuoi lavori nella Cappella de' 
Garrafefchi , dentro quella di S. Tommafo . Così lavorò un ballo rilie- 
vo , che un tempo ftiede nella Cniefa in uno Altare di Cappella , che fa 
poi demolita per edificarvi il Coro i Ora fi vede nel principio delle nuo- 
ve Scale del Convento , ove dopo pulitola l'han collocata , ed è l'erfigie 
della Maddalena r il cui nome le ftà fopra intagliato di lettere gotiche . 
Lavorò an:ora per la Cappella de' Minutoli nel Pifcopio , le tre Statue , 
che fono di fotto alla tribunetta di marmo * che già dee con fuo difepno 
Pietro de' Stefani » il quale l'altre Statuette fcolpì T e quelle di Mafuccio 
rapprefentano Grido CrocifiiTo nel mezzo , e da' lati la B. V. , e S. Gi o- 
vanni . Nel mentovato Cortile del Conte di Madaloni , è collocato su la 
Porta delle Italie un fuo biffò rilievo di figure grandette, ifloriato affai 
bene, rapprefentante il ratto delle Sabine , ed ivi alcun altro baffo rilie- 
vo di fua mano, ma affai maltrattato , fi vede ; come ancora alcune te- 
tte tonde fcolpite in marmi , così nel Cortile , come nelle ftanze del fud- 
detto Palagio, 

Ecco dunque come virtuofamente operando quello valenti/lìmo Ar- 
tefice fi fece Brada all'onore , per mezzo di fue fatiche , con le quali ot- 
tenne ricchi premj, e fingolariifiim ftimi , infin da' fuoi proprj Re- 
gnanti, che umanamente feco trattando , lo colmarono di favori, e di 
benevolenza , ed effendo gii fatto Vecchio li convenne andare in Roma , 
ove fu menato dal Conte di Segni fai quale avea prima edificato ii Pa- 
' 3 3'o » J per fabbricare ivi una Chiefi al Cardinal Gaetano , comi notò 
Gio: Agnelo Crifcuolo i ma aoii fece egli parola qual fu/Te quella Chiefa 

edi* 



Scultore, ed Architetto. 27 

edificata in Roma , forfè per non faperlo ; Dopo di che prefo concedo da 
que' Signori, ed avuta la Benedizione dal Papa , dal quale era (lato Ili» 
mato , in Napoli ritornò , per dar ripofo i rotante fatiche . Così prez- 
zato da tutti , pervenne all'ultima fua vecchiezza , nella quale fenilmeii- 
te portandofi , applicava per lo più que' giorni , che gli reftavan di vita, 
nell'infegnare il fuo caro Allievo , e Compare Mafuccio , figliuol di Pie- 
tro de' Stefani ; comunicando a quello Giovanetto tutte le buone rcole 
dell'ottima Architettura , e della Scoltura altresì , acciocché raen diffi- 
cile , e più breve gli fi renderle il cammino , per giunger quanto prima 
alla meta della perfezione . Ma giunto in fine all'anno fettantefimo fet- 
timo della fua età , chiufe in pace i fuoi giorni , negli anni di nofira fa- 
Iute ijof. come notò il Crifcuolo , lafciando di se pianto ne* fuoi più 
Cari , e defiderio negli Amatori della fua Virtù . 

Fine della Vita di Mafuccio Primo. 

VITA DI FILIPPO DETTO PIPPO 

TESA URO. 



Cominciavano ormai i noftri Popoli a godere qualche quiete fotto il 
dominio de' Re gloriofi Angioini , e cominciavano altresì le buo- 
ne Arti ad avere i loro lìudiofi Maeftri , e conciò i dilettanti godevano 
anch' elfi di quelle virtuofe operazioni ; laonde ripigliandoli le ottime 
difcipline , fi ripigliarono ancora le nobiliffime Arti della Pittura , Scoi-» 
tura , ed Architettura , e quelle a poco , a poco ti videro di nuovo ri- 
sorgere , laddove che quali fpente dagli Uomini venivano credute, 
ed in tal modo vennero elfi ad accenderfi di defiderio per voler fare acqui- 
fìo disi belle facoltà , per le quali non folo utile, ma fupremo onore 
doveflbno operando acquiilare . Qujndi è , che per confeguir quello in- 
tento , più di un giovane fi vide in quelle beli'' Arti applicato, come 
uno di elfi fu Filippo , detto Pippo Tefauro , che con gli fiudj di Pittura 
cercò fare acquiilo dell' onorato nome di buon Pittore , fotto la direzio- 
ne di Pietro , e di Tommafo de' Stefani , e per mezzo di fue fatiche arri- 
vare ad efler tenuto in pregio da' medefimi fuoi Regnanti , rendendoli 
con effe meritevole appreflb di loro , come dalla fua vita vedremo. 

Non vi è certezza alcuna dell' anno in cui nacque Pippo Tefauro , 
né chi fuflero i fuoi parenti , ma per quello che fi conghietturaJal corfo 
della. fua Vita , fi può dire , che egli nafeeife circa gli anni 1260. , ef- 
fendo che venne a mancar qiìtfto Artefice negli r.nni in circa del 1520., 
in età di 60. anni , poco più. Appena ebbe l'ufo di ragione , che fi 

D 2 vide 



28 Vita di Filippo 

vide inclinato alla Pittura , e^fpinto a quella da un forte genio , fpeffo 
fviavafi dalla fcuola delle lettere per andare a veder dipingere alcun di 
que'Maeftri , che allora ordìnAiiamcnce dipingeva in gualche luogo , o 
nella propria bottega ; ma fentendo * che nel nuovo Pifcopio , redifica- 
to per ordine del Re Carlo I. d'Angiò , vi lavorava un valente Pittore, 
colà portavafi , per vederlo operare , e fpeiTo fecondo quello, che egli ve- 
deva , con il carbone , nella carta , o ne' muri cercava di contraffare, 
la qual cofa ofTervata da' Fratelli de' Stefani più volte , facendoli animo 
lo prefero a ftar con effi , e comunicandogli le regole con caritativa at- 
tenzione, e di propofito ponendo Pippo in efecuzione i loro ammaeflra- 
menti , fece tal profitto nell' arte del difegno , che molto pratico ne di- 
venne ; laonde cominciò a dar Opera a' colori , ritraendo quelle 
pitture , che alla giornata dipingeva Tommafo . Così avanzandoli 
Varie ope- fempre piìì nella cognizione dell' Arte , dipinfe alcune Morie fu i 
re dipinte difegni di Tommafo , e da fé fece nella Chiefa di S. Reftituta 
dal Teramo una tavola di Altare , la quale benché confumata dal tempo, in- 
fino oggi fi vede , ed in cui Ila efprefia la B- V. col Bambino , e d'in- 
torno vi fono piccioli quadretti , con varie iiìorietfe dipintevi ; Porgen- 
doli in quelle il componimento di più figure , che ferbano qualche cofa 
di buono , riguardo a que' fecoli , ed alla giovanile età in che egli era al- 
lora . Dipinfe poi nel Duomo una Cappella per i Signori Nobili della fa- 
miglia de' Zurli già fpenta , nel Seggio , ovver fedite di Capuana , ma 
quella con altra contigua fn diroccata , per edificarvi il famofo Cap- 
pellone di S. Gennarc , noilro particolar Protettore , nominato volgar- 
mente la Cappella del Teforo , rinomata non folo in Italia , ma per tut- 
. ta l'Europa , per lo flupendo , e miracolofo Sangue di S. Gennaro , no- 

fcil e il f le- ^ r0 P artlcolar Protettore . 

to dell'ucci- Seguita circa gli anni 13 io. la morte de' Maellri de' Stefani , feguì 

fìoue del 13. altresì lo federato omicidio del B-Nicolò Eremita , il cui fatto in quello 

Nicola Ere- modo racconta PEngenio , che fuccedè . Abitava quello Santo Uomo in 

mi Ì.\ ' . una Chiefnola antica , detta prima S. Maria a Gircolo , ora volgarmen- 

Cìrcolo * te c ' etta S-Marìa della Chiufa , la quale è fituata avanti di arrivare all'an- 

Mari'a R- tica Chiefa di S.Gennaro extramenia , edificata da S. Severo Vefcovo di 

filinola di Napoli; la fama dell'auflerità di fua vita , e delle grazie che a molti per 

Stefano V. j e f ne orazioni concedeva il Signore , .giunfe all' orecchio della Regina 

gheria' ino- Maria ' figliuola di Stefano V. Re di Ungheria , già moglie di Carlo Ili 

<=lie di Car- ^ e l '' Napoli ■> c " e l'anno prima era morto ; Or quella avendo più volte 

lo fecondo, trattato con eflb , per fpecial carità , folea mandargli ogni giorno il Vit- 

Perottino to per un fno fervidore , nomato Perottino . Coftui dopo alcun tempo , 
{aa <lt:Jia occ iecato dal Diavolo, fi pofe in cuore uccidere quello fpecchio di Peni- 
Reina ucci tenze ♦ e ^ ' n ^ ne una ma ttina gli dille , che in ogni conto erafi rifoluto 
de ii B. ^i, di privarlo di vita . Il B.Nicolò dogo averlo diffuafo, con portargli innan- 
cola. 2Ì 



Detto Pippo Tefauro. 29 

z\ il peccato , e la diabolica Cuggellione , con l'offefa di Dio , vedutolo' 
alla per fine oftinato nel mal conceputo penderò , fatto fue protette di 
perdonarlo , e predato per lui , pollofi inginocchioni , attefe da lui la 
morte, raccomandando l'anima fua con Comma pace al Signore , e così 
colpito dal f igrilego Ccelerato , rende lo fpirito al Tuo Creatore ; ma l'in- 
fame Perottino , commeflb l'eCecrando delitto rellò per virtù Divina im- 
mobile , Cenza che da quel luogo potefle muover palio , e così fu ritro- 
vato da alcuni tagliatori di pietre , i quali al Santo Uomo Colean la fera 
Conlegnare i loro ferri , che poi la mattina avvenire fi ripigliavano per 
Jorolavorii , Ccaricandofi in quella Ch'ieCuola , Cotto la fua cullodia , di 
quelpefo inutile ,in quell'or.; deftinate al ripofo . Coftoro veduto l'Ere- 
mita uccifo nel Cuoio , e Perottino con la fpada ,. o coltello nudo inCan- 
guinato nelle mani , conoCciutolo per il Cervo della Regina a lei ne die- 
dero parte , la quale tofto mandò lue genti , a vedere , come la CoCa lì 
folle , e trovato il reo in quel mo lo , fu da lor preCo , confeflando egli 
medefimo il delitto commeflb ■> per la qual coCa fu condennato ad efler , 
come meritava , giuftiziato . La Reina intanto , dolente per la morte 
del Servo di Dio , fece piamente Ceppellire il benedetto corp:> nella fud- 
detta ChieCuola , ed ordinò , che nella medefimi vi fi djpign -fle la vi- 
ta Cua , con la Cpietata morte datali da Cerottino , da Pippo TeCau- 
ro , il quale era di già venuto in molta flima appreflb gli uomini 
virtuofi , ed in ammirazione di ognuno ; ConciifiacoCacchè andava egli 
mirabilmente accanzando l'Arte della Pittura , cercando di giorno m 
giorno fuperare le difficultà , per farla apparire più bella all' occhio de' 
riguardanti , aggiungendo grazia ne' componimenti , bellezze ne' colo- 
ri , e migliori contorni alle figure . 

Dopo dipinta quella Chiefa , veg^enlo la Reina , che era fatto afi- 
lo de' delinguenti , i quali fenza alcuna venerazione del Sacro luogo , e 
del Corpo del Beato Eremita la profanavano, parlatone con Liberto allo- 
ra Arci veCcovo di Napoli , deliberarono di trasferire quel Santo Corpo 
nel Pi Copio , e darli Cepoltura nella Chiefa di S.Relt.tuta , in una Cap- 
pelletta contigua alla Cappella di S'.Maria del Principio , giuda il delide- 
rio della Reina ; laonde con una divota, e magnifica Proceffione , ne 
fu fattala traslazione nell'anno 13 13., alfitleiidovi la mentovata Reina, 
col Re Roberto Cito figliuolo , e l'ArciveCeovo Copraddetto , e Cottola 
menCa dello Aitate della deCcritta Cappelletta , in luogo depofito, fin- 
che il Signore altro ne difponefTe , lo Ceppellirono . Cosi dato riposai y; t ' !tC 'j 1 i a 
Corpo del B.Niccolò, volle la Reina , che ancora in quella Cappella vi Nr co i a di- 
Cullerò efpreffe da Pippo le umili azioni della Cua vita , perche deflaflero pìncidiPip- 
ne' fedeli inftinto di divozione ; per lo che vi dipinfe egli in Varj com- P° nel Duo- 
ponimenti , le principali ftorie della vita di ini , delle quali faremo in Jl°' "^'^ 
quello luogo menzione , giacché quelle fole oggi fi veggono , dapoiche i\ e fHunaV 

quelle 



30 Vita di Filippo, 

quelle dipinte nella fuddetta Chiefuola di S. Maria della Chiufa, fono (late 
cancellate , imbiancando i muri , non ha molti anni per ordine de' Fra* 
ti Domenicani della Chiefa intitolata la Sanità , alli quali fu data per 
Eitanrita , avendo ( com'è coSume comun de' Frati ) poco gu (lo delle 
memorie antiche, eflendovi (blamente rimarla in quella la figura di 
Perottino , rhe al vivo vi fu dipinta , per tellimonianza del fncceduto. 
S. Maria del Nella Cappella di S. Maria del Principio, eretta nella Chiefa di S.Rc 

Principio fiituta , anzi incorporata in effa dal canto del Vangelo vi è il muro late- 
nella Chiefa rale , ed è lo (teflb , che continuando , entra a formar con gli oppofti 
alta Re ^ J " mmi la Ca PP elletta dedicatasi Santo Eremita , ove fi diffe , che ripofa 
il fuo Corpo ; In quello vi è come un arco gotico , fotto del quale , av- 
valendofi di eflb , ha formato il Tefanro , una lunetta bislunga nella par- 
te fuperiore , infinoa i Iati degli angoli acuti ; Indi tirando dal mezzo un 
xipartimento divifo con gotiche colonnette finte , infino a baffo , ha di- 
vifo tutto il vano in fei quadri , che con la lunetta di (opra vengono ad 
edere fette ftorie dipinte con i feguenti fatti . 
Vita del B. Nella lunetta ha figurato il fito de' Colli di Napoli , da quella parte 

Nicola Ere- di S.Gennaro detto Eflramenia , con veduta di mare , e fecondo era al- 
mita, dipin- lora quel luogo ( efTendo ora da per tutto popolatiflìmo J e vi è il S.Eremi- 
tz dal Te- ta f Cfie da lontane parti ivi arrivato , elegge quel luogo per fua abita- 
zione , allettato dalla bellezza di eflb , e dalla fua folitudine . Nel primo 
de' fei compartimenti fi vede effigiato il B.Nicolò , che arriva alla Chie- 
fa di S.Maria detta a Circolo , ed entrando la foglia fi fente infiammare 
di amor divino , per la Sacra Immagine ivi dipinta ; e dietro di lui vi è 
una figura , forfè tfprefia per la voce , ch'egli fentì , che ivi fervi/Te la 
gran Madre di Dio . Nel fecondo laterale a quello primo , (ì vede un Sa- 
cerdote celebrante all'Altare , in atto di alzar l'Oftia Confegrata , affi- 
ttendovi prefente la Reina Maria ,e fua Corte , con il S.Eremita ingmoc- 
chioni , e fi vede il Bambino Gesù , che a lui fi volge dal quadretto , 
finto fu dell'Altare , ov' è figurato in braccio alla Beata Vergine : Noi 
terzo fi vede il Beato , che con l'orazione fi libera dalla mala Donna , 
che lo tentava , ovvero come altri vogliono , dal Demonio in tal 
forma , che per le fue orazioni fen (ugge . Nel quarto , figurò il 
Santo Vecchio , che ritiratoli in mezzo alcune rupi dtfeite , (la 
in atto penitente difciplinandofi , eflendovi in quefto accopagnsmen- 
to di fallì , e di Paefe . Siegue nel quinto efpreflb la fuddetta Chiefuo- 
la , ed appare in efla l'Altare , ove è dipinta l'Immagine mentovata del- 
la B. V. col Bambino , ed il Sant'Uomo orando avanti di efla , viene 
dalla medefima confolato ; Attaccata al muro della finta Cappella , ha 
parimente figurata Ja fcala , su della quale dormiva il B. Niccolò , e per 
t-fprimerlo, ve lo ha dipinto dormendo , e diltefo su quella ; Indi più 
fuori ( credo per non aver altro (ito; vi è efpreflb quando da pirottino , 

fervo 



Detto Pippo Tefauro . 3 1 

fsrVo (iella Reina , fé gli porta il vitto . Nel kho , ed ultimo quadroni 
vi figurò quando quel Santo Vecchio difpenfava a Poveri tutto ciò ch'- 
egli avea «Lalla mentovata Reina , ed in edò e belliflìma l'azione, che 
fi vede .li uno ftorpiato in fra gli altri, che fi sforza di arrivare al Santo 
prima de' fuoi Compagni , per aver miglior parte ( com'è colìume de' Le defcrlcce 
poveri ì , e viene a fare alfài bella veduta . Eflendovi nell'altre Storie Azioni _ del 
deferitte , figurette affai buone , e maifiine in quello , in cui la S.MefTa d) invaila 
fi afcolta , ove il Sacerdote è propriamente vellico degli abiti Sacerdotali, f ua Cappel- 
li quale tutto , che dipinto in que' barbari lecoli per la Pittura , pure ftà la , alcuni 
dipinto beniffimo ; quelle dipinture fono anche accennate dall'Engenio anni dopo 
nella fua Napoli Sacra al f. 628. *™£ dl £" 

Avea dipinto nel muro di fopra l'Altare della Cappella la morte | cr i ttor eji 
data da Perottino al Santo Vecchio , ma nel rimodernarli il fuddetto Al- delle pre- 
tare , e adornarfi di marmi ultimamente fu rifatto anche il maro della (enei Vice , 
Cona più indentro , per tornarvi più capace la Cappelletta , perloche fi J. on ° im ^ 
perd rono le pitture dipintevi dal Tefauro ; in luogo delle quali vi fi è caf g er po . 
ripifto un moderno quadro, che efprime medefimam :nte il fagrilego co giudizio 
omicidio de! Servo di I ),o , il di cui Corpo , come primi , anche ripola dal Sagrili* 
fotto la menfa dell'Altare, nella medelìma caffa , lavorata di preziofo no d» S.Re- 
mofa.co , che fu coitrutta per ordirne della divata Reina , già mentovata 'V^Jjj ^ 
di l'opra . Così molte altre pitture di quello Artefice in altri luoghi fi fon ber(> dì cià 
perdute , p.r la m.defima cagione di rimodernare le Chiefe , e le Cap- co tdoglto, e 
pelle ; ben.he in alcuni luoghi fiano Hate per riverenza confervate alcu- fra quelli il 
ne immagini , ponendovi fidamente fopra di efl'e altro quadro , o per ef- Cardinal 
fer di mano Celebre , ovvero per dedicar la Cappella ad un tal Santo, pj^^jy 
come appunto è avvenuto nella Chiefa di S. Maria Donnaivina , ove nel- Arrivefcova 
la Cappella ch'è vicino al Comunicatori© , vi è dipinto nei maro fopra a; Napoli , 
l'Altare una Immagine delia I). V. col Bambino , e quella reità coverta allor viven- 
dal quadro che vi è l'opra ,ov'è l'Immagine altresì delU B. V.can S.Lo- te , come lo 
renzo, e S.Francefio a' quali per particolar divozione fu la fuddetta Cip- "-'J^g^ 
pella dedicata dopoi , e per venerazione dell'Imagine di Maria V. di- " CQ fe f cr i V e , 
pinta da Pippo fi lafciò intatto quel muro. 

Terminata quell'Opera dip-nfe Pippo alcune figure , che rapprefen- 
tavano le Virtù, in una Cappella del Duomo , che fu delia Famiglia 
Pifckella - poi fotto altro dominio pallata , fu in procedo di tempo ri- 
modernata , e dipinfe altresì per Riccardo Pifcicello una Cona di Altare 
da collocarli nella fua Cappella dentro la Chiefa di S. Reftituta . Qaefle 
virtù f prad lette vedute dall'Arcivefcovo Umberto , li fecero voglia di 
farne altre dipingere intorno al Maggiore Altare del Duomo , in alcu- 
ni fpazj , che eran vuoti rimarti di pitture , non terminate , come u 
dille da Tommafo de' Stefani , per le quali figure meritò Pippo molta lo- 
de in quei tempi , in cui cofa migliore di quella non enfi unqua 

Ve- 



5 3 2 Vita di Filippo 

Guglielmo veduta ; che perciò invaghitoti di effe , e dell' a/tre Opere del Tei 
Toccofadi-f auro Guglielmo Tocco, delìderofo di ornare ancor' egli la fua Gap- 
fiuCappdìa P e ^ a eretta " el P'fcopio , in Tito laterale all' Aitar maggiore , ordinò a 
oelPiicopio Pippo « che le Storie della Vita di S. Afpremo , primo Vefcovo di Napoli, 
ordinato dall'Appoftolo S.Pietro , ed il di cui Corpo ripofa Cotto 1' Altare 
.di quella mentovata C-ppelIa a lui dedicata , dipinger vi doveffe , e Co* 
pra dello Altare vi effigiane l'Immagine della B- V. al naturale , col Bam- 
bino , con da' lati lui , cioè Guglielmo mentovato , ed un altro di fua 
famiglia inginocchio™ , e quella ancor' oggi fi vede , fervendo di Cona 
l'Aitar fuddetto . Dipinfe poi le Storie di S. Afpremo in figure picciole, 
ma non così , the non fuffero alla mifura della quarta parte del naturale , 
compartite in più vani , come anche vi dipinfe la volta della Cappella , e 
la Tribuna ; Ma di quelle non occorre farne altra menzione , concioifia- 
cofacche quella Cappella fu una di quelle , che cadde , mentre , che nel 
tremuotodel 1446. ballando la Cupuletta della Tribuna , la quale era 
alta , e tonda , lavorata alla gotica , e mancandoli un piede di una Co- 
lonnetta , poiché fopra un ordine di quelle pofava , con bel capriccio la 
fuddetta Tribuna , come nella Vita di Mafuccio primo fi dille , cadde 
xovinofamente fui tamburro di quella Cappella , e rovinando ne tirò mol- 
ta parte delle Storie già dette ; laonde rifacendoli poi la Cappella , furo- 
no dipinte di nuovo dall' ultimo , e più valente Tefauro , e quali per fa- 
talità parve , che il cafo folle fucceduto , acciocché da così eccellente 
Maeltro del medefimo Cafato , egregiamente fijffe complita , come nella 
fua Vita diremo . 
S. Mana_» Finite quelle Storie nella Cappella Tocco , dipinfe Pippo 1' Immagi- 

della Lioe- ne jj <^ Maria della Libera nella fua Chiefa , la quale oggi confervafi su 
dell' Aitar Maggiore , con fomma venerazione de' Fedeli ; ed avanti di 
, j quella Immagine ibleano]fare Orazione le Regine Giovanna prima , e fe- 

conda . Circa quello tempo , effendofi edificata la Chiefa di Montevcrgi- 
Bartolomeo ne , per ordine di Bartolomeo di Capoa , Gran Conte di Altavilla , vol- 
di Capoa fu j e quello virtuofiffimo Cavaliere , che fufle adornata di buone pitture dal 

eccL enti - pjpp . p er j c j ie datagliene commifiìone , vi dipinfe egli alcune Sfo- 
llino ne.la_j . *% . i . ,. _ . *> ' ■ , « s 
Glurifpru- rie " ella " lEa dl no '^a Donna j ma pjr efferfi riedificata , ed ingrandita 
denza.e tato la Chiefa nel 1 f88. altro di lui non fi vede fé non che 1' antica Immagine 
che egli di. della B. V. , trafportata nella Cappella della Famiglia d' Afflitto nobile 

del ReRtt del Se »° ìo di Nido ' Ai un P*'fl c »pe della Famiglia Caracciolo , che abi- 
jj C .. to ; nnan . tava preffo la Cattedrale , e proprio vicino la Chiefa di S, Stefano , di- 
zi al Papa pinie m un muro del fuo Palagio, in frtf'co S. Anna , e la B. V. » col 
Clemente-» Bambino, le quali Immagini Sacre eran tennte dalla fua Famiglia in 

V. "n Avi- o r : n divozione ; per tante grazie ricevute , e per i gran prodigi operati 
gnonc., j a jjj p er mt . 2Z0 j oro _ 

Dipinfe ancora quello Pittore in altri Sacri publici luoghi ■> co "ie 

una 



Detto Pippo Tefauro. 33 



«na Cappella aS. Giorgio Maggiore , molti frefchi nella Chiefa di S.Pie- 
tro , e Paolo , ed in quella accennata da Gio: Agnolo Crifcuolo , «letta 
Monferrato de' Goti , della quale ora non ve n' è memoria , percioc- 
ché quella ., che oggi d vede in faccia al Cartello nuovo , è diverfa dalla 
qui mentovata , volendo alcuni noflri Scrittori , che in luogo di quella 
già demolita fuife pò» quella eretta , ma in fito differente dal primo . Così 
dipinfe la Tribuna, ed intorno l'Aitar Maggiore di S. Gio: Maggiore , 
in cui vi fece le Storie della V.ta del Santo Precurfore di Grillo ; Ma ir» 
quella, e nelle altre Chiefe fuddette, le nominate pitture più non fi 
veggono, eccetto che nella vecchia Chiefa di S. Pttito , ove fon poche 
renquie di effe ; Eflendocche , parte perdutefi dagli anni , e parte but- 
tate giù per rifabbricarli le Chiefe mentovate , non refta a(tro vefliggio 
di loro , le non qualche miferabile avanzo guaito dal tempo, ed ab- 
bandonato, dall'ufo difiru-flo delle fuddette per 1' erezione delle nuove 
Chitfe ; avendone raccolte le memorie da' già noti manofentti del No- 
tai 3 Pitt ore , che in tal forma ne lafciò le notizie in quelle di Pietro , e 
di Tommafo de' Stefani^ riportate altrove per altro oggetto , che così 
dice. 

Da loro irij-arò lo Pittwe Pippo Tefauro , lo quale da ficcalo anda- 
va a vederli d pi) gere , che migliorò tanto la l'i t tur a ; benché più anti* 
camente ci fu un altro Tefauro 3 e qui narra di ..quello, che fervi Ca- 
ttanti no , già da noi accennato nel Proemio delle V.te , poi f,ggiun?e ) 1 
ma qttejìo moderno ha dipinto nel Pifcopio per li famiglia Tqcco , per 
l'Arcivefcovo le virtù fotto la Tribuna , dopo dipinto quelle a S. I\ejitu- 
ta p'r li Pifcicelli , e la Storia de lo Santo Eremita a la Madonna de lo 
Trinci pio , dopi quella dipinta de lo me de fimo a S. Maria a Circolo , e ha 
dipinto ne la antica Chiefa di S. Petito , a S. Pietro e Paolo , a S. Gio: 
Maggiore , e a Monferrato de li Goti , che non c'è più , come ora S. Pie- 
tro , e Paolo detto fi fa Chiìfìa ds li Giefuitj de lo Collegio i dove che h 
pitture di Pippo fi cono f cono a la fua maniera antica . 
-E'però di avvertire, come in quelle riportate notizie fi fono dipinte 
l'opere deli' anti ho , e del moderno Pittore, eflraendone folam nte 
quelle Jdi Pippo per compire alla prelente bifogna , attefoche in quel/e 
,pr,ginaii di Notar Gio: Agnolo veggonlì quafi in confufo quelle opere 
mefcokte infume , pvver polle come in abbaglio , nell'uno quelle deli' 
altro . 

Ma quello , che maggior contento avrebbe agli Amatori recato 
ora è-cagion che in doglia iza rivolgafi , perciocché alcune tavole dipin- 
te , che ferviron per conette di Altare ntll C.-.tt; drale , in S. Domeni- 
co , ed in S. Giovanni Ma ;_;iore , eflVndq flato tr .'portate in altre Chie- 
fe , e 1 ate ne' loro A'tari , fono poi così andate a male , the ormai non * 
Ve n: r a ricordanza veruna , efìl-ndofi perdite per l'incuria , che n u 

E è pò. a 



34 Vita di Filippo 

è poca appreffo i Frati , ed i Preti ; concioflìacofacchè nel rimodernarli 
Nella Chic- le Chitfe , ed ingrandirli le Tribune , e gli Altari , eflendone (late tol- 
la ui S.Lo- te per altre più moderne , e fecondo l'ufo riporvi , di efle facendone 
rem.o fi ve- p oco cor)to } j e j,^ l OC ato per alcun tempo allora in alcun peggior canto 
voie ariti- ^' Sacriftia » e dopo i di loro Succe/Ton , nulla curandofi di quelle anti-. 
che tenute che pitture , che anzi {limandole a vile , togliendole da' riporti luoghi , 
inpococócoo l'han buttate in un canto, ovvero per qualche picciola ft<ma (erbata 
che fon die- a tal'una Immagine , che già fu venerata (opra di alcuno Altare , ne bau 
vf° -, fatto dono a qualche povero Artigiano , ovvero a femplice.e divota fem- 
e fra quell m ' nui -cia » Ed a me è convenuto più fiate andare per l'altrui cafe ricer- 
Je Cappelle cando quelle tavole , che in que' Secoli fopra di tali Altari furono efpode 
Ve ne fono a ]| a pubblica divozione de' Popoli , ed in tale inchieda non poca fatica » 
antichuTinic e trava g|j jj ca ttivi incontri foifrire , avendo ogni cofa tollerato per l'o- 
sti V altra-» nor c ^ t " a ^ atr ' a » in ^" ar tornare in vita cotanti fuoi V^rtuolì Cittadini , 
auafi in ma-e per beneficio de' Profeflbri , ed amore delle noftre Arti ; Che perciò 
gazini ai coporterò,m teftimonianza di quelle mie diligenze , la tavola da me ritro- 
ie inutili ri- V ata del Tefauro in- cafa di Maedro Girolamo Farrajolo Calzolajo , 
^'c di i Ile a ^ ICa mcontro ' a Chiefa di S. Maria Vjiitapoveri , qual tavola diede 
dìuneOe. moltirlìmi anni su l'Altare di S. Giacomo , detto degli Italiani , a didin- 
Tavole ef-zione di quella, che ora vien detta de' Spagnuoli , eretta da D. Pie- 
pofte su gli tro di Toledo , dal quale Altare in procedo di tempo fu tolta , per ripor- 
Altau di vi l'Immagine della B.V. , che al prefente vi fi vede . In qtieda tavola, 
Chiefe do- c ^ e ^ ^' 7 " ' e ^" e ' P a ' m ' dipinta ad olio » fi vede efprtffa la no^ra Don- 
nate a varie na col Bambino in braccio a federe in mezzo , eflendovi da un lato 
oiuinarìt-. S. Sebadiano , e dall' altro S. Giacomo Appodolo , e fotto la figura del 
perfone,tro- s, Sebadiano fuddetto vi Ci feorgono alcune lettere , le quali parte perche 

vate a f uron f crJ tte con dolce colore , ed ancora per i tormenti ricevuti nel vo« 
Ancore con ..... r» • n .- 

rauca e ma- ' er puuzzare la pittura con acque corrolive , poco in quello tempo fi veg- 
li incorna . gono , leggendovi!! però nelle feguentj lettere li fottoferizione del Tefau- 
ro , che fegnolla per edere 1\ pera affai buona , ed in cui egli forfè molto 
L'altra fi- fi compiacque , e fono quede medefims che qui riporto : Tef. itr. 130. : 
gui t deli ab L e fig Ure di queda tavola fono buoni/lime , ed il S. Sebadiano dà in bei- 
carta t a' da*ìr l'^ ima podtura , ed è ben contornato , che fa maraviglia in riguardo a 
antichità , qua' tempi. 

però fi ere- In alcune Scale delle Camere del Sagredano della Chiefa nominata 

de lu figura S, Pietro a Fularo vi è una tavoletta per traverfo, che diede prima 
1 "* rei Maggiore Altare , e per caufa d'ingrandire , e modernare la Chiefa 
ne fu tolta , e ripoda in fuo luogo altra tavola dipinta di miglior dile , 
perche ne' migliori tempi operata , e la prima fu meda in luogo molto 
umido , e per mio avvertimento collocata ove oggi fi vede i In e/Ta vi è 
efpreffi la B. V. in mezzo , a federe col Bambino in braccio , da un lato 
S. Michele Are a ngelo , S. Caterina , e S.Aiitouie Abate , dall'altro canto 

vie 



Detto Pippo Tefaurò. 3 j* 

vi è S. Orfola , S. Maria Egizziaca « e S. Francefco di Adì fi , opera vera- 
mente degna di laude , per lo componimento che in se contiene , ed in 
quefta anche il Tefauro ha fegnato il fuo nome . 

Per tutte queftj opere mentovate, era venuto Pippo Tefauro in mol- 
ta ftiim non folo de" Cittadini di Napoli , e que' del Regno , ma de' Po- 
poli ancora di molti lunghi d'Italia , per Io che non mancandogli le com- 
rniflìoni de' fuoi lavori , cercava per mezzo di eflì maggiori onori , quan- 
do che, prevenuto dalla morte, gli convenne pagare all'umanità quel tri- 
buto , al quale è tenuto ogni uomo che è nato al mondo , e que' che na- 
feer debbono , laonde fini di vivere circa gli anni del mondo redento 
ijjo. 1 o poco più , con grave p rdita dell'Arte della Pittura , che dal 
fuo itudiofo operare un gran vantaggio riconofeea . 



fìat iella Vita di P/'j>po Te/auro' 



VITA DI MASUCCIO SECONDO 

Scultore^ ed Architetto. 

QUanlo dt! hono alcun Cittì a que' Scrittori , che prima di ogni al- 
tro , na.r;ndj alca i loro pregio , le fangir faftofe di quegli Uo- 
""'niini , hi primi di tal Prof, filone fi vantano , p;r una inveterata 
credulità , non è eli a fscil cofa fpi egare . Perciocché elfi' imbevendo le 
menti umane di que' primi nuovi racconti , vi ftabilifcono tal credenza , 
che dopo f oprendofi dal tempo div riamente Cai fatti , anche in faccia 
alla verità trovan da principio oftmati contradttori ; perche imbevuti 
ì loro Popoli infin da fanciullezza da quegli , non han hiugo quefti di pre- 
occupate minima parte di loro , e maflìme quei , a ^ui 1j gloria da' loro 
Concittadini parche s'abbia afe mire, p^r le ritrovate divrfe cofe . 
Cosi dall'altro canto devon do'erf; quelle Città , .he per mancanza di ac- 
curati S.rittori , fi veggon defluite di que' vanti , di che le ave n con 
tanti furori col imtr i lor-i virtQofìflìmj Cittadini j le m morie de' quali, 
o difperfe dal tempo , o trafeurate digli antahi lor Patrioti , fecero mag- 
giori le glorie altrui . Quindi è , che p r tal traf^uratezza è la Città di 
Napoli reftata privi di qne le laudi ? he rn.r.tillìmim rtt< più a'fuoi Arte- 
fi i, che ad altri fi convenivano per il primato di molte cofe , delle 
quali vieD dal mondo injino ad ora creduti , a quelli le glorie dovtrferw 

E a attri- 



$6 Vita di Mafuccio Secondo 

attribuire. Perl oche dalla medefima verità fi farà conofeere appieno j et" 
fer diverfa la bifogna avvenuta , da quella che da 5 mentovati Scrittori» 
per eflér fiati i primi , che di tal forti di profelfione abbian fcritto , vien 
fatto credere a tutti ; portami ofi nella Vita che fiegue di Mafuccio fecon- 
do gli argomenti, gli efempj , e le operazioni medefi me , per teftimo- 
nianza di ciò che io dico , per difiìnganno di coloro , che infino ad ora 
diverfamente cred rono . 
Nafcita di Nacque quefeo perfettiflìmo Artefice circa gli anni del Signore 1291. • 

Maluccio, da Pietro de' Stefani , ed elTendo ftato tenuto al Sacro Fonte da Mafuccio ' 
Architetto , fu ancoragli , in memoria di lui , Mafuccio altresì nomina- 
to. Appena adulto fi v. de inclinato alle cofe dell'arte del difegno , in 
giiifa tale che prendendone particolar cura l'Architetto Mafuccio , vol- 
le farfene Precetcore , amandolo qual figlio infin d'allora j che fé lo fece 
Viene ìnfe Compare. Che però cercò iftruirlo in tutte le ottime regole di Architet- 
£nato dal tura, e di Scultura altresì ; per la qual caufa difegn-ava continuamente 
luoyo" 1 ? 3 - quelle figure , che migliori dell'altre ravvifava , moleftando ed il Com- 
primo. P are ' ed il Padre a formargliene nuovi efemplari J efercitandofi tuttavia 
nella pratica di fabbricare con vederne Io efempio daMafuccio medefimo, 
al quale giammai non mancavano le occafioni di fabbriche , durante le 
quali folea farvi affiftere il giovanetto allievo , acciocché unendo la pra- 
tica alla teorica , veni/Te a facilitarfi l'acquifto di così ftudiofa facoltà : 
Ma nel mentre , che egli cercava far maggiori , e più ftudiofi progreffi , 
con la guida di un tanto rinomato Maeftro , venne quelli a mancargli 
pL-rde il Ma- ne ' P' u bello delle lue operazioni , con difgufto univerfale di tutti , ma 
(tro nel fior più del giovanetto Maluccio , il quale non folo come Precettore l'amava, 
tie.^li anni rna come fuo vero Padre . Confolatofi però con la convenzione de'fuoi 
fuoi. parenti , feguicò per aicun tempo i fuoi ftudi , ajutando il Padre in quel- 
le Sculture che alla giornata li erano allogate , giacche ormai troppo de- 
bole fi conofeea per cesi dure fatiche , perche eran egli , ed il fratello di- 
venuti affai vecchi . 
Niccolò , Occorfe in quefto mentre che Nicolò , e Giacomo Sconditi ricupe- 
e Giacomo rarono la libertà , come fi diiTe nelle vite di Pietro , e Tcmmafo de' Ste- 
Scondici. fani ; borirle volendo quelli , a compimento del voto , eriggere la Chie- 
fa alla SS. Nunziata , con un Spedale per i poveri infermi , fecero ricorfo 
Erezione a Pietro , acciocché fattone per eilì i difegni , fi cominciarle la fabbrica» 
della Chie- che però valcndofi Mafuccio deH'occafione , volle fire egli i mentovati 
1.1 della S S. djfegni , che anzi non contento di tffi , ne fece di propria mano una boz- 
Nunzura . za ^ n^^j-Q f j a q Ua j.> piacendo afli fuddetti Sconditi ordinarono , che 
fi devefle per mano alla fabbrica , la quale fu eretta appunto l'anno ap- 
Giecomo preflon quello che fu incominciata ( per quello fi dice) del 1506. per 
Galecta dà l'accurata diligenza de'Maeftri che vi afììfterono , e di que' che l'opera- 
1 hiogo nel- g. f u un terr ; tor i dorato 3' fuddetti Sconditi da Giacomo Ga- 

cokofe . * e ^ 



Ginnasio 
:ano 



Scultore , ed Architetto ". 3 7 

Jeota "nella piazza anticamente appellata : Regione Ercolenfe , per 
"inochi da Ercole iftituiti , td ove era lo antico Gmnafio , coinè dal mar- 
mo Grtco , e Latino , che ivi è fttuato fi Ugge ; qual Ginnafio da Tito 
Imperadore fu fatto riftaurare , ed og«i ffrada della ^antifsima Nunzia- j^, V "? r 
ta vien detta ; ed a quella Chiefa accanto fu altresì l'Ofpedale fabbrica- 
to della Compagnia detta de' Repentiti , del qual infin' oggi fé ne veg' 
giòno i luoghi ; giacché l'odierno Ospedale non è più limato ove iù 
quello prima edificato con la (addetta Chiefa , ma poco ivi difcoflo , ed in 
faccia a quello fu pofcia er tto, ed ampliato; Indi dalla Reina Sancia,che in R u - n . c.* m 
un medefimo tempo d;è maggior comodo al nuovo Moniftero della Mad- c i a , 
dalena , da lei nell'anno i 224. edificato , fu ingrandita la Chiefa della 
Santifsima Annunziata , che ella ereff: a fue fptle , dopo la cdfione fat- 
tale della prima da' Governatori del luogo ; Come dalle fcritture , che fi 
ferbano in quella Santiffima Cafa , può da ciafeuno vederfi . 

Avea Maluccio nell'edificazione della prima Chiefa della Snntiflìma 
Nunziata dato moftra del tuo mirabile ingegno* che di gran lunpa i "io- 
yanili anni fuoi fepravanzava , avendola quafi all'ufo italiano condotta , 
e molto fi era feoftato dagli gotici ordini , per la qual cola diede fperan- 
za a' fuoi , ed a molti , che egli dov\ Se a' fuoi tempi magnifiche , e bel- 
liiììme fabbriche operare . Ne s' ingannavano punto , perciocché avea 
queflo giovane apprefa dal vecchio Mafuccio le Romane forme , e con cib 
nutriva un ardente defiderio di vedere in quell' alma Città i magnifici 
edificj di quella veneranda antichità , per abolire al poffibile quello abu- 
fo introdotto da' Goti ; Ma amore , e riverenza erano gl'impedimenti , 
per i quali non potea porre in efecuzione il ben nato defio; conciofiiacofa- 
chè l'età cadente del Padre , e del Zio non permetteva , che egli loro fo- 
ftegno fi allontanale da loro , a tanto configliandolo ancora l'amor del 
fangue . Ma fucceduta la morte di ambi i due Vecchi , dato che egli eb- 
be ripofo alle offa onorate di quegli , ed afeiugate le lagrime , fparfe per 
tanta ptrdita , come ancora raffettata ali una cofa domeftica , non tardi) 
molto a porre in efecuzione il fuo ben nato penliero , con incamminarli 
alla volta di Roma . 

Giunto in quella Città famofiffima per Pcrokhe azioni , e per tanti Vi ta Ro* 
virtuofilìimi Maeilri ? che vi operarono , fi diede ad offervare le opere di ma • 
quelli , e nd medefimo tempo offervava di quelli i flupendi vefligj , ed 
iva così pafcendoli in quelle bellezze graziofe dell'arte ; non lafciando di 
conlidenre né antica fabbrica , ne alcuna fcultura di quelle , che infino 
all'ora fi erano rinvenute dagli inveftigatori delle Romane reliquie ; e tut- M r Stu ^ ; ^ 
to ciò che gli dilettava , ritraeva indifegno, formando forra quepli iuj^""" 
tuoi itud] per 1 quali impiegava anche lore deftinate al ripofo , tanto fa 
1 amore dell'arte a chi veramente cerca di bene apprenderla , e perfetta- 
mente acquiffarl.a . Così dunque veduto nella cognizione delle vere mi« 

fiate, 



3 8 Vita di Mafuccio Seconda 

fure , venne altresì nel poflèflb dell'Arte , per la quale acqui flà la Rimi 
di que' che allora l'adopravano , e la protezione di molti nobili , i quali 
vollero di lui fervirfi , sì nell'erezione di fabbriche , come in qualche de- 
pofito ; che per non eflere ne quelli , né quelle venuti in particolar co* 
gnizione dei Notajo Pittore , che le memorie ne feri/Te , non fé ne fa 
di loro menzione . Quello di che (blamente ne da raguaglio, è di un Car« 
dinaie Nipote del Papa , the in quel tempo lo tenne molto impiegato , e 
tanto ch. j non potè lafciare il di Ini fervido , allorache fi* chiamato dal 
Rè Roberto , come in appreflb li dirà ; Quf Ito Cardinale per quello cht 
ne da la Cronologia di que' tempi fi ha i he fofle uno de' nipoti di Bonifa- 
cio Ottavo , che in quel tempo molto potevano in Roma , tuttocche luf- 
fe morto il Pontefice loroZ«o , per le fazioni che vi erano de' Guelfi * e 
de' Ghibellini ; att foche dopo di Bonifacio non vi furono per molti ann;, 
ne Pontefici Napoletani , ne in Roma tenne la Sedia di S.Pietro altro che 
Benedetto Nono , fucceflore di Bonifacio fuddetto , perciocché Clemen- 
te Qojnto , che fu cede a Benedetto , trasferì la Coite Romana in Avi- 
gnone nd i}of. , fecondo il Platina fcrifle ; altrimenti pu 1 crederli, che 
folle alcun Cardinale Nipote di Clemente V. , perciò, che quello Pipa fe- 
ce cinque Nipoti Cardinali , de' quali non è gran fatto , -he alcu.i di 
loro fignoreggiaife in Roma ; ma qualunque quelìo Cardinale lì folle , 
egli è certo , the in alcuna fabbrica ìmportaiuilììma lo tenne egli impie- 
gato , per quel che fiegne . 

Era p.r la morte del Rè Carlo S condo , dopo fucceduta la f ; mofa 
quiftione tra il Zio , ed il Nipote , (opra la fucceffione del Regno , e do- 
po altresì la elegante difefa di Bartolomeo di Capua, D.ttore Eccellentif- 
iimo , fucceduto nel Reame di Napoli il fipintillìmj Rè Roberto , allo- 
Rnberto ra Duca di Calabria appellato , e quello ptrfentenza di tutto il Conci- 
Coionaco ft° r0 de' Cardinali era llato Coronato Rè a gli 8. di Settembre del 1309. 
Re di Na- da Papa Clemente V. in Avignone . Principe veramente degho delle mol- 
poiiin Avi- te laudi dategli da tutti coloro , che di lui fcriflere ; t fluido egli il vivo 
gnone . efempio , anzi il lucidiamo fp echio, in cui fpe chiar G dovrebbrmo 
Lodi del tutt ' ' Regnanti dell'univerfo ; dei di cui fapere balla fol confiderare la 
Rè Rober- Hima , che già ne fecero 1 due primi chiaritimi lumi della Tofana Poe- 
to . fia , e della profa infieme ; dico 1 famolìliìm i Francefc.o Petrarca , < h il 
Petrarca, volle far giudice de' fuoi componimenti , e G 10: Boccaccio , che lui in- 
Bocaaccw. r fa tutt j j p rinc jp; jj Europa llimò degno di fin p-rfoua ; e perche avea 
quello Rè alla fua molta fapienza congiunta una profonda pi. ti vtrfo il 
Lodi della ^ n ' t0 ^' ^' lo » difiderava egli , e la Regina Snncia fua meglio ( Pi nna 
Regina ^' quelle virtù Crilliane dotata , e di quelle fante azioni che il Mondo 
S?.ncia. sa ) di eriggere una Chiefa magnifica in onore del Corpo di Crifro , con 
iflituirvi un divoto ufo di Iroceffione del Vener^b le per lì) Città nel 
giorno dedicato a lui , e che pei pofandofi in queua Ciucia , dovefiì per 

l'otta- 



Scultore , ed Architetto . 3 9 

l'ottavario rimanervi all'adorazion de' FedelijChe perciò fattone parola , 
gli furono da varj Maeftri fUteà ordinari diC'gni , per li quali run avendo 
veruna foddis fazione , cercò notizia di que' fimofi Maelìri , che l'Avolo» 
ed il Padre di lui avean fervito , e de' quali le laudi a piena bo^ca intefo 
aveajper lo che gli venne detto efler que' Vecchi pò. hi anni innanzi già 
morti , ma che un lor figliuolo , alkvato dell'Architetto Mafuccio , e da 
lui iftrutto nelle cofe dell'arte , fi ritrovava in Roma , ove eflendofi por- 
tato per compire i fuoi Uudj , avea per mezzo dell'Opere fue acquietato 
buon nome . Quello intefo dal Rè Roberto , non indugiò punto a man- Erezione 
dare in Roma un fuo ordine , acciocché Mafuccio favelle fubito ritorno della Chie- 
alla Patria ; Ma ritrovandoli elfo impiegato in uni qualche importantif- '*,..** 
Urna fabbrica, che tr iggevafi per ordine d'un Cardinale , che era in quel m ; nc j aca ^i 
tempo di molta autorità , come Nipote di un Papa , come il è detto di alnoArchi- 
fopra , non potè allora ubbidire a'comandamenti del Rè , per non poter cecto. 
lafciare forte nel bel principio la cominciata imprefa , laonde con umili 
feufe cercò avere qualche dilazione p.r il fuo ritorno , promettendo di 
ben fervido , allorquando avelie potuto lafciare a buon termine il co- 
minciato lavoro. i>^ntl con qualche (degno il Rè Roberto quella repulfa, 
e conofecndo, che il replicare l'iltanze farebbe fiata opera ìnfruttuofa ap- 
plicò l'animo ad un foraftiero Architetto , che in quel mentre fi gli era of- 
ferto di fervido , del quale Maeftro per diligenza ufata , non è mai a noi 
giunta la notizia del nome , ne della Patria ; Quello veduto il fico, e for- 
matone fuoi dilegui» e modelli , al Rè , ed alia Regina Sancia lece ve- 
der con parole eretta la più magnifica Chiefa del mondo ; per la qual 
cofa fi diede principio all'erezione di quella colia maggior follennità, che 
unqua fi foiTe veduta ; tuttoché , fecondo alcuni , fi temefTe dal favio Rè 
una non buona condotta , per le molte promefle fitte da quello . Ad ogni 
modo , dopo varie facre cerimonie Vi buttò egli la prima pietra , bene- 
detta dall'Arcivefcovo Umberto , alfiftito dalla Regina Confor&e » da' 
Principi , e PrincipefTe fue figliuole , e parenti , con moki gran Baroni 
del Regno , nell' anno qio. 

In quello mentre Mafuccio avea molto innanzi tirata la fabbrica rac- 
comandatagli della Chiefa in Roma (la quale né meno venne a notizia di 
Gio: Angiolo , infin dal fecolo i foo. , quale precifamente fi foiTe ) e pro- 
feguendo tuttavia allo avvanzamento di efTa, per isbrigarfene quanto pri- 
ma , difiderand > di andare a fervire il fiio naturale Signore j ed infratan- 
toche a quello attendea » ebbe notizia , che il Rè Roberto fdegna- 
to verfo di lui , avea commefTo r erezione della Chiefa ad un Ar- 
chitetto foraftiero , il quale di già avea dato principio a quella fabbrica , 
con un grande apparato di promefle . A cotal novella fentì Mafuccio ac- 
cend rfi di un ardente difiderio di portaffi al più prefto , che li fulfe flato 
poiììbile alla Patria , e vedete , ebe «jdifte fi tenefie da colui , e che pre- ( 

^ pacar 



40 Vita di Maluccio Secondo 

paramenti fatto aveiTe , dubitando non poco , che forfè non farebbe t'm~ 
icita con quella felicità , che fiera figurata, e rnaiììmamente , che da 
Napoli da'fuoi parziali, e parenti , li veniva avvifato ciocché faceyafi 
in quella; che perciò condotta a buon termine la fua opera , e lafcian- 
do per lo rimanente gli ordini opportuni , con buona licenza del Cardi- 
nale , a cui rapprefencò la fua urgenza , a Nàpoli fi conduffe nel più bre- 
ve fpazio di tempo , che gli fu polfibile accommiatarfi da Roma ; perle- 
che non potè efler così prefta la fua venuta , che non trovatfe molto avan- 
zata la fabbrica della nuova Chiefa . 
Ritorno di Nel primo arrivo , che fu circa il 1318., fi portò ad oflervarla , e 

Maluccio^ fu così opportuna la fua venuta , che potè in gran parte riparare a quello 
»n Napoli. cne malamente infino allora fi era operato ; Concioflìacofachè conofciuto 
efier difettofo il modello , conobbe altresì quello che vi mancava nell'o- 
pera , e maffimamtnte 1 niCefTàrj fondamenti , che molto fcarfi fi erano, 
poco palmi di fotto gettati . Che perciò , chiefio udienza al Rè Roberto , 
prima lo refe dplce verfo di lui, portandogli umilmente le lue ragioni ,e 
pofeia finceramente gli dine il cattivo principio , e peffimo avanzamen- 
to , che fi faceva dell'ordinata Chiefa ; laonde fubito fu dal Rè ordinato, 
che l'Architetto feraftiero defifecffe dall'Opera , e perche egli era faviiifi- 
mo Principe , comi fi diffe , volle , che in fua prefenza da i due Maeftri, 
con afflìttila di aitn tip-iti , fi djlcorrefle del modo tenuto , e da te- 
nerfi , dal qual aìjcorfo conobbe poi il molto vanto , ed il poco valore 
del foraftiero , con il profondo intendimento di Mafuc io , al quile die- 
de la cura , e l'autorità di riparare , e di compire a fuo talento la f bbri- 
, ca . Ma dispiaceva non poco a Mafu.rio , che quella fofse a tal fegiio tf- 

mÌìAiccìo ' rat3 ' nnan2 ' ' c ^ s non P tcfse , lenza grave danno dell'Erario Regale but- 
iopra Ja fa- Car ^ a terra ' e più difpiacevagli cfser ella /ormata cor. tlillgno nll.i gotica; 
baca . tuttavia confortatovi d'animo , promife al Rè rimediare agii commeffi di- 
fordiri , già avvertiti , quali erano ; prima , chg la fabbrica n ri 
avea que' nccefsarj fondamenti , che fi richiedevano , per alzarla con ma- 
gnificenza , e Secondariamente , che non venendo molto a'ta ( come per 
ifc ufa del primo difetto partiva i! foraftiero ) era forza , che venirle cie- 
ca di lume ; per ultimo , che bisognava finirla in quella gotica forma , 
tanto contraria al fuo genio , benché certafle farvi il poffibile per sbeì- 
lirla , e renderla maeftofa , ma che non p. tea fv.rfi a meno di rimediar* 
la parte fnperiore con le travate , ogni qualvolta volerle alzarla Secondo 
la idea , che concepica avea . Così ordinò , che lì cava (fero 1 fondammo 
di convenevole profondità , ove fece lavorarvi a mano , con Sporger fuori 
molti palmi , per ogni tanto fpazio , acciocché, fopra di elfi poterle alitar- 
vi molto gagliardi i vottanti , per reggere la f.bbrica , ere egli poi fere 
alzare in altezza maravigliofa ,ecreSccndo fito , fi allungai tetto' lo fpa. 
Zio •■ che fi vecie c/al Piiaftro ove e il Pulpito, ove poco fopra e Id fcr •!;■-.-», 



eli- 



Scultore > ed Architetto. 41 

che divide la nave dalla Croce , e dallo Aitar maggiore ; il quale fpazio 
crebbe egli , per alquanto dargli forma di Croce , in cui vi erefle alcune 
Gappelle , che rendono adorna la Chiefa nella parte della Croce fud- 
detta , e furon altresì rendute dopo più adorne da' Sepolcri Reali , che 
appreflb vi furono collocati giufta la fua idea ; come in appreflb diremo. 

Mentreche Mafucci® profeguiva quefta fabbrica , alquanto di mala 
voglia , per efler'ella alla gotica , e perche veniva altresì biafnnata- da 
Carlo Illuftre , Duca di Calabria , figliuolo di Roberto , e Vicario del 
Regno, gli convenne di fcolpire il fepolcro a Caterina d'Auftria moglie Sepokura 
di eflo Carlo , la quale morì nel 1525. , e quello con magnifica diligenza di.. òrcriiia 
compiuto , fu collocato dietro il maggiore Altare di S. Lorenzo . Indi d'Auftria . 
datofi di nuovo a'penfieri degli abbellimenti per la nuova Chiefa del 
Corpo di Cri Ho , acciocché le aggiunzioni , e nxignifietnze la rendeflero 
confiderabile appreflb il mondo , ed avendo quello in penfiero , li venne 
irnpofto dalla Reina Sancia i'ereziona della nuova Chiefa , e Moniftero di 
fi. Maria Maddalena , giufta Raccordo avuto con i Governadon del luogo, 
comedifopra da noi iidifle; Per la qual cofa , nel fito donato nuova- P"^?^ 1 * 
mente alla mentovata Reina , fu con magnifica pompa , e Real munifi- i ena 
cenza cominciata la Chiefa coi Aioniftero di beiliifima forma alla Roma- 
na ; cola che fece maravigliare in que' tempi , e crefeer la lliina all'Ara 
tefice , che non poco fu lieto di quefta occaiione , per far nota la fua abi- 
lità , e peregrino ingegno . Or mentre che quefta nuova Chiefa aveva 
principiata , avvenne , che dalla Reina medefima gli venne comunicato 
un penlìero , che ella nutriva da più tempo nel cuor; , ed era quello di 
erigere una Chiefa , ed un Convento alle Suore , ed a" Frati di S.France- 
feo di Affili , in un qualche rimoto luogo , atto alia quiete dell'anima , 
che fempre in quella il palce con fante orazioni;Concioifiacofacchè la Ioli- 
tudine è molco propria per la contemplazione delle Divine cole , Ebbe a 
fummo grado il felice incontro di Cai comandamenti Mafuccio perciocché 
era molto difiderofo di moftrare a lei , al Re , ed al Duca Carlo , come 
anche a tutti , alcun' opera di fuo genio , ed avvenga che quella della 
Maddalena folfe di fuo piacimento , ad ogni modo per aver maggior cam- 
po da moftrare nella moltiplicità de* lavori , quanto egli valefle , con- 
fortata la Reina a porre in efecuzione un così fanto penfiero , adocchio 
un fito vicino al Mare , ed appreflb un Bofchetto , il quale faceva aprica Sito per Pe* 
collinetta , poco tratto lontano dall'abitato , che participatolo alla Reina lezione del» 
ne fu oltremodo contenta , che perciò fìttone egti un picciolo modelle t- ,a Chiefa 
to (il quale non ha molti anni , che era in potere de' Frati , fé bene al a C;otc - 
folito loro , aliai mal concio ) diede principio alla fabbrica , nel men- 
tre quella di S. Chiara guidava , e dirigeva quella della Maddalena, e con 
mirabil preftezza avanzando l 'una , e l'altra fi vide quefta condotta mol- 
toa buon termine, ma con ordine Dorico Architettata , ed infime vi 

F fab- 



42 Vita di Ala/liccio Secondo, 

fabbricò nel tempo medefimo un comedo Convento per le Suore , e poi 
Ciucia , co difcofto da quello uno per i Frati ne fece , com.- aite sì poi vi ereflè 
e Convento un'altra Chiefa , fetto il titolo della Santiflima Triniti: , per lo che affi- 
.' ^; :i !" ftendovi ailìduamente , e lavorandovi inceffantemente buon numero di 
ruta U " Cp trar i » terminò con mirabil preftezza tutta la fabbrica di quello luo- 
go , nell' anno i 328. , come nel regale Archivio fi legge. Quanta 
con-folazione ne fent.fle la Reina , non è mio pontiere fpiegare , per ve- 
dere erette al divino culto per fua e pera sì belle Chitfe i la qual cofa 
può facilmente penfarfì da chiunque sa la Santa vita , che ella menava ; 
laonde folo dirò , che in quefta ultima Chiefa , la quale ella nominò, 
S.Croce , per Jivozione della Croce del Salvatore , acuì la dedkò, e 
per una Chiefa di fimil ti tolo , che eia a Firenze , ove fufepellito il 
picciolo Carlo Martello, figlio di Carlo Iilulìre fuo figliuolo j in quefta 
dico fi ritirava fpeflò con le fue Dame , ed in compagnia delle Suore , 
che ella collocate vi aveva, cantava le laudi , ed orava ^ Dio ; ed in fi- 
ne quivi fi ritirò dopo la morte del Re Roberto fuo fpofo, facendofi Suo- 
Reina San.ra di S.Francefco , cambiando il nome di Sancia in Suor Chiara , e qui- 
cia Mori vi fervendo qual umil ferva le Monache , lautamente morì , come fi ha 
Monaca nel ^gi j a f Qa v jt a y e cerne nel fuo fepokro , eh' è collocato all'Aitar mag- 
li 1 C ° S' ore ^' 4 ue ^ a Chiefa , fi legge ; Il qual fipolcro fi tiene per opera di 
Mafuccio . Quello luogo oggi è il più cofpicuo , e frequentato di tutta 
Profezia di ^ C'ttà , giulla la profezia , che appreflb le fece S. Francefco da Paola , 
S. Francefco allora che il fuo Convento vi ere/Te j rnentrecchè dopo toltone il Bofco , 
da Paola, vi fu fabbricato avanti di lui il Palaggio Reale, che li fa Regale , e mac- 
ftofo afpetto ; efiendovi intorno molte magnifiche Chiefe , come S. Ma- 
ria della Solitaria , S. Luigi de' Francefi , oggi S.Francefco di Paola vol- 
garmente appellato ; S. Spirito di Palazzo , e S.Francefco Xaverio . Così 
è renduto adorno di molte nobili , e magnifiche fabbriche che lo circon- 
dano. Il Convento della Croce comunica con quello della Santiflìma Tri- 
nità , ove (lavano i Frati , che per ministrare i Santi Sacramenti alle 
Suore vi collocò la Reina Sancia già mentovata . 
Chiefa , e Conofceva affai bene il Duca Carlo il valor di Mafuccio , che fé 

S°' Marti 1 k ene aVe fi' e ' a fabbrica biafimata della Chiefa di S. Chiara , ad ogni mo- 
ttetto tia_» d° P er0 » non intendeva pregiudicare alla flima del fuo Artefice , ma a 
Cailo Uhi- quella gotica ufanzail fuo biafimo indirizzava ; Come in apprefso fu per 
^ c s ogn'un conofciuto,imperocchè volendo ancor egli il mentovatoDuca,con- 

trafegnarfi fra Principi , con l'erezione di una qualche magnifica co- 
fa , fi propofe di eriggere la Chiefa con il Moniftero a S. Martino dedica- 
to , fopra il Monte S. Eramo , la qual cofa avendo conferita con Fran- 
ta den^d" celc0 Ai Vit0 ' e Zino di Siena Architttti » re rfiede ,a cura a Fra Riccio 
itero di S. Abate di S.Severino per guidare la fpefa ; ma cominciata la fabbrica , e 
Severino, quella non foddisfaando al fuo^gen.iOjfecc fepraintendente di eiTa l'Archij 

tc«o 



Scultore, ad Architetto. 43 

tetto Mafuccio , che unitoli con Francefco di Vito , più intendente , e 
non così duro come il Zino di Siena , condurti a perfezione li b.ili fib- 
brica , che a* noftri giorni fi vede ; € quello è quel Mazzeo nominato 
dal Summonte ne' tatti di Cario Iiluftre , cosi bri; per abbiglio di 
antichità dagli altri Autori deferitto . Indi eiTendofi ne' medeliim cempi 
proporlo dal Re Robeito di fabbricar Sii quel" Monte un Cartello (fecondo p bt» ìca del 
il Colennucciojfu per configlio di Maluccio tagliato il Monte a fcarpi,ft> del Cartel 
Condoli difegno » ed il modello che avea formato, e con pietre quadrate, di iH.amo. 
tolte dal medefimo faflo , forniti i baloirdi, e le fu j cortine , fabbri. 
caniovi cafe comodiffime , e che reliano ficure da qualunque mfortu.iio 
potefle giammai in tal luogo accadere. Così'l Caftllo per io fito,e p rche 
e tagliato quafi tutto nel Monte, fi rende inefpug labile, a qualunque at- 
tentato potefle immaginarfi,non che m;tterfi in opera,da chi voiede com. 
batterlo . Cesi in un medefimo tempo quello Cartello , rende ornamento 
alla Citta , e licurezza a' Regnanti di erta , perche è il freno de' popol. ; a 
quale oggetto mi perfuaJo , che il Savio Re Roberto, fibbricar lo facefle. 

Circa quello tempo , che fu nel i J2;. fi prefentò a Mafuccio occa- 
sione opportuna per far conolcere al Re anche li fua virtù della fcoltura. Morte dì 
poiché morì nell'anno mentovato, prima Caterina d'Aullria , moglie del Cateiina d 
Duca Carlo di Calabria , e poi nel mefe di Marzo la Reina Maria , Ma- jeJ* 'rlcina 
dre di Roberto , per la qual perdita volendo confidarli quello dottdllino Maria, e io- 
Re col volere del Cielo , ordino a Mafuccio ( che forfè la fua opera prò- »'<> fepouura. 
ferto l'avea ) l'uno , e l'altro fepolcro , laonie fu quello della Reina Ma- 
dre fco.pito di bianchi marmi, con regale magniruenia ; avendo altresì 
l'altro con buon difegno «.ominciato a Mofaico , (opra quattro colonne , 
e con regale Maellà elcguito ; come fi vede dietro l'Aitar maggiore della 
Chiefa di S.Lorenzo , ove fu collocata per noti erterlì ancora compiuta la 
i bbrica di S. Chiara ; nel qual fepolcro ti legge Hcjacet Caterina filiti if cr [ n -one 
f^gis Alberti , éf Niptit ^egit \olnlphi Hpmanoru a S^eg't , ac Soror {.polare a. 
FriAerici in f{egem Rjmanorum EieUi Domini Aujinx , ac Confort Sue- Caterina d' 
Utibilit Caroli Primogeniti Domini l'r incipit Domini Esther ti è"C e quel Auftria . 
che li gue . Qu, Ilo della Reina fcolpito con più attenzione , e compiuto 
con maggior gen o , fu collocato nella pirte interiore del comunicarono 
della Chiefa di S. Maria Donna Regina, rom'ella av.va ordinato ; Per 
la ftruttura di quelle fepoiture , e più per quello della Rema , per i can- 
didi marmi cosi bene f;olpiti n'ebbe Maluccio dal Re , dal Du a Carlo, 
e da tutti copiofe laudi , avendogli queiVopira molto crefJuto il concet- 
to , eh.' fi aveva di lui . La If.rizione del fepolcro della Reina Maria , 
per non eflVr facile al curiofo di leggerla, eden io in fagro luogo di Clau- 
fura, qui fi trafport. pr cornilo de' leggitori • 

He reauiefeit StxBa Mi,nor : a excelltntitfima Domina , Domina aU^n^"" 2 
Maria Dsi gratta Hirufakra , Siala, Uiganeqi Bigina, ^««Muia!""" 

F z jici 






44 Vita di Mafuccio Secondo, 

£ci l'rincipit quondam Stephani Dei gratia Rfgis Ungavi a , ac feliBtt 
darà memori* inclyti Principi* Domini Cara/i Secttndi , 0* Ma-ter 
SereniJJìmi Principi s , & Domini , Domini Roberti , eadem grati.i Dei 
th&orum R^gnorum Hierufalcm , Sicilia !{egu>n illujtrium ; qua ubiit 
anno Domini M. CCC. XXI li. Ind/3.vi.die xxv.menjìs Marti i cujus Ani- 
ma requie fcat in pace . Amen . 
Chicfa di Nel medeiìmo tempo che Mafuccio eriggeva le fcritte fabbriche gli 

S. France- convenne accorrere al riparo della Chicfa di S.Francefco , in quegli anni 
coVdfro- mede,ur " edificata , vicino quella di S.Chiara da un foraftiero Archilei- 
vinare,e ri- to ' come Q M per tradizione , e fu in quello modo . Neil' anno i ?if. 
parata ma- venne in Napoli dalla Città di Affili una Suora del terz'ordine di S.Fran- 
ravigliola- cefco , e quella portava feco una divota effigie del Serafico S. Padre , e 
mente uu ca pi^, j n a l cune ca f e i c | ie erano , ove al prefente è la Chiefa , ed il 
Moniftero luddetto . In quefte cafe vi aveano collocate il Re , e la Rei- 
na aLune Monache , deputate difpenfiere delle Regie limoline ; quefte 
divote Donne veduta la Immagine del Santo Patriarca , animate da un 
Santo difiderio , vollero fabbricare una Chiefa per colhcarvela dentro ; 
laonde ottenuto il Regio confentimento da que' pn Regnanti i chiamaro- 
no quello mentovato Architetto » il quale fi dice , che folle il medefimo, 
che innanzi a quella , aveva per ordine di Roberto incominciata la Chie- 
fa di S. Chiarate perchegiammai non è cos'i derelitto un Artefice per man- 
cante che forTe , che i fuoi parziali non abbia , le Suore conservando a 
coftui loro benivolenza , e come poco intendenti , compatendolo della 
difgrazia avvenutagli , quafi da quella » e non da mancanza del fapere li 
folle accaduto il già noto difavvantaggio , vollero perciò , che da lui fof- 
fe fabbricata la Chiefa , ed il Convento , ove le fcritte Monache pro- 
Madd 1 na ^ e ^ arono k povera regoia di S.Francefco , ed in brieve crebbe talmente 
<ii C >ftanio '* divozione , che poi molte nobiliffime Donzelle vollero quel Santo in- 
AiiS.Vita. ftituto abbracciare, ed infra quelle vi fu Maddalena di Coilanzo , che 
efemplarm.nte vivendo , morì in concetto di Santità . 

Or quella Chiefa , non avendo mi credo fodi fondamenti , edefs?n* 
do peggiori di quelli (atti nella fabbrica di S.Chiara , crollò notabilmen- 
te da un lato , per lo che accorfovi fubito Mafuccio , recinfe con catafte 
la Chiefa , affienandola con grofse travi , ed altresì facendo il medefi- 
mo al Convento , cavò i necefsarj fondamenti , e buttandoli fodif- 
fimi , alzò fin dal fondo de' medefimi un muro a fcarpa , dalla 
parte ove crollata era la Chiefa , e tagliando fempre il muro già fabbri- 
cato dal Foraftiero , vi facca fuccedere il nuovo , the andava alzando , 
finche arrivatosi tetto , e quello ftabilitolo fopra i fuoi muri , fortifica- 
toli con grofse catene , di ferro, refe ficura la Chiefa , il Convento, ed 
infieme il cuore fmarrito delle pietol'e Suore , le quali colmarono Mafuc» 
ciò di mille Ccklu Benedizioni 

Ma 



Scultore , ed Architetto . jff 

Mi è tempo ormai di ritornare al racconto della Chiefa del Corpo 
di N-S. , qual da noi fi nomina S. Chiara , per maggior intelligenza dV. 
Lettori . Avea Maluccio allungata la Chiela , come fi dirle , ad opetto Fabbrica di 
di <-rcf erla mirabilmente di .Itezza , e perche una cosi liraordinaria lun- , . at f. ' 
phezza non dadè all'occhio , cercò ingrandirla da' lati con ingegnolò pen- u, i,:'' ' '•" 

.. \ i V • • n- i • r v Clini, UHI. 

fiero ; che perciò tirò da fuori per ogni canto di erla le piante di c?.paci, 
grandi , e maeftofe Cappelle , compartite con buon'ordine una appreilò 
l'altra , e confidandoli ne' gagliardi vottanti , gettati , e fatiti a ("carpa , 
con fode , e quadrate pietre , a tal fine ordinati , e fabbricate fopra le 
mentovate piante quelle Cappelle , ruppe tanto di vano ne 'muri laterali, 
quanto era l'altezza delle medelime , fenza ne meno ombra di pericolo di 
lelione , o movimento alcuno , per le accennate prevenzioni , e comu- 
nicò nella Chiefa l'adito di erte , abbellendole con ornamenti , e regole , 
che dal Notajo Grifcuolo « vengono Bar ice tali nominate ; quali a mio cre- 
dere ( giacche altra interpretazione non fé ne trova ) è un ordine grande 
o fia grave per la voce greca @<tpù( : ed è mirto fecondo la bifogna , per Co* 
gliere quanto gli fulfe polììbile la forma gotica ; quindi avendo a ili urato 
il tetto con fortiilìmi corridori di grolfi legni , maravigliofi per la di loro 
grandezza,e quelli armati fortiJlìma mente di ferro da ogni banda per ficu- 
rezza , ed eflendo ficuro della gagliardezza della mafficcia fabbrica , tutta 
conceda di quadrate pietre , coverfe il tutto con ifpaziofe , e grolle Mitre 
di piombo , che recò maraviglia , e diletto infieme in quel tempo , non 
folamente al Re , ed alla Reina il vederlo , e vedere inlìeme con quanta 
magn ficenza fulfe formata la loro tr.nto deliderata Chiefa , ma recò anche 
ilupore aikra una tal novità all'occhio di tutti i riguardanti , che anzi 
tirò inlin da Roma i curiofi dell'Arte , per oflervare le diligenze rifatevi 
da Maluccio , a cui ne furon date picnJlìme laudi da tutti . Quella Chie- 
fa venne ancora abbellita dalle pitture che vi fece il fnmofillìmo Giotto • /-- t- 

•I-ili- • <" ■ ■ l-n n L -iv . 7 Giotto Fio- 

il quale da Firenze rece venire il Re Roberto, acciocché con lue pitture uncino pit- 
ia dove/Te adornare , come altresì alcun'altra , delle quali pitture , oltre core famè- 
di ciocché ne dirle il Vafari nella lua vita , fé ne farà in appreflò da noi ^ irim0 - 
menzione onorata , nella vita di Maefiro Simone . VoTari, 

Ma perche in quello inondo fillace non fi dà perfezione veruna di 
Contento , fu quello amareggiato a'quei pii Regnanti da un fenfibililìì- 
mo, e ddorofo cordoglio, eh loro fopravvenne , quafi che ìnafpetta- 
to , così difponendo il Signore Iddio , forfè perch- maggior merito ap- 
preso di lui a.quiihlTero, per mezzo di una crilliana fofferenza , erafle- 
gnazione nel fuo Divino volere ; perciocché mentre che eglino gioivauo 
per l'erezione felice di così magnifica Chiefa , e dell' altre erette dalla „ 
Re.na Sancia , con i loro Conventi , accadde la morte di Carlo Illuftre Cartolila! 
Duca di Cilabria , primogenito , ed unico figliuolo del mentovato Re , fere Duca di 
«onii fi dilfti dal quale ( dopi che lo pianfe amaramente , mentre che per Calabria. 

le 



46 Vita di Maluccio Secondo 

la fue virtuofe bontà teneramente l'amava, ) fu ordinato a Maluccio, che 
fare gli doveiTe il depolìto nella nuova Ghiefa di S. Chiara ; perloche 
egli, che dilìderavi con fui opera confolare , o alm-n mitigare dell'af- 
flitto Padre il dolore , lafcianio ogn'alcro arFire , fub,to ne formo il di- 
fegno , e dopo quello un m )dello di terra cotta , quale piaciuto al Re , 
Sepoltura diede principio a 'lavori di marmo , chi adornar doveano la Sepoltura 5 
di Carlo 11- Scolpendo su la cafla , ove il Corpo di Cario npofava , la fua Statua a 
ltiftie. giacere , adornata del Real manto , fparfo di gigli d'oro , e con la Coro- 

na in tetta , la qual Ititua vien (coperta da due Angioli , che alzando le 
Sepolcrali cortine , la moftrano a' Spettatori ; e nella fuddetta CalTa vi 
fcolpi di baffo rilievo il med d'imo Carlo a federe in maeltà , ponendogli 
da un lato i fuoi Bironi , e dall'altro i Miniftn dei R.gno , ed a fuoi pie- 
di un vafo , in cui tiene egli lo Real ftojco appoggiato , nel mentre che 
in quello (lan bevendo una pecora , ed un lupo pacificamente; ciò fi- 
gurando per fimbolo della fua gran giuilizia i avendo i piedi appoggiati 
su gii onirri de' fuldetti ammali, elfeniovi altre figure per ornamenta 
del Sepolcro , come ancora quella della B.V. colflimbino , e di due San- 
te Vergini fidiate fopra il Sepolcro dove fimfce , e vi fono degli orna- 
menti molto ben lavorati n;lle bali li elTi , eh: fon due colonnette , che 
pofano fopra leoni giacenti , e per ogni una vi ha fcolp^to due Virtù ala- 
te , quali Angioli , eflendovi inqa-lL- prime li Giuftizia , e la Fortezza, 
la Manfuetudine , e la Prudjnza , com^ fimiim-'nte rapprefcntano nelle 
Coionnett: di dietro , che fon fiotto vicino ai muro , la Magnanimità , 
la Fedeltà , e due altre , che non fi veggono . 

Cosi compiuta djl tutto ia Sepoltura , fu erfa murata nella Tribu- 
na laterale all'Aitar maggiore dal canto d-U'Epiftola , ove fi leggi la fe- 
gueate ifcrizione in caratteri goti.i . 

?^5v| Hic jacet Princept lllajìrif. Domìnus Caroliti , Primole»! tur Sere- 

tùi-à^diCar- nijjìmi Domini nojiri , Drniaì Roberti Dei gratin Herufalem , 

1 1 Et Sicilia f{egit , Inclitus D.ix Calabria , éf pr afati Dimmi ni- 

Jtri Vicariti! Gmeralis , qui J aititi a pracpuus %Aator , &• etti* 

tor , ac \°ipublica Hrenuur Jefenfor ; obiit autem Neap. Catko- 

lice receptis Sacrofan^a Ecclfia omnibus Sacramentis . Anne 

Domini l}28. Inditi. 12. Anno atatis fua xxx. Regnante f liei, tr, 

Vr afato Domino nojiro Rjg? , ^gnorum ejus anno XX. é"C. 

Valuta n^lla nuova Chiefa da' Cittadini quella nobile Sepoltura , 
fu ella da ogni eto di perfone fommimente lodata , per lo che ordinò il 
Re , che andafTl- fermando un modello per enggere nel maggiore Al tri re 
il Ino tmnolo , il quale voleva , che folle fimiglnrite alla Tribuna già 
eretta da Pi tro fuo Padre neila Cippella de' Minutoli nel Do moi 

per- 



Scultore, ed Architetto. 47 

perche in quello modo rarebfa: un fepolcro per iui , ed un ornamento ali** 
Aitare , eflendo la Chiela con formi gotica eretta . Così dunque Maluc- 
cio p r appagare il defid.rio dei Re , fecondando il Aio genio , e la ne- 
cellità , dd.gnò , e modellò in tal forma il Maufoleo J coltrutto però con 
varj , e capruciofi ornamenti , il qu.Ue inoltrato al Re , fu da quel! umile 
Signore ftimato troppo magnifico per un uomo di pjco merito , com'egli 
fi dimiva , apprefll) Iddio ; laonde per allora atte fé a far terminare cioc- 
che f-cea di meftieri , sì per lo comodo delle Suore ( alle quali avea eret- 
to contiguo alla Chiefa , un ampio Moniftero ) comi anche a que' Frati, 
che lor miniftravano i Sagramene ; Indi attefe ad ottenere le defi .erate 
indulgenze , e vantaggi della fua Chitfa. Così dunque finita in tutto la 
Chiefa , nell'anno 1330. vi furon concedute da Giovanni XXI. Pontefi- ~. o . ^y. 
ce, tutte le indulgenze , che godono i Frati Minori per tutto il Mondo p a p a . 
redento , come nel Campanile fi legge , benché quello fu coftrutto alcu- 
ni anni dopo la mentovata Chiefa ; e/Tendo che di tempo in tempo furo- 
no fatte le ifcrizioni accennate , come in quella , che la parte dell'Orien- 
te riguarda , qual narra la Confegrazione di detta Chiefa, fatta nel 1 540. 
come da noi per coinmodo de' Leggitori , fi farà parola di elle , allora 
che dell'erezione del Campanile difeorreremo . Impetrò altresì il Re Ro- 
berto dal mentovato Papa , che la Procefiìone dell'Oftia Sagra venifle in 
quella Chiefa , ed ivi dall' Arcivefcovo fu/Te il Santilfimo Sagramento 
lafciato , dopo data la Benedizione al Popolo , per gli otto giorni ; co- 
me diffufamente fi legge nell'Engenio , de' Rjti , e Cojìumanze napole- 
tane . 

Crefcevano intanto di numero le Suore nel Moniftero della SS. Cro- 
ce , eretto due anni prima dalla Reina Sancia , come fi diffe , per lo che 
più non capivano in quello ; laonde vedendo il Re Roberto , che di gior- 
no in giorno cresceva il Sacro Ordine del Patriarca d Aflìfi , aumentan- 
doli la divozione di efio , per la qual cofa determinò di ampliare per ogni 
canto, e rendere fontuofo il Moniftero di S. Chiara , ed ivi trafportarle, 
acciocché ampio , e fpaziofo luogo abitaffero ; e tanto più , che fapeva 
il p> nfiero della pia C onforte , d'introdurvi la regola di S. Chiara . Così 
fattane parola a Mafuccio , ne fu da lui difegnata la pianta , ed infieme 
l'alzata di tutto l'edificio , che dovea crelcerfi , ed unire con l'altro , ed 
eflendo cotai dilegni flati ccnlìderati dal Re , come quello che di tutto mi- 
rabilmente era intelligente , conobbe che non folo il luogo veniva capa- 
ce di gran numero di Suore , ma che altresì vi reftava fpazio grande pee 
ornarlo di delizie ; laonde ordinò, che fenza veruno indugio in opera folle 
pofto il difegno , il che di lemma ccnfolazione riufeì non fidamente alle 
Suore, ma alla Reina affai più , per i fanti penfieri che ella avea . O» 
mentre che quello Moniftero fi andava maravigliofamente ampliando k 
venne in p.nfiM a Mafuccjo, di eriggervi un, Campanile, che comincian- 
do 



48 Vita di Mafuccio Secondo 

do con ordine tofcano , moftrafle nelle fue divifioni gli a ' tr * <l liattr o or- 
dini , cioè il Jonico , il Dorico , il Corinto , ed il Compofito ; e così 
dal iuolo infino alla fommità compiutamente tutti i cinque ordini di Ar- 
dii tettura contenefTe insefteflb, e quelli rendere adorni di ricchiflìmi 
fregi; laonde fattane parola col Re, lo perfuafe ad eriggere una tal fab- 
brica , tanto più che doveafi neceflariamente ad una Ghiefa cosi cofpicua 
fare il fuo Campanile , il quale egli intendeva di fare nel defcritto mo- 
do , per manifestare al mondo la fua abilità ; aggiungendo aver penfato 
Itipgne , ed ancora , che nel primo ordine , ovvero nella baie , vi fi avrebbe patuta 
i " Z .™ ni intagliar* gran lettere , che la erezion della Chiefa , ed i fatti ivi fucce- 
nel Campai ^ uC j ' '" ,atin ' vet ^ 1 fpiegaffero . Piacque al Re il penfiero , e difpofto 
nH« di S. ccs ì di compiacer Mafuccio , cui egli molto ftimava , come di eriggere 
Chiara, fabbrica sì fontuofa , e memorabile per tutti i fecoli , ordinò, che poc 
fi doveflè in efecuzione , non badando a fpefa veruna , tutto che cono- 
nofcefle erTer molta , dimoftrando in ciò l'animo fuo veramente Regale ; 
per la qual cofa munitofi Maluccio del bifognevole , e di pratici Maeftri, 
buttò fodiflimi , e profondi i fondamenti di eflò , giacché dovendo ino- 
ltrarvi i cinque ordini compattttamenteun fopra l'altro , neceflariamen- 
te dovea venire di altezza maravigliofa ; che perciò infin da' fondamenti 
cominciò a farvi porre regolatamente pietre quadrate di fmifurata gran- 
dezza , e con tal fimetria , come aveffe dovuto apparire all'occhi di eia- 
Fabbrica feheduno , ciocche fepolto nella terra veniva . Arrivato al piano della 
bdliffima-i ftrada alto 4. palmi da terra , pofe per prim'ordine un ben grande , e 
nUe dT^s" ma ^ icc '° Toro ' ° ^ ia barione di marmo bianco , il quale ha più di tre 
Chiara. palmi di diametro , e che tutto il Campanile circonda , quindi feguitan- 
do un dente , fi alza fopra di quelli una ben grande , e fmifurata bafe , 
confetta di pietre di ordinario marmo grandi , ed a proporzione quadra- 
te; nella fommità della quale leggonfi le prometfe Iscrizioni i fuccede 
a quella la cimata delia fuddetta bafe , e dopo viene il prim'ordine dell* 
Architettura , quale è Tofcano compartito intorno a 4. rìneftroni ; finito 
quello con la cornice , viene nel fecondo compartimento l'ordine Dorico, 
e fuccede nel terzo l'ordine Jonico , ove fi vedono così giudiziofamente 
compartiti i 4. fineflroni con li loro ornamenti , fecondo il buon guflo 
degli antichi Maeftri Greci , e Romani , eflendovi così giufte le loro 
mifure , che quello Campanile potrebbe efiere un vero efempio a tutti 
coloro , che voleflero giudiziofamente , e fodamente operare la vera Ar- 
L nudi del chitettura . In quello falgono gli pilaftri con loro bafi , e capitelli , come 
^^P";™ 1 ?' anche fedendo , fopra il capitello vedefi l'architrave , fregio, e corni- 
ili . ' Sl ° C10ne » ne ' <] ua l capitello Jonico è da farvi una non men bella , che utilif- 
fièia oficrvazione , ed è quella . Figurarono gli antichi Greci, ottimi 
Maeftri di Architettura , il capitello della colonna Tonica con le vclnt: , 
che abbracciano il principio del vivo della colonna , eflendovi nel mez- 
zo 



Scultore? ed Architetto. 49 

fco l'uoVolo » e di fopra quefto vi è il tondino , da noi baroncino nomina» 
to ; Indi fiegue la ambia , o fia collarino , di dove principia il vivo del- 
la colonna , fin dove arrivano le volute , come di fopra è detto . I) gran ... .. . 

Mkhelagnolo Buonarruoti , per ornar con maeftofa bellezza qaefto Jonico { Q By „f^ 
capitilo, calò la ambia fuddetta un modulo di mifura, ed ingrandì l» ruoti gran 
campana , su della quale fece terminare le volute , e vi aggiunfe un ba- Maeiiro di 
flone , e fotto quefto fituò il collarino , ed il principio d.lla colonna ; or- Archicecru- 
tiando quella campana del capitello con la fempre belliffiim invenzione [ ore dj n ,L 
de' trovati felloni, che hanno la tenuta dal centro dell'incavo delle vo- V Q ;'naco. 
Iute mede fi me, d'onde elfi nafcono , ponendo il m;fiherone fopra dell'A- 
baco , che fa un ornato cosi bello , che non ballano tutte le laudi degl* 
intendenti , e de' Pro felibri , per adempire al gran vanto , che devefi al 
fiuonarruoti . Or dunque? quanta parte di quelle laudi devonfi ancora 
all'Architetto Mafuccio j 11 quale tanto tempo innanzi ebbe ancor' egli 
tanto di fopraumano intendimento , che la medefima invenzione di calao 
la cimbia alla mifura di un modulo , ed aggiungere il bilione con di fot- 
to adattarvi il collarino , fece egli prima , eh; ogn'altro in que' tempi, 
facendo da elio principiare la colonna dalla parte di fopra , come appunto 
lece dopo tanti anni Michelagnolo ; la qual cofa fu da Mafuccio pò ih in 
opera nel i 540. , nel qual tempo erano ancora in povertà le nobililiìme 
arti del dileguo . E' ben vero , che il rimanente del mentovato fedone , 
e mafeherone, devefi al divino ingegno del Buonarruoti,quaie loaatilììma 
invenzione vedefi continuamente melTa in opera da tutti 1 buoni Maeilri 
di Architettura di ogni Nazione . Ma la prima invenzione di calare la 
cimbia , e fare lo fpaaio alla campana , forfè fi vide prima in Nipcli tifa- 
ta , che altrove ; non entrando io a far difputa , fé prima folTe flato ve- 
duto in Roma da Maluccio un tale efempio , che fé ciò folle , come lui , 
C05Ì pctè vederlo altresì il Buonarruoti ; ma foio dico , che egli tanti anni 
prima il medefimo fzee , che quel Divino Artefice pofe in opera . Ne que* 
ila è ella fuperflua ef gerazione di penna , poiché fi vede patente in que- 
llo campanile l'opera di Maluccio ; laonde qui mi torna in concio di nuo- 
vo alquanto dolermi delVafari, il quale come pentiilimo Architetto . " 
avea bene offervato , elìèndo in Napoli , quefla rabbnea , giachi ella p j utco |i 
contafi p^r una delle più magnifiche , non folo della noftra Città , ma c he fece o- 
deli 'Italia , che dopo di tanti fecoli appanfee così valida , e fenza ombra nore a' Na- 
alcuna di lefione , che fi maraviglia a coloro , che la mirano i ed in efla pol eta,)i ' 
avea pur egli veduto gli ordini della Romana Architettura , cosi perfetta- 
mente compiuti ; pecche dunque f.-cecosi gran torto a' Napoletani Mae- 
ftri , non facendone alcuna menzione ? Il eh: ben fi conofee , che ciò fe- 
ce folo per efìer opera di Art le Napoletano ; perciocché fé di alcun' al- 
tro Italiano Hata fi fofle , ne averebbe certamente (atto, parola ; fé poi di 
alcuno de' Fiorentini fuoi , quali encomi , e quai laudi avrebbe egli la- 

G fciate 



^° Vita di Maluccio Seconda 

rciate in ifcritto ! Come fi vede , che ha fatto all'opere di. quelli , ancor- 
ché elleno fo/Tero di poco conto ► Or avendo elio Giorgio già veduta que- 
ll'Opera , come dunque ferirle , che Filippo di Ser Brunellefco , che fu 
tanti anni dopo , rimife in piedi la buona Architettura , di già perduta? 
quando, che quella fola , oltre dell'altre già fatte innanzi dal primo Ma- 
fuccio, anche con buona Architettura , come la Chiefa di S. Gio: Mag- 
giore , S.Lorenzo , ed altre fabbriche , lo mentifee ? Egli è vero però, 
che fi deve al Vafari alcun obbligo , per non avere appropriato quella, 
ed altre buon opere a' Fiorentini Maeftri , come in molte ha già fatto 3 
Ma pur chi sa , fé noi fece egli , forfè per efTere. in fua cognizione l'Au- 
tore , come già fu noto al celebre Marco da Siena , che li dà piena laude, 
come nella fua lettera pub vederfi . Io so bene , che da tal'uno mi fi 
dirà , che non tutte le fabbriche fatte da Mafuccio fono di quella perfe- 
zione , alche iorifpondo, che tanto badava per conofeere appieno la 
gran fufficienza di quello Artefice in que'fecoli tanto privi di lume ; 
Confiderando ancora , che non prima del 1 f 00. giunfero quelle Arti alla 
primiera bontà , anzi al colmo della perfezione , per mezzo de' due di- 
vini Ingegni , Michelagnolo , e Rafaello ; e pure quelli uomini così 
illullri , qm He medefime buone regole praticarono , che tanti anni prima, 
anzi fecoli innanzi oprate aveva Mafuccio . Per la qual cola , fi vede ap- 
pieno la già da noi apportata paflìon del Vafari eiTer vera ;• come altrtsì 
la laude dovuta a Napoletani Maeilri . Ma ritorniamo alla Storia. 

Mentre che Maluccio al campanile flava applicalo , comi ad opera 
per lui gloriofa-, perciocché fperava , che per mezzo di cotal fabbrica , 
furie appien conosciuto dal mondo il fuo valore , compì di tutto punto il 
Monillero ; per la qual cofa furono un buon numero di Monache deliri 
Croce fatte paflare in quello nuovo Convento , in cui prof rìandovi per 
ordine della Reina Sancia la regola di S. Chiara, con tal nome ptr fempré 
dopo venne appellata la Chiefa ; e nel fuddetto Convento nel luogo de- 
limito , vi vennero altresì , per ordine della mentovata Reina , e del Re 
fuo Conforte , i Frati Conventuali , per miniferare i SS. Sacramenti alle 
Suore, come già fatto aveano nel primo Moniflero della Croce, abi- 
tando effi. nel Moniflero appellato della SS. Trinità . Il tutto appien lì 
comprende dalla prometta lfcrizione che fiegue ; la quale è dalla parte di 
mezzo giorno . 

Ifcr'uìont Jllujìrif. Clarus. RjbertUf. R,ex. Siculo;- unti 

«klCampa- Sartcia. Regina, pralucens. Cardine, moriim» 

m e " Clari. Confortes. Virtutum. munere.fnrtes. 

Virginis. hoc. Clarae. templur,: . Jìrttxere .beat ae". 
JPoJìea. dotar unt. donis. Mitili fyl bearunt. 
Vivant. Coìststìta. Domina. FratrefqiMinorer. 

San% 



Scultore , ed Architetto . 51 

SanEia . c»>n. Vita . Virtutibus . é* redimita 

Anno . Milleno . Cent erto . ter. fot iato . 

Deno . /andare « Temflum . Capere . Magijìri . 

ìn quella ifcrìzione vengono nominati i Frati Minori Conventuali ' 
perciocché ad elfi fu data allora la cura della Chiefa , e dell'ammini fra- 
zione de' Sacramenti ( come fi difse > e quelli vi diedero infinthe Filippo 
Secondo Re delle Spagne , e di Napoli , pregò il S.Pontefice Pio V.a ri- 
moverli da quello Convento , ed in lor vece vi tè venire i Frati Ofser- 
vanti , che ne prefero il pofsefso nel i f68. , ed efsendone poi anche co- 
floro rimollì , vennero in luogo di elfi quelli della Riforma, quali al 
prefente vi Manno . La Ifcrizione che ftà dalla parte dell'Occidente , di- 
chiara le Indulgenze concefseli da Papa Giovanni XXI. , cosi dicendo . 

Anno . Milleno . terdtno . Confidato . 

Et tricenteno . quo. Chrijìus . rios . reparavi £ 

Et. genus . kumanum . Collafpum . ad fi . revocavi? l 

Eleufet . CunSlas . ConceJJìt . JPapaJoanney . 

Virginio, huic. Clara . Tempio . virtute. Colendo^ 

Obtinuit . Mundo . tota . quas . Or do . Minorum. 

Si . vor . SanSorum . Cupitis . vitamqìpiorum. 

Hitc . credente! . veniatif . ad has . reverente! " 

Dicite . quod . gentes . hoc . Credant . quafi . lepentet \ 

Efsendofipofcia nell'anno i?4°» folennemente Confegrata la Chie- 
fa da dieci Prelati tra' Vefcovi , ed Arcivefcovi , f e ne fece memoria 
neil'ifcrizione che riguarda Oriente , che così dice . 

Anno - [ab . Domini . Milleno . Vi r gì ne . itati . 
Et. tricenteno . Conjun&o . Cam . quadrageno . 
Odiavo . Cur/u . Currens . indi&io.Jìabat. 
Tralati . multi . Sacrar unt . hic . numerati ; 
G. Vièti . hoc . facrant . Brundufii . Metropolita S 
jR_. q. Bari. Pra/ul . B. Sacrat. ér >pfi . Tranenjìs . 
L. dedit. Ama [fa. dignum . dat \ Conti a. ?etrum . 
P. q. Maris . Calìrum . vicus . I. G. datql Mi/étuf» .' 
G. Baianum . Marum. /ert . N. vsnerandum . 

Nel quarto , ed ultimo lato , che riguarda Tramontana , fi fa men- 
zione di tutti que' Regali perfonaggj che intervennero nella mentovata 
coniègrazione ; Cosi dicendo . 

. 

G 3 &JB 



$z Vita di Mafuccio Secondo, 

Rjx.è" Regina, ftant. hic. multi; . fidati . 
"Ungaria. l{e°is. generoja . Jiirpe . creatili . 
Confpicit . Andreas . Calabrorum . Dux . veneratili . 
Dux . pia . Dux. magna. Confort . hiticqljnaina . 
K<-ptit ■> I{egalir . Sociat. Soror. é" ipfa. Maria . 

lllulìì is . l'rincept . Robert ut . & ipfe Tarenti . 

Ipfe. Ihilipput. Frater. vultu. reverenti . 

Huc.Dux. Duraci i . Kar oliti . fpe&at . reverendut . 

Sitntqì duo . fratres » Ludovicus. é" ipfe. Robertus i 

Ed ecco con quelle Ifcrizioni appagata anche la curiofiti di alena 
leggitore , che non avefle notizia, né dell'Engenio, uè del Celano, fé mai 
bramofo egli forfè di fapere, che cofa quelle fignificafTero; Gonciofùacofac- 
chè , non lolo per i caratteri gotici fi rendono a molti difficili , ma anche 
per Jie non fon più leggibili quelle de' due lati di dentro, ptr le fabbriche 
che vi fono fatte , che tutte le hanno occupate , per farvi abitazioni , 
dapoiche la gran Cittì di Napoli ormai fi rende angmla alla multiphcità 
del fuo numeroliiìimo popolo .Ma prima che quelle cofe fifaceiT.ro, avea 
Mafuccio formato un Cortile alla Chiefa, ed in faccia alla porta di efTa 

_!.._- - Il /?«rnla cri\ innraf-a np av^s _ pA ir» rrit^ft^ ,-U n ».«„ 



anche in un DarDaro componimento, conciomacoiacne vi fece su la 
porta fuddetta un Arco di pietre commefTe , pipernine , lavorate fottili, 
le quali cominciando su l'appoggiatura di un picciolo cartoccio vendono 
a mifura , e con proporzione crefeendo , e tinto , che nella maggior 
fommità , ove alquanto ha dell'acuto , avanzano infino alla lunghezza 
di dieci palmi ; reggendoli da loro lletie , e lenza altro foftegno , che del 



pur dato giammai minimo legno ai iLunipuuern , e pure puoi dirli , che 
*' quelle pietre contelle , che l'Arco mentovato compongono , fembrano ir» 
aria fituate , tanto fporgono in fuori , la qual cofa non è riufeita mai 
più ad alcuno Architetto , in altre fabbriche imitare ; e perciò av- 
viene , che da ogn'uno fia quell'Arco con maraviglia ofiervato , del qua- 
le ne fanno ancor menzione gli fiorici delle cofe memorabili della noftra 
Napoli . 

Profeguivafi intanto l'incominciata fabbrica del Campanile , la qua** 
le come andava credendo , cosi apportava maggior flupore a gli occhi 
di co oro che la mifuravano , concioflìacofacchè giammai veduto non 
aveufta dopo di tanti fecoli un opera, di cotanta magnificenza , e di coj; 

tali 



Scultore , ed A rchitetto . 5 3 

feli ordini eretti , ed erano i fpettatori rie pò lunga pezza fatti difiderofi 
di vederla oggimù condotta a fin?,e fitnatevi l'opra le cinque grolle Cam- 
pane , che già avea anni innanzi fitte formare 1 1 Reina Sancia , le qua- 
li prima fopra grandi Arpigloni aveano Riattiti , e pofeia accomodate 
fopra unabalTa , e ruftica fabbrica ( come (i dice ) a guifa di Campanie , 
ma picciolo , e fenza veruna formi . Ma le molte commefTe , che tutto 
giorno a Mafuccio venivano, non faceano camminare Io edifìcio, che len- 
tamente ; avvengaceli^ nel profeguimento di eflb non volea egli difpen- 
zare la fua perfona , ma con indefelfa vigilanza tutto iva vedendo, tut- 
to mifuranlo , in quello ino importante lavoro", che anzi difpiacevali 
fommamente , che per impegno alcune volte ne fuife diltolto , ^fognan- 
doli condurre alcuni tali Livori , che dilazione non ammettevano ; come 
appunto furino i Sepolcri di Gregorio Filamarino nel Pifcopio , ove in- GfegoriqFI- 
ranzi avea finita la fepoltura di Marmo Caracciolo , cominciata dal Pa- lama uno. 
dre fuo nel i 5 io. , e lafciata imperfetta per la fua morte ; ed ove anco- Marino Ca- 
ra nel primo arrivo che egli fece da Roma, ebbe a fare per ordine deìl'Ar- racCi0l ° • 
civefeovo Umberto ( come fi dicei) il Sepolcro dell'Arcivcfcovo Aiglerio, Umberto 
morto fin dal 1294. , ma privatamente, anzi poveramente fepoito A .icivefeovo 
allora ; benché ciail'Engeniofi nota , che quello fi-polcro fu ordinato da c ^ ,? az 
Umberto nel 1 51 f. , nel qual tempo Mafuccio era in Roma ; laonde più Amerio. 
torto accorda , che lo faceife nel 1312. prima che in Roma fi portarle , 
b- pc he folle giovane , che tanto puoi' edere , che l'opera del Sepolcro 
folle ltata commefla a Pietro fuo Padre dall'Arcivefcovo , e poi per la 
morte di quello , terminata da lui ; Quello però che fi ha di certo egli è, 
che nel tempo che al Campanile flava impiegato , fece il Sepolcro di Gu- .. f , 
ghelmo Guidaccio , e di Riccardo Pilcicello , ambi fepolti in S. Reflitu- ^"dìNu- 
ta, l'uno morto nel x^r. , e l'altro nel i'-JH- Cos ì ebbe a fare in S.Do- bili Uomini, 
memeo maggiore il Sepolcro del Duca di Durazzo Angioino, fratello del 
R Roberto , ottavo genito di Carlo Secondo , che morì nel 1 5 3 f.aven- 
do prima fatto quello di Filippo Principe di Acaia , e di Taranto , che fu 
quarto genito del fuddetto Re Carlo , Cesi fece il Sepolcro di Bernardo 
del Balzo , Signore di Montefcagliofo , i quali Sepolcri eran prima die- 
tro lo Aitar maggiore , ma i Frati volendo in tal luogo fare il Coro , lo- 
carono i mentovati Sepolcri ne* muri laterali della Croce , in fito molto 
eminente , per que' baffi rilievi ion tanto fludio da Mafuccio fcolpiti ; 
i quali veramente mentano ogni laude dagli amatori delle buone o»?re 
della età vetufta , per e/Tere aliai ben condotti di componimento , dife- 
gno , e buona grazia di volti , così varj difegni avea fatto innanzi pec 
varj altri Sepolcri di Titolati , i quali fece condure forfè da fuoi Disce- 
poli , con la femplice fua ailìflenza , che fon quelli , che di minor bon- 
tà di lavoro p? r fue fatiche fi contano . Ma tutti quelli lavori non avreb- 
bero ballato a djfioglierJQ , fé un opeja di fomnaa coofiderazione , e djj 

ho 



54 Vita di Mafuccio Secondo , 

fuo genio , ed ancora del Re, non l'aveffe impegnato, e quella fu là 
fontuofa Chiefa di S. Lorenzo , che egli ebbe da finire nel modo , che 
fiegue . 
Carlo primo Avea '* Re Carlo Primo d'Angib ottenuto graziofamente da' Nobili,' 

d' An piò e- € da' Popolani di Napoli il Palaggio del lor congreffo, ed una antica Chie- 
refle laChle- JÌà J che Giovanni Vefcovo d'Averfa avea conceduta a' Frati Conventua- 
le di S. Lo- ij di S. Francefco nel 1224. , perciocché in que' tempi ad elfo appar- 
ai' j^_ tenea il ^^ con altre Cafe , e Giardini , che da* fuddet- 
J.J, " ti Nobili , e Popolani eran flati convertiti nel Palaggio dianzi mentova-, 
to , per trattare i publici , ed i privati neg^zj ; della qual cola ingelofi- 
to Re Carlo , per cotanta unione , e confiderando , che da un corpo 
unito difficilmente potea ottenere quel tanto che egli volea , finfe aver} 
tatto voto al Santo Levita Martire , di eriggerli una Chiefa , per 1' otte- 
nuta vittoria del Re Manfredi , nel miglior luogo di Napoli , e cosi die- 
de principio alla fantuola fabbrica di S.Lorenzo, dirigendola il primo 
Maluccio, che formato ne avea con il difegno il modello i Indi venuto 
a morte Re Carlo Primo , fu la fabbrica profeguita da Carlo fecondo fuo 
figliuolo, e fuxeffore , il qu ile concede nel 1202. mille feudi annui 
iopra i dazj delParrendamento del ferro , per la continuazion della fab- 
brica , la qual donazione fu poi confermata dal Re Roberto nelf anno 
15 io. , e dopo da Carlo Terzo nel 15 81. , per il mantenimento de'F ra- 
ti come da' Jor Privjleggj, e Scritture , che li confervano nel Regia 
Archivio di Napoli , e del Convento di S.Lorenzo. 

Era quella Chiefa per i varj accidenti rimafta molto imperfettajdo- 
po la morte del Re Carlo Secondo , dovendoli eriggere le Cappelle della 
nave di effa , elTendo però in tal buon flato condotta , che da più anni fi 
ufficiava , e vi fi celebrava da' Frati , i quali vedendo che il Re Rober* 
to , con la Reina Contòrte erano molto alle opere di pietà inclinati , eb- 
bero a lui ricorfo , acciocché allaperfine una volta la Toro Chiefa fi ve- 
ri, fie compiuta , per la qual cofa volendo Roberto compiacerli » ne fu 
data la cura all'Architetto Mafuccio , acciocché quella abbellifle , ed or- 
ir.flé con le Capptlle , e dei tutto la renderle compiuta , e per far que- 
llo ogni altra cura Iafciaflè . Laonde egli confederando la Chiefa affai be- 
ne incominciata , fece fopra del fatto un modello , in cui agpiunfe i fa- 
Arco della nimenti , che vi mancavano , ma fopratutto vi accomodò l'Arco mag- 
Chiela di S. giore così alto , e maeflofo , the recò maraviglia anche in vederlo nel 
Lorenzo al- modello operato . Infine datovi opera con piacere del Re Roberto , Cer- 
vinia . " CaVa conc ' ur ' a ' n P OCo tempo a perfezione , ma nel profeguimentodi tfsa, 
avendovi di già terminate le Cappelle , con gli abbellimenti di marmo, 
venne a mancar di vita quel pio , e fapientifiìmo Regnante , con un i- 
verfal pianto , e dolore de' fuoi vafsalli , nel 1542. a 16. Gennajo , pei 
la qua! cofa , convume a Mafuccio lafcjar ogu'opera , e folo applicarli 

a la- 



Scultore , ed Architetto . jj 

a lavorargli il Sepolcro, su l'idea concepitane gli anni innanzi » ed in tal 
modo convenirgli dar pofa alle fquadre , ed alle mifure , ptr dar opera 
tiF (carpelli , ed alla (cultura . Ma quello che egli con fua difpiacenza con- 
fiderava , era che per la morte di quell'ottimo Re rimaneva imperfetta 
ia maravighofa fabbrica del Campanile di S.Ghiara , dapoiche conofcea 
benifiìmo , non elservi rimalto ne' rampolli della ftirpe Reale , chi con 
cuor generofo ,1a magnanima imprefa facelTe feguitare ;dapoicchè l'Uri- Andrea ctt 
garo Andrea , con la fua Spofa Giovanna Prima » che fuccedeva al Re- Ungheria, e 
j»no , come figliuola di Carlo Illuftre , noneran punto inclinati > né a Giovanna-^ 
fabbriche , né ad abbellimenti , e più la Reina , come quella che di ma- P rima • 
la voglia fi vedeva congionta ad uomo molto diverfo dal genio fuo , per 
la fua afpra natura , e non già per impudiche voglie,come erroneamente 
fu creduto da alcun Scrittore ; ma giammai da Coltanzo , e da altri gra- Il Coftanzo, 
ViilTmi Storici delle cofe di Napoli , come in appretto farem parola , da- 
poicchè affermano coftoro, non aver ella colpa nella morte di Andrea , la 
qual cofa fu a baftanza provata nella Corte del Papa in Avignone , ove 
Giovanna giultifkò fé ftefsa . Così dunque la fabbrica famofa del Cam- 
panile fuddctto fi rirmfe infino al terzo ordine polla in opera , mancando 
poco pel finimento di quello terzo piano , e'1 cornicione , che ora vi il 
vede principiato ; che fé bene nel 1 5"8o. in prima , e poi nel róoo.ten- 
tafsero , e le Suore , ed i Frati farvi il Compimento delli due ordini Co- 
rintio , e Comporto per ridurlo a perfezione , ad ogni modo però non 
ebbe giammai p,ù effetto di quello che fi vide forfi dall'Engenio , che 
nella fua Napoli Sacra ne fcrifse , che in quel tempo fi andava riducendo 
a fine , che fu folamente il compimento del terzo ordine Jonico, con co- 
minciarvi il cornicione , che dalla parte del Cortile fi vede , errando 
per altro i'Engenio ove d;fse , che infino al p r imj ordine fu fatto al tem- 
po del Re Rcbirto, poiché Gio: Agnolo Crifcuolo, the fcrifse le fue noti- 
zie nel i f 60. nota li tre ordini fatti da Maluccio , e chs la fabbrica non 
fu mai profeguita a cagione del gran difpendio vi bifognava , e quella 
è la cagione che così imperfetta fia ri malia fm'ora . 

Cominciò dunque Mafuccio il Resi Maufoleo giuda l'Architettato Sepoltura 
modello , il qual non volle , che punto fofse alterato la Reina Giovan-^ el ^ e R°" 
na prima , di quel che piacciuto avea ali' Avolo Re defonto , perloche ert ° s 
fi lavorò con gotica Architettura per accompagnare l'ordine della Chic- 
fa , ma con Cottili , td off rvati lavori , con varie fìatue , grandi > 
me/zane , e piccole , fituando di f pra la ftatua del Re , con abito Re- 
gile a federe , e di fotto di efs^. , fopra il tumulo , che chiudeva il fuo 
corpo , altra giacente , veftitacon l'abito delli Frati Minori , avendovi 
fetta profeffione 18. giorni prima di morire , e quivi fece due Angioli , 
che alzando le Cortine inoltrano il Re defonto , come prima già fatto av^a 
nel tumulo del Duca Carlo ; veggendofi però in quello di Rcb ito moke 

fig Uie 



56 Vita di Malfaccio Secondo, 

figure , le quali a! fuo Cadavere fan dolente carteggio ; ed in quelle fi- 
gure efpreue Maluccio le molte virtù , che aveanorefo adorno l^nirno 
luo Regale , come in altra parte vi effiggiò i fuoi popoli , con fuoj mini- 
ilri , ed i più cari parenti , i quali pietofe lagrime fpargendo , fanno 
ammirare a' riguardanti l'efprefib duolo in que' marmi . Così varie fta- 
tuette rapprefentano ancora varj Santi , che furon particolari Avvocati 
del Religiofo Regnante , efllndovi con quelli molti Angioli con la Statua 
della B.V., che tiene in braccio il fuo diletto figliuolo , alzando mirabil- 
mente quello Maufoleo infino all'altezza di y 6^ palmi * che rende mara- 
viglia il vederlo . 

E ben vero però , che ferbando quella gotica forma , non ha l' oc- 
chio quel diletto , che potrebbe avere , fé con le buone regole de' Ro- 
mani fufs'egh quello fepolcro Architettato , perciocché crefeerebbe in 
bellezza , e tanto più , che in niuna parte di eflb fu rifparmiato , e la 
materia , ed il lavoro ; che anzi molto di più ve ne ha in quello , che 
fé forte di Romana forma coftrutto ; la qual cofa non potè far Mafuccio « 
per la ragione difopra addotta , di eiTer la Chiefa alla gotica ed.ficata ♦ 
Ad ogni modo però non refla , che egli non abbia in fé queflo gran Mau- 
foleo le fue laudi ; conciollìacofacchè , tra per lo lavoro con gentil mae- 
firia condotto , e per la fmifurata fua altezza , ferba in fé un maeltofo 
decoro , che non ha che cedere alli più fuperbi fepolcri d'Italia , fé fi 
confiderà opera coftmtta nel 13 fo. in circa ; nel qual tempo ancora 
avean del barbaro le nollre Arti , non folo in Napoli , ma nella medefi- 
ma Roma , che già fu fcuola di belle forme, come al prefente fi operano, 
&ove doveano in ogni tempo efTervi eccellenti maeftri dell' ott.me re- 
gole di Architettura , per gli efempj perfrttilfimi , che aveano ogn' ora 
in iù gli occhi , ma in quella ancora eran corrotti gli ordini , e k>vvtr- 
Emionedel- tltl con g 1 ' coftumi i penfieri . Ma tornir.mo a Mafuccio . 
]a Cniei.. di Intanto che la fepoitura del Re Roberto andavafi ponendo in opera , 

S.G:o:iC2:- convenne a Mafuccio, circa la fine del fuddetto anno 1343. fare i diftgni 
da'^B CU P£r h erezion de,,a Chitfa di S.Giovanni detto a Carbonara , com. ri- 
piano Fian- f er -f ce Gio: Agnolo Cnfcuolo nelle notizie che ei ne lafciò di Gennaro di 
co, eome cL] Cela , ove incidentemente ( com' è fuo coftume ) dice : che Mafuccio 
fuo Epitaffi-» aveva edificato quella Chiefa , per amor del 6. Crilliano Franco Frate 
'iM^ChT de' Servi di Maria; concioffiacrfacchè avendone avute preghiere dal fnd- 
, ' ' detto B.Criftiano , non aveva potuto negar fua opera ad uomo di tanta 

Gualtiero Santità ; laonde fi cominciò d fabbricare la Chiefa nel fuolo, che a quel- 
G. .tot.T do- lo avea donato Gualtiero Galecta , Cavaliero Napolitano , con i centi- 
na il fuolo cui Giardini , come dalle Scritture , che nell'Archivio della fuddetta 
couGurui- ch.efa confervanfi , appien G vede . Qu_=fla fu veramente da Mafuccio 
rezKn'c del- f° rrnata a fa° genio, avendone prima architettato 1; Modello , che fu 
la fucucLca ailoxa confiderato crnr-t. filmo , con Architettura all'ottime regole confa-. 
C^ia . centj , 



Scultore , ed A rchitetto . 5 7 

«ente , tome infino a' noflri giorni fi oflerva . E ben vero però, che og?\ 
Vedefi quella Chiela ornatifhma , ed arricchita di marmi , che non Io fa* 
allora per la povertà di que' Padri , che la fondarono , i quali furono , iL 
fuddetto Beato , ed il P.Gio: d'Aleflandro , allora provinciale de' ferviti; 
ma venne ella mirabilmente , dopo molti anni , abbellita per ordine del 
Re Ladislao , che tutta l'ornò di marmi con legai liberalità , e magni- 
ficenza . Ma cotefti abbellimenti non alterarono punto la fua forma pri- 
miera , né della Chiefa , ne del Coro , ovvero di altro membro dell*. 
Chiefa fuddetta , aggiungendoci folamente a capo a molti anni la Cap- 
pella del Marchefe di Vico , fontuofiilìma per lo lavoro , ricchiffim* 
per i m^rmi , come nella feconda parte di quell'opera con permiffion del 
Signore , fi farà parola ; perciocché a quella Cappella poche alcre nort 
fol di Napoli , ma d'Italia, comparar fi ponno , di lei facendone men- , 
aione il Vafari nella Vita di Girolamo Santacroce , ma non appien ne 
difrorfe , dapoicche non v'è cofa , che in efia vedefi , che non rechi ma- 
raviglia , e diletto nella fua sferica circonferenza . In quella Chiefa me* 
defima fu altresì fituato il fuperbo Tumulo del Re Ladislao mentovato» 
tutto di bian hi marmi conteflo , il quale è un fìupore della fletta magni- 
ficenza , come nella vita di Andrea Ciccione, che ne fu l'Artefice, fi dir-V 
per intelligenza di ogn'uno . 

Terminata nella guifa , che già fi difTe , la fepoltura del fapientif- 
fimo Re Roberto d'Angiò , ed ove il breve , ma degno elogio fi legge : 
Cernite Rjbcrtum B^egew virtute refertum . Cercò Mafuccio dar compi- 
mento alla Chiefa di S.Lorenzo , the perciò fi rimife di nuovo ne' lavo- 
ri di quella , finendo in tutto fi giro delle Cappelle , e voltò l'Arco mag- 
giore nella di già figurata altezza , concepita dal primo Mafuccio , abbel- 
lendo di ornamenci tutta la e.hiefa , e m.dfime la Cappella di S.Antonio, 
ove Ma Uro Simone avea dipinta la Immagine del Santo mentovato. Co- 
sì finita la Chiefa , retta va a farfi per compimento di ella la facciata del- 
la porta maggiore , ma le turbolenze che inforfero esulate dalla morte 
di Andrea d'Ungheria , primo marito di Giovanna prima , non fecero 
per ..llora pinzarvi ne la Reina, ne altri fuoi congionti, la qual cofa ve- 
dendo Bartolomeo di Capua , volle con quella porta dare intiero compi- .Bartolomeo 
mento alla Chiefa ; laonde ordinò che fofle a fue fpefe condotta a fine , di ^ 2 P" a - 
come fi vede dalle lue infegne , che non l'olo fono collocate fopra la fud- 
detta porta , ma per la Chiefa ancora . Rellarono nel veder compiuta 
quella Chiefa , oitremodo appagati i Napoletani, ma quello che recò 
Hupore ad ogn'uno , e più a gl'intendenti dell'Arte di Architettura , fu il 
maravigfofo Arco maggiore della Chiefa , già da noi accennato ; perche 
ha la volta in altezza cotanto eccelleva , che lo rende appretto di ogni , ,p a . 
nazione ammirabile , come ne fanno teftirnon.ian.za anche i Scrittori del- y CeiXoed 
h cofe cuxiufe di Napoli . il Sarnellì. 

jj Fece 



5 8 Vita di Mafuccio Secondo , 

Fece Mafuccio varie fepolture , oltre delle fuddette , alcune delle 
quali effendo fituate nel Vefcovado furon p>i tolle per eriggervi il Timo- 
Vane fé- fo Cappellone di S. Gennaro diroccati iofi a tale effetto le Cappelle de' 
polcure» SCurli , e de' Filamarini , laonde l'offa di Giovanni Filamiro il Juniore, 
di Riccardo , e di' Zurli furono unite a quelle di' Pifcicelh , co' quali 
aveano parentela , come fi ha dalla fepoltura di Pietro Pifcicello , e di 
Giovanni Zurlo morto l'uno nel i 3 7 8. , e l'altro nel 1 3 8 1 . Cos\ ùce il 
lepolcro del famofo Dottor Bernillo Guindacio , che fu anche Medico» 
e Razionale della Regia Camera della SamtOariaSe quelli fepoltura vedefi 
vicino la porta picchila del Vefcovado fuddetto , che fu lavot..ta da Ma» 
luccio nel 1570. in occafione della morte di Giovanna Ammendola di lui 
Conforte » Cesi fece la fepoltura nella Cappella Cnfpano di Landulfo 
Cnfpano Luogotenente della Regia Camera mentovata , il quale avea 
conferito il Razionalato al fuddetto Dottor Bernillo, per i molti fuoi me- 
riti , come nelle memorie di N «poli fi legge . Fece in oltre per ordine di 
Carlo Terzo di Durazzo Re*di Napoli la fepoltura della fanciulla Maria 
liei 1 37 1. > e quella vedefi fituata in S. Lorenzo , dietro lo Aitar mag- 
giore . Una però delle più belle fepolture , che fi veggiono di Mafuccio 
è quella che ftà nella Chiefa diS. Domenico maggiore, di Gio: d'Aqui- 
no , che morì nel 154^. , la quale vedefi oggigiorno fituata preffo la 
Cappella di S. Tommafo » ch'è accanto alla nuova Sagri dia , e fopra 
quella fepoltura vi fono le pitture di Mallro Simone , che in que' tempj 
furon tenute per opere perfettiflìme . 

Ma di quanti lavori di fepolture fece Mafuccio , niuna fu che lavo- 
rò con più cordoglio di quella di Giovanna prima , la quale fi dovea fi- 
tuare nella Chiefa di S.Francefco della Città , ovver Cartello di Muro * 
nel Monte Gargano di S. Angelo in Puglia , perciocché aveali affai rin- 
crefeinto la di lei funefta morte datale dall'ingrato Re Carlo Terzo , in 
quello modo » Dimorava la Reina fuJdetta nel Monte Gargano di S.An- 
gelo in Puglia , coli relegata > come prigionieia del Re , ed ivi di 
buona voglia fi ftava , per la divozione , che profetava a quel Santua- 
rio del Principe delle Celelli milizie ; ed ove ancora fi avea fatto fabbri- 
care , condifegno» ed intelligenza di Mafuccio ( che fpefso folea vifi- 
tarla ) una Chiefa dedicata al Serafico S,Francefco , e volentieri altresì' 
vi dimorava per rtar lontana dal Re fuo Nipote, e Cognati , nel qua- 
4e aveva feorto a più d'un fegno il mal'animo , che ingratamente verfo 
lei machinava, giacché per la prima adozione, vedevafi egli afsunto 
■alla Corona del Reame di Napoli . 

Qnefto ingratilfimo Re per regnar folo , Contro T'accordo della pace 

Iii^ratitu- r aTta con la Reina, pieno di mal talento , per la feconda adozione di 

Carlo III' k ul § 1 d'Angiò , rifolfe in fine di condurla a morte , eco! prefetto di ven- 

■éi Dsrazzo- di care Re Andrea , fece chiamar* a sì alcuni Ungati-, e quelli perfnafi a 



Scultore? ed Architetto. 59 

far Vendetta dell'impiccato Re , già J r Signore , e primo marito di Gio- 
vanna , colorì con tal zeb il fuo ingrato delittori laonde coloro perfuafi 
da tal finzione , fi portarono ntlla Città , ovver Gattello di Muro , ed 
ivi nel- mentre che nella Chiefa di S. Francefco, da lei edificata , come fi Morte della 
diflè , faceva orazione , miferamente frangola rono quella innocente Rei-, j^7 na Gw: 
pa ; giacche per pruova di chiaritimi Autori , ella non colpo nella mor- 
te di Andrea , come malignamente il Collenuccio , con alcun altro, affer- s lu ; nno . 
ma ; ne mai fu impudica , dapoiche tolfe Principi favj per fuoi mariti , cenza ó ìfc- 
come nel Cortanzo potrà vederli , che le pruove ne adduce di Giovanni j* da ,grav« 
Boccaccio ,e di Francefco Petrarca di lei Contemporanei i oltre alla , feu- 
fa , che ne fa Gio: Villani, che dille aver fentto ciò c/ie gli aveva riferito 
un Ungaro , (lato bailo del Re Andrea , e però relatore appailionato deva 
credt- rfi , come prova il Cortanzo . Cosi dunque , morta innocentemente 
quella infelice Sovrana ne fentì , fra gli altri , molto difpiacere Mafuccio, 
nel vederla poi tfpofta , quafi ludibrio del mondo, nella Chiefa diS.Chia- 
ra , ove per ordine del Re Carlo era il fuo Gadavero fatto condurre dalla 
Città di Muro , e non d'Averfa , come fognò il Collenuccio fuddetto 5 e Abbagli» 
dovendoli fare il fuo tumolo , vicino quello di Carlo Illurtre fuo Padre , del Colle- 
Mafui ciò unitoli con alcuni nobili , affezionati della defonta Reina , gli ''■ 
(colpirono il bel tumolo , che nella Città di Muro , fi vede con la fua Sta- 
tua , efprelTi al naturale , e con le fue infegne ; e conducendo quello Se- 
polcro nel fuddetto Cartello, fotto fpecie di adornamenti di Chiefa, fi ado- 
perarono i mentoviti Nobili con Mafuccio , che vi fufle fegretapitnte al- 
tresì ricondotto il Cadavero , come fu notato da alcuni a' quali la cefa 
venne in cognizione ; e perciò vi è l'equivoco degli Autori della fua Sto» 
r'n , circa ove la Reina Giovanna prima folle veramente fepolta j Ma ab- 
biali intiera fede a Teodorico Segretario di Papa Urbano VI. , il quale af- 
ferifee efler el'a fepolta nello fentto Cartello, ove come li dille fu trafpor-f**"*."'** 

. n r .\ i e ■ de j hi ì mate 

tata , avendo queito Autore laputo per certezza cola il aio corpo giacere , Cib.i. (»*.-<.* 
tettando gli altri Scrittori nell'erronea opinione , che non fufle così ; e 
qui (lo accade , perciocché in Napoli medefimamente vedefi il fuo Sepol- 
cro , il quale fu fcolpito da' Difcepoli di Mafuccio con fuo dilegno , ed è 
quello , < he ora veggiamo in S. Chiara , vicino quello del Duca Carlo 
li'uftre Duci di Calabria fuo Padre , però dalla parte , ove ora ft va in 
Sagreftia , con molti nobili adornamenti , ed in quello vi aveva il Re 
Carlo ordinato folairi-nte que' verfi che eran gli ultimi a leggerli , non 
so fé per mortrare maggiormente agli occhi del mondo L'ingrata fua cru- 
deltà , ovvero per ifeufare il fuo delitto , ma Vi fi aggiunfero a'prieghi 
degli Affezionati , e di Mafuccio i due primi verfi , che tutti per eflec 
guadi , non già dal tempo , ma da' benevoli infin d'allora , cioè dopo la 
morte di Carlo Terzo , qui fi riportano , per intelligenza di ogn'uno. 



6o Vita di Maluccio fecondo 

Ifcrhione 

alia Sepol- ìnclyt a farthenopes jacet hic RjgìnaJ otinnti 

tura della ìrima , priusfelix , mux mijeranda nìmis ; 

Runa Gio-« £^»w C/?>-u/f gcuiiani , multavit Carolus alter , 

vanaa pa-, <^ <7 jwcr/e /7/a virnm fufiulit ante fu um . 

M. CCC. LXXXII. Zi. Maji V: ind. 



ina 



In quello tempo medefimo avendo F. Giorgio Eremita ottenuto dal 
p ry -- mentovato Re Carlo III. , di cui egU era famigliariffimo , un Campo a 
Eremita ed» piedi delle leale di S. Gio: a Carbonara, già da Maluccio edificato , e qae- 
fìci la chls ito conceduto a que 5 divoti Napoletani , che lui partale intercclìì me 
fa della Pie aveano fcelto , ne fu data la cura a Maluccio di eriggervi una Chiefa de- 
ta : dicata a S. Maria delia Pietà , la quale in affai poro tempo conduce a fine, 

con l'Olptdalc , che la pitta de' Napoletani fuddetti vollero erigg. re , per 
poveri infermi nell'anno 1 385. del quale ancora fé ne veggono le Corfie , 
eflendo dopo quello Spedila incorporato a quello della SS. Nunziata , ivi 
trasferendovi l'opera pia , ma la Chiefa ancora fi vede , bella, ed alla Ro- 
mana Architettata inlìnd'a:lora , per tellimonio ancor ella della virtù di 
Maluccio . 

Era quello Artefice circa quelli tempi ormai pervenuto agli ultimi 
Raìnaldo anni di fua vecchiezza , quando , dopo ottenuta per i fuoi molti meriti 
Brancaccio J a porpora Rainaldo Brancaccio , fatto ritorno a Napoli * volle eriggere 
iinale, una chkfa al Principe delle Gekfti Milizie Michele Arcangelo, che 
però eflendo appieno infoi mato dell'opere , e del valor di Mafuccio , vol- 
le , che egli benché molto vecchio (i folle , la Chiefa difìderata gli edifi- 
cane 5 lecnde gli convenne farne i difegni , con una bozza di modello, ia 
cui fi vide veramente con quanto giudizio fi fofle accomodato al poco fi- 
to che aveva ; concioffiacofacche architettò quella Chiefa con bu ne re- 
cole alla Romana fenza ne pure introdurvi minima parte del gotico, 
Erettane d^ ornan( j i a Jj dentro , e nelle porte di lavorati mirmi, vi fece in quella 
,-T fcolpire da fuoi difcepoli in legno varie Storie , ehe ancor fi veggono i 

Cesi dunque facendovi lavorare Maeftri , e Fabbri continuamente, fi 
vide la Chiefa compiuta circa quello anno 1387. , giacche il Njtijo Pit- 
tore Gio: Agnolo Crif-uoio nota , che avendola appena compiuta , ven- 
ite a morte i'Artefice , come dalla ingionta memoria , che egli ne lafcià 
Icritta , chiaramente fi legge , dopo quella del primiero Mafuccio ; leg- 
gendoli ancora alcuni altri fatti di quedo fingolariffìmo uomo in altre no- 
te di altri Artefici , regiftrate ivi incidentemente , come in tutte le fue 
notizie ha per coEume , e corp.e noi fareua noto , in quei delti die lie- 
^uone . 

Dopo dì -qtiefic crsfcsnZo iljìglio dil ptddetto Tietro , anco Mnfucxìn 
fliuas.to , J>:r amor* di 'M<tJ)atui Archi tetto fkiitUt» eh: fu il Compa- 
re 



Scultore, ed Architetto. 61 

tt al battemmo di quello giovine , il quali fi fece ancora bravo Archi tetto 
fotto di lui , ed ancora bravo Scultore , efice le Sepolture del Re Rioberta 
Cai tempi , ma prima fece la Sepoltura di Carlo figlio d-.l prefato Re fil- 
ler to , dove che Pietro fuo l'.idro aveva fitte altre Regie Sepolture in 
S. Domenico , e Ma'} uccio Vecchio aveva anco edificato la bella Chi e fi a dì 
detto S. Dom nico , come quello ave ancora edificato la bella Chiefia delle 
Monache della Croce , che era fora Napoli allora , dove poi quejh Moniche 
Io prefitto Bj Rnbrto , edificato S. Chiara , con uno Ingegniero fyr altiero * 
perche Mafuccio era a Roma , ed aveva avuto coltra , che non era venti» 
to alla fu. i chiamata; ma quello non poteva , fervendo un nipote del Papa 
Cardinale , e cos'i edificata detta Chiefa di S. Chiara , portò l; fu.ldette 
Monache in detto Monafterio . Ora quejlo Mafaecio giomne\ per veder be- 
ne le buone cofe , andò in Roma , dove fi U dio , e ferzi gran Signor: , ed 
sin Cardinale , che era qtidlo che comandava Roma in quel tempo ; poi ri- 
vaiato a Nipoti t fece belle enfi di Architettura , con fabbriche baric cfa- 
li , tf.ee b.lle f cult lire , edificando anco. a Cafsrta un bel Palazzo , ed a 
Napoli per il Principe Diego , che a quel tempo era gran Camerlengo del 
Regno di Napoli ; dove che crefCuUo di fama per le cofe vedute , e liudiate 
ittRonta , Arch' tettò l'arco della fama fa Chiefa di S. Lorenzo , e la finì 
facendone un modello fecondo il primo , con regole baricefali , che* fi mol- 
to apprezzato. Perfine ejjendo fatto Vecchio fabbricando la Chiefa di S.Ar- 
cangilo -, per il Cardinale Rainaldo Brancaccio , vicino Seggio di Nido , 
finita que/ìa, cafeando ammalato di gran fibre , morì fanno 1587. in 
circa , come ho trovato che dice nelli j'uoi netamenti N>tar Cacciutto di 
Napoli, e Notaro allora del Sereniamo Palazzo in quel tempo. N. Cri- 
feonius . 

A piceli di un'altro manofcritto del rmdefimo Gio: Agnolo , ove ne dà 
prima le nctizie di Simon Papa il vecchio , e poi di altri varj Pittori 
difeor rendo , foggiun^e di Maluccio così ; 

£' da fapsrfi Ancora , come fi è trovato memoria , come Mafuccig 
per far pajfare la collera a lo Magnifico Re Robert ofi fpedìo da lo Nipote de 
lo Papa Cardinale , lafciando a buon termine , e ricapitate le cofe fue 9 
e veline , dove parlato ■> feci defijlere l'Architetto forafliero con le ragioni 
delli mali cominci/unenti » pedat\ , e vottanti mali , fenza regole reali 9 
baricefali j venendo la Chiefa baffa , e fenza lume , dove che poi facen- 
do li fuoi difegni , lo prefato Re ordinò , che luifiiceffe tutto-, prometten- 
do Mafaecio di fare la Chiefa alta più di S. Domenico , abbellendola , ma 
non fi poteva fare tutta come voleva , per quello che era già fatto di gran 
fpefa , ma con rimediare con le travate alla Conca*, Ma la fabbrica di 
fu. ri Ael Campanile fece a fuo modo , alla Romena , dove per la bellezza 
rejtò imperfetta fino al terzo jpiauo , fé? la morte del Re . Notar C :■> 
jfaniMs + 

IfcU 



6 2 Vita di Maluccio fecondo 

• Nelle notizie , che in confufo ne da in un foglio medefimo , di vari 
Artefici , che dopo Mafuccio fionrono , così foggi unge : 

Ma uiuno di quejìi Architetti , e Scultori detti , voi fé fornire ihfyi- 
ravigliofo Campanile di S. Chiara , fatto da Mafuccio fecondo , perche di- 
cevano', efier dubbio di fupentre coagli altri dui ordini li tre fatti dal 
detto Mafuccio , con tanta perfezione dì arehitsttura , la qftale è lodata 
da MeJJer Marco de Fino, che onora fempre la memoria di quefto Sogg?tfoi 
il qualf. requiefeat in nomine Domìni Amen. 

Ecco duuque come di quelle parole , togliendofi ogni dubbio , chia- 
ramente conofeefi , che fino al terzo ordine fu da Mafuccio eretto il Cam- 
panile famofo di S. Chiara , che poi non fu compiuto, e per la diffidenza , 
e per la gara del nome , come per il gran difpendio , da' fuff.guenti Archi- 
tetti . Ma trallafciando quella , nella quale alcun dubbio non vi rimane 
pei sì graviffimi teftimoni , mi conviene ora appianare quakhe difficoltà, 
che neila mente di alcun leggitore potetti* inforgere , fé mai leggendo la. 
Bulla di Papa Martino V. vedette ettèr quella fpedita a 2 9. Aprile dell'anno 
1426. per la fondazione dell' Ofpedale di S. Angelo a Nido , giacché la 
Chiefa li porta eretta circa il 1 3 87. in cui anche fuccedè la morte dell'Ar- 
chitetto , per lo che Illa il leggitore con la intelligenza , che la Chiefa fa 
prima eretta del mentovato Spedale , patendo relìar chiarito dalla Bolla 
nudefima , ove fi lepgr : Che offendo lo Spedale di s. Andrea ( Chiefa finta- 
ta ivi preffo ) dtfmeffo , ed abbandonato , per le continue guerre di qite* 
tempi , e delle peliilenzt , dal medefimo Pontefice Martino V. fi concede 
talfpedale , con tutte le cafe , e territorj è~c Per la qual cofa il Cardi- 
nal Rainaldo rinovò l'opera pia dello Spedale , che ora veggiamo . Laon- 
de refta affai chiaro , che fu molti anni innanzi eretta la Chiefa , dello 
Ciò: XXII. Sp ec } a le , il quale fé nel tempo medefimo, che quella foiTe llato fabbricato, 
tu Salumai n£ avere bbe il Notijo G10: Agnolo fatto ancor menzione, giacché fi vede, 
Co la ■ N "P°^ c |, e di ta le Art' fice andò accuratamente ritrovando notizie , come appien 
to Papa in conofeefi dalle foggiunzioni , che di lui fece . Che anzi da lui vengon no- 
Bologna_> , tate più opere di cui da noi non lì fa parola , per effer guaite , ed alla mo- 
benche alti'^erna rifabbricate , come l'accennato Palaggio del Principe Diego di Ca- 
dicono in_,p erta ^ CQn a j tre CQ r e ; q qS \ dunque ogni ragion vuole , che il Cardinale 
'io ' el' Rainaldo Brancaccio , avendo edificata la Chiefa , e vedendo difmelTa l'o- 
pci neli4»o pera pia dello Spedale di S. Andrea , penfaffe dopo di edificarlo , per la 
per quietali, qual cofa è facilismo , che per ottenerne la conceffione , e la Bulla , al- 
lo fettina i cun teni p vi palfcfle di mezzo . Inoltre fi ha dalle Storie , che il fuddet- 
Papato° e to Cardinale coronò Gio: XXII. Papa , dal quale , come dice l'Engenio , 
adorò i'n_. fu amato molto , perla bontà della vita , e per la età fua veneranda . Per 
FirenzeMar lo che dovea elTer molto vecchio infin dal tempo di Gio: XXII. , e molti 
tino V. co- anm p r i m a di ottenere la Bulla da Martino V. giacche fi ha , che morì un 
Pmèfice »W dopo ottenuta h mentovata Bulla , cioè nel 1427, regnando elfo- 
Max- 



Scultore, ed Architetto. 63 

Martino , il che non appare dal Aio ritratto , dipinto su la porta Maooj'o- 
re della fua Chief , , ove vedefi efpreiT) ìngmocchioni , innanzi la B- V. , 
ed in età virile ; Dunque dopo più anni di quella pittura fu egli vecchio , 
e venerando , p.-r cui fu amato da Papi Giovanni detto ; p.r le quali in- 
fallibili ragioni viene a cafcar benilfimo l'erezion della Chiefa nel 1386. 
enell'8*., perche dopo più anni lo Spedale fu eretto , giacche abbjam 
provato , che il Cardinale mori un anno dopo > che il mentovato Spedala 
fu pollo in ufo . 

Così dunque Maluccio appena compilata la Chiefa di S. Michele Ar. Morte di 
cangelo , _fu fopragiunto da acutilllma f;bre , alla quale più non potendo Maluccio, 
rendere lefue forze già indebolite dalle molte fatiche , ma più dapli an- 
ni , efTendo aflai avanzato in vecchiezza, come quello che numerava pref- 
fo che 96. anni dell'età fua , fini il corfo di quella vita mortale , carico 
di onori, di laudi-, e di ricchezze , acquiftate col mezzo delle fue vir- 
tuofe operazioni ; laonde per h fua morte ebbero le Arti delia Scultura , 
e dell'Architettura molta perdita , dapoiche per lo mezzo de' fuoi accura- 
tillìmi ftudj , e del fuo grande ingegno , aveano quefte avuto tanto di lu- 
me , quanto loro fu necefTario , e fuffi.'iente ad eflergli verace feorta al 
Tero modo di quelle opeiare , per efempio di coloro che vennero ad efer- 
citarle in appreflb . 

line della Vita di Mafttccio fecondo Scultore , e d Architetto, 



VITA 



6 4 



VITA DI MAESTRO SIMONE 

Pittore . 



RActe volte , fecondo il parere de' favj uomini , egli avviene , che la 
virtù non abbia il fuo premio , e che non ottenghirto laudi le opere 
degli eccellenti Maeftri , anche da' medefimi loro avverfarj , i qua!» fo* 
vente fon ccftretti dalla verità a palefare i di loro preggi , e più fi ctt.n« 
gono i vanti da quegli Uomini , che fono di maggior virtù forniti, e con- 
feguentemente di autorevole credito ripieni i come coloro chetiamo nel- 
la fupr; ma (lima univerfale , e quelli il Valor degli a'tri conofcendo , 
fanno di loro fmcera teftimonianza , acciocché qulli appreiìb di ognuno 
fian tenuti nella debbita (lima ; e moltiilìme volte adivi ne , che taluno 
per le fuddette laudi di tal ftimaco Artefice, fia fpeflb adoperato , e eoa 
ciò pofla moftrare al mondo interamente fin dove giunga in lui qutlì'ar- 
te , che egli prof.1T: ; la quìi cofa noi polliamo vedere appieno nella vita» 
che fiegue di Maeftro Simone , il quale per i vanti datigli dal f.imoiifiìmo 
Giotto , fu tenuto in quella fovrana (lima dal Re Roberto , e da e. tei co- 
loro , che lo conobbero , di che egli con l'opere lue egregie fi refe ben 
meritevole. 

Fiorì dunque Maeftro Simone circa il i $ 3 f . giacché per tellimonian. 
2a di G;o: Agnolo Crifcuolo , fi ha che imparo la Pittura da Fi! ppo T:« 
(auro . Per farfi conofeere ancor egli edere già fianco Pittore divenuto , 
dipinfe in S. Lorenzo una tavola , con entrovi aluni Santi dell'Ordine di 
S. Francdco , i quali infino a' nollri giorni con fua laude fi veggono . Ma 
ciocche fé ne fofie la cagione , non aveva Simone quel grido in quel tem- 
po , che gli altri tr.'.pafTati Pittori avuto aveano , come ultimamente avea 
pur veduto nella perfona del mentovato Tefauro fuo Maeftro ; e benché 
veniile egli adoperato in molte opere , ad ogni molo però , non erano a 
lui fatte le richiede cosi frequenti , come- a* fuddttti Macftri , con tanta 
abbond nza di laude, erano pervenute ; Non mancava egli però di farli 
conof- ere per buon pittore , per poter col mezzo delle fue virtuofe opera- 
zioni , venire dal Re Roberto impiegato nelle pit'ure , che farfi doveano 
nella nuova Chiefa di S. Chiara , avendoli perciò acquata la dima , e la 
beneVoLnza dell'Ar hitetto Mafuccio , dal qu-.le commendato alla Rei 
na Sancia , avea molte cone peT Altari dipinte nella Chiefa di S. Cro e » 
da lei novellamente eretta , come nelle vita dell'Architetto fuddetto fé ne 

fece 



Pittore. 6- 

!>:? pircla ; Una di q. : " : 

quel 2 , dipi; Reina Sancia, fi vede 

le' Frati «li quel Ce 

contro : ta ; C 

ti e , e ir. . .._:.-. 

fa R, '•'- - col Bunfa 

. : "ime di p^rti , e di 

b__- lunetria 9 I .::,.:.:. - 

\_: i. pine : dolio, laq. ".ss 

ir.. : di qns&i Arg : fa- 

f\ .:.-.: per ora cesi - ita credali! , paffando di nuovo 

a narrare come 1 . la Reina ope- 

rane , t. : grazia dei Re; J 

e io pati da i.::o diiiderio , 

P avean partorii . . znofo, e ■.. 

bue meritamente itoti : fidavano. 

E."- .: " mpo ari: :o il gr! te -, 

£ ::. . ..:::-_■.-... ,\ , laonde n-.ne mira- Lo _ r i 

^ .- . r Scrii . ' . . - ■ ugna G.:. L . -» 

e Mirali . . ..-....-- I • 

ta delJe pittare ; die 

TIO- 

nae , che quel Artefice a ìveà : tìs 

.poj , r -= . _:. b R ' . . : di 

: . 1 gran Cbiefii . figni 

I :: . _. ". t, rafico Padre, . . ■ q . : : - 
re, ,:.itot. me :o nome - brano ne 

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66 Vita di Maeftro Simone 

mentovata Reina ritratta al vivo , in atto di fpofarfi con Ludovico futi- 
detto , ed incontro a quella vi è la Storia da lui dipinta de' Monaci Cer- 
tofini , che con tanti movimenti di bocca cantano con mirabile efpref- 
fione i Divini Uffizi ; effendovi anche in quella Chiefa fra l'altre pitture 
di Giotto , una noftra Donna delle Grazie, affai tenuta in divozione , 
e che a quella dipinta in S.Chiara affomigliafi , le quali pitture oggi gior- 
no fi veggono , conciotfiacofachè per il folo loro riguardo : r. o 
i Monaci di S. Martino riedificata la Ch. efa, a' quali fu per donazione 
della Reina fu Metta conceduta con molte rendite, come dagl'ift: amen* 
ti , che nel lor Moniftero fi confervano , appien fi vele . Così per lo me- 
defimo nfpetto non fi è giammai alzata la Goiefa dal fito fotterraneo , 
ove venne a cadere , allora quando per cagione del nuovo Ca.'teilo , fu 
terrapieni tutta l'antica ftrada detta delle Corregge , per dar l'altezza 
a' folli del mentovato Cartello , come ad ogn'uno è palefe . 

Ma Simone reggendo , che per i vanti fi davano a Giotto , era egli 
pollo in non cale , fé ne prefe così fatto rammarico , the ne divenne am- 
malato . Non contriftavafi egli già per invidia del Fiorentino Pittore, 
l'opere dd quale fommamente piacevangli , come quelle che in quel tem- 
po tran tenute ottime da ogni Arte fice .... A ..-io; ma (bUmeote d- .- 
vafi, perche allefue fatiche non fi avelie ancora qualche confiierazion? , 
per effer dipinte con baone regole di difegno, e compartimento di co ore; 
per la qual cofa ruminando fra se , e: ne tea potefle la fua : . - 

tuna , firmo nel fuopenfuro di far G.uiice delle fue op-re il meJefimo 
Giotto, forfè anche così configliuto dall' Architetto Aia faccio 9 laor.de 
riavutoli alquanto tenne pratica , che quello le fue pitture vedeffe , ed 
appunto com'egli fi era avvifato fa :c=dette ; r..-; :.::;- . nte da G.:::o 

Opere ai a ] cune tavole dipinte da Mastro Simone , a piena boc:a le commendò , 
M- o:mone ',. „ , .. , V •-. j- r 

a:eai_, e ncn con Cento di queire laudi , perche era tornito di cuor lincerò , ne 

:o . tenne raggionamentocol Re , al quale efprefTe la ftima nella q<iale dovea- 
no effer tenute così buone pittare! - e anzi in teftimonianza di qaefti 
veraci fuoi fsntimenti voile, che Maeftro S rione dipinge ffe ancor 

[ ime cofe nella faidetta Chiefa dì S. Chiara , ove veggono" in due tv - 
le difinte ad olio S. Lucia , e S. Dorotea , locate ne' mari ora della C p- 
p r.i i . .he fu de' Signori Doahi di Diano . 
I . C: sì anche dipmfe la Cena A B Maggiore della fuddetta Chiefa 

-c\ 'Aitar S. Maria Coronata , ove varj Santi vi figurò , efpitaieudb nella patte di 
V mezzo Noftro Signore Giesù Crifto morto fofienuto dalla B. V. , e da 
, \ l2 S.G . in mezze Sgure , anzi infmo al ginocchio efpreàV, e le q. ì 

" for. «ente dipinte a maravigli'. - riTV-davi dalla parte di fopra al- 

cuni A gi'iftrumenti della SS.Pafiìone. r )a uno de' la- 

ti Vi è S. Pietro, che nella mano delira tiene le chiavi , e con h Gn 
-:r. .bro • ; . canta vfeS, Anna, con la B. V. coi Bambino, e 

S. Lu- 



Pittore . 



6j 



S. Lutbvico Re di Francia. Dall'altro Iato vi fon dipìnti , S. p.;o;o i" 
atto Hi sfoderare la fpada, S. Dorotea, die tiene li fiori nel Ceno , e S. Lu- 
dovico Vefqovo di Tolofa , il di cui Piviale è tutto fparfo di gigli , per 
l'Im.prefa Angioina , e di fotto ha l'Abito Francefcano . Di folto a quelle 
Immagini vi fono compartiti otto tondini , ne' quali vi dipinfe S. Dome- 
nico , S. Attanafio , S. Bartolomeo , e S.Filippo Appofioli , dal lato de- 
ftro , e dal finiftro vi figuri» S. Antonio Abate , S. Giacomo Apposolo, 
S. Gio: Batti (la, e S. Francefco di Affili > le quali Immagini meritano 
m_ 'la lode . Dipinfe ancora per la medelima Chiefa il Crocififfa , che ora 
fi vede locato nella Sacriftia , il quale è condotto con fornirlo ftudio , e di* 
ligenza ; Indi partito Giotto , reftò Simone nella ilima univerfale degli 
Uomini , ed efftndofi perfezionata la Chiefa di S. Lorenzo * vi dipinfe la 
Miracolofa Immagine di S. Antonio da Padova , quella medefima , *5h?j mi ,„• 
a* noftri giorni in tanta venerazione da' Fedeli è tenuta , e la quale deferi- u i S. Anto- 
Vendola l'Engenio , ed il Celano diflero , che quella Immagine era Hata "io nella-, 
dipintala Matftro Simone Memmi Santfe , quello ifteifo che il ritratto Chiefa di 
di Mad. nna Laura avea dipinto, pigliando l'abbaglio , che prefe anche ^ . Lo ' T nz» 
il Coft nzo , dalPaver trovato il nome di Maeftro Simone nelle mentovai fre/co* *""* 
pitture regiftrato , e perciò aveano fuppofto efl'er quello , che la Donna Abbaglia 
dell'umorolb Poeta ritratto avefle i Opinione , ed abbaglio cotanto erro- de' noftii 
reo , che null^ciù j Sì perche quel Simone non fu giammai in Napoli , Scrittori cir 
come dalla fuaW.ta f.ntta dal Vafari G. Vede , si ancora perche non ^ 1 i l l Jl " le 
p.iunfe al faper di quello , come lo arrlrma il Vafari medefimo , il quale ne , 
di lui ne fcrifle : che fu più lu< gran fortuna eifer egli fiato lodato dal 
Petrarca, che perche folle eccellente nella Pittura . A cosi fode ragioni 
lì aggiinioon quelle addotte dal Motajo Pittore , che in un fuo fentto di 
prime notizie , così va argomentando di Juj . 

fiorì ancora circa l'anno 1 3 50. un Maeftro Simone , il quale fu pit- 
tore molto /limato dal I{e Filiberto , ma non so ancora fé fu dopo lo l'i tia- 
re Giotto Fiorentino , come da alcuni fi crede , perche fé ci fu/fi fato lui, 
il prefato I{e non averi a chiamato lo d«tto Giotto per far dipingere S. Chia- 
ra , F Incoronai a , e lo Cajielìo dell'uovo , ma aver ebbe fitto fare da quello, 
effendovi allora gran curejtìa di Pittori buoni , e trijii , come di Scultori 
ed Architetti in ogni parte l ma lo prefato Simone fu valentuomo ajj'ai , 
e per ordine de lo prefato F^e nella Chiefa di S. Lorenzo fece il bello quadro 
di S. Ludovico Vefeovo de Tolofa , chef a coronando il f addetto ì\e , e d' 
cadine di lui ancora fi dice-,chs dipinfe l'antica immagine di S. Antonio , 
e l'altre cofe che lì anno attorno . Ma vi è chi dice , che la dipinfe Cola 
Antonio , come anco diceva Gio: Antonio d'Amato , il quale anco di e èva, 
che Simone le pareva difcepolo di Giotto ', ma Notar Gio: Agnolo Crifcuo- 
lo dice (parola di fé med<*imoj che Simone era Napolitano , e aveva im- 
parato , da quelli di Stefano , da Pippo Tefauro , tenendo la Jìef. 

I l fi 



68 Vita di Maefìro Simone 

fa maniera ; e lo fejjo fi era detto con Marco da Siena , parlando de 
ti rioflri antichi Vittori de li quali il prefato Marco vote onora- 
re le memorie frc. , fin qui notar Gio: Agnolo . Né quefto fcritto rechi 
punto di maraviglia a' leggitori , per vederli in tiTo alquanto di fenzo 
contrario a quello già da me rapportato , e mallìme ove legg-fi , che fu 
■pittore molto Jiimato dal Re Roberto : Mentreihe da me portali contraria- 
to d .Ila fortuna , la quale diffkoità , con l'altra ove appare , che vi fia 
dubb o (e fu Napoletano, reitera appianata dall'altro fcntto dtl medefimo 
Gio: Agnolo , the in ultimo , c< nit accertata ne tizia da ini trovata , in 
appreflb farà come a tetto da m regftrato , g.uft.i l'ordine prefo neli'altre 
Vitejbafhndoci per ora il r (cogliere dalle fentte notizie, oltre dell'opere, 
che quetto noq Cu quel Simone Memmi , come in appreilò farà dall'altro 
fcntto con tutta certezza confermatoci aggiunto a quello fuo,lì noteran- 
no ancora alcuni fermenti ,chj il Cavaher M^ffimo Sunzione ne lafciò 
fcritti, p< riandò di Maeftro Simone . 

Profeguiva in tanto Simone k fue pitture , non mancandogli giam- 
mai le commijìoni , dopo che voltata in (uo favore la forte eragliii ren- 
duta amica , con far conofe re appi, no il fuo valore al Re , ed a tutti 
coloro , che i fuoi dipinti vedevano , dopo le lodi dategli dal valentiffi- 
mo Giotto ; tanto puote lo attelìato di un Uomo già accreditato , ed a 
tanto giungeva la iincerità in que' tempi ; concioffia^acchè pofpofti 
i proprj interdi! , fi davano fincerilfime laudi a colui , Me per fua opera 
fé ne rendefle meritevole i Elempio veramente memorabile , e maffima- 
menteper i n ilri tempi , ne' quali tant'oltre lì fpinge la malignità de* 
Pi-ofefiori delle noltre arti, che giunge inlìno a volere opprimere anche 
l'i ieffa virtù , conculcandoli queltasì da' Maeiìri , che da' Difcepoli , 
dr.poi-he divenuti ineforabili cenfori delle fatiche altrui, procedono lenza 
rifp.cto delle divine, e delle mondane leggi. EfTendo dunque Simone 
venuto nella (lima di ogn'uno gli fu dal Re Roberto ordinato , che dipin- 
ger deveflè la U fua coronazione , fattigli dal Vefiovo di Tolofa fin fra- 
tello , ond egli dipinfe in un3 tavola in campo d'oro S. Ludovico a federe, 
che pone la corona in telb a Roberto fuo fratello , il quale inginocchioni 
gli tra a piedi , con imni giunte , e.l ambidue i loro volti effiggiò al vivo, 
coinè oggi ancora fi olfirvano efpofti di nuovo in una Cappella della nave 
d ila Chtefa di S.Lorenzo, dal canto deìl'Epift ila , la quale opera diede 
allora molta fod.lisfazione a Roberto, ed al pubblico . Gosì dipinfe Simo- 
ne altre varie cote , e diedi che anche ha fua l'altra antica immagine di 
S^Antonio , che fia nelle fcàle dello lìefTo Convento di S.Lirenz3 , oltre 
di quella fu Idetta di fin Cappella , perlaquale n'eb le egli un lommo 
onore - Dipinfe per il gran Concedi Altavilla Bartolom;o di Capua, nel- 
la nuova Chiefa di Monrevergin? , da lui eretta rrl r 3 14. una nuova im- 
jvtf<?,ine deJla B.V. , .* do^o dipinta q.iiftaj com,s altresì la 6g\»ta del gnu 

Pro- 



Pittore . 



6 9 



Protonotario Jel Regnofufficio efercit .to da quello} la donò a'PP.di S.Gu- 
slielmo , acciocché l'ufficiallero . Ma lafujdetta immi^me vii nc^ra 
Donna, vedefi ora trafportata nella Cappella .lei a fam gin di Afflitto , 
ove fu collocata nel rimodernarli la Chiefa nel if88. > e benché alcuni 
crede/Tero che quella immagine fuile ftata dipita da Cola Antonio del Fio- 
re , come quella altresì di S.Antonio in S. Lorenzo , ad ogni modo però, 
fappiafi iT.r di Certo di Mastro Simone , dapoiche" quando tu dipinta 
l'ini n>ggme di S.Annn.o , Cola Antonio era nella mnte di Dio , come ,. ... , 
non ancora venuto ai mondo in quel tempo ; per la feonda della B. V. , glJo j " 
quando egli divenne Pittor Maeltro , e di grido , che non fu prima deldipiqcure 
1570. in Circa , Bartolomeo di Cipui era da più anni pillato all'altra vita, foddecte • 
con che reità l'error chiar.to di coloro , che altrimenti ne fcriliero , j qua- 
li a mio credere non badarono alla Cronologia di que' tempi , che tanto 
bene avverti poi al Notijo fuidetto Marco da Siena , ottimo Cronologi- 
co , qninto tu gran Pittoie . 

Ma ritornando a Maeftro Simone , ed all'opere eccellenti , che egli 
fece, di :o -he giurale a tanto altilììmo concetto , che ratto famofo , fece 
per varj p.-rfonaggi , e gran Signori molte bell'opere , oltre di alcune ta- 
vole , e per altari , e per le ftanze , che ebb? a dipingere per la Reina 
Sancia , con varie immagini li Santi , ed o tre di quelle per lei prima 
dipinte nella Chiefa della SS. Croce , già mentovate , dipinle nella danza 
d 1 Confellionario di quelle Monache , Che divano in quel tempo in quel 
Moniltero , un, immagine della 6. V. col Bambino in feno , dipinta a 
frefeo , e da' lati S. Fra'ncelco , e S. Mi hele Arcangelo , con 1' Infermi 
Dragone lotto i pi 'di . Sopra la porticeila ove ledeva il Confellòre , vi è 
a chiaro feuro la figura dell'Angiolo Rafaele in fembianza di Pellegrino, 
e quelle pitture fono 1 od it illune in riguardo a que' tempi . Quindi è che 
piacendo ogni giorno p,ù al Re le fue pitture , ordinò che dipinger dovef- 
fe in una gr ,n'Cipp-lla del Pif :op ( che ora è commutiti in ufo di Sa- 
criftìaj ie itorie della vita di S.Ludovico V-fcovo di ralofa fuo fratello « 
pochi anni innanzi pillato a gloria eterna , e di frtfco Canonizzato da 
Papa Giovanni XXI. in quegli anni ; laonde Simone fi diede a porre 
in opra ipenfieri, e li dice , che di pi afe nel Cappellone Addetto varie 
a/., oni del Santo ; ma che fopravenendo la morte del Re Roberto , refta- 
rono imperfette , e fenza profeguirfi le di collui opere , infinoche furono 
poi dipinte da Gennaro di Cola fuo difcepolo , come a fuo luogo fé ne fa- 
rà parola: Come anche fi dice , chedipigneiTe varie cofe nella Chiefa 
(addetta di S. Lorenzo, e di S. Gioc Maggiore , le quali pitture forfè 
per effer dipinte a frtfco , nel mo-dernarlì le mentovate Chiefe , nel- 
le eresi ni di nuove Cappelle , come fempre avviene , fono ftate cancel- 
late , o par buttate a terra . Vedtfi però di faa mano nella Chiefa di 
S. Domeaico nujgiore , fopra la fepoluu\i di Gjo: d'Aquino , fvrtta da 

Ma- 



7 o Vita di Maeftro Simone 

Mafuccio fecondo ? la B. V. col bambino in braccio , aliai ben dipinta 
t ne' partimenti laterali , in uno vi è S.Gio: Battifta , e nell'altro S. An- 
tonio Abate . Sopra quelle pitture vi fon tré lunette, ed in quella di mez- 
zo fcort>efi l'Eterno Padre , e nell'altre due vi è efpreflb l'Angiolo Ga- 
briello , con la Santiflìma Vergine Annunziata . Quelle pitture fi man- 
tengono tuttavia in quella prima bellezza a difpetto di tanti fecoli , ciTen- 
docte fono a buon frefeo dipinte . Ma per non più tirare in lungo con 
miei racconti quella narrativa di Maefcro Simone , farà bene rapportare 
in prima lo fcritto di Gio:Agnolo Crifcuolo , e poi quello d J mentovato 
Cavaliet Mailìmo Stanzione , che ancora le fue memorie ne fcrifle ; da' 
quali fi potrà comprendere appieno tutto ciò che appartiene a quello pie» 
tore , e ciocche fece , giacche nelle accennate notizie , ed in quelle che 
fieguono , regillrarono que' accurati Scrittori le fue opere, e le fue a- 
zioni . 

£' da fapirfì ancora come Maejìro Simone fu nojiro Napoletano , e fé- 
Ce belle pitture , come abbiamo detto ■> e fu difcepolo di Pippo Tefauro ■> 
dove che fee molte belle opere., benché poco conofeiuto prima , ma lodan- 
dolo Mafuccio alla Regina Sancia » li pinfe varie cone d'Altari aliano» 
va Chiefa de la Croce-, dalla detta Bigina edificata ; perche poi queflo Pit- 
tore rivendo colera , che non fcjje più Jìimata la f un pittura delli altri 
paffuti y faputolo lo valentijjìmo Giotto , «he faceva per lo Rs Roberto le 
fue belle pitture , lo Jìimai , e voi/e che lui fceffe molte pitture anco A 
S.Chiara •, dove dipingeva lo detto Giotto , e la cona di S. Maria Incoro- 
nata j ed altre pitture a S. Lorenzo » e quejio fu Maestro doppo ajjai ftima- 
to ■> facendo Pepare già ditte , e fu Maejìra de utto Gennaro de Cola , &c* 
Seguitando a delcnvere le notizie di altri nollri ProfeiTori del dife- 
gno , non fa parola del tempo in cui venne a mancare Simone , argo- 
srrntandofi però dal tempo in cui dirli egli , eh- fiorì qu Ho Artefice , 
e dalla notizia lafciatane dal Cavalier Mailìmo , che aiT-nf e efler mor- 
to nel i 546. , come fi feorge delle fue parole , da me fedelmente qui ri- 
portate . 

£' da faperfì , come nigti anni del R^' Rjb'rto d'A-ig : à , Re di Na- 
poh' , ci fu un buon Pittore , chianato Maejlro Simone , e queflo dipinj'e 
molte belle tavole nella Chiefa d S.Lorenzo , per il fudetto Re Roberto , e 
dipinfe la immagine aaiicbiffi na di S.Antonio , e quella che fa nel Con- 
•vento 1 ed altre tavole nelle Cappella dietro lo Aitar Miggiore , come an- 
the quella di S.Ludovico , che corona il Rjfuo Fratello i poi anco dipin- 
fe in S. Chiara una tavola , due in una Cappella , ed anche alla Regina 
moglie molte immagini di Santi in muro f ed in tavola , fecondo la fua 
divozione ; il quale Pittore fu molto filmato in quel tempo •, ed era nojiro 
compatriota , dove che le fui pitture furono cercate in quel tempo da mol- 
li Signori , e graa Principi , fuori del nojiro i^»s > il l a ah poi venne a 

man- 



Pittore . 7 1 f 

Mancare circa Vanno i%\&. > o poco più , »ow effendo vecchio , lafci Ando- 
Ai fé un figlio , che fin molto ricco , e perciò non- efercitò la pittura , »»/t 
_/» £*»i? infegnò l'arte a Colantonio del Fiore J come ho potuto fa per e da al-, 
cune antiche memorie di detto Colantonio . 

Fin qui il Cwalier Stanzioni in quarto luo "0 , dove facendo pmfa 
al racconto che viene appretto di Colantonio fuddetto , regiftraremo fo- 
lamente alcuni altri fuoi veri! , ove par che fi lagni dell'infortunio di 
Maeftro Simone , perche a lui fofle antepofto Giotto , narrandone la ca-' 
gione di fui vtnuta in quelli fenfi . 

Il Rj Roberto chiamò Giotto famofo Vittore Fiorentino propolìoli daf 
famofo Gio.Boccaccio , per la granf.'de , che aveva a quefio grande Auto- 
re , e per la gran fama di Giotto , con che gran dijgttjio ci fu di Maefvo 
Simone » che in quel tempo s'ammalò avendo poi fatto conofeere effer lui 
ancora bravo Vittore , confidandolo tale il medem-i Giotto , e però la ta- 
vola dell'Aitar maggiore dell'Incoronata non la fece Giotto , ma Jilaefro 
Simone di fuo corife nfo, frc. 

In un altra nota di varie memorie da fervirfene, così a quelle notizie 
fo^giunge . 

Così HK e Roberto chiamò Giotto per compiacere a Mejfer Giovanni 
Boccaccio , non ejjendo meglio di Maeftro Simone , ed ancora perche ve- 
ramente fentiva narrar miracoli di qnefito Pittore , ed ancora perche lì 
Signori fon tutti volontà . 

Ecco dunque come dal Cavalier Maflìmo difendendoli le ragioni del 
trapalato Pittore compatriota , fi contrafta il priimto al Fiorentino Ar- 
tefice , il quale veramente in quel tempo fu per lo migliore tenuto di 
tutti quei , che colori adoperavano . Gon tutto ciò , fé al vero aver 
devefi alcun riguardo , fi veggono nelle pitture di Simone migliori for-, 
me di volti , e più grazia di quei di Giotto, ne' quali vedonfi quegli occhi 
ad ufo di pelei , tacciati dal Vafari medi;fimo , dove che quei di Simone 
han buona incafeiatura , e fon Ornili al naturale . In oltre le forme del 
cerpo fono di gran lunga fuperiori in quei di Simone per la ragione , che; 
aveano j noftri Pittori i buoni efemplari , donde potean le buone forma 
vedere, i quali mancarono a' Fiorentini Artefici , come già nella lettera 
fi dirle , e cerne lo confvfsb il Vafari medefimo ne! proemio della fecon- 
da p?.rte dette vite de' fuoi Pittori ; ove dilTc di Giotto . 

£ ridujfe a una morbidezza la fua maniera , che prima era ruvida , y a f ar j nc ]„ 
efeabrofa, eferonfece gli rechi con quel bel girare > che fa il vivo , e j e y; :e d e ' 
con la fine de' fuoi lagrimatoi , ed i cape gli morbidi , e le barbe pi umofe ■> Pitcoii. 
e le mani con quelle fue nodature , e mufcoli , e gli ignudi come il veroi 
fi: tifilo la difficoltà del? arte , ed il non aver villo Vittori migliori di lui , 
in </anzi a lui ; fin qui il Vafari : Per lo che fi conferma il da me poco 
ùianzi, e nella lettera mentovata già detto; percjocehe fé Gictto i ne- 
cci: arj 



7 2 Vita di M. Simone Pittore 

ceflarj tfemplari aveflè avuto , migliori le fue pitturi: dipinte avrebbe , 
ponendo per elfi in opera quel talento di che Udio lo avea fornito , lo che 
non potè far egli per la mancanza di eilì ; laddovecche inoltri Pittori, 
oltre de' loro Maeftri , ebbero gli efemplari donde le buon? forine aver 
poteano , con che quegli imitando , miglior di Giotto , e degli altri « 
ben poterno uper ire , ficcome fece Maeftro Simone ; e quello può chiara- 
mente vederli da chi che fia , afFermindo per verità , che il Crifto mor- 
to , dipinto nella Coni dell'Aitar Maggiore di S. Mtria Coronata , ne-n 
puoi eif r difegnato , né dipinto migliore da Giotto , e da qualunque Pit- 
tore di quei tempi , come altresì le due tavole nominate di S. Chiara . 
Ma io non facendomi punto fportare dalla paflìon della Patria , né da 
quello , che più alla bifogna convienfi , protrando f. rivere alla verità , 
lafeerò , che il mondo medefimo con oèchio (ano ne rcnd. bilanciato giudi- 
zio del valor dell'uno , e dell'altro , confiderando le opere loro j Che pe-. 
rb, ritornando al da nv trahfciaco racconto , dico p r fine di quello, 
eh? Mieftro Simone morì più tolto in età virile , ed anzi Giovane , che 
fatto Vecchio , e mancN circa gli anni 1:546. lafciando di se uri figlio 
molto agiato di beni di fortuna , nominato Francefco , d-l quile , e de' 
fuoi Dikepoli , a fuo luogo fé ne farà ptrola , con far dell'uno , e degli 
altri menzione onorata . 

fine della Vita di M.tejìro Simone Vittore; 



VITA DI MAESTRO GENNARO DI 

COLA , E DI MAESTRO STE- 

FANONE Pittori. 

G Rande invero può dirli la fortuna in coloro , a' quali vien dato in 
forte aver buon Matftro , che fecondando la loro naturale abilità , 
gli addita il diritto cammino , per lo quile , fenzi punto rimanerli , pof- 
fono pervenire alla meta di loro gloriofe fatiche. Perciocché i buoni 
efempj additandogli , e le difficoltà con l'operare appianandogli , fan sì , 
che continuando i Difcepoli la loro virtuofa applicazione , veggono que- 
lle diffi.oltà dell'arte fuperate , e giunti a fegno di efTere ancor eglino per 
valentuomini da ciafehedun reputati , con eftremo contento non folo 
di loro fteifi, , raa ancora di que' Maeflri , che gl'mfegnarono , per veder, 



E di M. Stefanone Pittori. 7 3 

Be' Difcepoli propagatati ancora la gloria loro . Qumdi è , che ogni Mae- 
ftro dovrebbe con caritativo amore i loro Difcepoli ammaeftrare, e malli» 
inamente coloro , i quali , da Dio più che gli altri dotati di buoni abili- 
tà , moftrano eccellenti Maeftri dover eli] ancor divenire ; Ma tuttavia 
i! contrario la fperienza dimoftrandoci , ce gli addita più tofto tiranni * 
che precettori ; Concioflìacofacchè , o perche niuno amore avendo verfo 
gli Alunni , non gli ammaeftrano , riè gli danno ne meno un femplice ri- 
cordo , ma per lo più verfo loro zotichi dimoftrandofi , parche più tofto 
ad infaftidirlo , che ad apprender l'arte da lui portati li folTero ; ovve- 
ro , che per l'abilità del Difcepolo , concependone gelofia , invece di am* 
maeftramenti , torve occhiate, e cattivi ricevimenti dimoili andogli , gli 
danno ad ogn'ora a conofeere , che molto nojofi gli fono . Per la qual cofa 
fp. Ab adiviene , che l'abilità di tal'uni , o li fono fenza i neceffarj pre- 
cetti perdute ; o che da se coltivandole col lume fuperiore , Commini* 
Aratole dall'Eterno Maeftro del tutto , fi fono agloriofi meta portati , e 
tonci?) ad una aperta gara di elfi , come di molti efempj ne fon piene le 
ftjrie , con eterno bialimo de' Maeftri loro . La qual cofi non accadde a 
Maeftro Simone , il quale caritativamente i fuoi Difcepoli ingegnando , 
Tempre fi adopero , che eglino follerò miglior di lui riufeiti , collume 
veramente da Criftiano , e che è indirizzato al diritto cammino j Per lo 
che fece egli due Valent' Uomini , come dalle Vite, che fìeguono di 
Maeftro Gennaro di Cola , e ui Maeftro Stefanone potrem conofeere ap- 
pieno . 

Fu la Nafdta di Maeftro Gennaro circa gli anni 1520. , ed ebbe 
fcuola da Maeftro Simon-, dal quale fu con ogni caritativo ftudio ammae* 
ftrato , con che buon P.ttor divenuto , ajutò il Maeftro in varie opere . 
Indi dipinfe da se v irie cole p:r le quali fecefi conofeere efler fitto molto 
pratico nelle cole dell'arte ; ed efllndo in quello tempo venuto a fcuola di 
Simone un Giovanetti per nome Stefanone ( credo così nominato per 
eifer di ftatura grande ) fu quelli iimilmentf col l'olito amore da ^lTo am« 
maeftrato , e con le conferenze , che con Gennaro faceva circa le diffi- 
coltà dell'arte, le venne in breve ancor egli a fuperare ; e tanto , che 
prendendo Gennaro a dipingere alcune ce fé volle, che Stefanone l'aju- 
t.fte in quelle ; come ancora in alcuni frefehi che ei fece in una Cappella 
della Chiefa di S. Reftituta , la qual finita , fu allegata a Gennaro la Chie- 
fa eretta pochi anni innanzi di Mafuccio Secondo di S. Maria della Pietà, 
fituata (come altrove fi difte; fotto le fcale di S. Giovanni a Carbona- 
ra , ove varj Mifterj della Pallìone di N. S. Gesù Grido egli vi dipinfe a 
frefeo ; le quali opere in procedo di tempo fi fon per l'umido confurmte » 
veggendovifi diede appena qualche reliquia aliai mal concia dal tempo. 
Dipinfevi eziandio alcune tavole ad olio, le quali tuttavia confervatefi 

K dall', 






7 4 Vita di M . Gennaro di Cola 

({all'ingiurie del tempo , veggonfi a noflri giorni , efprimendofi in quel- 
la del maggiore Altare la noftra Donna Addolorata, che tiene in fcno il 
fuo morto Figliuolo, il quale vi f ne pianto da alcuni Angioli , afTii gra- 
ziofamente dipinti in atto lagrimofo per la morte del Redentore . Così 
in un Altare di Cappella vi efprefTe la Maddalena in atto di penitenza -, 
con alcuni Angioli, che portano gì' iftrumenti .della Santillana Paffio- 
ne. 
"Pitture del- Terminate quell'opere-» e vedute da' Frati di S. Gio: a Carbonara ■»" 

la. Tribuna Chiefa ivi preflb eretta alcuni anni prima di quella mentovata della Pier- 
ri» S. Gio:?. t ^ ^ anc0 Dall'Architetto Mafuccio indetto , vollero quelli , che da Gen- 
" naro foffe dipinta la Tribuna, o fìa Cupuletta -, che fopraftava al Coro di 
-efla , ove vi compartì Gennaro alcuni quadri -, nelli quali, che fon di 
numero fei divilì dalle fafcette , che le fanno compartimento , vi 
figurò la creazione del mondo e della .'luce ., quella, dell' Homo, e 
dellaUonna, il peccato di Adamo-, lo fcacciamento di elfo dal Paradi- 
so terrefrre, lo fieno Adamo, che coltiva la terra, ed il Sagrificio di Abe- 
le con la fua morte datali dall'omicida fratello! Indi continuando il 
conc.tto, ghcche avea dimoftrata la prima cagione del peccato , vole 
feguitare ad efprimervi la redenzione dell'uman genere, con dipinger- 
vi nelle facciate di bailo la Santillima Nunziata , con la Nafcita del noflro 
RedentorGesù Crifto, ed altri fatti della Beatillìma Vergine , de' quali 
forfè ne avea non folo formato i difegni, ma i cartoni dipinti , come in 
quel tempo fi coflumava, i quali eran la guida dell'Opera; ma fcoverta 
in occafione di Feltività da' Frati la Cupuletta , ne furon date all'Arte- 
fice le meritate'laudi , godendoli allora -in quella una bella armonia di 
componimento, e di colorito ; laddove che in oggi refta affatto dall'umi- 
do confumata così bella Pittura ; laonde pervenuta a notizia della Reina 
Giovanna Prima , volle eflerne fpettatrice , perciocché aveva in animo di 
far profeguire un opera promofTa da' fuoi Maggiori , come poi fece , nella 
*>ccafione che fiegue. 
Vita dì S. Aveva alcuni anni innanzi il "Re Roberto ordinato a~Mae(lro Simo-' 

Ludovico ne, che i fatti della vita di S. Ludovico Vefcovo di Tolofa fuo fratello 
Vefcovo di dipinger dovefle in un gran Cappellone delPifcopio , per efTer flato al- 

Tolofa , di- i ora Canonizato da Papa Giovanni XXL-, dopo fedici anni della fua mor- 
pinta nel .. r r r , ,, ■ , , , r , ,. 

JVefcovado . te ' come S là le ne tece parola nella Vita del mentovato Simone , ed egli 

vi aveva dato principio , con dipingerviquelle fiorare, che già in quella 
fi diilero'; ma per le guerre di Sicilia inforte , che prima la quiete di quel 
Re diflurbarono , e dopo per la fua morte non furono profeguite - ; per 
la qual cofa eflendo altresì nel i 346. fucceduta la morte di Maeflro Si- 
mile, ri maiero fola mente cominciate. .Indi in progreflb di tempo la 
jReina'Giovanna.Tnma:, vokado rinovare da divozione 'di 'S.Ludovico 

iluo 



E di M. Stefanone Pittori. j $■ 

Ciò Parente , ricordandoli dell'ordine dato dal Re Roberto fuo Avolo, 
vedute le mentovate p.tture di S.Giovanni a Carbonara , ordinò a Gen- 
naro * che la vita di quello » cominciata dal fuo Maeilro , rimile con fue 
pitture ; Per la qual cofa, i gli allegro di cosà huona forte, vedendoli ono- 
rato dalla fua propria Reina,ii pofe con applicazione a q isft'opera,e fitto- 
ne i fu; i difegni, diecL principio di nuovo alle Pitture della Stona del San- 
to Vefcovo t e feguitando l'ordine intraprefj di Maeftro Simone , riparti 
ns' difegnati vani in quello modo le azioni del Santo . 

Ven ono compartite le Storie nella parte di fopra conarchi di fiacco 
finto , in tre ordini per ciafeheduno de' lati della Cappella , e fotto dell' 
Arco vi è un quadro , che di futto ha fimilmente un altro quadro più pic- 
ciolo, di figure minori del naturale ; di modo che ogni arco tiene tre qua- 
dri , compresovi quello dell'arco fuddetto , che fa lunetta ; ma que' di 
balio reftringendo lo fpazio vicino a' compartimenti degli Archi , ha due 
quadretti di più , che fon di numero cinque , i quali con li fei di fopra 
fanno il numero di undici Storie per facciata . 

Nell'ingr'-fTo della Cappella effigiò la Nafcica del Santo in un de 'qua- 
dri più piccioli , che fono nel prim'ordine , e fegnitando appreflò , vi di- 
p.nl'e quando eflendo bambino fu vifitato,e guardato dagli Angioli,ed in uri 
altro li vede giacere infermo, e perciò l'apparifce il Bunhina Gesù accom- 
pagnato di Angioletti, che lo guarifce,ved\-ndo la vilione i di luiGenitori. 
Siegue appreflò quando già fatto adulto va vifitando gl'Infermi,? dannose 
limofine a' Poveri , e quello termina focto del primo arco, eh e vicino ali* 
A'tare , che allora era della Cappella mentovata , ed ora è della Sacriftia, 
m-ntreethe dal Cardinale Annibale di Capua , in tal ufo quella Cappella 
tu commutata . Siegue il quadro , ch'è fituato fotto di quell'arco , e fopra 
del quadro dianzi detto, ove fi vede S. Ludovico fovvenire le Vergini , 
ed i Pupilli ; e nell' arco , che fiegue , il quale è quel di mezzo vi è di- 
pinto quando nel Convento di Ararceli fi fece Frate di S. Francefco , per 
mano di Fra Gio: di Muro , allora Generale dell'Ordine de' Frati Mino- 
ri , il qual fitto fuccedè in Roma nell'anno 1296. Vedefi nel terz'arco ef- 
figiato quando già fatto Frate prende ripofo su della nuda terra , ed in 
fogno gli appanfee la Vinone di Melchifedec,che l'ammonifee ad accettar 
di buon animo quel Vefcovado , ed ivi moderare gli abufi , ed i mali co- 
ftumi di que' popoli ; vtdendofi quella figura con magnifica gravità in 
abito Pontificale all'antica , con Camauro in tefta , e l'infegna de' Sacer- 
doti dell'antico rito nel petto . Siegue l'ordine de' tre quadri maggiori fi- 
tAPti 'nJ mezzo , e nel primo quadro vi è efpreflb quando il Santo vien 
conf grato Vefcovo di Tolofa da Papa Bonifacio Ottavo , e nel fecondo 
che fiegue vedefi il Santo Vefcovo a cavallo, che arrivato neila mentova- 
ta Città , per obbedire al Papa , the contro fua voglia lo avea fatto Vefco- 

K * vo 



7 6 Vita di M.Gennaro di Cola, 

vo in cosi giovanile età , viene incontrato da moltitudine di Cittadini * 
da' quali con giubilo immenso è ricevuto. Pittura fenza dubbio memora- 
bile per la copia delle figure , e delle varie azioni , con le quali efpn mo- 
no la divozione , ed il contento dell' arrivo del Santo . Nel terzo di 
quelli quadri fi fcorge il Santo Vefcovo , che in abito di Frate , con 
un Compagno , ftà fervendo molti Poveri , a' quali egli » avendo- 
gli fatti federe ad una lauta manza , porge il mangiare con umil ca- 
rità . 

Vedefi umilmente in alcuni ripartimenti quando il Santo celebra il 
Divin Sacrifizio della Mefla , ed in un altro quadro quando rifana gl'in- 
fermi ; ma delle ftorie pni , che fono nella pareti oppolta effigiate, poche 
Mentre fi fono quelle cofe,che fé neravvifanojdspokhe tra per l'ingiurie del tempo, 
£avan feri- e per l'umido , che prima le ha confumate , appena delle molte ftorie di- 
vendoquefte ^ mte f cor g e f, q Ue u a della Coromz.one del Savio Re Roberto , come quel- 
ft 'te buttate k altresì della traslazione del Corpo di S.Ludovico a' PP.Francelcani Zoc- 
a terra quel. colanti della Città di Marfiglia , come egli aveva ordinato nella fua mor- 
ie pittine-» te , la quale fuccedè nell'anno 12-97. nell'età fua ancor verde di 23. anni , 
«kfencte, ef- e me220 > mi a ff a [ maturo per la gloria eterna , mercè le Sante virtù Cri- 
fthbricata!ji*' ane » con * e < l ua '' ^ l'acquiftò . Così in detta parete feorgefi ancora al- 
ia Sacriib'a , cun'altra figura , che fu neli'akre Scorie effiggiata , ma informe , e quaG 
che prima-» del tutto confumata., e diftrutta . 

iuCappella, Scovertali dopo finita que-fta , che fu allora fontuofa Cappella , non 

') ve^'^tattc) v ' ^ a P^ 01 ™ ln Napoli, che non corre/Te a vederla , e che piene lodi non 
lenone in_»dafle a cosi bene ordinate pitture , per edere fu in que' tempi cofa mara- 
qneir ultimo vigliofa il vedere dipinte Itorie cotanto copiofe di figure , e quelle efprefle 
oircndo tre- ; n t an te e si varie,quanto proprie,e naturali azioni; laonde ne rilevò Gen- 
muote dell naf0 ^ j tre i' ono , r ^\\t lodi dateli dalla Reina , un aliai onorato ricono- 
Novembre fei mento in pr.mio di fue fatiche , delle <juali pitture ne fece men- 
del 1751. , Eione Notar Crifcuolo nelle notizie di Agnolo Franco Padrino di Pietro » 
come anco- e Polito del Donzello ; come nel compimento di quella narrativa farà da 
r3 a I J ; T ^ noi riportato. 

Cattedrale , Per ca 8 ion di quell'opera , ordinata dalla Reina , era convenuto a 

con difguilo Gennaro di pofponere quella intraprela dt Ila Tribuna di S. Gio: a Carbo- 
deil'Aurore, nara , la quale , come fi dine , aveva molto tirato innanzi, quando (forfè 
" . rie . gU ^.°"P er n ou efleie di troppa fanrtà ) non fidandoli di condurre il rimanente 
l r/ l 1_ di tife , chiamò in ajuto Stefanone , dal quale anche era fiata dipinta con 

fuai cartoni alcuna delle rìorie mentovate della Vita di S. Ludovico j per- 
ciocché veniva am co da lei , si per l'uniformità della maniera , la quale 
pia da lui , che dal Maeftro aveva apprefa , come ancora per i buoni co» 
Buoni co-^i um j ^ c j le tenea Stefanone , per i quali come fratello teneramente l'ama- 
ia^'ene ' WiUwnfle gli .racccoundò alcune di quelle Storicene doveanprofegiùrfi^e 

.dtlb 



E di M. Stefanone Pittori. 7 7 

delle quali i difegni egli già formato ne avea j intanto che poi riftabilitoli 
nella primiera falute ( effendo di già infermo divenuto ) fi (offe ancor egli 
port.to a dipingere il r munente , per condurre tutta l'opera al fine defi- 
derato . Ma nel b.-l principio,», he Stefanone cercava di perfezionare il pri- 
mo quadro , (uccedttte la morte di Maefìro Gennaro,che fu circa il 1570. 
del male foric di tificia „che l'avea confumato , la qual morte difpiacque Morte di 
a tutti coloro,che conofciuto i'aveanojma a Stefanone gran difpiacere ap- Gennaio d* 
porti», come colui che perduto avea non folo un amorofo Condifcepolo , e Gola . 
Precettore , come ancora un affezionato Gompagno,e caro amico,confide- 
do come l'arte della Pittura molta perdita fatto avea ; nella perdita di 
Gennaro ; Ma alla perfine datoli pace , fi come avvien per rimedio in tut- 
te le umane cofe , fi diede a dar compimento alli quadri., che andavan di 
(otto alla Tribuna già detta di S.Giovanni a Carbonara nella quale com- 
pì il numero delle otarie , che xapprefentano la nafclta della Beata 
Vergine, e la Santiffima Nunziata , veggendofi nella prima una fcalinata j- e jj 
ycr la quale vanno le genti a vifitare la Vecchiarella S. Anna , che per il S. Gì e: a_» 
frefeo p.irto , giacer nel letto li vede , e nella feconda vedefi un c.a» Carbonara., 
fomento afsai bene ordinato , lepra il quale fcorgefi lo Eterno Pa- 
.dre apparire con lo Spirito Santo . Siegue dall'altro lato da baffo la 
prefentazione al Tempio, e fopra vi è dipinta la morte della fuddetta 
E. Vergine , e quelli .quadri fono di ugual grandezza , fetto de' quali veg- 
gono, in fei quadri più piccioli ripartite varie azioni de' Santi Padri , che 
furono de' Servi di Maria ., Così dipinfe fepra la Porta , per dove fi en- 
tra in quello luogo , che è fatto in Circolo fotto della Tribuna , varie 
fchiere di Angioli 3 nelle quali vi fon beiliffimi volti 5 che migliorar non 
fi poffono , e queili fanno Corteggio agl'Eterno Padre ,che maeftofamen- 
te fedendo tien la E. Vergine per la delira , e con la fìniflra il Ino Figliuo- 
lo Signor noltro , i quali fiedono alquanto più baffo avanti di lui , e 
lo Spirito Santo fé gli vede nel petto j E'funiìmente l'Eterno Padre cir- 
condato da Serafini , da Prrtriar.hi , e Profeti , a cui faniempre le men- 
tovate (chiese d'Angioli compartimento , effendovene alcuni per traverfo e 
e per dritto , fecondo .ha ordinate le fchiere., parte delle quali fon di bian- 
co veftite , ^ patte di.fin'rffimo Azurro -Oltramarino , eifendo così l'ali 
jnedefimamente dipinte , dapciche è quella pittura affai ricca di sì prezio» 
fo colore . Vi fono eziandio le Sante Vergini , ed i Santi Martiri con 
altri Santi dipinti , ed il tutto è così vivamente effiggìato , che reca.ma-> 
raviglia,' he in que'facoli -cotanta cognizione di operare vi fufsejconfervan- 
dofi affai bene le figure,nelle quali fifeorgono fìfonomie belliifime,quanto 
le più belle moderne, e delicate fi veggono ; e la cella del Dio Padre è cofa 
maravigliofa,per la venerazione ,e per la bcllezza,con la quale è dipinta . 
S.tto de' quattro. quadri mentovati; ove le fiocie della B Vergine di- 
jpitì&i, vi compartì un ordine .in giro di quadri bislunghi più piccioli allfl 

meir j. 



jS Vita di M.Gennaro di Cola, 

meti , e forfè meno di quelli , e quelli con i loro ornamenti fervon di 
fregio alle pitture di Copra ; tifandoli in.que' tempi il primordi ne in tal 
maniera con figure picciole effiggiarfi i portando per ragion di tal fare 
una maflìma , tenuta, allora per buona, ma in quefti noftri tempi , ne* 
quali la Pittura è giunta a tanta perfezione -. Rimata mendace, e fallaciilì- 
ma ; perciocché diceano , che elfendo quelle picciole dipinture nHto 
proffime all'occhio , bifognava , per non offènderlo , impicciolir le fi- 
gure , la dove che poi difcoflandofi , quanto più in lontananza fi col» 
locavano , tanto dovevan crefcere per farfi fempre più vifibili a quello . 
Redola in vero erronea , e contraria a* buoni infegnamenti profptttici, e 
maffimamente dell'ottica » Così dunque Stefanone djpinfe anch'egli , fe- 
condo l'ufo di que'' tempi , con figure picciole quelle azioni di que' San- 
ti Frati Serviti di Maria , di che Copra facemmo menzione ; figurandoli 
in luoghi folitarj, e di penitenza » ne' quali in fpirituali efercizj fi trat- 
tenevano , 

Terminata con Tua lode quell'opera , fu tanto ri nome , che n'ebbe 
Pirture n ^-<; te r anone ì che gli fu allogata nel Pifcopio una Cappella , nella quale vi 
d'I 3 s^ufefpre£fe un Arbore di tutti que* Santi Patriarchi , da' quali la ftirps di 
narìo del Noilro Signor Gesù Crillo discendeva , che poi fi vede fituato fopra la ci» 
.Velcovado^rna dieffo in abito Pontificie , col camavero in tella > figurando in terra 
Abramo a giacer fupino , dal di cui feno , quali da radice , forge l'Albo- 
re mentovato , con concetto milleriofo ; veggendofi dopo Abramo nel 
tronco , che diritto s'inalza, Giacob , e dopo lui il Patriarca Giuda , e fo- 
pra di elfo Aminadab , indi il Re David, al quale Salomone fuccede , do- 
po il quale è figurato Noilro Signore in cima » come lì diflè . Dal tronco 
principale veggonfi ufcire i rami delle progenie de' fuddetti Patriarchi » 
e Profeti, avendo ogn' uno il fuo ramo, che la fua ilirpe contiene. 
Da' lati di queft' Arbore vi dipinfe i Profeti Balaam , ed Elifao . 
Così dipinfe fopra dell'Altare della nominata Cappella la B. Vergine , col 
Bambino in Campo d'oro , e da' lati tre quadretti per parte , in uno la 
detta B.Veigine , che apparifee in fogno ad un Pontefice , nel fecondo il 
detto Papa , che concede la fella dalla fudd-tta immagine, per la qual cofa 
effieiò nel terzo la Proceffionc , che fi fa dal Popolo , e dal Clero por- 
tando l'Immagine mentovata , e negli altri tre vi fono efprene varie mi- 
racoìofe azioni di detta B. Vergine , operate per mezzo di quella fua San- 
ta Immagine . Quelle pitture veggonli oggi locate in uno Altarino , che 
Francefco {^ v j c j n0 J e ("cale del maggiore Altare , e vicino la Cappella di S.Giorgio, 

Solimeli*-» ■ £ jj quai { f0 dipinto dal noftro celebre Francefco Solimena, il quale 

Pittore uno- " ^ " t r . * 

niacillimo. vive ancora , per far veraciffimotellimonio , che lempre in Napoli vi bo- 
rirono i gran Maeftri della Pittura . 

Dipinfe in oltre alcune cofe nell'antica Chiefa di S.Patrizia , le qua- 
li pitture credo, che nel rimodernare la Chiefa , ed abbellirla , tolte Hate 

ne 



E di M.Stefanone Pittori , 79 

Tie fiano ; ovvero che molte poche reliquie ve ne fiano rimafte . Ne fi ma- 
ravigli il Lettore , fé in erte quefte fi notano , perciocché non fempre fé 
ne può far diligenza , mentrechè la Chiefa da noi nominata , non fi apre, 
che due foli giorni dell'anno , ne'quari celebrandovi fi feftività, non pub 
agiatamente offervare quelle pitture colui , che accuratamente vorrebbe 
confederarle, per la moltitudine delle perfone., che vi concorrono diqual- 
fivoglia grado , e condizione.. Così ancora dipinfe l'Immagine di Noftra 
Donna nella Chiefa di S. Maria detta la 'Rotonda , che già fu tempio de' 
Gentili a' falli Dei confecrato., ed ancora la tavola del S. Michele Ar- 
cangelo , per la fua Chiefa nella regione Ercolenfe , ora detta a\Bajano , 
ove efprefle S.Michele armato , in una bella., e bizzarra politura, difeac- 
ciare Lucifero dal Paradifo } opera cheinfìwo a'noflri giorni .è moltojoda- 
ta da' Profeffbri delle noftre Arti , per la bella maeftria,, e diligenza del- 
l'armi con la quale è condotta . Fece ancora Stefanone varie altre pitture, 
infra le quali contanfi quelle, che dipinfe alla Chiefa di S. Onofrio a For- 
mello , nuovamente reedificata dall'Architetto Giacomo de' Santis , in fi- 
ne fatto ormai affai Vecchio , mancò Stefanone circa gli anni 1 390. , in 
in cui diede pofa a' pennelli- 

Ebbe Stefanone .un certo fpiritoTuperiore aquéilo di Gennaro di 
Cola , come nelle fue pitture fi vede ; concioffiecofachè imprendeva a di- 
pingere qualunque IToria gli fulTe venuta in capriccio., con un ordine affai 
pronto , e ben comporto , laonde molto rifoluto cominciava , e termina^ 
va ancora le fuepitture-j come Jo accenna lo Scrittore delle notizie de* 
noftri Profeffori del difegno , dico'Notar Gio: Agnolo Crifcuolo;; e le fue 
figure ferbano in loro lo Ipirito , che egli in pingendo gli diede , apparen- 
do oggi giorno fìtuate in buonepofiture., per quanto :Comportavan qué' 
tempi , e dipinte con un amorofo difprezzo, ma ricercato , laqual cofa 
non le rende indegne dell'attenzione degli Artefici di oggi giorno., tutto- 
che l'arte dopo del divin Rafaello , e di fua fcuola , e dopo degli i narra- 
tivi Caracci., e de' lor perfettiffimi Difcepoli , fi a giunta alla Tonnina 
perfezione della moderna Pittura , che più tolto indietro .di ritornare., 
che gire innanzi gli ria pofiìbile., per eterna viciffitudine.. 

Mi Gennaro tuttoché non avefTe il rifoluto modo di toccare i colori, 
come a Stefanone., e con quella frefehezza , ad ogni modo vien' egli con- 
fiderai per ftudiofo dagl'intendenti ; trovandofi in lui molta accuratezza 
nel condurre a fi nelefue pitture ., nelle quali cercava dargli grazia di po- 
litura-, di attitudine-, -e di efpreffiva-, ingegnandoli di porre hene infic- 
ine le fue (torie-, le quali veggonfi copiofe di figure , e ma ffi me quelle 
di S.LudovicoVefcovo di Tolofa.-, overnoltiffìme ve ne fono, e nelle 
quali ravvifafi. molto intendente de' precetti delle noflre Arti., e maffima- 
mnte nelle inreilrgenze profpetie'ne,, e del chia.ro ofeuro , per le quali 
\YÌen.comtneniiato:iteUeudo egliinuomma_, Rato un Artefice, che con- 

•ducea 



S o Vita di M.Gennaro di Cola j 

dùcei le fue opere con lentezza , ma con (omnia oflervazione ; per la qua* 
Ed venne a fuperare molte difficulcà . Mi quello mio giudizio tralafcian- 
do , potrà chi chefia formarne quello che più convenevole gli farà infe- 
rito nella fua mente delle fue op^re , e dallo fcritto di Notar Gio: Agnolo, 
che qui riportali ; il quale dopo le ultime notizie lafciateci di Maeftro Si- 
mone , così ili quelli due Pittori ne lafciò regiftrate le memorie . 

E qtisfio ( intende di Mailro Simone )fu Maefiro di un Maefiro Gen~ 
naro di Cola , che fu Maefiro Ai Col 1 Antonio de lo Sciare , e anco fu Mae- 
firo de uno St efanone , //' quali dì fin fero a S.B.efiituta , e Gennaro dipin- 
fe la Chi e fi a de S. Maria della Vieta-, che aveva edificato Maf uccio Secondo, 
come dipinfe ancora tutta la Tribuna di S. Gio: a Carbonara , anco da fo 
detto Maf uccio edificato , per amore de lo Beato Crifiano Franco , e con 
Stefanone , che era giovane rifoluto fecero molti fi efebi , e lavori ad aglio, 
e fecero infieme detta Tribuna , perche venendo a morte Gennaro , Ste« 
fa no la finio lui -, con fare molte pitture allo Pifcopio , dentro una Cap~ 
fella , che ancora fi vedono , ed altre cofe di Altari a aglio , e a S. Patri' 
zia fono opere fue , e l'Immagine di S. Maria della BJ tonda , così quella 
fatta da lo Cardinale Brancaccio , con l* Architettura di Ma fue ciò , la 
quah fu dipinta da Col' Antonio » che vi fece il ritratto de lo detto Cardi- 
nale inginocchìoni , e dipinfe ancora la Con a , é*c. Ma St efanone mancò 
Circa il 1590. , e avanti lui più anni mancò Gennaro di Cola . 

Nelle notizie di Agnolo Fran/o , Padrino di Pietro , e di Polito del 
Donzello, le quali cominciano : Ora dopo li fcritti Pittori fi èfaputo ó"C. 
Soggiunge incidentemente quelle pirole , che ne ragguagliano dell'altre 
pitture, non mentovate prima, di Gennaro di Cola . 

Ma non sé come fi diceva difeepolo di Maefiro Simone : ( parola del 
mentovato Agnolo Franco ) perche quefiofu prima più anni , e però crede, 
ch'i fnjje J 'colar de Gennaro de Cola , che tenne la vira maniera di Mae irò 
Simone , come fi vede dall'opere fue ; banche per tutto qua fé una manie. 
ra fé ajfomegliava anche con quelli de fora , e più fé vede da la vita de 
S.Ludovico , fratello de lo Magnifico I\e Roberto , che depinfe Gennaro per 
ordine de la Bigina Giovanna Prima , fua Nipote . le quali pitture Jru- 
diai Angnolo detto-, ma innamorato fé poi , é"c. e fiegue lo incominciato 
racconto di Agnolo fuddetto , che da noi nella fua vita ( permettendolo il 
Signore ) riporteremo ; terminando intanto quella prefente narrativa, con 
la confiderazione , che dopo i doni della Provvidenza divina , nafee ogni 
bene dalla virtuofa applicazione dell'uomo , e del caritativo infegnamen- 
to dell'ainorofo Maeftro . 

Fine della ìfita di Gennaro di Cola , e di Hafiro St efanone 

Pittori . 



Si 

VITA DI GIACOMO DE SANTIS 

Architetto . 

TUtte le virtuofe operazioni Jegti eccellenti Maeftri furono , e faranno 
l'efempio di coloro , che quelle imitando cercano anch' elfi a fubli- 
me grado di virtù pervenire , come già quelli fecerono ; laonde lodevoL 
cofa ella è dunque regiftrarne Tempre le memorie onorate ; sì perche 
non perifcano quelle degli eccellenti Maeftri > come anccra acciocchì ai 
Pofteri non manchino gli efquiiiti efemplafi , per i quali fpinti dalla vir- 
tù , giuncano a gloriola meta , ed ivi raccogliendo il premio delle loro 
virtuofe fatiche divengano ancor elfi efempj di chi loro vorrà feguitare ; 
Quello appunto mi perluado > che fu il penfitr di Notar Gio: Agnolo Gri- 
fcuolo , allor che con tanta fatica , e diligenza raccolffl le notizie di tanti 
celebri Maeflri Napoletani , oltre al principale motivo di fottrarli dalle 
tenebre della dimenticanza , e darli la dovuta lode , defraudatagli da' 
paflati Scrittori . Per lo che registrando egli le memorie de' noftri Arte- 
fici del difeguo , ne lafciò ancora quelle di Giacomo de' Santis Architetto 
affai chiaro in que' tempi , acciocché oltre la meritata lode, doverle ef- 
fere ancora d'infegnamento a coloro, che TArchitettura feguir volefTero ; 
le quali opere nella Vita che fìegue del mentovato Architetto , faranno da 
noi regiftrate , giuda le memorie di Gio:Agnolo . 

Fu Giacomo difcepolo dell'Eccellentiffimo Mafuccio Secondo , nella 
fcuola del quale , affieme con Andrea Ciccione, apprele egregiamente l'Ar- 
chitettura , e banche Mafuccio oltre di quelli , altri Difcepoli avelie, ad 
ogni modo però elfi furono foli, che la virtù del Maeftro ereditarono. Per- 
venuto Giacomo per mezzo di fue fatiche all'onorato grado di Maeftro * 
ed eflendo per tale da' Napoletani riconofciuto,gìi furono date molte eom- 
miffioni di fabbriche di Chiefe ,e di Palaggi , nelle quali avendo ricevuti 
onorati vanti dal medefnno fuo Maeftro , fu adoperato in altre importan- 
tiifime fabbriche ; Perciocché ebbe a reedificare la Chiefa di S. Pellegrini 
già da moltilfimi anni trafctirata, per il cafo che fìegue . 

Era nell'anno 1585. ( fecondo alcuni , e fecondo altri Autori 8 f. > 
la Città di Napoli inferamente afflitta da crudel Peftiknzi , laonde mor- 
tificati , e pentiti i Popoli Napoletani , con pietofe proceifioni , ed afprif- 
fime penitenze cercavano di placare l'ira divina giuftamente (degnata per 
i commeifi peccati „ fra de' quali contavafi il fagrilegio commsfib di aver 
profanata la Chiefa di S. Pellegrino , che fu abitazione del medefimo San» 
to , e commelfivi de' peccati , per caftigo de' quali vedevano" miferabi- 
liftìmi oggetti, di piangenti Madri fu i cadaveri de' cari figli in un canto , 
daji'altro afflitti figli t che cercavajj dar fepoltura all'oila de' loxo Genito^ 

h ri ,. 



8 2 Vita di Giacomo de Santis 

ri, ao iocchè quelli non diveniflero pafto de' Cani . Colà vedevanfi monti 
di cadaveri ucrifi dal crudel morbo , che dettavano orrore , e qui gì' in- 
no enti Bambini, che piangendo cercavan latte dalle indurite Poppe del le 
Madri difanimat , e da chi panava mifericordia; laonde tutto era lacrime- 
vole {ptttacolo , che trafiggendo i cuori , li difTolveva in pianti , giac- 
ché per l'altrui enormità vedean patir l'innocenza. Per 'tanti miserabili 
ogg cti , e per le Sincere penitenze, che tutto giorno ficcano i Napoletani, 
molTì a pietà i Santi Protettori della Città impetrarono da Dio la Divina 
mifericordia ; Perlocchè apparve S. Pellegrino ad un Sant'Uomo , egli 
dilìi',che animane l'afflitto Popolo , promettendogli da parte di Dio il per- 
dono , ma che gli reedificaifero la profanità Chiefa , ove il Suo corpo 
avrtbbero ritrovato , che così Senz'altro farebbe la crudel Pelle celiata 
affitto . Efeguì il fervo del Signore i cornimi amenti del Santo , e rè pile- 
fe la Vifione a molti Nipoletani , i quali unitili dierono principio alla de- 
molizione dell'antica Chiefa , ove Cotto di uno Altare , accninto dal 
Santo , fu il Corpo di S. Pellegrino con grande allegrezza ritrovato* per 
la quii cofa ftim irono fino conliglio farlo fapere al Re Carlo III. figliuolo 
di Ludovico di llngaria , ed all'Arcivefcovo Bozzuto , accioc.hè ancor 
eifi contribuir doveifero ad un opera cos'i pia ; ne s'ingannarono punto * 
perciocché il R- Cirio promife Spender del Regio Erario quello , che pei* 
tal fabbrica bifognato vi folle. Avuta quella promena i Napoletani ne 
fecero parola a Mafuccio , che ancor vivea , e fu configliato di lui , che 
fé ne dovefle dare a Giacomo il penderò della nuova Cu -fi, perocché c-^li 
a felice fine condotta in poco Spazio l'averebbe . Cosi dunque allogata a 
Già omo l'opsra , ne fece il difegno con un picciol modello , il qual 
piaeciuto principalmente al Re Cario T furono cavati 1 fondamenti , e but- 
tatavi la prima pietra benedetta daìl'Arcivefcovo mentovato-; e fu un 
pittofo efempio di tutti il vedere il medefimo Rj , che col cofano fu degli 
omeri proprj volle portarvi le pietre , il che per tenerezza partorì pianto 
da eli occhi , già da più tempo avvezzi a piangere le comuni miférie . Co- 
si avanzandoli la fabbrica della Chiefa , cefsò affatto la Peftiìenza , ed in 
fine terminata dopo di alcuni meli , fa confecrata con applauib di tutti, 
e con giubilo univerfale , per veder ritornata la Città nelle fue primiere 
giuliva operazioni . 

Finitala Chiefa di S.Pellegrino , cominciò Giacomo quella di S, Ono- 
frio a Fonnello , reedificandola fecondo l'ufo di quelli tempi , e Stefano- 
ne vi dipinfe i fatti del Sinto , e di altri Santi tutelari fé .ondo la pia di- 
vozione de' protettori di elfa , come nella fua viti fé ne fsce parola . Do- 
po Giacomo (*ce viria fabbriche, che in que' tempi furono minate di mol- 
ta importanza , e chi in proceffb di tempa furono alla moderila reedifi- 
cate , "Così edificò il Palagio a' Signori Caracciolo vicino alla Ghiefa d 1- 
i'Avcivefcovado , de' Fiicicelli preflb quella de' SS. Apoftoll , e de' Zurli 

alla 



Architetto . 



«ì 



i ftrada , che fino ad ora è nominata tsle da e . * 
tb . Quinci trene on ir. Falangi' i 

per P antichità , e per ic p-rentrje Reali con la caia d' Angiò ; Ma 
piò bella &bbi egìi fece fc ' ria delle Gii: s , •• - 

e .. -; qoella di S.AgneiJo Abate , nella quale osb le buone for/r 
r regole delia Romana Arcfaitettora , come infitto a* noftri giorc 
benché in qualche parte di ef& riftaurata , ed abbellita fecondo l'ufo 
aoftn tempi f pei destai ponto della primera pianta* fopra la r 

fa co5ra:ta dì Giacomo , a!lor cne da principi? l'ereflè . 

le virt-jofe operazioni di qoefro noSro Archit 
le , p : •: .. -. , non i -ed anzi g. , 

che ni al fuo Creatore ; - 

ti il mtr ., e le memci . : . :oftai fo; . :i 

D»re */*/•/» Jfc » 

j/if Santi i t f 
f: , /. ornali /tetri -,. ...... 

da la ti ' > 

t : : fgrnr.'j o: • 

■ C . ; •* .': [ _■ : . . 

i ■ • • rt/ì - ,e 1 . - ■ 

. - - - - : ". ■• ' 0, 

i : - .- 

, ma - 

ero di commots: Cappella 

fa, li «juvit è ìa rrtdt£ma , 

- . LG .---."amo, d i : -. , 

poh farli argomento , - a mancare circa g 

del Signore 145 y. 



fhmJeL Z ìCWfta it Matti A ::'.'ti. 



L ; "- T >- 



84 

VITA DI FRANCESCO DI M. SL 
MONE Pittore. 



IO non faprei veramente qual vizio fia più degno di biafimo delli due,ch« 
ora propongo, fé la trafcuragine , ovcro la pigrizia in un uomo . Con- 
cioflìa.ofacchè, la prima non fa apprendere a tempo quella faenza, che un 
Giovane dovrebbe apparare , e la feconda non fa moite volte mettere in 
opera quel, che con molto ftudio fièapprcfo. La qual cofa veggiamo 
allo fpelfo adivenire a coloro , che agiatamente vivendo , per i comodi 
avuti da' Paterni retaggi , dandofi per quelli ad una vita oziofa , niente 
più curando di quella tal facoltà , che eglino con tanto ftudio , e diligente 
fatica pofledere cercarono; e quel che peggio , che talvolta in fubl ime 
grado pofTedendola , e non operandola, per la mentovata cagione, vengo- 
31 nominarono a privare il mondo delle bell'opere loro , e conciò alla Gioventù ftu- 
Ab<-te An-diofa refta la fcarfitù de* perfetti efemplan . Ed in pru va di quanto io 
dreaKdve-jjco f potrei addurre l'efempio , che a nodri giorni veggiamo del Dottif- 
<jere , do P°f imo f e d eruditifiìmo Abate Andrea B Ivedere , il quile non m n buon 

fcritteque- " pr,lofofo ,e Letterato , che Pittore in grado Eecellentifiìmo di frutice fio- 
Ite cole uà . i- i- i i i ìi ■ i- • 

Jin.pafsò ari , p-r gli agi, che egli u gode, ha da gran pezza trahlciato il dipingere . 

miglior vt-Quefto efempio medeiimo veder. -mo già fucceduto nella perfona di Fran- 
cei'co fi?liOo!o ài Maeftro >imone , il quale quanto fetto la disciplina del 
Padre acquiftò nell'arte nobiliilìma della Pittura , anche per emulazione , 
e pei gloria lua { pofeiaccae era nel tempo del Dottilluno Re Roberto , e 
<hl ftinofilllmo Gio-tto J tanto dopo impigrito , quali nulla operando , 
venne a privare il mondo di fue bell'oper. , ma p,ù la Patria , per gli ot- 
timi efemplari , che iafeiato averebbe ; e nulla curandofi più della fa- 
ma , s de' premj , con i quali avea veduto compenfar l'opere di fuo Pa- 
dre , e del rinomato Giotto , attefe folamente a menar fua vita oziofa ; la- 
nciandone appena qualche rara memor.a del fuo pennello , per la quale ve- 
nendo commendato dal Notajo Pittore, da Marco da Siena, e dalCav^Stan- 
zione , egli è ancor di ragione , chela mia penna dovuta lode , in quella 
poca , ma onorata memoria, le renda , 

Fiorì quello Pittore circa gli anni di Ce irto 1 540. in tempo che il fu<j 
Padre Maeftro Simone , con molta lode efercitava il pennello , dapaiche 
.<era venuto nella ftima diogn'uno, dopoché il famofifftmo Giotto , fa- 
cendo giuftizia alla virtù di lui , volle, che nell'opera di S. Chiarata quale 
era affai grande , con fece lavor-afTe , e dove ancor fi veggono alcune tavo- 
le , perteitimonianza di quanto il» laude del («O pennello fuferitto. Ed 
avendo con alìidua applicazione Fraacefco appreso ^a Pittura dal fuo Pa- 
dre measiìmo » dipinfe in fuo ajuto gualche cofa ? e fece da se il S. Gìo: 

r, it- 



ti. 



Pittore . Ss 

Battiftà , die ora ritoccato fi vede in una tavola ,' nella Chiefa mentovati 
di S. Chiara, in una Cappella , ove con fomma applicazione cercò fa» 
fpiccare il buon modo di colorire , e parimente altre pitture aflai buone 
vi fece, per le quali effendo in molta ftima venuto , fu dalia Regina San- 
cia impiegato a colorire divote immagini , che allora fervirono ad alcuni 
Altari , ed intorno della nuova Chiefa della Croce , da lei edificata ; com' 
anche fece alcuna immagine inS. Lorenzo, che più non vi fi vede , e le 
tavole della Croce , effendo Hate levate nella rifazion della Chiefa , e ripo- 
rta ne' corridori fi fon j per l'umido eonfumate , non reftadovi di fuo altro _ Alcuni 
che quella di S. Antonio , benché ritoccata da moderno Pittore , la quale J 1 ™ 1 do P° 
ancor nella Chi-fa fi vede efpofta ; e nella ftanzj del Capitolo vi è un al- ^""y^^ 
tra tavola con ftia pittura, ove fi vede efpreffa la B.V. di Loreto , portata p rat j del 
da belliflìmi Angioli , opera veramente , che meritartbbe effere efpofta Convento 
alla veduta di ogn'uno , tanto ella è ben dipinta , e con giudizio condot- della Croce 

ta ; la dove che 11 indo in auefto luopo nafcofta agli occhi de'rifguardanti, h . an tiU9 

... ,. \, , .. J . °. r s - "toccare la 

viene perciò privata di qudie lodi , eh- meritevolmente fi devono a cosi tleCca j m ^ 

ttr.i pittura . NsHa Chiefa però di S. M. D. Romita fi vede l'immagine di m aginedeJ« 
$. Agnello nel fuo Altare , dipinta da Francefco , ove è efpreffo al vivo il la B.V".. 
ritratt 3 à: I Santo ì benché qu-iia da alcuni fia tenuta per mano di Colan.. 
tomo , e fatta in fu a gioventù « 

Ma la pittura più bella , per la quale molta lode gli fi deve, e quel- 
la dipinta a trefeo nella Chiefa di S. Chiara , nella Cappella laterale alla 
porti Maggiore , la quile rappref nta la B. V. col Bambino in braccio , 
(otto una tribunetta alia gotica , dipinta a chiar'of aro , come fimilmente 
« dipinta la fuddetta B.V. , ma con tanta unità di col re, con buon dife- 
gno , e bellezza, che reca maraviglia a chiunque la guarda ; e veramente 
fé comparar fi doveffe con le pitture di que' tempi , ed anche -con quelle 
di Giotto , e di Simone fuo Padre tetterebbe quella S.mta immagine nell J 
elezione per la migliore tenuta, dicamun co nf-nti mento d'ognuno , già 
che per tale viene riconosciuta da J Maeftri delle noftre arti ; anziché per 
fin bdlezza fu lafciati d'unb.ancarlì , allorché con tanto duolo d ' Pitto- 
ri amuori delle antiche memorie, furono per ordine del Reggente Bario- 
nuovo Delegato di S. Chiara , imprudentemente fatte imbiancare tutte 
le Pitture di Giotto , e di M. Simone -, con dar ad intendere a quelle no- 
bili , e Reverente Suore, che quelle opache pitture rendeano la Chiefa ma- 
linconica, ed ofeura . Configlio veramente feiocco, ed imprudentemente 
degù ito ; Così a mio credere è molto bella pittura delle fue mani quella 
che oggi fi vede nella Sacriftia della Chiefa di S. Gio: a mare , ove efpref- 
fa fi vede la B. V. col Bambino infeno , opera veramente degna di fom- 
ma lode per la diligenza » e per lo amore, con il quale è condotta, e fotta 
di queQa immagine in caratteri gotici, ed idioma Spagnuolo , fi legge che 
fu fatta dipingere da un Signore Spagnuolo , dal quale fu donata a quella 

Chic* 



86 Vita di Francefco di M. Simone 

Chiefa , e credo bene, che in quel tempo fufle fiata locata in qualche AU 
tare alla publica venernzion de' Fedeli . 

Poche altre cofe li veggono di Francefco , poiché quefto- Pittore per 
ì comodi lafciatigli da' fuo Maggiori, e per quello , che acquifiato a\< a 
M. Simone fuo Padre col pennello , divenutone molto agiato , fi refe cesi 
pigro nell'tft.rcizir> della pittura , che all'intutto la tralnfoò ; efircitando- 
la folamente nell'atto , che dava i precetti a Col'Antonio del Fiore , al 
quale veramente , con ogni amorevolezza lenofirearti infegnbì come ne 
fan ttftimonianza i citati Scrittori , le di cui parole qui riportando , ter- 
miner mo quello picrioi racconto , con le onorate notizie ; e prima il No- 
tajo cosi difle in alcun altre notizie . 

Tranci/co figlio di M. Simone fiorì circa il i 340. , e molto lene fiu* 
die pittura da fuo Padre , il quale aiutò a S. Chiara , dove poi fece altre 
cefe con il S.Cio: Batttfa , che fi à a una Cappella , ma la cofa hella Jua è la 
Madonna de chiaro [curo , vicino la Porta Maggiore , e q uè lì fervi de pit* 
ture (fio ancora la Fuegina S ancia , a la Cr>ce , fai endn molti Santi , con 
S.Antonio j ma per le comodità che aveva -non fece più niente , dando fé a 
vita oziofa , ma infi grò folamente a Cola Antonio de lo Sciore , prima de 
Gennaro de Cola , e poi mancò circa il 13 60. 

Marco da Siena così dì lui ne fcrifTe : 
E dopo lui Col' Antonio-, che dipinfe sì benefit quale avea infegnatc da Fra»» 
cefeo figlio di JU. Simone, che fu valente mentre dipinfe il poco che di ini 
fi vede ère. 

Per fine il Cav. Maflìmo Stanzioni così foggiunge , nelle notizie di 
M. Simone. 

La fidando di se un figlio , che fu molto ricco , perciò non eftrcitò la 
pittura, che afiai bene dipinfe , ma sì bene infegnò Parte a CoTArttonio del 
Fiore , come ho potuto fapere da alcune antiche memorie di detto CofAri' 
ionio &c. 

Così dunque da quelle brevi notizie fi raccoglie , che molto ,ebne 
avrebbe Francefco operato j le da' foverc hi comodi non folle ìl-ta la fua 
virtuofn applicazione diftolt?.; e datofi all'ozio , alT:i pigro non fufTe dive- 
nuto ; per la qual cofa conchiudendo diremo , che a buoni ingegn;, qu in- 
fo è di iprone il povero fiato , per Imperarlo , altrettanto è perniziofo il 
molto comodo arargli perdere . 

Fine nella Vita di Francefco di A/. Simone .' 



Wr 



8i 

VITA DI ANDREA CICCIONE 

Scultore ; ed Architetto , 

QUinto allo eterno Creatore deggion quegli uomini , che più degli al. 
tri dotati di abilità, anzi che da moltiflìmo numero fcelti , han 

*" fortito l'ineitiinabil dono di un vivaujlìmo ingegno , col quale 
concependo n;biliiìime idee pongono in opera ciocche li cade in penlìero, 
con fornmi felicità , non è ella leggi er cofa fpiegare . Conciofììacofachè 
tifi a guifa di lucidiflìme lìelle rifplendendo , fanno pompa di quel lume 
che a loro , più che ad altre , iìtuate in minor grado di luce , vien com- 
partito dal fommo Sole ; laonde fpeciofe , vaghe, e fcintillnnti da per 
tutto apparirono ; fervendo di feorta a coloro , che di loro lume fi fanno 
guida . Quindi è , cìij molte volte l'uomo appropriando a se fteiTo le fue 
fatture , p.tr che ponga in dimenticanza quella caufa primiera , per Li 
quale egli p.ù che un'altro Uomo fi rende contradiftinto dal comun volgo. 
Mi i favj , ed i fenfati uomini avendo di loro fteJlì conofeimento , e della 
debolezzi dell'umana natura , attribuifeono al fommo Fattor del tutto 
quel nob il dono concefibgìi j per lo quale dimoftrando lor gratitudine, 
rendono al Divin Donatore l'onor dovuto , e le dovute grazie . Un di co- 
lture fu appunto Andrea Ciccione, Scultore, ed Architetto , il qusle aven-» 
do piena . ognizionc delle grazie concefTegli con benigna m.no dall'Ai tif- 
fim^ Iddio , fempre lo riconobbe autore di ciocché egli faceva ; renden- 
dogli infinite grazie de' ben flzj concedutigli , e de* fingolarillìmi d ni ot- 
tenuti nell'efért izio d Ile due nobili facoltà , di Scultura, ed Architefura, 
per le quali ebbe l'onore eli fervire Regnanti di chiara fama ; come nella 
fua viti he fiegui potrà appten vederli da' leggitori . 

Nella fcuola di Maluccio Secondo ebbe Andrea 1 buoni precetti dell'ot- 
tima Architettur i , per tocche in que' barb-.n fecoli dalia maggior parte 
;li altri Profeifuri , con le gòtiche forme , contaminate le perfette mifu- 
re , erano m t il molo a' loro difcepoli communicate ; ed eflèndo Giaco- 
corno de' Santis datofi intieramente all'Architettura , e come maggior di 
lui , pollo in opera in varie fabbriche , come nella fua vita fi difle , volle 
Andrea rimanendo appreiTo Ma fu celo , apprender perfettamente con quel- 
li , la feuitura altresì ; nelle quali facoltà divenuto Maeftro , fu per con- 
io del V echio fuo Precettore adoperato anch'cgli in ambedue quelle 
ftobili arti , in varie fabbriche , e fepoltare edificando per i Signori della s M, r ;, o . 
e miglia Pigmtelli la bella Chiéfuola , che in oggi ancor fi vede , diriri- Pignarellì. 
petto Seggio di Nid) , fotta il titolo di S.Maria dell' AiTunta , e rifece da s.Cro- • 
Caro li Chiefa di S. Croce , Grinta appriflb quella di S.Agoftino , la qua- 
le era ftatì eretta di iromemórab'il tempo , e quella reedificaziòn'e fcc'egli 

d'or- 



8 8 Vita di Andrea Ciccione 

d'ordine del Cardinale Rainaldo Brancaccio , che conofciuto l'avea a fcuo- 
la di Mafuccio , per giovane ftudiofiilìmo , e come cale propoftoli dal fud- 
detto Maeftro J ampliandola dalla fua forma primiera , ed abbellendola 
in varj modi , ed ebbe quella Chiefa varie indulgenze , conceiTegli da* 
Sommi Pontefici , per opera del fuddetto Cardinale Brancaccio prima , e 
poi di Aftorgio Agnefe , Cardinale del titolo di S.Eufebio f ed Arcivefco» 
vo di Benevento . Dopo la reedificazione di quella Chiefa , fcolpì Andrea 
la fepoltura di Giofuè Caracciolo nel 1405. , che fu locata nel Pifcopio 
(otto il Pergamo , e fece altre fepolture a varie Chiefe , come anche 
edificò varj Palaggi a' Signori Napoletani ; Per le quali opere eflendo nella 
filma di ogn'uno , e con ciò pervenuto ancora nelle orecchie del Re Ladif- 
Ereiìone lao il fuo nome , e della Reina Margarita fua Madre , vollero quefti Re- 
delia Ghie- gnanti avvalerfi dell'opera fua nella erezione della Chiefa di S. Marta , che 
fa di S.Mar- p er ptopria divozione volle edificare la mentovata Reina ; la qual Chiefa 
e fituata dirimp.tto il famofo Campanile di S. Chiara, e fu da Andrea fab- 

tn: • j ì bricata con ordine dorico , ed in buona forma alla Romana fcuola con- 
Etneie del- ..... , _ .. . . . .... 

la Reina_« forme ; eilendovi in quel tempo Hate dipinte varie immagini, ed in una 

Margarita tavola di Altare infra alcuni Santi vi fu efpreflà al vivo la fuddetta Reina 

dipìnta da Marpherita da Aenolo Franeo ; Ma ora non fi sa dove quella tavola fia 

Mgnoio ^ aU tra fp 0r [;ata , nella nuova riftaurazione , ed aboellimenti di quella 
Franco . . r r 1 

Chiefa . 

Terminata quella opera , volle il Re Ladislao , che Andrea abbellir 
dovtlì'e , ed ornare di preziofi marmi la bella Ghiefa di S.Giovanni a Car- 
Abbelii- k° nara > cne anni ' nilan Z' avea eretto l'Architetto Mafuccio , ma fenza 
menti della molta ricchezza di buone pietre di marmi , per la povertà di que' Padri , 
Chiefa dì che la fondarono ; e tu ttocchè gran danajo fi raccoglie/Te dalle limoline , 
S. 'Gio: a c | ie venivano fatte al B -Cri diano Franco per la fabbrica di ella, con tu t; 
Carbonaia. tQC ^ Q a pp ena f u badante a condurla a fine , fenza alcun'altro abbellimen- 
to, che di pochi marmi per lo maggiore Altare . Qmvi dunque il mento- 
vato Re Ladislao, ufando una veramente reale liberalità , volle che foflè 
i compiuta con ogni magnificenza ; per la qual cofa facendovi Andrea con- 
tinuamente lavorare i fuoi uomini , e fcolp.ndovi egli quello , che più 
J gli foife partito neceflario , per compiutamente adornarla , fi vidde inte- 
ramente finita fra lo fpazio di pochi (fimi anni , con molto gulto del Re, 
'a cui molto dilettava quella Chiefa , e vi profeflava particolar divozione, 
ogni qual volta fenza gl'impegni delle fue guerre , in Napoli lì trovava ; 
e parve fatalità, perciocché morendo d'immatura morte , fu in quella 
Chiefa fepolto , come in apprefso nel corfo di quella ftoria fé ne farà pa- 
rola. Finiti dunque gli abbellimenti della Chiefa di S.Gio: per i quali ebbe 
Andrea molta lode , fece altri varj lavori di Scultura, ed Architettura, 
e quefta adoperando con buoniffimo ordine , erefs2 un Palaggio , come fi 
dice, ad un famigliare del fuddetto Re Ladislao 7 n»lla ftrada medefimf 

di 



Scultore , ed Architetto . 89 

di S.Gioflanni a Carbonara , benché altri Jicouo , ed è probabile , che 
fotte quello , che ftà nella piazza di S.Giovanni Maggiore , che ora è poi*. 
feduto da' Signori di Calòle , prendendofi l'abbaglio, dal nome medelimo 
di S.Giovanni , circa il Tuo fito . Ma la bella fabbrica , che molto ono- Ererione 
te gli accrebbe , fu la Chiefa fainofilfima di Monte Olivero col Regale <* eJJa *p"5" 
Convento, che per commiilìone di Gurreilo Origlia nobiliifimo Cava-^J^^wl" 
liere , e gran Protonotario del Regno , egli erete nella ftrada , ovvec Cc > Olire» 
borgo antico , delle correggie , ed in vero fu quella fabbrica molto lo* 
data in quel tempo, e molte lodi furono date al Fondatore , ed Archi- 
tetto infieme , per la Magnificenza, e per la bellezza ; t 

In quello mentre la Reina Margarita erafi portata a Salerno , ed aU 
l'altre parti augnatele dal figliuolo per appannaggio , e correndo fan-, 
110 141 2. , ritrovandofi ella in un Cafale di S. Severino, chiamato allo- 
ja l'Acqua della Mela , ed ivi gravemente infamatali, datone avvifo al 
Re fuo figliuolo , mori nelle fue braccia , ed egli dolente della perdita Morte dell* 
della cara madre fece portare il di lei cada vero a Salerno , ove volendo Reina Mai- 
come a fua madre onorarla , chiainb da Napoli Andrea, e gli ordinò , Sperila hcJ 
che eriger le dovete un fontuofo fepolcro j laonde egli fubitarnente vi I411 * 
pofe mano , ed avendovi fatto condurre da Napoli i fuoi giovani , fu il 
ìepolcro in poco più d'un anno di lavoro finito , e murato nella Chiefa di e r . 

^ V, r*, r », ili-, • OU3 icpol» 

S.Francelco a Salerno . Ma appena puoi dirli , che terminata avea que- tlIra ndi^^ 
fta fepoltura della madre , che convenne ad Andrea di fcolpir quella del Ciad di Sa* 
jnedefimo Re di lei figliuolo ; perciocché è da faperfi,che ritrovandofi Re " c mo. 
Ladislao a Pernggia con animo di manotener Firenze , ivi fu dal fraudo- 
lente medico , corrotto con danari da' Fiorentini, avvelenato per mezzo Ladis. 
della propria figliuola, Ja quale ingannata dall'infime fuo Padre , unfe le nìto^Y^ C ~ 
fue parti più f grete del velenofo liquore,dalle quali, l'innamorato Re,che Medico Pe- 
folea goderlela,ptrr he era ella giovane molto bella, reflò contaminato, ed rugigno per 
iure tto a f.gno taie,jche conofuutofi avvelenato s'inviò verfo Napoli fu le ^ P a . rt ' na - 
Galee , ove giunto a 2. di Agollo nulla giovandogli of»ni medico tentati- ""!. ' , "* 
vo , mori a (ei d I mentovato mefe correndo l'anno 14 14. in età di 59. 3 
anni , e fu. dalla foreih Giovanna , allora Duchefta d'Austria , fatto pri- 
vatamente ftpellire . Indi dall'amor fraterno intenerita , nulla curando 
l'interdetto di quello , ed e tendo per la fua morte aflunta alla Corona 
del Regno,volìe onorare con fuperbo tumolo la memoria del defonto fra- 
tello , e renderlo ion fplendida magnificenza più gloriofo , che perà ne 
diede la cura ad Andrea v il quele fapea , che dal Re Ladislao era flato 
tenuto per quel grand'uomo , che egli era , raccomandando alla fua dili- 
genza l'importanza di quell'opera, la quale ella difiderava , che forte 
ragguardevole a tutto il mondo, e memorabile a tutti i fecoli , non per- 
donando a veruna fpefa per eforbitante , che fote . Iqtefo da Andrea il 

M pen- 



90 Vita di Andrea Ciccione 

penderò della Reina , ne fece i fuoi difegni » e perche maggiormente ella 
reftalfe appagata dell'opera Aia , non folo ne formo di creta picciol mo- 
dello , ma nel Chioftro della medefima Chiefa di S.Giovanni , ove er«. 
gere fi dovea il Rea! maufoleo > gli fé vedere in grande tutta la machina, 
formandola di calce , di che reftò molto e mtertta , e malfime nel veder- 
fi figurata col fratello a federe, giufta il fuo defiderio; Così dunque piac-. 
ciuto il modello della machina fepolcrale alla Reina , e ad ogn'un che lo 
vidde , fi diede principio allo fcolpirlo di marmo bianchiffuno , e del 
più fino che potefle mai ritrovarli > a quali oggetto Ivifcecavanfi i mon- 
ti per ritrovarvi le vene più preziofe , acciocché l'opera riufiiìe non fo- 
lo magnifica , ma ancora ricca della materia ; Così lavorandovi Andrea 
continuamente , con i fuoi allievi» a capo di pochi anni fi vidde pur ter- 
minata , e murata dietro del Maggior Altare , appunto nella forma che 
f:egue,per intelligenza de' leggitori , ed eflendo quello uno de'p;ù fuper- 
bi fepolcri ,che allora vantò l'Europi, ogni ragione vuole, che fé ne fac- 
ci più diftinto racconto , acciocché maggiormente comprendali il valore, 
dell'Artefice di cosi egregio lavoro » 
Sepoltura E quello fepokro tutto di bianchi nv.rmì conteffo , come dianzi fi 

•dì iadis- dine , e vien foftenuto da quattro grandi ftatue , lìtuite quali pilaflri, fo- 
* a0 * pra le loro bafi ^ e qu.fte rapprefentano quattro virtù, che fono la Tem- 

peranza , la Fortezza , la Prudenza , e la Magnanimità , leggendoli i no- 
mi di efiì con caratteri Gotici fcolpiti nelle luddette bali , Succede a que- 
lle un grand'arco con buonilfim'ordme architettato , e con vaghi orna- 
menti > fotto'del quale fon funate a federe due ftatue , che r.«pprefentano 
Ladislao, e Giovanna Seconda fuaforelia, la quale per teilimoftianza 
dell'amor fuo verfo l'eftinto fratello , volfe feco m tal guifa elfcr fcolpi- 
ta . Sopra l'arco anzidetto vie l'urna fepolcrale , ove il corpo del morto 
Re fi ripofa» ed in qilefta cada vi fono Varie/culture di biflo rilievo, che 
ie fne marziali azioni rapprefentano, efièndovi fopra della fuddetta -caria 
la ftitua giacente del fuo cadavere , la qude v.en {coverta dalle cortine 
che alzano due Angioli , al imitazione di qu.'lle di Garlo Uluftre, e del fa- 
pientitììmo Re Roberto Padre di quello fìtte già da Maluccio , che ne fa 
l'inventore . S^inalzaXopra di quelli altro ba ih rilievo ,ehe fa ripara di 
un angolo, qnafi equilatero ; fé non che la fua cima reltringe uome pira- 
mide , e quello fornendo nn zoccolo lì fa baie d'un cornicione, laonde 
viene a fervi-re il detto angolo per freggio di tale architettura -, e l'opra 
quello cornicione , che fla nellacima del maufoleo , vedefi la (tatua di 
Ladislao tutto armato a Cavallo con fpada nudi in mano , con bizzarra, 
e fpiritofa azione , per dirnoftrare, che egli fu Re marziale , e guerriero 
eflendov-i foritto nella bufe, ove pofa il Cavallo-: Divnt La.ìiilaus , Da' 
lati Iva dee ordini dì ottu-neeRti , eie fon Scalpiti atfaGatica -, e che ter- 
minano 



Scultore, ed Architetto. 91 

minanacon loro fommità piramidali , coinè in que' tempi era l'ufo , « 
duelli fono piantati fui vivo d-lle llatue mentovate , che fan Tuffila di 
Pilaftri t come abbiam detto ; efTendo quefti ornati con ftatue , e con la- 
vori così intrigati , e con diligenza fcolpiti » che recano per lo componi- 
inento , e per lo lavoro , ad un tempo medefuno attenzione , e diletto 
9 gl : occhi de' rifguardanti , anche de' notlri moderni tempi ; dapoiche 
quello fepolcro magnifico s'inalza fino alla fommità della Chiefa, all'al- 
tezza di palmi SS> * ed in eflb quefti vetfi fi leggono . 

Improba mort hominum , bett femper cbvia rebus % Elogio def 

Dum Rex magnanimus totumfpe concipit Or beta . saeucovacQ 

E n moritur, Jhxo tegitur Rex inclytus iffo , ^P cr0 ' 
* Libera fydereummeas ipfapetiyit Qlympium % 

Nella cornice di fotto vi fono i feguenti verfi . 

Qui populos bell'i tumido! , qui calde tyr annoi , 
tertxlit intrepido: viator terrari mariqì 
Lux Italum , Regni fplendor clarijfimus , hi e efl .' 
Rex Ladislaus , decus altum , é* gloria fygum . 
Cui tantot heu lnchtyma, Soror Uluftrijfima Fratri 
Defuu&o pulcrum dedit hoc Regina Joanna . 
TJtraql fculpta fedens Majejìas ultima Regniti 
Y rancar umfoboles y Caroli fub origine primi. 

Ma il più bell'Elogio che ebbe queflo Re bellicofo , fu quello che 
gli fcrifle Giacomo Sannazzaro , in memoria degli obliohi che i fuoi ante- 
cefTori teneano a Ladislao , ed è quello che fiegue : 

Mirar ir Niveit pendenti a faxa columnir _. . . -, 

tj /■*., J*. L • ■ r 3 u Elogio del 

Hojpes , & kunc, acri qui fedet alt ut equo . Sannazaro. 

Quid fi animos, reburqi ducis praclaraqìnnJJ'es 

FiBora , é~ invi&as dura per arma mania ? 
Hi e Capitolini s di jecit fedi bus bojìem : 

R'fq ; triumphata zi&cr ab Urbe redit . 
ItaV amqì omnem bello concujfit , é" armit S 

Intttlit Hetrufcofigna tremenda mari . 
lieve foret Latio tantum Diademate felix 

Antefuos vidi/ Gallica feeptra pedes . 
Ouwqi rebellantem prejjìjfet pontibus Arnunt 

Hors vttuitfextam claudere Olympìademi 

W * ina»? 



92 Vita di Andrea Ciccione 

/ tJUKCy Rfgna para , fajtufqi attolle fuperbot, 
Hors etiam magnos obruit atra Deos . ? 

Veduta quell'opera così, grande, e magnifica da' Napoletani « na 
furon date all'Artefice pie ni (Mime lodi , e dalla Reina , che fé ne chiama 
contentilfima , fu nconofciuto <■ on doni proporzionati alla fua grandezza, 
ed alla virtù di Andrea ; onorandolo ancora del titolo di fuo G.ntiiuouio » 
p^r.ioc he l'amava per la bontà de'coltumi , a' quali onori rornfpofe An- 
drea fciupre con una morigerata umiltà,e con uguale amore, come a buon 
vaflallo riconveniva; ed era Andrea così morigerato di colluim , che 
attribuiva tutte le lodi , che a lui donavano i popoli , ai donatore del 
tutto; riconof endo da Dio quanto di buono egli operava . Ma appe- 
na avea dato pofa a' {carpelli , che gli convenne ripigliarli dopo alcuni 
anni, che impiegati avea nell'erezione di varie fabbriche , che per eflerfi 
in tutto rimodernate, non fé ne fa ricordanza , infm dal t mpo che il no- 
Uro Pittore fenile le fue notizie ; Ripigliò dunque Andrea » fcarpelli pec 
Morte di' 3 wne ff a morte di Ser Gianni Caracciolo , uccifo per opera di Covella 
Ser Gianni Ruffo nel 1432.3 2f. Agofto ; perciocché nulla giovando aila Reina it 
Caracciolo . tardo pentimento , del quanto ragionevole , altrettanto precipitilo fuo 
Idegno, alla infolenza fubitanea dj lui, fu quella crudelmente , e con 
inganno efleguita , come fi legge nelle Storie del noilro RLgno ; benché 
ella mai avrebbe creduto , che il confentito caftigo celiar dovefle la vita 
al fuo caro un tempo , e forfè troppo adorato Miniftro. Per la qual cofa 
Trojano Caracciolo figliuolo dell'uccifo Ser Gianni , e Principe di Melfi, 
ordinò ad Andrea , che fare gli doVefle onorato , e raggu -rdevol Sepolcro; 
laonde gli fu lavorato da lui quello che dietro del mentovato Aitare di 
Sepoltura d? $_ Giovanni a Carbonara fi vede , dopo quello di Ladislao , ed in tal mo» 
Caracciolo ( '° e S l,e ^° Sepolcro fcolpito , e con tal Magiflero , che ancor lui è fra 
'ragguardevoli annoverato , mentre che fi vede follenuto da tre p.Iaftri , 
che ogn'un di elfi ha la fua Statua di un Guerriero , rapprefentanti forfè 
altri di fua Famiglia . Nella cafla , che chiude le olL di lui , vi fon due 
Angioli , che tengono la fua Imprela , e da' lati vi è l'Arcangelo S. Mi- 
chele , con altri Angioli , m atto di abbatter Dragoni ; la qua! cola vie- 
ne con miftico fenzo interpetraca , per que' che furono da Ser Gianni de* 
prtllì . Salgono i fnddetti pilaflri in alto , e fanno finimenti da' lati , e 
nel mezzo fopra il Sepolcro vi è la Statua in piedi del mentovato Ser 
Gianni , alla quale il chnìfo finefirone della Tribuna , che Ji vien dietro 
ferve quali di acconcia nicchia , e da' lati di quella Statua vi lòn due fie- 
re , come leoni fedirti , ma la Statua di baffo erte nel pilaftro di mezzo , 
tien con la fini Ara il -crine della telìa di un koue , e con la delira tiene 
una clava , e fottQ 4el Sepolcro, accoppiando a barba/i caratteri , l'in- 
colta 



•Scultore, ed Architetto. 93 

cult a loiuzion di que' tempi , così Ci vede dettato . 

Syìandi Caraezulo , Avellini Corniti , Vtnttfmt 
Duci , /re Hegii Magno Senefcallo , «è- Moderatori . 
Trajanusfilmt , Melphitt Dux , Parenti de fé , 
D^i Patria optinic merito , erigendum curavit , 

Ah. 14 } J. 

Lesgenfi pejò i feguentl verfi,che vi furori fculpiti in memoeia dell' 
eftinto Signore , compoftì dal celebre Lorenzo Vaila , che- fu un de' Let- 
terati migliori de' tempi fuoi , e de' no Un . 

M7/ mibi ni tititlut fummo de culmine deirat % -. . 

Regina morbi t invalida , é* fenio . „ jj Loitiuo 

Facun^a pop./lor , Procerefqi in pace turbar Valla • 

Pro Domi ; et imperio^ nullius arma timens. 
Sed mi idem J/vor, qui te yfortiffime Cgtjar 

Sopitum extnxu, noSir juvante dulos. 
Ho>j me , fsd totum lacerai manut intpia J\egnn>n, 

Partkinopeql fuurn perdidit aluta dee ut . 

Finito queft' altro Sepolcro convenne ad Andrea dar opera all'Ar- 
chitettura , mentrecche gli fu crdm.-.to da Bartolomeo di Capna Gran Palagio dì 
Conte di Altavilla , e Protonotano del Regno , ormai già |r~atto vecchio Bartolomeo 
r l'erezione del fuo Palagio nella ftrad.i ora di Forcella appellata » e pri- Ì 1 ...'^^ 
ma detta Er-olenfc- , per rantichiiHino Tempio, che vi fu ad Ercole con- , 10Car i del 
ferrato ; Or quivi Andrea , incontrando il gemo di quel generofo Signo- Regna. 
re, ptr lo quale, effendo egli quafi ancor giovanetto , avevi fatto dì 
marmo la porta Migliore della magnifica Chi-fa di S. Lorenzo , come 
dalle fue infegne fi v.de, volle fabbricarli perciò con buona Architettu- 
ra un Palaggio , che al di fuori rmgnificoad ogn'uno appari/Te , ma che 
nei di dentro affai comodo a' Padroni , ed a' loro Servidori apportaffe i 
Per lo che dopo i difegni della pianta di effe», ne ft^e altresì una bozza , 
fopra la quale incamminando il lavoro , fu per l'alfi (lenza > e follecitudi- 
ne di Andrea in pochi anni condotto a fine , e ne fu molto lodato > per- 
ciocché , oltre di averlo fatto comodiflìmo per tutti quelli, che abitar 
vi doveano , lo f e • altresì r.coo di lume, rhe in riguardo della ftrada ove TertoChio- 
egli è eretto , la quale è più tofto ftrttta , che larga , e perciò fcarfa di Aro ai S.Se- 
iume 1 pure riefee di ammirazione a que' che voglio» con fiderà rio. velino di 

Una delle più belle fabbri he, che fece Andrea è il Chioftro di S.Se- ^'"^^ 
verino d'ordinejonico , ove fono le dipinture del Zingaro » che è opera ^ da An _ 

molto drca . 



94 Vita di Andrea Ciccione 

molto lodata , e molte altre fabbriche , e fco! ture fece Andrea dopo del- 
le mentovate da noi > ma mo!te di quelle fono Hate rimofTe , e demolite, 
per altre alla moderna rifarvene . Si vede perb la Chitfuola , the dopo 
molti anni della morte di Andrea , fu eretta ,dal famofo Poeta Gioviano 
Fontano , cioè nel 1492. , fopra alcuni difegni fatti da Andrea per fab- 
bricarne forfè unafimile ad alcun Signore , che aFlora non ebbe effetto ; 
ì quai difegni pervenuti poi a notizia del Pontano , ovvero dati per acci- 
dente nelle fue mani , piacendogli quelli , volfe fopra di efll fabbricar la 
fna Chiifa , come fi raccoglie brevenr.-nte dalle notizie' di Gio: Agnolo 
Chìefa del Crifcuolo . Quella Chiesuola a tenore de' mentovati difegni, fece adornar 
Pantano, e- jj dentro , e di fuori , con la pietra nolìrale , nominata Piperno , lavo- 
rerà con 1 ranc | jj e flj j pj] a ft r i , gli architravi , il freggio, ed i! cornicione , ed in- 
Anurea già ^ ra quelli ornamenti « volle quell'egregio Poeta anche i fuoi nobiliflìmi 
morto * interporvi ; perciocché vi pofe in varj feompartimenti molte lapidi di 
bianco marmo , ornate con le fue ammirabili fentenze , le quali unite 
agli Eloggj,, che egli fece dentro la Chi«fa , fon portate da varj Autori » 
e più dall'Engenio nella fua Napoli facra ; de' quali componimenti io non 
fo altra parola , fé non che balta la confidera2Ìone , che eglino fiano dai 
Pontano dettati , per fomma lode di lui . 

Era ormai Andrea pervenuto agli anni decrepiti allorché gli 
Sepoltura dì convenne fcolpire il Sepolcro per il Marefcial'o del Rtgno di Napoli Fran- 
Franceico ce f co c aracc j o i } cn3 p 3 f so a ii' a ltra vita nel 14^4. , e benché in quella , 
" ed in altri lavori gli prellaflero ajuto i fijoi allievi , ad ogni modo p?rò , 
volfe fcolpire di fua mano alcuna parte di que' lavori , che tutto giorno 
venivano raccomandati alla intelligenza di lui » ma di giorno in giorno 
indebolito dalla vecchiezza , non avea più vigore di reggere alle fatiche 
di maneggiare i fcarpelli , refodebol dagli anni * laonde a gran pena fini- 
Morte dì ta ^ a f e P°l turl fuddetta , e murata nella maggior Chiefa Napoletana , fi- 
Andrea nì anch'egli il corfo di quella vita mortale , nell'anno 145* y. , come noto 
Gio: Agnolo Crifcuolo , appreflb le notizie di Giacomo de' Santi , da noi 
nella fua viti qui innanzi riportate , e le fue parole fon quelle . 

Ma lo fecondo , cioè Andrea Ciccione ifece la Cbiefa di S.Mari a de Ili 
Pignatelli , e ficc più moderna quella di S. Croce , per ordine de lo Car- 
dinale Rjiinaldo Brancaccio « ma lo più onore fu fabbricare la Chiefta di 
S. Marta , e abbellire di marmi S. Giovanni a Carbonara , per ordine 
de lo K. e Ladislao , dove poi fece lo grandifftmo Sepolcro con gran figure lo 
detto Andrea a io fudetto t\e * e poi di Ser Gioviti Caracciolo , e poi la 
Chiefta de lo Fontano fu fatta fopra li fuoi difegni , e facendo Itti altri la* 
•vori di Palazzi . fece varie Sepolture in varj tempi a Giofuè , e Frane*» 
feo Caracciolo , e fece il palazzo a Bartolomeo di Capoa , tome anco pri» 
ma avea fatto la porta di S. Lorenzo per fuo ordini , t fatto vecchio affai 

mor) 



Scultore , ed Architetto. 95 

morì circa il I4ff. * ejjendo buon Cri/ti ano , che di tutte le lode che li 
davano , le dava a Dio , ringraziandolo de le grazie date a lui , ma niunit 
di quefti detti Architetti , e Scultori , voi/e finire lo mar avi gli ofo Cam-i 
panile di S. Chiara , fatto da Maf uccio Secondo i perche dicevano ejjer 
dubio dijuperare, con l 'altri due ordini ■> li tre fatti da lo detto M.ifuccio 
con tanta perfizione di Architettura , la quale è tanto lodata da MeJJer 
Marco de Pino , che onora fempre la memoria di quefto Soggetto i iì quale 
requiefcat in nomine Domini Amen . 

Ho di nuovo qui riportati quefti ultimi pochi verfi , che già furor» 
da noi notati nella vita di "Mafuccio Secondo , perche fi vegga chiaramen- 
te quai fodero quegli Architetti , di cui egli fa parola , e che non voller 
porre le mani al finimento del Campanile fuddetto': la qual cofa a me 
pare , che avvenirle per due cagioni , la prima per la riverenza , che que- 
fti Architetti portavano alla memoria del Jor Maeftro in quei primi anni» 
ne' quali fempre fi accompagna il timore di equiparare Topera di que* 
Maeltri , cheappreflò gli unm.ni hanno immortai fama acqujftata , col 
dubbio di quel chi Sa, fé la mia opera farà conforme alla incominciata da 
quell'Artefice, e fé incontrerò il piacimento dei pubblio? e fimili ragioni 
che per lo più fuoi figurarli ^hi non è temerario,e che vuole ne'fuoi prin." 
cip} camminare da faggio. La feconda cagione tlh è , che dopo , che que» 
fti Artefici ( i quali in un medelimo tempo quafi fiorirono j ebbero nel co- 
mun concetto d gli uomini , (labilità la dima dui lor valore , per mezzo 
delle ono-ate loro fatiche , mancarono quei che il mentovato CampanUa 
fornir volevano ; perciocché allora, che fatti animofi dallo lì rio loro ope- 
rare fi erano a vantaggiati per compir qualunque diffidi cofa , allora poi 
per le rivoluzioni del Regno , per le guerre ftraniere , e per l'jntftjne di- 
scordie , ebbero altro che il finimento del Campanile ne' loro agitati pea- 
feri que' Sovrani , che regnaron nel Regno, in qugli infelicillkoi anni , 
per «li feoncerti di tutta Europa . Sicché dunque, prima per lo poco ani* 
mo , confioliatodaìla timorafj ragion deiJ'arte del dfegno , e p Tcia per 
lo troppo ardito coraggio , fuggerito d..gii animi infieriti alla g U err ,che 
Tiramavan le ftraggi , non tbbe mai compimento sì bella fabbrica , re* 
ftindo con quella fpiegi dichiarato lo fentto dei Notajo Pittore , intorno 
a quello ch'ei difle del Campanile di S. Chiara, altrimenti reftertbbf nel- 
la mancanza la virtù di Andrea , è degli altri , che in «pie' tempi fiorirono 
Ja dovecche fiiffici-ntiflìmi quefti Artefici furon da ciafehedun conosciu- 
ti ; e quello fia il fine della vita di Andrea Ciccione , il quale fu molto 
timorato di Dio _, ta ntoche di ogni opera , che egli facea ne dava a lui ie 
dovute Iodi , come altrove fi dilfe , ftimandofi da nulla fenza il divino 
n]uto ; il che può eff^r di efeirpio a coloro , che cercan delle virtù fare 
acquifto; ve ggenio», -che dop^ tanti a»ni iì fa menzióne della virtù di 

Andrea 



9 6 Vita di A ndreà Ciccione 

Andrea , Il quale viverà per molti fenoli nelle bell'opere , che egli fece , 
ed in quelle carte , le quali faran tellimonian/a «J- Ila eccellenza Hi lui , a 
chiunque vorrà oflervare l'intelligenza , e la bontà de' lavori di quello 

artefice . 



Fine della fita di Andrea Ciccione Scultore , ed Architetto : 



VITA DI COLANTONIO DEL FIORE 

Pittore . 

MOltiflìme volte adiviene » che l'amor dell'arte filofofamlo arriva 
con le (pi'culazioni a qu 1 grado di perfezione, alla quale non 
giunfero coloro,che prima di quella i precetti infegnarono . Perciocché il 
tfeiidf no di ritrovar cofa migliore di quello infino allora veduto « accefo 
da quello amore , fpronando la naturale abilità ( che fenza quella nulla 
pu te l'arte giovare ) la fa arrivare ove ne men erafi tanto immaginato ; 
perfezionando di giorno m giorno or una cofa , ora un altra , e fuperan» 
do ogni d.flì colta fi trova a gra io fuperiore arrivato di queIlo,a cui gun- 
fero i predeceflbri Maeftri . Qoindi è , che ancor nell'arte Pittorica fi è 
Veduto moltiffime volte ritrovar dagli Allievi un tal modo di pingere, 
che giammai per lo innanzi l'aveano pure immaginato i di lor Maeftn,ed 
j Precettori di quegli » Per efempio de' quali ballerà folo far menzione de' 
divini ingegni dei Correggio , e di Rafaclio , i quali prima d'ogn'altro fe- 
cer vedere al mondo ciocché giamma eralì immaginato vedere. Quello 
medelimo amore fu cagione , che invaghkofi Cola Antonio del Fiore della» 
nrbilillìm' Arte della Pittura » cercali"- p;r mezzo di accuratifiìmi ftudj 
rinvenir miglior modo di praticare i colori di quello ? che in'ìno cllora 
fatto aveano i trapafTati Artefici del difegno ; il qual modo da lui trova- 
to , febbene non ha comparazione veruna con quello degli mentovati di» 
- viniflìmi Prokflbri » ad ogni modo pero non farà men degno di lode 
' di quel che furon molti Maeftri in apprefio ; per la confulerazion di que* 
fecoli , ne* quali la Pittura era per le continue guerre quafi che abbmdo» 
pata , concioffiacofacchè non godea quella quiete , e qu.lia convenzione, 
che fuole una bella pace apportare » veggendofi psr lui introdotta una 

mor- 



Pittore . 5> 7 

morbidezza di tingere,che parv* cofa maraviglioia in quel tempo : Come 
nella l'uà Vita che iìegue farà appien dimoftrato . 

Nacque quello rélicilììmo Artefice della Pittura nell'anno i%f2i 
in circa , e nella fcuola della Pittura dimoftrò buonifììma indole lotto 
la direzione prima di un figlio- di Ma (Irò Simone , al riferir del Cavaliec 
Mailìmo | e poi di Maeftro Gennaro di Cola Pittore de' primi in quel 
tempo J err.mdo coloro , che lo fcriflero Scolaro di Maeftro Simone , 
perciocché allora quando Colantonio nacque , era già morto Simone , dal 
qual tempo infino a quello,in cui le fue prime Pitture dipinfe, che furor* 
circa il i 374. vi è l'età di 2 8. anni, giacché Simone ( come da noi fu pro- 
vato nella fua vita) morì circa il 1346. ; ne' quali anni bifognava, che 
Colantonio ne avelfe.almeno 20. per nver da lui l'arte apprefa , che cor» 
i fopraddetti fuebbono l'età di 48. anni , e quelli uniti ad altri 66. anni» 
che vi vogliono per compirli numero dal 1574. a i 1444. in cui mori 
Colantonio , fanno l'età di 118. anni; il qual computo non vide 
niuno de' noltri Artefici , che fé bene egli ville aliai vecchio , però non 
fi numerano che poco più di 90. anni di vita ; morendo circa il 1444. » 
laonde credo si bene^he avelie i fuoi principi dal figlio di M. Simone ap. 
prelìjCome fi dille, il quale come che dal Padre lafciato in agiata fortuna , 
poco la pittura efercitava j ad ogni modo però egli è certo , che impra- 
tichito di quella per la converfazione del Padre , potè Colantonio nella 
pittura indrizzare ; come notò ne' fuoi fcritti Gio: Agnolo prima , e poi 
il Cavalier mentovato , nelle memorie di Maeftro Simone . Ma dal 
Notajo Pittore refta la cofa ben dichiarata in appreso ; perciocché 
in varj luoghi di fue notizie parlandone , ne da chiaro raguaglio ; come 
altresì ne fanno menzione molti noftri Scrittori , ed infra gli altri l'En- Colanronìo 
genio mila fua Napoli Sacra , il Celano nelle fue Curiolìtà della Città di Iodato ddl* 
Napoli , ed il Sarnelli nella Guida de' Foraftieri, ed ultimamente l'Abece- EngeniaCe. 
dario Pittorico , i quali tutti lo colmano di fomma lode, avvertendo r"n'^, " 
qui 1 leggitori , che non li riportan da noi altri Autori , che 1 lopramen- dj ^ Cm 
tovati, per elllr appurati, e veridici ; tracciandone alcuni , che erronea- 
mente feri fiero di Colantonio , come fu D. Camillo Tutini , che lafciò 
regillrato eiTervi flati due Colantonj , che non fu fol che uno j ingannan- 
dofi da' millefimi fegnati nell'opere di quello ; quali che 11 a uomo non 
polla vivere fra l'uno,e l'altro fecolo,come da molti efempj fi può vedere. 
Laprim'opera,che da'mentovati Scrittori vien regiltrata di Coianto- 
nio,ella è fimmagine di S.Antonio Abate efpofta nell'Altar Maggiore del- 
la fua Chiefa fituata nel Borgo, che prende il nome da quello Santo, in 
un con l'altre Storie , che d'intorno fanno ornamento alla detta . Per- 
ciocché avendo la Reioa Giovanna prima, figliuola di Carlo llluftre Du- 
ca di Calabria , eretta nell'anno 1374. la mentovata Chiefa con l'autorità 
ili Gregorio XI. il quale fu eletto Pontefice nel 1 37 1. , vi fece dipingere 
la tavola fuddetta da Colantonio » che allora cominciava per le fue ope- 

N «5. 



9 S Vita di Colantonio del Fiore 

re a venire in Concetto di buon littore, eflèndogli flato propofto forfè da 
Mafuccio fecondo , il quale aveva confilo difgno edificata la Chiefa, co- 
me quello che era per le grandi opere vedute di lui in gran ftima ap- 
preflb di ogn'uno ; Così dunque Colantonio per comando della Reina di- 
Immagine pinfe la mentovata Cona , t la ftefla , che a noftri giorni con eterna fua 
<iì S. Anto- laude vedefi in quella Chiefa efpofta , in cui il fuo nome fi ' e ggc » con 

mo AD"ie-> aver notato di lua mano anche l'anno urr. , la quale da' mentovati 
nella iua_» „ i e • * • • -• • a> t« m j.- 

CI ìefa ai Scrltcorl v,en defentta , come opera rimirchev de per efler anch ella di- 
Borgo dì pinta ad olio ; dicendo l'Eugenio di lui le feguenti parole : 
pinta da_» Dal tempo di detta ^eina ( cioè Giova*** Prima , che edificò la 

Colantonio Qhitfa ) nelt Aitar Maggiore vi è la eavola , dentro ri S. Antonio Abate , 
ne- i j7 J. jj g ran venerazione » e divozione , con altre figure intorno , di bella pit- 
tura ad aglio , la quale fu fatta da Colantonio di fiore , eccdLnt jfimo 
Pittore Napolitano , nell'anno l}7f. , fi come fi legge nella detta tavolai 
e net qaal tempo erano il l'ont fice , elastina g>ì detti, &:. fin qui 
I'Engenio al foL&^t. refi .nido a. noi a dire ciocche le accennate figure 
„ . _ _ intuì no rapprefentano . Nella parte fijperiore vedefi N. S. Girsù in atto 
g,/ tU J i »£ n .di coronare la B. V. Allìinta in Cielo , e di elfi fotto vi fono più San- 
genio . ti, divifi m numero di quattro per ciafeheduno de' lati. Dilla parte 
delira del qmiro di mezzo vi è figuriti l'Afcenzio re dd Signore > con 
abballagli Apoloh , e Popolo , e daìl'a tro lato vedefi la 8. V. ^ou i 
dodici Apottoli nel Cenacolo, fopra di cui lo Spirito Santo difeende. 
Nel mezzo di quelli , che fono efprelìì tutte in figure picciolo* vi è l'im- 
magine di S.Antonio Abate , effigiato alla grandezza della «tela del na- 
turale^ ma cosi venerando , che non può la mente, fé noi vede l'occhio, 
capirlo , eilèndovi anche efpreflb alcun 2?tro Santo Eremita fuo dif epo- 
lo > in lontananza altri Santi Monaci del fuo ifìituto ; laterali a quello 
quadro , per ogni lato vi fon dipinti dne Santi, i quali mi credo ch^ fof- 
fcro S.Macario Abate , con alcun altro Santo d ' tempi fuoi . Di fotto le 
In qwcfta defentte pitture vi fonotr- quadretti oonfecutivi , rom- foC predella 
Con.i vie il di baffo, e dalla diritta parte Vedefi S Antonio, che vietando £. Paolo 
nome,* I an n nm0 Eremita, Hanno in atto abbracciandoli, efllndovi cfpre/Te di lonta- 
dal Pittore n0 altre Sant " azioni de venerandi Eremiti . Sugne il quadretto di mez- 
rnciidfimo. zo, in cui dipinto lì vede N.S.Giesn Cufto,c v me p\ fu l'ufo di dipinger- 
lo allora , e per più tmpo dopo , mezzo dentro al Sepolcro in piedi , di- 
moftrando la Cu? p llìone a S.Pietro, h B.V., e S.Gio:Evangelifh , e dal 
canto della finillra parte vi è effigiato S.Antonirs che al mjito Corp? di 
S. piolo divota , fé ben comune , fepoltura ^li appresa, vergendoli i fe- 
roci Leoni, con pia mente, retta da onnipotenza Divina , cavar la 
terra per fepellir il Santo Anacoreta , 

Ma tutto che quelle p~r le prime p : ttuTe di Colantonio verino 
"da' mentovati Scrittori riportate, nulla di muco p rVnon tarano già 
le prime di lui dipinte in Chiefa , ed al pubblico efpoile ; Concio^, i ti- 
far- 



Pittore. 99 

Tacchi , vedonfi di fua mano nella Chief* di SXorenso altre antiche im> 
inasinì da Irti dipinte , volendo alcuni, che i Santi Francefcani fi&uo ope. 
re del Ino pannello, non già di Maefiro Simon» , ed altre immagini 
Satre, delle quali ancor veggono le reliquie . Quello che fi sX di certo 
e (Ter fuo lavoro , C l'immagine della JJ.V- di Coftantinopoli > che è col. 
locata l'opra l'Altare della Cappelletta fituata rincontro la porta della 
Sacriftia , ed all'altro che ha jl quadro di Marullo , nelh Croce della 
Chiefa , ed intorno alla quale vi fece altre principali figure per orna- 
mento della fuddetta il Pittore Angiolillo , detto Rocca d> Rame , Sco- 
laro de! Zingaro ; come accennane' Cuoi imnofcritti il Nota/o Pittore ; 
benché a me pare , che più tolto follerò ritoccate , per la confimil ma- 
niera di moti di figure, di arie di volti ( fé bene in picciolo effiggiati ) 
e di pieghe di panni . Ma fiefi pur come fi voglia 7 egli è certo, che l'im- 
magine fuddetta della b*. V, è delle prime opere , che Colantonjo jn fua 
prima gioventù dipingerle , e dopo quefta altre varie cofe egli ope* 
rb > per le quali efiendo venuto in cognizione di virinolo Pittore , fu, 
adoperato dalla Reina Giovanna nella mentovata Pittura , per la nuova. 
Chiefa di S.Antonio Abate , 

pende ancora indecjfa Taquiftione da tré fecoli inforta , perii fa» Ecce J-JorriQ 
mofo fucceflo accaduto nella mentovata Chiefa di S. Lorenzo alla figura rnirecojofq 
dell'Ecce H->mo d. pinta a frefeo fui muro , le ella fojTe opera di Colan- ,n S«to»'f9* 
tomo , ovvero «b.Maeftro Simone $ dappoicchè accaduto jl miracolo z0 *' 
di aver riparata con la mano la crude) ferita datali dallo fctlerato giuo- 
catore , per la quale avea fgorgato jn abbondanza il Sagratifiìmo Sangue, 
efllndo ella molto affumicata, pò le lampadi ihe accefe continuamente vi 
(lavano, non fi potè fin dolora dikerntre da quali di quefìi due ri* 
nomatitfìmi Artefici ella foflè fiata dipinta , poiché raccontane! fi il 
fatto , alcuni d.ceanoeffer fncceduco alla dipinta Immagine di Colante* 
nio , ed altri affermavano eiler ella dipinta da Mat-ftro Simone molti an» 
ni innr-nzi . Ad ogni moóo però da qua unque di quelli du. noftn pitto» 
ri ella fi folle d. pinta • 1 pp.afi che miglior lineamcnto di volto efprimen- 
te la p-.ffirne , e la gentilezza rropria di Crifto • non pub foro aru , ef» 
fendo giuftijfimo nell'altre parti , per quanto puofiì duerni re da occhio 
intelligente , ihe penetra oltre quello , che ha refo gu: fio il fumo deli? 
lampadi mentovai- , the prima replicate gli ardeapo bronzi ; Percioc» 
che ora fi ritrova ripofto dentro una ^ran cornice , ove hanno adjttato il 
muro, fopra il quale è dipinta la detta immagine dopn Cagliatolo dal 
luogo di prima conMivota diligenza , ed ha trinanti il criitallo per il qua* 
le non pub e/Ter orFefo di nuovo dal fumo de' lumi , the continuamente 
gli ardono innanzi , PI t 

Avevi» in quelto tempo il Cardinale Rannido Brancaccio , eretta la s. Ange lo » 
fua Chief» d. Sant'Arcangeli, nel luogo dttto brggio di Nido f dopojjiào, 
affuoco al Cardinalato da Papa Urbano stilo , nel 1 384. , teme nella vi» 

Hi te 



i oo Vita di Colantonio del Fiore 

la di Mafuccìo Secondo fi di/Te , e volendola ancora , come fi conve^ 
niva , ornar di buone pitture , gli fu dall'Architetto fuddetto proporlo 
Colantonio per uno de'migliori Maeilri,che maneggialfe in que' tempi il 
pennello > laonde gli fu dal Cardinale ordinato, ciocche nella furi Ghiefa 
defiderava , che dipinto fi forfè , e furono le tavole per l'Aitar maggio- 
re , ove dipinfe S. Michele Arcangelo , col Demonio l'otto , e da un lato 
S. Candida , e fopra un altra tavoletta la B. V. col Salvatore . Ma di que- 
rce pitture non ho potuto a miei giorni trovare alcuna reliquia , ovver 
memoria , in quale luogo elle fodero trafportate , dapoi. he l'ultimo Te- 
fauro vi dipinfe le fue tavole , come nella fua vita diremo . Penfano 
però alcuni , che egli le antiche più torto ritoccante , che di nuovo fopra 
altre tavole le dipingerle , e che (iano le medefnne , che oggi nella Sa- 
criftia di quella Chiela fi veggono . Altri cullodi del medefimo luogo di- 
cono ) che quelle dipinte da Colantonio , furono fituate nella Cappella 
a S. Candida dedicata, mentreche il Cardinale ottenne da' Padri di ò Do- 
menico l'antica immagine di S. Michele detto a Marfifa , e quella , a cui 
egli profeflava particolar divozione , collocò f>pra del maggiore Altare ; 
il che fi conferma con quello , che di quefta.antica immagine ne rappor- 
Celano nel- ta il Celano , ne' fuoi libri della curiolità , Antichità , e bello della 
la cuu'ofìtà, Città di Napoli ; e che dopo modernandofi nel i ?6f. la Chi e fa , l'anti- 
a n " co «5-* ca tavola , con quelle di Colantonio furono ajtrove trafiortate da' Si- 
Napoli . gnori Brancacci . Ma comunque la cola avvenuta ftfoffe , ora fol ve- 
deri fu la porta della Chiefa la lunetta dipinta a frefeo lui muro da Co- 
lantonio , e la quale nello feorfo anno 1729. nell'abbellir la'fibbrica 
della Chiefi al di fuori , volgano alcuni curatori farla buttare a terra , 
come poco conofeitori del buono , e niente amanti .ielle memorie anti- 
che ; ma per le preghiere di Bernardo de' Domenichi , che prefe per in- 
terceflore D. Giufeppe d'Aponte Duca di Flumari apprerfo il Principe 
della Valle D. Giufeppe Piccolomini , che per efler della Piazza di Nido, 
operò con Signori Brancacci , che non fi folle ammolla quel!?, pittura , 
perciocché ferviva per teftimoniare al mondo la virtù del noftro Pittore 
laonde a tale interceflìoni la lunetta mentovata è rimafla , con folo far- 
vi i panneggiamenti racconciare da ignorante Pittore, da cui feiocca- 
mente volean coftoro farla in tutto rimodernare , In efsa vedefi eiprefso 
la B.V. Ceduta in Sedia Imperiale , col Bambino in feno , ed al fuo lato 
deliro vi è S.Michele Arcangelo in piedi , armato, che tiene con h delira 
mano la fpada , e con la finiftra irnbrandifce lo feudo ; dal finiftro lato 
vi è S. Bacolo , che prefenta alla fuddetta B. V. il Cardinale Rainaldo 
in^inocchionis nel cui profilo vi è la fua effigie al naturale efprefsa, ed 
un Paggio dietro gli tiene il Cappello Cardinalizio . Opera lavorata in 
Campo d'oro con fommo ftudio , ed amore per i bei lavori frtti nell'ar- 
matura del S.Micbele, ed i tanti rkami che l'oa nel manto della Madon- 
na > 



Pittore. lei 

ria | con quello del Bambino , e l'abito del Cardinale , il quale fi Vede 
fpirar divozione, ed ofsequio ver la gran Madre di Dio. 

Così proseguendo quefti lavori non lafciava giammai Cola Antonio» 
anche in mezzo delle commilitoni più rilevanti , la continuazion de' (noi 
ftuclj della pittura , cercando d'indagar nuovi modi di perfezionarla eoa 
dokezza di tinta , unità di colore , e loprattutto di toglier il mal'ufo in- 
vecchiato de' profili ; con quili in quei tempi rozzatamente fi cari- 
cavano i contorni delle figure ; acciocché più bellezza le fue pitture ac- 
quili ./fero , e concio dimoftraflero più perfezione di quelle degli altri 
M.ielln , infino allora vedute , ed in tal modo divemiTero d'efempio a 
coloro, che l'Arte volefTero elercitare, facilitandogli il modo , non aven- 
do egli altro ifemplare, fé non quello , che l'Arte medefima gfinfegnava 
full'oflervazione del naturale , e che filofofando gli portava nella imma- 
ginativa ; onde poi col vedere alcun fcelto oggetto , ne formava l'idea 
più nobile , ere a lui poffibil folle , la qual t.ofa gli venne fatto di fe- 
Jicemente acquifere ; Concioffiacofacchè, con quello indefeflb iuo ftudio, 
venne tgli :, dar tanto di lume alla pittura , che infino zd ora lo rende 
famofo , dapoiche vien'cgli lodato da tanti Uomini virtuofi di lettere , 
e di Futura , infra de' quali fi annoverano Marco da Siena , ed il Cava- 
lier M.iflìmo Stanzioni ? che ne' loro fcritti rendono chiara tellimonianza 
del fuo valore , come in appreflo nel corfo di quella narrativa faran da 
noi riportate quelle lodi , che quefti due Pittori rinomat.ifimi lafciarno 
feritte del noftro Cola Antonio • 

Ter quefti gloriofi fuoi ftudj venuto Gola Antonio nella ftima uni- 
verfale di ogn'uno , dipinfe per particolari Signori varie Immagini Sacre, 
e fece in un muro di un Palaggio di un Signore della famiglia Caracciolo 
l'Immagini di S. Anna con la B. V. , che tien nel feno il Divino Figliuo- 
lo , dipinte a frefi o , le quali immagini divennero poi difpenfatnci di 
grazie a coloro , che per m zzo di eflj il divino afata invocavano , laon- 
de credendo fempre più la divozione vedo delle fuddette , il Principe di 
Melfi Trojano Caracciolo , avutone parola con il Cardinale Annibale di 
C:poa Arcivefcovo allora di Napoli , e con i Maeftri Governadori della 
Chi. fa della SS. Nunziata , fece con diligenza tagliare il muro , ove elle 
dipinte ftavano , e con magnifica , e divota procefiìotie , che fi fece a i f. 
Ottobre dell'anno i fo7. , come racconta l'Engemo , alla Cfiiefa mento- Elenio 
vata le fece trafportare ; collocandole fotto quella della B. V. Annunzia- Napoli* s a _ 
ta , ove al «ionio d'oggi con fomma divozione de' Fedeli fon venerate . gra . 
Dopo quelle pitture avendo il mentovato Cardinal Brancaccio ampliata , 
ed bb Mita la Chi. fa di S. Croce , preflb quella di S. Agollino con i'ops- 
ra di,Andrea Ciccion ■ Architetto , lafece ornare d'immagini da Cola 
Antonio ; ddk quali alcuna reliquia ancor rimarita fi vede ; e fé bene da 
alcuni Gdke, che egli per lo gran Conte di Altavilla , Bartolomeo di 

* C a - 



i o 2 Vita di Cohntonio del Fiore 

Capoa dipingerle l'Immagine d.lia BV. » che infin ora fi tiene nella me. 
d lima venerazione, che 1. fnddette nella Chiefa da quello eretta della 
Madonna di M >ntevergine , ad ogni modo però eì a fu veramente di- 
pinta da Maeitro Simone , rom< nella fua vita fi difle » dove oltre l'auto- 
rità di Co: Àgnolo fu baftantemente provato , con ragion evuentiffime, 
non p rer efler llata dipinta da Cola Antonio , perche in qu4 tempo non 
era ancora v.nuto al mondò . 
Turbolente Inlorfero in quelli tempi varie turbolente di guerra , prima per la 

del Regno. (Jif cor jj a rlei Re Carlo Terzo con la Reina Gi0V3rtha prima , la quai'egli 
dopo averla pn fa prigioniera,fece ingratamente morire per compia ere t? 
ir.erlorabil Re Ludovico d'Ungaria , come nel fepolcro di lei fituato nella 
Reni Chiefa di S. Chiara fi legge ; e poi col Re Luigi di Francia da quella 
addottalo ai Reame di Napoli ; e fucceduta altresì la funefta morte di elfo 
C • 1 n/' ^ e Carlo ^i Dirazzo nella Cittì di Bada , ove per opera di Niccolò fimo 
di Gara , fu con Unghera feimitarra ferito dalla fommità della teda in- 
fino all'occhio da Br;.fio , in camera della Giovanetti Reina chiamata da 
Rè Maria ^ Uc ' baroni •' ^ e Maria , perche odiavano it nome di Regina , ed all'in- 
figliuola ùi Cor > Cro amavano grand-mente quella figliuola di Ludovico , laonde per 
Luaovko. non privarla ddRe°uo,corrwra loro ftatuto di non fucceder femmina al- 
la Corona, la ehiarmvano il Re Maria , come fi è detto , alla quale vo- 
Ladislao leva Carlo ingi ultamente togliere il Regno , banche chiamato da qu=' vo- 
R! CdC ^{ iubili Popoli 5 che per uò l'acceduto nel Reame di Napoli Ladislao fuo 
Napoli . figliuolo , fi vide eoftui prima avvolto nell'armi , che lo lctttro ilrin- 
gefle , ed ebbe a cedere il Regno per non poterlo combattere , non eiTen- 
do atto ne al maneggio dell'armane al governo dj quello per la fua tenera 
Guerre in- et ^ » efll un nule portando per rimedio un mal peggiore , (i vide il Re- 
teilinc del gno divi fo , ehcerato in pia pirti da' fuoi proprj figliuoli per le djvjfe 
Regno, fazioni, che nacquero dall'i ^prudente avidità della Reina M^rg.nta , 
che con troppa pifiìone fé d vider le cariche per unire danari . Non av- 
vedendo» , che l'unione de' Popoli mantiene il Principato , e che quello, 
come il fallo di Sciro intero galleggia , e divifo lì fommerge . Laonde fi 
# ritrovò poi in quelL- calimitadi , e pricoli , ^he da' noilri Scrutarle da 
Angelo di angelo di Goìanzo più veridicamente fon raccontate . Qii ridi è , che 
vc-acìflimo P cr V 35 ™ torbidi tempi non rimane a noi altra (rumarla di qu-IIo che in 
Scrittore.» * de flato di cofe , ed in quegli anni Cola Antonio operalTe , infino che} 
del Reamedopo le gu-rre del mentovilo Re Ladislao , che bellieofo a maraviglia di- 
di Napoli, venne , e dopo altresì la fui'morte procuratagli da' fottiliiJiini Fiorenti- 
ni Ambafciadori della Repubblica per mezzo dell'infime Medico peru- 
gino , come fi é detto nelia Vita di Andrea Ciccione» fucceduta al Re^no 
la Reina Giovanna Seconda di lui Sorella, fi ha , che dipingefle p r U fud- 
detta alcune Immagini , e che per lei fofle dipinti la tavola, che orafi 
vede tfpofta nella Chiefa di S. Maria la Nuova , dopo paflàto il Cappel- 
lone 



Pittore. 103 



Ione Hi S. Giacomo della Marca , e l'altra Cappella contigua , la qua! 
«avola fi tiene , che foffe allor fituata in altra più fontuofa Cappella , 
che fu buttata a terra dal gran Capitano , quando vi ereffe il nominato Tavola dì 
gran Cappellone , che dedico al Santo mentovato . VedeG in quella ta- S- Anna in 
vola efprefla in campo d'oro S.Anna (eduta in Tedia Imperiale,con la B-V. xV ^ r ' 3 l3 
feduta in grembo a lei, che nel fuoTeno tiene il Divino Figliuolo ; da un 
lato vi è tffiggir:ta S. Barbara, e dall'altro S, Antonio Abate , e/Tendo 
quelli diviiì da un partimento dallo f ritto quadro di mezzo . Ma fon così 
ben dipinti , così dolci di colore ad olio , e così di forza paftofi , che 
fmno maraviglia a' noìri giorni a chiunque gli min , maflìmamente il 
S. Antonio Abate , the ha la tetta perfettiu*ìm3 in tutto . In quefta Cap- 
pella p--r abbellimento , e miggior decoro delle mentovate p tture , vi 
furono dipintele due Storie ne' muri laterali della Nakita , e della Mor- L am0 r«dì 
te di S. A'i:ii , per la divozione , che a quella Immagine 1 noftri Citta- 5. Anna è 
d ini prò teff* vano . Rieraffe inoitre la f.iddetta Reina , ed il Re Aifanfo effiggiaca^j 
primo , nella prima venuta, che fece quello gran Re, poiché inapprsilb da '. Cavai, 

in forte le ?elr>fe difcordie con l'addottiva Madre , poco infiem fu r n ve- „. m ~£ -, 
1 . ^ ir- 1 t 1 •> i!n 11 1 KaùsMe la 

auti ; C s ritrair molti nomi. Baroni del Regno , e quelli 1 quali era» Reina fiio. 

di piacimento della Reina, preflo alla quale era egli infornala Ama venu- v..una,ea H 
toper Tee "diente virtù del tuo pannello. Re Alt. I. 

Ma l'opera più fublime delia iiia mano , che oggi con plaufo univer- 
fale fi ammira , ed ove ven;on condotti 1 Fora-heri curioli offervaton Tavla bel. 
di tutto ciò, che di bello nette Citta magnifiche fi contiene , è la tavola i ' ffi,nj uì $• 
del S.Girolam > , che primi fu efpofta n Ha Cappella della Famiglia Roj- 
co nella Oiiefa di S. Lorenro , ed ora è nella Sacri dia tnfp urtata , per 
efferfi la Cappella all'ufi moderno reedifiata , e con moderni ornamenti 
abb Ulta , ed ingrandita la iona dell'Aitar-, laonde quelli e locata qui- 
vi in ragjuardevol (ito , acciocché da tutti foffe goduta . In effa vedefi 
S. Girolamo, che fedendo ftì intento a levar con un &1I0 una fpina dal 
pi.de del Leone , che con p.ttofa azione fedendo a t.rra , f)llevafi 
pofando I' off fo piede d, n anzi fui «ino chio di Santo , e guardandolo 
filo par che «li raccomindi il fuo Tuie ; e la llanza circondata- da 
{barane , ove ed locati li mirana moki libri , così al naturale tfprtlH 
con molte carte figurate (T:tt dil Santo , che con .n.'.annod 11 occhio , 
più tolto veri , che d, pinti app rifcono , vcggv.ndofi le coperte di -ili la-* 
voriL: in alcuni di profilo dorata * ed in Atti di Itri varj lavori , parte 
chi u fi « e parte aperti , neh. «-el fu ^lo pittoricamente Compartiti. Ma 
lunga , p milageval- imprefa farebbe p r '.hi the (ìa il voler tutte le oofe 
in quella tavoli fi orafe col pennello esprimere con la penna , eff ndovi 
de f -abeiti , degli arni rj , e d; tavole tanto veridic ani ente dipinti ,che 
non pa\V lilidenrPi irc toro co fa p ; ò ver! ; laonde io tacendone gli tétti 
preggj rapporterà ciocchi PEageuio sella dtferizione della fi» a Napoli 

Sa- 



i o 4 Vita di Colantonio del Fiore 

Sacra , toccando quella tavol i prima ne fcrifle , e dopo lui il mentovato 
Celano. Canonico Celano ; riportando appreflb di quelle le notizie laf.iat. ci di 
Cola Antonio dal Notajo Crifcuolo , e ripigliando l'Engenio, egli così già 
fcrifle : 

Nella Cappella dilla Famiglia Sbocco vi è la tavola con dentrovi 
S.Francefco , e S. Girolamo in atto di /indiare tanto al naturale che 
fembran vivi ; il tutto Opera di Culantonio, illuftre Vittore Napoletano^ 
che prima in Rapili coloriva ad aglio contro quello che dicono i Pittori 
foraftieri , i quali tengono il contrario , e tutta la fama , e la gloria, 
attribuì/cono all'i Lombardi , ed a? Siciliani , alzandoli alle ftelle , oc- 
cultando , e diminuendo la fama de' Napoletani , e Regnicoli , <j' quali fi 
£n<»enIo deve veramente l'onore d: quefta invenzione , e la palma di qtieft* Arte 
Napoli Sa- ere. fin qui l'Engenio al f.m. , il quale covertamente parlando non oso 
«raf.in. di palefare, di cui egli intendeva dolerfi , come in appreflb apertamente 
poi fece il Canonico Celano , allorché facendo menzione di quefta tavola 
del S. Girolamo , e che fi vede nella Sacriftia di S. Lorenzo , rapporta 
"ancora quella , che al Re Alfonfo Primo fu da Mercatanti donata , di- 
pinta ad olio da Giovanni di Bruggia , per la qual cofa impugnando ciò 
che ne fcrifle. il Vafari del fuddetto Gio: , e di Antonello da Meflìna, por- 
ta per teftimonienza di quanto dice quelle opere medefime di Colantonio, 
non avendo ne egli , ne '1 mentovato Engenio cognizione dell'altre in- 
nanzi di quelle dipinte , dapoiche eflendo amatori (blamente della Pittu- 
ra non aveano poi quella intelligenza, ch'è propria de' Profeflbri , per po- 
tere oflervare le p teure antiche in qual modo fodero elle dipinte , come 
già l'oflervarono i celebri Artefici di quella , Marco da Siena prima , e 
o poi il Cav. Maffimo Stanzioni , e ne fecero menzione , e teftimonianza 
onorata , oltre di quella dei Notajo Pittore . Ma io tralafciando le autori- 
tà (upcrflue là dove il fatto chiaramente può vederfi da chi che fin oggi 
ancora , ne volendo far difputa fu quello punto pr altre varie cagioni , 
pafso (olamente a narrare , che non già il S. Franctfco col S. Girolamo 
ora fi vedeefpoilo nella Sacriftia mentovata , ma fidamente la tavola 'del 
S.Girolamo poco dianzi deferitta i ed acciocché di quella pittura non 
paja un contradittorio quello , che fcrivono l'Engenio , ed il Gelano, e 
prima di loro il Crifcuolo circa l'azione del Santo , e quella col S.Fran- 
cefco , devo avvertir chi legge , che eflendo fi per me fatta efattiffima di- 
ligenza appreflb de' Frati Conventual' di S. Lorenzotrova fi , che Colan- 
tonio più tavole vi dipinfe , infra le quali pitture vi era quefta tavoletta 
fituata nella Cappella , ma non già nell'Altare della famiglia Rocco , ef- 
fendovi in quello la deferitta dd S. Girolamo , il qu«le fu poi nella Sa- 
criftia trafportata , modernandofi la Cappella , ed ingrandendo la cona • 
e la tavoletta , ove in figure picciole erano efprtffi i mentovati Santi in 
atto di ftudiare , dicono alcuni di que' vecchi Maeftri , cke fu da quei 

della 



Pittore . i o s 

della Famiglia Rocco tolta, td alcrove trafportata ; avendo crj lino ciò-' 
inteibdiredi altri vecchi PP. allorcha giovani encrarno nella Religione ; 
.Aggiungendo , che ancor quella del S. Girolamo volean toglierli ,, il 
che da' Frati mai non gli fu permelto per la Angolarità di qael ■ p. tia- 
ra già da tanti Scrittori celebrata . Evvi ancora chi fra di loro alter, Ile , 
che il S. Francefco ihva d pmto fclo fopea una picciola tavoletta , che ora 
vien confcrvata dal Sagrelcano . Ma comunque la cefa fi folte , egli e cer- 
to , che quella tavola fu dipinta da Colantonio nel 1436; , dapoiche tal 
m.llelimo vi lì legge . Redi ora di riportare quello , che Notar do? 
Agnolo ne lafciò fcritto, ove apertamente fi vcde,che del folo S. Girolamo 
fa menzione , e non d'altro, e le tue notizie fon quelle: 

Colantonio de io Sciore fui loro primo Maeftro ( intende <fi Pietro , 
e Polito del Donzello , de' quaii prima di Colantcnio ha fatto menzione) 
ma per lu fu a morte f tildi or ut da wi Maijtro Fiorentino ■> che non fé n» 
sa lo nume , ejjendo Polito dtfeendeute da Fiorenza per matrimonio , * 
Fratello uterino de Pittro , ma poi furono Scolari de lo famofo 'Zingaro a 
dove eh' il detto Colantonio fu ne il' anno 1 3 1 f . , e avanti ancora , per- 
chi dipinfv il quadro del S. Antonio Abate ne lo detto milk fimo , e fervi 
li I\e di Napoli , e le Regine Giovanne , e fi vede notaio da lui tanno f ad- 
detto nel detto fuo quadro di S. Antonio , che ftà all'Altare Maggiore 
in detta Chicfìa , e un altro quadro th: donò alla Cappella dell 'Incurabi- 
li lo Magnìfico Ruberto Carrafa Caracciolo , e un altro alla Kimiata fatto 
l'Immagini della Madonna donò Troiano Caracciolo , dove anco ci è l'hit* 
magÌM£ di Madonna dipinta in muro , e anco fece altre divote Immagini 
Ai Madonne in altre Cbicfte . perch; lui campò affai vecchio , e ci è tilt 
bello quadro in una Cappella di S. Lorento con S. Girolamo , dove ci è no- 
tato l'anno del mi Ih fimo del 1456. , e a S. Alari a a Cappella ve ne un al- 
tro notato col mille quattrocento trentaquattro , e vi è in qutfto la Ma- 
donna con S. Gio: Battifta , e un altro Santo , dove eh; fono ajjai b?lli , 
dove che lui morì circa il 1440. , ma non fi sa ft fu jepolto a S, D mini- 
co , perche in quel convicino abitava , non avendolo potuto t io trovare in 
detta Chiefta al fuo not amento . 

Qnj termina Notar Gi?: Agnolo il f*c:ont9 delle notizie di Colan- 
tonio , foggi ungendo poi in quelle eh? fieguono del Zingaro, com? 
egli il nofiro Colantonio a coftui fpofafle lafua figh&ola , d ppoichè 
divenuto buon pittore «.on (uà maraviglia, gli fu f rza oHèrvargli quelli 
parola , che avendola dita a lui , 1' ave.i ancora confermata alla R gina 
Margarita , e Giovanna Seconda , il perche concedendogli la figliuola irt 
ifpefa, di/te quella bella fenttnza , che a noi è giunta per antica tradi- 
zione in teftnnonio di fua prudenza : lo fpofo mia figliuola ali • virtù di 
codui , non alla natita . Del quadretto , che il Notijo nomina dipinto 
per la Cniela di S. M. a Cappella vecchia , a me non e riufeito per dili- 

Q genze 



i o 6 Vita di Colantonio del Fiore 

£enze ufatevi poterlo rinvenire ima folo credo , come difle ancora l*Àba- 
te Pandone , che alcun Superiore del luogo , o da alcuno Abate già 
trcpaflato di detto luogo , ne aveflè fatto dono ad alcuno de'fuoi parenti, 
o Amici , dopo che nel!' Altare altro quadro in fuo cambio vi fece- 
ro collocare ; Cosi ancora ftimo, che fìa accaduto ad altre opere di que- 
llo vaknt'uomo efpofle al pubbbco,come quella efpofta nel Vefcovado, e 
dell'altra notata deliaCappella degl'Incurabili,donata ivi da Roberto Car- 
ia fa , fé pur non è Ja medefima» che ftà in una Cappella così piena di vec- 
chie robe » che eiTendo perno impedita , e ftando Tempre chiufa non fi 
può m >i vedere per l'incuria di que' cuftodi , 

Fu Colantonio molto ftimato a fuo tempo da' fuoi naturali Signori , 
e da var} altri Principi , come per teftimonianza del Cav. Maffimofi ha , 
che fu in iftjma della Regina Giovanna Prima , e Seconda , de' Re di Na- 
poli | ed in particolare del Re Alfonlo Primo , e che dopo morto fu pian- 
to da tutti. 

11 celtbre Marco da Siena nella lettera riferita dinanzi al Proemio 
delle Vite difle : Così l'opere di Colantonio fiore Jori degne di fomma lau- 
de , di cui in teftimonio bnjta la S. Anna in S. M. Nuova , ed il S. Gi- 
rolamo in J". Lorenzo » Àelli quali Maeftri -a fuo luogo fi farà pien di-* 
feorfo* 

Il Cav. Maffìmo nominato nelle fue note , che manorcritte appretto 
d: me fi cenfervano , dopo ragionato di M. Simone, dice del figlio di eflb 
S mone,che infegnò Colantonio , con le qui riferite parole . 

Ma sì lene in fé gnu Carte a Colantonio del Fiore , come ho potuto fa» 
fere da alcune memorie di detto Colantonio , il quale veramente poi fu- 
fere tutti quanti li f affati Pittori , e fu tanto valente -, che io mi mara- 
\' glia vedendo le fue pitture coi) bene accordate » e dipi ni e così tenere 
d'impofto dolcefenza quelli -contorni con che fi tifarono le pitture di quel* 
li tempi \ come fi veda nella tavola di S. Antonio Abate alla f uà Chiefa 
al Borgo -, a S. Lorenzo , ed a S. M. la "Muova , ed al Vefcovaio -, che fono 
degne di graadiffìma lode , e quefeo campò affai ^vecchio-, per li millcjìmi 
fi mati nelle fue pitture , e fu carijfimo delle Regine G ovanne, e delli ]{e 
di Napoli , e di molti gran Signori , dove poi venne a morte , e fu affai 
pianto da tutta la Città circa Vanno 1444. > dove che poi li furono fatte 
l'efequie con grande accompagnamento per ordine del medefmo B,edi Na- 
poli , che era in quel tempo Rj A'fonfo primo , come fi legge nelle noftre 
Ifiorie , e fu fepolto con molte requie^ ma ncn ho mai potuto avere no- 
tizia dev:fjJfefpolto qu.'fto valente Pittore , /'/ quale vjje fempre a pari 
di ogni più fiimato Gentiluomo , apprezzato da tutti . Ed ecco in pochi 
veri! da qnefto valente Artefice del le noftre Arti , circoferrtta la gloria 
di Cohntonio , dapoicheha in forte l'elogio di un tanr'llomo , il quale 
dille di non fapere ove era (Utolepolto , perche non vide mai i fcrttti 

del 



Pittore . 107 

del Notajo Pittore . Pei ultimo il Padre Orlandi nel fuo Abcedario Pit- Abcedario 
torico onorata reftimonianza di lui ne rende, benché feguitando k* Pittorico. 
Engenio <!i;a , che fu il primo che in Napoli adoperarti colori ai 
olioi e che Hipinfe il S. Francefco » ed il S.Girolamo in atto di (India- 
re ; delia qual tavola a baftanza fé ne fono le notizie apportate ; Così 
ancora dell'altra , ove difsero : che fu il primo , che in Napoli incolori 
ad olio tr ovafse ; efsendolì da noi porto in chiaro , con più ragioni , che 
prima di Colantonio fi dipingeva ad olio nella Città di Napoli. Né quan- 
to fin ora abbiamo divifato debba apportar novità,mentrecchè oltre degli 
efeinpj ("opra iruntovati,e dell'autorità di Marco da Siena.e dal Cav.Maf- Lippo Da!- 
fimo'&anzi ni.il Co:Carlo Cefare Malvafia, nella Vita di Lippo Dalinafi, ^zd^ol' 
a carte 27. dice efservi una noftra Donna da cortili dipinta , in S„Pe- nei l ^ OJ ^ 
tronio l'anno 1407. ad olio, econ rapportare le parole medefìm? del Mzlvzfu 
Vafari , Io convince , gi.icchè dopo deferitta quella pittura , foggiunge; vice dc'l>U«, 
td in frefeo l'arco fofra la porta ài S. Proculo è*c. Ma di quetto fatto fé Wr V 
ne rara parola nella Vita del fndderto Cavalier Stanzoni , la quale col 
Divino sjuto fcriveremo a fuo tempo , ed ove farà da noi riportato quin* 
toegl/ dilse fu tal particolare , così con tali autorità , e col tertimomo 
infallibile dell'opere qui dipinte , fi farà conofeere appieno , efserfi mol- 
tiflìm. anni prima in Napoli dipinto ad olio , che Giovanni di Bruggia 
venifseal mondo . non che la tavola mandafse in dono al Re Alfonfo I. pf e £ £?\^ 
la quale dovette efssre prefentata circa il 1445-. , dapoichè quefto Re po ]j ne j 
prefe Napoli nel 1442. , al riferir del Coftanzo , del Collennuccio, e del 144*. 
Summonte ; laonde fu quello fatto non faprei qual feufa apro del Vafari 
apportar lì potrfse ; dappoiché avendo egli in t.il modo quelle pitture 
vedute, come non le defcnfse ; almeno per il diiìnganno di coloro che 
fino ad era han tenuto il dipingere ad olio aver l'oripine in Fiandra, che 
fé avtfse ciò Ltto refterebbe anche feufato per l'altre cefe , mentre con 
le fole notizie di alcun fuo r.fpondrnte , averte di tai pitture , e di altre 
ancora , erroneamente narrato; come ancora è adivenuto più volte a mol- 
tiflìirij de' più gravi Scrittori , ed anche llìrrici di cole gravi , p-r le 
fallaci notizie (or tramandatecele quali gli abbigli ponderando,. he molti 
fono, fi terran per ifeufati quelli,che eflèndo errori di pitturarono quali di 
mima, ovver di poca importanza; laonde fu tal partico ; are n >n facendone 
altro ragionr. mento , darem compimento per ora alla narrativa di quello 
celebre Artefice dì pittura , riportando in qu°rto luogo que' pochi altri 
verfi , che in alcune altre notizie di Pittori , ne lafciò fcritte incidente- 
m nte Notar Gio: Agnolo Crifcuolo, tome in quelle dello Ste Linone cosi 
foga j unge . 

Cr.tì quella Ai S. Arcangelo , ma no» quella fatta da lo Cardinale 
Brancaccio , con l'Architettura di Ma/uccio , la quale fu dipinta da A* 
vtlent* Colantonio , che vi fece il ritratto de tu detto Cardinale inginoc* 

O l ebani 



i o S Vita di Colantonio del Fiore 

elioni , con la Madonna fopra la porta ; e dipinfe ancora la cona con altre 
fittitre, come poi ci àipinfero U Donzelli) Ó"C 

Così nelle notizie di Agnolo Franzo , parlando di Agnolillo , detto 
Rocca di Rame dice , che quello dipinfe attorno alla Madonna di Cojìan* 
tinopoli prima pittura di Colantonio 7 con altre figure in S. Lorenzo di- 
pinte , &c. 

Fu dunque Colantonio in grandiflìma {lima tenuto dalle Regine , e 
da' Rè di Napoli , come nei coifo di quella narrativa fi «?, per il teftimo- 
nio di tanti uomini iliullri per lettere , e per ntima , affai ben conofeiuto» 
Mànofcrittì e tanto , che leggefi ne' manofcritti di Giuliano Paliaro Napoletano, che 
■li Giuliano quello Artefice abitando preilb il lenimento di Porto ( più colto preffo al 
Pafìaro. Seggio di Porto , net riìponder guidamente colla notizia del Notajo Cri- 
(cu do , poiché tal fito non è motto diltante da S. Domenico > fu taffato a 
Cocnn.no p a o ?r e due Ludi d'oro , per l'Arco trionfale che feceli per l'entrata dei 
1',,™°,^^' Re Alfonfo Primo d'Aragona , qual prezzo Iblea taifarli a perfona^pj no- 
i. le del Re bili , e facultoii . Per la <pial cola vivendo egli Ipiendidam.nte da Gen- 
A^foafoI tiiuomo , era prezzato da' grandi , ed amato da ogn'uno , ed in cotat 
guili portan.loli iniino all'ultimo di lu<» vita, venne finalmente per moU 
la vecchiezza a terminare il corl'o de' giorni fuoi , nella età appunto di 
Sua morte novantanni forniti , con diipiarere del Re Aifjnfò luddctto , che coms 
■ " e jj^ 1 ^ Principe verfato in buone lettere , amando gli uummi virtuoiì , amava 
tìjedeldec- a l tres ì Colantonio ; conoLendo affai bene quanto con l'ailìdaità de' fuoi 
*o Re , che ftudj , aveva dato ludro alla pitturi , fuperando p-,r eiìì tutti i Pjtt ri , 
^-. onorar che viveano allora, nella morbidezza ,e pailolità delie Cinte , e rmilìin.i- 
" e E' e " mente nede carni , e nella imitazione del vero ; avendo con ciò duo uà 
* gran lume a coloro , che dopo effo operarono dolcemente i colori . Laon- 

de fa per ordine del mentovato Re { come già dille il Gavaber Mainano 
òitanzioni ) accompagnato il Cadavero con molta pompa , alla Ghiefa di 
S. Domenico maggiore , ( come fi dice ) ed ivi da! Zingaro genero Aio , e 
ftioi eredi * gli fu data onorevolilììma fepoltura, la quale fé bene a' nollri 
giorni pjù non lì vede , ne vi è memoria in qual luogo foffeella lìcuata , 
ad ogni modo può crederi! , che ciò foffe accaduto, allorché convenne 
reedincarfi di nuovo la mentovati Chiefa , dopo che rovinò pel tremuoto 
Xremuott» orren dÌ!lìmo del 1446. , nel quale cadde ancora il Pifcopio Napoletano; 
onibi ìiuir.o n-Ha rifazion delle quali , non folo quefte , ma ancora multe altre m.- 
«ici 1440. morie pregiate de' noftri virtuofi (i perder ono , come altresì le memo- 
rie ancora di alcuni nobili , che in que' primi tempi furon f.polti in effe, 
come i noftri Autori già fcriffero . Cesi fuole fpeffo accadere alla nollra 
mortale caducità , mentrech • le cofe del mondo Hanno fempr fog^etts 
alle uin ine vicende. Lafciò Colantonio un figliuolo nominato Agnolo 
Aniello F.ore , cl.e dopo la ripugnanza de' fuoi primi anni al dAfegno a-f- 
tetk alla perfine alia ^cultura * e fu Maeilro dei iioliro celebre Giovan- 
ili 



Pittore. 109 

ni da Nola ; come a fao luogo fé ne farà parola , con permillìone del 
Signore» 

fine della Vita di Colantonìo del Fiore Pittore . 



— ■ 1 ■ -w 



VITA D'AGNOLO FRANCO Pittore. 
Padrino di Pietro , e Polito Donzello . 

C' Ome i varj caratteri de' Scrittori altro non fanno , che fpiegar con 
4 Chiarezza i fentimenti dell'animo , e quello , che nell'idea li ò con- 
cepito ; Così appunto le vane maniere de' Pittori , o antichi , o moder- 
ni , ad altro non (ono intefe , fé non che a rapprefentare all'occhio quel- 
lo , che la natura in varie forme ha creato , p-r m-zzo ili un ben ftu .lis- 
to diftgno . Quello dilegno, come fonte copioliiiìmo ., fuol fcatunre 
moltiplicati rivi di più maniere , i quali per varie , ed anche inulitat» 
ftrade {"correndo , rutti alla per Sue pervengono all'imitazione d I vero . 
La qu d cola lode cordi ierando Agnolo Franco , volle unire a! dileguo , 
the apprefo avea da Gennaro di Coli , il dolce colorito di Giotto Fio- 
rentino, efT.ndofi di quello invaghito, ed unire a querìi U fantafia de'- 
concetti; laondr avendone latto acquitto , ed infieme operando quefte 
doti , venne con elle a guadagnarli la ftima de' Pr oreflbri , e l'amore de' 
Cittadini; come nella lua vita appieno farà da noi dimoftrato , a di- 
fpetto della trafeuratezza , che con lo feorrer degli anni aveva dilperfo 
r.onfolole memorie onorate di Artefice sì virtuolb , ma anche il nome 
f.polto nel profondo della dimenticanza , (he ora torna a riforgere per 
mezzo deiraccur.ttiiììmo Gio: Agnolo Crif uolo , a cui mo.t' obbligo 
profeflar fé gli deve -, per si belle notizie a noi iafeiate . 

Fiorì dunque coRui circa gb anni 1400. del Parto della SS. Ver- 
gine , ed ed* rido da giovan. tto inclinato alia pittura , fu acconciato dà" 
feci maggori con MaeRro Genn ro di Cola , il quale infognandogli con 
f.m-/rc,o fece molti pratico del dilegn/> , tanta che copiava tutto quello, A;nol9 
che il imeltro operava , ed in fpeeie fece molto lìudio fopra le pitture pf aro ','. 
della V.ta di S. Ludovico V (covo dì Tolofa , le quali in qu 1 tempo Cola. ' 
G nnaro da poco aveva dipinto nel Pjfcopio Napoiet ..no, per ordine d..la 
Rtina Giovanni l'iima , come nella fua vita li dille. Or m ntre che 
«[uJìe pitture per fuo profitto copiava» accadde, che fortemente s'invo- 

gli..fle 



1 IO 



Vita d'Agnolo Franco 



glia/Te della dolce maniera di Giotto, forfè per Ludi udite dare a quel fe- 
nde lodar moli ifimo Artefice Fiorentino! e per he diceaiì , che quelle pitture di 
Grotto , e Gennaro aveano fomiglianza col colorito di quelle , e che il Maeltro di 
s'Invoglia-' Gennaro , Maeltro Simone, avea con quello lavorato , con più robuftez- 
tìi acquilo jj man j err ma non co > belli concetti , e gentilezza di arie di tefte nel- 

dt' HO CO* cj 

lorico. ^ e Donne , voHe Agnolo applicare jl penderò a fir'acquifto di tal dol ez- 

za di colore , ma che unito folle con 1 bei concetti , e con fa robmìezza 
del chiaro ftflro più certo , e fecondo il naturale accidente . Che perciò 
datoli a fiudiare l'opere di quel celebre Artefice, in poco tempo imitò si 
bene la maniera di quello » che nulla qua fi aveano di difsomiglianza ; 
Qundi volendo^ come fi' tra propoli-:» ) darli alquanto più forza nel chia- 
ro feuro , fi tenne ancora alla maniera di Colantonio, p jrtandofi alla fua 
Ofiei vi V fcuola , la-quale maniera è unita di colore , e con ombre più grandi di 
Opere cii quelle degli altri Pittori infino allora veduti , col rifentimento de' mem- 
CoI*ntonk> bri limili a quelli di lui , e del fuo Maeftro Gennaro , fenza che la tinta 
e bioie. j e j p lttor p lorent j n0 f f se di molto alterata , anzi che dolciflìma da per 
tutto apparifse . 

Con quelle maffime fondatofi la fua ben ideata maniera , dipinfe va- 
rie Cofe , che ora più non fi veggono , in una Cappella della Chiefa di 
S. Giovanni Maggiore già demolita » e di nuovo alla moderna rifatta j 
le quali pitture eisendo fiate piaciute , glie ne furon date a dipingere al- 
cun'akre nella Real Chiefa di S.Domenico , ed in fpecie nella Cappella 
de' Brancacci , verfo la porta maggiore del canto dell' Epiftola , ove 
dipinfe la B. V. Col Bambino , eh 'è lituata , come fi deve , nel mezzo , 
e da' lati compì il S.Domenico » e vi rifece da capo la Madonna , efsen- 
do quelle pitture rimafte imperfette , per la morte di Maeltro Stefanone, 
al quale furono prima allogate , e cominciata quell'opera fi morì , e 
veggjnli ancora a noftri giorni confervarfi bellilfime , efsendo dipinte 
p. • ad olio . Qaefte pitture vedute da quei , che allora pjfsedevano la con- 

S. D i.nciii- t'g 1 " Cappella , gli comnviero , che dipingere gli dovefse ne' muri late- 
coMagg- raLI eli quella , alcune fiori- di N. S. , e di S. Gio: Evangelista ; laonde 
Agnolo per incontrare il loro genio , dipinfe dal canto dell'EpiltoIa tra 
quadri un fopra l'altro , terminando l'ultimo di efsi la lunetta , ove è 
dip.nta la Maddalena penitente nella grotta di MarfigLia , ed in quel 
di lotto fi vede N. S. , che V appanfee da Ortolano , dopo la fua gorio- 
fa refurrezione ; vedendofi in quello , che ftà più fotto , e che viene ad 
elfere il primo, li due Apoftoli con N. Signore nel Cartello di Emaus , fe- 
duti a meuza •> ed è conofeiuto da loro nel dividere il pane . Dal canto 
del Vangalo , nel primo quadro , che abballo fi vede , vi dipinfe N. Si- 
gnore in Croce , con la B. Vergine , e S.Giovanni da' lati della Croce, 
e più in là vi fono due Santi Domenicani , che contemplano il dolorofo 
millero , forfè apparito loro pei grazia conceduta . Siegue fopra di que- 
llo 



Pittore . in 

Ilo il quadro dove vi c6gurato S. Giovanni Evangelica portato in erta- 
li da alcuni Angeli, mentreche viene oflervato da un Prelato , e dal 
Clero; Ce pure non è vifione del fuddetto S. Prelato ; non eiTendo nota 
Ja ftoria a' medefimi Frati di quel Real Convento ; giacché non è T a- 
zione regiflrata n*lla Vita Ai S.Giovanni , laonde fi crede , che fia azbue 
fegu^ta ad alcun S.Vefcovo , e che il fatto fia defcntto nella vita di quel- 
lo . Ma la ftoria che fiegue nel terzo quadro , cioè nella lunetta di fopra, 
come quella di contro, è chiariflìma , mentreche vedefi in ella efpreilb 
il martirio di S.Giovanni , nel bollente caldajo innanzi il tiranno Do- 
miz ano, con moke figure intorno . 

Per quell'opre cresciuto Agnolo di riputazione » e di grido f ce va- 
rie altre pitture ; come ancora fi dice , che dipingerle in un altra Cap- 
pella , contigua alle già mentovate in S.Domenico , la Cona dell'Altare, 
ove fi vede dipinto nelle tre lunette di fopra l'Eterno Padre nel mezzo , e 
da' lati l'Agnolo Gabriello , con la SS. Nunziata , e lotto nel quadro di 
mezzo, vièlaB.V. feduta in ricca fedia colombino nel feno , e ne' 
<lu; p.irtimenti laterali vi fono S.Gio: Bittifta , e S. Antonio Abate ; ma 
che fiaro veramente fue quelle pitture , non vi è altra certezza fé non la 
jrrnni ra, .h.ftmbra a' Profeflori tutta fua ; benché per alcune particel- 
le io ne abbia alcun dubbio , mentrxhe di quelle non i't menzione il No- 
tajo Pittore . Era per quell'opere la fama di coftut molto crefciuta, laon- 
de udita ancora diquea della famiglia Galeota , g\i comniferoper la lo- 
ro Cappella eretta ni Duomo , laterale all'A'tar migliore , aìcirje pit- 
ture , leqnali egli aiTai ben condufle , ed ora con molta fue loje fi veg- 
gono dipinte ad olio nel 1414. , e veramente fon >pere delle migliori , 
che egli fac.fle , eflendovi la figura del Salvatore , la qual non folo e ra- 
g onvvole ., ma « aliai b.uona,efuron tanto piaciute ad A.tofio Pappacoda., 
che -s'invoglio d'impiegarlo nelle Pitture della lui EWiova Chiela ; Qjielto Chiefa di 
Si 'noe com i fi è detto nellaV'ta dell'Abate Bambo^:io,avea fabbnc.ta Ja 5, q io: E- 
Chiefi di S.G10: Evarsgelifta in quei temp 1 , e voleala altresì adornar di arangelifta-* 
f>itture,the b.nche egli Btmboccio ancor lui dipingefle ad ogni modo pero dipìnta da 
fon di parere,che p r un opera grande non averebb. egli impiegato 1 peo- Agnolo . 
nelli , con dar pofa a' fcaipelli, ma li bene in unapicciola occaJione^non 
effendo prrte fua principale la pittura; e che fia vero egli m qualche ope- 
ra di nrmrco , faceafi fegretameate ritoxare k fue pitture d? alcun va- 
li nte Pittore fuo amico , coma per intimo furono quelle dclChiollro di 
S.Lo-enzo 1. toccate dal fa-mofilfimo Zingaro; anzi da eflb rifatte; che 
pero Artufio detto , o che Capeffe la lua inCufficienza, che folle ricufa- 
to dall'Abate con xpiego prudente quel lavoro , lo commife ad Agnolo 
Fr nro , dapoirht dappertutto ferrtn a celebrare le fue pitture , pei la 
dolce m-,n<tra , e per i belli fuoi ritrovati . Cosi dunque avaito Agnolo 
opera cesi .mp^rtante , volle , che in -quella vtdelfero 1 ProfciT ti infino 

a quan- 



1 1 2 Vita d'Agnolo Franco 

3 qu n o 'jungefTe il Tuo valore, meditando dipingervi bsi concett'jed in" 
fkmj mn reftafle delufa la fptranza d; quel Signore , che a lui raccoman- 
data i'avea , avendone per le Tue fatiche , anche l'onor dovuto ; sì che 
pof:o mano al lavoro vi dipinfe le ftoriedi S.Giq: ALvangclift.t , figurando 
ne' muri , che fono prefTo , ed intorno il maggior'Altare , le Vinoni * 
ch'egli nelI'Apocalilfi ne ferine. Dove nella parte luperiore effigiò h San* 
tillìma Triade in atto di coronar la B. V. ricevendola nella gloria del 
Paradifo , dopo la fua gloriola All'unzione. Sopra il maggiore Altare da»* 
lati dei Fineftrone , vi figurò la SS. Nunziata , dipingendo l'Angelo da 
un lato col Padre Eterno , e la B-V. dall'altro , ac.ompagnando le florie 
concafmenti , figure, fontane, e bei giardini . Ma di quanto tpjj j a 
quella fofficta dell'Altare dipinfe , ora non vi rimane di elfo , fé non che 
la Itoria della Nunziata fuddetta , mentrecche per fua morte furono poi 
quefìe Pitture fornite da' fuoi figliaftn , dopo molti anni , che egli di- 
pinto vi avea per ordine di un Prelato della famiglia di pappacodi . 

Terminate querce pitture della parte di fopra,divife la Vita del San- 
to in dodici quadri , che hanno li patimenti con finti ornati di trucco, 
ma prima fece fopra la porta più cori di Angeli , di Sante , e Santi , di 
Apoffoli , patriarchi , e Profeti , e nel mezzo vi figurò una ftrifeia di 
Angeli un fopra l'altro , figurando il primo S. Michele Arcangelo , che 
con la lancia conculca , e abbatte l'infernal nemico . Sopra tutti quelli 
Angioli, in un ov:to finto di colore , vi è la coronazione della B. V. , 
fatta da Giesù fuo figliuolo . A lato della porta fuddetta , vi è da un lato 
dipinto S. Martino , che da la parte del Manto al finto povero , e dall'al- 
tro S. Giorno, che uccide il Dragone , liberando da quello la Reale 
Donzella . In un picciolo archetto , che fa ornamento alla porta vi fo- 
no due Angioletti d. pinti ad olio , e nelli archi delle fineftre laterali alla 
porta vi fon dipinti quattro Patriarchi capi delle famiglie Ebree . Tutta 
la Gfiiefa e divifa da un arco arcLtettato alla Gotica , di forma Bari- 
cefalo , il quale appoggia (opra tre colonne dimezzate , che han da' lati i 
pilaftri , e quelle colonne fono vagamente ornate di pitture di fogliami , 
e di figure , con molta diligenza condotte , inlìno al piano della Chiefa . 
- . .. Nelle due facciate , che fon le prime entrando in Chiefa , le quali tono 
S. Gio: E- Civile, dall'arco mentovato dall'altre due di dentro laterali all'Altare, 
vangelista vi ha compartito dodici quadri , fei per facciata , e quelli londivifi da 
dipinte dal fottili compartimenti, che fanno come cornici all'ufo di que' t: mpi . 
rranco . j_ c ( torit . <jj f-p r a fmifeono fotto l'arco , che termina uguale alla volta , e 
nelle fommità vi è una finrflra per cadauna facciata .Le prime di fopra , 
che fon fitur.ee alla parte delira entrando in Chic-la , cioè dal canto dell* 
Epi!Tola,rapprefentano S. Giovanni martirizzato nel caldajo dell'olio bol- 
lente, ed il medclimo Santo doimiente con la veneranJa figura veduta con 
la Mola , ed abito Sacerdotale , e l'Angelo, che gli fuona la tromba , co- 
ma 



Pittore . 113 



me nell'Apocaliffi fi legge . Sieguono le Itone di mezzo , le quali fono 
quelle de' due fabbri ferraj inginocchioni , veggendofi il miracolo dell' 
incudine, e del martello tornati loro, e vi è popolo fpcttatore ; nei 
compagno fi vedono efpreffi que' due , che .1 cavallo efeon dalla Città 
per andare alla caccia , col falcone in pugno, a'quali il Santo avea pre- 
detto la difgrazia , che dovea avvenirgli. Nelle due ftorie dipinte fot- 
to, che fon le prime dal piano iu su, vi è efpreflb in una di eiTe,l'Imperado- 
re Domiziano fednto con fuoi Corcegiani intorno, i quali Hanno mirando 
il miracolo fatto da S.Giovanni nella fubita morte fucceduta a Mario , e 
Tifo; e di quelli fi vede nel quadro compagno, la refurrezione fucce- 
duta altresì nella prefenza del medefimo Imperadore , veggendofi i fud- 
detti due uomini inginocchioni riconofeere il Santo per vero amico di 
Dio , e ringraziarlo del benefizio ricevuto . 

Sotto l'arco, chefovrafta a quella facciata , vi fon dipinte nella cir- 
conferenza varie figure di Santi , con ornamenti fatti con una fomma pa- 
zienza , e pulizia , dappoicchè belli apparifeono anche ne' tempi noflri ." 
In quella parte deferitta fi vede fituata la Cona antica , che nell'Altare 
di quella Chiefa diede efpofta , e in detta tavola vi è dipinta la B.V. col 
bambino ; ed il S.Giovanni , che era locato fotto di quella , fi vede oggi, 
nella Sacriftia trafportato , dipinto in una picciola tavoletta . Sieguono 
dall'altra parte della Chiefa l'altre fei ftorie , ed in quelle di fotto fi vede, 
nella prima verfo la porta , il Santo predicare a' Popoli dell'ifola di Pat- 
mos, eflendovi molte donne figurate d'avanti , infra le quali vi è il con- 
cetto del bambino , che piange , laonde la Madre per non disturbare la 
predica , e quelle che afcoltano , le quali verfo lei fi rivoltano , per lo 
pianto di quel bambino , cava la mammella per acchetarlo . Nel compa- 
gno fi vede il Santo, che avendo ridotto alla fede quegli lfo'ani , coftituita 
una Chiefa , è in quella alzato a volo verfo Crifto Signor NoRro , che in 
mezzo ad ale uni Angeli gli favella, e dal Santo viene come una (perla 
pioggia di luce , the cadendo innanzi l'Aitare della Chiefa , fa rellar ma- 
ravigliato il popolo fpettatore. In que' due che fiegnono fopra quefti, e che 
fono nel mezzo,fi vede nel primo elpreffo il miracolo , che fece S.Gio:di fat 
convertire que'rami di quel tal'arbore,in rami d'oro,e le pietre in gioje,pes 
follevare i due uomin;,ohe pereflèr caduti in miferia,erano difperati;e nel 
compagno fi vede dipinto l'altro miracolo della refnrrezione d'un morto , 
fatta alla prefenza de'due uomini metovati,che poco dianzi arricchiti avea, 
dopo fatta la predica delle vanità del mondo;laonde quelli per tal miracolo 
fi convertirono,e furon buoni fervi di Dio. Nelli due ultimi fi vede efpref- 
fo , quando il Santo nel ritorno che kce in Efefo rifufeitò nel tempio, 
la Donna chiamata Driiliana , la figliuola della quale buttata a terra 
cerca baciare i piedi al Santo in rendimento di grazie ; la qual figura è bel- 
liffima , ed a maraviglia efpreffiva J E nel compagno , che fiegue , vi f 

P em> 



H4 Vita d'Agnolo Franco 

effigiato il Santo , che predicando a' Popoli Efefini, gli convince col fuo- 
co , che fenza calore lo ra fentire,per lo qual miracolo fi convertono quel- 
le genti . In tutte quelle ftorie vi fece Agnolo varj concetti , e belle offer- 
vazioni , laonde molte lodi ne riportò , allorché toltifi i palchi u" intor- 
no , fur n vedute , e la dolce maniera , con la quale condotte quefle 
Jlorie egli avea , fu molto commendata da'Profeffori de' tempi fuoi , in 
fra de' quali fomim lode gli diede Cola Antonio del Fiore , Pittore di 
molto nome , come nella fua vita fu da noi dimoftrato . E ben vero , che 
in quefte pitture non vi lì feorge una finezza di bel Componimento, ne 
fquifitezza di difegno , mancando in alcune parti , e maiìime nelle eftre- 
mità , come mani , e piedi ; ma si bene vi fi vede una certa unità del 
foggetto , ed aKune azioni , che fono efprefle con naturale intendimento , 
e le tefte delle figure fono di belle finofomie , e ben dipinte ; iaonde mi 
fuppongo , che per tali proprie doti , folle quello Pittore lodato da Gio: 
Angelo Crifcuolo , e da Marco da Siena , che di lui cosi fenfle . 

Come ciafehedun di voi puh vedere nella per fona di Agnolo franco * 
Padrino de Donzelli , che oltre all' altre fue opere , n:lla Chiefa di 
Artufìo Pappacoda , bellijftm? fé ne vggono , benché poi da' Donzelli 
mentovati , finita nella parte fuperìore , ed indi guafte le di coftoro ope- 
re i furon tanto a propofito rifatte dal valente Tefauro . Ma /' opere del 
Franco illefe , e bellijjìme , fui colorito di Ciotto -, intorno intorno si 
veggono » e fanno fede del? Eccellenza di lui. 

L'eccellenza, che il Sanefe Pittore a quell'opera attribnifee , 
fi deve da noi intendere , per que' tempi molto mancanti di buone for- 
p p me , perciocché quanto allor fi operava in difegno , tutto cadeva su la 
tfche , che Gotica ufanza , la quale non folo negli edificj aveva guafte 1' Idee dell'ot- 
da per tue- tima Architettura , ma nella pittura ancora aveva con fuoi fallì efem- 
co incrodot- plari corrotta la fantnfia ; laonde da per tutto era il buon modo di ope- 
te > a y ean -« rar trallafciato , e quando fi vedeva alcuna maniera , che da quella al- 
fmulrm^" <ì ua r>to fi difeoftava , era (limata cofa miracolofa ; e per quella cagione 
fonne ini'e- erTendofi Agnolo al pollìbile difeoftsto da quelle gotiche forme , meritò in 
gnace da' queoli incolti tempi d'ottener molta lode ; per la qual cofa Marco da Sie- 
Greci. na - n r jouardo di que' tempi gli- rende onore , come altresì fu da noi fat- 

to a molti altri Artefici ; perciocché a contempkzion di que' fecoh fé gli 
deve compartir molta lode ; avendo lo fttìTo penderò avuto il Notajo 
Pittore , allor che le notizie de' noltri Profeflòri na fenile , nelle quali 
di Agnolo Franco cesi regi tirò la memoria . 

Hora doppo li fcritti Pittori , fìèfaputo di Agnolo Franco , che fu 
padrino delti Donzelli, dslli quali uno i che fu Polito , figlio fecondo fu 
de madre Fiorentina , ma Agnolo dipinfe la Chiefia de S. Clio: Evangelica, 
t lo S. Michele Arcangelo vicino S. Maria Maggiore ,/<? [timo che fojfe filo, 
dove fé dijfe poi eh? fejj': ds Agnolil/o detto Rocca de Rame , f colavo &C 

E qui 



Pittore . 1 15 

E cjin foggiunge 1' opere che Agnolillo già fece , come a fuo luogo fé ne 
f irà menzione , poi continuami > le notizie cosi foggiunge: ma Aonrìt 
detto fece ftte pitture a molte delle fitdette Chiefe , e fece belle pitture a h 
l'ifcopio p~' li Galliti 1 dove è lo Corpo de S. Attanafto . Ma non so co» e 
fé diceva dìfcipolo de Ma'iro Simone , perchè qu.Jiofu prima più anni * 
e però credo che fijfe [colavo de Gennaro de Colà , che tenne la vera ma- 
niera de Majìro Simone ■> Come fé vede dell' opere fus , e più dalle pittu- 
re de S. Ludovico fratello de lo Magnifico \e Roberto , le quali di pi n fé 
Gennaro per ordine de la Regina Gio'.fua nipote dintro lo Cappellone de fa 
Pifcopiol le quali pitture flutti ai Agnolo detto , ma innamoratofe d ti- 
po delle Pitture de lo fama fo Giotto Fiorentino , fludiò fopra quelle , e 
ne pigliò tutta la maniera , ma a certe cofe fu più corretto , e per là fo- 
ni: 1 li ama , che aveano de colore , fi di fé da certi , che la Madonna de 
Monte tergine , fatta per Bartolomeo de Capita , era f uà e non de Maflro 
Simone, com' è v ramente del detto Maestro Simone i e per tale forni- 
gliama de colore fi dijje che Simone detto era fato difcepolo de Giotto » 
ma non fu così ; parche erano a lo tempo fleffo , e fecero pitture infte- 
me , ma le fu? pitture a oglio , dice Meffer Marco de Pino , che fono me- 
glio affai di quelle di Giotto detto , ère. Equi fiegue tuttociò che nella 
vita di Maftro Simone fi è da noi riportato i e dopo parlando a far parola 
nel Capitolo medefimo di altri nofiri ArtefLi , non fa più menzione del 
noftro Agnolo Franco ;Per la qual cofa reftando a noi incerto il tempo del- 
la fua morte , può fole argomentar» - delle congetture dell' opera finita 
da' fuoi figiiaftn , che egli mancarle circa il 144 f. in tempo , che il Zin- 
garo cominciando ad invecchiare , vedea crefeer di fama i fuoi amiti Di- 
scepoli Pietro , i Polito del Donzello , figliaftri del fuddetto Agnolo 
Franco. 



fine della Vita di Agnolo franco» 



P £ NO- 



n6 

NOTIZIA DI MATTEO 

Pittore Sanefe . 

QLlella ragione appunto , che han desiderata i Cittadini Napoletani, 
fofle ftata fatta a' noftri antichi Alterici del difegno da chi univer-. - 

"* falnunt. le Vite de' Proflflbri di tal nobilitimi' arte ne fcriiTe , 
quella iftefla mi muove a far parola di un Pittore Sanefe , il quale , an- 
corché ignorato da' fuoi , e trafeurato da altri , m.nta ogni onorata ri- 
cordanza apprendo tutti gli amatori delle buone arti , per le ottime pit- 
ture , eh' e' fece in quc'tempi cotanto ignari di buone difcipline, ne'quali 
ancora le buone lettere furono in gran parte ofeurate da' viziati fcrittori. 
Così dunque rendendo l' onor. dovuto a' noftri Artefici di pittura , non 
mi farà mai grave renderlo ancora ad alcun lodevol profeflbre , ancor- 
ché foreftiero egli folle , così richiedendo il dovere , ed il giudo , per ef- 
fer flato colui , o per mancanza di notizie, oper trafenraggine di feri- 
tore , ignorato da ogn' un , come farem vedere nel corfo di quefta Sto- 
ria ; E fé ben di Matteo , del quale ho prefo a farvi parola , alcuna men- 
zione ne abbian fatta l'Engenio, ed il Celano, ad ogni modo però , 
egli è ragion dovuta ad un tanto Virtuofo , che fé ne faccia da me in 
quello luogo diftinta ricordanza , come dell' Abate Anton Bamboc- 
cio , « come di alcun altro foreftiero faremo , che farà flato crafeurato, o 
per mancanza di notizie lafciato indietro da' Scrittori degli Artefii 
ci del difegno . 

Fiorì dunque Matteo circa gli anni del 1410. giacché la tavola deli- 
la ftragge de' fanciulli innocenti , che fi vede nella Chiefa di S. Caterina a 
Formello è dipinta nel 14 18., laonde noi lo facciamo Pittore nel fudetto 
anno del 1410. , e che in apprellò onoratamente operando viverle intor- 
no a gli anni 1430. , o poco meno , giacché altra teftimonianza di Mat- 
teo non abbiamo, che l'anno mentovato del 141 8. firmato da lui 
medefimo nella tavola fopradetta , e per molte diligenze da noi 11 fate , 
altr' opera efpofta al pubblico nella Città di Napoli, ed in altre Città del 
Regno non abbi a m ritrovato, fuorché in alcune Cafe di particolari al- 
cun' altra tavola , come per efempio in Cafa del Duca dtlla Torre vi è 
una mezza fi°ura , che io ftimo certilfimo fia di Matteo , e non del Zin- 
garo , per mano del quale ella è tenuta : e da qui fi trae il chianflìmo 
argomento, che Antonio Solario, volgarmente il Zmgiro nominato , 
ave/Te da lui apprefo , e le mone , ed i componimenti , con le fomiglian- 
tiffime arie de' volti , dapoiche fon così limili le loro dipinture, che fo- 
lo a fatica fi poflon diftingnere da alcun pratico profeflbre, il quale ponen- 
do men.te ad una certa dolcezza di contorni , che fu propria del Zingaro , 
■'** ~ pub 



Notizia di Matteo 1 1 7 

può diftinguerlo dall'opere di Matteo, le quali hanno un certo che dipiù di 
riftntimc-ntone'lor contorni , e profili , come fi oflìrva nell' accennata 
tavola deila ftragg- de' fanciulli innocenti ; la qu le è fituata nella prima 
Cappella della Chiefa fuddetta , a finiftra della porta maggiore , cioè 
dal Canto del Vangelo, e ila collocata nel muro laterale dell' altare di efla 
Cappella ; Efprime dunque quella il fier comando di Erode crudelmente Scragge de* 
elTegnito da' tuoi fpictati miniftri, i quali veggonfi in diverfe fiere attitu- fanciullwn- 
dini ftrappar dal grembo dell' auiorofe Madri gì' innocenti bambini , e i^rJjìe'^T 
quei fpietatamente f.rire su gli occhi dolenti di qualle afflitte , che in va- <jì 5 Cate- 
no efclamano mifericorJia , per ifcampar dalla morte que' miferi pargo- rina detta-» 
letti ; ma quelli cadendo vittime del furore dell' empio Re , fan doloro- a FormeJJo. 
fo fpettacolo di lor trafitte , e lacerate memhra , alle numerabili Madri * 
che vedendoli in quello flato verfar il fangue , verl'an dagli occhi fiumi 
di lagrime ; e con quelle , e con ftrani atti ftorcendofi , fanno maravi- 
gliofa moftra del disperato dolore , che le tormenta . E quella tavola di- 
pinta ad olio, ed è veramente ammirabile sì per gli affetti , e gli ef- 
fetti che ella efprime, come ancora per la frefchezza di Colore, che ella 
conferva ; veggendofi tn lei oltre gli altri colori , eflerfi confervate tan- 
to vive le lacche , che più toflo di lacche , han di carminio fomiglianza ; 
e pure fi numerano 31;. anni in quello prefente 17 }i. da che ella è fiata 
dipinta . Cofa , che non avviene alle moderne pitture, tutto che vi fi ufi 
ogni diligenza per trovare i colori più vivi , e più durevoli ; non avendo- 
ne ancora i noftri Artefici di pittura trovato la veridica cagione di donde 
quello derivi J argomenta ndofi folamente che gli antichi fittori aveller© 
più di nei alcuni migliori , e più diverfi colori di quelli fi ufano oggi 
giorno , come ne fan tsiìimoni mza le loro pitture che hanno quelle bellif- 
fime lacche da noi ddcritte di fopra , ed ancora alcuni vaghi gialletti, che 
era noi non abbiamo , e che fi veggono coftumati da molti Artefici , co- 
Hie dalli Zuccheri , dal Vafari , ed ialino a Marco da Siena » da' quali 
furono adoperati con altri vivi colori , e con più bei Verdi , che ora non 
abbiamo, come dall' opere loro ciafchedun può vedere , e da quelle di 
altri infiniti pittori di que' tempi. 

Nella Certofa di Napoli vi fono parimente alcune figure di Apoftoli 
dipinte da Matteo , e quelle a mio credere ferverono per adornamento di 
alcuna Cappella delia Chiefa , ma ora ilan locate quelle tavole in alcune 
flanze di Monaci , che fen nel dormitorio di fopra j e quelle ancora 
da' medefuni monaci , e da alcuni profetìori vengon credute del Zingaro, 
ovvero de' fuoi Scolari , ma in alcuni antichi libri di ricordi , del Moni- 
ftero , fi è trovato notato etfer alcune figure di Apoftoli di Matteo Sanefe, 
ed altre di mano del 2>ng<ro , e de' fuoi difcepoli » fatte per accompa- 
gnare alle fuddette , le quvli ancor fi veggono fparfe pei le itanze de' Mo* 
»aci ; e quello è quanto fi è potuto cavare dell' opere di cosi degno 

Pie- 



i i8 Notizia di Matteo 

Pittore , avendo per effe ufica ogni sfatta dligenza , Cerna perdono 'di 
fatica alcuna, per render giulb.mente I* onor dovuto ad un Profeiìbr di 
Pittura, iheper disgraziata tnf.u raggine de' fcrittori , recava ancor 
egli , ficcome i noftri Artefici , fommerfo nel profondo frenzio , e forfè 
per ignoranza di chi noi Ceppe i ovvero , che dìfptrfe le fue notizie , e 
fuggita dalla memoria di chi fcrivea It ricordanza di lui , non fé ne fece 
parola, per dar occafione alla mia dcbol penna, di render teftimonian- 
za al mondo di un tanto virtuofo Pittore . 

Fini della Vita di Matteo. 



VITA DEL FAMOSISSIMO 

ANTONIO SOLARIO 

Detto volgarmente 
IL ZINGARO. 

Pittore ci Architetto. 



Q5 



Manto la potenza di Amore ?bbia negli Umani Cuori operato , non 
\ ella facil cofa ridire .' Perciocché d 5 innumerabili efempj fon pie- 
ni i libri di chiaritimi Autori , in cui i vari ftravapantiffimi cafi 
Forza d'a- puonfi vedere , da chi che fia leggitore ; non effendo noftro affunto di qui 
u-o.e qu.n- notarli per rinovare di eflì la ricordanza ; ballando follmente accenna- 
to fia pottn- re ^ e rammern orar i foli , di Bubare Oratore , che mandato in Mace- 
Biibireera- donia da GabafTo Capitano di Dario in Europa, feppe tanto con fua 
retore inva- virtù oratoria invaghire la figliuola del Re Aminta , dì cui fi era egli 
gì i:o della fort-. mente invaghito , ed obbligarli con fuoi componimenti il Re detto , 
figliuola del cne l ottenne p:r ifpofa ; e quefta fua virtù non folo fu caufa del fuo in- 
Re Annota. g rnn j, mento , ma ancora di ftabil pace, dapoiche feppe obbligarfi 1' ani- 
mo feroce , ed altero del Re Serfe medefimo . Così tralafciando lo efein- 
p.o apportatoci dal Boccaccio di Cimone , il quale amando di fciocco 
divenne favio , come novella forfè per bellezza inventata, addurremo 
folarrunte la Storia di Paufia Sicionio, come più confacevole al noftro 

■n e, c- prrpofito , il quale fu difrepolo di Panfilio , che amò Elicerà fua Con- 
Panhlo ai- ^ r ' T r » 

ti< nio smò cìttad.na inventnce delle Corone, per la qua! cefa egli facendo torza 

Elicti.?, in- a fé fteflb per imitarla, per renderfi di lei degno, giunfe a tal fegno 

xeiinke^. ji perfezione , che dipir.fe ella medefima in politura di federe con la 

celie Coro- coron3 j n te fj n 9 co t an to perfettamente , che fu quefta la bella cagione del 

fuo godere , dapoicche quefta tavola fu il fuo grido , ed il fuo ingran- 

«limen- 



iie 



Pittore, ed Architetto. 119 

dimento ; a tanto avendolo affirKto 1' amor grande , eh; alla fui amiti 
portava , che i Greci chiamaron quella pittura Stephanoplocos , da altri 
Sttphanopolj detta , a cagion che Eli.era con le lue Corone fi fomentava ; 
la quii Pittura tu comperata da Lucio Lucitlló , da Dionilìo , per lo 
prezzo di due talenti . Ma qua] pruova maggior di quella della quale ha 
prefo a farvi parola ? conciofiacofacdiè vedrà 111 nella vita, che fiegue 
del noftro Zingaro , quanto potè nel fuo cuore 1' amore , mentreche per 
fola ooJliuua di lui , da Vii ferraio nobil littore fecelo d, venire . Cafo fi- 
niilmente , dopo lui mjlti anni , accaduto a Qtijntino Meifis Pittor 
Fiamingo , al riferir di Carlo Vanuvander , e de! celebre B'Idmucri ; 
ma non maraviglialo com: quello del Z ng.ro , che non avea niuna pra- 
tica del a, legno , come cortili avea per i bei fogliami di ferro, che 
lavorava; ia qual cofa per.app.cn dimoftrare farem paflaggio al racconto 
della Vita di Antonio. 

Nacque adunque queflo portentofo Artefice del difegnocira gli an- 
ni i 382. dell' umana Redenzione , e nacque di parenti, che l'arte di 
Ferraio t fercitavano , laonde da elfi in que:l' uffizio impiegato, ferviva 
nella bottega del Padre nella fua Patria di Civita , terra polla nelle vici- 
nanze di Chieti , Città principale della Provincia di Apruzzo nel Re- Nacque 
gno di Napoli; errando prima lo Eugenio , e poi il Celano .he lo fcrif- nella Pio- 
fero di Patria Vinegir.no ; poiché oltre- della tellimonianza di Gio: Angelo v ; ncia deh' 
Crifcuolo , e di Marco da Siena , vi è il churiffimo argomento , che Es"-^ zZO ' 
tale folle egli fiato , non lo avrian trafeuràto , prima il Vafari , e d pò ..jj. -, , c _ 
p;ù il Ridoifì , per dar luflro alia Patria . Quindi perv.nuto negli anni nj , e «lei 
della fiorita gioventù , per non so qual cagione portoli! a Napoli , ed ivi Celano,&c- 
foftentandod di lue fatiche , provvedeva de' ferri per la cucna più Cafe C ; .:le> i<.«- 
di titolati, da alcun de' quali ( forfè per le fue amabili maniere , e buo- .^.'y;. 
ni portamenti ; fu introdotto a far lavori p.r la real cucina dello Re La-^ ac p; tt o. i 
dislao , che in quel tempo regnava . Ora accadde, che vedendo Cola Anto- yùieiianì . 
nio del Fiore Pitcor famofo , come nella fua vita fi difT ,i di lui lavori fatti Pece il 
con pulizia, e di bel garbo , volle egli ancora fornirfene , che però fattolo t ' cn ajo ' 
Venire a cafa , gli fece fare molti lavori di ferri , e per cucina, e per 
Cafa , facendogli ancora tutti racconciare que' ferri eh' elfo tenea J siche 
per molti giorni pratieando in fua cafa , vennegli veduta la figliuola di 
Cola Antonio, che bella a maraviglia , ed affai codumati da chiunque 
la mirava fccevafi conofeere ; laonde Antonio vedutala , fu sì fattamente . j Ja g gl ^ 
prefo dell' amor fuo , che mai giorno , e notte pctevafi l'immagine di lei ja d ; \ 
torh dinanzi a oli occhi ; per la quai cofa , cominciogli A crefeere il de- Antonio nel 
fiderio di pn-fledere quella rara bellezza , e confìiandofi nel favore di Gio- F»°-e , e »a 
Vanna ( eh-, poi fuccedette alla Corona del reame di Napoli , per l'imim- ^^YqI 
tura morce del n:entovato ReLad.slao fuo fratello J la quale gli mollrava JJ" P ^ ^' 
buon vifo , pet certa fua dolce maniera di trattare , perciò dunque lì 

con- 



i 2 o Vita di Antonio Solario 

confidò chiedere la fanciuìh per fin legiriini fpofa a Coh Antonio . Que- 
fii , die mentre viffe tu da ogni uno per molto favio Uomo riputato, len- 
za punto alterarti dell' arditi chmmda per la difpàrità del grado , del- 
Rifpofta di la nafcita , e dell' arte , gli rifpofe afilli dolcemente : che volentieri gli 
Cola Anto- darebbe la fna figliuola per moglie , al ori quando egli fofie , tome lui , 
mo * un bravo Pittor divenuto . Non fi finarrì punto Antonio della difficoltofa 

nfpofta , nella quale un ardua , e difficihllìrrvi iinprefa fi vedea porre 
innanzi, ma tutto pien dicoragio, gli replicò, fé quello iheproponea 
fucxedefTe , gli attenderebbe la parola ; e replicandole il Pittore che sì , 
cj\ fi (ece promettere , che fra lo fpczio di dieci anni non dove/Te mari- 
tar (uà figliuola , il qual fpazio compiuto , e venendogli fallita la fua fpe- 
ranz.i di divenir Pittore , quanto che lui , (offe fciolto di fua parola J ma 
che foptattutto , quelli patti dovettero ratificarfi inpreftnza della Reina 
Margarita , e di Giovanna fuduetta , al che confentì ancora Cola Anto- 
nio , (limando tfler cafo metafifico , che un giovane già avanzato all' età 
d» 171 anni , folito a lavorar ferramenti, divenir voleiTe un famofo Pit- 
tore . Andato Antonio dalla Reina , com'era pallata tutto V affa- 
re gli efpofe , pregandola caldamente, che fi facefle promettere da Cola 
tere*sML»^ ,nton '° "*' non maritare ' a fis'' u0 ' a infino, che il promeflb tempo con- 
Rc-ùia Mai- fumato non forte , e ne raddoppiò per tal cofa le preghiere a Giovanna 
garira, ed a allora vidua del Duca d'Auttrìa . La Reina , con la figliuola tutto che fti- 
Giovanaa-j matterò il cafo impoffibile , pure per compiacerlo chiamarono Cola Anto- 
jua figlmo- niQ ^ e j j n j orQ p re r enxa _f urono convenuti di tutto quello , che aveano 
maritai Co- patteggiato , fé bene con molta rifa , non folo di quelle Principeffe , e 
lantonio la di Cola Antonio , ma ancora di tutti i famigliari di Corte , i quali befFa- 
figijuola per vano Antonio , perche (limavano il cafo imponìbile a riufeire ; benché 
lo (patio di e gjj cofbndiìimo nel fuo propofito fi dimoftrafiè . Io bensì miperfuado, 
acorf beffa cne Antonio avelie con sé la volontà della giovanetta, la quale di die dolci 
delia Corte. maniere,e beli'afptttopuòimmnginarfi invaghitaigiacchè dal fuo r tratto,di« 
pinto nel Chiollro di San Severino,ed a S.Pietro ad Aram,appareAntonio Uo- 
Partì da_j mo affai ben formato ; Concioliacofacchè è probabile, che per alcun favore 
Napoli per one ft dulia fanc ulla , egli con tanto ardore la chiede/Te per fpofa , e dopo 
apprendere jj duro partito propoftoli di buona voglia , con tanto coraggiofo ardire 
abbracciarle . Ad ogni modo però , fia pur come fi voglia la bifogna 
Lìppo Dal- avvenuta , egli è certo , che Antonio accommiatatofi da' fuoi amici , 
n.uiì fu an- partì da Napoli per apprendere di'famolì Ma-fin l'arte della pittura, giac- 
che rrueitio ^ ^ r j- g q UC (j a venivagli proibita d'appararla da Cola Antonio medefi- 
t'iw do mo ' per rendergli maggiormente vana la fua intraprefa. 
,Vi°ri , da Vivea in quel tempo con fama di gran Pittore Lippo Dalmafi in Bo» 

Bologna-» , logna fua Patria , laonde Antonio pervenuto in Roma , ed udendo le 
«ella cjiulc cont j nue lodi , che a co (lui da ogni ceto di perfone fi davano, e per 
ff **P. aroIa avventura vedutane alcun opera , ovvero alcuna immagine della B. Ver- 

»i. £' ne » 



Pittore , ed Architetto. 1 2 1 

«ine, le quali divotiflìme , ed in un certo modo quali divine, erano 
e prefls dal fuo devoto pennello , com'è pubblica fama , colà volfe col de- 
fiderio la pedona , e giunto in Bologna fu a trovare il Pittore , e la 
cagione di fua venuta avendogli appallata , fu dal divoto Artefice feon- 
fipliato di porti ad una profelfione cotanto difficoltofa j mallìmamente , 
che eden. lo egli avanzata in gioventù , malamente avrebbe potuto ap- 
prendere i precetti dell' arte , la quali folo rendeafi comunicabile alle 
tenere età d.-' fanciulli , per l'attività , che le prilla Lì natura in quegli 
anni , che fono proprj per ogni (tudio * a cui venga inclinata . Mi non 
vaifero tutte quelle ragioni a far sì , che lo ardente Giovane deiiitefFe dai 
conceputo penliero , anzi che migliormente av/alorandefi in quello, 
per l'amore che lo fpronava , reiterò le preghiere , e fece sì , che L ; ppo 
fu contento riceverlo per fune pruova in faa fcuola , com' ei diceva, 
dopo la quale contentava!! , che gli daife licenza , ogni qual volta ve- 
dere , che l'abilità non cornfpondefle a miliari de' fuoi ardentillìmi de- 
fiderj . Ma che non opra la Sovrana potenzi d' Amore in un petto ac- 
Cefo di ardentillìmo deùderia; di poiTedere la cofa amata ? anche con por- 
tentoli mezzi fi con luce al fuo fine i Antonio diede principio all' arte de 1 
difegno , e con tanta felicità praticò i primi elementi di quello , che do- 
ve prima il Maelìro avealo fconligliato di Seguitare la pittura, maravi- 
gliato di ciocché egli operava , confortavate a feguitare quali' arte , che 
egli filmava folle a quello fatale» dapoiche tanta fovrana abilità vi dirno* 
(Ira va in efla. 

Così dunque di giorno in giorno avanzandoli nel difegno pafso dopo Suoi avan- 
alcun tempo all' imitazione delle intiere itone , ritraendo ancora in di- "menti nel 
fegno i fcolari di Lippo , di che gran maraviglia a lui , ed alla fua fcuo- u'^2 110 ' 
la apportava j per lo che è fama , che Lippo p r incitar gli altri ad avan- 
zarli iiell" arte , ovvero per riprendergli da negligenti , Iblea lo efempio 
di Antonio ad ogn'ora porgli dinanzi a gli occhi ; conciofiacofacchè quelli 
giammai non tralafciava 1 fuoi fludjV rubando l'ore al ripofo/peflè volte 
vegghia va le intiere notti per fuperare la tardità della mino, che pei? 
eflere avvezza ad altro ordinario magiftero , non ubbidiva come egli vo- 
leva a ciocché parergli aveiTe pronto mai femore neli' intelletto j che 
perciò ingegnandoli di render piana ogni difficoltà , in pochi anni di- 
venne tanto pratico nella pittura , che difegnava , e coloriva così perfet- 
tamente , che le lue figure più torto vive , che dipinte apparivano; laon- 
de fu piena Bologna del nome di Antonio , il quale,per antonom .fia della 
fua prima profedìone , il Zingaro da ogn'uno, venne appellato ; nome , 
che oggi ancora nelle fue pitture affai famofo coafervafi per immortal 
memoria di fua prodigiofa virtù . 

In quello modo dunque per mezzo di tanti fuoi accuratiiììmi (iudj,di- 
Venuto il Zingaro eccellente pittore , fece varie co fé per pubblici, e pri« 

(^ vati 



1 2 2 Vita di Antonio Solario 

vati lunghi di Lcmbrdia , cornee fama , eh in alcuni luoghi Hi efa , e 
più in Bologna , fi veggono; dicendoli, che ad imitazione deldivitif- 

fimo Lippo Tuo miti ro dipmfe egli altresì varie immagini di ncilra 
Donna, e diedele parimente beli' zza , purità , e divozione j qual raro 
pregio ( poco oggi ofltrvito da alcun moderno Pittore perche dedito , an- 
che in quella Santiflìma Immagine , alla bizzarria d Ha m.,lT< , ed a ca- 
priccioiùtfimi orn unenti delie Tue vedi } gli dava così bene , e con tanta 
fua lode il Dalmati , e però feguitato da lui con fingalarifsjma atten- 
To £ lie li- zione . Così dimorato circa fei , o fetteanni con Lippo , tolfe al fine da 
cenza dai lui ». ongedo per y edere operare gli altri maeftri , de* quali ne aveva pia 
Maeflro , e \ fìV [ ,{ grido ; vivendo in quel tempo alcuni , che con molta gloria di 

va Vedendo i a r- i n n • ■ i ■ . r • s ,■ l 

inaltrepar- ° - ' » e della Patria , i colon operavano , in fra de quali contava fi 
ti gii altri °' tre dello Scarnita già morto , Lippo Fiorentino , Lorenzo di Bicci , e 
Piccoli di Gentile da F.ibbriano , che perciò pervenuto Antonio nelle Città di Fi- 
grido, renze , e Vinegia , le opere , e gli Artefici di e/Te volle vedere per ap- 

prendere maggiormente le finezze dell'arte, acciochè le non fuperiore, 
almeno uguale a Cola Antonio del Fiore fiilTe daogn'un conofeiutp ; 
Qnjndi è , che andava in bufea di que' Pittori , che in quel tempo te- 
neano il primo grido , e quelli veduti , e praticati , fé miglior di lui co- 
nofciuti gli avelie , trattone quel profitto , che faceva per fé , palTava 
oltre per conofeerne altri ; tanto che in Firenze ofTervò il nominato Lo- 

ol/o Ur d ad renZ ° t,i Bicci ' Galaffo in Ferrera > '' W^ P er dett0 del Vafan medefi- 
1404. mo ' dipinfead olio , e fu valente Pittore iniìn dagli anni 1404., come 

ancora certifica il Malvafia . Così il nollro Antonio fuperati in Firenze i 
migliori maeftri , che in quel tempo fiorivano, al riferir del Notajo Pit- 
tore , e di Marco da Siena , pafsò in Vineggia , ove vidde operare i Vi- 
varini , ed in Roma ofTervò l'opere di varj valentuomini , e l'operare di 
Vittore Pifano , e del mentovato Gentile , i quali avevano in quel tem- 
po impiegati i pennelli nelle opere lodati/lime , che per ordine del Ponte- 
fice Martino V. fi dipingeano in S. Gio: Laterano ; ove con virtuofa emu- 
lazione moftrara ogn' un di loro fin dove giungelTe la propria abilità 
Dell'adoperare i colori . Molto giovò ad Antonio quello penfiero di an- 
dar vedendo i più rari Artefici de' tempi fuoi , perciocché in elfi ritro- 
vando variate maniere , e diverfo operare, potè diilinguere i migliori 
da' mediocri , e far fcelta del buono , che pollo in pratica , maggior per- 
fezione gli potelfe recare , che perciò fi dice , che a molti di coltoro, pro- 
ferendo l'opera lua,porgefie ajuto , dipingendo con elfi loro ; Come celli- 
Luca Gior-^ cano mo ' tl no Ari Pittori , in fra de' quali contali il celebre Luca Gior- 
dano vide in dano , di aver conofeiuto nell' opere mentovate de! Laterano figure in- 
Roma le pie. tiere del fuo pennello , ra vvifandole alla beli' aria delle fue tefle , ed alla 
ture del 2in. n0 tinìma fua maniera , la quale più , che da tutti , npprefe da quella di 
Z 319 ' Matteo Sanefe a cht è limililfima alla fua , e di cui fé ne vede la llragge 



Pittore, ed Architetto. 123 

de' fanciulli innocenti nella prima. Cappella , entrando nella Chiefa di S. Il Zingaro 
Caterina a Formelle , dal canto del Vangelo, dipinta con arte, e con ^JJJ^ 
efpreffione di affi tti , come nella memoria che dinanzi^ di tale Artefice fi Uìuq ' q ^ 
l.-aoe , ne abbiam fatto parola , per rendere al merito l'onor dovuto di lo- nc fe. 
de , che è jI vero premio della virtù . 

Ma tralafciando tinte cotefte pruove , dico Colo , che divenuto An- 
tonio un valentlflìmo Uomo nell'arte della Pittura , ed avendo più cole 
operate per 1 Italia , ma più ( fecondo fi dice ) in Vineggia , ed in Roma, 
tornò finalmente a Napoli, dopo nove anni , ed alcuni mui di fu a par- 
tenza, e prefentatoli alia Reina Giovanna , la quale per la morte di La- 
dislao era nel reame di Napoli fncceduta alla corona di quello , ofFerfe 
ili farli il ritratto, non palefandolì ancora per quel Zingaro , che in fuo 
fervigio aveva i ferramenti di lua cucina lavorato cotante volte . Credefi 
però sìb.ne, che ad alcun fuo conofeente Signore , e confidente della 
Rei n appilefato ei fi fofìe , e Mimali effer quelli Ser Gianni Caracciolo, Sei Gianni 
dapoiche Pandolfeilo Alapo era fiato decapitato per ordine del Re Giaco- Caracciolo . 
mo della Marcia,ed avendogli dipinto il ritratto, fu da Idi in prefenza della A *j 
Reina condotto , alla quale egli fece dono di una tavoletta , ove era di- 
pinta una nofìra Donna col Bimbino infuno coronata dagli Angioli, 
affai graziofa , con fornma diligenza , e maeflria condotta ; e ricevendola Xavolerta_» 
la Reina , benignamente lo richiefe : di dove egli folle , non conofcendolo, portata in 
per effer; Antonio ritornato con altr' ufo di veìtimenti , e con p,ù gravità noni alJa_» 
di coftumi ; allora egli pollofi m°inoc_hioni avanti di lei , fu da Ser Gio- Kema Cuo- 
vanni m.inireltato p r quel Zingaro , che aveva lavoraro di rem nella lua ^ 
C-irte , e che p?r l'amore della figliuola di Cola Antonio del Fiore era un 
valente Pittore divenuto , la quii cofi udendo la Reina Giovanna , quafi 
non predando fede all' opera profittatali , volle che il proprio ritratto gli 
dipingerle , lo che di buona voglia fece Antonio , incontrali lo volentieri p cce ;j r i_ 
t'occaGone di frgli conofeere il fuo valore , laonde la ritraile cosi forni- tratto a;ia_» 
gliante , che nulla dal vivo al dipinto di vario fi dif:ernea , per la quii l"<i- Rema, 
cofa n' ebbe Antonio moltiffime lodi , oltre all' utile , che gli apportò. 
Ma dato ordine, che non foffè il fuo ritorno appalefato , fece la Reina chia- 
mare a se Cola Antonio ormai divenuto vecchio , ed a quello ino- 
ltrando il bel quadretto della Madonnina , affieme con il ritratto , gli do- 
mando , come quelle pitture foffè ro da lui giudicate in bontà ; Cola An- *n ola , , £ t .°* 

,? r v i ^ r i > iv niO del blO- 

tonio , con queha (inceriti che fu lui propria , molto le commendo , e chiamato 
molto fi rallegrò di vedere chi dopo lui foihneffe gli avanzamenti dell'arte dalla Reina 
ddla pittura , giacché molta perfezione in quell'opere riconofeea , d cen- a veder le 
do effere il loro Artefice maeltro molto lodevole, e valent' Uomo . Qj> P ; ; mie tiel 
fio udendo la Reina , con Ser Gianni gli diffèro ; fé egli a coftui più io- Zlll £ ar0 - 
ito, che a quel Zingaro , che era anzi and..to a tentar la pittura , che 
ad acquiftarla , darebbe la fua figliuola , giacché ormai pochi mdì man- 

Q^_ 2 cavano 



124 Vita di Antonio Solario 

cavano allo fcioglimento di fua parola ; al che Cola Antoni i rifpofe , fe- 
guitando lo incominciato fcherao , che certamente così farebbe , oj. cchè 
quegli n;una novella avea di fé inviato,non folo a lui , ed a fuoi conofcenti, 
ma né tampoco alla fua tanto amata pretefa Spofa ; a quello foggiunfe la 
Reina , che egli darebbe il Virtuofo Pittore per marito alla (uà figliuola 
fenza mancar di parola al Zingaro , a chi promeffa ('avea , e per fu'ogli- 
mento di tale enigma alla perfine fatto ufeire Antonio , che di dietro una 
portiera d'un altra camera avea il tutto olfcrvato , l'appilefarono a Cola 
Sposò colei Antonio . Facilmente può ogn' uno ìmmaginarfi quale flupore prendere 
per cui ili- il nollro vecchio pittore , dioiche realmente fu fitto certo quegli cFere 
venne 1 u- Antonio [] £ in g aro l'Artefice di così rare pitture , e vedutolo operare feli- 
Sentenza-» ceme nte , per disinganno di fé m: delìmo , fece chiamar fua figliuola , ed 
giudiziofa m prefenza della Reina fpofandola ad Antonio , di/Te faviam-ente con alta 
di Cola A"- voce : lo fpofo mia figlinola alla virtù di coflui , non alla nafeita . Quelle 
tomo. favie parole diverftmente lon riferite da altri , che han fatto alcuni nota 

delle noflre cole più memorabili , e per tradizione abbiamo , che egli que- 
lle parole diceffe : lo fpofo mia figliuola ad Antonio Pittore non ad An- 
1 R*i ^ " ton ' c Zingaro, ed a quello foggiungefse la Reinaranzi che il Zingaro d'oggi 
che iofle il innanzi voglio fia nominato , per controuiftinto di fua maravigliofa virtù. 
Zingaro , e Ottenuta Antonio per mezzo di fue virtuofe fatiche l'amata Donna , 

non Anco- e( j ; n ta l modo <J. a to fine a' fuoi defiderj amorofì » diede principio a quelle 

mo nomina- marav joliofe pitture che fanno ora ornamento nelle Gallerie di molti 

tomapprel.' . . • f. . . a . . . _ .... ,, 

io per lua-j "inupi , paelani , e roralueri , per la lomma diligenza , e per l arte con 

maggior che tlle fono condotte in riguardo a qus' tempi » le quali pitture egli 
gloiia. dipinfe , tanto alla Reina » che a molti nobili della fua Corte , ed e ffe ri- 

do flato dichiarato dalla fuddetta Reina fuo «rdinario Pittore , crefeiuta 
la fama dell' opere fue , e del mezzo per lo quale era egli così bravo Ar- 
Stie opeic. te f] ce divenuto , difcorrevaC perciò dappertutto d'un amore cotanto pro- 
ri igiofo | il quale avea avuto tanta forza di commutare un ferrajo in uno 
1 eccellente Pittore di que'tempi : ed in vero chi ben confiderà le fue cofe è 
ì forza , che lo confefiì Pittore ammirabile per la cagione, e per l'arte. 
te™ il Qgefti difcorfi facendoli da per tutto » come di cofa accaduta nella Cor- 
Origlia' fo te della Reina Giovanna , fu cagione , che molti s'mvoglialTero di poffe- 
nobile del dere le opere di quello Artefice , e mnllime le lue Madonne dipinte con 
Seggio di f mma efpctflìva i e divozione, ad imitazione del iuo primo macflro, come 
Porco, e h» j' f p ra i e n % £,tto parola . Così divenuto famofo il noilro Zingaro, mol- 
g ' an l Jl °co- rimunerazione traea dall' opere fue, ^ ^. f^ ifTia crefceagJi appreiTo 

k"mo ed di cgni ceto di perfone , per la qual cofa gli fu da' Monaci di Monte Oli- 
ereiTc la_» veto allogato un luogo del Moniftero , che poco prima col difegno di An- 
Chiefa di ^ea Ciccione , ed a fpefe di Gu/rello Origlia in un con la magnifica 
Moine Oli-^jgfe aVeano fabbricato, acciochè in elfo vi avefTe egli dipinto le glo- 
'^Mò'^tt ro° viole azioni del nodroamabiiiflimo Redentore» e della B. V. Madre, e 
nei mix. " 1 ueft< > 



Pittore, ed Architetto. 125 

quello luogo viene ora detto comunenv. nte : Il noviziato , nominali 'olì 
prima ; [a Cappelia del convento; ond'egli per far conofeere maggior- 
mente in qu-.lt' opera il fuo valore , fi pofe a farne i fuoi ftudj , ed a co- 
lorirne le ftone , le quali a' noftri giorni in cotal modo fi veggono efiàg- 
gpte . 

Laterale al quadra dell' Altare della fopraddetta Cappella vi è Pitture del 
efprefla la vifita,che fece la B.V. a Santa Elifabetta, cor» cafamenti,figuri- J^'J"^, 
"fce ili lontano , e buon accordo ; dall'altro lato vi i\ vede dipinta la n yj. ero " di 
fuga in Egitto, conaltre figurette , dipinte per bellezza , e compagnia f^oute Oii- 
dellaftoria. Sieguono ne' muri laterali della Cappella alcune iìorie di veto. 
N. S. , e vedefi effigiata nel quadro di mezzo la N liciti del Redentore» 
fotto capanna architettata alla rullici ; Da' lati vi fon due quadri , che 
hanno la loro cima come lunetta , ed in quelli vi fono doc Santi Magi, 
compartiti un per quadro con un fol fervo > come venilTero ad adorare 
il Signore , ed uno di quelli Magi ha per adornamento un manto conte- 
Modi lavoro così maravigliofo , che io mi fono ingannato , ofiervando Manto cosi 
da vicino fé era ausilo minto veramente dipinto , tanto pareva a' miei ,-,*'". '-'"'■" 
occhi drappo adattato su la figura , dapoiche i filami della tellitura tono p int0 con _, 
maravighofiim:nte dipinti, come i conteili . In faccia alla detta nafci- lavori , che 
ta, nell'altro lato » vi e efpreiia nel quadro ugnale alfuddttto la morte inganna." _l' 
del R dentare , il quale fiaccato dilla Croce , pota ignudo nel feno del- <^' 110 .. Ul 
la dolente Madre , mentreche l'Evangelica S. Giovanni folliene il Sacra- 
to Capo con le fue mani , a piedi ha la Maddalena piangente , e quella 
altresì ha una velie d' oro mirabilmente, ed a maraviglia contelta di 
ftupendi lavori , che anche inganna l'occhio , come quella dianzi decrit- 
ta del S. Rè . Da' lati vi fono le altre due Mane inginocchioni , cioè ne- 
gli altri due quadri , avendo ogn'un di effi una Maria , ed un D. fi epo- 
lo del Signore , Giufeppe , e Nicodemo , che ftanno in piedi ; td in una 
Maria di quelle , che e propriamente quella , che tiene il vafo d.lla Mad- 
dalena» vi è da farvi una curiofa offerv azione , dapoi.he tiene indoflby a j- j 
una velie nientedimeno limile dell' Adriè , che a' noltri giorni ufino le fa (" /n .;J|i.i- 
nollre Donne ,. con le medefime pieghe ade fpalle , e manica tagliata all' te a quelle 
ufo come il moderno . Nella foffitta della Cappella vi è dipinta !' adora- c; i^ utan-> 

zione di un folo S. Rè , il quale con fomma divozione , ed umiltà ftà ^ g * ,. 

... . .,',. .* „ , . r r . . , Donneerà, 

mginocchioni avanti il divino Bambino , che pota a ledere nel grembo ma£e An _ 

della Vergine Madre , la quale fiede ancor ella con modelli ili ma gravità urie . 

(otto di una ben intefa , e ben lavorata Capanna , che nella fui Itruttu- 

ra , molira l'intelligenzi , e la diligenza del fuo mirabile Artefice ; e vi 

e S. Giufeppe, che ftando in p edi > guarda 1' atto umile del Re, dal 

quale ha ricevuto un ric.o vafo portato in dono al Redentor Bunbino, ed 

è colorito il fuo manto tutto di rollo ; diverfamente dipingendolo dagli 

altri. fattori , che fo^lion giallo dipingere il manto di S.Giufippe i come 

altresì. 



1 2 6 Vita di Antonio Solario 

altresì diverfamente ha efprelTa 1' adorazione (addetta , dapoiche un fol 
Mago vi ha figurato, avendo efprefiì gli altri due negli f.ritti quadret- 
ti lattrali alla n .fciti , a' quali fa compagnia un fervo per ciafehed li- 
na , ed in quedo modo accompagna , e fmif.e la doria , com2 di fopra 
abbiam d.tto . 
P. Abate Qiiede pitture del 2 ngaro ultimamente fono (rate fatte pulire, e ri- 

Capuano . fezionare in qualche particella dal P. Abate D. Lionardo Capuano , dall' 
Ni-olò di a _curato , e diligente Nicoli) di Liguoro ottimo riltauratore , e cono- 
Liguoio n- f CItors dille Pitture antiche . 11 qual P. Ab.ue , come amatore delle no- 
delle .-nei- 1 re Arti , ha voliuto onorare 1 opere di quelto celebre Artefice per mag- 
chc Pitture, oiormente confervarle , fé pofilbil foffe all' Eternità ; ed è molto amico 
de' Virtuofi Pittori vedendoli molte belle pitture ad olio , ed in padelli 
con rari difegni nel fuo beliiillmo appartamento , che ha fabbricato col 
Dimeni- d,f e ono , edalììdenzi del noltro celebre Profedbre Domenico Antonio 
co Anconio y accar0 j pjttore , Scultore , ed Architetto Napoletano , il quale oltre 
Va<.ca.o, a )i e f ae infigni op-re della Chiefa della Immacolati Concezione , detta 
di Monte Calvario, ove tutte e trequede nobili facoltà ha perfettiffima- 
mente dimodrato » e del bellifììmo Calino del Signor Conligliero Cara- 
vita eretto nella Villa amenilfima di Portici , fi rende ammirabile per 
aver formato si nobil fabbrica in un luogo ineguale , diruto , ed abban- 
donato da tutti i Monaci di quel Real Monidero . 

Tcrm n.ita queft' opera con fomma lode fua , dipinfe Antonio un 
quadro per i fuddetti Monaci , in cui rapprefentò varj Santi dell' ordine, 
e quefta tavola fi vede ora fituata in una danza predo il medefimo novi- 
ziato j Dopo di che dipinfe varj qu idri per particolari perfone , e fece il 
Tavolaceli' q" a ^ ro P cr l'Altir Maggiore d- Ila magnifica Chiefa di S. Pietro ad Aram, 
Aitar jvla;;- che in quel tempo li era rifatto di nuovo , con aver rimodernata tutta la 
gioie nella Chiefa ; nel qu il quadro efpre/Te la B. Vergine a federe col Bambino in 
C. ida di f eno ncJ rn.zzo, e da un lato ne' ripartimenti , vi è efpredò S.Sebadia- 
Aia'm no » e S. Pietro , dall'altro Iato vi è dip.nto S. Paolo con S. Aipri.no, e 

S. Candida . Tavola veramente degna di fomma lode per lo componi- 
mento , e buon dif gno , e maflime del S. Sebaltiano , del buon colore , 
ed intendimento di chiaro , e feuro , efl'endovi tede ottimamente dipin- 
te,e qulla del S. Paolo non può farfi migliore ne* nodri tempi . Di qued' 
opera molto iì compia; que Antonio , perciocché oltre di averla adornata 
con buona architettura , voile renderla memorabile con porvi il fuo ri- 




con * "r ' 1 bp fu » t *» 

, fendevi vari Santi effiggiati.ln oltre dipinfe in S.Maria,letta volgumen- 
qiltlio jelia " , ' ,-. , ■ ■ ■ . 1 ■ 1 

Mo^li» . te a Chiazza , tutta una Cppelia , che poi avendo patito umidita, e per 

queda emendo aflai <,uada la fabbrica , è data a' noftrl giorni modernata 



Pittore, ed Architetto. 127 

e riparata dall'una do , e con ciò (ì fon perdute le mentovate pitture, per- 
ciocché erano a firefco dipinte , ed in quella Capp Ila è lituato il 
SS. Crocifiilb , detto di S. Maria a Chiazza , quale è molto miraeolofo , Crbciliflb 
compiacendoli il Signore difpenfare infinite grazie a' fedeli per mezzo di []" f | C w *j 
quefta Santi Immagine , e perciò è tenuto in grarjdilli ni venerazione da' g ch£ a2M * 
noflri Popoli . Lo lieiTo è ac aduto alle pitture eh' e' lece nella antica 
Chiefa di S. Afpreno , ove i fatti del S. Vefcovo aveva effigiati,ed i qua- 
li e/fendo la Chi.Ta u.n. didimi , come che fabbricata da' noftri antichif- 
fimi Cittadini in qui' luoghi , ove prima era il Corpo della Città, ed 
alzandoli le llrade di quefta per le inondazioni , e creObimento del mare 
del 1400. incirca , e v.nuta a reftare la Chiefa quali fepolta , ove an- Crefcimen- 
cor oggi li vede , ne lì e potuta alzare , per la divozione , che fi profef- to del Mare 
fa a quel luogo , ove il S. Pallore menò fua vita , ed ove vi è il buco , nel 1400. 
nel quale egli poneva il Capo , e ftava più ore per penitenza . Oggi que- 
llo buco ferve di medicamento fpirituale a quei, che patifeono di celta , po- 
nendola in elio buco , e raccomandandoli al Santo , per le fue intercellio- 
ni fono molti/lìmi liberati dal Signore Iddio. Così ancora vien notata dal 
Notaj'o Crif-uolo una Collegiata dipinta dal noftra Zingaro; ma quefta 
non mi faprei qual fi folTe , d.cendoli da alcuni , o più tolto cong-tturan- 
doli, fofle ftata qualche Cappella dipinta in S. Gio:Maggiore ; qual Chiefa 
rifabbricandoli di bel nuovo , come più volte abbiam detto , lì 1 oderò le 
fue pitture perdute , come dell' altre è accaduto, come altresì qualche 
tavola , che più in alcun luogo citato non fi trova , forfè per altra ripor- 
vene di altro moderno artefice di maggior grido , e di miglior maniera , 
che in que' tempi , a dir vero , non era la pittura ; come è accaduto a 
quella che ftava nella Chiefa di Monte Oiiveto , della quale facemmo dj 
fopra menzione . Fece a' Frati di S. Lorenzo la tavola del S. Francefco 
di Affili , la quale oggi fi vede nel Cappellon della Croce di d< tta Che- x avo j 3 j e ] 
fa dal canto dell' Epiftola, e propriamente incontro quello fimcfo , per i S.Francefco 
molti miracoli del S. Antonio da Padoa 5 nella qual tavola vedefi effiggia- nella Ghiefa 
to il S. Patriarca Francefco nel mezzo,compartire le Regole del l'uà Ordi- dl s - Lordi- 
ne a Frati , ed a Monache , che le ftanno da ambi i lati inginocchioni , 
ma feparataments , eifendo quelli effigiati dal lato deliro , e quelle dal 
finiftro del Santo . In aria veggonfi due Angioletti , che tengono alcune 
cartelle , ove in poche parole v, fan feritti i principali Capi del fuo Ifti- 
tuto. E' quell'opera dipinta altresì in campo d' oro , con arte, e dili- 
genza grandilfima , e tanto , che anche a' noftri giorni riefee di fonuno 
gradimento, non folo de' dilettanti , ma de' Profeflòri med.fìmi , che 
riguardano in ella le bèlliffime tefte , cne egli infin da que' ttmpj con 
tanta felicita vi dipinte . 

Ma la belliffima tavola, che fi vede nella Chiefa di S. Domenico ^™ Ia jj^j 
Maggiore , nell'Altare del Cappellone del Ciocififlb , che dille all'Angeli- s.Domenico 

co Maggiori . 



1 2 8 Vita di Antonio Solano 

Parole del co S.Tomrmfo d'Aquino qu-l!e divine parole confolatrici , Bem fcrìpjìjli 
j? s "~. r ^: ds meTboma , quarti ergo mercedem accìpies ? a cui il Santo rifpofe : 
mafo' a 'A- ^ 0ìt a ^' am Domine , nifi te ipfum ; quella dico elFer una delle più bella 
quino. pitture , clic mai pub immaginarli vedere chi che fia intendente , psc 

opera di quello Artefice. In quella tavola egregiamente fi vede dipinta 
la depolizion dalla Croce del Salvatore, con figure tanto vivamente rap- 
prefentanti la funella azione , e con tale efprefiìva di dolore eflìgute,maf- 
mamente la B. V. con le Marie , che collocate fi veggono in (ito princi- 
pale , che non pub farli cofa più bella ; ed è di cosi buon gufto quefl'ope- 
ra dipinta ■ e cesi accodato a più moderna maniera , che fembra un otti- 
mo quadro di Alberto Duro , il quale fiorì quafi cent' anni dopo del Zin- 
garo , cioè ne' tempi di Rafaello ; anziché da' Foraftieri dilettanti , e 
profefibri vien creduta del fuddetto Alberto queft' opera , all' arie delle 
tefte , a' panni , ed al componimento concettofo, che ha in fé medefimo. 
Ma qua] maraviglia che quella tavola di Alberto duro ra/Tembri , quan-, 
do alcune telte del Zingaro fon così vivam;nte colorite , che pajono di- 
pinte col gufto dell' eccellentiffimo Tiziano; e che lìa così, veggafi il 
S.Vmcenzo Ferrerio nell'Altare di fua Cappella, fituata nella Chiela di S. 
Tavola in Pietro Mart,re,il di cui volto è ritratto del Santo, che pochi anni prima di 
S. 1 lecro efTer dipinto dal Zmgaro,era morto;quello dunque è dipinto con tanta unità 
Mai tnt . t j j colore , e di tinta fi accefa , ma moderata , che tutta fembra di Ti- 
ziano , per Io dolce trapalo con che il chiaro fi porta ad unir con lo feu- 
ro , che non pub difiderarfi più tondezza , e rilievo di quello , che di* 
moftra qudla tefta bellilTuna del S- Vincenzo ; il qual modo d.fnvilillìmo 
fu prima ufato dall' incomparabile Tiziano infra moderni Pittori , e 
molto dopo del Zingaro , e poi dal non mai a baftanza lodato Dominichi- 
no . Intorno alla 6gura del Santo vi fi veggiono varj quadretti , ne' qua- 
li fono efpreflè molte azioni , e miracoli di S. Vincenzo , con molto amo* 
re dipinti . Vedefi nella fudd.tta Chiefa di S. Domenico l'arco della Cap- 
Picrure a P e ^ la dedicata al Santo Patriarca dell' Ordine , che ftà laterale all' Aitar 
freico in_. Mago, ore daKanto dell' Epiftola, quattro S.mti Domenicani, molto 
S. Domcni- egreggia mente efprelli a freico dal pennello di Antonio , e quelli rappre- 
co MagS'o- fentano S. Pietro Martire , S. Caterina da Siena , S. Vincenzo Ferrerio, 
ie ' ed il B- Guido , il quale da una nicchia apparifet infino alle ginocchia , e 

fi dice tiì-r quelli lecondo le proprie effigie efpretlì de' fuddetti Santi. La 
Cona poi eh' è fopra lo Aitare eh' è in faccia alla Cappella dell' Angelo 
Cultore di quella Chiefa medefima , credefi da' Frati eflèr di mano dd 
Zingaro , ove fi vede la B- V. a federe col Bambino in braccio , e da' lati 
vi e S. Francefco , e S. Stballiano con la lunetta di fopra , ma a me più 
tolto rafiembra opera del Donzello , che del Zingaro mentovato . Nella 

py?- 



UCl. 



om. 



Pittore, ed Architetto. 129 

Cappella di S. Croce , eretta ridi' antico Palaggio de' Conti di Matalo- Cappella vii 
ni , ove fta iituata la gran teda dei Cavallo di Bronzo , vi è di Tua ma- S. Croc^ 
no il quadretto nelP Altare di e ila , ove fi vede efprelfo S. Gio: Battifta "5 1 Pflag- 
nel mezzo , e ne' partimenti laterali , che fon piramidati , vi fi vede ^'. ■ « n " 
S. Francefco di Afilli , e S.Domenico . Dipinfe altresì in S. Maria la Nuo- j 
va alcune tavole per Altari , che poi furono tolte via , diroccandoli quel- 
li,per eriggcrvi il maeftofo Cappellone a S. Giacomo della Marca dedica- 
to per ordine del Gran Capitano , e quelli fi veggono oggi fituate nel 
Camerone del Capitolo , che è d'avanti il riftttono de' Fiati , con al- 
tre tavole di Pietro , e Polito , del Donzello » con altre opere di altri fuoi 
Difctpoli : la cona di fua mano , e quella in cui vi è dipinta la B. Ver- 
gine col Bambino in collo, dipinta così bella , che più toilo fembra fifo- 
nomia formata da Rafacllo , die dal Zingaro efprefla , ed à le anime del 
Purgatorio figurate a' fuoi piedi , molto picciole , per la già fcritta ra- 
gione , che gli antichi apportavano , di figurare le perfone divine affai 
più grandi di quelle limane , per fegno deli' umiltà . Da' lati negli al- 
tri due ripartimene vi è eflìggiato S. Francefco , che fembra più tofto 
vivo , che dipinto , e fi dice e/Ter in quello la fomiglianza del S. Patriar- 
ca ; e dall'..ltro lato vi è S.Girolamo in piedi ancor egli , come il S. Fran- 
cefco veflito da Cardinale, ed in atto di leggere un libro . Sopra vi è 
una lunetta , ove fi vede efprelfo N. S. Giesù Criilo CrocifiiTo , che ha 
a pie della Croce la B. V. Addolorata , e S. Gio:Evangeli(la , con le Ma- 
rie , e la Maddalena a' fuoi piedi . Dipinfe altresì nella Chiefa antica di 
S. Petito , in alcuni pilaltri varj quadretti , ne' quali effigiò varie im- 
magini de' noftri Santi Protettori , con la decollazione di S. Gennaro, ed 
il Martirio de' Santi Procolo , e Sofio , e quelli fi vedeano da curiofi, co- 
me beli' opere fue pafl-.ndovi apporta , e llavano locate per entro l'antica 
Chiefa ; efleiidolì a' noftri giorni eretta una nuova alla moderna con 
bellezza , e magnificenza propria di quelle ncbili Monache , che vi han- 
no il loro nobile Moniftero , in elfo han trafportato i mentovati qua- 
dretti , p;r non farli perire in quella Vecchia Chiefa già difmeiTa d'ogn' 
ufo sacro , ed abbandonata . 

U.lita intanto da' Monaci neri della Regal Chiefa di S. Severino , la 
fama dell' opere del Zingaro , e quelle vedute , e confiderate , elfendofi 
quafi da per tutto locite le fue pitture , penfarono , che da lui fo/Te di- 
pinto il nuovo Chioftro , pochi anni innanzi tretto d' ordine Jonico 
dall' Architetto Andrea Ciccione , come nella fua vita ii dilT", con farvi 
effigiare le miracolofe gefla della Vita dd P. S- B.nedetco , deferirle da 
S.Gregorio Papa nel fecondo libro de' fuoi dialoghi j Ma prima gli fece- 
ro dipingere la tavola per lo Aitar maggiore deli' antica Chiefa , ora fuc- 
corpo della Chiefa rmderna , ed ove vi è l'antichifiìmo CrocifiiTo mira- 
colai , fcolpito nel 900. da Agnolo Cofentjno j ed in quella tavola il 

R Zia- 



1 3 o Vita di Antonio Solario 

Crocififfo Z' n g aro egregiamente operandola , ne riporto ancor' egli infinite laudi , 
di S. Seve- vedendoli in tifo efprefto a maraviglia S. Severino Vefcovo , fituato nel 
rìno feoipi- mezzo , e da' lati S. Lucia , S. Gio: Bittifta , S. Severino monaco , e S. 
to nel icco- s ffi Martire . Sopra in altro compartimento vi è la B. V. col Bam- 
° 00 ' binoGiesù in atto Ai fcherzare con un paniere di frutti > e da' lati vi 
fono dipinti , S. Pietro , e S. Gregorio Papa , S. Paolo , e S. Girolamo, 
efprdìi in mezze figure , eflendo le prime dette tutte infieme , e cosi 
quelle come quelle fono con fommo ttudio , e diligenza condotte , ma 
con maeftra mano . Compita dunque quel!' opera , gli fu fubito allogato 
il mentovato Chioftio , il quale ora è il terzo in ordine a' due primi , 
che fi ritrovano ; Quivi Antonio volendo fare opera , che maggior'ono- 
re i ed utile gli apportale , divife ogni facciata in nove quadri per cia- 
scheduna , ed in elfi comincio dal principio della Vita del Santo , diftri- 
buendo le getta miracolofe in cotal modo . 
Pitture del Comincio a dipingere la Vita del S. Padre a chiaro ofeuro , e di- 

Chioiho di pinfe nel primo quadro , quale è fituato all' ingreflb per do ve fi pervie- 
S.Seveuno. ne al Coro , la venuta del Padre di S. Benedetto con la conforte in Ro« 
ma dalla Città di Nurfina , ovver di Norcia : Ma vedendo» che non nu- 
feivano così vaghe , come que' Padri fi avevano figurato , volle tutte 
l'altre dipingere colorite , introducendovi alberi , Paefi , cafamenti , 
acque, e molte belle vedute vi effigio fecondo il naturale, ch'e una 
maraviglia j dapoichè quelle cofe fembrano a' medefimi ProfeiTori bellif- 
fime , tanto pajono efprefle in quefto gufto moderno molte di quelle 
mentovate cofe ; e malfimamente alcune montagnette , a pie delle qua- 
li vi fono belliilime vedute di cafamenti , e Città , che effendo locate 
a riva dell' acqua , fanno rifletto ivi dentro , che la fanno apparire ve- 
rilììma, e tanto, che in frefeo non fi può far di meglio. 

Colori adunque nel fecondo quadro il Santo , ehe pargoletto vien 
portato dalla fua Nutrice confidenziale , dove gli Uomini ontfti fra via 
gli vanno incontro per rallegrarfi di etto . Nel terzo quadro vedefi il ca- 
pillerio rotto , riparato dal S. P. , allor giovanetto, ed a tal veduta 
veggonli i popoli rimaner ftupidi per Cai prodigio . Così nel quarto di- 
pinfe il S. P. Romano , che ammaellra il Giovane S. Benedetto , il quale 
con la di collui fanta converfazione prefe l'abito monacale . Nel quinto 
quadro efpreife 1' Antro con lo Hello P. Romano , che al nuove mona- 
co Benedetto appretta povera menza , ripiena di benedizioni , e di fpiri- 
tuale abbondanza . Vi dipinfe nel fello, quando il Santo tentato dallo 
fpirito carnale , lo vince eoa i rigori de! g-rlo , e con l'afprezze di que* 
faffi romiti , ove fa penitenza . Si ammira nel fettimo il frangimento 
del calice avvelenato , per la benedizzione fattali dal S. Padre , e vedonfi 
in qu fio azioni belliffime di maraviglia, e vi fon teli- fommamente 
efpreflìve . Siegue l'ottavo quadro , ed in quefto , piena di molte figu- 
re , 



Pitture , ed Architetto. 1 3 1 

re, e di cavalli , vedefi la (loria de' Santi Giovanetti Placido, e Mau- 
ro , ammeffi dal S. Padre all' ordine monacale , da lui illituito , ed è la 
ftoria arricchita di belle azzioni a£Taj proprie , ed efprimenti de'fuoi con- 
cetti . In quello quadro vi dipi ri fé Antonio il proprio ritratto , che in 
piedi (landò involto nel mantello , (porge in fuori di eflo la mano col 
guanto , colla quale tiene il pannello , che fecondi l'ufo di qua' tempi, 
1 peli non circondano l'afta , come fon ora , ma efcono di mezzo la pun- 
ta del legno incavato , e da q i e II j ritratto , ch'è in età virile più tofto, 
argomento , che non la fui morte ( come fcri/Tero lo Engenio, ed il Ce- Abbaglio 
lano^ ma più tofto altra cagione, impedì il compimento delle fio- dell' linge- 
rie di quello Chioftro , giacche egli lì morì molto vecchio . Ne quella a '°> e Cela* 
cofa dava efprefla in quel libro , che mi fu improntato dall'Archivio" 0, 
di S. Severino , ove a minuto vi fon defcritte qutfle pitture , ma non 
dice la cagione, perche non furono da Antonio terminate J Inoltre vede- 
fi altro fuo ritratto dipinto nella fimile età in una tavola , che fi ve- 
deva nella celebre Galleria del lù Principe di Montefarchio , e che ora 
è in cafa delli eredi di cafa d'Avalos , Principi di Troja , nella qual ta- 
vola è dipinta la vidta , che fa la nollra Donna a S. Elifabetta . Nel no- 
no quadro efprerTe il Monaco impazzito , che vien dal S. Padre guari- 
to , m virtù dell' orazione porta per lui alla B. Vergine . Dipinfe nel 
decimo, il S. Padre , che efltndo a Monte Cafino , dimoftra a'fuoi Mo- 
naci , qualmente dalla cima di quello monte dovea fcaturire acqua foa- 
viflìma , ivi condotta dalla Provvidenza divina . Effiggiò nelf unde- 
cimo quando il S. P. ricongiunfe il ferro manubrio , che era rotto, con 
la fua Santa Benedizione , e nel duodecimo mirabilmente vi efprtfTe il 
giovanetto Monaco S. Mauro , che in virtù iM S. P. fopra l'acque ca« 
mina; ed in quello vedefi un patfe mirabilmente dipinto , con un'ori- 
zonte sì vivamente efprerTo , e con l'acqua , come di fopra data , che 
fa rifleflb , che non può farfi di meglio , anche da' moderni Pittori . 
Nel quadro decimoterzo , fi vede il Corvo , che per ubidire al S. P. 
afeonde l'avvelenato pane , e nel quartodecimo vedefi il S. Padre , che 
predica a' Popoli di Monte Cafino la verità del Vangelo , per la quale 
gli fa lanciare l'idolatria del falfo Dio Apolline, venendo alla fede del 
nollro veraciffimo Redentore . 11 quadro quintodecimo rapprefenta, 
quando l'invidiofo Demonio , nel mentre il S. P. fabbricava il fuo Mo- 
niftero di Monte Calino , per impedirne agli operar] l'erezzione , fi po- 
fe su la gran pietra , che que' dovevano alzare , e quella per fua infor- 
nai potenza fatta immobile , vien per virtù del S. P. con la fola bene- 
dizione refa molto leggiera , per la qual cofa fi parte fuggitivo il Demo- 
nio . Contiene il feftodecimo allorché il S. P. in fpirito penetrò , come il 
fratello del Monaco , nominato Valentiniano , avea mangiato per via, 
e con ciò avea al digiuno trafgredito , (olito ufarfi per fuo divie- 

R 2 to, 



1 3 2 Vita di A ntonio Solario 

to , a chiunque in quel luogo Siero veniva . In quello luo^o , ove pre- 
fentemente vi è lo 1 ritto quadro , vi era anticamente la porta del Ca- 
pitolo , che fu fabbricata , p r render le faccie uguali del fuddetto Chio- 

... , .,, ftro , per le dipinture di quello famofo Artefice della Pittura; h qu 1 co- 
Libro dell v ' r r i t i i r 
Archivio di ' a e notata nel libro poco dianzi mentovato , e del quale feci menzione 
S.Seveiino. nella lettera , che diretta a ProfefTori del difegno io già fcriffi. 

Ma per ritornare allo incominciato racconto delle ftoriedel S.Padre, 
efprefle dal noltro Zìngaro in quello luogo , dico, che dipinfe egli nel de- 
cimofettimo quadro il figliuolo monaco , a cui rovinando il muro , per 
opera diabolica , aveali le ancor tenere olla (tritolate, per la qual cofa 
vien ridituito alla pnflina fanità dal S. P. p^r il mento delle lue effi- 
caciflìme orazioni. Contiene efprefla la dei ima ottava Moria , quando 
S. Benedetto riprefe il finto Re , lludiero del Re Totila , per averlo irt 
fpirito conofeiuto per fervo , e non tlltndo il Re , così ave/Te confentita 
al Padrone di venirgli ingannevolmente avanti gli occhi ; riprendendo 
anche coloro , che fingevano il regale accompagnamento , come parte- 
cipi del medeiimo inganno ; laonde accade , che nella pittura del deci- 
monono quadro vedefi effigiato il ReTotila , che pentito di tale ingan- 
no , viene ad umiliarli a' piedi del S. P. , avanti di cui proftrato cerca 
perdono al fuo fallo ; avendo per l'antecedente fatto conofeiuto la San- 
tità di lui , e vien dal medeiimo accolto con fpeciale amore , e carità , 
predicendogli , come dovea prender Roma , e vivere , e regnare dieci 
anni . E quella ftoria piena di figure , di cavalli , di carriaggi , e di 
fanti , che reca maraviglia , come nella moltitudine non fi confondano 
le figure , ma che ogni cofa fia diftinta , ed il tutto mirab Imene» accor- 
dato . In quello Chioftro folea venirvi più fiate il celebre Marco da Sie- 
na , per vedere così rare pitture ; Gonciolìacofacchè di ciò ne rende 
egli Hello teltimonianza nella lettera , che egli fcrive a Napoletani Pit- 
tori , ove quelle parole fi leggono : 

Cola Antonio , che d4 pi ti fé sì bene , qua>i to [i moderni Macfìri , e 

dopo lui fu il famofo Zingaro , il quale [finto da amorofa forza Pittor 

divenne» ed in vero, le Jiejje figure di cojìui qualora da me vengon veduti 

mi febran vive , é*c Fin qui il dotto Pittore ; foggiunguido a favore 

de' Donzelli altre fue laudi . 

Errore del *' Cavalier Maflìmo Stanziasi , fcrivendo le fue notizie , di/Te: 

Ovalier crie m a ' tempo della Reina Giovanna prima , argomentandolo dall'aver 

M.:/fimo,ov- veduto il ritratto di lei dipinto dalle fue mani , e perciò fcrilTe , che 

vero abba- avea f erv) t a l a fuddetta Rema ; la qual cofa erroneamente egli fcrifle » 

g io per (1;, pojche l'averne il Zingaro dipinto il ritratto di quella , non lo colli* 
nomi delle-/ r r r > r rr r i ■• i» i ■ r 

due Reine-» tuilce fuo pittore , e cne tulle fatto in quel t.mpo ; perciocché molti fo- 

Giovanne. no que' Pittori , che i ritratti degli antepafTati dipingono, e maiììme 
quelli de' Principi . Anche Tiziano dipinfe i dodici Cefari, che tante cen- 
tinaia 



Pittore , ed Architetto. 1 3 3 

tinaia di anni prima di lui erano (lui al mondo ; Che pero dico > che 
ir/.noaro nacque , o quell' anno in cui morì la fuddetta Reina , ovve- 
ro negli ultimi,che ella vifle, laonde non potè mai fervirla, ne di Ferrajo, 
neda Pittore,erTendo'egli in qael tempo picciolo,o appena nato;Per la quat 
cof 1 , credo che l'abbaglio lia prefo circa i nomi delle due Reme ; con- 
ciolìacof teche , chiara prova ne dia egli il Cav. Mallìmo , col dire, chs 
fu in tempo di quella , e del Re Alfonfo ; fé pur non vuole in qu.flia 
chiuder forfè tutto lo fpazio della vita del Zingaro ; cioè dilla na- 
feita alla fua morte , che facce-detti in tempo del Re Ai tonfo prim~, che 
poco dopo lui venne ancor* egli quello gran Re a mancare, cioè nel 
145-8. , a 27. Giugno dopo 23. anni della morte della Rema Giovanna R e Alfonfo 
feconda, che morì nel 143 f. Ma acciocché meglio comprendali il fen- d' Aragona 
timento di lui , veggafi da ciocche ne fc riffe in teilimonianza del va- l,10i ' 1 IK '' 
lore di un tanto Artefice , tuttoché dalle notizie , che poi lì porteranno J*' ' z >\ 
di Gio:Agnolo Crifmolo, Tederanno faperate le difficoltà mentovate,men- te t j; q;^. 
treche Malfimo fcrifl'ep-r congetture aliali più,, he per certe, ed appurate vannafecon. 
notizie; le quali furon prima trovate dal Cnfcuolo, e da Marco da Siena; da. 
ma (empre ignote a Mallìmo le di colloro notizie , benché con diligen- 
za da lui cercate ; teilimoniando quello fuo deiìderio , in un difeorfo, 
che egli ne fenffe , il quale nella fua vita a Dio piacendo li porterà : 
Ma in quello egli del Zingaro così ragiona . 

112,'ngaro chiamato Andrea , ovvero Antonio Solario , fu nel tem~ 
della Bucina Giovanna prima , e del Re Al fon fo , mentre io ho vi Ho la 
detta Fuegina da lui dipìnta , e come ho intefo da chi sa le cofe del no- 
fìro Regno , fi dice , che fujje vajjallo , e della Provincia detta Bafilica- . Abbaglio 
ta , benché non vi fi a certezza delia fua vera Patria , ma che certo fu *"*• j 1*7- ~ 
Regnicolo-, e che allora le fue pitture furono in grandi/fimo prrggio ap- ?ai0 f cóme 
prcjpj detta Reina , e gran Signori , in y nel tempo ; e con tutta la jb- in appiedo 
fradstta antichità , pure al giorno d'oggi fono molto /rimate le fue pit- lo dice. 
ture., dove che fi vedono opere fue beli ffime a S. Severino , a Monte 
Oliveta , a S. Pietro ad Aram , a S. Maria la Nova , e S. Pietro , ed 
altre Chiefe , dove che , lafcefa di Croce , chejta a S. Domraico Mag- 
giore , ndla Cappella del CroaJiJJo di S.Tomafo , è opera celeberrima 
di lui , e la Cappella di S. Vincenzo Ferreria , in S. Pietro Martire, do~ 
ve che nel detto Santo vi è il juo proprio ritratto , perche fu poco avan~ 
ti del Zingaro fudetto , il quale ejjenda ajjai buon Pittore , e Jtimato , 
mancò circa il timpo della Regina Giovanna feconda , poco doppn , la- 
nciando Pietre , e Polito del Donzello fissi Difcfoli già valenti Pittori. 

Di già a baftanza ccn vive ragioni di cronologia fu da noi prova- 
to , che il Zingaro non mai potè lervire la Rema Giovanna prima , ma 
più tolto la Rema Margarita potrebbe crederli ; già che fi vedeva anco- 
ra ella col Re Ladislao , dipinti in un medtiimo quadro , nella Gal- 
leria 



1 3 4 Vi ta di Antonio Solario 

lerh, che fu di D. Andrea d'Avalos Principe di Monttfarchio , Genera- 
le p.ù volte delle Gal. e di Napoli già mentovato , fé pure non dipinfe 
egli il Z ngaro quelìi ritratti a memoria per compiacere la Reina Gio- 
vanna feconda , che forfè volle in pittura l'effiggie di fua madre , e di 
fno fratello ; Dietro i quali ritratti vi era fcritto ; li Z.ngaro fece , e 
Rex L.d.slaus , e Margarita Mater , nella qual Galleria vi era ancora 
la tavola dianzi detta della Vifitazicne della E. V. , ma per render vie 
più piana a' leggitori ogni difficoltà , circa il tempo , che viffe il Zin- 
garo i e quai Re fervifle tii pitture ; egli è d'uopo alcuna cofa di noftra 
ftoria qui riportare, per la cronologia di que' tempi . 
Succeflione Succeduta la morte di Ladislao nel 1414. , fucceiTe ai Regno di 

ci Giovanna Napoli per retaggio Giovanna feconda , di lu forella ; giacche non ri- 
leconda a m r ^j^ ft lr „ e Rea j e j, Anp,iò in Napoli , fé non che un biliardo di 
Napoli nel Ladislao , nominato Rinaldo, procreato in Gaeta da una fua Concu- 
1414. b;ua, che poi mori a Foggia , Città delia Puglia , ove nella Chiefa 

miqgiore fi Vide il fuo fepolcro , nella Cappella appunto, ove prima 
fu fepeliito Car^o , primo ceppo della Cafa di Angio , laonde Giovanna 
Vedova del Duca d'Auftria fu da' Popoli Napoletani gridata Reina ; ef- 
fondo due anni innanzi della morte di Ladislao mancata la Reina Mar- 
garita all'acqua della mela, Cafale di S. Severino , come dal fuo fepolcro 
er.tto-'li dal Re fuo figlio nella Chiefa Salernitana j del quale già fi fece 
parola nella Vita di Andrea Ciccione . All'unta dunque la Reina Gio- 
vanna feconda fui Trono Napoletano , per compiacere a replicate, e 
giuftifiìme iftanze de' fuoi popoli , pafsò alle feconde nozze con Giaco- 
Seconde-j mo della Marcia , de' Reali di Francia , il quale per opera de' Napo- 
nozze «11G10 j etan j B aron i f c he vollero rimettere in libertà la Reina , da lui tenuta 

con a neo^io , che in ftretto carcere , fu corretto timorofo partir di Napoli» 
toiiit tjia- t iri} ' . .. . _ , , , ,. ■ r , , r . 

corro della ed in Francia cambio la Real Clamide m abito Monacale , e la celata 

Marcia. j n cocolla . Quello appunto a mio parere è quel Re di cui parla il Cri- 
fcuolo , poi. he benjflimo accorda con la cronologia di que' tempi, ne' 
quali il Zingaro fu littore , e fu de* Regi di Napoli , concofiacofache 
non poteva in conto veruno effere Al fonlo primo , il quale fu adettata 
da Giovanna dopo più anni fcorlì delle feconde nozze, cioè, allora quan- 
do vedendoli fola , e fenza figliuoli , anzi fenza fperanza di averne, con 
Ambafciaria di Malizia Carraia chiamò quel Realla fuccdlìone del Re- 
Re Alfonfo o n o , che fu circa il 1421., che però dico , che eflèndo Giacomo allo- 
adotuto uà ^ ^ ^ ^^ j, 2, n garo fatto Pittore , di poco tempo fpofato , e per- 
f "i'n no- ciò pacificamente vivendoti con la fpofa , non effendo inforte ancora le 
me dellaRei turbolenze , per gli avvifi de' fuoi Franceii , che turbarono la fua, e la 
na Gio: ;e-_ u j ete d e ' p.-poli per la prigionia di Giovanna , potè beniffìmo, con fuo 
• 0^ ' ia • cufto , effere a parte de' fponfali nel Zingaro , ed effer dipinto da lui » 

come lo fu in appreffo il Re AHonfo ; che dopo Cola Antonio in fommo 

pre- 



Pittore, ed Architetto. 135- 

pregio lo tenne , infinche vide Antonio ; dal quale fi dice , che volfe 
efler dipinto anche nella tavola , che aveaii mandata a donare Giovan-pavola di 
da Bruggia , con f irvi ritrarre Ferdinando primo Tuo figliuolo, con altri G''o : dajj 
famigliari di Corti- j come veramente pare in detta tavola eflervi dipin- Bruggìa di- 
ti i fudetti ritratti con figure rifatte di mani ra del Zingaro, che non P, in *j> anche 
,. _. -in • v l j- 1 • j » r» 1 1 - m Napoli 

era propria di Giovanni da Bruggia , ma si bene di lui , e de Donzelli nQ , ^^ 

fuoi Diirepoli j de'quali vi è chi dice , efler fatti i fudetti ritratti , e le 
acconciature per ordine di Ferdinando, e non di Aìfonfo; la qual co- 
fa lafcio al giudizio de'puì periti delle noftre A'"ti,paflando a far parola di 
ciò, che ne feri/Te il Notajo Pittore , a cagion di che ho ftimato nectfl?.- 
ria quella digreffione in quello luogo, per render facile a 5 leggitori il kio 
fcritto per intelligenza del tutto , rammentando prima , di riportar 
fue notizie quello , che fcriiTero i nollri più gravi Autori de' Re di Na- 
poli , come furono il Collanzo , ed il Summonte , per autorizzare co 1 
loro detti la veridica penna del Grifcuolo , che cosi fcriife dopo regi- 
mate le memorie di Gola Antonio del Fiore . 

Ora ilUngaro per amore della fua figlia ( Intende la figliuola di 
Cola Antonio fudetto ) come fi racconta , perche il l'aire li difie , che 
fé diventava Pittore -, come lui ■, ce l'avaria data ; Il Zingaro che se 
chiamo ancora Antonio , andò finora a trovare un bravo Pittore ■> cbia- 
vtato Pippo , oLippo a Bologna , per quello che fé dice , e Jìando afiu- 
diare con lui , lo quale a prima non lo voleva imparare , perche lo ve*. 
deva giovane grande di più di 2 6. anni , tanto pregò lo 2 ngaro il Pitto- 
re , che Jìudiando , come diceva , diventò maglio del fuo maellro , che 
lo vantava all' altri , e a li fcolari , e fece bone cofe con lui , e partito] e 
da lui , jentendo che ci era un bravo Pittore a Fiorenza , ci andò > # 
ancora riufet -meglio di quejlo , e di altri , dipingendo a Venezia , e a 
l{pma , dove poi rivenuto a Napoli , fu prefentato al Re , ed alla Regi- 
na Giovanna , da un favorito , alla quale come a Vafiallo le dijfe tutto 
quello che aveva fatto , ne ejja lo riconofeeva , cjjendo venuto in altro 
modo i ma venendole a mente la promejja di Cola Antonio , fi fi cero ri" 
trattare da lui ; come aveva fatto lo favorito , e mojìrato quelle pittu- 
re de* ritratti a Cola Antonio , con una bella Ma Ionia ■, Con hAli Angio- 
letti , che l'aveva portata a. donare > il detto Colantonio se ne mar avi' 
gliai di cos't belle pitture , e doppo molti difcorjì di chi fiujfe mai , che 
l'avefie fatte i difie la Regina , ed il Re, se lui darla la figli a a chi face- 
va quelle belle pitture , più che a quello "Zingaro , e contentandofi cjjo, 
dicendo che s) , fecero ufeire lo nuovo Pittore , che aveva intefo lo tutto* 
da che refib tanto maravigliato Colantonio , vedendo chi aveva fatte 
quelite pitture bellijfime > con che , le diede la figlia , e facendo lo fpon- 
jalizio quelli Signori , ejjo difie ■ che fpofava la figlia a la virtù di An- 
tonio , non alla nafeita de lo Zingari > Ma la Rjgina volse che cos'i sera 

pìtm 



1 3 6 Vita di Antonio Solario 

prefjje chiamato; e così H2 : ngaro per mzzo di tante fatiche ebbe 
l'amata Donna , per amore d.' la quale era diventato littore ; e poi fu 
anco Vittore molto l'.imato della Regina /ridetta , coite anco de lo %e Al- 
fa n fo , dove che allora fi cantava a tutti lo cafo fucccejjb dello amore j 
con che era beato quello Signore che poj/edeva un fio quadro , pagando/i 
le [ne pitture gran denari , e la fama delle fue beile pitture dette, e bel- 
le Madonne , andò per tutto il Mondo , anco da primo , facendo molti 
quadri, ajjai J.imati , e dipi nf per li Monaci negri di S. Benedetto in 
S.Severino , un Chio/iro pareggiatore , e anco dentro la Chi e/a , ed an- 
co ahi Monaci bianchi a Monte Qiiveto , che fon Co/e ajjai buone , e anca 
alla Chiefa detta vi è un fuo quadro , come a S. Domenico , con altre 
pitture , a S. Chiara , a ò. Lorenzo , a S. Maria la Nova , a S. Maria 
a Chiazza , tutta una Cappella , dove era lo Crocifijjo di Pietro de Ste- 
fano , e a S. Giovatine a Carbonara un altra Cappella , e la Chiefa di S. 
f ahi ano ■> S. Afprimo , la Collegiata , a S. Martino , a S. Ermo , e af- 
fai onorato Vecchio , ricco di fi gli , avuti dalla cara moglie , a chi la- 
/ciò riccha di danaro, e di robba , mor) circa ilmillefimo del 145T. 

Notar Crifconius. 
Molte dell'opere notate da Gio: Angelo Crifcuclo , da noi più non 
fi veggono , per elTer fatte in frefeo, e modernate le Chiefe con le Cap- 
pelle , come h è detto» Così ancora è accaduto ad alcune fue tavole , 
delle quali facendone diligenza per le Chiefe mentovate , non ho potuto 
riuvenire ove fuiTero trafportate ; cioè di quelle di S. Gio; maggiore, che 
chiama la Collcgiata,di quelle di S. Fabiano , di S. Afpreno , e di altre; 
Veggendofi folamente le già notate pitture , che belliffime a maraviglia 
in lin'oggi confervanfi , e che fono le più rimarchevoli,coine fon quelle: 
della calata dalla Crocè in S. Domenico , del Noviziato di Monte Olive- 
ro , del Sk Vincenzo Ferrerio , le pitture alla Chiefa del Succorpo 
di S. Severino , della B. V. nella Chiefa di fopra , come anche dell' Ar- 
canpelo Rafaello , ed altre tavole che fono per lo Moniftero , e le pittu* 
re memorabili del Chioftro mtntovr-.to , e 1' altre già dinanzi defentte ; 
Per lo Real Convento di S. Maria la Nuova fi veggono altre opere fue, 
che in genere loro fono belliffime , maffimamente alcune Madonne,con 
i loro Bambini , dipinte con fomma diligenza , e per lo più in Campo 
d'oro, accordandole così in que' tempi con lavori di p';ù maniere di» 
pinti fopra quel Campo , per ornamento : e vaghezza, fecondo 1' ufo 
di allora ; e tutto che Cola Antonio del Fiore ave/Te cominciato a di- 
("cacciar queft'ufanza del dipingere in Campo d'oro , per far pompa della 
morbidezza de' colori da lui cosi ben ritrovata , acciocché focihio non 
andafie in que' dorati lavori vagando , ad ogni modo il Zingaro volle 
ancora untarli , per ricchezza di alcune immagini di noftra Donna , eh* 
«gli dipinfe , avendo ancor lui , come il Suocero , voluto dimoiare al 

Mondo 



Pittore , ed Architettò. 1 3 7 

Mondo l'accordo de' (uoi colori , nell'unità , e copiosità delie llcrie > 
ove accordando i campi col vero , appena vi hfciò l' ufo delle Diademe 
dotate, per vcncrazion di que' Santi , chi elle rappretentavano , ban- 
che in molte altre pitture non volle ufarle . Ma è tempo ormai di veni- 
re al racconto delle opere, eh' egli fece, e che di lui fi veggono , e ptrb 
dico , che cominciò con Pietro, e Polito del Donzello 1' opera di Poggio 
Reale per lo Re A Ifonfo primo , ma fattovi alcune figure, la lafciò 
tutta a quefli fuoi amati , e fufficimti Difcepoli J per tali avendoli ap- 
provati al mentovato Re ; come accennò Marco da Si^na nel fuo d.fcor- 
L , ove difle : che ajutorono il Maeltro nell' Opera di Poggio Reale ; e 
veramente per rifpondere a i te mpi , pare che al Zingaro , come a 
capo , fnfle commeffa l'opera , e poi da quelli eftguita . 

Delle pitture , che in varj luoghi d' Italia egli dipinfe , e per mol- Varie pie- 
ti Principi , e Perfonaggi in que' tempi, non ho potuto avere certa noti- ture del 
zia, (e nonché nelle Gallerie di varj Principi efteri fi ritrovano opere 2 ,n £aro. 
fue, per ornamento di quelle , e per compimento» del numero de' più 
virtuoli Pittori memorabili di que' Secoli ; come nelle raccolte delle 
Gallerie de' noftri Principi Napoletani fé ne vedono delle belliflìme , ed 
jnfpeciein qu; Ila del Signor Principe di Tarfia Spinelli vi è una tavola 
circa tre palmi , di mezze figure , ove è dipinta la B. V. col Bambino 
affai graziofo , ed un Angioletto da un lato , e dall'altro un Santo Bene- 
dettino ; Cos'i parimente vi fon due quadretti , affai ben dipinti,per tra- 
ve rfo , ed in uno vi è la Storia di Erodiade , con la tetta di S.Gio: Ba- 
ùtta , portata innanzi la menza del Re Erode , e nell'altro fi vede S.Gi- 
rolamo da Cardinale , levare la fpina al Leone , con altri Santi , e fi» 
gurette affai belle . Così nella Galleria de' Principi della Rocca Perdi- 
fumo vi è la medefima Midonnim , che dal Zingaro fu portata in dono 
alla Reina Giovanna , con altre fue pitture ; Jn quella del Duca della 
Torre Filomarino , ove fra l'altre infigne pittare vi fi ammira quelli 
celebre, ed inarriv?.b,le delle tre Marie di Annibal Caracci , vi fono 
di Antonio alcune picciole tavolette con iftorie di S. Gio: Butifta, ed al- 
tresì una mezza figura di una S. Vergine molto bella , e nelle altre di 
v.irj Perfonaggi , vi fono opere fue , e ritratti , oitr: j de' mentovati del- 
la Galleria del Principe di Montefarchio . Così nelle Cafe di varj parti- 
colari , amatori delle antiche pitture , ancor fi veggono molte opre 
fue, e nella raccolta de' dilegui de' primi Pitt ri, che ultimamente 
avea unita D. Gafpar d' Hiro , Marchefe del Carpio , e Viceré di Na- D. Gallar 
poli , fi pregiava averne ben dodici di mino del Zingaro ne' libri fuoi. ° ^ 3i ".^ 1 ' 
Cesi nella famofa raccolta del P. Reità , della Congregazione dell' Ora- c ". ''| Na ' 
t rio in Roma , mi viene accertato da ProfefTor di Pittura , che 1' ha rileccante 
veduto , che ve n'erano acquarellati di nero , e roffo belliifimi , af- di Pùutra . 
fermandomi ancora il fudùetto ProfefTore , che altri ne polTedeva il ri- 

S no- 



1 3 8 Vita di Antonio Solario 

nomato , ed erudito Gio: Pietro Bellori , nelP Ahm Città di R orni, fra 
fuoi fcelti difegni , che poi 1' ebb : in un con gli altri il celebre Cirio 
Maratta; e nel nofiro libro de' difegni de' valenti M;e(tri, li veg- 
giono due m.'vze figure a penna , difegnate di fha mano , le quali 
molto ving no filmate da' Profeffori , e da' dilettanti , per edèr 
p.irto di sì pregiato Maeftio. e rare memorie della veneranda an* 
tienici . 

Or qui non pollo a meno di non maravigliarmi del come un Arte» 
fice così noto , per lo nome , é pt r 1' opere , fia fiato trafcur.to da tut- 
II Vfrri ti quei , che fcnilèro di Pittura , e prima da Giorgio Vafari , che cer» 
non k.<L_» tarmnte dovttt vederne 1' òpere , (e non altrove , almeno qui in Na- 
nnini meii- p |i t 0Ve quelle del Chioftro di S. Severino , del Noviziato di Monte q* 
Zingaro'' ' lVet0 » ( ove '' Vafari più opere dipmfe ) la tavola di S. Domenico, del 
con 'torto' depoiìto dalla Croce , e quella del S. Vincenzo Ferrerio in S, Pietro Mar- 
delia Virtù tire , col S. Francefoo in S. Lorenzo ponno ftare beniffimo al con- 
dì quello fronto di qualunque famofo Pittore di que' tempi ; Non dico già de' 
to 5" molti da lui deferitti , i quali non meritavano i tanti onori, che già 

mo f Q ^ ' a * egli li fece , come dille Marco da Siena , ma parlo de' migliori , a cui 
il Zingaro non era inferiore; perche dunque nonne fece parola , e 
per qua! cagione non gli refe l'onor dovuto , facendo giuftizia alla vir- 
tù di lui ? Che però moflo da quello giuftiffìmo motivo il Cavalur Maf- 
fimo Stanzioni , ferine nelle lue note le fegu_nti parole contro elfo 
Giorgio: £ perchè del Zi riparo] detto non ha fatto parola , quando era 
meglio di tanti fcritti Vittori dì quel tempo , e cos) delti Architetti-, e 
e delli Scultori di allora &-c. Ma io per me non so firnealtro argomen- 
to » fé non , che 1' eflere il nottro Zingaro del Regno di Napoli , fu ba- 
llante motivo a firlo incorrere nella forte degli altri antepaffiti Maefirij 
fé pure non vogliam dire , che il V ilari per la fcritta fila paifione volle 
le altrui glorie celare , per dare alla lua Fiorenza , ed a* iuoi Tofcanl 
ogni vanto . Così con Giorgio non ne fecero ne meli parola altri Scritto- 
ri dell'arte del difegno , ed antichi, e moderni. Ma quello, che più 
maraviglia mi accrefee, lì è , the da molti è nominato , ma da ninno de- 
Abbagllo f Critt0 • Che più ? IIP. Orlando nel fuo Abcedano Pittorico , in cui 
del P. Or- nomina tutti i Pittori dell' Univerfo , Cita ( ingannandoli però / il Zin- 
landi . oaro per Maeftro di Andrea Sabbatino da ^Salerno , che fu tanto dopoi , 
e non ne fa la memoria a parte; che fé bene poterle feufarfi , con dir 
forfè , che n.una notizia da' libri egli ne avea ; come da quei del Vafa- 
ri , che fono il fonte , e l'origine di tante belle fatiche ; ad ogni modo 
però , potea b.-n dire : Che coftui era fiato Pittore famofo , e che vifTe 
circa il tal tempo fec. Perciocché, come n' ebbero le notiz.e il Cri- 
fcuolo , e Marco da Siena , col Cavalier Malli no , così p teano aver- 
le gli altri ancora , e tanto più che lo fcritto amore del Zingaro , per 

cui 



Pittore, ed Architetto. 139 

cui divenne Pittore , è cofa orimi di volontà , quali per le bocche di tut- 
ti ; Con clii fé rob poteano (caverne le notizie piene , e diftinte , al- 
meno poteano farne una buzza , come lo Icntto MaUìino già fece » il 
quale Icrnl'e quello , che ns fé n ti va dire , come da noi fu portato ; ed 
in fommi ogni coli , che fé ne luffe f. ritto, l'aria fiata biffante a cancel- 
lare la malignità , tacendo di quell'Art lice minzione onorata . 

Ma già che , forfè per fupreini gnzia , fu quell' onor desinato al- 
la debolezza della mia penna , egli è dovere , che munì cofa traforan- 
do, aneli.- a colla di qu illivoglia fatica , od. faggio, fi faccia chiaro al 
prioada il merito di qu.fto Art fice , ed in quii fupremo grado fu 
Canuto ; conaoifìacofuhe , non folo da' naturali Regnanti fu egli 
ben veduto , e carezzato , mi anco da un Pontefice Romano fu 
chiamato in Roma a dipingere in una Chiefa , che fecondo il Cnfcuolo, 
fu in S. Maria Maggiore , die in quel tempo era (lata riedificata da Papa 
Eugenio IV. , ovver Nicola V. , il qual Papa udita la fama dd Zinga- 
ro , lo chiamò in Roma a dipingere una Cappella , e la Tribuna di det- 
ta Chiefa, «tei le quali pitture non fé ne trova velliggio , per efTerfi dopo 
modernata la Chiefa ; come altresì di altre pitture ivi ratte non fé ne 
hanno altri rilcontri , fé non che quelli ne fcriffe il citato Agnolo Cri- 
fcuolo , e he per finire il rapporto di quinto difle del Z:r.garo,quì fi tra- 
fcrive ciocche di Ini foggiunfe . 

£' da faperfi ancora , come ho trevaeo notizie , che il predato An- 
tonio Solario 1 detto il Zingaro , fia della Terra di Civita , vicino Chie- 
ti » ed emendo cos/famofo Pittore , la fama fua pervenne all' orec chie , 
de Eugenio Papa , o de Nicola V. Papa , il quale avendo reedtficato in 
Bgma una f amo fa Chie fra , che fé dice ejjsre S. Miriti Maggiore , over» 
avendola rijiawata , chiamò il Zingaro a Hpma , dove ricevuto eoa 
molto onore , dipìrife in detta Chiefìa la Tribuna , e certe cofe a una 
Cipptlla « e anco fé dice , che dipinfe una Cappella dentro S. Pietro , e 
molto bene riconofeiuto tfeCe altre cofe ad altre nobili Per foriere tornò a 
Nippli con premio,? benedizione del fudetto Papa . Hitar Crifconim' 

Dicefi però da alcuni , che ncn riedificorono la mentovata Chiefa 
di S. Maria Maggiore , ne Eugenio IV. , ne Nicola V. Pontefici , ma 
che si b.ne fu fitta da Eugenio molta fabbrica nel Palaggio del Lutera- 
no , come ancora in S. Pietro , ed egli dine ordine , al riferir del Pla- 
tina , che tufferò fin. te tutte le pitture già fatte cominciare da Marti- 
no quinto nella Chiefa di S. Giovanni Laterano , e ne fece fi re dell'al- 
tre anche in S. Pietro , nel Palaggio Vaticano , laonde credo affai ferma- 
mente , che quello Pontefice lo chiamali; in Roma , tanto più , che fu 
amico del Re Alfonfo Primo di Aragona , già coronato del Reame di 
Napoli , come fi ha dal Platina mentovato , e dalli noftri Storici Autori: 
Altri dicono , che anche Papa Nicola Quinto fece molte magnifiche fab- 

S 2 briche 



i Ao Vita di Antonio Solario 

briche vicino S. Maria Maggiore , fecondo afferma il medefiino Platina, 
Panvinìo. col Panvinio , e confeguentemente alcuna cofa riftaurò , ovvero abbellì 
nella Chiefa mentovata ; Ma comunque ella la bifogna foffe avvenuta , 
egli è certo , che il Zingaro dipinfe due volte in Roma , e quell'ultima 
vi andò chiamato da un de' fuddetti Pontefici , giacche veggonfi alcune 
figure da lui dipinte ancora nella Libraria Vaticana , e nel Succorpo 
della Vaticana Bafilica , le quali efprimono le Virtù , o le feienze ; oU 
tre del e figure , che miniò su la Bibbia Sacra, la quale da un Pon- 
tefice fu poi donata a Cardinale Olivieto Carata i poffedendone un altra 
ancor dal Zingaro figurata , il Cardinale Annibale di Capoa , la quale 
egli lavoro o p~r Arrigo Minutolo Cardinale , o per Aflorgio Agnefe . 
Nella Libraria famofìlììma de' Signori Valletta vi erano le Tragedie di 
Seneca fentte in carta pergamena , e quella era eccellentemente iftoria- 
ta dal Zingaro , e vi erano figure , tette, ed attitudini , che non potea- 
no tarli migliori nel genere loro; e tutte quelle pitture di minio , fatte 
con accuratiilìma diligenza avevano il campo uguale di finiiììmo azur* 
io, oltramarino , con accompagnamenti di architettura , e profpettive 
affai bene intefe • 

Così dunque il Zingaro avanzato d'anni , di riputazione , e di (li- 
ma per le fue bell'opere , appreffo di ogn' uno, ricco di facultà , e di 
onori , fatto Vecchio di circa 73. anni , lafciando di fue fatiche molto 
agiati i figliuoli ( de' quali non fé n'è giammai faputo alcun nome , per- 
chè nulla elfi fecero Jcon fomma pace chiufe gli occhi a quella vita mor- 
Su3 morte, tale , per aprirgli, come fi fpera , all'eterna . Lafciò eziandio Difcepoli, 
che nel fuo tempo medefimo furono valenti Uomini , come furono 1 due 
SuoiDilce- f ra t c Ui J e l Donzello , ed altri molti della fua fcuola , fra quali fi con- 
p ' tano Agnolillo Rocca de Rame , Buono de Buoni , con Silveftro il Fi- 

gliuolo, Simona Papa , -e Nicola di Vito , il quale fu molto faceto, ma 
non fu Pittore di Mima, come di lui può vederli . Così ebbe eziandio 
altri Difcepoli , e lì dice , che egli imparò a colorire 1' Abìte Antonio 
Bamboccio , aiutandolo a dipingere quella (lorie delia B. V. , che fono 
efprefTe nel Chioftro di S. Lorenzo . Ma que' difcepoli , che gli fecero 
grande onore , e che tennero tutta la fua maniera , furono Pietro,e Po- 
lito del Donzello , poco dianzi accennati , i quali da lui furono amati te- 
neramente, per la loro fomma bontà de'collumi , e dell' arte Pittorica ; 
come a fuo luogo , fi farà di effi menzione onorata . 

, ,. Fu il Zmcaro veramente affai dolce nel colorito, e benché man- 

bue laudi, e -, i-i, » j- m .ir 

diletti eie il* ca alquanto di grazia nelle mani , e ne piedi , e tal era nella poll- 
ane .} tura , ovver buona moffa in alcuna delle fue figure , ad ogni modo 
però ftppe darli azione , e moto affai naturale . Nelle Storie fu ccpiofo 
inventore , e trovò bei concetti per (piegar. 1' idee di que'penfieri, che 
concepiva, fituar.do ne' propri fiti le fue figure con prolpetiche rego-. 

le i 



Pittore, ed Architetto. 141 

le ; intendendo la Profpettiva più * che altri Pittori de' tempi fuoi , ed 
in vero , fé abbiamo riguardo a quell'età , vedremo chiaramente , co- 
me egli lì accolto più al vero , di qua'unque Pittore di que' fecoli ( a ri- 
ferva folo di Cola Antonio ) e per acquiltar quella parte , allora diffici- 
lillìma , copiava tutto quello gli bifognava dal naturale , come ne un 
fede que' veftimenti , e cofe tutte ,;che li tifavano ne' tempi fuoi,e nel- 
le tefte fece tanto ftudio , che tutti fuperò ; e tanto, cheinlìno a' no- 
ftri giorni fi ammirano più vive che dipinte ; per la qual cofa fece egli 
ritratti naturalismi , che nulla mancano, sì nella fomiglianza , come 
nelle/Ter b n dipinti ; laonde a gran ragione Marco da Siena feri (Te di 
lui quel bel vanto : ed in vero le tefte di co/cui , qnalora da mi vengo» 
vedute mi fimbran vive . I Paefi poi inlìno a' fuoi tempi non fi gran. 
giammai veduti così ameni dpinti , ne con tante vedute, quanto furo- 
no da lui efpreffi j avendo forfè a quefti un genio fuperiore , conciolsiac- 
chè , gli dipingeva accompagnati di lontani vaghifsimi , e di acque 
maravigliofe ; come nella deferizzione del Chioftro di S. Severino , già 
fé ne fece parola, ed ove pub il curiofo vedere la verità di quanto io 
qui narrai per far palefi i preggi di Artefice così raro ; ed ivi mirando 
l'opere Aie , con la confiderazion di que' fecoli ne' quali tutte le cofe 
aveano la maniera de' Goti , e perciò privi di ottimo gufto , così d'ifto- 
riare , come di colorire , fon ficuro , che gli prefterà quelle laudi , che 
dagli Uomini virtuofi , e di fenno gli vengono compartite ; e le quali 
da tutto il Mondo Pittorico , e dagli amatori della Pittura , giammai 
furon negate alla virtù di lui anziché a difpettó di coloro , che non ne 
fecero menzione , pure il nome del Zingaro ha rifuonato, e rifuo n'era 
fempre per le bocche di tutti i ProfeUòri del difegno , e degli amatori 
di elfo ; e tanto farà ballante per immortai memoria della fua maravi- 
gliofa Virtù . 



fine della Vita di Antonio Solario da tutti 
Il Zingaro nominato. t 



VITA 



I-j.2 

VITA DELL' ABATE 

ANTONIO BAMBOCCIO 
Pittore, Scultore, ed Architetto. 

SOno le virtuofe operazioni cotanto piene di merito, che fogliano 
anche riportar "bude apprtflo di coloro , che folamente il grido 
afcoltandone , non han giammai veduta cos' alcuna di elTe , p=r diretto 
di lontananza ; e cor.;edutami per vera ( ncom'eiia è ver. filma ) quella 
mia propcfizione , a quanto dunque lon tenuti coicro , (helecp-re de- 
gli Uomini virtucfi fi godono ccn'cr di prefer.za , e mafiìuiamente quel- 
le , che lu.ìro aila patria , e giovamento a! mondo han recato , per lo 
d: 'etto , e per V tf.inpio loro ; che pcr.jò gratamente nipciidendo a* 
b-ntfi-ii di elTV , qcr' che di grato animo fon forniti, e moralmente 
adoperandoli , adempirono a quanto i' Uomo giufto è tenuto , d.:ndo 
le meritate laudi a colui, che con tante lab nofe fatiche fé n' è rer.- 
duto degno» Dove che per io contrario operando , fon degni di eterno 
biafimoque' Scrittori , che avendo certa cognizione di ioro , ncn fanno 
parola akuna i quelli , che giustamente mer.tano una memoria etrrna, 
non che di pò. hi verfi commemorazione fi faccia ne 3 libri loro . Quindi 
è, che avendo io atìai ben ponderato punto cesi importante, mi veg- 
gio per rgni modo tenuto a far menz.one di alcuni Artefici • che fé bene 
Napoletani non tenero , ad ogni modo però VilTerc , e lavorarono in 
Napoli ; e fé bene aicuni lunga dimora r.on vi avellerò fatta , pure p. r 
gratitudine dille beii" opere lafciateci , te gii deve onerata memoria ; 
A Ciò ancora Ip.ngendomi Telcmpio datone dai celebre Marco da Siena , 
il quale avvenga che Sanefe egli fone , pure mo;Ib da grat.tudine delle 
amorevolezze tifategli da' Pittori Napoletani , aveva .mprelo a narrar 
Je laudi de" tr,p5U,.ti Artefici del d.fe^no di noftra patr.a ; che perciò 
con efempio sì grande , Ltb ancor' .0 n ~- di alcuni forafrieri , 

che gloriola mente in Napoli , e per ,0 Regno cperorono , de' quaii prij 
ma larà la Vita he fiegne dell' Abate Bamboccio. 

Nacque Antonio Bamboccio nella Città di Piperno »nelt anno in 
Antonio 112- circa dei 1 ?68. , da Dom:ri:c . :re ancor egli, di non medio- 

: 1 Pìpcrno ere abilità , mentreche quelli parlato i:: Napoli fu adeperato da Mafuc- 
ca D.rr,tm- C j ^ con ^ Q , ta amiti lavori di marmo , che egli aveva imprefo a con- 
durre per varie opere , che gli venivano ccmmelTe . Così dunque ve- 
dendoli affai bene accomodato di lavori , fi fece condurre in Napoli la 
moglie , ed il figliuolo , che a Piperno Ideista aveva ; L per. he 
coaui prande inchinazione all' arti del difegno pro&flàva , dopo che 

l'ebbo 



co 



Pittore,Scultore,ed A rchitetto. 1 43 

Febbe perquilche tempi Limito in quello , lo rnccom md v i i Mifucch, 
cui e^li ben conofcea quii valentìl»m.) fi forte in ambe le ficuttà , rf j E'^b? (cuoia 
Scultura , ed Architettura ; né punto s' mginnbcirc la fperanzi , che da Mafiwcio 
concepito egli avea , perciocché tu file il genio del Oifc'.polo ,e l'amor 
del Mieflro , che gareggiaroà citi pari , p r giungere quinto primi 
alla meta della perfezione , ma nel pm b. hi de' ita ij fu >i , r=ftò Anto- 
nio privo , così dell' amorofo M.iellro , iom ■ del caro Pi Ire , p r la 
qual cofa fi acconcio con Andrea Ciccione , per lo qu .le varj lav o. i ope- 
rando , venne con f una di buon Sciatore , e ili migliore rtrc .h.t tto , . " U 
ne contento di quelle due facuità volle ancora apprendere la pittura, 
per la quale innmzi g.à molti (ludj li ritrovava av^r fitto , lotto li di- i. B.jii 
rezi >ne di Colantonio del Fiore ; laonde avendo acquatalo buon nome , ciò. 
venne nella (lima di molti , ghe l'adoperarono a furali d.p.n^cre vani 
Imagini Sacre , delle qnali ancora tal'uni. a'nollri giorni le ne conferv. ; 
effendo una di effe, un'antica Immagine, .he in una Cappella laterale deli' 
Altare del Pifcopio fi conferva , veiio li Sacnflia, di un altra a S.Chi.-ra, 
e quella che poi laterale alla porti di S. Lorenz _> in una Cappella in col- 
locata nel ifoo. come di m.mofcritti di quelle Imagi ni lì raccoglie . 

Ma efercitan Ioli tuttavia nell' arte dei! a Scoi tura , come qu Ila, 
che più utile , e diletto folea recargli per 1' ufo n.-l quale erano allora, 
ed ancor dopo , le fcolture di marmo , ed in Nipoti più , che m altri 
Città fé ne coflu.mvano quafi in tutte le Chiete , e ne più dift.ntj I-'a- 
laggi ; come ne rende cnr.nlfimi tellimonianz.i il iempre mem rabile 
Autore Giorgio Vafari nella vita di Girolamo S nt croce, venne con- G'orgio Va- 
Ciò ad effere in malti vuj lavori intr gito , in tra de' quali cont.nli al- Kl11 - 
cune Sepolture , con molte figure in biffo rilievo lavorate , ed in fpe- 
cie fece quelle ili Gioluè , e Michele de 1 Santi nel Pifcopio lavorate , 
le quali molto effendo piace. ute a' Signori della famiglia Carbone , ed 
effendo altresì in quello t^mpa , che tu nel 1434. , morto il Card.nal 
Francdco Carbone, il quale fu creato Cardin.de d.\ Urb.no Se .lo f', 1 " 1 "!™] 
nel ii8f. , fu ordinato da' fuddetti Signori ad Antonio , che trig rli p r IiC ' ( \ 
dovdFe un (ontuofo fepokro , il qu de nello Alt ne della loro C p- Carboni: 
pella , eretta nel m.ntuato Pifcopio , voleauo collocare . Egii che fom- 
mamente defiderava far inoltra della lua abiltà , e di quinto neh ilu.l] 
acquiftato avea , fi pofe a lavorare con (omini diligenza il fep^lcro , 
orti ito con varie figure , e nella C^lfa di mezzo rilievo vi fcolpì i fatti 
del Cardinale , facendo in elfi apparire la mduitna dell'arte della feoi- 
tura , e la maeflria delia (uà intelligenza. Indi terminati gli altri or- 
namenti, che doveano accompagnarlo , fu fopra il difignato Altare iì- 
tuato con univerfaìe applaufo , e comp, acimento di que' della fami- 
glia del Cardinale ; dapoichè videfi il M.uftro lodato digli Artefici di 
tempi, infra de' quali le laudi di Andrea Ciccione molto onore gli 

atcreb- 



1 44 Vita dell' A bate Ant.Bambaccio 

accrebbero, per la ftima nella quale Andrea era tenuto in quel tempo } 
In qutfta fepoltnra noto Antonio il fuo nome , come cola lavorata con 
fommo ftudio , ed intelligenza dell'arte . 

Qudta fcpoltura veduta , e e nfiderata dal-Canlinale Anipo Mi- 
I! Cardinale nuto| o , allora Arcivefovo della Chiefa Napoletana, 1' invoglio di dar 
Aru'go Mi- compimento ad un fuo penficro , che da più tempo avea concepito 
nm< lo tece neìh fua mente i il quale era di voltre a proprie fptfe ornar di marni 
narnent! al- ' a Porta ma ggiore della fua Chiefa , la quale eretta tanti anni innanzi 
la poita del^ a "' ^ e ' Carlo primo , e fecondo di Angiò , erafi rimafa imperfetta, 
Vefcovado non avendovi badato i lor fucceffori , o per turbolenze di guerre, o 
di Napoli, perche in altri lavori di altre erezioni di Chiefe impiegati , punto non 
fi curarono del complimento di qu.-fta.Per la qual cofa volendo pure una 
volta vederla all' in tutto finita il Cardinal mentovato , e confideran- 
do quanto Juftro avrtbbe alia Chiefa di Napoli apportato col far quefVo- 
pera tutta di fcuìture di marmo , e quanto onore a sé fteffo , lafciando 
a Puficri memoria sì gloriofa , ne commife fenz' altro indugio ad An- 
tonio il penfiero ; Il quale con lieto animo incontrando opera cotanto 
fortunata per lui , ne formò un modello di terra cotta , che fufomma- 
mente gradito dal Cardinale; laonde con grandiffima celerità, avuti 
con fé nomini iftrutti nelP arte , ed attivi al poiììbile , oltre de' fuoi 
Difccpoli , diede principio all' opera , la quale in quello modo co- 
ftruffe . 

Piantò egli un Leone fopra la prima bafe , che affai bafla fi vede 
Vekrmortt pefar nel piano , (cpra il Leone pole una colonnetta , alta non più che 
Aidd ° ro ' e ' ,r!0 duli ■> e fepra il Capitello di effa vi fituò un Santo protettore 
dalla Città di Napoli , il quale per nicchia è fituato in una come Ca» 
fella alla gotica , giacche tutta la ftruttura di quefta Porta è in tal 
modo condotta, ed ogn' altro degli altri Santi, che un fopra P altro 
fuccedono , ha un fimile, benché variato ornamento. Vi fono da ciafeun 
de' lati molti di quefti Santi Protettori , tutti fcolpiti di marmo bianco, 
e tutti di tondo rilievo , pofando ogn' uno fopra la fua menfoletta , che 
fiiffeguentcmente fuccede dopo ciafeuno ornato * e ta 1 ordine Hegue in- 
fino lo limitare di Ppra della Porta di detta Chiefa , la quale ha come 
un fregio di altri Santi di baffo rilievo , e fopra quefti , volta un gran 
arco , fotto di cui fitunt- fi veggono le ftatuedeila B. V. col Bambino 
in braccio , che fiede maeftofa nel mezzo , avendo da' lati , quelle 
di S. Pietro Apoftolo , e di S. Gennaro , primo Protettore , e Padrone 
della Città di Napoli , dal cui lato vi fi vede la Statua del Cardinale 
Arrigo Minutolo inginocchjoni , in atto di pregare la gran Madre di 
Dio per lo Popolo Napoletano , e nel frontale dell' arco , in baffi rilievi, 
vedefi frolpito, ed un ornato , che fa alcuni angoli acuti da baffo, ove 
vi fono Angioli , chefuonano, e cantano , fefteggiando la coronazione 

della 



Pittore, Scultore, ed Architetto. 1 45 

d*lla B. V, che fi vede fcolpita in un gran medaglione tondo, in cui 
vi è efpreilo No^ro Signore Giesù Crilto , che la corona , e quello do- 
po 1 fuoi ornamenti , va da ciafchedun de' lati a terminare in un ango- 
lo acuto , che fa piramide , al quale è (oprappofto un zoccolo , che fo« 
ltiene una colonnetta , limile a quella già detta nel principio , e (opra, 
il fuo capiti- Ilo , aflai ben coftrutto alla gotica , vi è collocata la Statua 
di S. Michele Arcangelo , the ha fotto i Cuoi piedi il Dragone infernale, 
e quella Statua dà finimento alla Cima , come ancora tinifeono le parti 
laterali altre due colonnette , che alzandofi Ibpra le nicchie de' Sanri 
già mentovati , e di que' , che l'opra elfi lituati fopra altri zoccoli fuc- 
cedono , fanno finimento V Angiolo Gabriele da una parte , e dall' al- 
tra la B. V. Annunziata da elfo , reltando con quelli due Angeli , « con 
la fuddetta B. V. compiute quelle feolture delle cime fecondo i' ufo del 



gotico ornamento 



Terminata alla perfine quefi.i f.tica , cotanto laboriofa , e toltafi 
la turata , fu dia efpofta alla veduta di ciafeheduno , e da tutti coloro , 
che vi concorfe.ro , e che la videro , ne furon date all' Artefice le me- 
ritate laudi , ed al Cardinal Arrigo infinite Benedizioni , per avere con 
Comma generolìtà dato compimento così ragguardevole alla porta della 
Metropolitana lor Chiefa , la quale per Io fpazio di cento , e trent' anni 
incirca, da che era fiata riedificata da' mentovati Re, non avea fin- 
venuto un cuore sì gene rofo , che avefle voluto toglier quella rozza 
apparenza , in che era rimafa quella porta per gì' infortunj accaduti , 
come dinanzi nella vita di Mafuccio fi dilfe ; laonde veniva a deteriora- 
re la Rima della magnificenza di una tal fabbrica , dapoiche nel primo 
ingreuo non fcorgeali queir ornamento , che fuoP eflère il primo ad 
cfler vagheggiato , e commendato da' Spettatori , ed è il primo a da* 
nell' occhio di qualunque ad un tal luogo fi porta , per formarne giudi- 
ziofo concetto i ma quello, che maggior maraviglia recò agli occhi 
d-j' rifguardanti , fu il confiderare , che 1' Architrave , il cornicione , 
e gli ftipiti di elfo , eran di tre foli pezzi coftrutti , la qual cola ancor' 
oggi fi vede , ed è certo , che non può negarli da chi che fia contraila» 
tor delle laudi , di non doveifene moltiilìme contribuire a queft' opera , 
per tal rimarchevole pregio ; Il qual pregio ben conlìderato dal Cari 
dinal Minutolo, con tutta l'opera , volle , che 1' Artefice , oltre alle- 
laudi dovuteli , fufie contradiitinto ancora nedi onori , perciocché de- 
corò Antonio con una Abadia , pofia tra' confini della Città di Averfa, e ^ Cardina» 

della Terra di S. Maria di 6apua , che gli fruttava quattrocento feudi 1 , 2 ^'""r, 
j j .... , r , • 5 - 1 . , -r. dona una Uà, 

ai rendita , come li dice , la quale era in que tempi una ricthiilimaj;,, ad An- 

penlione . ton io. 

Decorato Antonio di qnefto onore , fu d' allora innanzi 1' Aba- 
te Bamboccio nominato , ed effondo da per tutto fatto famofo , fece a 

T vari» 



146 Vita dell'Abate Ant.Bamboccio 

varie perfone fabbriche di Cappelle , e di Palagi , che ora fon moder- 
nate , e fece vr.rie cofe di (cultura, edinfpecie la fepoltura di Orazio 
Zurla , e Pifcitelli , nel mentovato Pifcopio , ed in S. Domenico mag- 
giore un altra , ad un Signore della famiglia di Aquino , che è fituata 
Sepoltura nella Cappella di tal cafato , ed a quella Chiefa fece fare da' fuoi Di- 
dei Cauli- feepoh con fuoi difegni la Porta Maggiore,per ordine di Bartolomeo, di 
naie Arrigo Capua grande Aimirante del Regno . Morto poi il Cardinale Minutolo 

Mmucolo , mentovato plj folpì di fui mano la Carla ftpolcrale, ^he fu fituata fotto 

collocata-. . _ u . * , . v . „. , , , r f . ,. , ^ ., 

focco la li- ' a g otlca irmuna , che già rece Pietro de Stefani , nella loro Cappella 

buna ai Pie- alla Cattedrale , ed in quella ancora vi (colpi vane Storie di baffo rilie» 
no de" Sce- vo , ornate con molte figure , che piacquero molto in qne' tempi. 
" n ' # Avea in tanto Artuiio Pappacoda , favoritismo dello Re Ladislao, 

fatto enggere con fuo difegno la Chiefa di S. Giovanni Evangehfla , vi- 
cino quella del Precurfore di Crifto , detta volgarmente S. Giovanni 
Maggiore, e qutfta Compiuta nel 141 f. , volle, che Antonio medefi- 
mo gli abbellirle la porta , e facciata di quella Chiefa, a fimilitudine di 
quella del Vefiovadojanzi che penfafle di farvi cole pai belle, fé gli fuffe 
bile , conciofiacofachè efflndo la porta di quella fua Chiefa più piccioli» 
di quella del Pifcopio , veniva più riilretto il lavoro , laonde poteva 
dar più nell* occhio per l'unione j che però 1* Abbate Bamboccio per 
compiacerlo , vi fece un grande , e fontuofo ornamento di bianco mar- 
Porta orna- m0) con molte ftatue intorno, da poiché vi fituò a baffo una bafe , ove 
ta di marmi • r T ,. k n r i^i_ri\ 

alla Chiefa a S' aCere Vl P°' e un Leone , e dietro quelta , (opra altra baie alzo una 

di Arcufio colonnetta ritorta , che ha fopra una Statua di un S. Apoftolo, e quello 
Pappacoda. ha per nicchia l'arco , che attacca il freggio della porta , il quale è la- 
vorato con putti , e mezze figure , fopra quello vi è l'arco , a cui fa cor- 
nicione , e freggio un grande ornato , e fotto queft' arco vi è fcolpita la 
Statua tonda della B. V. a federe , col Bambino in feno nel mezzo , 
e da' lati ha S. Gio: fiattifta , eS,GioJ Evangeli Ha . Sopra la Cornice, 
nelle (Irifce della piramide piana , vi fono varj Angioli di baffo rilievo, 
che fuonano , e cantano , effendovi 1' (mprefa de Pappacodi fituata in 
mezzo di loro ; Sopra di elfi in un tondo , vi è la Statua a Sedere dello 
Eterno Padre , che tiene il libro de' fuoi Divini Precetti , e nell' ango- 
lo ottufo , che finifee la ftrifca , nella parte fuoer:ore , vi è figurato il 
bullo del Salvatore , fcolpito in baffo rilievo , che con la mano dritta 
tiene la trionfante bandiera della fua Croce , e con 1' altra mano la fi- 
gura del Mondo . In cima della piramide di mezzo , lavorata alla goti- 
ca , vi è la Statua dell' Arcangelo S. Michele , con fpada nuda in mano, 
in atro di abbatteee il Dragone infernale ; effendovi dapli altri lati delle 
altre due cime laterali , due altri Angioli , figurati per S. Gabriele, e 
S. Rafaello, i quali han fotto di loro due Statue de' Santi Apodoli Gia- 
comi , Minore , e Maggiore ; efs ndovi fìtuati più fotto , che viene ad 

efler 



Pittore, Scultore, ed Architetto. 1 47 

efser nel mezzo di quelle laterali piramidi , le Statue de' Santi Apofcoli 
Pietro» e Paolo . Sotto V arco fuddetto , ove è fcolpita la B. V. nu-nto- 
vata , vi fono le feguenti note , imprelì'e in una gran lipide , con ca- 
ratteri Gotici , che in quelli fenfi li fpieg-ino. 

Anno milieno CCCCXP. Hanc , ttbi , iftia referat , lumm dt 

lumine verbum. 
Virginis in gremì um Caro Radium Sancite J oannes , 
Atdem , contribuì , miks Art ufi us Ahnam , 
De Vappacatdis propri is dsfumptìbus aclam. 
Di qu.st' opera dopo , che fu terminata , e fcoverta al pubblico » 
ne ottenne Antonio mokiflìme laudi , ed opulento onerino dalla gen=- 
rofità di Artulìo mentovato . ConciolTìacofache , il lavoro per la ma- 
gnificenza de' marmi , e per la ftrnttiira di efio , venivagli appieno 
commendato da ogn' uno , per elTcr riputato cola aflai bella in que' 
tempi ; laonde il Pappacoda non volendo ingrato dimoftrarfi all' Arte, 
fice , che tanto luftro , con la l'uà opera , aveva alla (uà nuova Ghiefa 
apportato, lo premiò largam-nte i la qual cofa trevafi notata nelle 
antiche memorie ili quella Illultniiìina Cafaj avendo ciò attillato 1' o- Sepoltura, 
dierno Principe Pappacuda al molto Virtuofo Ferdinando di Ambrog- di Ledovi- 
gio , degnilfimo lettor di Matematica ne' Pubblici Studj Napoletani; co Alterna- 
li quale ha fitto noi partecipi di cosi belle notizie. ' cico > nel 

Ma una delle più faticate fepolture , che mai egli faceff.- Io Abate £ h r ioftro dì 
», i r ' ... , .' ... r .", , _. . „ o. Lorenzo « 

Bamboccio , tu quella di Ludovico Aldemarelco, che dentro la Chiefa di c pitture lac 

S. Lorenzo , allor videfi , ed or nel Cniodro fi vede , per tflerli in tal te vicino al 

modo accomodato il paffaggio da quello in quello , con toglierli la Cap- i'epoIcro,per- 

pella ove era fituato il fepokro , laonde è venuto a rellare per abbellì- c ' ie P- inia -» 

mento del Chiollro mentovato . In quello Depofito vedefi una quantità ? 1 "" ° l '?, S ° 
t r i • i- ■ i i r-« r r- r iu cappella. 

di figure , che 1 ratti del Detonto Signore rapprelentano , con ornamen- 
ti di più maniere , ed ordine affai bene intefo di Architettura nel fito . 
In effo , compiacendofi Antonio di quetl' opera , vi fcolpì il fuo nome » 
col millennio di quefl' anno 142 1. acciocché dagli anni non fuflè ad al- 
tri conceduto l'onore di tal laboriofo magillero i ed ancora per dimo- 
ftrarfi in quella memoria , Pittore , Scultore , ed Architetto , coma 
ancora per far palefe la grave età nella quale egli fcolpì quello fepolcro ; 
da poiché vi fi legge : Abbas Antonius Bamboccius , di Hiperno Yillor » 
é" in omnibus lapidi bus , atq', met allor um [cult or , Annuo Settua- 
genario etatis fecit 142 1. In quell'anno fuddetto fu finita quella opera , 
per i molti impegni di altri lavori , che continuamente tenevano appli- 
cato Antonio , ma 1' Aldemarefco morì nel 14 14. , e perchè ( comi fi 
è detto di fopra) allorché fu quello fepolcro fituato, il luo^o era Cappel- 
la , vi dipinfe lo Abate in una facciata alcune illoriette, affai bel- 
le della vita di noftra Donna , le quali infino a' giorni nollri fi veggo- 

T z no , 



1 48 Vita dell'Abate Ant.Bamboccio. 

no , ed hanno molta laude anche da' medefimi Prore/Tori. 

Or qui mi conviene alquanto ponderare come qu fio Artefice , ef- 
fendo fettuagenario poterle dipingere su la maniera del 7.igaro , giac- 
che quella maniera aflblutamente in quelle pitture conofcelì , e 
come averle da lui apprefo la meniera , che da Col' Antonio del Fiore, 
Ragioni in- fecondo il Crifcuolo dice , che a dipingere l'infegnb , & andarebbe be- 
torno allej nillìmo col computo del tempo di Col'Antonio , poiché quelli dipingeva 

Di *t Lire it ,; l • 

Bamboccio. in ' ino " a quell'anno r 5 7 f . , come fi vede notato nel quadro di S. Anto- 
nio Abbate , come fi dille nella fua vita ; laddove che il Zingaro non fu 
Pittore , che dopo il 1410, incirca , ed il Cavalier Malfimo Stanzioni , 
attefla ne' Tuoi (critti , che l'Abbate Antonio dal Zingaro imparò a di- 
pingere alla fua maniera , e che quelle pitture del Chiotcro di S. Loren- 
zo , tenea che dal Zingaro fufiero almeno in tutto ritoccate , fé non da 
capo dipinte ; che però bifogna dire , che 1* Abbate Bamboccio avefle 
il pronto di efler' anco fra gli Pittori annoverato , ( come fi comprende 
dalle fue notizie ,fcritte dal Notajo Crifiuolo , ove niuna menzione fa 
delle lue Pitture , ma folo gli fa onore per la Scoltura , ed Architettu- 
ra , come anche fa Marco da Siena , ponendo/o fra gli eccellenti Sculto- 
ri di que' tempi , ) che però dice , che avendo un tal prurito , cercaffe 
di fare in pittura qualche cofa , ajutato dal Zingaro , che allora fioriva , 
non avendo egli forfè de' coiori quella pratica , che aveva de' fcalpsl li , 
de' quali era maeflro ; e quello mio argomento vien confermato dalla 
pruova , che prima del tempo del Zingaro l'Abbate non dipinfe cofe in 
pubblico , ne alcnna cofa di rimarco infino a lui fi vidde , ne in altre 
pitture come in quelle vi poneffe il fuo nome ; Ed acciocché quella mia 
opinione non fia Rimata erronea , e lenza alcun fondamento , ecco qui 
riportate le parole medefime , che fu tal particolare ne lafc io notateli 
{uddetto Gavalier Stauzioni . 

Si nota , che il Zingaro imparò a dipingere Antonio Bamboccio « 
che fu famofo Scultore in quelli tempi , e quejìo fi vede dalle Hit ture , 
che poi fece , più migliori delle prime ; Come in quella del Chiojìro di 
S. Lorenzo , vicino la molto lavorata Sepoltura ds ll'Aldemarefco ; dove 
io tengo per fermo , che il fudetto Zingaro ci avejje dipinto i ejjendo 
quelle figur ette tutte alla fua maniera , e dipinte con fommojìudio , & 
amore dalle fue mani ère. Fin qui il Cavalier Malfimo , nella fua rac- 
colta di notizie de' Profeflòri del difegno ; per lo qual fcritto fi moflra 
chiaramente , che l'altre pitture dell'Abbate Antonio Bamboccio non 
fiano di quella bontà , che anno quelle di quefto Chiollro ; laonde vien 
confermato vie più il mio argomento^cioè, che avefle almeuo il Zinga- 
ro quelle opere di fue pitture corrette , e ritoccate , fé non da capo di- 
pinte , per buona amicizia in fra di loro contratta , e per la flima nella 
quale era tenuto il Bamboccio « a contesnplazione di che probabil cofa 

. ss, 



Pittore; Scultore, ed Architetto . 1 49 

fiè , che il Zingaro Tenga fu fi t flcrvare , entrando nella turata , lo ftr- 
viflè in respingergli qm Ile belle figurette , accordandoli il rimanente 
l'Abbate ; come fi vede dall'ordine di /frchitetcura , propriamente or- 
nata fecondo , che egli la coltumava dipingerla , e fabbricarla in altro- 
ve ; E da quella unione di amicizia credo ancora, che il Zingaro fi 
approfittarle ancor lui , per bene illruirfi nell* Archi te tt tira , giacché do- 
po di cotal pratica , fece con più regola le fue pitture ; come fi vede 
nel Chioflro di S. Severino , ove vi fonocofe meglio intefe in tal facoltà, 
che in quelle dipinture già fatte a Monte Oliveto , Se in altri luoghi di-* 
pinti prima . Anzi che, dopo l'amicizia del Bamboccio , e dopo altresì 
la fua morte , fece il Zingaro molte opere di architettura , guidando con 
fuoi difegni più fabbriche di Chiefe, e di Palagi ; E quella vicendevole 
comunicazione è anche molte volte accaJuca ad Uomini di maggior gri- 
do , e di altra perfezione , che non eran veramente colloro , accadendo 
anche ne' perfettilHmi Profeffori ;come lo attella l'efeinpio de'feeoli più 
recenti di quo' tempi ancor barb-ri , accaduto al divin Rafaello da Raf.uilo da 
Urbino , & a Fra Bartolomeo di S. Marco, i quali con le loro amorevoli Urbino , 
conferenze, l'un l'altro infegnando, fu il vecchio infegnato dal giovane e f ia - Bar- 

a ben colorire, e dipingere , e da quello fu„ quello nell' Architettura t ?!? co d \ 
. , j. Marco s 

lltimto • v ; '. infegnorono 

Ma è tempo ormai di dar compimento alla narrativa di quello vir- a vicenda^ 
tuofo Profeflbr del difegno , il quale virìe affai vecchio , dapoiche elfen- Y operar 1' 
do egli fettuagenario nell' anno 142 1. , come ferirle nel mentovato l " 10 *Yil» 
Depofito,vifTe ancora più anni,cioè circa il 145 f. , come riferilce il No- *'° 
tajo Pittore ; il qua! fcritto fecondo 1' ordine da noi prefo qui riportia- 
mo in conferma di quanto di cofiui fi è detto ; che fé bene poteafi in 
più fuccinto racconto riportar le fue opere , ad ogni modo non ho vol- 
futo effer dì negligente , o di poco amorevole riputato dal Mondo ; per- 
ciocché , non efTendo quello Artefice Napoletano , o del Regnc , mi fuf. 
fé rimproverato da tali uni., lo aver di lui poco fcritto ; valendo in me 
più tolto la Gncerità , e l'amore del vero , che la paflìon della Patria , e 
de' ProfefTori compatrioti ; dapoiche protetto tener le parti della Virtù , 
e del giudo . Ma per venire allo fcritto del Cnfcuoio , egli dopo le no- 
tizie registrate di Giacomo de' Santis , e di Andrea Ciccione , così di 
quello Artefice ne ferirle , fenza lerbare ( al fuo fòlito ) ordine alcuno . 

Ora avendo da far menzione de lo ftmofo Antimo Bamboccio , lo 
quale fu. dello Stato della Romagna , ma giovine -venuto a Napoli , 
imparai da lo ditto M<'J "uccio , da lo quale fu amato come folio , e fu 
•ualentijfimo Scultore , ed Architetto , avendo funerali tutti de Ili fuoi 
tempi , e anco quafi lo maefiro in Scoltura ; ma lui era figlio de Dome- 
nico , ancora lui Scultore di Marmit che ajutò Ma f uccia i Ma Antonio 
fece cefe maravigUofe nella pzrta del l'ifeopio , per lo Cardinale Minuto- 

itilo , 



i so Vita dell'Abate Ant.Bamboccio 

itilo , a lo quale poi fice la fepoltura , tutta lavorata , [otto ^ornamen- 
to de la Tribuna fatta da dietro de Stefano , e poi fice la porta di San 
Giovanni de li l'appacoda , come anco quella de S. Domenico Maggiore 
la fece fare confuoi di fé gai alli fopradttti Scultori , e fuoi Difcepoli , 
e lui fece la Sepoltura de le Cardinale Carbone , che è belli fsima , piena 
de figure ', Coi/ quella de Lodovico Aldemarifco a S> Lorenzo , e. vi pofe 
A tutte due lo nome , per ejjere opere molto faticate , e fece varie cofe di 
pittura, e fece lo Sepolcro di Errico Carbone , al fudetto fifeopio, e quel- 
lo di Giofuè , e Michele de li Santi , e di Grazia Zurla , e Tifcitiel/a , 
e d'un Signor diCafa di Aquino a S. Domenico ; Ma non quella fatta da 
Majuccio con molte figure , e buone fiatw . Così Antonio facendo molti 
lavori , fatto ajfai vecchio, morì circa fanno 143 5" • , lafciando fuo 
difcepolo il figlio di Col' Antonio , che fece belle cofe di Scoltura . Notar 
Crifconius . 

Fu quello ProfefTore , aliai copiofo nell'inventare , e nel porre in- 
fieme molte figure , dapoiche in tutti i fuoi lavori fi conofee aver egli 
cercato il difficile , e'1 faticofo ; allorché avrebbe potuto con più meno 
f.ttica sbrigarfene , laonde merita laude per lo fommo amore, che por- 
tò alle nobilillìme arti del difegno , mentre fatto vecchio con più ftu- 
dio le fue opere ccnduceva ; la qual cofa ne 1 noftri Artefici di Pittura » 
e Scoltura è fegno d'intelligenza maggiore, acquiftata Dell'operare 
molti lavori ;e quelli lavori medefimi nel praticargli poi Tempre par- 
tonfeono in vecchiezza la conofeenza dell'arte , 



Fine della Vita dell'Abate Antonio Bamboccio * 

Pittore , Scultore , ed Architetto 

da Ti per no . 



VITA 



IJ1 

VITA DI ANGIOLILLO 

detto Roccaderame pittore . 

NOn è (empre biafimevoIe,come da alcuni è riputata , a gli Artefici 
ilei difegno , l'ufanza di porre a chiare lettere il proprio nome nel- 
l'opere , che efpcr fi dcnno ali t publica veduta di ciafcheduno . Con- 
ciollìacofacchè , avendo un valentuomo molto (ludio operato per ac- 
quisir iuitro a fé Merlo ( ch'è il primo fine , donde l'utile poi deriva ) , 
e dovendo efporre alcun parto de' (boi pennelli , 1' aoccmpagnla con il 
fuo nome , per due cagioni . La primi, che per elfo fi vegga da cia- 
fcheduno quello Clio ftudio avanzato a perfezione , e da quella molili 
defiderj degli Uomini , debbino a lui , e non ad aitri , allogare i lavo- 
ri ; e l'altra cagione fi è , che dal vorace tempo non fiano affitto con- 
fumate le memorie delle fue indu'lriofe fatiche . Quefto appunto mi 
perfuado , che furie flato il penfiero di Angiolillo , del quale ora inten- 
do le notizie narrare ; Ed averle pure piacciate al Cielo , che tanti al- 
tri valenti mieftri così fatto avelfono , che forfè non fari.tn per tinto 
fpazio , e lunghezza di tempo rettati in preda di profonda dimentican- 
za , e di molti ancora , de' quai nulla lappiamo , e che rimangono nel 
filenzio perduti , in cui non retta egli il noftro Pittore , mercè del mme 
da lui fcritto nelle fue opere > per lo quale ottenne laude dal Notajo 
Pittore , allorché fcrivendo onorò le memorie de' noftri Artefici del 
difegno ; ed ora da quelli miei deboli , ma l'inceri fentti , vien com- 
mendato . 

Fu coflui della fi ola del famofiliimo Zinparo , & in compip.nia di r c 1 „ 
_ . J r , fcu ocolai'O 

Pietro , e Polito del Donzello aiuto il imeftro in varie opere , che quel- j e j diriga- 
lo dipinfe in Napoli , e per Io Regno , e ma Ili me in quelle , che per la ro . 
Città di Chieti , Patria del fuddetto maellro furon dipinte ; dopo di che 
avanzandoli fempre più con fuoj ftudj nell'arte , fece da sé nella Chie- 
fa di S. Lorenzo varie (loriette d.vote , intorno all' immagine della 
B. V- di Coilantinopoli , dipinta da Cola Antonio del Fiore, per ador- -y-ji Ice opere 
namento di quella , che piacquero a que' Frati in quel tempo; laonde dipinte .-<_» 
gli fecero fare una tavola di Altare , che fu fituata allora in una Cappel- S. Lorenzo, 
la accanto l'Aitar Maggiore , e poi rimale dietro di elfo , nel mndemarlì 
l'Altare fuddetto; ove vi figurò (opra la B. Vergine col Bambino in 
feno , ed ab.iflb vi fece S. Francefco di Atlili 5 S. Antonio da Padova , 
S. Ludovico Vcfcovo di Tolofa , e due altri Santi , che per 1' um do li 
fono affitto perduti ; Anzicehè la fudl.tta Cappella è totalmente dif» 
mefla , e difuf.'.ta , che retta per ripoiliglio de' fcanni , ed altri mobili 
della Chiefa , tanto è ella mal concia ; laonde la tavola mentovata cala- 
ta giù dall'Altare retta affai malmenata in quel luogo . Tale appunto è 

l'indù- 



152 Vita di Angiolillo N. 

l'incuria di molti , che lafcian perire le fatiche di coloro , che per mez- 
zo di onorati fudori , cercarono eternare i nomi loro ; e conciò fan pe« 
rire in quelli le memorie , V onordel luogo , e d Ila Patria loro . Cosi 
dipinfe ancora in S. Domenico Maggiore una Cappella a frtfco per la fa* 
migla Brancaccia , ma quella e/Tendofi modernità , le pitture più non 
vi fono , l'ideilo efll-ndo accaduto in alcun' altre Chiefe , ove avea que- 
llo Artefice impiegato i pennelli . 
A S. Maria Vedeiì però di fua mano , nella Chiefa ili S. Maria la Nuova un 

la Nuova . S. Gennaro a federe , &incontroin un altra tavola un S. Sebailiano , 
fotto del quale vi è notato da lui medtfimo, l'anno i45"6. Angiolillo 
a Rjccaderame fi ufi ', e quelle figure fon locate nella Cappella che fu 
delia famiglia della Palma , ch'è fìtuata nella Croce della Chiefa , dal 
canto dell'Epillola , e propriamente vicino quella del SS. CrocifirTo , 
nell'arco di ella , e laterale all'Altare , ed in quelli vedefi affai chiara- 
mente imitata ia maniera del Zingaro fuo maellro . Dopo quel!' opera 
d.pinfe Angiolillo una Cappella alla SS. Nunziata , la quale nel rifarfi 
alla moderna la Chiefa , dal bravo Architetto Ferdinando Manlio , nel- 
la magnifica forma, che oggi fi vede, fu in un con l'altre Cappelle but- 
tata à terra . Ma 1' opera fua più bella , a mio credere è la tavola dell' 
A S.Angio- Aitar Maggiore della Chiefa detta di S. Angiolo a fegno , vicino quella 
lo a legno . di S. Maria Maggiore ; ove tfpreffo fi vede l'Arcangelo S. Michele tutto 
armato , che conficca la lancia negl' omeri dell' infernal nemico , al 
quale con pittorefeo capriccio , fece le gambe, & i piedi di ucello di ra- 
pina; opera veramente condotta con fomma diligenza per i dorati lavo- 
rìi ufati intorno l'armi del gloriofo Arcangiolo , e per lo itudio accu- 
rato del tutto . 

Nota il Crifcuolo , che anco dipinfe alcun' opera nella Ghiefadi 
S. Reftituta , ma quella per diligenza tifatavi , non ho potuto mai rinve- 
nire ; quello sì bene the da lui notato lì vede , è nella Chiefa di S. Ma- 
S. Mana_j ^ ^^ pietà , vicino lefcuole di S. Giovanni a Carbonara , ove nel- 
dclla Plcca - Ja ta voIa , tfpofta all' Altare di una Cappella dal canto del Vangelo 
vi è dipinta la depolìzione di Crifco Signor nollro dalla Croce , la qua- 
le è efpreffa con molta pietà , e divozione; Male citate pitture det- 
te dal Notajo, come quelle operate in S. Eligio in una Cappella , e 
nell'antica Chiefa di S. Arcangelo a Baiano , per i vari accidenti , di 
tremuoti , o di modernazioni , più non vi lono , ne anco vi è memoria, 
ov'elle furon dipinte . 

Vien comunemente daciafehedun creduto , efier di mano del Zin- 
Y av0 \ a ;„_, garo fuo maellro la tavola, che fi vede cipolla nell'Altare maggiore 1 
S. Brigida della Chiefa dì S. Brigida , eretta all' antico Seggio di Porto , ma è ope- 
creduta di ra di An°iolillo > come manifelìamente può conofeerfi da chi che Ila 

mano del prat j c0 profeflbre . In quella tavola fi vede efpreift la Nafcita del Sai-* 
Zingaro. * va£or 



Pittore. 153 

Vator del Mondo , e fopra là Capanna vi è una qumtitì .li Angioletti , 
che cantano iiGloria inexcelfis D:o: Da fopra la medelirm Capanna , 
v'è dipinto un mezzo circolo di Splendore com.' fuoco, Se in elfo ve- 
defi la B. V. aoj^ripagnata dal Salvatore , eh; apparifeono a S. Brigi- 
da , !a quale ftà inginocchioni da un lato della tavola mentovata , e da 
canto ha un armario di facn libri ; Così dall'altro canto vedefi un San- 
to Vefcovo , anch'egli inginocchiato, ed in atto di contemplare il divi- 
no miltero della Nafcita del Figliuolo di Dio , giacché d -.ll'apparizione 
di Crillo , e della SS. Vergine Madre a S. Brigida , apertamente fi co- 
nofee eiTer vinone , conceduta a'meriti di que' Santi, che effigiati ivi 
fono ; & in tal modo retta feufato l'abufo d'introdurre ^n un medefimo 
quadro, che vi fia dipinta più d'un azione d'un' ideila perfona ; Abufo 
veramente pur troppo avanzatofi inlino a'tempi de più migliori Artefici, 
i quali credendo forle arricchire i loro dip.nti di con.euofi epifodj , in- g , . . 
trodutFero in una Pittura mule lima queir ifteiTa principal figura della Cenfuratoré 
ftoria dipinta , a fare altre azioni , nelle vedute profp-.ttiche , e tal'o- di quc'Pit- 
rainpoca diftanza fi è veduto dipinto un medeiimo Santo far due mi- '"«•fhedi- 

racoli , con replicate figure , anzi di più fi è veduto con le fuddute p ! n 2°no più 

m ■ r ti ••!• 1 r- r- 1 ^ Un azione 

azioni, enervi rapprelentato anche il martino del medefimo Santo ; la a > /• . 

qual cofa veramente non pub negarfi che non fia moltruofa , e perciò perfona in 

biafimau dagli Uomini d' intelligenza, e da periti maefii di Pittura ?un medefi- 

come Dottamente dimoftrò il Borghini nel fuo ripofo , ove con evi- mo 1 uaJr8, 

denti ragioni dannò un tale debellabile abufo . 

Fece Angiolillo varie altre Pitture , così ne' pubblici , che ne* 
privati luoghi , ma le prime per le fcritte ragioni più non fi veggono, 
annoverando»" fra quelle le pitture con cui refe adorna la Chiefi 
di S. Giacomo eretta nella flrada detta la Sellarla , da' Signori della fa- 
miglia Mormile r.ell' anno 1446., e di quelle private, rarlfime fé 
ne veggono per un qualche incontro , che accader fuole ; Vedefi sì 
bene trafportata da' Confratelli dell' Arte de' Sartori , e Venditori di 
vedi nelP Orarono, eretto preflo S. Maria delle Grazie fopra le mura, 
e vicino P antica Chiefa di S. Agnello Abate , la tavola ove vi è efpref- 
(0 S. Michele Arcangelo , che ha il Demonio fotto de' piedi , la qual 
pittura , non folo è ragionevole , ma ancora è con molto (Indio con- 
dotta , e cesi bene , che dagli Artefici del difegno vien lodata per 
buona . 

Ma già con quelle notizie fiam pervenuti alla fine del racconto 
delle opere di quello diligente Pittore , il quale an.h' egli usb dipinge- 
re molte fue opere in campo d'oro, com'era il comun coftume in 
que' tempi ; ed ancor, he Angiolillo non avefle la parte migliore nelle 
fue cofe, com' ebbe alcun altro Difcepolo del Zingaro , m? Almamente 
i Donzelli , che uguagliarono il Mae(lro,e forfè in Ctfta dolcezza il paf- 

V farono, 



ij"4 Vita di Angiolillo N. 

farono , come nella Ior vita farà appien dimoftrato ; con tutto ciS » 
ebbe egli una gran diligenza , ed accuratezza particolare , ornando Ifi 
fue pitture con pazienti lavori , come conofcefi nel S. Michele Arcan* 
gelo fituato nella Chiefa di S. Angelo a Segno , già damoi mentovato j 
ed in altre fue opere ; nelle quali non può negarli , che oltre alla bon- 
tà della figura , e più delle tefte , non vi li conofchi ancora 1' accu- 
ratezza , e 1' amore, con che le fue Pitture conduceva ; Per la qual 
cofa , dopo averle a/Tai ben terminate , vi foleva fcrivere il proprio 
nome , acciocché gli apportando in un medefnno tempo onore , ed 
utile , da chi dell' opera fua voleva fervirfì . 

Di coftui non v'è certa notizia del quando veniffe a mancare » 
lucertela dapoichè Gio: Angelo Crifcuolo , che fcriiìe le fue notizie, in pochi 

della fui_j verfi le Isfcib regiftrate in quelle di Agnolo Franco, e dell'ultimo 

mo.-te circa Tefiuro , ed accennandolo più tolto che deferivendolo , cosi in quelle 

l'ul nnpo • r v 

iucceiieff ln ' en • 

Il quale Agnolo dipinfe la Chiefa di S. Gio: Evangeli)} a ; e- la 

Santo Michele Arcangelo , vicino S. Maria Maggiore , fé filmò che 
fuJJ'e filo , benché fé dijfe poi , che era veramente bona opera de Angio- 
lillo , detto ^occaderame , fcolaro de lo famofo Zingaro , e compa- 
gno delli Donzelli detti , che ha fatto buone pitture , a S. Bjjìituta , 
a Santo Domenico , &• alla Nunziata una Cappella fana , a S, Maria 
la Nova lo S* Gennaro , e f altro Santo a na Cappella ; a S. Lorenzo * . 
attorno alla Madonna di Cojìantinopoli , dipinta da Colantonio de lo 
Sciare , e altre figure , come a S. Maria de la ?ieth a Carbonara in 
una Cappella , a S. Catarina , e Paolo , a S. Arcangelo antico, a «SV 
Eligio , a S. Giacomo de li Marmile , e a lo Fifcopio , con altre Chie* 
fé ; ma Agnolo 'd.-tto primo , &c. 

Cosi profeguendo il racconto dell' Opere di Agnolo Franco , non 
termina quello di Agnolillo , con deferivere almeno il tempo in cui 
egli morì , il qual tempo mi perfuado , ehe fuccedefle circa gli an* 
ni 14^8. giacché la Chiefa de* Mormili già detta , fu eretta nel 1446. 
e fu dopo dipinta , ed eflendo paiTato qualche tempo , in cui egli ope-» 
re varie dipinfe , non vi refta certezza , che circa Tanno dato , ovve- 
ro nel 1460. al più, perde/Te la Pittura un così rfudiofg. fue Profeffore. 

Fine della Vita di Agnolillo. 






VITA 



VITA DI PIETROSE POLITO DEL 
DONZELLO Pittori, ed Architetti. 

COme il generofo Deftriero , cha moflb al corfo , non vien fovven- 
te (limolato dall' Uomo , che lo guida , o dalla gara di altro va- 
lente Corderò , fuol rallentarli , ed indi a pian paffoleguitar fuo cam- 
mino;Così appunto fuccede a colui, che mollo da naturale inclinazione 
Verfo una cotal fcienza , ovver nobile facoltà , muovefi con molto ca« 
Iore al corfo delle fatiche fui bel principio , per fi re ncqui fto di quel- 
la; Ma non venendo fpronato ne da Maeftro eccellente , che gli addi- 
ti il fuo efempio i ne da' concorrenti di fcnola , torto intiepidendo quel 
caldo di prima volontà , che già lo morie in brieve tempo , e divieti 
raffreddato, ed all' intutto perduto quel primo amor che lo fpinfe . 
E veramente colui , che defidera bene incamminarli in una qualche vir- 
tuofa applicazione , deve aver per compagna la gara ; dapoicchè non 
mai arr.va prima chi non teme tifer 1' ultimo ; ne fa molto corfo colui, 
che non ha chi gli corra innanzi , o che non fanti altri corrergli dietro . 
Che però incontrando lo ftu.liofo la gara , anzi che a bella podi cer- 
candola , e con ella cimentando il valor dell' ingegno in gloriola tenzo- 
ne , llia certo di giungere un giorno al fublime tempio della Virtù . 
Così appunto già fecero i due virtuofi fratelli , Pietro , e Polito del 
Donzello , i quali nella fcuola del famofìllìmo Zingaro vennero ad in- 
contrar quella gara tanto nece/Taria per affrettar a gran palli il cammi- 
no difficiliffimo dell' Arte nobilillìma della Pittuta, e fi videro , me» 
diante quella gara , giunti al polla della fublime ftima di ogn' uno ; 
come ne rifuona da per tutto la fama ; e come dalla lettura della loro 
vita , che lìegue , potrà appieno comprendere il favio leggitore . 

Fu la nafcita di Pietro circa gli anni 140 f. nella Città di Napoli , vr r • j- 
ove infin da tenera etì fu mandato a fcuola di Gramatica , e di Aritme- p; etro , 
tica da Domenico fuo padre j il quale difegnava dopo applicarlo 
apprelTo di se , che negoziava a Cambio , e 1 a merci ; ma erfendo il 
fanciullo latto appena adulto , perde la madre , laonde Domenico , e 
per guida di lui , e di alcun altra figliuola , che aveva avuta da 
quella, come per fornire di compagnia fé Hello , pafsò allefeeon- Il Padre 
de nozze con una giovane Fiorentina , affai cofhiniata , e di onefte bel- P 1 ^ *J. : e-» 
lezze , della quale a noi non è giunto il nome , per diftanza di tempo, ( - c °'"i«-^ 
ne di che famiglia ella fi foffe , fapendofi bene, che per le fuddette Hafce'p ©fi- 
lile buone qualità, fu poi moglie di Agnolo Franco , Pittore affai chiaro t o. 
de'tempi luoi ; come nella fua Vita fi diffe ; Da cortei ebbe egli Dome- 
nico dopo breve fpazio di tempo , Polito del Donzello , che fu così no- 

V ì minato 



jj6 Vita delli Donzelli 

m'nato ( per quello fi dice ) in memoria del Padre della Tua Donha » 
che era ftato Uom da bene ; equefto fuo ultimo figlinolo aveva Do- 
menico anche applicato allo (tudio delle lettere,per incamminarlo dopo 
a quello delle K-ggi , acciocché fufTe a fuo tempo divvenuto Avvocato 
Tj «h tmsJi ne' Reggj Tribunali, in Patrocinare le Caufe ; Dapoichè infin d' allora 
f 2 a Fw' tra grande il grido , e la Prepotenza degli Avvocati in Napoli , e de' 
da'qu 'tur" Tribunalifti ; come fi ha dalle noflre ftorie della Giurifprudenza ; ini 
pi t "la forte , ed il cafo aveano altro ftabilito di quefli due ben nati Don? 

Zelli , come in appreflb fi vederà . 

Viveva in quello tempo con fama di gran Pittore il noftro Colan- 
Cola An- tonio del Fiore , e dappertutto fi udivano i vanti, che meritamente fi 
ronìo del davano a' fuoi f-imofi pennelli ; dapoichè per mezzo di un accuratiffimo 
!' c vtnu " Audio , aveva ritrovato il modo dipinger con tenerezza, e paftofità 
j iTn2 di colori , cotanto fimili al naturale, che quafi aveva abolito 1' antico 

abufo de' taglienti profili , e delle crude tinte , che ormai fi rendeano 
a gli occhi de' riguardanti odiofe , dopo confidente le fue pitture cesi 
ben concertate , ed unite con mirabil dolcezza; come già nella fua 
vita fé ne fece parola . Qnjfto grido » che da tutti era intelo , fu anco- 
ra udito da' due fratelli , forfè nella fcuola ove andavano , e benché fof- 
fero ancora in età quafi tenera , con tutto cib s' invogliarono divveni- 
re ancor ellì ccsì,come quelli famefi Pittori; ma quella tenera pianta di 
nuovo defiderio fondò più alte radici nel cuore di Pietro,che come di piti 
età di Polito potè a fua porta provv.derfi di dilegni di Colanlonio,e quel- 
li poi copiati, farne parte al fratellojanzi che fpinti dall'amore dell'Arte, e 
da naturale in(linto,tbbero modo di farfi introdurre nella fcuola medefi- 
Vanno a_> ma del mentovato Pittore,ove da quel caritativo,ed egregio Maeftro,ot. 
/cuoia di tenevano utilizimi documenti , e ne' dintorni , e nell' operare il ma< 
Cola Anto. t ; tlto j ; ammirando Colantonio in loro la naturale abilità ; laonde i 
c "due figliuoli, più volentieri fi trovavano alla f:uola della Pittura , che 
a quella della Gramatica ; non perb il rigore del Padre , a cui non 
piaceva punto lo feopcrto genio de' due figliuoli alt i Pittura, facea 
fpeiTo, che tolti a quella , con mala voglia fi applicaflero a quella fcuo- 
la;ma in quello flato di cofe apportò il Calo della morte del Padre Top» 
portuno rimedio . 

Praticava in quello tempo a Scuola di Cola Antonio Agnolo Fran- 
co , il quale fi aveva fatto conofetre an h' egli per valente Maeftro , 
per la dolcezzi dell' acquillata maniera ; Quelli nel vifitar , che fov- 
vente faceva Cola Antonio, aveva più volte veduto i due amorofi e 
ben cottimanti fratelli , che con amore -, che eccedeva V età loro, ( ben- 
ché Pktro foife già giovanetto ) procuravano fare a qu.fto , con accu-» 
ratiffima attenzione , della Pittura; per la qual cofa «li li tra agnolo 
molto affezionate, e faceva ogni opera in p.rfuadcr Donv nico loro 

pidre 



re 



Pittori, ed Architetti. 157 ' 

faure^cciocchè i figliuolifda'quali era pregata) attendeflero di propofit 
alla Pittura , lafciando ogn' altra applicazione ; Cosi praticando Agno- 
lo a Cafa de* Donzelli , ed in quella avendo veduta la Donna di Dom«- M>:te del 
nico, Madre di Polito , fuxeduta la morte del mentovato Domenico, pa J<'c <*»' 
laprefe per fua moglie ; incontrando volentieri la Donna quefte fecon- j L " e f , Jjj~ 
de nozze , perÉh ; oltre 1' effer alla ancor giovane , e perciò neceffitata n ^ 2g dc] j a 
a rimaritarli per più ragioni , aveva ancora ben conofciuto 1* amore , Madre di 
che Agnolo portava a que' figliuoli , cui ella confentiva , che fecondo Pietro con 
il naturale iftinto , foffer divenuti Pittori ; laonde con la nuova dire- Agnolo 
l'ione .del Padregno , cercava ogn' un di loro avanzarli a gran palli , ^ raric - 
con perfezionarli al difegno , perciochè elfi avevano cominciati gli ftudj 
loro con gran fervore , ed effondo parimente botati ti' ingegno aitili!* 
mo, perciò falivano entrambi con pari paffo alla gloriofa altezia della 
Pittura , e con maravigliofo avanzamento . 

Intanto che i due fratelli cercavano con bro fladj far acquilo 
dell' Arte del Difepno , fuccedette il cafo del ritorno del Zingaro , già» . 

• r ■ r r ■ n !• j ~- f r ,v 1 t? -„ RlCOlTlO del 

per i raticofi faoi ftudj , divallato Pittore ramofihimo , e la F-ima rac- ^iu^aro in 
contava da per tutto il mezzo, per lo quale era fucceduta la metamor- Napoli , e 
fofi prodigisfa ; raccontandoli altresì la perfezione alla quale era giun-fua gran_» 
to , nell' arte della Pittura 5 vedendofi già nel pubblico da lui dipinte rama. 
opere (limate in que' tempi , non folo eccellentiflìm? , ma tenute da 
tutti miravigliofe . Vedute quelV opere dai due fratelli, nfolveron 
fenz' altro induggio porvi del mezzo di p^rtarft a fua fcuola , e cosi fé- ^ nze 
cero: effendo per avventura , e forfè per particolari intereffi In P 3C 0f CU0 i a jj 
buona corrifpondenza con il Padregno ; come lì dice; ma io credo , j u j, 
che egli confentiffe , che a quella fcuola foffero anditi , conofcendo 
molto bene quanto gran Pittore f ,fft il Z ngaro , e quinto di gran lun- 
ga lo fuperaffe . In quella fcuola dunque quii ftudj faceffcro conia fcor- 
ta di un tal Maeftro , e con la naturale abilità, non è mio penfiero 
narrare , e fopratutto con la gara de' condirepoli , che fi prefiffero fu- 
pcnre , e con la propria loro , cercando ogn' uno di effr filmato il 
migliore > e con ciò ottenere la prima laude ; laonde baderà fedamen- 
te accennare , che giunfero a tanta eccellenza per cotal gara , che (ov> 
•venteleloro pitture eran per opere del Maeltro prefe in abbaglio * 
anche da' Profeffori delie noftre Arti . Nella fudetta fcuola diedero anche 
op^ra all' Architettura , la quale avevano incominciata ad apparare da 
Agnolo Franco j Ma quella Architettura fi xiduceva folamente ad una 
fola pratica , per accompagnare le ftorie , che da loro , e dal Maeflro 
venivano dipinte , benché il Zingaro , come fi diffe nella fua vita , 
Forte verfat.ifimo in quella , e molte fabbriche fotto la fua direzione 
ordmafie , e con fnoi difegni foffero efeguite. 

Aveva in quello tempo il Re Alibr.fo Primo di Aragona , di glo- 
riola 



158 Vita delli Donzelli. 

Soldati del riofa memoria , ottenuto il Regno di Napoli ; dapoicchè i fuoi Soldati 
Re A Iconio sbuccando per l' Aquedotto , avevano le fue Reggie infegne piantata 

NapoH per ' n V3rle P arti cleI ' a Citta » e con C ^ ^ at0 ^ nel ' a P aCe alIe ma * 
1" Acque-! gnificenze , pr rallegrare i fuoi Popili delle pallate calamità , volli» 

dotto. I' animo fuo Regale a dir fine alla fuperba e bella fabbrica di Poggio 

Reileidi già alcuni anni innanzi cominciata dil celebrt Architetto Fio- 
Fabbrica rentino Giulian da Majano , che come conofcente del Re, allorché fu 
di Poggio i n Firenze , era di buona voglia venuto a fervirlo nel fuo dominio fer- 
ia da Gì"- venc ' unitamente con tifo lui la Reina Giovanna , che V aveva ad- 
liano ja_» dottato a l Regno : ma inter merla la fabbrica , per le turbolenze Mar- 
JAìjmo. ziali , che inforfero , nelle quali convenne al medefimo Re perdervi 
la propria libertà , come ad ognuno è palefe, reftò quella imperfetta ; 
che però avendo ripigliato il governo del Regno , e quello pacifica- 
mente reggendo ( come dicemmo ,) richiamo di nuovo il Majano a 
terminare una volta il mentovato Palagio ; Il qual compiuto avendo, 
volle ancora fu fièro terminate altresì le pitture pur cominciate allora 
dal ramofo Zingaro e da' fuoi difcepoli del Donzello , ornandole d'ogni 
intorno di belle Storie a buon frefco dipinte j Ed egli di buona voglia 
Opere fatte i Regali comandi del fuo Sovrano incontrando, rincominciò V opera , 
a Poggio con i' 3j ut0 dj pjetro , e Polito del Donzello ; ma per fua vecchiezza 
Reale. primi , e poi per fua morte , dopo dipintovi alcune figure di propria 

mino , come nella fua vita fi di ile , lafciò tutta la cura a' due virtuofi 
fratelli, che vi dipinfero , e freggi , e trofei intorno ai quadri, con 
Comma pulizia , e finimento, appunto come dopo molti anni furon di- 
vinamente dipinti in Roma da Polidoro , facendovi su le porte ornati 
belliffimi , con finti balli rilievi di tanto b non gufto , e su 1' ufo anti- 
co condotti , che que' che vi fon rimarti a' noftri giorni recano mara- 
viglia , per legiufte mifure , che vi lì ofllrvano , fecondo quelli degli 
ottimi Greci Maeftn di Pittura , eflèndo dipinte quelle cofe a buon fre- 
fco » come lo dimortrano quelle pitture , che vi fono rimafte ; le quali 
fi mantengono nella primiera loro frefchezza. 

Veduta da Giulian da Majano la bella, vaga , e ricca maniera de' 

due fratelli , molto alReAlfonfo la commendò , e coni' Uomo fince- 

rilììmo , che egli era , con tutti que' the trattava , He difcorreva con 

Apprendo- j aU( jj . anz j cns ft rett1 con j oro am i c j 2 j a a lJ a parentela , che gli legava 

rara dalMa" ' nl ' ern9 » a ca 2' on della Madre di Polito , e del Padre di lei , gli ama- 
jano. va teneramente , laonde gì' infegnò perfettamente l'Architettura; la 

Abbaglio quale elfi apprefcro con veri fondamenti ; incontrando volentieri 1' oc* 
del Valan cafione diGiuliano , Uomo dichiara fama , e fingolariffimo ne' tempi 
~ r . ca l j °fuoi , ed in quefta facoltà, td in quella della Seoltura ; benché dal 
del Re Al- Safari per abbaglio fii fatto l'Artefice dell'Arco Trionfale del Re Alfon- 
fonfo . zo d' Aragona , ora fituato nella porta di dentro del Cartel nuovo per 

ordi- 



Pittori , ed Architetti. 1/9 

ordine del medefimo Re j il quale non volle , che fofle piantato preflo 

il pifcopiojcome aveano gli Eletti delle Nobili Piazze riabilito, per non 

offendere , ed ofcurare la Gafa di Cola Maria Bozzuto , che ivi flava Summonce 

eretta , dicendo : che egli Iblea premiare , non difgullare i fuoi più Storie di 

cari Va/Talli . L-' Artefice adunque di queft' Arco , veramente maravi- Napoii . 

gliofo , per le gran figure fcolpite che vi fono, fu Pietro di Martino p Òh Sacra 

Milanefe , come atteflano prima il Coftanzo nella Storia di Napoli a Celano nel. 

carte 401. dove dice , che fecero lavorare i migliori Scultori di que' le curioiici 

tempi, ed il Capaccio nel foglio 237., e l'Eugenio al 478.; afTeri- e bei! ? dì 

feono in teftimonianza di tal fatto il marmo fituato in S. Maria la Nuo-f? l1p .. 

• n i> • , ,,, . . _ . , ociiceiui di 

va , in cui flava notato I onor ricevuto dall anzidetto Re , il mentova- irrat ; cudin2 

to Pietro di Martino quivi fepolto ; quale ifcrizione fi è da noi riporta- di Re Al-< 
ta nella lettera , che nel principio di quello libro fi legge a' Prole/lòri tonfo. 
del difegno indirizzata. , Angelo di 

Or qui mi torna in concio con quello abbaglio di palefare altresì f ft • ?- 
V altro , che premi» il Vafari nella Vita del fuddetto Giuliano da Ma- Napoli , 
jano , circa quello ch'egli di/Te , con tanto errore delle mentovate Pi t- Giulio Ce- 
ture , che , come fi è detto , adornan Poggio Reale ; concioffiacofachè' are Capac- 
non vennero da Firenze mai altri Pittori , che il femcfiilìmo Giotto, pei C10 .' e ' E n "» 
dipingere in Napoli , e quefto fnccedè per l'autorevolpropofti fetta al 
Re Roberto , da Giovanni Boccaccio , e da Francefco Petrarca , come 
altrove fi dilTe , ed ancora per il grandiflìmo grido che aveva Giotto, 
ma non perche in Napoli vi mancaifero giammai gli Artefici di Pittura, 
Scoltura , ed Architettura ; e fé altri Virtuofi vi vennero ad operare, 
quefto fu per le amicizie contratte con que' Signori , che dominavano 
il Regno, come lo fu con Alfonzo Ginlian da Majano , e Giorgio Vafari 
medefimo , che vi venne per la corrifpondenza , anzi firetta amicizia 
dell' Abate D. Miniato Pitti , che lo fece condurre con fue perfnafioni 
da D. Giammatteo d'Anverfa, Generale de' Monaci di Monte Oliveto, 
perciocché, alla perfine ogn'llomo ha il fuo genio pirticohre , e non 
fempre prevagliono i paefani , benché Virtuofì , e periti ; e il mondo 
mantienfi finalmente per i varj pareri nella fua regolarità prodiggiofa ; 
Che però deve faperli , che non Giuliano , come dice il Vafari , fé di- 
pingere a Pietro , e Polito del Donzello, il bel Palagio di Poggio *. .. , 
Reale, ma folamente la fola loro virtù, conofeiuta da Alfonfo ,ed ^-ìiodelVa" 
atteftata dal Zingaro lor Maeltro ; ne quelli vennero da Firenze , co- fari, circa le 
me alcuni han creduto , giacché il Vafari non fpiega , fé quelli, ven- pitture dì 
nero , o fi ritrovavano in Napoli ; laonde chi con occhio fano vorrà P°JS 1 °R ea -' 
confulerare ciocche di quefti Pittori ne fcriffe , vi ofTerverà un 
arte continuata , in non mai palefare d'onde quelli Fratelli fi follone; 
occultandogli con le altre ooere il nome di Napoletani ; Di più facendo 
pirtir Polito con Benedetto da Majano , dopo la morte di Giuliano , 

per 



160 Vita delli Donzelli ? * 

per Firenze , dicedi ritorno , comedi là in Napoli Polito fo/Te venuto 
ancor egli col Mijano , e non fa pm menzione di Pietro , il maggior 
fratello , ne di lue Pittiti» , e pur egli ne vide moite beli' opere dipin- 
te , e mafììme le dianzi da noi citate di Poggio Reale , nelle quali ì 
(ludiati fregi , con i perfetti baili rilievi furon tenute opere di Pietro 
maravigliofe . 

In fine tappiamo, come lo attefla il Notaio Pittore , che Giulia- 
no di M-jino , volea condurre i due Fratelli in Firenze , acciocché ivi 
(off? conolciuta la loro virtù ; forfè migliore di molti, che in quel tem- 
po colà ficrivano. Cosi prendendo il Vafari altri abbagli , e donando 
a' f uoi Paefani l'opere delle fatiche altrui , moite cofe nafeofe , degne di 
laude , per la qui! cofa noi dunque concludendo diremo , che il trop- 
po amore de' tuoi gli dettò fovvente , nella Ina beli' opera appaflìona- 
ti racconti . 

Ma per tornare ove con forfè troppo luRga , ma neceflaria di- 
grrflicne partimmo, dico, che i due Fratelli del Donzello , eflendo 
rimalti di dipingere Poggio Reale per la morte -del Re AJfonfo , attefi> 
Morte di r0 alquanto all' Archirettura, avendola, come dicemmo, perfettamente 
GhjIuh d a apprefa da Giuliano ; la morte del quale fucceduta in Napoli , poco 
Mai^no in_, p r i m a di quella del mentovato Re , gli -aveva grandemente diiguftati; 
per la qual mancanza , compirono elfi moite fabbriche da quello inco- 
minciate , parte delle quali furon le mura .della Città ; fabbricandovi 
di pianta , e Chiefe , e Palaggi , che co' loro diregni conduiTero con 
pulizia , e con belli ornamenti ; delle quali fabbriche balla fol raccor- 
dare la ri£jzioa della magg )0 r Chiefa , e quella di S- Domenico , am- 
be cadute nell' orrendo Trenuoto del 1446. , e rifabbricate con limo- 
fine raccolte da' pietofi Cittadini nel i4fo. , ed il Palagio di Troja- 
no Caracciolo, eretto nella gran piazza di S. Giovanni a Carbonara . 
Re Ferdì- Intanto eflèndo fucceduto ad Alf nfo nel Reame di Napoli Ferdi- 

nando fiic- nando I. , di lui Figliuolo , ed efTendo quelìo venuto in odio de' Ba- 
Reame^i r0n * ' F eX ^ Ua ^ n * a natura » e P&lefe crudeltà , gli fuccedè la congiu- 
Napolì ad ra ' con l'jn telline guerre , che non mai quietò la tempella , fé non 
Al tonfo d' con lo affogamento di molti , in un mar di (angue . Infine tranquilla- 
Aragona Ino to alquanto il Re Ferdinando volle,Jie tal congiura fofle efpreiTa da' fa- 
Padie Con- rno Q pennelli di Pietro, e di Polito , e conciò ii veniile a dar fine alle 
giura de Ba. •„,. ir „• ,• T , _ , , ■• a ■ j 

reni contro P re "" Jnei ' e "' P°2g-o Reale, le quali Itone avendo egregiamente 1 

di lui, e Aia due Fratelli condotte , n' ebb;r tutti gli appiaufi , e le laudi dovute a 
vendetta, tanta perftttiflirna opera , che fecondo allora , migliore non fé n 1 era 
veduta, sì per la copia delle figure , con i'aggiufhto componimento, co- 
me per i loro btliiliimi ornamenti , e tanto vero , che efièndo molt 
piacciute a Ferdinando , folea egli ben IpeiTo colà condurfi , per rive- 
derle, e dopo lui 11 Re Federico fomrmir.en.te di quelle fi diltttava , « 

tanto 



Pittori, ed Architetti. 1 6 1 

tanto che una fiata efTendovi andato con il celebre Poeta Giacomo San- R e Fód<rt- 

-lazzaro , a contemplarle , dopo averle lodate , ne fu da quelli fpieg,- co fi dilettò 

to in Rime il concetto , cosi richiefto dal Re onorar quelle Pitture con ' l1 -"' ui '1 !C - 

quel Sonetto, che comincia : ?P 'j r " : ' e ' 

* .,,... o- •/• i j onde iì b,:n- 

Vedi invitto Signor come nfplende &c. ruzzano pIì 

Ed ecco con queft' ultimo veraciffimo teftimonio , maggiormente compofe il 
fatto chiaro , che le pitture furon principiate in rempo del Re Alfonfo, Sonetto. 
ed in.li finite , dopo alcun fpazio , per ordine di Ferdinando , nel quii 
t mpo Giuliano da Majano era morto, {come lì è detto) prima del Re Ai- 
fon Co d'Aragona . 

Crefceva tutto giorno la fama delle egreggie Pitture de' due fra- 
telli Pietro, e Polito , e Ornpre più avanzavi»' il grido delle bell'ope- 
re che dipingevano, inlin d' allora , che le prime ftorie d-pinfero nel 
mentovato Palaggio per la Reina Giovanna , e per Alfonfo allora ad- 
dott to da quella , come di già fi dille; Per la qual cofa gli furono com- 
mefle di' Frati di S. Domenico alcune pitture d' una Cona di Al- 
tare , p.r una Cappella , eh' è fituata in un pilaltro , in fac- 
cia a quella d-. I Santo Angelo Cuftode , ove efpreffero nel quadro 
di mezzo la B. V. a federe co! Bambina in braccio , e ne' ripartiiru-nti, 
che fon da' lati di quefto , vi è in uno il B.Jacopo Francefcano , e dall' 
altro S. ^ebaiciano . Sopra la lunetta , che fecondo I' ufo antico fa fini- 
mento alla Cappella , vi è effiggiato N. S. Gesù Crifto , che fchiodate 
le mani della SS. Croce , inoltra le piaghe alla Maddalena , ed all'ama- 
to Difc-.polo Giovanni Evangelista . Feceroancora varie p tture per lo 
Palagio del Protonotano di aiiora , e di un Signore della Nobi! Fami- 
glia de' Pappacodi , come ancora di un Principe di Cala Caracciolo, co- 
me accenna il Cnfcuolo ; delle quali Pitture non ho potuto aver altra 
notizia , fé non di alcune poche tavole , che oggi fono in potere di par- 
ticolari , elTÈndofi l'altre perdute , per efl-re a frtfco nel modern3rfi 
forfè le fabbriche.Alrune delle tavole mentovate fono Mate fituate in al- 
cune Chicle da quei che han voluto abb-llirle, on donar loro quelle Pit- 
ture , come fi vede nell' antica Chiefa di S. Rrioida a Seei'io di P >rto, Opere nell* 
la quale nella nftaurazione che ultimamente , ci e nell' anno del 17 15. ?"*!• e R * 
ha fatto il Marchefe D. Giulio Navarrttta , vi ha collocato tre tavole „;<}., a ' s ~ 
de' Donzelli , delia prima maniera , nelle quali vedefi effiggiato in quel- gio di Porco 
la di mezzo, ch'è fituata dietro l'Alter Maggiore eh' èifolato, e fotto il 
maggior quadro d.pinto da Agnohllo il nafeimento di Gesù, che pe- 
tto nella mangiatoia viene adorato d.dla Santifiìma Madre , da S. Giù* 
fepp; , e da un Angelo , efTendovi il bue , e 1' afinello . Dal canto del 
Vangelo laterale a quello quadro vi è efprefla la SS. Annunziata , e da 
quel deli' Epiftola l'adorazione de' tre Santi Maggi a Gesù Bambino; tut- 
ti dipinti in campo d' oro , ma con sì viva , e divota efprcffiva , che 

X non 



1 6 2 Vita. deJJi Donzelli 

non pub defiderarfi migliore . Dicefi che quelli Sagri Mifterj fiano flati 
dipinti ad un antenato deilo fcritto Marchete per la medeiima Chiefa, cf« 
fendovi in tutte e tre l'arme delle cafa Navarretta : Ma a me più torto 
paiono aggiunte,efTendovi ancora l'arme medefime nelle due figur^, che 
fon ili fuori fituate del S. Rocco,e S.Agoflino, (limate di Silveiìro Buono. 
Ma che lodi darem noi all'opere perfetti/lime , che coftoro dipin- 
fero nella Chiefa, enei Convento di S. Maria (a Nuova , ove per ordù 
ne di Alfonfo I. , che ne fece prorruffi a que' Frati , fu poi fatto dipin- 
gere il Rif-ttorio da Ferdinando il Figliuolo , alli due Fratelli ; i quali 
Opere del dipinfero nella gran facciata , che U fa Capo , il miftero di quando i 
Rilettorio Giudei conduilero N.S. Gesù Grillo al Calvario con la Croce in Spalla; 
di S. Maiia ove v j efpreflero un Per grino concetto di un Cavallo. , ihe ha 
la Nuova. -^ ^anto bianco, il quale fporgenJo la tefta per fotto la gambi , 
che alza a bella polla , lecca con la lingua , ed in fuo intendimento, ba« 
eia la mano del Redentore , che foftiene In Croce ; nel qual mentre Co- 
lui che lo cavalca , e che va a lato diCrifto, fi sforza di tirarlo da 
quell' atto di fopraumano conofjmento del Salvatore . 

In quella iroria, vi fon figure bel lillì me , così di que' che tirano 
Gesù Criflo , come di que' Jie conducono al monte i due ladroni , che 
- . vanno affai ben difpofti ne' l ro gruppi . Vi fono altresì elpref oni co- 

e f jj. • ^_ si vive , che migliori non può idearle la moderna pittura , in quelle 
curari da' perfone nelle quali fono elle efprelTe ; Veggtndofi 1' addolorata Vergi- 
ì)ora«ll». ne, che in piedi , vien foftenuta da Maria Maddalena, ancor' ella 
piangente, nel mentrecche lafuddttta B. V. nelf impeto del dolore, 
vuole avanzarfi v'erfo del caro Figliuolo ; il quale innanzi a lei paflan- 
do , con volto dolorofo la guarda , compafiìonando il fuo duolo; ed] 
ella a tal guardo mago| 0rrnen te ne! fuo cuore percofla , apre le braccia 
per efprimer forfè con vo^e V interna doglia ; ma Dell'avanzarli , vien 
dalle pietofe Marie rattenuta , acciocché tramortita non cafehi per il 
dolere. Infomma non è ella facil cola il defenvere con quanta pro- 
prietà fia egreggiamente efprelfo quello divin Miftero; per la qual 
cofa dico folo : che quella pittura , con l'altra , che Ila fopra la porta , 
merita ogni laude ; elìendovi bonilfime figure , e telle perfeetilfime , 
maffime quella del Crifto , della B. V. , e della Maddalena , che fono 
a maraviglia efpreflìve , e nel volto di S. Gio: Evangelifta vedefi il ri» 
Ritratto del tn ttodel Fontano ; alior giovane , benché altri dicono di Ferdman* 
Fontano . j q . Ma foprattutto è bellilfimo un putto , che con angelico volto , pac 
che venga compafiìonando le Vergine addolorata , dapoiche appretto 
lo ftuol pittofo è egli figurato . 

Di centro a quello quadro , e propriamente fopra la porta , pe» 

cui fi entrarci Refettorio , vi è clorella l'adorazione de* SS. \4agi , fra 

. . quali il Re j che ita dipinto in piedi , in etì giovanetto , e il ritratto di 

Aliomb°Jl! Alfonfo 11. fattovi dipingere dal Padre , con la corona in tefta per rap, 

pre^ 



Pittori, ed Architetti . \6$ 

pre Tentare un de' Maggi . Di' lati nel ripartinr.nto di quella (H : a , 
che vien divifa da' pilaftri di finto marmo , e b'.n lavor iti , e dipinti 
congrandiffiim diligenza, vi è effigiato S- Francefili di A ili fi , che 
in piedi addita il miftero dell'adorazion fuddttta, e S. Antonio da Pa- 
dova , che genufleflb con altri Santi Francefcani , lo contempla . Cosi 
dall'altro lato vi è S. Bonaventura , che fimilmente , ad altri Santi del 
medt-fimo ordine mol'tra lo ftefiò . Sopra di quefte pitture vi è una 
ftrifeia , che fa come lunetta , in cui j donzelli vi tffiggiorono , entro 
ripartimento di bel lavoro , la Coronazione di Maria Verpine , fartalr 
dal noftro Signor Gesù Griffo ; efTendovi efpreffi molti Angioli in atto 
di adorarli ; fotto poi alla fuddetta adorazione de' SS. Magi , vi fono 
ancora due altri ripartimeli , dipinti con la fctfTa diligenza di que' di 
fopra | ove vi efprefte Polito là SS. Nunziata in un di elfi , e nell'al- 
tro vi fece Pietro la Natività del Redentore , cosi bella , e con vaphi 
Angioli , che lo corteggiano , che non può defiderarfi cofa migliore * 
Infomma quelle pitture fanno maraviglia a chiunque le mira , a cag- 
gion della loro bontà i riguardo a' fecoh ne' quali elle furon dipinte da 
quelli Artifici . 

Quelle ftudiatiffime opere d pò , che' furon vedute , ottenner» 
da ogni ceto di perfone copìofiffiine laudi , le quali andavan qu: fti con- 
tribuendo a due fratelli a vicenda j Et eglino per maggiormente me- 
ritarle , «odiavano tutto giorno 1' uno d' avanzar l'altro . Era però 
quefta gara fra di loro portata folamente dalla Virtù , ne giammai 
ebbero ne' loro cuori lnogo la macerata invidia , cofa rara veramente 
ad accad. re nella concorrenza di una medefima cofa ; anzi che amani 
doli teneramente , non mai furono i loro voleri divi fi . e le op:re co- 
munemente da loro eran condotte con una indivifa volontà , sforzandoli 
folamente in que' lavori , ch'elfi facevano divenir maggiori a' trap;f- 
fati Artefici , che aveano il primo vanto nella pittura ottenuto ; e con 
ciò vol.ndo ogn'un d; loro giungere a quello , procurava con maggior 
ftudio avanzarli fopra il Compagno . Qmndi è , che lavororono varie 
cofe a vicenda , e con virtuofa gara intraprefero a dipingere ogn' un 
di loro una Crocifllfione del Redentore, ordinate quelle a bella polla R p ,, 
dal Re Ferdinando per far prova di loro virtuofa gara . Una per fituarfi n ando or* 
fopra la porta del Refettorio detto dalla parte di fuori , e l'altra in Chie- dina uno 
fa . in una Cappella . In quella di fopra la porta efprefle Pietro , Grillo "ft<flò f°g- 
Crocifliro , in mezzo de' due Ladroni , circondato da Soldati Pretoria- f ttto a . duc 
ni , e del Popolo Ebreo , fra de' quali vi fece Hgure , che con varj 
concetti efprimevan la dolorofa Storia della morte del Redentore : di- 
pingendovi quanto fi legge nel Vangelo di effa . Vi effiggib le Pietofe pj ttur3 j| 
Donne , con le Marie , che con S. Giovanni accompagnano la Vergine Pietjo . 
addolorata , che non può farfi di meglio ; ed è quello miftero dipinto 

X z fu 



1 64 Vita de' Donzelli 

'a di una tavola per traverfo larga circa 15*. palmi , ed alta f. » e le 
figure fono di un palmo e mezzo in circa di altezza . Ma quella che di- 
Pìccu-a di Pinfe Polito avanza di poco quattro palmi per traverfo , e poco più di 
Polito, tre alta , ove in figure piccole a mi fura di un palmo, effiggiò la fto- 
ria ; et al imitazione del fratello, vi fece anch'egli i due ladroni, 
confitti con varj (torcimenti di corpo fu le Croci ; mi innanzi dal 
deliro lato vi tlprelTe la B. V. in piedi , accompagnata dalle Marie , 
S. Giovanni, ed un gran (ruolo di donn, j , che tutto infieme formano 
un gran gruppo di figure unite , mirabilmsnt; dipinte . Qj_ j lle pittu- 
re efpofte ne' luoghi dcftinati , trafTero a vederle quali tutto il Popolo 
Napoletano , ed i ProfelTori medefimi , i quali non fi faziavano dargli 
immortali vanti , lodando tutti la virtuofa emulazione de' due fra- 
telli , i quali godevano degli onori che ugualmente loro eran contri- 
buiti da ogn' uno : 
Benedirò Avea in quello tempo Benedetto da M.ijano » Nipot.' del Celebre 

ria M.u.-.»o Giuliano , determinato di ritornarli in Firenze , e perche non potea 
Fiorentino . d\v\fci{i dalia cara compagnia de' due virtuoli fratelli , cercava a tutto 
fuo potere di condurli feco colà , e tanto più , che elfi ndo inforte al Re 
Ferdinando turbolenze di gu.rre , volentieri avrebbono ottenuto da lui 
licenza > promettendoli di farli aver nella Patria fua , Operi di confi- 
derazione , dapoiche in quella in que' tempi pochi potean paragonarli 
ol valore de' loro pennelli. Ma opponendoli Pietro a quelle amorofe 
efferte , con la confiderazione , che non era ben fatto toglierli ambedue 
«talla Patria , ove aveano con tante fatiche procacciatoli nome , per 
irne altrove a tentar loro forte; che però per non difguilar Benedetto, 
loro congionto , confentiva bensì che vi andafie follmente Polito , il 
quale avendovi i congionti della fua madre , potea col mezzo di effi , 
e di Benedetto procacciar»* i lavori i ed in fine , ogni quii volta poi 
, non volefle più dimorarvi, potea a fua polla ritornacene, clTendovi lui 

cri?" fio lui m Napoli confila Cafa . Così dunque, perfuafo Benedetto da tante 
Polito a_»vive ragioni , partì con Polito per Firenze; ove giunto vi fu accolto 
fiitme . con dimoftrazione di cordiale affetto ; ed ove fi trattenne , fempre im- 
piegato in molte opere commefleli da quei amatori delle virtù ; le 
quali opere lì dice , che riufeirno di fomma foddisfizione di tutto quel 
pubblico; avverandoli con ciò quell' adaggio , che al virtuofo ogni 
paefe è patria J fecondo il riferir del Crifcuolo , il quale anche dice 1 
che ne avean commefle le relazioni per le fuddette . 
Incertezza Non fi sa certamente , fé Polito in Napoli ritornaflè, com'è pa- 

titi ; irorno rere jj a l CU ni, e mailìmamente de' Frati dell'Olfervanza di S. Maria la 
* ' ... °''. to ' Nuova , i quali dicono , che vi erano memorie che di loro fepoltura 
Firenze . fa.eano menzione . Ma i più dicono , che Polito fi rimafe in Firenze , 
per la gran ftima , che di lui facevano colà dell' opere fue , eflendo 

amato 



in 



Pittori, ed Architetti . i6j 

imatoper (uà virtù non meno , che per fuoi buoni codumi . Ed ecco 
in quii pregio era iu qu-:' tempi la Pittura in Nap >li , e quai virtuofi 
Profeflon vi fioriflcro , che il Mijm i ftimb fua ventura condurre que- 
llo Pittore in F r nze ; dove (e fu tanto Ann ito , ciò fu p-.rche era ve. 
nolente virtuofo, e potea (hre a fronte di qualunque altro di quei 
che loda in quei tempi ilVd'.ri, che così fcarlamente di colloro ra- 
giona . Ma noi tornando aj notlro racconto de' Donzelli , diremo , 
che non avendo certezza di ciocché Polito averte operato in appre/To , 
partiremo a far parola di quell'opere, che Pietro fenza i' ajuto del 
fratello , da fé folo condurle . 

Fece Pietro molte pitture nel Palagio del Conte di Ma£aluni , Op?re dì 
per ordine di quel Signore , delle quali mlìno a pochi anni addietro , Pietro , 
alcune fé ne vedeano , e propriamente in alcune danze di quel Pala- 
gio detto volgarmente , del Cavai di Bronzo , per la famefa teda ch'è 
fituata nel cortile ; le quali pitture chi quelle cofe fcrive , vide in età 
aflai giovanetta , condottovi da fuo padre » che da D. Diomede Car- 
rafa , fuo benevolo , ( ultimo Signore della linea de 3 Conti mentovati ) 
vi era flato invitato a vederle . Uopo di che , efTcndofi rifatte a cagion 
di lefione alcune di quelle danze » lì perderono p.r neceffità le pitture ; 
falvandofi follmente alcune tede con fomma diligenza tagliate da que' 
muri . Così face altre pitture in altri Palagi , ed in altre Chiefe , che 
fi leggeranno nelle notizie di Notijo Crdcuolo , alle quali è avve- 
nuto lo fie/To , che alle poco, anzi dette . Quelle , che ora fi veggio- 
rio , e i he forfè fono le più bell'opere da lui dipinte , fono quelle ch'ei 
fece per la Cappella di S. Francefco d' Affili , dentro la Chiefa mento- 
vata di S. Maria la Nuova ; ove mirabilmente fi vede efpreiTo nel ri- 
partimrnto di mezzo della Cona il S.rafìco Santo Pa 're , e da' lati 
negli altri due r.partimenti vi dipinfe S. Agata , e S. Lu.ia i Et in que- 
ftc pitture vi fi ammira unità di cobre , tenerezza di belle tinte arFu- 
mate , e con amore condotte. Infomma querce figure fono così bea 
dipinte , che non ponno defiderarfi migliori , perciocché fembran 
vive . 

Nella danza del Capitolo di qnedo Real Convento, laterale alla 
porta del Rifettorio , altre volte nominato, vi è una Cona , che fu di 
Altare , alta circa fette palmi , ove vi è dipinta la B. Vergine a federe 
in una bella fedia , finta di mtrmo lavorato , col bambino in braccio, 
che viene adorata da due Angioletti , che fono oltremodo belliffimi , e 
«juefta tavola è dipinta con fomma dolcezza di colore , che anche a' no- 
flri giorni fi rende ammirabile a 5 rifguardanti , e maffimamente a co- 
loro , che intendono l'arte della pittura , per la confiderazione di que' 
tempi . Queda Cona mantiene infin' ad oggi il rlubio fé ella fia pittu- 
.. .li Pietro , ovvero di Polito , come vogliono molti di quei , che di» 

cono 5 



i66 Vita de' Donzelli 

cono , eflere fiata dipinga da coftui , dopo il ritorno da Firenze , è chi 
perciò refta 1' opinione in que' Frati , che egli ritornò in Napoli , dopo 
alcun tempo . Ma da qualunque di loro quella tavola fo/Te dipinta , non 
(taro più a far pirola deputando , ma dko Solamente , che ella è affai 
Varie pk- ben colorita , ed a! pari di qual altra buona pittura infino a que' teni- 
ture ih que pi condotta ; avendoli fempre riguardato a quegli anni , ne' quali fu» 
tempi vcn- ronQ _ ue (^ e e{ j a ] rre pj tture jj a [ tr j pitc or i operate ; come in altro luo- 

£01) molCO ,7. , r , m ■ * . r,- . r 

lodate in_, §° a bbiam detto ; facendo per ora p.iflaggio a quanto di quelli due fra* 
riguardo ili Celli ne lafciò fcritto ii Notajo Pittore , 

que fccoli , £/ Vittori Pietro , e polito de lo Donzello Jìudiarono da Majìrt 

ne quali la Q i a Antonio , e morto qutfìo da lo Zingaro famofo , a C Architettura 
pittura non , ~. . . J . 3 «• 1 ieri 

e'onci_> Giuliano , ma prima impararono ancora da Agnolo , che ju /colar» 

alla perfe- dell' opere de lo famofo Giotto : ma quitti diventornno meglio , dove bau» 
2Ìone de' no dipinto Poggio Sleale « che in quel tempo avea fabricato la Regina 
tempi 110- Giovanna Seconda , e per lo RJ Alfonfo Primo Giuliano de Fiorenza * e 
fai ; con quejìo prefero molta amicìzia , perche Conofceva Giuliani la virtie 

loro , ejjendo huomo [incero ì dove li vantava ajjai , volendo partirli 
a Fiorenza , e tenerli Come fratelli , avendo parentela con Polito per 
via di Matrimonio . Dopo quejìo fatto dipinfero quefti due Pittori invi- 
te belle pitture ejjendo le loro te/ìe maravìgliofe , come fi tede a detti 
Poggio Rjale , e nello rifettorio di S. Maria la Nova ( che fabbricò Car- 
lo Primo i dove in quello Refettorio delli Monaci ( vuol dir de' Frati ) 
di detto Monaferio ci fono pitture belliffnne , e dipinte etn granjìudio ? 
bellezza di colori , e fejte preziofe . Cercando ogn' uno di loro far beni % 
e con gara ma fenza invidia , perche fi amavano aj]ai . Ancora dipin* 
fero l' illufìre Caf» dello nobile Pappacoda , e dello Protonorario , che fu 
molto caro del Re Alfonfo fudetto ; come ancora quella del Principe 
Caracciolo^ e molte belle pitture dentro Chiefe , le quali fi conofeono • 
ejftndo ajjai bella la loro maniera l fervendo Re* e Pregine di Napoli • 
circa f anno 1440 , e fo. Doppo di che Polito , ejjendo morto Giulia» 
fio , ed avendolo prtgato andare a Fiorenza , ci andò con un parente di 
detto Giuliano , e fece belle pitturi » ejjendo piaciuto molto dalli Fio» 
rentini > delle quali Pitture fé a t eornmejjo la Relazione. Dove chi 
Hetro relè in Napoli , ftando dipingendo nella Cafa del Conte di Mata- 
lona alcune flanze , tutte dipinte , e fece nel Palazzo del Principe di 
Salerno Pitture bellijfime , come ancora una Cappella fua nel Pifcopio t 
e fatte quefle cofe , ejjendo Jiimato affai da tutti , perche era Jtimato 
dalli fuoi naturali Signori , ed Illu/irijjìmi Rj di Napoli , morì circa 
P anno 146 y. io.* volfe ejfer fepolto a S. Maria la Nuova . 

Ed ecco con le qui riportate notizie . compiuto il racconto della 
Vita di Pietro , ed il Catalogo altresì di fue opere , fenza , che ila noi 
a minuto fi notino , per non iftanca.rc i leggitori , con replicarle ; e 

■taxi- 



Pittori, ed Architetti. 167 

tanto più , che quelle anJie vengono notate dal Cavalier Ma (lìmo nelle 
memorie , che ei fcr.fle , con le (cruenti parole. 

Pietro , e l'olito del Dome/lo , furo o Di j 'ce poli del Zingaro , t 
fecero ajjai ben , e per or Une tisi % Afonpt , e della Rjgina Giovan- 
na dipinsero a i'ogg'o ^ ale molte bilie ptture , e fatte quejte, dipinfera 
4 S. Maria la Nuova il Refettorio delli Frati di ditto luogo , dove bau 
fatto il ritratto del li fikli del detto Rj , e Regii Signori di qutl tempoi 
facendo altri ritratti m altre pitture , che dipinfero in altre Cafe ; e 
nella fudetta Chi fa fecero belle Co/e , ed in altre ancora l le quali loro 
pitture fi Cono/cono alla nota Maniera ; fjjendo affai naturali nelle teflei 
ed avendo fatte opere al Vefcovato , a S. Domenico , ed altre Chic fé , 
mancarono , circa gli anni 1470. > lafciando Silveìiro Buono loro di- 
fcefolo . 

Fin qui il Cav. Malfimo in quello luogo , riportando folamente 
alcun'altre Tue parole , che di Pietro fin menzione , nelle memorie di 
Silveftro Buono , e di Andrea da Salerno ; ove dice : che Silveftro finì 
la tavola labiata imporrata dal (uo Maeftro Pietro d:l Donzello, per 
1' Altare Maggiore de' Ss. Colmo , e Daini : no ; laonde appien ci di- 
moftra , come Pietro fu L'Artefice di quella tavola mentovata ; la qua- 
le rappre(ènta la Circoncifione del Signore ; opera in vero degna di 
fomma laude , b.ncJie lafciati imperfetta , e perciò finita da Silveftro 
Buono anzidetto , ed indi rifatta dal famofo Andrea da Salerno , per 
V incendio accaduto ; come poi fi dirà , e che non alterò punto il com- 
ponimento fatto da Pietro j il quale pieno di onori , di laudi , e d' 0- 
gni comodo , procacciatogli da' fuoi famofi pennelli , lafciando la fpo- 
glia mortale , circa gli anni già dotti dal Notato Pittore , e dal Cav. 
Mailìmo Stanzio^! , lafciò bensì nel mondo gloriofa memoria d«l fuo 
nome con quello del Fratello , p;r le beli' opere eh' ellì fecero . Fu di- 
scepolo de' Donzelli Protalìo Clarini lo Mdatiefe , il quale fi portò affai p r0ta /- o 
bene, ed effendo venuto nella ftima degli Uomini, fece varie opere Chrìrillo | 
per diverG luoghi , b«ftando a noilolamente accennare in teftimonio uno de' dì- 
di fua virtù la tavola dell' Aitar Maggiore della Chiefa di S. Criftofa- £ e P oli . d ** 
no , ove vie la B. V. col Bimbmo, con i laterali , chi rapprefentano Uon2eU, « 
S. Giacomo Apnftolo , e S. Cnftofano ; opera in vero degna di laude , 
e di memoria . Coftui effendo già divenuto buon Pittore , uditone il 
grido nella Patria i fuoi Parenti , fi adoperorono , che colà Protalìo fi 
ritorniffei laonde ripatnatofi , fu impiegata in varj onorati lavori 3 
ma non molto dopo fopraggiunto da mortale infermità» lafciò la frale 
f f ogli» della mifera Umanità. 

Fine del/4 Vita de' Donzelli \ 

VITA 



i68 

VITA DI AGNOLO ANIELLO FIORE 

Scultore, ed Architetto. 

PFnde ancora indecifa 1' antica , e nobil quiftjone , fé il primato 
più alla Pittura , che alla Scolturn acconviene ; Perciocché c/Ten- 
do quelle nobiliffime Arti nate in un parto medefimo , hanno l' i- 
ftefla prerogativa ogn' una di loro ottenuta dal comun Padre , da noi 
chiamato il Difegno ; a da qui naf-e , che l'Uomo volendo ad una di 
effe applicare, s' incammini per la (Itada che al difegno conduce , ed 
arrivato nel mezzo ove il cammin fi divide , fi volge a quella., ali» 
quale , per naturale iftinto , è inchinato, ed infine guidato dal fuo ge- 
nio , con 1' ufo dello ftudio , felicemente vi arriva . Quandi è che mol- 
ti Artefici , nati di Padre profeiTor di Pittura , ed anche eccellente in 
quella, non (limando m .no .nobile 1' arte della fcultura , che quella 
della pittura , modi dal proprio genio , han voluto i fcalpelli più to- 
fto che i pennelli operare ; come per efempio potrà vederli nella per- 
fona di Agnolo Aniello Fiore , che nato da Cola Antonio , Pittore ec- 
cellentiffimo de' fuoi tempi , volfe p ù tofto la fcuitura , che la pittu- 
ra apparare. E benché in quella nm fafTs giunto a grado di perfezio- 
ne , come in quella era pervenuto fuo Padre , ad ogni modo operan- 
do con buona pratica , venne a guadagnarfi aach' egli buon nome , 
apprettò di coloro, che ne fecero menzione onorata: e malfimamen- 
te per eflef flato egli maeftro del ramofilfimo Giovanni Mediano, vol- 
garmente da tutti : Gio: da Nola appellato ; il quale quanto nella fcul- 
tura abbia perfettamente operato , può vederfi dalie bell'opere, che 
in copia di lui fi veggono ; come nella fua vita fé ne farà parola ; Di- 
moftrando ora in quella quelle di Agnolo Aniello , con alcuna cofa, .he 
nel bel principio operò Giovanni per ajuto , ovvero per lupplimenco 
della morte del Maeftro. 
Circa ch«_^ Fiorì dunque coftui circa gli anni 1465"., nel qual tempo la 

tempo fiori, fama de' due fratelli Pietro , e Polito del Donzello era fommamente 
crefeiuta per le beli' opere loro , -ed ancorché Agnolo Amelio , e/Tendo 
ancor giovanetto fuffe invitato prima dal Padre , e poi dal famoliilì- 
Perfuafo a mo Zingaro f UQ Cognato a dar opera alla Pittura , ad ogni modo tira- 
tali! P"to- t0 j a j p r0 p r jo genio alla fcultura vclfe , che quella fofle la fua appli-. 
alla kuJcu- cazione , e tanto a qutfta era jnfin da fanciullo inclinato , che fovven- 
ra. te andava a vedere operare i maeftri della fcoltura , portandofi anco- 

ra fpeffe volte a rimirare il fuperbo fepolcro del Re Ladis ao in S. Gio: 
Carbonara , e le opere dell' Abate Antonio Bamboccio » le quali fov- 
yentc difegnava , ed una volta eflendovi flato trovato da Andrea Cic- 
cione 



Scultore, ed Architetto. 169 

èione allora vivente , fu da Ini confortato alla fcoltura applicati; ; per- 
la qua! cofa lalciando il difegnare più le opere dell'Abate fuddetcì» 
fonde poi nacque 1* equivoco in alcuni , ohe différo aver egli ne' fuoi 
principi in quella fcuoto infegnato , il che .non fu , per effere in quel 
tempo già morto il mentovato Maeftro J fi portò nella Scuola di Andrea y~ j, n <\,y A 
ad apparare l'arte . Ma perche fovvente i patemi allettamenti , ovve- dì Aiimcra 
co il proprio ammodo , fuol efier di pigrizia cagione, non tonti- Ciccione, 
nuava Agnolo Aniello la fcuola con quella aifiduità « che un filtro , più 
bifognofo di cercar dall' Arte il foftentamento , fatta avercbhe. C-sì 
dunque palTat:.fi la gioventù con poca applicazione , comincia ad opera- 
te 1 Scalpelli dopo la morte di Andrea , e forfè per ridurre a fine alcuii' 
«pera , che quello impefetta lafciata aveva . Quindi per tali occafioni 
eflendoglifi in quegli anni più maturi fvegliato l'amor dell' arCe, co» 
euncio daddovtro a travagliar» in quella , per fare egli ancora alcun" 
cp^ra , che neme gli apportarle ; giacché fentivafi tutto giorno quelle 
rìegli altri Maeftri di Scoltura lodare; che però continuando nello Au- 
dio, e non celiando da' fuoi lavori , venne ancor egli ad efler buon 
feutore (limato , finendo negli anni fuddetti del 1460., intorno a qua- 
li varie opere lavorò , per diverfe commillìoni , le quali con buona 
pratica nduflè a fine ; Una contandof.ne elTcre il Sepolcro , che lui fe- 
ce del Cardinal Rinaldo Pifcicello , il qual morì circa il fine del 1467. Sepolta:*-. 
e quella fi vede nella noftra Cattedrale , ove ancora vi è il Sepolcro,che de f R Caid '~ 
molti anni dopo lavorò di Pietro Nicolo morto nell' anno 1472. Pifcjrell ° 

Fece nella Chiefa di S. Lorenzo la fepoltura di Gio: Cicmiello, che 
morì nel 147?- » ed in quella vi fece bel lidi mi ornamenti con la fua 
ftatua . Ma la fua bella (epoitura è quella che fi vede nella Chiefa di 
S. Domenico Maggiore , nella Cappella di S.T-mmafo di Aquino, ove Sepoltura 
vi è figurato in un ricco , e fontu< fo f polcro la bella ftatua di un Eroe bellilfirua in 
tutto armato , della f. miglia Carrafa , che ha un breve jì , ma pieno s - Romeni- 
elogio in un Dittico , che cosi dice c ° M -'SS'c- 

re ; te alti» 
Sepoki i, di 
Huìe alcre palo- 

Virtus gloriam ne. 

Gloria immortalitatsm 
Comfaravit 

In quella medefima Chiefa vi fcolpì ancora il Sepolcro di Mariano 
Alano Conte di Bucchianico, con la fua ftatua , condotta con arte , e 
diligenza , per Io qual Sepolcro , e per quello fopraddetto meritò mol- 
te laudi , facendovi belli ornamenti con alcuni baili rilievi intagliati 
con fpmma dihgenza i ma i medaglioni , che efprimono i ritratti di 

Y al- 



i yo Vita di Agnolo A niello Fiore 

alcuni della famiglia Rota fpevb non que' di Porzia , e di Bernardino» 
che fon lìtuati nell' ufcire ddlla porta minore , che rifponde allargo 
della piazza de' quali lì fari, parola a fuo luogo nel fecondo Tomo ) fu- 
Tavola di rono finiti i fé non tutti fotti , da Gio: da Nola fuo Dilcepolo , che ai- 
marmo con tre opere imperfette conduife a fine. 

ì> Girala- Fece Agnolo Animilo varj altri lavori di marmo j flimandofi efTer 

ITI0 * di fua mano la tavola di ba/To rilievo col S. Girolamo Penitente , che e 

dal canto del Vangalo , nel pilaftio dell' Arco della medefima Chiefa 
di S. Domenico , e fimilmente fece altre opere fimili per Altari , veg- 
marnìo con 8 cnc *°fi l'altro baffo rilievo in S. Maria la Nova , nella Cappella della 
entrovi S. famiglia d'Afflitto ove vi è figurato S. Eullacchio inginocchio^ , che 
Euttacchio adora il Cro-efiflb nel mezzo delle corna del Cervo ; e quella veramen- 
ia S. Maria te è opera , per que' tempi , molto lodata , dapoiche è molto efpreffi- 
i.. Nova, vo , e divoto il miftero che rapprtfenta. 

c , ,, Correva appunto l'anno 1476. quando pafsb da quella vita mor- 

Cirio Pi- C<rlo Pignatelli , Cavaliere ragguardevole di que tempi , li qua- 

enatellli le avendo ordinato » che le fue offa collocar fi doveffero nella loro 
nella Chie- Chiefuola , eretta a feggio di Nido , detta volgarmente S. Maria de* 
fa di cai fa- Pignatelli , perciò da' fuoi eredi ne fu data la cura ad Agnolo Aniel- 
slw** "d" ,0 Fiore » acciocché lavorandovi un fontuofo Sepolcro , in quello fi 
Nido. ripofaffero l'offa del mentovato Carlo . Per la qual cofa ne fece Agno- 

lo Aniello un modello di terra , che fommamente piaccir.to a'nrunto- 
vati eredi , pofi mano a lavorarlo di marmo, e figurò quella fapoltu- 
ra , con arco ornato , a guifa di Cappella , benché nel muro piano fi 
doverle fituare ( non v'effendo altro luogo ^ e nella parte fuperiore, che 
Ìa lunetta , vi fcolpl di balio rilievo la g. V. col Bambino in braccio, 
S. Maria Maddalena , e S Dorotea , che li prefenta , raccomandan- 
doli un figliuolo , che vien figurato per l'anima di detto Carlo, quan- 
do alcun fuo figlio non rapprefenti , del quale non abbiamo memoria; 
e fopra la fuddetta immagine della B. V. vi figurò il Padre Eterno. 
Ma nel più bello , che quelle (latue lavorava , e che ormai Java com- 
pimento a quello Sepolcro , infermatofi il noftro Artefice , dopo peno- 
fa infermità , non potendo la natura fuperare il male , effendo avan- 
Mo:e di 2at0 '" et * ' ^ mor ' P r ' ma » cne qu-fto lavoro compiffe , lafciando 
Agn ilo Giovanni da Nola affai dolente per la fua morte » giacche perdeva in 
AnieJJo. efTa il fuo caro Maellro ; laonde fu di metìieri ,che egli alcun finimen- 
to faceffe nel mentovato Sepolcro acciocché compiuto fi pjteffe mura- 
Gio:dalVo- rare ( e cos \ Vl f eCc jj b^r-Q r ,ij evo j due putti , che vi fi veggono , 

fcetemen- c ^ e banche fiano migliori dell' opera del Maellro, perche aveva Gio- 

rovata Se- vanni lo ftudio del naturale , e di ciò eh- folle più bello , e però pi'ì. 

pjlcura. moderni apparifeono ; ad ogni modo però non ieftnoeflì così buon', 

che non vi fi conofehi il timore con cui egli li feolpì j td e/Tendo ancor 

gio- 



Scultore , ed Architetto. 1 7 1 

giovane non aveva ancora quella pratica di trattare i marmi , come di 
icolpire in legno alcuna (tatua avea , ancorché in altri lavori di m tr- 
ino al fuo Maeftro avefTe dato ajuto . Quella fepoltura fi vede oggi nel- 
la Chiefafuddetta di S. Maria de' Pignatelli , ove può render teìlimo- 
nianza del valore di Agnolo Aniello , del quale fecero menzione inci- 
dentemente in altre notizie , Marco da Siena , il Crifcuolo , e Malfi- 
mo Stanzioni ; come chiaramente può vederli ne' loro difeorfi , che 
innanzi a quelle Vite fi leggono , ed ove reità dall' autorità del fud- 
detto Marco Inabilito per figliuolo di Cola Antonio ; togliendoli per 
lui il dubio del Notajo Crifcuolo , fé egli a quello fia figlio , o nipote , 
dapoiche egli nel fuo difeorfo Pittorico , dopo aver nominato il Bam- 
boccio Scultore, così di/le di quello Artefice della fcoltura. 

E poi fu fcolaro di lui Angelo Aniello de lo Sciore , dove che d:ve 
fapsrfi ■, che qu:Jìo non fé fa certo fé fu figlio o nipote di Colantonicfa- 
vitfo , t da quefto Agnolo fé dice , che emendo figliolo , cominciò la fot* 
ta Gì 0: de Nola , che fu pai quel? Eccellente Scultore cb'è ftato &-c. 
Fin qui Notar Gio: Agnolo , dapoiche fiegue le notizie del fuddetto. 
Gio: , delle quali a fuo luogo farem parola , paflando ora a dire, che 
Agnolo Aniello fece anche varie cofe in Architettura , edificando varie A ?no j a. 
Chiefe , e Palagi, come riftaurò la Chiefa di S. Pietro in Vincoli niello efer- 
nel I4JJ. in circa , e rinovò la Chiefa di S, Stefano , con altre Chie-cicrt ancora 
fé , delle quali non occorre farne altra menzione , per e/Tere le fabbri- * Archiiec- 
che modernate , per la qual cofa conchiudendo quella narrativa , di- tlua " 
remo , che la Virtù in un Uomo , ancorché non fia in grado fublime, 
ff mpre però lo rende dillinto , e con ciò degno di laude appreflb i Po- 
fieri . Come può veJerfi da quello Artefice i che fé bene non tbbe 
quella perfezione nella Coltura the nella Pittura ebbe Colantonio fuo 
Padre , e nella fcultura Gio: da Nola fuo Difcepolo , ad ogni modo 
però egli ragionevolmente , e con lludio operando , fi guadagnò tanto 
nome , che dal quartodecimo Secolo infino a' noflri giorni , con fua 
laude rifuona . 



Fini dell* Kit* di Agnolo Aniello Tiare. 



Y » VITA 



p< 



172 

VITA DI MAESTRO SIMONE 
PAPA IL VECCHIO 

Pittore . 

JOchi farebber coloro % che nlle nobili facoltà fi applicarebbono , fe 
innanti a gli occhi ad ogn' ora aveflero le grandilììme difficoltà , 
che fuperar gli conviene , per giungere a grado di perfezione in alcuna 
di quelle . Àia la maggiore di tutte quelle nobili facoltà , che porta fe- 
Go difficoltà grandiffime , è a mio credere la Pittura ; la quale (come 
la Poetica Scienza; richiede con se molte doti , per renderfi adorna, ac« 
ciocche a gli ochi dei riguardanti iraeftcfa , e fenza verun difetto ap- 
parisca . Che perciò , a quelle difficoltà dando provvedimento la na- 
tura medifima , v'introduflè l'amore r per Jie la gioventù s'inv-ghif- 
fé , e refa amante della beli' Arte , le mentovate difficoltà difpreg- 
giando , fidamente ali' acquifto di quella felfe intenta , ed infin , che 
per mezzo di molte fatiche non l'ottenga», di afFaticarfi non fi rimanef- 
fe giammai . Quello Argomento medefimo potrà ora conlìderarfi nella 
pedona di Maeftro Simone Papa , detto da noi il Vecchio , a contem- 
plazion degli altri , che in appreiTo col fuo nome , difeendenti da lui 
vennero al mondo; il quale cerne amante della Pittura , non mai Ci 
rimafe di arFaticarfi fin che non fi vide giunto al poiTefTo di lei, almeno 
in grado diftinto , fé non fublime ; come nella fua vita che fiegue po- 
trà vederli a piena voglia da ogn'uno. 
Simone eb- Nacque Simone circa gli anni dell' Umanato Verbo 1430. ed tC- 

bc ic(!oia_, i-.ndo fanciullo gli vennero vedute opere di Pittura del f.mofiffimo 
«13IZ QgarócZingnro , eh? però , fentendofi a quelle rapirfi da un dolce genio fu- 
penore , fi.ee sì, che per mezzo de'fuoi parenti fu acconciato alla fcuo- 
jn de! nominato Pittore , ove ?.d adoperale il matitatoio fi diede con 
indicibile amore . Ma quanto più affaticavafi , più crefeevano in lui 
difficoltà , per renderfi uomo infigr.e nella pittura , come il fuo Mae- 
lìio fi era già refo ; Fcr la qual cofa molte fatiche ufando , giunfe alla 
perfine a dipingere in modo , che veder, dofi le fue opere , comincia- 
rongli a crtfiere il nome , e con ciò le occafioni ; laonde gli furono 
cemmeffs molte pitture , tanto per privati , che ne'pubblichi luoghi 9 
Viri; ope» Scindo tavole ptr Altari , ed altre opere nelle Chiefe ; e fr3 le prime, 
ìiptuccj cne efpofe fu quella della SS. Nunziata , per una Cappella della Real 
-aj Sjmoiie. Chiefa di S. Nicolò alla Dogana , in cui figurò la SS Vergine proftra- 
ta ir. un ginocchiatojo molto ben lavorato , con altri buon/ ornamenti; 
ina l'Agnolo avendo patito , fa ritoccato) molti anni dopo delia fua 
morte , da Gic: Brrr.arucL.ima; e da un -.'.ifapolo del fudùttto vi fu 

fatta 



Pittore. 1 7 3 

fatta la tavoletta di fopra , che efprime la noflra Donna del Rofario ; 
con S. Domenico , ed altri Santi Domenicani ; e fimilmente codili vi 
fece gli quindici Miderj , eh; gli fi veggon d'intorno ; Per lo che , al- 
tro di Simone non vi fi vede , che la fuddetta B. V. Annunziata , con 
i mentovati ornamenti . Fece Simone , dopo di queft' opera , con mi- 
glior acquido dell' arte , alcune Immagini di Santi su Giinpo d'oro ,. 
per la Chhfit di S. Maria la Nuova , le quali ora veggionfi trafportate 
in varj luoghi di quel Real Momdero . Cosi fece per la Chiefii di S.Lo- 
lenzo una Madonna col Bambino in feno , che ultimamente fu nella 
Sagredia trafportata , e fimilmente vi fece una gran tavola di Altare , 
ove la B. V. col fuo figliuolo in braccio vi dipinfe , fedente su le nn- 
bi , con S. Gio: Battida , ed altri Santi , ed a baffo vi effi.-jgiò S.Do- 
menico , e S. Francefco , che davano le regole a' Frati di loro religio- 
ne ; la qual tavola effendo collocata in un' Altare, preflb l'Aitar mag- 
giore , redo quello nel firfi il coro , dietro il fuddetto ; ove affai con- 
sumata tlali" umido ancor fi vede j effendofi difmeflb l'ufo di fua Cap- 
pella , ed il fdgrifiearli nel fuo Altare. 

Non ceflava nel mentre , die l'opere dipingeva Simone dall' 
inde fella applicazione de' dudj della pittura , dapoi he Ci era egli pre- 
fiflb di giunger con fue fitiche a goder il vanto di un chiaro nome , co- 
me gli additavano le opere de' parlati Maedri , e deLprefente fuoPre-n Zingaro 
cettore , il quale per mezzo di fue fatiche , era appreffo di tutta Italia» divenuto 
divenuto faniofo , e tanto , che per le bocche di ogH' tino il nome del ramofo per 
Zingaro fentivafi rifuonare ; che pero con indicibile amore cercava 
ogni giorno Simone di fuperare difficoltà ; e tanto oltre pervenne* 
che fé bene non arrivò all' univerfale dell' Arte del Maedro, giunfe pe- 
rò ad e/Ter tenuto per nn de' migliori difcepoli di fua fioritillìma fcuolaj 
e tanto, che in alcune tavole , che dipinfe dopoi , fu tenuto nella me- 
dtiima dima di quello ; ingannandoli molti , anche de' nodri Artefici, 
in riputarle opec del Zingaro dolcemente dipinte, benché ne' gran 
componimenti non l'uguagliarle giammai < Cesi dunque Simone venu- 
to in maggior dima apprètto ogn' uno , fece per un Signore di Cafa 
Tjrbcb , una gran tavola per traverfo , da fitaarfi in una fna gentili- 
zia Cappella , che aveva eretta nella Chiefa di S. Maria la Nuova , ove Qp eì - C i^j 
Vi figurò nel mezzo San Michele Arcangelo , il quale ha intorno di fé s. Maria la 
alcuni fpiventofi Demoni, e ccn la lancia conficca l'infernal Dragone : Nuova. 
Dal fuo lato dedro fi vede S. Girolamo , che gli raccomanda il Suddet- 
to Fondatore della Cappella , che inginocchioni l'adora, e dall'altro 
iato finiftro vi effiggiò S. GiKomo della Marca , alici a morto ,e dichia- 
rato Beato, i he gli .preferiti la moglie del detto To.rbolo , r.nch' ella 
dipinta inginocchioni ; nelle quali tede efprede Simone al vivo i lero 
riti-atti, con bella moibidszza , e paftofità di colore affai dolce , ed è 

certo, 



1 74 Vita del Maeflro Simone 

certo , che migliori non poteano effer dipiute dal fuo famofo Maeltro» 
Fece altresì per una Cappella un altra gran tavola di altare , ove figu^ 
rb la B. V. affunta al Cielo , con i dodici Apoftoli , intorno al di lei Ce* 
polcro , opera veramente affai ben condotta , per lo componimento , 
efpreflìva , e buon colore . Ma ne quella , ne quella da noi prima de- 
ferita , del S. Michele Arcangelo , oggi fi veggion più nella Chiefa . 
per efferne fiate rimoffe , allorché di pianta fu ingrandita , ed all' ufo 
moderno rifobbricata dall' Architetto Franco , e le tavole mentovate 
furono trafpoitate nella danza del Capitolo , che e fituata avanti quel- 
la del Refettorio , ove al prefente fi veggono » Poiché e da fa perii * co- 
me que' Signori della famiglia Turbolo , non curandefi più della pri* 
Il GranCa- miera Cappella , ne ereffero un altra dentro il Cappellone di S. Giaco- 
puano eref- mo della Marca , eretto dentro la Chiefa medefima , da Gon- 
e Ja gran fcfr Q p ernan< io di Cordova , detto il gran Capitano , e la fuddetta Cap- 
«hc ha ror- pel la vollero p.ù tolto con (colture , che con pitture abbellire , ben- 
na diChie- che nella volta alcune floriette dipinte vi fecero condurre da Silveftro, 
fa,a S.Gia- \\ gruno , allor Giovane , come nel fuo racconto diremo ; laonde fe- 
lonio della cer0 r- Co ]pj r q Ue H c ftatue t che su l'Altare, con i loro ornamenti di 
Maria* la '. marmo , vi fi veggono , e cosi la tavola del S. Michele fi r.mafe nel 
Nuova. luogo da noi deferitto * con quella altresì dell' Affunta , che parimen- 
te per effer Hata tfpofta da Signori di famiglia già eftinta non fu più cu- 
rata . Fece anco Simone a S. Chiara una tavola in cui vi effiggio la vi- 
fitazione , che fece la noilra Donna a S- Elifabetta , la qual tavola ve- 
defi ora in una Cappella , alquanto rinovata , p.r i patimenti ricevuti 
dal tempo . 

Nota il Crifcuolo altre pitture di Maeflro Simone , e che fra que- 
lle vi tufferò alcuni fref«hi operati nella Chiefa di S. Lorenzo , e tavole 
di Altare nel Vefcovado, ed in S.Maria del Principio , ma io per mol- 
tiflìme diligenze non l'hb potute mai rinvenire . Così fa memoria di 
altre pitture a frefeo da quello Artefice dipinte in S. Maria della Mari- 
na , che farebbe la Chiefa dì S. Maria di Porto Salvo , o quella della 
Pietra del Pefce , e credo beniflìmo , che al tempo del Crifiuoìo fi go- 
deffer dal Pubblico quelle pitture, da lui deknttt nel i f 6f. ; ma a no- 
Uri giorni altro di Simone non vedefi , fé non che le da me notate pit- 
ture , con alcun altra , che forfè a mia cognizione non è venuta; laon- 
de fenz' altro dirne , paff;remo a far parola , che fu Uomo da ben; , • 
che da lui difeefero altri Pittori di cotal nome , e cafato , tffendovi 
quel Simone , che vivendo nel tempo medefimo del Notajo Gio: Agno- 
lo , e fenvendo egli le notizie del primo , inferi (al fuo foli to ) in 
quelle , anche le di coflui ; dicendo , che dipinfe la volta di fopra , e 
le mura d'intorno al Cero di S. Maria la Nuova ; banche in appreffo 
fu ritoccata da lielifario Corenzio , per difgrazia , che forfè vi fucce- 

dè. 



Pittore. 175 



4e . Sicché dunque avendo terminato il racconto dell' opere di Simone, 
egli è ragion riportare ciocche ne fcriffe il mentovato Nota/o , per ono- 
rare con una qualche memoria un così amorofo feguace dell'Arti noftre. 

Fu anco buon l'i tt or e di Nipoti Maejìro Simone de lo Papa , e fu 
gel 1460. i poco più , mentreche fu fcolaro d* lo famofo Zingaro , r 
molto fé apatie ai per arrivare ad -jfere buon Pittore , e molto amor* 
ci mife per fuperare l'arte dtjfictltoja ■, volendo arrivare a lo nome de 
lo Maejìro , non fu quanto lui , ma l'imitai in molte cofe ajj'ai bene i 
ma nitro di lui nm fi vede che certe antiche imagi ni di Madonne., e di 

Santi foli , /opra Campo d'oro a S. Maria la Nova , dovi ci è 

(qui mancano molte lettere all'originale ) . . . la Madonna. 

&c. a S. Chiara , e altre parti , e ci fono altre immagini alle fi tinte 
del rifit torio di detta S. Maria la Nova , e Jì vede anche nel Pifcopio 
qualche co/a difuo , cioè alcuni Santi , e dentro S. Maria de h Prin» 
sipio , ed anco a S. Lorenzo una gran tavtla dietro lo Coro -, & una 
fua memoria a frefeo , & una tavola a oglio antica , come anco ci è 
di lui una Nunziata nella Chi e fa di S. Nicola , benché de le prime cofe 
fui , e alcun* altre pitture a S. Maria de la Marina , molto bill* , 
confrtfehi , e quejìo è quanto ptr quello , che dia qutjìo prefente Si- 
mone , anco de cafa del Papa , perche quello è fiato fuo antenato , dove 
che quefto prefente Simone , in quefio 1 fo r. hi dipinto frc. e qui fi e* 
gue il Crifcuolo le notizie di coftui , delle quali a fuo luo?o , facendo- 
ne onorata memoria , riporteremo ciò che egli ne fcriffe , del fecondo 
Simone . 

Ecco dunque come Maeftro Simon del Papa , per mezzo di fua 
fludiofe fatiche , e dell'Amore, che lo guidava al poffeffo dell'arte 
della pittura , ne fece acquifto , per lo quale venne ad effe r Rimato , 
non folo da coloro , che le fue opere defideravano , ma ancora fu in 
buon nome appreffo de' medefimi Profeffori ; che fé ben: non ebbe egl i 
Simone, come i Donzelli , copiofità d'invenzioni , varietà di Arava- 
ganti componimenti , ed elezione di fito , come non ebbe altresì mol- 
ta varietà di abiti , e di colori , come quelli , e come il loro comun 
Maeftro , e fopra tutto non ebbe que' buoni accordi , che quelli otti- 
mamente poffedereno j tuttavia rcila egli lodato per quelle ftorie , che 
dipinfe di minor copia di fi-ure ; ed avvenga , che di fuo fi vegga la 
gran tavola dell' Affunzione di Maria V. , la quale affai piena di figu- 
re , ed affai ben difpofta apparifea , ad ogni modo però , ella è fola , e 
fi ha per certo , che non fu fua propria dote il comporre le ftorie gran- 
di , ma folo il fare affai bene quelle di poche figure , mafie con buona 
grazia inlìeme , e dipinte con lommo amore , come da noi nel princi- 
pio fi diffe ; per la qua! cofa meritò le laudi de' Profeifori , come può 
vederfi da qu.lle dategli da Gio: Agnolo , e da Marco da Siena altresi; 

per- 



1 7 6 Vita di Mae/lro Simone 

perche penso onorarne , in un con gli altri Pittori Napoletani , !e !»&> 
morie ; Ed oh , che fufle pure al Ciel piacciuto , che da sì nobile , ed 
egreggia penna fufler ftate fcritte le onorate notizie , almen di queftf 
più antichi Profeflbri del difegno , che certamente , eflendo propalate 
al mondo le glorie loro da un tanto celebre Uomo , avrebbe maggior* 
mente macerata 1' Invidia , e fatto tacere la maldicenza medefima . 
Ma a colui * che difpone tutte le umane , e le divine cofe , non piacque 
dargli forfè più lunga vita, per mortificazione delle noftre Arti , e del- 
la Patria infieme . Ma ritornando a Simone, da cui condolente efa- 
Morte dì gerazione partimmo , dico , che vien comunemente creduto , che egli 
MaeftroSi- venifTe a mancare circa gli anni 148 8. (mentre che il Crifcuolo non por- 
rapne, ta il termine di fuà vita ) tffendo vifluto onoratamente , e tenuto pejt 

Uomo coftumato daogn,' uno, e d' innocenti , e xeligioficoftumi, 



Fitti itila Vita di Majlr? Simone Papa il Tee cb fa 



ynyi 



177 

; VITA DI NICOLA DI VITO 

!. Pittore . 

.* 

COmè spp'jnfo accader fuole ad innocente fanciulla , cui da amo-' 
rofa Madre vuole abbellirli , con acconciatura di tetta , con na- 
ftri , e con mille vezzi * ed ella con repugnante mano , da fé fon- 
dando quelle bellezze , procura con i pianti , e co' gridi , di far de- 
ridere quella dall' abbigliarla , ne mai fi acqueta infin , che in fua li- 
bertà non fi vede . Cesi ancora fuole avvenire a colui , che in fua 
fanciullezza repngna apprendere una qualche facoltà virtuofa, ove vo* 
gliano i furi Genitori applicarlo . E ficcome quella fanciulla , venu- 
ti poi ndl' età più ftrena , derìderà ornarfi di que' medefimi abbelli- 
menti , che picciola difpreggiò , così quel giovane , refo avveduto 
dagli anni, e dalla ragione , vorrebbe allora fare acquifto di quella 
facoltà medefima , che egli picciolo a tutto fuo potere fuggi . Ma la 
natura di già avanzata , non avendone 1' ufo , fi oppone a' fuoi defi- 
derj , perchè fi rende tarda ad apparare in quegli anni , ciocché facil- 
mente da fanciullo fi apprende , e da giovane li efTeguifce.La qual co- 
fa potrà conofeerfi appieno nella perfona di Nicola di Vito , Pittore 
Napoletano , il quale avendo ripugnato a tutto fuo potere , nella fua 
fan »ullezza,di apparare pittura , divenuto poi Uomo , cercava ard.n- 
tiffim m nte di farne acquifto , anche a coito delle più gravi fatiche i 
ma non più li fu permeflb dall' età avanzata , che fece in lui rimanere 
più iì deiìderio di bene operare il pennello , che 1' efeguirlo con l'ope- 
re ; Per la qual cofa , non potendo buon p;ttor divvenire , penso ef* 
ferlo di facezie , e di allegria , come edili , che era dotato di pio^on- 
da natura , e di lepido tonverfare J lo che dalla fua vita , che lìegue, 
potrà confiderarfi da' Giovani , e con piacere udirfi da' Maeftri delle 
noftre Arti . 

Circa gli anni 14? f. era già divenuta grande la fama del valen- 
tiiTìmo Zingaro, dapoiche da per tutto iì parlava dell' eccellenti pit- 
ture di lui , e di fua fìontiffima ("cuoia ; laonde ciò offervato il Padre 
di Nicola , the ave* nome Matteo , per quello l'i dice , invaghitoli 
delle beli' opere di Antonio , vedendo quanto utile , e quanti onori 
apportati gli aveano , fece difegno d'applicarvi il figliuolo già fitto 
grandicello, acciocché mediante i fuoi ftudj , e le fue fatiche , folle- 
vafTe ancor egli la povera fua famiglia, che perciò , avendo così fer- Mcffodal 
«iato nell' animo fuo , ebbe modo d' introdurlo nella feuola del Zin- Padre a fcuo 
garo mentovato , ed a quello caldamente raccomandarlo . Ma la bi- Ja dd Zin ~ 
fogna non andò com' egli erafi figurato , dapoiche il figliuolo , lonta^ ^^1-0' 

Z niiììmo fuco. 



i-jS Vita di Nicola di Vito 

nifììmo dal genio di applicare al difegno , moftrava ad ogn' altra prò- 
fellìone voler attendere, che a quefta della Pittura ; di che molto ram- 
marico ne fentiva Matteo , e molte paterne correzioni facevali , cer- 
cando perfuaderlo ad intraprender con amore quell' Arte nobihflìma , 
la quale era fiata la fola cagione dell' ingrandimento di quel rino- 
mato Maeftro , ed ancora de' fuoi Difcepoli ; cioè di queU; - che in; 
Ripugna quel tempo erano già venuti nella filma comune rie' Cittadini . Ma 
apparare Pit Nicola Tempre più moftravafi alieno da' defiderj del Padre, e fé pure 
tura • alcuna cofa nel difegno operava , ciò foleva avvenire per lo timore 

paterno , e con ciò non mai cofa di buono poteva fare , perchè non 
gli era fuggerito dal proprio genio ; laonde ciò confìderato dal Mae- 
ftro , diifuafe Matteo di applicare il figliuolo in fimil profellìone , e 
lo perfuafe ad altro impiego applicarlo , già cchè alla pittura non avea 
fortito il genio , e l'abilità ; Doti tanto neceflarie per confeguir quell* 
arte difficiliiììma . 

{Sre* a ' Ie Così clun( l ue tolto di fcuo!a del Zingaro , applicò Nicola alle let- 

tere , ove continuando alcuni anni , molto profitto vi fece . Ma Aie- 
ceduta la morte del Padre , ed e/Tendo egli già Uomo di età virile , o 
che fofle la confiderazionedi non aver foddisfatto al genio del genitore 
Morto jlP 3# o che quel poco difegno , che avea in que' primi anni apparato, gli 
die applica (ufeitaflè l'amore della Pittura,!! diede così afleverantemente allo fiudio 
con tutto lo di effa , che mai altro non faceva , fé non che difegnare , e copiare le 
ipmto al di. opere di coloro , che al'ora erano in maggior grido ; ed efllndo già da 
più anni futeeduta altresì la morte del Zingaro , procurava da' Don- 
zelli , e che da alcun altro di fua (cuoia , che era Maeftro divenuto, 
ricavar que' precetti , che erano neceffarj , per bene apprendere l'arte 
pittorica ; Per lo che fatto Uomo coltivava quella fcuola , che già fan- 
ciullo avea a tutto fuo potere fuggita . Ma l'età avanzata , e la mente 
non più atta a ricevere que' precetti , che fon proprj de' primi anni , 
que' mezzi , che da principio l'avrebber bene incaminato al fuo fine , 
gli eran d' intoppo per lo faftidio avea di non poter giungere al buo- 
no ; dapoiche conofeea egli non avere i bbedienti l'intelletto , e l' ope- 
c j 1 ; " razion della mano . Ad ogni modo però fu tanta la fatica eh' e' fece , 
ne' medi ocre' cne alcun'opere conduce fotto la guida de' due mentovati Maeftri, Pie- 
. ce , ed tro , e Polito del Donzello , i quali lo amavano per la fua giovialità , 
è jutato da' e quelle ad alcun pubblico luogo efpofte , gli porrorono le occasioni 
j-uoi Maeltn. t jj a ] cune a i cre opere , che in onorato concetto il fecero tenere appref- 
fo di molti ; e perchè conofeeva egli affai bene , non avere in fé alcu, 
na di quelle perfezioni , che fon tanto neceflarie alla pittura , e ch g 
erano poflldute in ottimo grado da' fuci nuovi Maeftri del Donzello 
e da altri, che erano fiati fuoi nuovi Condilcepoli nella fcuola del Zi n . 
caro , già (no primo Maeftro in fanciullezza , e però facendovi imtu r;l 

riflef. 



Pittore . 179 

rifleffione , e conofcen do appieno non aver quel valore , che quelle di 
colloro opere dimollravano , le quali in quel tempo eran tenute per fé t- però cono, 
tilììme , determini) dunque fpacciare le lue pitture ad ogni qualunque ice (e li 
prezzo, che offerto fé gli folte , e però profertole , a buon ba- 1 " 1 * 3 ,ufin - 
ratto , ottenne perciò molte opere , giacche fi tiovano notate dal No- eame, ' to 
tajo Crifcuolo pitture in S. Gio: Maggiore , ed a Monte Oliveto,e qiu- 
fte intende e/Ter tavole ad olio; dicendo poco appreffo , che dipinfe 
nella Chiefa de' Monaci Baiiliani una Cappella a frefeo , la quale a no- ,, . 

ftri giorni più non fi vede , sì per le rinovazion delle fabbriche , che var = i u0£ hj. 
tutto giorno abbellilconfi , come ancora, mi credo per elTer dipinte 
' con molto (lento , come dice il medefimo Cnfcuolo , nelle mentova- 
te notizie , eh? ne lafciò . 

Fece Nicola per una Cappella della Rea! Chiefa di S. Maria la 
Nuova , una gran tavola per traverfo, ed in effa vi efpreilè gli Apollo- 
li , con la B. Vergine nel Cenacolo, con la venuta dello Spirito Santo, 
e quella conduiTe con moka fatica , ed anche con alcun (lento ; come 
conofeefi dalla mvdelìrm ; la quale ora è iituata nella ftanza del Capi- 
tolo , che e innanzi quella del Refettorio , ove fu co!lo:ata allorché fu 
da capo la Chiefa redificata , come altrove fi dille . Così dipinfe per la 
fuddetta Chiefa un altra tavola , con la noftra Donna , che tiene il Bam- 
bino nel fuo grembo feduto , e vengono adorati da alcuni Angioletti, 
eftèndovi ancora alcuni putti dipinti . Da' lati della B.V. vi è S. S.ba- 
filano , ed un altra Santa . Nella lunetta di fopra vi è la Vifitazione di 
S. Elifabetta , con S. Giuf ppe , e S. Zaccaria . Quella tavola fi vede 
altresì nel medefimo luogo del Capitolo , ove è l'altra della venuta 
dello Spirito Santo , gr> dinanzi deferitta . 

Così con fuoi modi faceti procacciava»" Nicola le occafìoni , e 
dando le lue p.tture ad ogni prezzo , continuamente veniva digli Ami- 
ci in varj lavori impiegato ; e credo benilfimo che unite opere per va- 
ri particolari avelie egli condotto ; perciocché offendo da ciafihedun 
bi-n veduto , e per il luo feuV. voi- modo di vivere, carezzato, e con 
ciò di molte in.ombenze provveduto , acciocché con effe ioftentar'epli 
poteffe la fua famiglia ; e di queil' opere , che per tal fondato argo- 
mento fi (limali molte , alcune in vari pubblici luophi fi vedono * 
effendovene due t volette nella deferitta ftanza del Capitolo di S. Ma- 
ria [a Nuova , che fti'.d-ro già cipolle per adornamento di una Cappel- 
la , ed ora fon collocate una vicino Fa!tra , laterali alla porta del Re- 
f.ttoris, ove vedefi in una di effe , effigiato S. Girolamo penitente , 
rei deferto, e nell'altra S. Michele Arcangelo , inatto di abbattere il 
Dragone infernale . Nella Sagreflia di S. Pietro ad Aram , fopra l'arco 
di effa vi è dipinto da Nicola , la Vergine Addolorata (otto la Cjoce , 
che vien foilenuta da S. Giovanni j ed in quell'opera ficonofee quanto 



Z 2 egli 



180 Vita di Nicola di Vito 

egli fu debole nell'arte della Pittura . Così di fua opera vedefi nella 
Real Chiefa di S. Chiara un altra tavoletta , la quale è locata in una 
Cappella preffo 1' Aitar Maggiore , ed in effa vi è efpreffa la vifitazio- 
ne , che fece la B. V. a S. Elifabetta fua parente , effendovi ancora 
S. Giufeppe , e S. Giovacchino ; ed in altre Chiefe, come in S. Spirito 
<li Palazzo , alcun'altr'opera fua lì vede efpofta , la qual da noi il trala» 
fcia , pei non avere in elfo un cotal preggio,che attenzione fi meriti ; 
laonde le Tue opere tralasciando , farem da qnefte paffaggio a' fuoi alle- 
gri divertimenti , e giocofi fatti , giacché , come di fopra fi difTe > fu 
di natura tanto lepida , che fu lo fpaflb , e la fetta di tutti que' , che 
lui trattando conobbero di così beli' umore fornito . Ed acciocché da' 
Leggitsri fiano appìen comprefe le burle accennate dal Notaio Pittore , 
egli è di meftieri di qui fpiegare almen quelle che egli ne lafciò fcritte, 
incominciando appunto dalia prima , che tratta , della tefta » che 
Nicola compofe, per far paura a quelle vicine » che appreffo lui abita- 
vano . 

Avea Nicola con molto ftudio fabbricata una tefta, e quella accioc- 
ché nera , e paurofa , appariffe; veftita di feorze di moriglie,e vi aveva 
adattati occhi lucenti/fimi, acciocché a prima veduta , ver chi in lei fif- 
faffe di primo tratto lo (guardo , alcun fpavento apportane ; quefta poi 
acconciata con noj'ofi capelli , e rabbuffata barba , la pontva in cima 
d'alcun fuo lungo baftone , che fvoltando a bella pofta la mentovata 
cima , ornata di veftimenti , affai bene adattati , la fpingea fuori di 
uà fineftra , ed in quella di alcun fuo vicino pervenir la facea , ove al- 
cun i donzella udito avea tfllre in coftumanza di lavorare ; la quale 
all' improvifo quella tefta in veggendo , d^va per lo timore de' gridi al 
Cielo « per i quali molto gufto pren deano coloro , che della burla 
erano fatti confapevoli , e con quefta fua tefta foleva altresì prenderli 
pia. ere con altre molte perfone , che nulla di lei fappiendo , colte all', 
improvifo , davano agli amici di Nicola nuovo motivo di cicalare . 

Aveva prelo Nicola a fuoi ferviggi una nuova Fante , la quale an- 
corché buoni , e folleciti gli preftaffe , era ad ogni modo un pò leggie- 
ra di mano , togliendo dalla difpenfa di Nicola alcuna cofa di falame , 
o di Calcio, per rifonderlo ad alcun fuo parente, ovver bene effetto,co- 
me è l'ufo delle più di fimil fatta di gente,ed efiendo quefta cofa venuta 
a notizia di Nicola , al quale difpiacendo di mandar via la Fante per 1 
altre lue buone cpemzioni, volle alla perfine trovarvi] alcun rime- 
dio , per lo quale di più toglier la robba dalla difpenza fi rimaneffe i 
laonde dopo molte cofe girateli per la mente , penso adattarvi un gat- 
to , molto chtto di un fuo vicino , fopra una tavoletta , legata ad al- 
cune fila di ferro , e fofpelo allo feuro , effendo certo, che p^r tifer 
gii vecchio , non avrebbe fatto quell'animale , ne reliftenza , ne ftre- 

pito, 



Pittore . 1 8 1 

p'ito , quindi dalla Fante veduti al bujo I lucenti occhi fuoi , teme/T e 
quelli effere di alcun maligno fpirito , come lui gli direbbe, ed avend° 
nell'animo Tuo già fermato cicche doveva fare , colto il tempo oppor" 
tuno» che la Fante non era in cafa , adattò il gatto così fofpefo , tom e 
penfato fi aveva , che fuorché fpirito non potefll- da quella efler credn" 
to ; ed eflendo il luogo ofcuro a beila porta cosi lafciato , cominciò a 
dir fue novelle alla Fante , dandogli a credere, che era comparto lo 
fpirito a cafa di Me/lèr tale , il quale avea bene acconciata per lo dì del- 
le Felle la fua Fante , pr alcune cofe , che ella aveva tolto di cafa del 
Padrone . La Fante tuttocchè fentifle alquanto rommoverfi per quel 
fallo , che udito avea rampognare la fua vicina , e che del male di che 
pativa colei , ella buona parte ne avea , ad ogni mcdo , volendo ( co- 
me è il coftume loro > dal fuo Padrone efTer Rimata Donna innocen- 
te, e da bene, con molte irate parole , maledille tutte le Fan- 
ti , che da quel brutto vizio di toglier la robba a' Padroni erano prefe, 
e deteftando il mal ufo loro , diceva , che quelle Iride eran cagione 
della poca fede , che alle buone , per loro elempio , era predata ; ed 
in quelle efclamazioni continuando , non era per finirla con le impre- 
cazioni contFO di loro i Ma Nicola , a e ui pareva averla cesi ben pre- 
parata , e che null'altro ormai mancava , che il compimento dell' ope- 
ra , cominciò prima con molte laudi a commendar fuoi fervigli , e do- 
po a dirle , che egli giammai creduto avria a chiunque il contrario gli 
avefle dimoilrato > che ella buona Fante non fufle , e perciò in man di 
lei aveva tutte le maflerizie di cafa , con fua difpenza raccomandate , e 
che certamente credeva , che fé ella di fua tanta fidanza volerle pure 
abuf..rfi , e gli venifle in penfiero alcuna fraude , lo fpirito ( il quale 
Con oo-hi fpaventofi fi faceva vedere ) averebbe fatto le vendette per 
lui , dapoichè gli avea ancor egli fatta la fua preghiera , con colui > the 
era il Padrone della cattiva Fante; così convenendoli per adempimento 
dell'amicizia verfo colui } ma che fapea beniffimo quagli feongiuri non 
efltr necefTarj per la fua Cafa , ove una così buona Fante , e coftumata 
vi era , di che egli fé ne chiani va contento ; Con quelle , ed altre buo- 
ne parole affidandola , leimpofe, che andar dovt de a togliere alcuna 
cola dalla difpenza . La Fante con molti peniìeri , per quelli difeorfi , 
e con qualche apprenfione del maligno fpir,to,colà s'incamminb,ma pur 
volendo fel mollra di edere innoc;nte, e ficura , rinfrancandoli al- 
quanto vi fi portò ; Era il g:.tto fofpefo da fottili feriucci , acconciato 
in iuo^o cjfcuro della difpenfa , ed : ppunto ove quella cola er , che do- 
veva prendere la Fante , la quale tra pi r l'rppnnzione ccn che era ve- 
i.uta , ed il volgerci 11' iirprovife luci del gatto verfo di lei , che alia 
Ina volta andava , mife un gran ftrido , al quale cilìndo accorfo N co- 
la , che il tutto avea oifervato , iv.a^gici niente ccn fue parole lafpa- 

Vtlltb, 



iSz Vita di Nicola di Vito 

ventò , non lafciandola ufcire , anzi ponendofi fu la porta , ad accufa- 
re i fuoi mancamenti la confortava , fé dallo fpirito campar voleva; del 
quale avendo udito ella per avventura alcun ruzzolare , e Mimando ve- 
ramente , che quello , ( come diceva Nicola ) forfè venuto per caligar- 
la .dell' imprecazioni date da lei contro le fue compagne,effendo anch'eli* 
colpevole , cominciò a confettare i furti , che molte volte fatto gli ave» 
chiedendogliene perdono , e cosi Nicola trattola fuori , fece vifta di per* 
donarla , promettendo ella di mai più mancargli anche in minima cofa, 
purché lo fpirito non vede/Te ; e così fedelmente per l'avvenire offervò, 
ed a' ferviggi di Nicola fi vide in pace . 

Ma niuna delle fue burle puòcompararfi a quella che fece ad uri 
Gentiluomo attempato , il quale prefo ne' lacci d'amore per una vaga 
Giovane , ne fu per timore fciolto , e per la vergogna dopo non mai 
più vi tornò ; ed il fatto accennato dal Notajo Crifcuolo , con gli altri 
qui defcritti , in tal maniera raccontali. 

Aveva prefso la fua meggione Nicola una molto bella , e coturna- 
ta Giovane , la quale avvenga che maritata ad un, che fuoi nego* 
zj in contado facea , contuttociò , feguitando il fuo naturale allegro, 
ma ne' termini dell' onefto , fpendeva per lo più l'ore in cianciar eoa 
vicini , e come è ufanza di molte belle Donne , da vafi anch' ella buon 
tempo con ucellar coloro , che mirandola cosi bella , pendevan dagli 
occhi fuoi . Or avvenne , che guardandola più volte un b Gentiluomo, 
fu prefo forte dell' amor di colici , e come , che eg i attempato Uomo 
era , non ardiva farfi in linda così allo fpeflo , come a' Giovani inna- 
morati è in co (hi manza > Ad ogni modo , ftruggevafi di defiderio , che 
all' amata Donna quello fuo amore fofle fitto palefe , che però per far- 
la accorta di quanto egli di lei fofse invaghito , cominciò, oltre de'fa- 
luti , a dirli alcuna pnroluzza amorofa , per la quale afsai ben compre- 
fe la Donna quinto il G ntiluomo per lei ardea del fuoo di amore , 
dandogli il comodo di parlargli «Ila medeiìma , conciofiìacofaehe , ef- 
fendo (come fi difsè) molto feltevole, volentieri con tutti favellava , e 
fue grnziofe novelle diceva , ovvero alcuna burla con alcun fuo vicino 
concertava . Jl Gentiluomo avi ndo a quelle prime parole trovata buo- 
na corrifpondenza , pensò a farli più oltre , e pervenire al fuo fine, dan- 
dogli fperanz.i la libertà con cui la bella Donni folea con tutti ufare ; 
laonde una volta fattofi ad ulcio , la richiefe , ehe lui , fuo umile aman- 
te volefse fare entrare in fua cafa, ove poi lo facefse degno di fua dolce 
prefenza , e fopraumana bellezza ; la Donna , che quanto era bella , ed 
onsfta , altrettanto era favia , ed accorta , fubitamente rifpofe , che per 
allora non poteva ella ciò fare , perciocèch fuo marito di ritorno da Tuoi 
negozj , in quel medefimo giorno afpettava ; per la qual cofa non gli era 
permefso godere l'amabile vifita di così care amante ; ma che poteva at- 
te^ 



Pittore . 



183 



tendere bensì altro tempo opportuno da riceverlo , e di carezzarlo. Era 
per avventura, allorché la Donna licenziava Io amante , fattoli in fineflra 
Nhola , e come quello, che più volte il Vecchio ofservatoavea rimbam- 
bito , per l'amor , che alla fua vicina portava , fi difpofe volerlo di ta- 
le pazzia guarire , e trargl» all' intutto l'umor malinconico di fella ; che 
però fattane parola con la giovane Donna fua vicina , con lei concertò 
il modo di ricevere il Gentiluomo , in ora , che egli lotto il fuo letto con 
fuoi concerti fufse approntato . La Donna tuttoché prima alcuna refi- 
[lenza facefse , di far venir colui , ad ogni modo , efsendo afsai ben per- 
fuafa da Nicola , di buona voglia poi lì difpofe a far quinto egli confi- 
gliato le avea , avendone forfè fatto intefo il marito , laonde attefe,che 
di nuovo il Gentiluomo venillè a follecitarla , e come verfo di lei lo vi- 
de venire , feco entrò in parole , facendole lieto vifo , e dopo un affet- 
tato fofpiro, ledilfe: Io veggio molto bene Signor mio , che un co- 
llante amore vince o°ni duro cuore , lo che vepoo effere a me avvenir- 
to , tanto ora con dolci parole , ora con una piacevolezza , ed ora con 
un altra » mi fitte andato d'attorno T che avendo oggi mai vinta h mia 
coflanza , io fon difpofta , pofeia che io così vi piaccio, a volere e/Ter 
vofìra . Il Gentiluomo quello udito , fu molto lieto , e ringraziatola di 
fua pietà , diedero ordine , come il marito di lei andarle fuor di Città 
per fuoi negozi , che egli a fua cafa veni/Te » ed eiTendo appena paffato 
un giorno , la Donna avendo con Nicola preparata la burla , fece il 
Gentiluomo venire , e con molte ornate parole nella fua Manza l'accolfe, 
ed affettando fofpiri , con melate lufinghe , fopra del proprio Ietto l'in- 
viti» a giacere * fchermendofi però al poflibile infino a quel punto dalle 
carezze del vecchio amante . Nicola che fotto il letto fi flava cheto affet- 
tando , come vi fentì fufo il Gentiluomo , tutto in un tempo cavando 
la fua tefla artificiata , di brutte forme , fece abbacare un cane fuo, che 
fotto il letto con feco aveva condetto , ed al quale , per non farlo fenti- 
re , aveva con fue mani otturata la becca . Era la flanza a bella polla 
rimafta con poco lume , avendo la Donna , quafi fufle per vergogna , la 
fmeftra focchiufa con arte , per la qual cofa , fece quell' accidente pa- 
rer più fpaventofa la tefla , che veduta dal Gentiluomo , ed udito Io 
fpaventofo lattare , non penfando, che un cane forfè , ma che dalla tefla 
medefima la voce fuffe ufeita , tutto pien di fpavento , fenz'altro penfa- 
re , come avviene ne' cafì repentini , ne' quali per lo più la mente uma- 
na fi^efrufea , fi buttò giù dal letto , ed udendo la Donna gridare , la 
quale fìngeva , che il Demonio voltlfe prenderla , per cafligarla del tor- 
to , che al (uo marito voleva fare , tutto confuto , e pieno di terrore , 
tolto ufcì dalla fcanza , e cacciato dalla Fante , che aveva finto accor- 
rere a quelle grida , comeconfapevole del concertato , ufcì anche di ca- 
fa 



1 84 Vita di Nicola di Vito 

fa della Donna ,'ed affannofo alla fua fi conduffe, ove" eflendo tutta Com2 
JT.oflb , ed alterato , fu da fubita febre fopragiunto , e ne ftiede sì male, 
che fu bifogno fargli palefe la burla , acciocché da quel male guari/Te « 
cacciando con Io fdegno la malattia,cheilfoverchio timore Conceputo gli 
gli avea ; dapoiche a molti era a notizia quefto fuo amor venuto , e pia-' 
cere fé ne prendevano coloro , che l'afcoltavano . Ma perchè da ogn'urt 
che quefto fatto fapea , veniva commendato Nicola , che l'amor pazzo » 
Con quella tefta , avea cacciato di capo al Gentiluomo , venne la cofa 
«'fiche alla notizia di quello come era andata; laonde conofcendofi beffato 
da un Pittore, più che dalla Donna, fu di tanto fdegno prefo verfo di lui, 
che prenderne voleva in tutti i modi vendetta , inlino a far calunniare 
il Pittore apprerfo .ilcun Giudice fuo amico , perchè da quello foffe in 
carcere meffo ; la qual cofa faptitafi dagli amici comuni , ammonirono 
il Gentiluomo , che di farne parola fi ri ma ne (Te , dapoiche , buccinan- 
dofi il f tto,maggior vergogna ne avrebbe avuta , che foddisfazione. Cosi 
meffo a ragione , avendo conofciuto efièr vero ciocché gli amici diceano 
dell'amore illecito, il quale anche più mal convenivafi alla fua età avan- 
zata , pofe filenzio al fitto ; benché quello però più volte fu con rifa di 
ogn'uno rammentato , tìnto piacere fentivano della burla così bene or* 
dinata da Nicola ; il quale in quefto firmi modo dandoli bel tempo, paf- 
fava la vita fua , che in fine a molta vecchiezza , efllndo ptrve<iuta,con 
difpiacere di tutti coloro , che lo conobbero , lafciò la fpoglia morule 
pel 1498., esine dilfe il Cnfcuolo nella notizia , che ne lafciò fentta 
apprefib un altra di un fitto faccettato a fuoi tempi del Re di Tunifi Mu- 
lias , ed ove di quefto Pittore così ragiona . 

E" 1 da fa per fi ancora di Nicola di Vito , eh; anco fu Scolaro de li 
"Donzelli , il quale effendo piccole , non volfe mai imparare la Pittura , e 
poi ejfendo fatto grande , moriva di fatiche per diventare Pittore valen- 
te , dove che non ci potè più arrivare , perchè era giovane fatto, dove 
eh: facendo gran fatiche , fee alcune opere a ogni buoni danari , conten- 
tandof per avere opere , e fece pitture a S. Gioì Maggiore, a Monte Oli- 
•veto, e alli Bafiliani una Cappella a frefeo , che ci fi vede gran fatica 
ftentata , dove poi le meglio opere fono a S. Maria la Nuova , la venuta 
de lo Spirito Santo , con un altra tavola di Altare , con una Madonna , 
e due quadretti i dovendo fa per fi , eh? per f afe opere alzai lo ing'gno , e 
fé fece amare per molte parole graxioft, e fece le fue burle, dove che aven- 
do fatto una tefta veftita di f e or te de moriglie negre , la metteva a cer» 
le mazze lunghe , e ftorte in cima , e poi la faceva affacciare all' altre 
fineftre deli vicini , mettendo paura alle Zitelle , che lavoravano , per 
l'occhi lucenti di lucciole , che avea fatto a la detta tefta , e Così Ugai 
fofpef) lo gatto vecchio , a una tavoletta ì alla camera ofeura , e ve man- 
dai 



Pittore 



18 s 



la Fantefca , che pigliava difpenzn , che ebbe a fpiritare , per V occhi 
'ucentì che si movevano dillo ["pirico , co-»' l'aveva ^k/fe #•£. c w ) ftf ' w 
/<z Ae:ta ffla fece la burla allo . . . • -, eh: era tentato per la vifts 
della belli vicina , perche art latoci ejfj lui .la fotti lo letto , con poco 
lume 1 cacciai la ditta te/fa , ficen io abbacare U/t gran cane fuo , che 
teneva zitto fotto lo letto ■, e tanto , c£? /? .... [paventato ebbe a 
morire de paura , e fuggendo ■, (Mede motti) mah j ^jz/. j ci,? mai più le 
vennero tentazioni i ma pòi fipwo lo fatto » voleva perfeguitare lo 
littore , che Con granii amici fé ne ridevano i lo quale facendo que- 
lla beila vita , amato da tutti , venne a mancare circa il 1498. ajjai 
vecchio . Notar Crifconiu: . 

Ecco dunque come Nicola per mezzo di fua piacevolezza , e fé- 
ftevol n.itura , procacciandoli l' opere , venne altresì a guadaonarfi il 
nome * che a gran lunga non avrebbe egii avuto per mezzo di lue pit- 
ture ; perciocché fu nel numero ammeflb di que' Pittori più antichi>che 
intendeva Gio: Agnolo eternar con fuoi fcritti ; che fé bene alcun dì 
loro non averte una grah perfezione nella Pittura , ad ogni modo perì), 
in riguardo a qne' tempi , fu buon Maeftro tenuto , e lodatiflìmo Ar- 
tefice ; lo che non potea veramente dirfi di Nicola , il quale eflèndo 
per le fue facezie tenuto caro , era fovvente impiegato da' molti amici , 
che per effe egli fi aveva acquili, to ; parlandofi per tal cagione di lui , 
quanto alcun'altro de' tempi fuoi , e f >rfe più per l'apportata cagione di 
fua allegria ; per la qual cofa , vivendo allegramente , finì concento \\ 
mortai coilo di quella vita . 



fine della Vita di Nicola di Vito 2 



A a Ì VITA 



i86 

VITA DI BUONO DE' BUONI , E 
DI SILVESTRO SUO FIGLIUOLO 

Pittori . 

NOn farebbero diftlnti tra gli Uomini i doni della Divina Previ- 
denza , le quelli in al una dote di abilità , di rado non fi feor- 
gtfllro fidamente a taluni di tifi conceduto . Concioflìacofacchè aven- 
do un medtfimo luftro , e nfplendendo ugualmente in un;i cotal faen- 
za , o virtuofa applicazione , non vi farebbe in un Uomo quel vanto » 
che lo r< nde da un altr' Uomo contradiftinto . Mi il lommn Regolato- 
re del tutto , acciocché (uà potenza, divina folle da ogn' un comprefa * 
volle che fra m< Iti lin lolo Uomo in una tal facoltà folTe pregiato ; e 
quindi diftinguendofi le perfone , e vedendofi dalla perfizion di colui » 
colmare il nome alla gloria, dòveifero ancora i viventi portati da 
conofeenza , e da gratitudine di tanto bene , come a principio , e 
fine di ogni cola creata , 1' onor recare a lui , come eterno difpenfatore 
di ogni ottima difciplina , e d'ogni perfetta virtù ; la qual ^ola prati- 
car fti veduta , allor quando comparVe'm Silveflro de' Buoni , fìgliuol 
di Buo"no , una fovrana abilità ,• che trafeendendo quella degli altri 
Pittori infiho allora veduti , venne a ! farli ammirare per una tinta dol- 
ciifima , ed afTurmta , the inlin da fanciullo aVea dalla natura ottenu- 
ta in fort' ; Laonde fu cagione , che coloro i quali dopo di lui appre- 
fero l'Arte della Pittura , mille benedizioni ne daifi.ro al Donatore del 
tutto, per l'utile , che loro col fuo tfempio recato avea i come nella 
fua vita fi leggerà . 

Fiori dunque il Padre di Silveflro , nominato Buono de' Buoni » 
circa gli anni del mondo redento 14 io. , e fu allevato in l'cuola di Co- 
lantonio del Fiore , dopo eiferii fgrollàto fotto al altro dozzinale Mae- 
stro , de' quali pur troppo , ed in ogni tempo , ebbe dovizia Ja ni lira 
Napoli; ( Veraulfimo teftimonio però, che fempre in quella Città fio- 
rirono l'arti nobil flìme di difegno; ; col qual Colantonio fuo Mdeft.ro 
dipinfe Buono in varie Chiefe , e per varj Signori le volte , ed 1 fregi 
delle ftanz- de' lor Palaggi , che ne quelle, ne quelle pitture , per 
efferfi rimodernate le fabbnthe , più non fi veggono; Morto poi 
Colantonio , dipinf Buono da fé varie opere, come fu quella della 
Chiefa di S. Pietro ad Ara , e l'altra nella Sag rt flia ch'era allora nel 
Vefcovado , che ora è parte di Chiefa ; le quali pitture vmgoni nota- 
te da Notar Gio: Agnolo Crif nolo : Come fi leggerà nel riportar le 
fu e note ; ed in quelle pitture del Vefcovado fu aiutato da Silveflro fuo 

fìgliuc- 



Pittori. 



187 



figliuolo , il quale in quello tempo , e/Tendo ancor giovanetto , molto 
avea profittato nell'art': del difegno . 

Cippo di quelle Cofe dipinfc Bu)no il S. Francefco Afilli , che Ila 
^ella Ccjpelletta del Pii copio p.r pnjtrace ad una delle porte minori di 
5«. Recitati ; il qutlellì jn. Uto di ricevere dal Serafino le Sacre Stim- 
mate del fuoamocofoG.su ; vergendoli il Compagno in diftinza, che, 
fra' Coih del Siero Monte , oiTerva il miracolofo fatto del Santo Padre, 
e fopra di quella tavola vi è una lunetta , ove vi dipinfe la B. V. Ad- 
dolorata , che nel feno ha il morto Figliuolo , la quale veramente ha in 
fé molta efpreilìva , e quelle tavole furon condotte da Buono con un 
certo guflo, che tira alla maniera del Zingaro 5 dapoichè in quello tem- 
po e /Tendo molto crefeiuto il grido di quello , andava nella fua fcuola 
.Silvellro fuo figliuolo ; laonde veggendo .Buono il dolce modo di colo- 
rire , che dal Zingaro era tenuto, cercava ancor egli , tuttoché vec- 
chio li folTe , d'imitare quel buono , che in colui conofeea J e malli- 
miniente negli accompagnamenti degli accordi , e de' bei paelì , che 
quafi veri , eranda Antonio dipinti . 

Dipinfe ancora Buono varie Cone di Altari , come una ancor fé ne 
vede dietro 1' Aitar Maggiore di S. Lorenzo , in una Cappella fotto la 
vecchia Tribuna , ove vi è la B. V. con alcuni Santi , già dall' umido 
confumati j ma la B« V. vicino la porta migg.ore di detta Chiefa , che 
yapprefenta quella fotto il titolo di Goftantinopoli, è di fua mino ; Ben- 
ché la Cappelletta Ila p i/Tata poi fotto altro dominio . Fece altresì per la 
Chiefa di S.l J ietro Martire una Cona per una Cappella , dedicata a S. Gru- 
fola , ove efpre/Te la Santa Vergine in piedi fu campo d'oro,con la ban- 
diera in mino , ed il manto feminato di /Ielle d'oro; collocandole d'in- 
. torno le Sante Vergini , che con lei furon martirizzate ; la qual tavola 
vedeli oggi fituata nell'ingreiTo della S igrellia ; e/Tendo Hata dalla fuddet- 
ta Cappella rimo/Ta , nel rimodermrfì la Chiefa , e quella ad altro San- 
to dedicata ; benché fi tiene dagli efperti Pittori , eh- quella tavola fuf- 
fe Asta ritoccata dal figlio , o di fua volontà , o perchè imperfetta fof- 
fe , per fua morte , rim .fa . Vedefi ancora nella Chiefa di S.Gio: a Ma- 
re , Commenda de' Cavalieri Gerofolimitani , una tavola , nella Cap- 
pella laterale al maggiore Alt-ire dal canto dell' Epillola , ove fi V- de 
efpre/Ta la Gloriofa Vergine S. Lucia , la quale è opera molto ben dipin- 
ta dal fuo pennello . Per tante beli' opere dunque , merita, Buono a/Tai 
laude ; Gonciolfiacché benché non aveife quella perfezione , alla quale 
giunfe il fuo figliuolo Silve/lro , ad ogni modo però non mancò egli di 
Cercar un guflo migliore di operare i pennelli , con iludiare le maniere 
più rinomate de' tempi fuoi ; Ed in vero, fé ave/Te avuto Buono quella 
grande abilità , anzi quel d^no fuperiore , che ebbe fuo figliuolo , non 
avrebbe mancato di coltivarlo col fummo Hudio con che egli adoperan* 

A a 2 dofi , 



i83 Vita de 5 Buoni 

3ofi , fece acquifto dell'art» ; ma al Superno Motore, co me nel proemio 
di queftì dicemmo , non piacque far comnni al P.dre que'dom , che al 
figlio aveva dalmati , per confolazione di lui , e per infegnam nto, che 
non tutti fon fatti degni di tanta grazia ; laonde Buono contentandoli 
del fuo , a godtndo in eftremo della maggioranza del figliuolo , chiufe 
in pace i fuoi giorni , circa gli anni del 146^. : poco più . 

Silveftro di lui figliuolo avendo fortito come fi difle, infin dalla na- 
feita uno fpirito fuperiore , non folo al Padre , ma a qualunque nella 
Città , e Rcg o di Napoli , maneggiava in quel tempo i pennelli , fece 
tai prcgreflì nella pittura , a cui era da naturale inclinazione tirato, che 
fece (lupi re non folo i fuoi concorrenti Condifcepoli , ma il Padre , ed 
il Maeftro medefimo , di tanto fuo avanzamento nell'arte . Era egli f ti* 
rato dal proprio genio ) paflato nella fcuola del famofifiìmo Zingaro , ed 
ivi con eftremo gufto del Fadre , era molto amato dal fuo Maeftro , per 
la continua affili nza , ed affiduo ftudio , che profeiTava al difegno , ei 
era amato altresì da Pietro , e Polito del Donzello , che fcolari de! Zin- 
garo , erano già valenti Maeftri divenuti i come nella loro vita fi dif- 
Cei e da coftoro fi tiene , che reftafle perfezionato Silveftro nell'arte della 
fittura , dopo la morte di Antonio ; dapoichè il Cavalier Maffimo per 
loro difcepolo lo deferive i come in quefta vita medefima fi leggerà;Laon- 
de eflendofi a gran pafjì avanzato , e ccn la feorta di tanti eccellenti 
Precettori , e con la naturale lua abilità , venne a formarfi una manie- 
ra di colorire così dolce , ed affnmata , ma con forza di chiarof-uro,'. he 
facea maraviglia a chiunque le fu e pitture vedeva , dapoichè Vive , e ri- 
levate le fue figure apparivano . Dicefi pero, che Silveftro a colorir cesi 
dolce , con tinta morbida , fofle tirato dalle lodi , che udì darfi a Cola 
Antonio del Fiore , per la doke tinta da lui trovata , che t-nto al natu- 
rale fi con faceva ; e per quelle lodi , forfi date da' fuoi Maeltri, a qnell! 
eccellente Artefice di pittura , volle ancor egli quel dolce modo C gii, re > 
allontanandoli da que' tagli , che profilavano ancora le figure , in que* 
tempi , benché aboliti da Colantonio fudetto , dal Zingaro , e da' Don- 
zelli al poffibile , giacché non puh negerfi , che da tutti i Pittori d'Ita- 
lia , e di altrove , praticavafi allora quell' antica fecchezza , che non fu 
giamai all'intutto diradicata , fé non che dopo il 1 joo. , dal divin Ra- 
teilo , che fu lo ftupore della pittura i anzi ihe veramente fu quell'An- 
gelo , che quafi mandato dal Cielo, venne nel mondo, p r rilchiarare le 
ottenebrate menti di tanti erranti ProfefTori delle noftre Arti. 

Trallafciando a unque quell'opere , che Silveftro dipinfe in ajuto 

del padre , farem folo m- nzione di ciocche da fé dipinfe , e che a' noftri 

Opera del tempi fi veggono efpofte nelle pubbliche Chiefe , e per prime diremo 

Duomo nel- del quadro dell'Aitar maggiore della Chi fa di S. Reftituta , ov'è fituata 

la Chiefa dì ìn mc zzo la B. V. a federe col Bambino nel Icdo , e da' lati vi è S. Mi- 

S.Rcftuuta, - - ~ - - - chele 



Pittori . 



180 



cftele Arcangelo col Demonio Cotto i piedi , e S. Reflituta ; e nella pre- 
detta vi dipinfe in figure picciole alcune azioni , e miracoli , che dico- 
no d Ila medfimi Smt.i ; le quali pitture fono di tal bontà , chep=jon» 
dipinte da più moderno Pittore . 

Vedefi finalmente di fua mano nella medefima Chiefa in una Cap- 
pella dal Cinto delfEpiftola , una tavoletta efpofta nelP Altare di erta , 
ove vi è *.fpreffa una B. V. anch'elia a federe nel mezzo , e da' lati vi è 
S. G o: Bittifta , ed un altro Santo, e quelle tavole fi confervano in buo« 
no ftato , per teftimohiare al mondo il valore del bravo Artefice che ie 
dipinfe ; e veramente anche a' noftri tempi fembrano ben dipinte , con 
colore affai tenero , e con bell'arie di volti ; tuttoché oggi la Pittura pec 
i bizzarri capricci , di componimenti , di ritrovati de' lumi , e per va- 
ghi colon 1 ed accòrdi , fia totalmente diverfa , ed a marav <Wia ab- 
bellita , da' varj ArttfiJ , che ottimamente dopo il divin Rafielio , e 
dietro l'orme di Tiziano, del Correggio, del gran Paolo Veionefé , e de' 
Caracci , con lor feguaci , operorono b.zzarramente 1 pennelli , in fra 
de' quali e ammirabile 1' Eccellehtiffimo Pietro da Cortona , che tanto 
la Pittura arricchì; Ma ritornando a Silveftro , dipinfe per i Frati di Tran/Ito def 
S. Domenico una Cona d'Altare , ove effigiò il tranlito della B- V, , e <n la &• V". la 
gì' Appoftoli intorno, in figure di grandezza del naturale, ed è veramente ^' t ,ecn> 
condotta con morbidezza di colore , e vivace , che menta laude ; come Martue ' 
ogn'uno pub chiaramente vedere nella Chiefa fuddetta , dedicata al 
S. Martire da Verona , nella prima Cappella entrando in Chiefa, dal can- 
to dell' Epiftola . Ma più efpr.flìva forle della fudd.tta tavola » quella , 
che con picciole figure , 1' ifteifò millero rapprefenta , lìtuita nell'Altar 
"Maggiore della Chieluola , detta & Maria de' Pignatelli , eretta al Seg- e «, 
gio di Nido , ove figurando già m rti la Gran Madr - di Dio , figurò af- deU'Aflànra 
fresi gli Appoftoli addolorati, t piangenti , e nelle loro attitudini efpref- de' Pigna., 
fé affai bene la mefìizia accompagnata dl'a pia azion: del mortorio di ceiii - 
quella , vedendoli pn in gloria la detta B. V. col Bimbino in braccio , 
che vien portata digli Angioli in Parad.fo , appunto r.ipprefentandola , 
come l'anima di lei , che va a godere alla Celefte Glor.a . Da' lati ne' 
partimene del fuddetto quadro,ch' è in mezzo , vi è efpreffo S. Gio: Bat- 
tifta , in mifura di 3. palmi , e Umilmente la Maddalena dall'altro can- 
to , affai b n dipinti , e da Maeftro fituati . 

Vedefi nella Sacreflia dell'antica Chiefa di S. Pietro ad Ara, an- S.Pietro ad 
lì nella Camera , che va al Coro , un quadro bislungo , ove vi è efpref- Ara . 
fo l'Angelo Confortatore nell'Orazione del Redentore all'Orto , ed ap- 
pena fi feorgono in quella tavola gli Appoftoli dormienti , dioiche 
per l'umido del luogo , ove prima ne flava , poco fi vede la figura del 
Grillo , e di un degli Appoftoli ; della qual cola molto fi iagna° il Ca- 
nonico D. Carlo Celano , allorché nella fua curiofità del bello , e dell' 

ariti- 



ioa Vita de' Buoni 

antico di Napoli, fa menzione di quefta tavola * nel defcrirere la Ghie» 
fa di S. Pietro , già mentovata i lagnandotene ancora prima di lui lo 
.Engenio nella fua N poli Sacra . Ma ritornando a Silveftro , dipinfe 
egh un.i Cona a' Frati Conventuali di S.Lorenzo, dell'Ordine di 
Opere in S. Francefco , una tavola veramente beliillìma , la quale fi vede oggi 
Lo amo giorno follata in uno digli Altari , d\s fon dietro il Coro , e proprio , 
ove e il Sepolcro della Reina Caterina d'Auilria , primi mogue di Car- 
lo liluftre Duca di Calabria , (he lafciò la fpoglia mortale nel i?2J'J 
In qu-fta tavoia Rettali dipinta la B. V. , che ha volto , ed idea di Pa- 
xadifo , e vien coronata da due belliillmi , e giazioli Angiol tti ; Opera 
-Varamente quanto degna di piena laude , altrettanto poco confr.lerata , 
e da' noftri Scrittori , e da' Profeflbri delle noftre Arti , forfè per il luo- 
go , »veè fituata la Cappella , nella quale di rado vi fi celebra l'augu- 
• Jtillìmo Sagrifizio della S. Merla . 

Nella R. Chiefa di Monte Oiiveto,fcorgefi una gran tavola, lìtuata 
veto nella prima Cappella, dal canto del Vangelo, ed in effa vedeil tfprt i^t 1' 

Afcenliontdel Signore al Cielo, e gli Apposoli Ipettaton con molto po- 
polo intorno, e la B-V*., che fanno un iniieme giudiziofamente difpqllo; 
ma quefta tavola li dice, che fuife opera di Buono fuo Padre, lafciata im- 
perfetta per la fu a morte , e finita . da Silveftro , dal quale vi furono 
aggiunte poi le due figure laterali , del S. Niccoiò di Bari , e del S. Se- 
i baftiano ; laonde comunque la cofa avvenuta fi folta , egli è certo, che 
quefta tavola merita laude per locopiofo componimento di figure ben 
lituate , e difpofte ne' loro liti , avendo riguardo a que' tempi cotanto 
privi di quelli ottimi pittorici intendimenti . 

Così ancora nella Chiefa di S. .Niccolò , detta alia Dogana , che 
S. Niccolò ^ u e( t'6 cata da Carlo Terzo di Durazzo , Re di Napoli , per iftituire 
alia Dogana l'Ordine delli Cavalieri della Nave,allcrchè volle diviare il duolo avu- 
to da' Napoletani per la morte della Reina Giovanna Prima, da lui fat- 
ta morire neli^8r., ivi adunque fi vede di mano di Silveftro un 
S. Francefio d'Alfili , che ftà in atto di ricevere le Sacre Stimmate dal 
Celefte Cherubino in figura del Redentore , e vedefi efprimere in quel- 
l'atto la contemplazione , unita alla Santità , e da lungi fi feorge il 
Compagno, che con ammirativa azione ita ofiervando il pr.odigiofo 
Miftero delle Stimmate imprerta nelle mani , ne' piedi , e nel Colato 
del Serafico Patriarca ; ed in quefta tavola vi ha Silveftro accompagna^ 
to il Monte d' Alvernia , con bel fito di paefe , maeftrevolmente ac- 
iordato , feeriche iì riconofea ritoccata da Gio: Filippo Crifcuolo , pet 
un incendio accaduto nelle frafche de' fiori , che adornavan lo Altare . 
. Per conlimil difgrazia vedefi nella Chiefa medelìma la tavola della Ma- 
donna del Soccorfo in una Cappella vicino alla porta Maggiore , anch', 

ella 



Pittori. 19 1 

ella ritoccata prima da Gio: Antonio d'Amato il vecchio , e pofciai da 
Andrea da Salerno ; come notb il Cavalier Stanzioni nelle memorie del 
fuddetto Gir: Antonio; la qual tavola è veramente una delle bilie 
opere , che in pittura fi veggono , per i tre pennelli Maelìri , che vi 
dipinfero . Nota l'Engtnio una belliìlìma tavoletta , che po/Tedono i 
Canonici Lateranefi nella lor Chiefa di Piedigrotta , e propriamente 
nella Torre fi vede, ed ove è dipinta la B. Vergine col Bambino , con 
maeftria , e diligenza maravigliofa . 

Molte altre tavole per Altari di Chiefe dipinfe Silveftro , e molte 
altresì per cale de' particolari , come ancora varie ne lece per lo Regno» 
e per altri paelì foreftien ; Ma poche fon quelle , che fon polline ef- 
fer ila noi defiritte , per mancanza delle notizie , e per gli oltraggi del 
tempo ; Così ancora per tflerfi perdute molte opere dipinte da iui a 
frefco ; nel qual modo di operare , dicefi, che Silveftro vi riufufte af- 
fai h.ne , giacche alcune pitture di fua mano , pochi anni innanzi fi 
vedevano in una Cappella della Chiefa Collegiata di S.Giovanni Mag- CM c fa d : 
giore , le quali pitture vengono notate dal mentovato Cav. Mailimo S.Gio:Mag- 
Stanzicni per opere dipinte con paftofo colore , e con bella frefchezza ; gioie rift?.u. 
ma nel modernarfi , anzi nel ripararli dal periglio dj rovinare la f lue- vdCÌ - 
fa mentovata , rifacendoli di capo la Cappella anzidetta , fi fono perdu- 
te le fu; pitture . D.l n minato Cavalier Mailimo Stanzioni , vengo- 
no notate (oltre le ditte pitture ) alcun'altre tavole , dopi quelle di 
S. Refi tuta , dtfentte prima da lui , dicendo in apprelTo : Che nella 
Chufa di S. Maria delle Grazie , vie ino quella di S. Agnello Abate nel- s m^J^ 
l'Aitar Maggiore vi erano due tavole laterali a quelle,dipinte da An- Grazie in 
drea da Salerno , e quitte rapprtfentavano una lo Sponfalizio della ccmpo <M 
B. Vergine con S. Giulppe , e l'altra la Circoncifione del Signore , e Cav. Mafli- 
che qu fte er no le più beile pittare di Silveftro Buono ; le quali ben- mo * 
eh- fu ft.to detto , che fodero ritoccate d Andrea da Salerno , allora 
che dipinfe la Cona dell'Alt. r Maggiore , come fi è detto , perche do- 
vean nporli ne' muri laterali di quello: Ad ogni modo però vengon 
dal Cavalier mentovato lodate , come opere migliori di Silveftro. Così 
nota in uni Cappella di detta Chiefa una tavoletta, conentrovi < /prifla 
la Santi F miglia ; Ma in cggi , cosi quella , come le due lopraddett , 
più non lì veggono , come in ppreflb ne farà do noi la cagione appor- 
tata , dopo riportato lo fi ritto accennato del Cavalier fuddetto . 

Nella nominati Chiefa di S.Lorenzo,v deli nella Cappelletta fitua- 
ta nel pilaftro di fotto l'arco maiavigliofo di quella Chiefa,una tavolet- 
ta , con entrovila B.V. col Bambino in feno , S. Antonio , ed un'altra 
Sant .1 Vergine , che fé bene Ila fiata ritoccata nel fecolo decimoquinto, 
ad ;-gni modo vi fi vede il bel componimento , e la maeftria di Silve- 
ftro . Così nella Chiefa di S. Maria detta de' Mefchini, in una Cappella s m^'V" 

Jate- Meichini. 



192 Vita de' Buoni 

laterale all'Aitar Maggiore dal canto dell'Epiftola vi è una tavola cdà 
entrcvi S. Michele Arcangelo in gloria , S.Pietro , e S. Niccolò di Biri , 
col figliuolo, che liberò dalla fchiavitù del Re Turco , la qud' pera 
è condotta con maeftri.i , e ragionevole componimento delle figure . 
Ma a mio credere è opera più migliore quella , che fi vede neli'Altar 
Tavole bel- Maggiore della Chiela di S. Giovanni detta a mire , la qm!e è Com- 
liflìme in_»nienJa della Venerabile Religione Gerofolimitana , come fi diffe , e 
ì>. Gio: a_» dove vi c'npinfe B^ono fuo Padre la tavola con la B. V. , e S. Lucia da 
mare - noi deferitta , ed in quella tavola di Silveftro con bellillìma , e vaga 
tinta fi vede efpreffa la B. V. col Bambino in un tondo indorato , co- 
me appunto fuole tffiggiarfi la Madonna della Purità, e quella è ca- 
cata nella parte Superiore , effendovi fituati nel piano S.Giovan- 
ni Evmgelilla , S. Gio: Boccadoro , ed hanno nel mezzo S. Gio: Bat- 
tista , così ben dipinti , con dolcezza di colore , e con tal frefihezza » 
che infino n' no'tri giorni fi conferva dopo tanti anni , che fu da que- 
llo buon Pittore , e favio uomo operata . Così n^lla Sagreilia della me- 
delìma Chieda, fi vede di fua m;no la tavola con la B- V. col Bambino 
dipinti eccellentemente . Accenna il fuddetto Gav.Stanziom una tavo- 
la in S. Gregorio Armeno , ma quella per molta diligenza uf.tavi non 
mi è riulcito vedere ; laond ho fuppoiloche ne fofTe Hata tolta , o che 
vole"dY M **" ^ ata ritoccata da Gio: Bernardo Lama ; come fuccedè a quelle, che 
Ito Artefice ftavam»" a S.Pietro ad Ara, ed alla SS. Nunziata , come ancora a 
fono fcate quella di S. Niccolò alla Dogana , che per effer mal concie , bifognò che 
rJrdccàre, e rifacendoli , più di lui non pareffero a' rifguard.mti ; Difgrazia , che 
^"p^*"^ fpeflb acedet fuole alle volte su le pitture de' più rinomati Maeftri 5 
ri' avendo dapoi:hè perdon qu 1 pregio di effer di loro mano riputate ; benché il 
patii y. primo onor delibali a colui , che l'invenzione già face ; Come per ap« 
punto devefi dar laude al Pittor del Donzello, dapoichè fu egli il 
Riccc.ò la primo , che la bella tavola della Circoncifione dipinfe , efpofla nel 
«vola di maggior Altare della Chicfa de' SS. Cofimo , e'Damiano , la quale ef- 
Don'ello f en ^° ^ ata lafciata imperfetta da Pietro , fu da Silvcftro con ftudio , e 
ne'SS.Coiì- diligerla finita , per la qual pittura egli ne ottenne molte onorate lau- 
do , e Da. di ; b nchà a' noftri giorni non fi vegga più come egli la finì con fuoi 
mimo. colori, ma folo fi vede come fu rifatta dal noftro celtbre Andrea Sa- 
batino da Salerno , al quale convenne rinovarla , a cagion d'un incen. 
dio di frafche , che adornavan l'Altare, e che danneggiò la pittura del- 
la tavola fu.lrittta ; come nella vita del mentovato Andrea ( con per- 
S. Maria ' • miffion del Signore ) farà da noi detto a pieno . Che però ritornando 
Nuova ìi- a Silvellro , dico , che una delle bell'opere, cjrw egli faceffe fu una Cona 
fat>b. ksta di Altare per una Cappella di S. Maria la Nuova , e la quale nel ri» 
tàdakil**' lubricarli la Chiefa tutta da nuovo nel 1 f 80. , allìeme con altre ta« 
v0 jJefì? vole di r-itari , fu collocata nella llanz- dei Capitolo > avanti il Rifet- 
r.crtg. torio 



Pittori. 193 

torio de' Frati , ove al preferite (i vede . In quella cona vi è efprefia 
la B. Vergine del Soccorfo col Bambino in braccio , che protegge l'ani- 
ma , la quale par che timida , fotto il Tuo manto cerca di afconderfi , 
per isfuggire il Demonio, che ftà dall'altro Iato . Sopra vi fon due An- 
gioletti , che coronan la Vergine , e da' lati di lei vi fono effiggiati 
S. Gio: Battifta , e S. Andrea Appoflolo ; opera veramente cotanto ben, 
dipinta , he anche al giorno d'oggi tira a se l'occhi di chiunque la mi- 
ra , per lo componimento , buon difegno , e dolcilììmo colorito. Fece 
ancora Silveltro nelPantichiffima Chiefa di S. Eufebio , detto S. Efrem eh' f 
Vecchio, che poi fu data a' Frati Capuccini dall'Arcivefcovo di Na- 5 p u f e bi 
poli, il Cardinal Vincenzo Carrafa nel 1 f^o. , alcune tavole,ove era- detta S.E- 
no efprerlè varie azioni del S. Vefcovo , le quali pitture fi veggono ora. f rt "a vee- 
locate in varj luoghi di quel Convento , dapoiche , riedificandofi la c *"o« 
Chiefa alla moderna, fi e adornata ancora con moderne pitture di- 
pinte da Niccolò Maria Rofìi, bravo allievo del noftro celebre Cava- 
lier Francefco Solimena . Si dice che le due figure fituate ne' muri late- 
rali della Chiefa di S. Brigida a Seggio di Porto , che rapprefentano. 
S. Rocco , e S. Agoftino di grandezza della metà del naturale , fiano di 
m<no di Silveflro , benché dipinte con maniera più chiara s ed alquan- 
to p ù ^randiofa , io che mi fa eflere di contrario parere . 

Fin qui mestamente abbiam dato la dovuta laude alle opere 
egregie de' famofi pennelli di Silveftro Buono , ed in particolare a tut- 
te quelle, che a noftra cognizione fono venute , e che cipolle 11 veggo- 
no ; ma pò. he laudi , picciol vanto fia quello finora detto all'opere cor- 
ruttibili di fua mano , là dovecche eterno vanto , fuprema laude do- 
nar fi deve alle fovrane virtù con che egli refe adorna l'anima fua per 
ori. re di belle immagini l'eternità, e le fovrane ftanze , anzi l'eter- 
no Tempio de! Paradifc ; Che però pervenire a' particolari di quelle 
fue fpintuali virtù diremo , che fu Siiveftro ottimo Criftiario , timo- 
rato di Dio in primo luogo ; in fecondo fu divotiflimo della BeatiiTìma 
Vergine, e l'ebbe fempre per fua particolar Protettrice , e quella di- 
vozione ha la teilimonianza della fua ultima volontà , dapoiche lafciò 
erede di ogni fuo avere la Cafa Santa della SS. Nunziata , come più 
fotto fi dirà ; in terzo luogo ebb'egli o ra n carità con il profilino fuo , 
fovvenendo a' poveri » ed infegnando a' Difcepoli , e giammai fu ve- 
duto impazientarfi , per finidro accidente , che avvenuto gli folle , ef- 
fendo ancora temperatiffimo in ogni fua azione ; laonde per dirla in 
una parola , egli fu nel fuo tempo tenuto da tutti per un Sant'uomo ; 
Quando dipingeva il volto della Vergine Madre del Redentore , folea , Lippo Daì- 
qual'altro Lippo Dalmafì , munirli de' SS. Sacramenti della Confeilìo- ma li Colo- 
ne , e dell'Aitare , e quella dipingendo, per lo più ginocchioni, fempre f?* ie JiV °" 
fé le raccomandava , avendole confacrato il fuo fior virginale , tenen- q'™,^^ !* 

B b doli di Dio, 



194 Vita de' Buoni 

dofi da ogn'uno , che di lui fa menzione , che egli moriflè Vergine » è 

Engenio , P ero tralafciando queilo , che ne ferirono l'Engenio , il Gelano , ed il 

Celano, Sar Sarnelli, riferirò prima ciocche ne fcrifle il Grifcuolo , e poi il Cav. 

nelli ne'già Mafltmo Stanzioni , acciocché da i detti di quelli virtuofi Profef- 

cicac» libri. {- or j a ppj en f, vegga la fìima, in cui meritamente fu tenuto Silveftro, 

per le virtù dell'anima , e del pennello , ed ecco le parole di Gio: 

Agnolo : 

£' da fa per fi peri , come con tutto , che ci fojfero le guerre , non 
ci mancarono per mifericordia di Dio » e di fu a Santa Madre li buoni 
Maeftri ; ma raro era quelle che fi faceva » dove pei ci fu Buono 
de Buono , che dipinfe a S. Pietro ad Aram nel tempo del 1440. jo. 
come ancora tutta una Cappella nel Pi '/ copio , aiutandolo il figlio a di- 
pingere nel detto , quello che era Sacri Hi a allora , e ora è Chiejia . Ma 
Si he Pro detto , fuo figlio fu meglio Pittori di fuo padre , perche effendo 
molto giovine lo pafsb de difegno , e di bontà , perche Jìttdi ai nella /cuo- 
ia delfamofo Zingaro , che t'imparò confudio , &" amore ; perche nel 
tempo di fuo Padre non era gran cofa , anzi niente la pittura affinata 
di colore , che folo fi era vi fio da Colantonio . Dove che poi Silveftro fece 
affai bene per la Scola del Zingaro » e li colori vantati di detto Colanto- 
nio , che avea levati li tagli , avendo un colore affienato al modo , che 
ebbe poi il Perugino •» e Silveftro fu molto jìimato per li fuoi belli colo- 
ri ; /'/ quale Perugino è quello Maeftro dell'eccellente B^afaele da "Urbino, 
e li colori di Silveftro erano forfè più belli de Ili fuoi , dove che non fi tra 
mai partito da Napoli , ma naturalmente da piccolo colnriva bene , e fi 
vedono le fue pitture a S. Maria del Principio, nella Cona , a S. Lo- 
renzo , a S. Chiara , a S. Pietro ad Aram , a S. Cofimo , alla Nunziata, 
ed all'altre Chiefe , conojeendoti le fue cofe alla dolcezza delli colori, ma 
alcune di quefte tavole , avendo patito fono fiate ritoccate da Bernardo 
della Lima , e da altri ; ed effendo affai Jìimato , mori molto commodo 
di fue fatiche , dicendosi , che lafciò erede la Cafa della SS. Annunzia- 
ta di tutti li fuoi beni , effendo flato di voto di detta SS. argine , e fu 
[limato fanto, e che mor't cafie\ ma io non ho trovato per molte diligen- 
ze fatte , fuo teftamento , altro item è'C. e qitefti furono Padre , e 
e Figlio , e il Padre morì circa il 146$". , e il Figlio nell'anni del Si- 
gnore 1484. in circa morì , efufepolto alla detta Chiefa della SS. An- 
nunziata . 

Da quello fcritto finceramente dettato con pura , e naturai frafe, 
fi raccoglie , che coftitui erede la Cafa Santa , e che fu fepolto nella 
Chiefa (iella SS. Nunziata ; la qual cofa non feppe il Cav. Mafsimo , 
mentre che dice , non averlo potuto rinvenire per diligenze ufate i e 
quello è facilifsimo , poiché , come altrove diremmo , e come egli feco 
lleflb fi lagna , non ebbe giammai la forte di vedere i fcritti di Notar 

Gio: 



Pittori. ipj 

Gio: Agnolo ì da lui tenuti in tutto per componimenti di Marco da 
Siena ; Dice altresì , cheSilveftro fu difcepolo di Pietro , e Polito del 
Donzello , la qual cofa pa(r che contradica a quello che poco dianzi fi 
legge , dettato dal Notajo Crifcuolo , il quale afferma efler flato Silve- 
flro nella fcuola del Zingaro » Ma ben torna in concio di crederli 
agevolmente in ambedue i fentimenti defcritti : dapoichè eflèndo an- 
cor giovanetto ( tome lo fpiega il Notajo ) ad imparar la pittura , an- 
dato a fcuoli del Zingaro , potè ben fuccedere , che morto Antonio , o 
che fianco per foverchia vecchiezza , feguitafTe Silvcftro ad apprendere 
l'arte da i due virtuofi fratelli » e/Tendo eolino tenuti nella comune /li- 
ma di tutti , peri più bravi Pittori che in que' tempi maneggiavano 
pennelli ; come ne avean fitto fde le opere cominciate dal Maeflro , 
e da loro ( come altrove fu detto > efeguite r e terminate con fomma 
laude ; Sicché fuolto ogni dubbio, che giammai potefle accadere nella 
lettura di quello ne fende il Cav. Stsnzioni >. riferiremo dunque qui 
fotto » quanta (lima factfs'egli di quefio Artefice , riportando le fue pa» 
role medefime , che fon qudte che fieguono ; 

Sifoejiro Buono si dice , che fu difcepolo dì quelli Vittori del Den- 
otilo , buche avejj. più b'Ua tìnta , e meglio insieme di loro , mentre 
che di lui fi vedono opere ajjai belle nel Vefcovado r dove in S. Hejìi tutti 
i>i è la tavola neW Aitar Maggiore , e in una Cappella una bilia tavo- 
letta r con la Madonna » il Bambino » e due Santi ì <i S* Maria delle. 
Grazie laterali all'Aitar Maggiore due tavole , che fono le più belle pit- 
ture fue , in una vi è lo Sponfalizio della B. V. , e nell'altro la Circon- 
cìsone del Signore , ed un*altra tavoletta della Santa famiglia in una. 
Cappella . A S. Lorenzo la Madonna col Bambino , S. Antonio » e una 
Santa nel fuo Altare della Nave y ed ancora un altra tavtla con molti 
Santi , e la Madonna in un altare dietro 1 'Altare Maggiore , e nel pri- 
mo affaretto dietro il detto ancora vi è una Santa Vergine . A S. Chiara 
una tavoletta vicino la Sacri fila • con Madonna , Rombino, S.Giufeppe r 
t un altra Santo . A S* Maria dell' AJfunta » della Cafa Vignatela tutti 
3. // quadretti all' Aitar Maggiore , e a S. Gregorio Armano fece unti 
tavola , che adejjo i ritoccata » in SS. Cofimo ,. e Damiano fini la ta- 
vola lafcitita imperfetta dal fuo Maefiro' nel? Aitar Maggiore -, quali 
dopo ejfendoft guajlata per un incendio di frafche di detto altare , fu ri- 
fatta a maraviglia bella da Andrea di Salerno > il quale nel rifarla. 
l'abbili) di colori , ma non alterò la compofziont per riverenza , onde 
riufe) una tavola che parve di mano di i\ifaele » a ri ferva della manie- 
ra de ili panni . Alli Capuccini Vecchi { cioè prima che la Chiefa fojje 
di foro ) fece alcuni fatti di S. Eufb o ■> antico Vefcovo Napoletano » 
Così fece altre beWofert a molte Chiefe , à Ile quali ora poche fé ne vedo- 

B b 2 ne 



196 Vita de' Buoni 

mo per l'antichità ; efecs per varie co fé particolari fue fi ti tir t » efjetty 

do flato apprezzato , e in gran credito di tutti ì perche fu tenuto per un 

Sant'Uomo , e virtuofo , e perciò la [uà morte di/piacque a tutti i Ma 

per diligenze fatte non ho potuto trovare in che ChiefafuJJe fiato fé pelli» 

to ,mentrcche tutti dicono , ch'era un Santo , ne in che anno mori . 

Abbjglio Ori per terminare in tutto la vita di così raro Artefice , egli è di 

pi ima dell' meftieri fpiegare , come dall'Engenio primamente , e poi dal Celano , 

E n genio , e e dagli altri Scrittori vengnn pigliate in abbaglio le opere di Silveftro 

Tano C S? " B runo ' perdicoftui, dapoiche non fapendo forfè efler quefti Pittori 

nelli 'ed al- ^ u * Autori diftinti , le confondono fotto di un medefimo nome, e ben- 

tri, nel ere- clie agli occhi degli intendenti apparivano due maniere diverfe , ed in 

der le ope- diverfi tempi operate , veggendofi chiaramente dachicchefia una ma- 

1 • cm CC " n ' era antica, e l'altra moderna ;ad ogni modo però reftava nella mente 

ftio e dei l ^' °g nuno inviluppato lo fcioglimento di quell'enigma , fé dal medefi- 

modeino mo Cav. Maffimo non veniva difciolto per mezzo delli fini fcritti , da* 

per un fo]opoiche appreflo quelle dinanzi riportate notizie cosi foggiunge : 

Fittoie. Q^j'fi nelli no/tri tempi ha fiorito un altro Silveftro , chiamato 

il Bruno , perche era di colore affai bruno, che pareva negro , ma non 

che il cognome fojjt tale , ejfendo di cafa Morvillo , e queftoè ftato feo- 

laro dell'ultimi noftri Pittori del 1 foo. poiché da uno prendeva il di* 

fegno , e da un altro il colore , e ha fatto affai bene , e con dolce- colore, 

e vago , vedendojl molte fue opere , come al Gesù delle Monache un 

S. Giufeppe con Angioli é*d 

Fin qui il Cav. Mafsimo , convenendoci di riportare altrove le 
fue parole , allorché di quello Silveftro ( con permifsione di Dio^ fi 
fcriverà nella feconda Parte di quella Storia i laonde rella con ciò ogni 
dubio chiarito , e caduto il Gontradittorio di tanto divario de* tempi ; 
attefoche dal primo Silveftro a quello fecondo , vi è quali la dillanza 
di un fecolo ; laonde non mi refta altro dire , fé non che le belle 
tavole citate dal fuddetto Mafsimo in S. Maria delle Grazie , laterali 
all'Aitar Maggiore , cioè ne' muri laterali , e che prima ( come fi di- 
ce ) erano in una antica Cappella locate, furon da que' Frati tolte via, 
allorché rifecero la Tribuna , e con efla tutti la fabbrica dell'Aitar 
Maggiore , « della Ghiefa altresì ; per le quali cagioni più non fi veg- 
gono in altri luoghi altre opere , e di lui , ed ancora di altri eccellenti 
Maeftri : come altrove fi è detto ; ma alla virtù di Silveftro , bade- 
ranno quelle poche opere che ora fparfe fi veggono ne' luoghi da noi 
deferitti , per render tellimonianza del fuo valore . Il qual valore però, 
benché folle fublime , Tederebbe ofeurato dal tempo , fé le belle virtù 
Criftiane , ch'egli ebbe , non fave/fe in ogn'ora illullrato con doppia 
luce» laonde refo chiaro , e per il pennello , e più pe' Santi coftumi , 

ne 



Pittori. 197 

rie fu pianta la perdita da ognuno , nell'anno in circa 1480. in cui paf« 
fando da quella vira mortale , fi riposò nel Signore , come piamente li 
fpera •' 

fìtte iella Vita ài Silveflro Buono . 



un m 11 l i 



VITA DEL TESAURO 

Pittore. 

IO non so meglio a/famigliare la virtuofa applicazione di un ftudiofo 
Artefice della Pittura , che alla virtù del Sole . Perciocché , fo que- 
llo Padre de' Pianeti ha per proprietà di attraere ogni vapore , e quello 
in foave ruggiada per lo più convertire, onde le cole naturali alimenta; 
il Pittore altresì , da tante forme ch'e' vede , avendone fatto un eflratto, 
ne partorifce il più fcelto, per pafcere la villa de' più eruditi riguar- 
danti . Gonciofsiacofachè , fervendofi egli della parte più bella della 
cofe vedute , e molte da' naturali oggetti componendone , ne viene a 
formare una fola , che prende il nome di perfcttifsima idea , pofeiacchè, 
in quella vedefi la fimetria aggiullata , le mifure compiute, e la bellez- 
za aggraziata i e tanta maraviglia produce , che una fuperflcie d'una te- 
la , dipinta con pochi colori chiari > ed ofeuri , operati con maellra ma- 
no > bifèa ad incantare l'occhio , ed a commovere le pailìoni . (Sosì ap- 
punto far deve quel giovane , che cerca buonPittor divvenire, percioc- 
ché per far acquìlìo del più bello della Pittura , egli è di meilieri , che 
dalle maniere de' più fcelti Maeftri , quella ne componga , che fia più 
viga , e peretta ; e con l'amor dell'arte fìlofofando ( come già fece Go a 
lantanio del Fiore ) cerchi altra bellezza aggiungere alle di già vedute .' 
Qiiefto modo , e non altro mi perfuado , che folle flato tenuto dal no- 
ftro Tefauro (ultimo degli altri deferittij il quale il più bello d-lle 
opere da lui vedute , e dal fuo eccellente Macftro , quali Ape ingegno- 
fa , togliendo, ne compofe il miele di fua maniera , la quale fa mara- 
vigliare anche gli artefici de' noftri tempi , per il buon difegno , forza 
di colorito , e gran componimenti , e fopratutto per la grazia con che 
egli feppe veftire le fue figure ; come dalle fue opere, nella Vita che fie» 
gue potrà confiderarfi da'Legjitori. 

Nacque 



198 Vita del Tefauro 

Nalcua del Nacque il Tefauro circa il 1440., e nato col dono i che a pò» 

Tefauro. chi fuol concederli dalla benigna natura , della pronta difpofizione all' 

arte della Pittura > fu perciò applicato nella r cuola di Silveftro Buono 

Va allaccilo il Vecchio , famofo Pittore in qu ' tempi , ove gli forti non meno 

la di _òilve- apprendere ali ottimi precetti dell'Arte, che le buone virtù , che ad 
Uro Buono , rr . Jc -n- r ^ ■ ■ 1 1 1 • 

dove cercò 1 un ottnn ° Cnltiano li acconvengono ; Quivi dando opera a colori, 

di arrivare molte cofe conduce per varj* particolari , adornando di lue pitture an- 
ad ima per- che pubblichi Altari , perciocché Silveltro amandolo molto, come gio- 
fezione, ove vane collumato , e ftudiofo dell'Arte , foleva ad ogn' uno anteporre i 
g 1 a trilic j ayor j jj j u j . p er j a qua j co f a mo it era adoperato. Ma lo avveduto 
tori non era . , r -j r 

giunti infi- giovane andava conluoi ftudj meditando d. nrmarli uni maniera , che 

no a que' il migliore di tutte le buone,inlìno allora vedute in fé contentile, e che 
tempi ► vernile ad effer perfètta in tutte le parti della p:ttura , ed in tal modo 
tutta nuova a gli occhi de* più efp=rti apparirle ; che perciò , volendo 
a fine condurre quello fuo ben nato proponimento , lì diede ad oiTer- 
' % vare tutte le pitture di que*, che in fi no a' fuo» giorni av.ano avuto 
vanto di farmfi Maeftri , e dalle loro op^re ne apprendeva quel- 
la parte in cui era flato più fingolare quel tale Artefice ; Indi con 
i configli del fuo caritativo Maeflro aggiungendovi quella tal co- 
fa , che a quello felle più di efpediente , o neceffaria parata , e tutte 
quelle cofe componendo con quella grazia , che benignamente aveva 
ottenuta in dono ( per grazia fpeciale di Dio ) dalla natura , ne compo- 
fe la più compiuta , bella , ed elegante miniera , the infino allora erafi 
in alcun Pittore veduta ; per tale effendo confiderata da tutti i Profef- 
fori de' tempi fuoi ,e de 1 noftri ; dapoichè ottenne il più laudevole elo- 
gio , che unquafactffe il Notajo Pittore , in tutte le notizie , che ne 
lafcio , de' Profeffori del dilegno , com' anche da Marco da Sie- 
na , e da tanti celebri noftri Scrittori , come in appreso fé ne farà pa- 
rola . 

Formatali dunque , per mezzo de' fludj fuoi , il Tefauro , la fua 
bella maniera , e fparfaiì da per tutto la fama del fuo Valore, fu richie- 
do da' Signori della nobil famiglia Tocco , che rinovar gli doveile le 
pitture del fuo antenato , ed antico Pittore , Pippo Tefauro nel Ve- 
scovado , le quali a cagion del Trcmucto , già mentovato altrove , 
del 1446. , erano in gran parte , con la volta di lor Cappella,cadute, 
e che loro in onor di S. Afpreno avean riedificata ; giacche in quella 
Cappella ripofa il Corpo di quello Santo , come nella Vita d» Pippo 
fi dine ; laonde il Tefauro incontrando con lieto an.mo l'occafione di 
far veder al pubblico qualche fua rimarchevole opera , effendo la Cap- 
pella affai grande , e tofpicua , per effer fondata a lato il Maggior Al- 
tare della Chiefa Metropolitana , fi accinfe all'opera tutto animofo , e 
e dato principio , non mai fi reftò di ajfaticaxs'ifi , infin che compiuta 

non 



Pittore. 109 



non la vide ; avendo compartite le ftorie della Vita di S. Arreno per Rifece le 
la volta 1 e ne' muri laterali della Cappella , ornando i compartimenti piatire dei- 
di finti Succhi , per le cornici , che formavano a i quadri , e di bei Ja . Cappella 
fogliami , e felloni , che compivano gli ornamenti ; avendo ornate di ll1 ^ >,A 'Ì>j' e- 
bei concerti le ftorie , accompagnandole con architettura , e profpetti- Cattedrale 
ve di Caftmenti , e di Chiefe belliffime , nelle quali facoltà aveva egli 
fatto ftudio particolare per bene apprenderle , com; veramente in gra- 
do eccellente, le pofTedeva ; Quelle pitture fon daH'Engenio.dal Celano, L'Eugenio, 
e dal Sarnelli fommamente lodate , allorché deferivendo la Cattedrale, il Celano , 
vengono al particolare di quella Cappella , veggendofi a' loro tempi , ec * ?' ^ar- 
anzi pochi anni innanzi , erano appunto come le dipinfe il Tefauro;ma n |L, l i ™ 
ora fi veggiono da capo le ftorie , e gli ornamenti rinovati da un Sco- cure . 
lare pratico , ma non perito del Solimena ; 11 quale per ordine dell' 
odierno Principe di Monte Miletto D. Leonardo Tocco , che ha voluto 
modernarle , ed arricchirle , lumeggiando con oro i fuoi ornati , le ha Ora fon fa > 
tutte da capo redipinte J ma vedefi però da chi confiderà , con quanto te ritoccate 
aggiuftati componimenti , e buona difpofizione di fico fiano ftate per l''f n, . ed ^ me 
innanzi dal Tefauro dipinte , giacche fono le medefime ftorie di quello, pratico Sco 
ritoccate , con le figure medefime, e con ì medefimi accordi; nellejaro di So- 
quali cofe comprendefi , con quanto giudizio foiTer ftate operate da quel limena , ma 
favio Artefice , e quanto pregio abbian perduto per i nuovi colori fo- non lcelto, e 
prappoftovi , che fé modernar fi volevano , per migliorarle, vi era il P e " etco • 
noftro celebre Francefco Solimena , che con le fue bell'opere poteva T ,. ,. 
confolare la perdita di tali ftimate pitture , con lo acquifto delle fue pre- F ran cefco ' 
ziolìffime , e degne dell'immortalità , come egli è veramente . Ma la Solimena. 
difgrazia di Napoli, par che abbia per connaturai coftellazione , che 
molte pitture de* mentovati Artefici , venerande per loro antichità, fian 
modernate da'più feiocchi Pittori , ( che guida meftieri , da npi vendo- 
no nominati ) più tofto , che da' valenti Uomini rifatte . Ma torniamo 
al Tefauro . 

Veduta quefta nobil Cappella , e piacciuta ad ogn' uno , perchè 
piene laudi da tutti gli furon date , fu determinato da' Frati Servi di 
Maria di S. G10: a Carbonara , che il Tefauro ritoccar doveiTe molte 
pitture della Tribuna , dipinte già da Gennaro di Cola , e più da Mae- Ritoccò V 
ftro Stefanone , le quali per 1' umido aveano molto patito , per la qnal °pere di 
cofa dato provvedimento al di fuori , acciocché il fimile non accadefié Maft ™Gen. 
a' ritocchi, di quello , che alle fuddette pitture accaduto era, viri*"" ^j^T 
novo il Tefauro molte^figure , ed in fra quelle degli Angioli ve ne feceStèfa^onel» 
molti da Capo , con sì bei fembianti , che veramente volti di Paradifo>n S.Gio: a 
raffembrano ; facendovi altresì alcuni di que' Santi Padri , e ritoccan- < ^ a, '' ,ol,ai ' a .« 
do 1' Eterno Padre, lo dipinfe così bello , e venerando, che muove la 
riverenza , e della la maraviglia in vederlo con quella bella, e veneran- 
da Canizie dipinto . rjj Ce 



200 Vita del Tefauro 

Dice il Notaj'o Grifcuolo , che il Tefauro dipinfe un S.^Michele 
Arcangelo per la Ghiefa di S. Maria delle Grazie , vicino S. Agnello, ed 
altresì altre opere a S. Angelo a Nido , ed alla Chiefa della SS. Annun- 
ziata , ma di tutte quefl' opere a me non è riufcito rinvenire , fi non 
che la tavola dell'Aflunzione della B. V. che ha gli Apo/loli intorno al 
Sepolcro , la qual fi vede oggi ficuata nella Sagreilia della Chiefa Col- 
legiata di S.Giovanni Maggiore , ove prima diede efpofta in una Cap- 
pella , per la qual cofa , tralafciando di più affaticarmi in cotali inchie- 
fte , paflarò a far parola delle bell'opere , ch'ei con tanta fua laude di- 
pinfe nella Ghiefa di Arcuilo Pappacoda , dopo che andarono a male di- 
fgraziatamente , a cagion d'un incendio , quelle che nella foffitta avean 
dipinte Pietro, e Polito del Donzello, che l'opera di lor Fadre- 
gno avean compiuta , ritmila (come fidiflej per la fua morte im- 
perfetta ; per la quale difgrazia furon da capo dal Tefauro di- 
pinte tutte le fuddette pitture . 

Prefe egli adunque a rapprefentarvi le ftorie de' Sette Sacramenti , 
per dar' ordine a' quali , divile i due partimenti della fofficta in quat- 
tro angoli equilateri , dividendo l'Arco della Ghiefa in due vani la vol- 
ta , o vogliam dire la mentovata fohficta . Nell'angolo, che per diritta 
linea viene a fovraftare all'Altare , vi figurò a federe Noftro Signore nel 
mezzo , che ha nel fuo grembo feduta la S. Chiefa , con Mitra Epifco- 
pale in fella , vellica di bianca velie , con Camifo , e Piviale ; tiene 
con braccia aperte , che vengono foftenute dal Redentore , nella fi- 
niftra mano il Calice , con l' Oitia Sacramentata , e con la delira 
tiene la Croce. 

Dal deliro lato vi effiggiò S. Pietro con Cardinali , e PreIati,Mo- 
naci , e Frati , ed altre figure , tuui inginocchioni , effendovi dall'al- 
tro canto varj altri Secolari , Uomini, e Donne anche Jnginocchioni 
dipinti in adorazione dtll'Auguftiilìmo Sacramento . Neil' angolo , che 
Ha alla delira , guardando l'Altare , vi efpreffe il Sacramento del Bat- 
tefimo,che fuccede fotto un gotico componimento di una Ghiefa , con 
li divifione delle Cappelle , con l'Altare da canto , ed ove nelle varie 
azioni di que' Bambini , e de' Parenti di quelli , vi fi feorge , quanto 
ila (lata grande la mente di quello Artefice ; Come altresì fi vede nella 
Gomunione della Sacra Eucharillia , che ila dipinta nell'altro lato , e 
nella quale vi è fituato l'Altare nel mezzo , e fotto un ordine ben re- 
golato di colonne , ed in quello Sacramento le figure fpirano propria- 
mente devozione, ed umiltà , nel ricevere il Santifiìmo Pane degli 
Angeli ; Ma quefeo ha alquanto patito , eflèndofene caduta buona par- 
te della tonaca , come altresì alcuna parte della fulTeguente pittura 
delia Crefima . Nel quarto vano fi vede effiggiata la Crefima , ove nel 

Pre; 



Pittore. 2 o i 

Prelato , che fiede , G vede imprefl'a la carità della fede , e ne* 
Genitori f che portano i loro figliuoli fi conofee il zelo della fal- 
vazione di quelli . Ne' quattro Compartimenti , (.he dividono quelli 
angoli i e quelle ftorie , vi ha introdotto otto mezze figure dipinte in 
otto tondi , ripartiti ne' finimenti degli angoli mentovati , ed in que- 
lli vi figuro varj Suiti, /approntanti Appoftoli , E/angelifti , e Dot- 
tori di Santa Ghiefa . 

Nella metà della foffittn , che fovrafta l'ingreflb della porta , di- 
vili da' medelimi paramenti angolari , vi effìggib gli altri quattro Sa- 
gramenti J figurando in quello della Penitenza il Conf libre in atto di 
dare l'aflbluzione ad un Penitente , nel qual atto fi vede ruggire il De- 
monio da colui , per la grazia acquieta dal Sagramento , veggendofi 
il Confeflbr mentovato fituato a ledere lotto un arco , fecondo l'antica 
ufanza , per l'ingrelTo del quale fi approffimavano quelle perlone , che 
conftfl.tr fi volevano, nel mentre che il Penitente riceveva il perdono 
delle fue colpe : figurandovi ancora altre perfone , che con varjord»- 
gni di penitenza fi macerano le carni , eri infra quali due Confrati , 
the fi battono con difcipline , per maggiormente efprimere f.:bito di 
penitenza . Siegue l'eftreina Unzione , nella quale efpreflè il Tefauro 
un Uomo moubondo , che eftenuato di carne , ed abbandonato di fpiri- 
to , riceve dal Sacerdote l'unzione dell'Olio Santo , vedendoli efpr flb 
negli aitanti il dolore , per la vicina morte di quello infermo. Vie 
poi l'Ordine Sacro , nel quale fi vede il Papa con due Velcovi allibenti, 
ordinare con Sacro Rito un Giovanetto , nel mentre che altri vengono 
efaminati da ai tri Sacri Miniftri , efprimendo la di vota azione con bei 
trovati , e concetti ; e quella ftoria è così unita , che è mirabile nel 
fuo componimento . Nell'ultimo , che è propriamente fituato fopra la 
porta , dovendo figurarvi il Matrimonio , vi rapprefentò lo Sponfali- 
zio, (ucceduto a' iuoi giorni, di Alfonfo Seconde , figliuolo di Ferdinan- 
do Re di Napoli , con Ippolita Maria Sforza ; e ne' loro volti cffigg.b 
al naturale le fattezze di quelli ; fituandoli fotto del Pallio » fecondo 
l'ufanz i de' Sp^nfali d^' Principi Reali , e de' Re . 

Non fi pub abballanza fpiegare i bei concetti con che il Tefauro 
arriccia quelle otto ftone de' Sagramnti ; (annoverandovi quello di 
N. S. che tien la Chiefa col Calice J le belle fifonomie con loro diverfi- 
tà , la vaghezza de' volti delie Donne , la robuftezza degli Uomini vi- 
rili , che vengono cos'i bene diflinti dalla canizie veneranda de' vec- 
chi , col puerile de' fanciulli , proprietà diffìcili a confeguirfi da'Mae- 
flri delle ncltre Arti . Inoltre vi i] vede il bello , e proprio andare de' 
panni, i quali fon pi-gati con grazia , ed all'ufo quali de'nottripiù 
modera; Pittori . il colore è cosi frefeo , e vivo , che fi mantiene oggi 

c c *i^S !or - 



202 Vita del Tefauro 

giorno in quel primo elTere , che le die col pennello' il Tuo giudiziofo 
Maeftro ; Infrmma in quella volta non vi è cofa »] che non merita lau- 
de , perciocché lo fcompartimento delle figure , il componimento di 
efle , e l'intendimento profpetico con che fon degradate, hanno più de* 
moderni ttmpi , che di qu-.l fecolo in cui furono elle dipinte » ed in 
vero qualunque Artefice avvien , che miri quelle Pitture , non può non 
maravigliarli , che in quel tempo qusfto Maeftro foffe in tanto faperè 
pervenuto di componcre ftorie così copiofe di figure , jon tanta buona 
difpolìzione di moderno infieme , e di unità di Soggetto . Ma 
per venire in fine alla prova di quanto dico , baderà riferire in quello 
Onurco Ju0 S° ' che il Canonico D. Ca rio Celano , lodando fpe/Te volt, quello 
Okno al Ttfauro ( ficcome fa ne' fuoi libri ) al noftro celebre Luca Giordano ; 
Cav.D.Lu- e dicendoli quefto : Che non credeva mai , che un Pittore del Secolo 
ca Oiorda- 1400. avelie dei medemo ; Spinto Luca in fine da curiofità Pittorefca, 
no,che mei- £ cn una vo i ta quell'Opere , e venendo f come il folito 1 il Celano 

lo da curio- , ,• 1 . r 1 1 t- r 110- 

f:A volley a aiutarlo , egli lo prevenne con tal (aluto : e viva lo Telauro dtl Si- 
vedere 1' o- gnor Canonico , poiché v< ramente è valent'uomo , ed io non credea 
pere lue , e mai , che avelie gii fio cesi moderno » per quanto cemportavan que' 
vedutole le torn pi ( perchè vi fon Itone, e figure tali , che io , con tutto il dono 
c [. n ' ni ,l"y° datemi da Dio , non mi ftprei penfsr meglio , e quelle laudi le repli. 
Celano. cava lp e fib » con ^' r di nuovo al fuddetto Celano : E viva lo Tefauro : 
Certo ch'è buon Pittore , copiofo d'invenzione &c. E vaglia il vero , 
r : dobbiam dirla come ella è giufla quella bifogna , dopo di Colanto- 
io niuno di quelli trapalati Pittori colorì con più gufto de' moderni 
empi , fé non che fo!o il Tefauro ; Conciollìacofacchè ,fe bene gli ai- 
ri furono valentuomini , ed iufigni Maellri di pittura , ciò lo furono 
,n riguardo a que' fecoli , ne' quali la p.ttura tra cotanto povera , che 
o^ni qualunque cofa fé gli accrefeea gii faceva ornamento , e ricchez- 
za ; fcacciando al poflìbile quelle gotiche forme , che aveano ingom- 
brata non folamente la nollra Italia, ma ancora l'Europa tuttoché per- 
ciò dando 10 a que'tali Prcfeflòri molte laudi per tali abbellimenti ritro- 
vataci ho però fempre merlo la confiderazione d, que'Seco'i.Per la qual 
cofa, molto obligo fi deve al valente Tefauro, che togliendo quali affatto 
le barbare forme,:ercò redituirlaa quella prima bontà, con la quale era 
(lata operata da' primieri Maellri , dandogli quanto più potè di lume, 
e diverfità naturale, alla quale accompagnò bene fptffo la bizzarria- Ne 
quello è ftntimento mio folo , dapcichè molti ProftiTori infigni delle 
nollre Arti fcrifièro le fue laudi , e prima Marco da Siena , così di lui 
nel fuo «lifiorfo ne lafc.ò fcritto di quelle opere di S.Giovanni : Ed in- 
di guafle quelle Ai coftoro opere , furo» tanto a profeto rifatte dal va. 
Unte Tefattro . 

UCavalier Maflìmo Stanzioni , nel libro di memorie, che ap- 
preso 



Pittore. 203 

preffb noi fi conferva , in più di un luogo Io nomina per valente Fitto- 
re, ed in fine il Notujo Cnfcuolo così le fue laudi na fcrifTe , dopu le 
notizie di Agnolo Franco , e di altri Difcepoli della fcuola del Zinga- 
ro, che tutti inlieme ammaisb Cotto uno fcritto di minuti caratteri ver- 
gato. 

£ anco nel paffato Secolo ci fu f ultimo T e fauro -, che fori circa 
dal 1460. fl//'8o. poco fi ii , 9 qutjìo vinfe tutti li p affati Pittori , con 
belle invenzioni » e intelligenze di figure , tirate con prof peti ive , con 
bell'ordine , e belle tinte , come Jì vede in tutto , e come oggi fi vede la 
bella Cappella di S. Afpremo , rinovata da lui , perche le pitture di 
l'ippofuo antenato cader no parte per il terremoto , s parte fi guadaro- 
no . Così la tavola de lo S. Michele vicino alla grazia a S. Aniello \ e 
cast a S. Angelo a Nido , alla Nunziata , a S. Giovanni a Carbonara , 
dove ci fece faccie di Angioli veramente di Paradifo , nella Tribuna » 
che ritoccò , perche le pitture dette prima , fi erano guatiate con l'umi- 
do . Ma le più buone fue opere fono quelle dilla pffìtta di S. Giovanni li 
Fappacoda , dove ci fono cofe , che ora non fi panno fare meglio i con 
tutto l'avanzo della pittura , avendo pigliato il l>?l colore da Silvefiro 
Buono fm Maejfro , efimojo Pittore .; e pure di quitto , con tutto che 
ì moderno , non fi chi ari fce lo nome , dicendo alcune, che fi chiamò 
Giacomo , e altri più. dicono Andrea , e Cola Andrea l e quefto fuccede 
perche nulle fue fatture fola fcriveva lo cognome dice/ido : // Tefauro , 
col mi Infimo . 

Notar Crifconius . 

Mi avrebbe fenza akun dubbio maraviglia recato il cafo del non 
e/T.re il proprio nome fiputo, di quello fcritto Pittoru , dal Notajo Cri- 
fuiolo , per la vicinanza de' tempi , ne' quali furono entrambi , fé un 
cafo limile non mi fuffe occorfo nelle notizie di un Fittore de' noflri 
tempi cognominato Altobello.che fu difcepolo di Carlo di Rofa,il nome 
de] quale infino ad ora non mi è riufcito accertare»non fapeniolo nem* 
meno alcuni vecchi Pittori , e quello fuccede per la fcritta ragione dal 
Notajo per le pitture firmate con il fol cognome,cojne per lo più da'P.t- 
tori fuol fa r fi m' modem, tempi , la qual cofa di rado , o non mai da- 
gli antichi facevafi , dapoichè (e autenticavano le loro pitture con pro- 
pria firma, foltano in quella il nome, td il cognome fcrivervi col mil- 
lefimo , come da me , e da'Studiofi è flato olfervato appieno , e come 
ciaf-hedun pub vedere nell'opere di Colantonio àel Fiore , in quelle di 
Manilio Simone , del Zingaro, de' Donzelli » e di altri molti Pittori 
de' più antichi , de' quali fé non appare in alcune tavole il loro nome 
davantijoveè il dipintolo troveranno notato dalla parte di dietro del- 

C e 2 la 



204 Vita del Tefauro Pittore. 

la tavola , ove per lo più G firmavano per memoria , e quella è la Ct- 
pionp,the degli antichi nomi,e cognomi ne abbiam certa notizia ; oltre- 
dicche è cofa manifefta, che delle antiche cofepiù chiarezza ne abbiamo, 
che non delle moderne ; Ma pur fufTe piacciuto a chi governa il tutto, 
che di tanti Artefici , che girl furon nel noftro Regno, de' quali niun ri- 
cordo ne abbiamo , fuflero i fol cognomi rettati in qualche op:ra loro , 
dapoiche moltiflìme pitture non fon da noi nominate per non faperne 
i Maeftri , che già le fecero ; la qual cofa non avviene veramente a co- 
loro che col cognome fi firmano , come fece il Tefauro , il quale per 
quello a vera Tempre laudi immortali per le bell'opere che egli fece, 
che fé ben quelle con lo fcorrer degli anni , faran diftrutte dal tempo, 
viverà per?) a fuodifpetto fempre immortale il nome del Tefauro nel- 
la memoria degli Uomini Virtuofi . 



fitte della Vita del Tefauro Vittori . 



MEMORIA DI MAESTRO MINO 

Scultore . 

DA poiché altre notizie noi non abbiamo di quello Artefice di fat- 
tura , fé non quelle , che ne lafciò fcritte il Vafari , dal quale 
viene più torto biafimato , che fattogli alcuna lode , non so fé per ca- 
gion della Patria , o perche così fofle , egli è di meftieri , che io qui 
riporti quanto di cofhii, nella vita di Paolo Romano Scultore fuo coe- 
taneo , e di altri , il fuddetto Vafari ne lafcio fcritto . 

Siegur era , che noi parliamo di Paolo limano , e di Mino del 
Pregno , coetanei ■> e della medefima profffone , ma molto differenti 
tesile qualità de' cofiumi , e dell'arte , perche Paolo fu modefto , e tf. 
fai valente , Mino di molto minor valore , ma tanto profontuofo , ed 
arrogante, ci»? oltra il far fuo pien di fuperbia con le parole , an- 
cora ahaxa fuor di modo le proprie fatiche : ìlei far fi allogazione da 

Pio 



Memoria di M. Mino Scult. i o $ 

fio fecondo Pontefice ., a inalo Scultore Romano di una figura; egli p. pa pj j£ 
tanto per invidia lo lìimolò -, ed infejiollo » che Paolo , il quale era fa nel 14 j«. 
buona , ?<i HtftiliJJÌma perfona , fu sforzato a rifentirfi . Laonde Mino adunco al 
sbuffando con Paolo voleva giocare mille ducati a fare una figura con Ponte/ìcan?. 
elfo lui 1 e quello con grandijfima prefunzione , ed audacia diceva ; 
conofeendo egli la natura di Paolo , che non voleva fajìidj , e non cre- 
dendo egli , che tal partito accettajje i Ma Paolo accettò l'invito -, t 
Mino mezzo pentito , filo per onor fuo » cento ducati giuoco . Fatta 
la figura , /* dato a Paolo il vanto % come raro , ed eccellente ch'egli 
era : e Mino fu feorto per quella per fona nell'arte , che pik con le pa- 
role y che con l'opere valeva . Sono di mano di Mino a Monte Cafino , 
luogo de' Monaci neri , nel Regno di ììapoli una Sepoltura , ed in Na- 
poli alcune cofe di marmo . In Roma il S. Pietro , e S. Paolo » che Jono 
a pie delle fcale di S. Pietro , ed in S. Pietro la Sepoltura di Papa 
Taolo Secondo . Fin qui il Vafari nella vita di Paolo , foggiungendo 
poi nella Vita di Mino da Fiefole , che la fuddetta Sepoltura di Papa 
Paolo li. fia fatta da co/fui , e che Mino del Regno vi fece alcune fi gu- 
rette nel bafamento , che fteonofeono > fé però ebbe nome Mino » pia 
tofio Dino , come alcuni affermano » avendo narrato f equivoco de' loro 
nomi . 

Or io non entro a difputare fé quello noftro Compatriota fofle mi- 
gliore , peggiore , ovver uguale a quelli fuoi coetanei Profeflbrl » ma 
folo dico , che non gli farebbero fhte allogate opere d'importanza, 
come furono quelle di Monte Calino , ed altri luoghi , e più le Sta- 
tue de' Santi Appoftoli in Roma , con la Sepoltura del Papa , fé per 
valentuomo non tulle fiato conofeiuto , e tenute in pregaio l'opere fue. 
E tanto balli per la memoria di Mino del Regno » nominato del Rea- 
me dal Vafari » il quale fiorì circa il I4ff. 

fine della Memoria 4i Mino ScultoW 



ME- 



MEMORIA 

DI GUGLIELMO MONACO 

Scultore , e Gettator di Metalli, 

DI GASPARO FERRATA, 

E AGNOLO SOLE . 

Giammai non è addivenuto , che una fomma virtù non abbia con- 
faguito o predo * o tardi la meritata laude . Onde fé bene alcu- 
no Artefice virtuofo ila (iato per qualche tempo pollo in dimenticanza , 
o trafcurato da que' che i pregi de' valenti Maeftri del difegno hanno 
fcritto i ad ogni modo però la virtù di lui finalmente è fatta palefe 
da qualche fua opera, che per cafo , ovver diligenza dopo molti anni 
cade fotto la rifleffione degl'intendenti . Ne importa che un opera fo- 
la ella fia , imperciocché a far diritto giudicio del valor del Maefiro, 
non il numero dell' opere , ma la perfezione , e la bontà fanno sì 
ch'egli di eterna immortai laude fia degno. Tanto egli è avvenuto 
a Guglielmo Monaco , della cui unica , banche grandiofa , opera 
nella porta interiore d;l Gaftel nuovo di Napoli fiamo per far pa- 
rola . 
Jl Coftaszo Avea il Re Ferdinando figliuolo di Alfonfo Primo d'Aragona , di 

Stona de] f em p re gloriofa memoria , ottenuto de' fuoi ribellati Baroni , e del 
NapoT ]' Duca Giovanni d'Angiò varie , e fegnalate vittorie ; fé ben quelle 
bro jp.e'io" P ' f onPero denigrate da' fuoi pervérfi , e disleali collumi , e dalla cru- 
deltà con cui morir fece ignominiofamente tanti nobiliffimi jJBaroni 
fuoi V'affolli , con tradir la fede data a due Re , ed al Papa ; e nulla 
curandofi di quella veriffima miffima , chs la clemenza bene ufata 
fecondo le circollanze fu la più falda bafe de' Regni ; Volendo adun- 
que che reftaflero imprefle nella meute de^li Uomini quelle fue in un 
tempo medefi/no fortunate , e crudeli azioni , necommife la cura a 
Guglielmo Monaco , il quale in altre opere aveva dato faggio del fuo 
valore ; E quelli efeguendo con lieto animo i comandamenti del fuo 
Signore , ne formò l'idea , o modelli , e quindi ne' cavi li gettò di 
bronzo, con tal perfezione, fé fi riguarda quel Secolo non per anche li- 
bero dalla barbara , e gotica maniera di difegnare , che ne riportò 
una maravigliofa , e fingolare approvazione. 

E' dunque quella porta divifa in due j e cjafcheJuna di effe ha 

tre 



E di Gafparo Ferrata. 207 

re iRorie ì Nella prima vedefi il Re Ferdinando , venuto a parlameli- ^ ueft ; mfi 
con Marino Marzano Duca di Seda , e Principe di Rollano , Gia-ion flati cor 

Como di Montavano , e Deifebo dell'Anguillara , con li feguentì verfi retti coru 
i- ^- j r il- miglior la- 

intagliati di fotto . ^ . ^ ce 

lebre lette- 

Princfpe citm Jacobo , cum Deiphebo dolofo raro D.Mat- 

Vt Regem perimant , colloquium Jìtnulant . to Eguio 

Biblioteca- 

Nella feconda Storia fi vede il medefimo Re , che pallata la mon- l .J° nV^Jj 
tagna di Grepacore difcende in Puglia , e fi accampa fotto Troja ; e due SiciJ j e> 
gli altri fatti che fuceedettero fono fpiegati in altri due verfi » che fono Capaccio 
il quarto dittico . nel Foraftie 

ro Giom-9. 

Troja dedit noftro requiem, jìnimque labori ■, a cai. 

In qua hoftemfudi furti tir , ac pepali . 

Nella terza , eh 'è la più bafla , fono efpreflì gli altri fatti d'armi 
accaduti tra'l Re Fernando , e fuoi ribellati Baroni , li quali vengono 
ncora fpiegati da i verfi che dicono : 

Hinc Trojam verfus , magno concuffa timori 
Caftra movent hoftes , ne f ubi tè fereant . 

Nel bronzo ài quella terza Moria è da oflervare una palla di arti» 
pileria che vi cagionò folo una crepatura , fenza fcappare dall' altra 
parte ; e perchè quella come cofa curiofa fi rnoflra a' Foreftieri » non, 
mi farà grave di qui riferire ciocche ne feri/Te il Giovio nel fecondo li» 
bro della Vita del Gran Capitano dietro il foglio 294. 

„ In quel tumulco ( die' egli ) i Francefi levato da gangheri , p 
le porte intagliate di bronzo prettamente l'oppofero alla turba di qì ov ' ìo nc i_ 
,, quei , che volevano entrar dentro ; & mifero anco una columbri- ] a vita del 
„ na alla porta , acciò che fcaricandola dentro ammazzaflero gli Spa- Gran Capi- 
„ pnuoli * ch'erano fui ponte , e nella piazza ; ma per un cafo ma- tano. 
„ ravigliofo la palla di ferro fi fermò nella grorlèzza della porta , non 
„ avendo potuto palli re il bronzo , la quale oggi per gran miracolo 
„ fi moltra a'Foreftierij i quali v3nno a veder la Porta „ . Ma il 
Giovio non dovette aver veduto la grandezza » ne confiderato il pefo 
di quella gran porta , che non era potàbile levarla da' gangheri ad un 
tratto per opporla «gli Spagnuoli . E come opporla dopo levata ? e 
non ballava tenerla chiufa per impedire a coloro l'entrata ? Fin qui il 
Giovio feguendo a narrare ciocche fece Confalvo , laonde feguicando 
ancor noi ciocché l'altre tre ftorie contengono , diremo , che in quella 

di 



51 



2 o 8 Mem. di Guglielmo Monaco 

di fopra dell'altra porta fiegue il fatto defcritto nella prima ; vedendoli 
lo fte/Tofiro dell'altra, e il Re con lo flocco difenderli dalli tre Con- 
giurati , e porli in fuga , e fotto fi leggono quelli verfi , che devono 
leggerfi dopo il primo difticon 

H s Rjx arttpotens animofìor He 3 or e claro » 
Senfit ut infidias * ertfe micantefitgat . 
Nel fecondo l 'a/Tedio , e la rtfa della Città di Trop , anzi de! Ca- 
mello rendutogli da Gio: Coffa Signor di Troja , che n'ufd con onora- 
tiflìmi patti ì ed i verfi dicono 

Ho/lem Trojanis Yemanàus vicit in aruis 
Sicut Fompejurn Cafar in Ecbalus. 

Nel terzo , ed ultimo vedefi effigiata la Città di Acquadia , detta 
anche Arquidia , appartenente al Principi di Taranto , ove dopo efpu- 
gnata entra tutto l'Efercito col Re Ferdinando 5 e negli ultimi verfi 
dell'Epigramma ( ora mal conci dal tempo ) fi leggeva : 

Aquaàiam fortem capit ^exfortior urbem , 
Andegavos pellemviribus eximiis . 

In quelle porte medefime fcolpì Guglielmo il fuo nome , jl quale 
dopo ch'elle faranno dal tempo diftrutte , viverà per molti fecoli , av- 
vegnaché l'opera non fia di quella perfezione,con cui ne' tempi moder- 
ni fon condotti i baili rilievi J e mailìmamente fé Ci confiderà la biz- 
zarria de' componimtnti , e le mofle delle figure , che di fegna te cor- 
rettamente , e con grazia meritano l'univerfale ammirazione . 
Caf o Non dee qui tacerli di un altro Soggetto infigne Capuano , per 

Ferrata Ga- nome Gafparo Ferrata . Quelli non men valorofo Capitano , che fa- 
puano . mofo Architetto vien mentovato da vari Scrittori de' tempi fuoi ; la- 
onde noi riportandoci ad elfi per quel che appartiene alla milizia , di- 
remo folamente , che egli fu verfatiffimo nell'Architettura , maflìma- 
mente Militare , fervendo in molte importantiffime occafioni il Re 
Alfonlo Secondo; Come dalla notizia de' Profeflbri del difegno Capua» 
31 Canonico ni trafmelTaci dall'eruditiffimo , e virtuofiffimo Canonico Francefco 
Fiancefco Maria Pratilli , Scrittore di un dotto libro della Via Appia , che in 
M. ^ Pratilli jj r j eve f, vedrà alla luce ; e la quale con le fue parole medefime ripor» 
^cnttort_> tam ] dartm notizia di quello virtuofo Artefice del difegno . 
^ p pj a% „ Gafparo Ferrata , Capitano famofo de' tempi fuoi , e grande 

„ Architetto militare . Nel 1496. a favore di Re Alfonfo II. ■ che lo 

„ fece 



E di Gafparo Ferrata. 209 

fece Luogotenente della Milizia Equeftre , andò fortificando varj 
luoghi per impedire il paffaggio delle Truppe di Carlo Vili. Re di 
Francia in Regno ; e per la Tua induftria venne forfè la quiete nel 
Regno : Morì in Gapoa fua Patria , e f u fepolto preflb l'Altare della 
Beata Vergine di Monferrato dentro la Ghiefa della SS.Annunziata » 
r> e di eflb parlano gli Storici di quei tempi. 

Circa que' medefimi tempi fiorì ancora Agnolo Sole , il quale fu (^ z ^j^ ' 
di un luogo di Terra di Lavoro > e lavorò di fcultura . Ma non fu già di Lavoro, 
difcepolo di Andrea del Verrocchio,come erroneamente dice D.Gamil- 
lo Tutini ne* fuoi manofcritti , che nella famofa Libraria di S. Anjeio Errore di D. 
a Nido fi confervano ; Dapoichè di coftui non fa ninna menzione il Va- Camillo Tu- 
fari nella vita di quell'Artefice ; Laonde noi porteremo qui folamente w ,n dir ^ 
l'autorità del Gav. Mafsimo Stanzioni j jl quale dopo la nota ch'ei fece Andrea °dei 
di alcune pitture dell'Abate Bamboccio dirette dal Zingaro , fa meri- yerroccrjiQ . 
zione di quefto Scultore con le feguenti parole : 

„ Dopo di quelli ci furono ancora altri buoni Maeftri di fcultu- 
„ ra , come fu uno chiamato Agnolo , che fu di Terra di Lavoro, e fu 
„ molto ftimato in quelli tempi ; ma bifogna fapere più cole di lui , 
„ e di chi fu difcepolo : dove che di quefto ci è una bella Sepoltura a 
„ S.Domenico , e altri lavori di marmo . 

E tanto bafti per notizia di quefto Profeflbre , giacché altra iftru- 
zione , o certezza non abbiamo di lui , ne dell'opere ch'egli fece ; le 
quali forse per la morte seguiti del Cavali er mentovato non furon. 
da lui 1 con altre notizie di altri autori accertate . 

Nota il Crifcuolo un Paolo Antonio Foglietta , un Francefco Cri- Grò: Agnolo 
fpo 1 e un Nicola Cavucchio , in varj luoghi de' già noti fuoi mino- Crifcuolo ne 
lcritti . Il primo nominato, dic'egli, efler ftato Pittore , il terzo Seul- ^ .'» mo- 
tore , e della profefsione del fecondo non fa parola . Di coftoro certa- W,U '' 
mente intefe fcriverne le memorie , dapoicchè gli pone fra gli Arte- 
fici che fiorirono dopo l'ultimo Tefauro . Il Gavalier Malli mo nota 
altresì un tal Mattiuccio , che fu Pittore Napolitano circa la fine del 
fecolo decimoquarto ; ma non fa memoria fpeciale di niuna fua pit- 
tura ; Per la quii cofa a noi non ci fi dimoftra ninn lume circa da qual 
Scuola coftui , e gli altri mentovati di fopra , ave/fero apprtfa l'arte 
della Pittura ; ne di qual bontà , ed in qual luogo fuffero l'opere loro . 
Reft;no perciò così nella dimenticanza degli uomini altre pitture,fcul- 
ture , ed architetture di molti noftri Artefici del difegno , per la cagio- 
ne primieramente deferitta nel principio di quefto libro , ed in altri 
Juoghi,ove la narrativa me ne ha dato motivo ; La qual cagione fu la 
foverchia tjafeuratezza de' noftri trapaflarj Scrittori . Che però molte 

D d opere 



2 io Memoria di Agnolo Sole. 

opere fi fon tralafciate di fcrivere per non Caperne l'Autorei Conofceni 
^ uo * e a ""~ dofi affli bene le maniere delle fcnole onde derivano , ma non da qual 
pittura faci- mano e ^ e ^ ano operatele in che tempo fiorì l'Artefice che le dipinfe . 
li a ricono- Per la qual cola ne rimane il rammarico d'ignorare molti de' noftri 
fcerfi daTioProfcffori 1 con infinite opere loro ; effendo faciliilimo 1* inciampare 
felibri p-er- nell'errore di attribuire ad uno ciocché fu da un, altro operato , cosi 

che era» pò- ■ p j ctttra cne in f ultura j E mafsimamente nelle maniere antiche . 
che,cpo-rie r 7 . x . 

le maniere* lel'e ì 113 ' 1 avente s incontra 1 uniformità dello Itile i e 1 uguaglianza 
dì éde varia-delie miniere j. Come non ha molto, ebbi a difingannare un nobil Ca- 
te nu molti valiere , che poflédevadue figure dipinte in tavola (limate di mano del 

Putori con imparo . che a pran pena peteano dirli opere di Pietra Polito del Don» 
una ìol ma- ,,« . , " c r .. , r ... . 

niera dipin- ze "° •■ Adunque per mancanza di notizie noi non abbiam potuto de- 
fero, fcrivere molte pitture , che reftana tuttavia efpolte in varj luoghi alla 
Opere , e veduta di ogn'uno , e l'Artefice ignorato da tutti . Benché noi credia- 
Cone di Al- mo ferinamente ( vedendoli con pruova i fcritti mancanti del Crifcuo- 
1 uTli'non fé *° ^ cne •' Notaj'o Pittore aveffe raccolte molte notizie di più ; oltre di 
ne fa parola quelle che da noi fi confervano » Come incontro la medeiima forte il 
per non fa- rimanente della pregiata lettera fcritta da Marco da Siena . 
perii l'Arce- Noia rechi infine maraviglia , fé nel deferivere le vite de'trafcorfl 
^. C r' . p Artefici del difegno , cilìamo troppo inoltrati alle lodi , le quali fi de- 
mio della_j vono 'n tent l er fempre ragionevoli ; Perciocché quanto in efsi fi è con- 
feconda par- fiderato riguarda fempre al tempo in cui viffero , non già alla perfezio- 
te . ne , e all'eccellenza dell'arte » alla quale di mano in mano fon venute 
le noflre Arti avanzando . Quelle medelime conliderazioni andò favia- 
mente divifando il Vafari , allorché nel Proemio della feconda parte 
Il Vafari della lua opera gloriofa diffe : che gli Artefici di quei tempi fon degni 
b er * c ° n ofcea di feufa e di ammirazione , perche ancora fi coftumavano le barharità 
delle pitture ne * J'f e g n0 » e ' e gotiche forme in tutte le cofe dell'Arte ; ma che però 
di quelli tem fi deve avere obbligazione a i primi Maeftri, per aver moftrata la ftra- 
pì; come an-da già incominciata a quei che volevano avanzarli nel cammin dello 
cora le conaft u jj fot» giuri Sondo le p-nro'e che fieguono : ,, Ne è che io non ab- 
!» fì r »j bia ciò veduto quando gli ho laudati . Ma chi confidererà la qualità 
te opera: nia « di que 3 tempi , la carellia degli Artefici, la difficoltà de'buoni ajuti, 
fi lodano p-*r „ le terrà non (olo belle , ma ancora miracolofe :ed averà piacere infi- 
le ragioni ap ,, n ito di vedere i primi principi, e quelle fcintille di buono, che nelle 
portate dal ^ pittare^ Sculture cominciavano a rifufeitare „ . Laonde a tal pro- 
defimo. m " pefito diciamo noi : quale è egli quell'Uomo , che vedendo nafeere in 
picùola pianta un frutto di buon fapere , e di fpecie difficile a nafeere 
anche negli Arbori grandi , non fé ne maravigli ; Cosi dunque l'uom 
favio cogliendo quel f. utto nato nel picciol v>fopuò godere in appref- 
fo l'abbondanza de' mede-fimi frutti piantati , e coltivati in più frutti- 
fero 



Vita di Raimo Epifanio. 2 1 1 

fero » ed ottimo terreno . Così tutte le cofe nel principio fon deboli , 
ma col tempo , e con lo Audio acqui ftano robuftezzi,e vigore. 



fini delle Memorie di Guglielmo Monaco , d* 

Gafparo Ferrata , e di Agnolo 

Sole: 



«*. 



VITA DI RAIMO 
EPIFANIO TESAURO 

Pittore . 

COme fuole avvenire ad alcuno infermo , che da mortale infermi- 
tà riavuto , fofpira , ed appetifce alcun cibo , a cui la voglia , 
e la lunga inedia inclinandolo » gli fa impulfi di ardentiffimo defide- 
rio > al quale opponendoli il configlio del Savio Medico , lo pifce più 
tofto con la lufinga , che lo Ciba degli bramati conforti . Così appun- 
to adiviene a quelli Artefici di Pittura , i quali fentendo i vanti de' 
trapaflàti Maeftri , e non potendofi pafeere con la vita delle defiderate 
opere loro , volentieri fi fanno lufingare l'udito con alcoltarne le lau« 
d'i , o con leggere nelle Storie di loro Vite , le bell'opere, che efii fe- 
cero . Della qual cofa chiunflima pruova ne abbiamo in noi medefi- 
mi ; perciocché j intendo encomiare ogni giorno l'opere di alcuni 
anti.hi Maeftri , invogliato- il defiderio , fveglh 1' appetito di fa- 
ziare i noftri occhi . Ma cercandone con ogni diligenza alcuna cofa » 
e non trovandola , avviene, che più con la lettura de' libri , che ne 
trattano , e con difeorfi , foddisfacciamo a noi ftefsi , che con la vedu- 
ta di quelle ; formandoci nella immaginativa , come potevano eflere 

D d i le 



2 1 2 Vita di Raimo 

le pitture di un tal Matftro ; argomentandolo ancora da alcuno efemi 
pio di lui , rimafo a noi . Così ancora fuole accadere , nel de- 
fiderar noi bene fpeflbdi veder quai perfettiffime cofe avefler mai di- 
pinto Zeufi , Parrafio , Protogine , Apelle , e che miracoli di pittura 
fuflero quelle „ Concioffiacofachè , egli è certiffimo , come da tanti 
Iftorici , che per non far perdere alcuna di loro pitture , fi perdonava 
da' Re nemici gl'incendi , e '1 diftruggimento delle Città , ove flava» 
no tai pitture ; Come appunto accadde alla Città di Rodi , alla quale 
il Re Demetrio perdono l'incendio , a folo oggetto , che la bella pit- 
tura del Gialifo , dipinto da Proteggine , non penfle . Ne fia chi fup- 
ponghi troppo iperbolici i vanti , di cotante perfezioni alle pitture de* 
nominati Maeftri Greci , perciocché , fé in quel poco avanzo delle 
Barbarie , delle poche Statue a noi rimafe , fi fcorge perfezione 
così compiuta , che i migliori Maeftri de' moderni cempi , tuttocchè 
valentifiimi , non han potuto giammai giunger con loro arte a quelle 
ottime, ed incomparabili proporzioni , ed a quelle bellezze, quafi 
di/fi divine i quanto dunque migliori , fenza alcun dubbio , erano le 
pitture , e di maggior bellezza , e perfezione ? la qual cofa fi argo- 
menta da que' Maeftri medefimi di fcoltura , i quali faceano giudici di 
loro opere i nominati Pittori ; come fi ha da Fidia , ottimo ftatuario, 
che chiamava Apelle , acciocché gli ammendafle le fue fatture j tanta 
perfezione di più conofeevafi negli ottimi Pittori , dagli ottimi Sta- 
tuari • 

Qaefto defiderio medefimo di vedere le beli' opere , ora avviene 
nella vita di Raimo Epifanio i dapoicchè non potendoci faziare abba- 
flanza nella veduta di fue pitture , perchè poche a' noftri giorni ve 
ne fono , per tal cagione adunque ci converrà lufingare l'udito altrui 
con la narrativa di quelle , i he egli dipinfe ; pafeendo almeno così l'af- 
fezione degli amatori col fuono delle fue laudi , per le poche opere , 
che di coftui fi veggono . 

Fiorì Raimo Epifanio , al riferir del Cavalier Maffirno Stanzio- 
ni , circa gli anni 1480. , e fu figliuolo , ovvero nipote dell' ultimo 
Tefauro , ma andiede alla fcuola di Silveftro Buono , dal quale 
fu, come ad un proprio fuo figliuolo, ìnfegnato , dapoicchè volentieri 
facea lavorare al difcepolo molte opere a frefeo , che a lui veniva!» 
comm< j fle . Quindi è , che impratichitofi Raimo di tal modo di ope- 
rare , fu impiegato in varj' lavori, per molte Chiefe , e Palaggi» 
che p.r efTcrfi modernate le fabbriche, più quell'opere non fi veg* 
gono ; come per eiempio una Cappella dipinta alla Collegiata dì 
S. Gio: Maggiore , accennata dal Crifcuolo , ed a S. Maria la Nuova, 
le quali Chlcfe furon riedificate nel cerfo del quintodecimo fecolo 

alla 



Pittore . 213 

alla moderna , e conciò le di coftui pitture , con quelle di altri Mae- 
ftri , fi perderono . Lavorò ancora nella (Shiefa della SS. Nunziata 
molte pitture a frefco , dapoicchè in qu.fto modo di operare era Raimo 
per lo più impiegato , per la pratica « che ne avea , come di fo- 
praabbiam detto . In quella Chiefa vi dipinfe una tavola, rappre- 
fentando in elfo la Visita , che fece la noftra Donna a S. Elifabetta , 
e nella lunetta di fopra , vi efprefie la SS. Nunziata , con 1" Agnolo 
Gabriele, e l'Eterno Padre con lo Spirito Santo ; le quali pitture 
veggonlì oggi locate predo di una Cappella laterale al Maggiore Al- 
tare , dal canto dell' Epiftola . Così fece i portelli dell'organo , per 
la Resi Chiefa di S. Ni' colò , detto alla Dogana , i quali fi veggono 
in Sacreftia trafportiti , per elferfi l'organo alla moderna adornato ; 
ed è opinione, che quelli portelli furono dal Zingaro incominciati, 
e poi finiti da Raimo . Cosi nella Chiefa di Monte Oliveto fece la ta- 
vola col Santo Iftitutore di queir Ordine , la quale oggi fi vede 

nel Noviziato del Moniltero fuddttto . Dall'altre pitture notate dal _ . n 
a i- e • • o r> w r OgS' quefte 

Cavaliere Scanzioni in S. uio: Maggiore non ve ne rimane , le non immagini 

che appena akuna immagine informe , su di alcuna parete dentro alla anche "fono 

Sacreftia. perdute , ef- 

Alcune delle tavole, che egli dipinfe in S. Maria la Nuova , < L ' ndil . d ?-» 
accennate dal Crifcuolo , li veggoao belliflìme a' noftri piorni , ef- capo / 1 ^, 1 . 
fendo fituate nella Manza del Capitolo , altre volte nominata , per r a e i a $ a . 
l'altre pitture vi fono de' noftri Artefici ; ed in una di quelle di Epi- greftia . 
fanio , fi vede efprefia la B?ata Vergine feduta col Bambino in feno , 
in bella fedia lavorata , con alcuni Angioletti che l'adorano , e vi è 
Mna Santa , ovver divota Donna, che inginocchioni priega per un 
anima, the fi vede portata dagli Angioli in Paradifo , forfè per le 
fue preghiere , e per le interceffioni efficaciffime della Gran Ma- 
dre di Dio . Da' lati di quella tavola ne' due ripartimenti vi fono 
le figure di S.Pietro, e S. Paolo , Accanto alla fineftra che dà lu- 
me a quella ftanza , vi fon due tavole bislunghe , nelle quali 
vi fono efprellì San Francrfco , ma fenza barba, ( che fu uf.nza 
di molti Fittori di que' tempi , in cotal modo dipingerlo ) e S. G10: 
Battifta , le quali figure veramente fon ben dipinte , ed hanno molta 
bontà in difegno , e di colorito , come altresì la Cvola mentovata 
della Beata Vergine è degna di fom.su laude per la dolcezza de' fuoi 
colori . 

Dietro l'Aitar Maggiore di S. Lorenzo , in un di quegli Altari 
di Cappelle , una fua tavola fi vede efpofta ; btnche alquanto con- 
fumata da tempo, ma più dall'umido , nella quale vedefi effigiata 
la Beata Vergine coi Bambino Gtsù , con alcuni Angioli in gloria , 



e da 



214 Vita di Raimo 

e da baffo vi è S. Antonio «la Padova , San Girolamo , e San Gio: 
Battifta , ed in quefta tavola vi è la firma « che ftà fimilment» nel 
quadro del S. Euftachio nella Chiefa di Monte Vergine * ma con 
queft' anno 1494- Una delle migliori opere fue , che molto bella fi 
vede nella Chiefa fuddetta , de' Monaci di S. Guglielmo da Vercel- 
li , nella prima Cappella , entrando in Chiefa , dalla parte del Van- 
talo , è quella , che rapprefenta S. Euftachio jnginocchioni , 
avanti la Cerva , che tiene fra le corna il Crocefiffo , ed ove fi vede 
la fua firma in cifra , col millennio del i foi. ; Opera veramente de- 
<*na di laude , e per V azione del Santo , nel quale fi vede efpreffa 
la maraviglia divota , e l'umiltà in quell'atto dell'adorazione del Cro- 
cefiffo , e' per l'accompagnamento del Patfe , e delle figurine, che 
l'accordano, non pub farfi di meglio , ne con più naturale imitazione 
del vero . 

Per queft' opere mentovate merita Raimo ogni laude , benché 
poche elle fiano ; perciocché , non le molte opere coftituifeono il 
valent' Uomo , ma la bontà dell'opere lo rendon degno di buona fa- 
ma , e di onorata memoria ; E quefta mia propofizione viene auto- 
rizzata dal concetto , che già ne fece il Cav;,lier Ma/Timo Stanzoni , 
dapoichè offervate le pitture di Epifanio , le ftimò degne delle fue 
laudi ; come ne fan teftimonianza le fue parole, che in memoria del- 
la virtù di quello Artefice, ne laf/iù fcritte ; le quali note fedel- 
mente qui fotto ripor faremo , giacche di queft' opere molto poco ne 
fcriffe il Notajo Crifcuolo , nominando folamente Raimo per valent' 
uomo , con farne in alcuni altri racconti brevifsima ricordanza , 
e fecondo gli accadeva la bifogna , ha egli accennato più tolto , che 
deferitto le opere di Epifanio ; ma fempre perb con laude, chiaman- 
dolo , Virtuofo, e valente Pittore ; per la qual cofa merita il Cri- 
fcuolo alcuna fiufa , fé non fece una più lunga memoria , forfè per 
la fcarfità delle opere di quello Artefice ; o che foffe ancora probabil 
cofa , che le notizie di quello Pittore, fi foffero dfperfe aflieme con 
altre di altri antichi Profeffori del dife°no a noi del tutto ignoti ; 
porgendoci argomento a quello dubbio l'efferfi dilperfo il fine dell'eru- 
dito , e dotto difeorfo di Marco da Siena , che nel principio di 
quefto libro fi legge ; Contutto^ib , non pub dirfi perb , che 
dal Cnfcuolo foffe (lato Raimo obliato , dapoicche in alcune altre 
notizie ne fece poca si , ma onorata menzione , con le feguenti pa- 
role : 

„ Come anco de Raimo , che fu valente Pittore , lo quale flu- 
„ diai da Silvestro Buono , e le pitture a S. Maria la Nova, e alla 
f , Nunziata, fono da valente Maeftro , che fé confervano bone , e 

fre- 



littore . 2 i 5 

„ frefche , e lui dipinfe opere a frefeo , ma che non ci fono più ; Ma 
„ Io ditto Tefauro&c. 

E qui degne ciò, che da noi fu riportato nella Vita citi Tefauro » 
badando , che ne abbia regiftrata memoria per efièrne onorato un 
tale Artefice : Che però, viva dunque ficuro. il Virtuofo » mentrecche 
verrà tempo incili li faran palefe i fuoi preggi , chi fé ben egli non 
farà da un tal Scrittore commemorato in tal tempo , verrà ben dopo , 
chi di lui farà parola vedendo l'opere fue , e fcriverà le fue laudi » 
come appunto è avvenuto a qu.-fta no(}ro Pittore , il quale eflèndo poi, 
per mezzo delle fue belle fatiche » venuto in cognizione del Cavalier 
Mafsimo mentovato , e conofcmtolo per quelle un Valentuomo , ne 
regiftrò la memoria in quelli fenfì , per poi formarne la Vita » 

„ Si deve far memoria delle due tavole nel Capitolo di S. Ma- 
„ ria la Nova del S. Gio: Battilta , e del S. Francefco fenza barba , 
M dipinti da Raimo Epifanio figlio, o nipote dell' ultimo Telauro , 
,» del quale è ancora il S. Euftachto » che ila dipinto in una Cippel- 
„ la alla Chiefa di Monte Vergine , che tutte fono pitture molto flu- 
„ diate, e perfette , fecondo l'ultime fcuole cadenti del noilro Zin- 
„ garo , e quello dipinfe tutta la Sacrillia di S. Gio: Maggiore , ed 
„ in altri luoghi a frefeo , eflendo Pittore ftirruto , e fu bravo Ar- 
,, chiretto , facendo con fuo difegno la gran Cappella del B. Giaco- 
,, mo della Marca , per il Gran Capitano , del quale fece molte voi- 
« te il ritratto . Quelli ritratti non fono venuti in noftra cogni- 
zione . 

Ed ecco dalla pregiata p^ nna del Cavalier Sranzioni , con poche 
note, fatta palefe al mondo la virtù di Raimo ; anzi dalle medefime 
fue pitture ; il quale mi p^rfuado , che fulTe Difc^polo non fola dsl 
fuo Parente nominato Ttrfturo, ma che averle affu apprefo , e da' Don- 
z-lli » e da Sifveftro Buono y come notbil Cnfcuolo i Concioffiacofa- 
ebe quella maniera nelle fue pitture imitata li Vede , come fpiega l'an- 
zidetto Cavalier MaiTImo in quelle paiole » ove dice : V ultime Scuole 
cadenti dal noftro Z'nganj . Cosi credo ancora , che po:o tt-mpo do- 
po dipinta la mentovata tavola del S. Euflachio , non molto vecchio , 
vernile a terminare i fuoi giorni , giacché dal Cavalier già detto non 
vien nominata altr' opera dopo quella da lui dipinta ; laonde termi- 
nando quello racconto , terminaremo altresì il corfo di quello mio 
primo Libro, e dando ripofo alquanto ali agitata mente » ed alle gi\ 
ilanche membra , per le fatiche (offerte di più anni , per rincontrare 
l'opere , le notizie» i tempi » e le fcritture di varj Archivi, con pub- 
blici , e privati Klromenti per non errare , o al più meno , che lufie 
fiato poflibile , con udirne i faggi pareri dagli Uomini Scienziati , a' 

quali 



2 1 6 Vita di Raimo Pittore. 

quali confefTar mi debbo molto tenuto , e più che a tutti a' Virtuofif, 
fimi Letterati D. Matteo Egizio , Gio: Battifta di Vico , e D. France- 
(co Valletta , i quali veramente come verj Patrizi » non han ricufaCo 
fatica , per la quale fufle fatto palefe al mondo » l'onore di tanti Arte; 
fici del Difegno , e della Patria, infieme . 

Fine della Vita di Raimo Epifanio , e della prima Parte 
delle Vite de* Pittori , Scultori , ed Architetti 
Napoletani. 

Laus DEO , & Beat* MA RLE 
femper Virgini. 



T A V O L A 

PER ORDINE DI ALFABETO 

De' Nomi , e Cognomi de' Profeflòri 

del Difègno , e delle cofe più 

notabili . 



ANdrea Ciccione Scuhore,ed Archit .car.Zl.Va a fittola di Mafuccit 
Secondo.Erigge la Cbiefa dì S. Maria dell'Attinta a' Signori della 
famiglia Pignatelli , e riedifica la Cbiefa di S. Croce prejfo quella 
' dì S. Agofiino , f 'tr ordine del Cardinale Rinaldo Brancaccio 88. 
fa varie Sepulture a' Signori Napoletani . Per ordine del Re La- 
dislao , e della Reina Madre erigge la Cbiefa di S. Marta , ed ab- 
btllifce la Cbiefa di S. do: a Carbonara , ornandola di marmi , e fa 
altre fabbriche 89. Per ordine di Gurrello Origlia erigge la famofa 
Cbiefa di Monte Oliveto . Morte della Reina Margarita , e fua Se*, 
poltrirà fatta da Andrea . Morte del Re Ladislao e fua cagione. 
Sepoltura ordinatagli dalla Reina Giovanna Seconda fucceduta al 
Reame di Napoli . Defcrizione della Sepoltura del Re Ladislao % 
e [noi Elogj 90. 91. 92. Morte di Ser Gianni Caracciolo , e fua fe- 
polt tir a [colpita da Andrea , e fua ifcrizione . Elogio di Lorenza 
Valla 95. Erezione del P alaggio di Bartolomeo di Capita nella /'rada 
Ercolenfe. Tempio anticbjjìmo d'Ercole in detta I rada . Cbiojtro 
di S. Severino eretto da Andrea ■, ove poi vi dipinfe il Zngaro 94. 
Difegni lafciati in morte di Andrea , /opra i quali fi erige poi la 
Chieja del Fontano . Sepoltura di Francefco Caracciolo . Morte di 
Andrea . 
'Angiolillo detto Rpccaderame pittore 1 fi. Fu de' Scolari delT.ìngaro. 
Varie fue opere \ 52. 1 5-3. Beghini Co/fu; atore di que' Pittori , 
che dipingono più d'un azione di una fol perfona in un quadro, la* 
certezza circa il tempo della fua morte. 

L e Agno* 



Agnolo Anìeilo fiore Scultori, ed Architetto iS%. fiorì che* il 146? 
terfuafofarfi Pittore appbca alla Scultura . Ti a Scuola Ai Ari ~ 
Area Ciccione 169. Sue opere , e Sepoltura belliljìma in S. Domenico 
M*9gtore . Tavola di marmo con S. Giro/amo 170. Ahra canS.Eu- 
flachio . Sepoltura di Carlo Pignatelli rimafa imperfetta per fu* 
morte . Giovanni da Nola fuo Difcepo/e fri) lafuddetta Sepoltura . 
V irie fabbriche fatte da Agnolo Alitilo 171. 

Agnolo Franco Pittore 109. Apprende la pittura da Gennaro Ai 
Cola , s' innamora delle pitture di Giotto , e fi propone imitarlo 
no. Varie J "uè opere in S. Domenico Maggiore , e in S, Gi : Evan- 
geli/fa de' Pappacodi . Dsfcrizione delle Storie 112. 1 1 }. 114. For- 
me Gotiche ufate in que' tempi , a-ri discapito delle buone regole . 
Incertezza della f uà morte . 

Agnolo Sole Scultore 209. fu di Terra di Lavoro . Citato da D. Cam l- 
lo Sufi ni -, ma con errore ; M dal Cava li er Majfimo St arnioni , che gli 
dà titolo di buon Mae/ro . 

'Antonio Bamboccio da Piperno Scultore , Architetto , e Pittore 142. 
Tiene con la Madre in Napoli , ove il Padre lavorava di /cultura % 
' fi fa fcolaro di Mafuccio ficondo . Andrea Ciccione ajutò a per» 
fez'onare il Bamboccio 145. J 'uè opere . Fa gli ornamenti alla por» 
fa del Pifcopiu Napolitano per ordine del Cardinale Arrigo Minutalo 
144. Deferi zione del lavoro della Porta . E' decorato con una Ba- 
dia donatagli dal fuddetto Cardinale 145". Sepoltura del Cardinale 
146. Porta ornata di /culture di marmi alla Chiefa di Artufio Pap- 
tacoda , * f uà i forinone 147. Sepoltura faticatijftma dell' Aide- 
mar e feo in s. Lorenzo , ove pofe il fuo nome . Vi t ture del Bamboc- 
cio 14&. Bufatilo da "Urbino , e Tra Bar t ohm. di s. Marco s*infe- 
gnarono a vicenda 149. Ragioni perche dijtefame-,ite di tale Art^fice^ 
fi è fcritto . Morte d°.l Bamboccio e fue laudi 1 fo. 

Antonio Solario detto il Zingaro Pittore , ed Architetto ri 8. Tari 
ofmpj della forza d'Amore . Nnfcita di Antonio , e fua prufejftone 
di Ferrajo I 19. Tede la figliuola di Colantonio , e fé n'innamora ì 
La chiede al P*dre . T\ijpojta di Colantonio . E' favorito dalla Cor- 
ti nella promejja di afpettar dieci anni per divenir Pittore . Parto 
da Napoli per apprendere la pittura 120. Lipfo Dalmafi fifa fuo 
precettore 121. fuoi progrejfi nel difegno , e vari- fue pitture 122. 
Titture ad olio del 1409. Ojjt-rva l'operare d'altri Mae/1 ri in Ita- 
la . RJtorna a Napoli non conofeiuto , e fa il ritratto alla Rjin* 
Giovanna feconda 125. dalla quale è chiamato Colantonio per far 
giudicare le pitture del Zingaro. Spesò colei per cui divenne Pit» 
tare 124. Ordine della Rjina per la fentenza di Colantonio ; cht) 
fojje chiamato il Zingaro . Op-re del Z : ng?m in vari luoghi . Gur- 
rello Griglia gran Prcionotario dei t\cgno . Manto maruvigliifo di- 
pinto 



finto taf. e Te fle fimi le alt andriè de" tempi nofiri . Crtfc intinto 
iti mare nel 1400. in circa 127. Opere in varie Chi e fé . CroctfiJJi 
miracolo/o che parlò a s.Tommafo Ai Aquino 128. Pitture del 
Chiojìro di s. Severino , e che rapprefentano 13 e Abbaglio dell' En* 

1.1 r.l ... AL-. 1.1/- /: «/./7?.~,_ r . « Tri. • 



r 5 r- A li re pitti 



/jptfr d'Haro Marchefe del Carpio , ? Viceré di Napoli i;7. // f<z- 
/ir/' no» fece niuna menzione di quello Artefice 138. Abbaglio del 
i\ Orlandi . Il Zingaro chiamato a Roma dal Papa 139. ,M?r/* */?/ 
T.ingaro i 7W Discepoli ; /«« /d«^j , « difetti nelle cofe dell'Art* 



140. 141. 



B 



BUowo <&' B«o»/ 186. /or; »?/ 1410. fu Scolaro di Colantonio del 
Fiore , ^>» <j//ro ordinario Maestro . Sue opere . E' ajutato da 
Silveftro fuo figliuolo 1 87. fue lodi . Ma èfuperato da Silvefiro usila 
pittura 1 ■$■«« ^/o'".'/ . 



COlantonio de! Fiore 96. fua nafcita , e fuafcuola alla pittura 97. 
PViv/ pareri intorno a'fuoi Maeflri . Lodato da molti Scrittori . 
Immagine di s. Antonio Abate nella fua Chie fa al Borgo » fatta per 
ordine della Regina Giovanna prima . 
taroh dell'Engenio nella fua Napoli Sacra 98. Altre pitture operate 
prima di quella 99. Ecce Homo miracolofo nella Chiefa di S. Loren- 
so . Pitture in s. Angelo a Nido . Studj di Colantonio per rinvenir 
re la dolcezza del colorilo 101. Immagine dipinta nel muro del pa- 
lagio de' Signori della famiglia Caracciolo « tagliata , e trafportata 
nella Chiefa della ss. Nunziata procejfionalmente . Altre pitture per 
crdine del Cardinale Bjiinaldo Brancaccio 102. Turbolenze di guer- 
ra inforte nel Bearne di Napoli . Morte infelice di Carlo III. di Du- 
razzo in "Vngaria , cou altri avvenimenti nel Regno , come dalCo* 
fìanzo . Dopo quietate le guerre Colantonio dipinge per ordine della 
Reina Giovanna II. Immagine di s. Anna in s. Maria la Nuova con 
altri Santi io?,, s. Girolamo in s. Lorenzo m aravi gli ofo . Varale 
dell'Engenio I04. Varie ragioni intorno al dipingere ad olio . Auto- 
rità del manofcritto di G io: Agnolo iof. Varie opere, riportate 
da lui , e dal Cavalier Majfimo Si anziani 106. Varj Scrittori che 

E e % lo» 



ladano Colantonio r 07. Errori circa le pitture ad olio , ragioni ,- 
ed autorità . Colantonio in quanta Jìima fu tenuto dalle Heine , e 
I{e A/fon fo primo 1 08. Fu t affato a pagar la rata per l'Arco Trion- 
fale di Alf on f" primo . Morte di Colantonio , e fuo accompagni amen- 
to per ordine d l R^e Alfonfo alla fepolt tira . Tremuoto ornbiUJftnto 
'nel 1 446. in Napoli . 



Filippo detto Pippo Te f auro 27. fidato dalla f cuoia per andare a 
7 eder dipingere li Vittori 28. fifajcolaro de' Fratelli de' Stefa- 
ni . Varie cpnre da lui dipinte . Uccisone del B.Nicola Eremita in 
s. Maria a Creolo . Per ordine della Pagina Maria dipinge i n quel- 
la Cbnfa i fatti del B. Nicola 29. e nella Cappella avanti s. Maria 
d l principio . Deferi 2Ìone delle Jìorie 30. Altre open in varie 
C'hiefe 32. Diligenze ufate dall'Autore per ritrovare le piarne di 
"Pippo , e di altri amichi Maejrri 54. fua morte circa il 1520. 
francefeo di Mae] ro anione 84. Apprefe dal padre la pi ti ir, a , e fé. 
ce alcune opere 8 f . PiJJè agiatamente 86. Notizie del Notajo Cri* 
fenolo e del Cavalier Ma fimo . 



GAfpare Ferrata e fua memoria 208. e 209. 
G*nnarodi Cola f2.fua nafeita l^.fu fcolaro di Maeftro Simone, 
e condifcepolo eoa St efanone . Varie opere dipinte da Gennaro 74« 
Vita di s.Ludovico Vefcovo di Tolofa dipinta da Gennaro per ordine 
della \eina Giovanna prima 7 f. Morte di Gennaro di male di tifi- 
eia in età quafi giovanile 77. 

Giacomo de Santi s 8 1 . Apprende l'Architettura da Mafuccio fecondo. 
Pejie di Napoli nell'anno 128?. cefjata ad inter ceffone di s. Pelle- 
grino 8 2. Erezione della Chitfa dedicata al Sa .tofuddetto , ed al- 
tre fabbriche . Te/io del-Nuajo Pittore circa qUìflo Architetto , e 
fua morte 83. 

Guglielmo M naca 206 Kj Ferdinando primo di natura crudele, e 
vendicativo Congiura de' Baro-li . Per ordine di Ferdinando Gu- 
glielmo gettò le porte [capite di bronzo che fono nel Caliel nuovo 
207. Valla di ferro deferiti a dal Giovi 0, e fua critica. Verfi fcolpiti 
fitto le fiori e a 08. 

M. Mn- 



M 



MA'flro Simene Vittore 64. Circa cb> tempo fi»-/ i fu difeepoh ài 
P'ppo T filtro. Vari e fue opere, ma ha puco g'i.lo. Venuta ài Giot- 
to in Napoli 6 f.Vede l'opere ài Maeltro Simoitie,e le vanta al ReRober-. 
to 66. lo fa àiping re con lui varie cofe . Immagini? ài S. Antonio in 
S. Lorenzo àipinta a frefeo Si. Abbaglio de' Scrittori no' ri . Alt* 
torità àelNotajo C'i fenolo , così dei Cava/ter Muffino lo. 71. Mor- 
te ài Maefiro Simone 72. 

'Ma/uccio primo Scultote , tà Architetto 17. futi nafeita , efruo/a 
di Uìt vecchio Pittore, eà Architetto , che fu il Pitture àelCro- 
cefijfo che p, ir lo al Dottor Angelico s. Tommajo à' Aquino 18. E' in* 
fegnato ài architettura àa un Architetto àdl'lmptraàor Federico , 
e con quello vi a /indiar? in Roma . 

Carlo Primo d'Angìò acqui fl a HB^eame ài Napoli 19. e vi fi molte fab- 
briche , ficenào venire Gir: Pi/ano . Rjedijic azioni del Pi/copio Ni- 
poti t ano 20. Orrendo Ve f prò Siciliano , e fuoi eff.-tti . Prigionia del 
principe Carlo , e morte ài Carlo primo . Erezione àella Chiefa ài 
s. Domenico Maggiore 21. varie ragioni circa l'anno ài tale erezio- 
ne ■, e autorità graviffime . Chiefa di s. do: Maggiore edificata àali' 
lmp-raàor Ccftantino rifatta da Mafuccio . 'iia.nufcrit.to dal Nat.:- 
jo riportato come tefio 24. Varie Sepolture fatte da Mafuccio e fu a 
morte . 

tMafucc'o feconào %f.fua nafeita , e batte fimo fatto da Maluccio pri- 
mo 36. fi fa fuo fcolaro . Morte ài Mafuccio primo , onà'ei fi perfe- 
ziona con i fuoi parenti . Varie fue opere 37. Va in R\oma . I(e Ro- 
berto fuccede alla Corona di Nipoti , e fu- lodi 5 8. Ordina l'erezione 
del'a Chiefa di s. Chiara , e varj accidenti occorfi . Ritorno di Ma- 
fuccio in Napoli 40. Ragioni di Mafuccio fopra la fabbrica di s. Chia- 
ra mal cominciata . Sepoltura di Caterina d'duliria 41. Chiefa del- 
la Maddalena eretta dalla Reina Sancia . Chiefa àella Croce , e fuo 
Jìto , e Chiefa àella Si. Triniti 42. Chiefa e Moni-fiero dì s. Martino 
eretto da Carlo Ilare 42,. col Caflél s. Eramo . Morte àella Reina 
Maria , e J uà fé poh tira 43. Pericolo àella Chiefa di s.Francefco ri- 
parato da Mafuccio 44. Fabbrica di s. Chiara compiuta 4^. Venuta 
di Giotto . Morte di Curio lllu'ire , e j ita fé poh tira 46. Fabbrica bel- 
hffima del Campanile ài s. Chiara 48. Ragioni lutar no il capitello d\ 
órdini Jonico 49. // Va fari vide il campanile , ma non ne fece parola 
fa. Ifcrizioni intorno al campanile fi. e f2. Arco maravigli ofo su 
la porta di s. Chiara . Varie ftpolture 5"^. Carlo primo d'Argia erejfe 
!.. Chi-fa ài s. Lorenzo ^4. è finita con l'arco maravigli ofo 44 Mu fac- 
cio . 



ciò . Morte Ai Re Roberto . Sepoltura di Re Roberto f f. Chitfa di 
s-Gio: a Carbonara , ed altre fabbriche f6. 5"?. morte fune/a di 
Giovanna prima , e fua fepoltura %%. ma è tra/portato il fua corpi 
nella Chiefa di t. Francefco in Puglia nel Cajie/lo di Muro . Ingrati' 
tudin* dì Carlo IH. di Durano . Ragioni dell'innocenza della Reina 
^.e fua ifcrizione fepolcrale. Altre fabbriche fatte da Ma/uccio 60. 
feri ito del Notajo 61. morte di Mafuccio in età decrepita 63. 

Matteo Sanefe Pittore 116. Perchè fi fcrivt di cojìui che è Sanefe • 
Fiorì nel 14 io. Il Zingaro ojfervd il fuo modo di operare, ed 1 
eomponere le Jlorie . Stragge de' SS. Fanciulli Innocenti nella Ckie" 
fa di S. Catrina a Formella de' PP. Predicatori 117. Culuri ma- 
ravigHofi che fono in quella pittura . Alcune altre opere di Mai- 
tea 1 18. 

Mino fìel Regno Scultore 204. Per non avere altre notizie , che quelle 
ne dà il Safari di qui fio Artefice , fi riporta ciocché egli uè fenfle . 
Alcune ragioni a favore di Maejfro Mino aof. 

N 



Nicola di Vito \VT- Da fanciullo non volle attendere alla pittura 
con rammarico del Padre. Applica alle lettere 178. Morto il 
Padre , applica con tutto lo fpirito alla pittura . Con molta fatica 
appena arriva ad ejfer mediocre Pittore . Sue opere in vari luoghi . 
Sua natura allegra 180. Per fua allegria , * feftevole conver (azio- 
ne 1 fa diverfe np'.re , e vien connumirato fra Pittori dal Notajo 
Cri feudo . Sue burle fitte a divsrfe p.rfone . Rapporto de* feruti 
del Notali 184. Morte di Nicola 1 8 f. 



P 



Pietro de' Stefani Scultore . l. Sua nafeita circa //1230. Incli- 
nato alla pittura , va a fcuola col Fratello da un Mae[iro , che 
anche operava di Scultura . 2. Qjferva le fìat uè di Caflore , e Poi- 
luce , come ancora altre fìat uè antiche . Si fente inclinato alla 
Scoltura > fi varj Crocejtjfi , lafcia del tutto la pittura al fuo fra- 
tello , il quale avea meglio difpofizione di lui in quella . 3. Isotta 
del Re Manfredi , e acquijfo del Regno di Napoli da Carlo prima £ 
Angiò . 4. Re Carlo fé venire da Firenze Giovan Pifano Architet- 
to -, ritorni alla patria dell' Architetto Mafuccio . f. Affluen- 
za di Mi Cuccio alle fabbriche per la partenza di Gio: Yifano . Re 
Carlo fi riedificare il Pifcopio Napoletana . Varie famiglie vi erig- 

gOUO 



gatto loro Cappelle . 'Ragioni per le quali gli antichi Pittori figura- 
vano affai grandi le facre imnagini. Erezione della Chi e fa .li S. Eli" 
fio . 6. Morte di Papa Innocenzo IV. in Napoli •> e fua fepo/tura . 
La-ori d P.etro nel Pifcopio . 7- Morti di Carlo primo d'Angid. 
8. Croc fijfo Con altra forma di Croce . Erezione della Cbiefa di Sa» 
Do Y ien' co Maggiore , e [culture di Pietro . Sue opere nella Cap- 
peJla de' Mi nutoli mi Pi/copio . io. Scritto di Gio: Agnolo ij. Li 
due Re Carli Angiomi non chiamarono da Firenze altri Artefici , 
perche li aveano in Napoli . Sepilture lavorate da Pietro , e di 
quelle de" Minutali ne fa tejlimonianza Gio: Boccaccio . Morte di 
Pietro in vecchiezza i 6. 
Pietro, e Polito del Donzello iff. Kafcita di Pietro circa gli anni 
I40f. Il Paìre lo manda a [cuoia di gramatica , ed Aritmetica i 
Morte della Madre , e peonde nozze del Padre con una giovane Fio- 
rentina . Na[cita di l'olito . Il Padre lo vuole applicare ne' Tribu- 
nali . I figliuoli tirati dal genio alla pittura vaino a Jcuda di Ca- 
iani onio I f6. Agnolo Franco, prende «ff sione a 1 due fratelli . Morti 
del Padre, e feconde nozze della Madre ■!.■' Donzelli con Agnoli Fran- 
co I 17- Ritorno drl Zingaro in N>pot; , e fua gran fatica . 1 Don- 
zelli vanno a fcuola di lui dove fono come a figliuoli infognati . Sol- 
dati £. Aìfonfo I. prendono Napoli per [" aqued tto I f 8. Fabbrica 
di Poggio Reale . Opere fatte a Poggio Reale . Li Donz'lli apprendo- 
no Architettura daGiulian da Majano. Abbaglio del Va/ari per l 'Ar- 
co del Re Alf>nfo . F^a giani per altri abbagli I f9- Morte di Giulia- 
no in Napoli l6o. Ferdinando I. fuccede alla Corona del Regno . Con- 
giura de' Baroni dipinta a Poggio Reale di fuo ordine . Pitture lo- 
date dal Sannazaro con fuo fornito \ Si. Vari e opere de* Donzelli nel 
Refettorio di S.Mari a la Nuova 1 6 a. Ritratto del Pont ano , e di Al- 
fo:ifo II. Re Ferdinando ordina a due fratelli un ift JJo foggetto 16$. 
Pittnra di Piètra 1 64. Pittura di Polito . Partenti di Polito con 
B nsdetto da Majano p"r Firenze , Incertezza del ritorno di Polito. 
A.' f re '.pere di Pi-tro i 6f. Pitture lodate in riguardo a que' tempi 
166. Morte di Pietro 167. 

R 



RAimo Epifanio Tefauro Vittore zc*). Fior) nel 1480. in chea , 
Fu fcolaro dì SUveftio Buono , e divenne pratico Pittore aio. 
Su opere che fi veggono , ed altre perdute ai 1. lo iati dalCrifcuo» 
lo lì 4., edalCav. Maffmo a 1 f. Compimento d.-lla prima par- 
te a 16. 



A Iman Papa il Vecchio Vittore 1^2. Sua uafcita.Veie le pitture del 
Zingaro ■> e fante tirar fi alla pittura . Vii a j "uà [cuoia , e diviene 
%uqn Vtttnr,- : Sue opere 17?,. Fernando Confaluo di Cordua , detto 
il G an Capita -io , erejfe il Cappellone a S.Giacomo della Marca in 
S. Marta la Nu,va 174. Altre op -re di Simone fecondo il Crifcuo- 
lo r'Vf. Mòrte di Mi-ijiro Simone 176. 
}iao"ro St fanone Vittore 72. N'Ha fcuola di Maejìro Simone fi fa 
compagno di Gennaro di Cola 7}. Ajuta Gennaro in varj lavori . 
Tribuna di S.Giovanni a Carbonara con varie fiorie dipinta 7 6. Mor- 
te ài Gennaro di Cola 77. Ver la qttal cofa compi f ce lui le pitture 
della Tribuna . Pitture nella Cappella del Seminario al Vefcovado 
78. Altre Pitture di Stef anone . Sua morte 79. e giudizio circa la 
futi maniera . 



L Tefauro r9*. Sua nafcita 198. Vk a fcuola di Silvepro Buono: 
Si propone arrivare ad una perfezione , ove altri Vittori non erano 
arrivati , con fermare una nuova maniera . Rinnova le pitture del 
fuo antenato al Vìfcopio guajìate dal tremuoto 199. Lodi de" noftri 
Scrittori per le dtte pitture , ma ora Jon fiate rifatte con duolo 
delle nofire arti . Lodi di Francefco Solimena . Rj tocca le pitture 
diGennaro di Cola , e di Maejìro $t efanone in S. Giovanni a Carbo- 
nara , che avean patito per f umido . Varie fue pitture citate dal 
Not'fj Già: Agnolo 200. Chi e fa eretta da Artufio Vappacoda di* 
pinta dal Tefauro . Dfcrizione de' fette Sagramenti * e loro con- 
cetti 201. Lodi d Ile pitture del Tefauro . Il Celano loda le deferi t- 
te pitture al Cavali er Luca Giordano , che per cunofità va a veder- 
le 202. , e l Ida al fudetto Celano. Tefauro lodato dal Cavalier 
Stanziarti 203 Lodato dal Nuotajo Crifcuolo, e fua defcrizione . 
Cagione per la qual* alcuni nomi degli Artefici del d'fegno vengon9 
ignorati da noi . Incertezza del tempe della fua marte 204» 



Fine 4elP Indice . 



ERRORI PIÙ' NOTABILI: 



CORREZIONI. 



nel mente 
quali in degno 

«Agnone 



darli 

operorono 

leggio 

imagini 

lavororono 

Cimabece 

Venire 



l' inteftine guerre 

(coltura 

prezzorcno 

Palaggio 

li Altari 

Collocate 

ftatue tondi 

coci ellendofi 

n quelle 

Sagriftia 

fé 'eggcno 

dal cnto 

adornano 

fuddetto 

Ciu ciuolo 

oglio 

accrr b?ro 

tir reno 

terminato 

in onma 

pregg.o 

qo ita Chiefa, 

dip,ntevi 

1QMQ L 



Al In Tr?fazione. 
pag. 6. nel mentre 
7. quali indegno 

Al difcorfo di Marco Aa Siena, 



P 3 2 



9- 


Anguone 


Al Proemio. 


li. 


dargli 


li. 


operarono 


12. 


Riggio 


»?• 


immagini 


?r. 


lavorarono 


n. 


Cimabue 


**■ 


venire 


Nelle Vite. 


g. i. 


e l'inteftine gner 


IJ 


fcultura 


J, 


prezzarono 


2. 


Palagio 


2. 


gli Altari 


2. 


collocate 


2. 


ft.icue tonde 


3- 


così tfTendofi 


3- 


in quefte 


A- 


Sagreftia 


% 


fé ne veggono 


2. 


a canto 


ii. 


adornarono 


12. 


fuddetti 


!?• 


Cavu.ciolo 


16. 


olio 


19- 


accrebbero 


20. 


tirarono 


20. 


terminata 


21. 


prima 


22. 


pregio 


24. 


quella Chiefa 


28. 


dpiqte 






su dell'Aitar 


52. 


sa l'Aitar Maggiore 


dal Pippo 


**• 


da Pippo 


per disinganno 


26. 


e per dilfinganno 


diverf.<mente crederono 


? 6. 


diverfamente han creduto 


Regia Ercolenfe 


36. 


Regione Ercolenfe 


di Paola 


42. 


da Paola 


forfi 


Sì- 


forfè 


in su gli occhi 


S6. 


su gli occhi 


Filamiro 


f 8. 


Fdamarino 


que' 


70. 


quelli 


allegata 


7?. 


allogata 


Cupuletta 


74- 


Cupoletta 


▼ole 


74. 


volle 


neila 


7S - . 


nella 


Gamavero 


78. 


Camauro 


EHfao 


78. 


Elifeo 


i narrativi 


79. 


inarrivabili 


delle Tue opere 


80. 


dalle fus opere 


parola 
e migliori 


80. 


fa parola 


8;. 


e le migliori 


trafcuragine 


84. 


frafcuratezza 


più curando 
Gioftanni 


84, 


più curano 


89. 


Giovanni 


quele 


89. 


quale 


forfè 


92. 


forfè 


Siriandi 


9?- 


& rianni 


i fuoi nobiliflìmi 


94- 


i fuoi nobiliflìmi motti 


e di effi fotto 


98. 


e di fotro 


in fua prima 


99- 


nella fua prima 


« o poi il Cav: 


104. 


e poi il Cavaliere 


che in que' primi tempi 


108. 


che in que' tempi 


•' invogliafTe 


109. 


s' invogliò 


egli Bamboccio 


in. 


egli il Bamboccio 


Vinegiano 


U9- 


Viniziano 


in fra de' quali 


122. 


fra de' quali 


Ser Giovanni 


12?. 


Ser Gianni 


per fegno dell'umiltà 


129. 


per contrafegnar V umiltà 


le tette figure di cottili 


ir- 


le tedi dipinte dacoltui 


fi fecero 


m 


. fi fece 


Orlando 


i?8 


Orlandi 


Artefici di tempi 


MJ 


Artefi.i di que' terrpi 



al 



flambi ccio 
e rvl f -ntale 

>!a 
' f 

come quelli 

pf-rf.Ltiffime 

effi.'iorono 

f -tir 

dal N. Signore 

lnogo 

iu quei 

volfe 

dipiute 

polfedereno 

che a quefta 

e che da alcun 

trattando conobbero 

uà fineftra 

percibcech 

perveauta 

forfi 

una tavola 

Pietro Polito 
di buon fapere 
C/ilefe 

pregg* 



al titolo ." 
144. Ant. Ramboccio; 
144. eh. nel frontale 
144. a federe 
if'l. fcuola 
ivi. fcala 
1 f6. come quelle 

162. perfettifìlme 

163. effigiarono 
16}. fattale 

16?. di N. Signora 

163. luogo 

165". in quei 

168. volle 

174. dipinte 

17 5. poflederono 

178. che a quella 

178. o da alcun altro 

180. trattando lo conobbero 

180. fm fineftra 

182. perciocché 

184. pervenuta 

188. forfè 

190. tavola veramente 

210. Pietro , e Polito 

310. di buon fapore 

212. Chiefe 

2if. pregi 



VITE 

D E* 

PITTORI, 
SCULTORI, 

ARCHITETTI 

NAPOLETANI; 

Non mai date alla luce 
da Autore alcuno. 

SCRITTE DA 

BERNARDO DE DOMINICI 

NAPOLETANO, 

tomo secondo: 




IN NAPOLI, MDCCXLIII. 

Per Francefco , e Crirtoforo Ricciardi , Stampatori 
del Real Palazzo . 



Con Licenza de* Superiori, 



PREFAZIONE 

DEL 

SECONDO LIBRO 

DELLE VITE 

De' Pittori, Scultori, ed Architetti 
Napolitani . 

V Agita il Ufo , allorché io Cominciai a fcrivere la Boria dille 
Vite de noflri Artefici del difegno , non credetti di avere ad 
incontrare tante , e così gravi difficoltà quante fon quelle , 
che mi fi fon parate dinanzi « ne che aveffi a trovarmi in tan- 
te anguftie , che forni gliar dovejfi ad agitato Navigante , il quale dop» 
aver fojferto crudel tempefta in alto mare , truova maggior il periglia 
nella vicina terra tra gC intricati fcogli ? eh; irreparabil rovina mi- 
nacciano alfuo naviglio . Tale per appunto io mi vidi , alLr quando 
Compiuto avendo il primo Tomo di quelle vite , e volendo il Seconda 
incominciare , nel far poi la rafjegna delle notizie , e nelT ordinarle 
adattatamele , conobbi de* più moderni le migliori mancarmi \ Dap- 
poiché finite quelle fammi ni iir atemi dal Notajo Pittore , ed altresì 
quelle del Cavali'r Stanzoni , nel cercar poi accuratamente contezza 
di Coloro , che dopo Majfimo operarono i pennelli , gli fc alpe Ili , * le 
fquadre , mi trovai di quelle sprovveduto , che alla vita de' più va- 
lenti Maelìri appartengono . Ed ancorché da alcun vecch o le ricercajjt t 
ed av'flìne apprefe molte da Nicola Mari gli ano > difcepolo del fuddetta 
Cavali r Stanzioni , tuttavia vivente , con felicità di memoria in 
età di novanta , e più anni , Come nel primo Turno fi diffe , t di qual- 
che altro pfeo più frtfco d'anni , contuttociò , non fapendo quejìi 
ilìruirmi di m Iti aecejfarj particolari : s) dille fcuo le , dove quejìi 
martìri prima l'Arte apparar ano * come d;' lor viaggi , de'ritorni , e 
delle opere , che fedoni in varj luoghi . Ch' più ? infin della loro morte 
nulla fappiendo , cioè in qual parte forti JJe, mi è convenuto ufare mol- 
ta fatica , e difpendio p-r invelìigarne le neceffarie notizie i poiché 
non fu notata da'nofìri Scrittori, nemm n la morte di Andrea Vaccar» 
Pittor di grido t chi fiorì in tempo dtlno'lro celebre Luca Gicrdano* 

* 2 e qut- 



e qiteflo è AùC&ÌHto fovvtnte , per la troppa trafcuratttta che effi ufo* 
tono . 

Quindi è , che ie appellar foglio cervelli troppo fecchi coloro i 
quali fenza punto confiderare quanto gran fatica abbia ufat a qualche 
Icrittor di vite , vada qualche abbaglio di Cronologia , o pur qualche 
altro fallo dell' opera malignamente notando ì e maffimamente ciò fi 
difdice a colui , il quale per efper lenza fappiendo di quanto travagli* 
fiano t ai fatiche , quelle di alcun' altro » che prima di lui già fcrijje, 
cenfura , e tajfa ; non ricordando fi punte quanto egli jìeffo abbia Jìen* 
tato per rinvenire con maggior accuratezza quel fatto , che erronea- 
menti (forfè per difetto di lume migliore )fu da altri narrato. E que~ 
fto appunto veggiamo ejjere adivtnuto anche a gravitimi Autor iì coma 
per ef empio a Giorgio fa fari , la di cui lodai iffima opera non occorre 
Baldinuccì qui di nuovo rammentare ', poiché dai Baldinucct vien notato , che 
Decennale malamente ei diceffe , nella Vita di Simon Memmi Sanefe , che Coltiti 
primo del morire fa Siena , ed ivi fuffe fepellito nella Chi e fa di S. Francefco > 
fecolo fecon ^^ ave a fi per certo dal libro della compagnia de' Pittori , ejftr 
d0 " morto nella Corte del Papa in Avignone l condonandogli lo (baglio di un 

anno , ejjendo morto il Memmi non già nel i 34 f. ma nel 1 $44. , e se 
ben fi vaglia della potente ragione , che l'epitaffio citato da quel gra- 
vijfimo Autore , giammai non fu da lui ritrovato , contuttocib egli è 
pale fé , ciò che moltiffime volte è adivtnuto , effer fiate tolta le me- 
mrie anche delle perfone più ragguardevoli per nobiltà , per armi , 
per lettere , dopo lo fpazio di molti anni da' Frati , e da' cufiodì delle 
Chiefe , e maffimamente nella innovazione di effe , per que'marmi con* 
vertire in altro ufo. Come appunto accade ora, che quelle cofe io feriva 
nella RjgnJ Chiefa di S. Domenico Maggiore t che come è noto ad ogni 
Cittadino , i marmi ed ifcrizioni di varj antichi Sepolcri , di fami* 
glia già fpente , fi fanno lavorar per altr 'ufo . Così Inficiando da parte 
la di fp ut a circa il tempo , che il mentovato Si-none ajutò Giotto in 
Bjjma , dice il Baldmucci , che la morte di Buonamico Buffalmacco 
non forti come il Vafari afferma nel 1 340., ma parecchi anni apprejjo, 
dapoichè quefio Pittore fu aggregato nella compagnia de' Pittori l'anno 
15 fi. Così ancora nota lo abbaglio circa la morte di Taddeo Gaddi , 
e nota , che Antonio Veneziano f uff e Fiorentino, e cognominato da 
Siena . Così parlando, dell 7 opere di que' rnaellri , dice delle figure, che 
M* ravlg .' il Vafari credette ejjere dell' Orgagna (quegli, che il Baldinucci Con 
delBal- troppa , e moravi gliofa feccaggine prova dover fi chiamare Orcanna ) 
dinucci. efier opera di altro Maejìro i quafi che in Pittura non adiveniffe allo 
fpeffo , che l'opere di uno , anche eccellente Maef.ro , fiano riputate 
di un altro , at.che da' buoni ed efpirtififimi Frofejfcri i ingannando 
tal volta la fimi gli anza delle manitre , oxtverp le imitazioni di efje , 

Dice 






Dice ancora » eh il Vafari prefe attaglio parlando della fatua di ne- 
Jira Donna Affunt a in Cielo % che fi vede nella mandorla , eh'' è [opra. 
La porta del fianco di S. Maria del Fiore di Firenze , perchè ella non 
è miga opera di Jacopo della Quercia , ficcarne afferma il Vafari , ma 
fattura di Nanni di Antonio di Banco . Altri fimili Magli , ed an- 
che maggiori fono notati dal Baldinucci (come quello di Lorento di 
Ucci , e t 'altro che il Pontefice Pafquah cenfecrajfe egli laChiefa di 
S. Maria Maggiore in Firenze , quando in realtà fu veramente Papa 
Pelagio) quejti aabagli dico , ed altri , fi devono condonare allava- 
flit* del [oggetto , alla grandezza dell' opera , [empre glorio[a del Va* 
[ari , ed alla diversità degli Autori, che per lo più diverfamsnte molti 
fatti Ja[ciar ono regi/irati . 

Egli è ben vero , ed è majjima incortrraflabile , che lo Scrittore 
debba efierfiagace inveftigatore de' fatti , e foprattttto de' tempi , ne 1 
quali quelle azioni , ower que' cafi [accedettero . Ma quale è egli 
quello Autore , che alcuna fiori» [crivendo , non venga da un altro 
confutato , o notato di qualche granchio ? Anche i Sacri Scrittori 
[cno flati b j r faglio alle p:nne di altri Efpfitori , che m 'glia le divine 
Carte hanno e[plicate . Per la qual coja ragion vuole , che [enfiti fia- 
no quelli Autori , che [crivendo fatti ajfai lontani , e da molto tem- 
po accaduti , [econdo le notizie , che han potuto procacciarne , le ab* 
kiano nella medefima gaifii i e con buona fede alla poflerìtà traman- 
date ; baftando ., come già di fife il Baldinucci nel Dialogo della Veglia., J^y^à 
che fi prefli credenza a que' manuferìtti ijìorici , che hanno tutti i j e j Baldi- 
requifiti necejfarj a fargli autentichi ; e f opra tutto un carattere di micci , nel 
veritieri : il che fi f e or gè dal particolartggiare -le pruove dell' opere , e primo tomo 
de' foggetti in quelle nominati , e dall' efiere fcritte da' Profeffori dei- ^ e ' J °P era » 
la materia , cui deefi preflar fede neli' arte propria ', Come il Borghini ]o ~^l° ^" 
cridè a do: Villani , per quel che fi attiene alla Fiorentina monetai a i ConteCe- 
per ciocché queflo Autore era flato de' maejirì della Trecca . Quella rae-C re Mdva- 
defima avvertenza ci fiamo ingegnati di avere ancor noi •, Ufficiando & 2 • 

indietro le notizie manuferitte di alcuni » che non ejfenlo Pittori , ,2 "" 

in,. ir . y r ■ ii f n nel Kipoio 

«20/// abbagli necejjariamente prefero ; come p?r ejempio quelle di D. jj j^ a ^ e [. 

Camillo Tilt ini , che nella pubblica libraria di S. Angelo a Nido , io . 

de' Signori Brancaccì fi conservano . Egli [erigendole fieguì lo Engt- Scritti diD. 

ilio , /*/ quale , come lui non ejj'endo Pittore , e nulla intendendo delle CamiJIoTu. 

maniere , e de' tempi , erroneamente molte cofi n*. laficiò regiflrate', - on r' no 

e m affienarne ut e di due Cola Anton j , e di due Ciò: Filippi Crifcuoli,.^]^ );b ra _ 

quando altri che un folColantcnio , e un fiol Ciò: Filippo tra Napoleta- ria di S. 

ni Pittori non fi contano l Laonde per ifchivare al pojfibile qnejìi erro- Angelo a_* 

ri , abbiam più t olio fegv.it o ì veridici fcritti del Kotajo do: Agnolo :V ° '. .- 

Crijcuoìo , e del Cavali er Mnjfvno St anziani , ambzdue Pittori <& c;3 j c i £„_ 

molto genio . 



molto nome , che le gii fcritte memorie de" Napoletani ProfeJJori del 
Difegno ci lafeiarono i le quali fé pure in qualche cofa fono manche- 
voli ■ merita» pur dono « per le di fiipra apportate ragioni , e perchè 
qualche picciol difetto nelle particolari circoffame non dee pregiudi' 
care al tutto i Del rimanente dobbìam noi rimetterci a' lor gìudizj, 
tanto piùvolontieri , quanto che prima di loro fu nella ftejfa fentenza 
ilfapientijfimo Marco da Siena : Come dalla fua lettera puh conofcerfi 
Cicerone^» appieno ', Imperciocché , come ben avvisò Cicerone , alt intelligenza 
nell'Orato- del Pittore , ni un altra intelligenza fi agguaglia , ove fi abbia a giù- 
!£;, dicare di Pittura : Multa vidertt Pi&ores in umbris , qua; nos non 

Vi"a' d e - lh vicJemus • E Fl ' nio il giovane'. De Pidore , Scultore, e FiAore r 
Zeu/T . nifi ArtifeX jurlicare- non poteft : E però le cofe della Pittura , da' 
Pittori medefimi è di mefìieri , che pano giudicate nel f inietti gè nza 
dell' Arte : Onde a tal propofito ben dijfe N coma co Piffor Greco ad 
nn fuo amco , che maravigliava]! divederlo conforma attenzione 
riguardare la Venere dì Zeufi dipinta a' Crotoniati : Non direfli coti, 
fé tu gli occhi di Nìcomaco avejfi, o quelli di alcun Pittore. 
,» . .■ , , Cosi dunqne condonando un qualche abbaglio , ed anche unqual- 

Profeflbr" °be errore alla molta fatica , che dar a fi in formare un opera lftorica, 
del difegno urna na cofa fa compatir tutto , e t altro % come appunto han fatti 
di Filippo alcuni de' nojìri Letterati alla celebre opera del mentovato Baldinuc* 
Baldimic- ci, nella quale fi reputa gran mancanza il pajfar fotta file nzio due 
Vie lei cbiarìffimi lumi della Pittura , Antonio Allegri da Correggio , e Ti- 
Corre»gio x ' ano Vecellio da Cadore j E pure talfilenzio fi feufa, dìcendofi, ch'egli 
«ii Ludovi- tacque del Correggio , forfè per afpettar quelle notizie medefime , che 
co Anconio poi n ebbero il Pittor David , ed il P. Orlandi , e in tal guifa fuppli- 
David; Ma- re perfettamente a tutto quello , che dalVafari fu tralaf ciato J ma 
Abecedari C ^ e P ' ^ a ^ a morle prevenuto , non potè all' opra fua dar compimen^ 
Pittorico t0 » e & Tiziano nen fcrijje , forfè per non efporfi a contefe co' Fio* 
del P. Or- rentirii sdegnati per f opere non avute da Tiziano y come nella lettera 
fondi . nel primo Tomo di quefla Storia è detto . Così venendo egli da me few 

Jato in altri particolari , viene ancora difefo , fé nelle notizie de! La. 
valier Calabre fé , non ne lafciS fcritto il vero > dapoichè potè ciò ben 
avvenire per difetto di ch'i richieflo da lui, glie le mandò falfe, E cer- 
tamente fu mia gran ventura laverie udite dalla bocca del m? de fimo 
Cavaliere, allorché nel 1698. io fui in Malta , ivi condotto dal Pa- 
dre mio -, in età di circa 14. anni , e volentieri , per que' me fi sh'ei 
fopravifie , mi andai trattenendo nella f e mia di si eccellente maeftrs. 
Ce^tanente dovendofi alla floria un incorrotta verità , fé avvitii 
che quefla b Ila virtù, fi a contaminata , da maligno livore , ovvero 
da cieca , e biafimevole pafsione di uno fcrìttore , che trapalando i 
limiti del? amor della Patria , la faccia degenerare in una fmodera- 

ta 



tu maldicenza '•> ed in biafitUO di quegli Artefici , che in altre Cittì 
con molta laude operarono , ella fi rende adatto immeritevole dell'ono- 
rato nome diceria . Ed ancorché uno Scrittore non abbia veramente 
avuto animo perverfo , e maligno ver/o di alcuni maejlri , * mafsi- 
mamente di primo grido » ad ogni modo però il metterli in non cale , 
ed innalzare in lor vece qualche altro men degno ProfeJJore , bafia co* 
Jìituirlo reo di malignità i e se pure alcuna fcufa afavorfuo convien 
portare, altra nm puh portar fi , se non quella della f over chi a fua 
passione i Vizio , che al parere di D. Nicolò Gaetano d'Aragona, Du- Avvertì. 
ca di Laurenzano dee aon ognifiudio eliirparfi Aal cuore umano . Così menti ìntot 
appunto ULomazzo nel fuo libro del Tempio della Pittura , per dar "° .. ?,' 
luogo ai fuo Gaudenzio Milanefe nella feconda ni e chi a(non potendo nella n ; mo ft arn . 
prima , che conviene al gran Mìchilagnolo ) trafeura il famofo Cor- pato in Na 
reggio » e pure egli medefimo nel foglio 1 1 f. dell' opera mentovata , poli nel 
canta le laudi di quello divino Arttfice . Or dunque se egli come bra- ' 7 ?*■ . 
vo maejiro conofeeva il valor del Correggio , come poi trafcurarlo nella . C p P w e 
elezione de' fette Governatori della Pittura ? Sicché per non incolpar- diGio: Pa» 
lo maggiormente , egli è d'uopo apportare per fua difeja la pafsiotte lo Lomaz- 
ch'egli avea per Gaudenzio per la quale giunfe ad auteporlo anche al zo . 
Divin ì\af nello . 

Io so bene , che da taluni farò forfè anche io hiafimato per aver 
dato troppa laude alle opere di molti de' nojiri più antichi Artefici % 
Ma chi favi ament» viryà quefe laudi ponderare , troverà ch'elle non 
fi ano eccefsive a riguardo di qut' tempi , ne' quali la Pittura era af- 
fai povera di quelle ricchezze di cui oggi va ricca , ed adorna ; conti 
qui fitto demolir aremo i Ne io per innalzare alcun patriota maelìro 
ho giammai bla firn ato , o pofpo/io altri dichiaro grido i conofeendo io 
molto bene il valore de' gran maejtri , e quello de' mediocri i laonde dal 
giudizi of ' leggi tor delle /ione , a proporzion del valore de' foggetti « 
debbun dij'mguerfi altresì le laudi , se ben elle talvolta pajono troppe} 
dapoicht la barbarie Uefja de' tempi , a taluni di più alto ingegno da 
Dio dotati , fa fovente meritar quelle laudi , che in tempi più felici 
non avrebbono per avventura meritate ; ficcome or ora dime llrerb , 

Doto la venuta de' Barbari nella mi fera Italia , mancarono Barbari d»- 

alf intutto le ottime difcipline ,-e le principali Città, ove le Ar- [ )™?>Z\ t011 

l i r ■ i t »•/• <"# f i i a r d Jtalja , e 

ti nobilijsimt del dijegno erano giunte al colmo della perfezione , dell'ottime 

furono o Incerate dal ferro , o confumate dal fuoco ; £ princi- difciplinc . 

palmentenell' alma Città di f{cma fi videro le nojire Arti disarmate 

dalla primiera bellezza , ed a tale ridotte , che nulla più di quel bello, 

ed ottimo gufìo rimafe loro , ne di quelle doti , alle quali erano fate 

fublimate dagli antichi Greci Maefìri . In tale fìnto di cofe , dopo la 

partita dell' lmperador CoJ'anfe li. , che fpogliò Qpma dell'ultime 

relim 



relìquie di fue belletti ' , * dopo altresì Pejjer fiate quelle predate nel» 

Cortame-» la Sicilia da Saraceni , e quindi tra/portate alla Cittì di Alejan* 

{ -o^T \ ^ r ' a ne lf Eg' tf0 » incornine iofsi in tempo de 1 Goti a formar que' fan* 

rimanente *t>cci y del etti barbaro , ed informe guRo -, continuato infin quafi cfl 

dell'ottime noflri giorni abbiam veduto Compajjìonevoli efmpli j e gli Architetti 

fiatue, e_j altresì , feguendo Tufo , e' 7 modo di qwlla rozza Nazione , comin- 

delle bel- eiarono a fabbricare in quel modo l le di cui ve/ligie in tante Città 7 

m . i UI per infinite fabbriche ancor vppiamo . Ma eplìno da tempo in tempo 
ma , le qua , , , ,■ . , ,„ ? s . . s , . [ . . l 

fi furon poi C °I Ixtne negli avanzi dell ottima antica Architettura cominciarono 

da'Saraceni poi 'a ravvederai , e a migliorare le fabbriche ; la qual cofa vedut/t 
pedate. da' fnccejjori f ancor ejjì tentarono di migliorar la Scoltura j mercè 
lo ejempio di qualche rara reliquia dell'ottime antiche fiatue già ftol* 
pite d" 1 Greci \ L 'ultima a follevarfi alquanto fu la Pittura, e pur 
tanto di lume ella vide , che le ballò a formare le immagini in buoni 
forme ; come dagli avanzi di efie può ben connfeerfi in varie , e prin~ 
ci pali Citta d'Italia } Fra le quali Città annoverar fi deve fenza al- 
cun dubbio la bella Città di Napoli ', Imperciocché avendo i Greci 
Maefìri in ogni tempo al pofsibile confervate quefì' Arti , et dee ere* 
derfi , che in Napoli Città Greca di origine r e ne' fecali baffi dal Co^ 
Jlantì topo/i tana Imperio dipendente , meglio , che altrove da efsi fuf" 
fero efer citate i come ne fan fede le fabbriche , le Sculture , e quelle 
pitture del VII. , ed Vili. f. colo , le di cui velìigie ci rimangono , da 
noi nella dinanzi accennata lettera già narrate r Oltra Ai quelle , 
che in Pozzuoli , in Salerno ■> in Nola , Benevento , Capua , Gaeta » 
ed in altre Città del Rfgno ancor fi veggono , ne' principali luoghi , e 
mafsimamente nelle Cattedrali , 

Grande dif avventura fu eziandio quella che accadde alle antiche 

pitture Sacre Y eh? a d/fpetto della barbarie aveano pur tentatogli 

antichi Maejìri di confermare , perchè maggio-rmente fiorijje con /' 

arte della Pittura , o della Scultura , anche la Cri [liana pietà , da* 

poicchè quafi tutte furono rotte e fcaucellate dalla perfidia , e dalla 

IconoiVia- fedeltà di Leone Ifa-urico , e da altri leonomachi Imper adori fuoi 

e ho , dalla fuccejfori . Ne contenti ejfi d'aver puajìe , e bruciate le Sacre Imma* 

voce greca, gi n j eh' erano in Coflantinopoli , perfeguitarono con Capital fentenzd 

j- £ V j. J " , a yuafi tutti gli artefici a lor dominio '/ottopodi i Sicché le povere Arti 

j|n e g, ,u del difegno , non avendo altro fampo , firìcovrarono ne li' afila de' Mg* 

Macheftai , àìfierj , e nelle mani di alcuni Monaci , ebe come feppero l' efere ita» 

che Signifi- rotto ; finché dopo lo f patio di molti anni » fi vide in I{pma , ed in 

ca Combat- Napoli , nel/i Secoli IX. e X. di nuovo qualche cofa di buono } coma 1 

2 di e ^° me ancora tteil* Città di Bologna , di Firenze , ed altrove . Indi dal Bar* 

battitoi de] ^ Ar lff a It^p'iadore , fiimofo ptr le fue malvagità , e per le difeordie 

Jelwmagu fitr'Jfms acceft in Italie } furo» di nuovo le beli' dr fi miferamente 

111 • difper- 



difperfe i ContAndofi filamenti in que* tempi alcuni Greci Mattivi » 
che malamente , e con poca intelligenza le trattavano . Contutteciò Federico 
nella Città di Napoli , in Scorna , ed in qualche altra Città del primo Barbaroffa, 
ordine , fu tanto di buono confermato , che poterono con quegli tfem- |jj AlefanJ 
fj, gli altri Prcfejfori , che pofci a vennero al Mondo , formar loro dro III. e 
immagini ■, fc non perfette , almeno ragionevoli » infino alla venuta turbator 
A' frfr/o Pm»o d'Angiò alla conquida del t\egno , c/><? /« »? //' /f«»o delìi P ace ■ 
I26f. , nel qual tempo egli è certo , che quali tutte le pitture fifa' 
cevano di una fola maniera ; la quale fi era renduta da per tutto 
univerfale : drude dopo la venuta di Cimabue , con miglior giudizio q. ,. * 
lo Eccellentiffimo Giotto y trajje la fua dolci /[ima , ed elegante ma» niofiflìmi 
niera , abbellendola \con nuovi ritrovati , e.-/ invenzioni j co«?f <?/- Piccoli Fio- 
tresì tifarono in Napoli que' Mae/iri , <r£ff intorno al fuo tempo fori- rencfnì . 
rowo , cime apprejfo dir afri . 

d>e Cimabue , * G/orYo ////fro Rati i primi rifrauratori della J,p£ ^! :e 
pittura , cowe i Fiorentini Scrittori -, ed altri dopo loro ajferifcono [e pj .j m ^ 
f />« coftantemente negato dagli fpafsionatì Profejfori di pittura, e di 
lettere, affermando, che i fiorentini JcriJJero prr aggiunger quello- 
altro pregio ancora aliti lor Patria , e quelli furono il Va fari , il Bor»hìni 
Borghini , ed altri fimili , i quali fé be-fuffero Profejfori , e cono- nei iuo Ri- 
fcenti dille pitture , e delle maniere di eJJ'" in varj tempi ufate , ad pofo . 
ogni modo però non vollero opporfi alla invecchiata , benché f alfa cre- 
denza , pur troppo gloricfa alla lor Patria . Ma che molto innanzi di 
Cimabue , con miglior gu^n fi adoperale la Pittura , anzi che bel 'li f- 
fime fé ne facejfero in molti Un^hi , ce lo infegna il veraciftimo , ed ■ 
incontraftabil tefiimonio di S. Bernardo Abate di Chiaravalle , il 
quale , animato da divin zelo « efclamava contro alle Pitture , 
e Sculture , che fi facevano allora ne' Sagri Luoghi , di mofiruv» 
fi arabe/eh; , e le fue parole fon quefle . Patiamur hsec fieri in Bernan- 

V , c • % r e 1 • • r t- '-" J "eli ApO 

hcclelia , quia k fi noxia funt vanis , Iravans, non tamen fimpli- , • n r 

., ' . • . ' . lOglaa O ll- 

CI bus , & devotis . Cacterum in Clauftns , coram lugentibus Fratri- gUelmo n,o 

bus » quid facit illa riciicula monftruofitas ? Mira qua?dam deformis naco . 

formofitas, ac formofa deformit^s ? Quid ibi immunda; fimia: ?quid 

fri Leones.' quid moiiftrucfi Centauri ? quid Scimhomines ? quid 

marulcla; Tigrides ? quid mihtes pugnante s , quid Ven?tons tubi- 

cinantts ? VideAs fub uno capite multa corpora , k rurfum in uno 

corpore capita multa . Cernitur hinc in quadrupede cauda ferpentis, 

illic in pifee caput qnadrupedis : ibi beftia prsftrt Equum , Capram 

trahens retro dimidiam > hinc cornutum animai Equum geftat pofte- 

lius. T?m multa denique tamque mira diverfarum formarum ubique 

varietas apparet , ut msgis Iegere Jibeat in marmoribus quam in co- 

TOMO 11. * dici- 



dicibus ; Tocurrque diem occupare (incula ifta mirando, quam in 
Jcge Pei meditando . 

La gravissima autorità ài un tal Santo , è ballante a convincere 
qualfifia opinato contrada ttore ; e pur io paffando oltre , ve dimojlra- 
re ancora gPefemfij (ielle molte Immagini , che mfino « no/tri g'orni 
fi confervano . E rralafaando quelle del Luterano , della Madonna di 
Savoia , di quella del Mongiovi , e di altre , quafi tutte in un tem- 
FilibienVi-^p , t frima di Cimabue operate , oltre adi» immagini dipinte in 
re de Picco- f rancia riportate dalFilibien , riporterò fola le pitture , che in Bo- 
T 1J Ri lo£»a fi veggono , defcrttte dal Baldo , dal Bumaldi , e dal Malva fia. 
maldiMSS- ^ e f£. 0,7 fi ' n quella Città oltre all' antichifsima immagine di S. Maria 
Malvafia della Nfve , quella della medefima no/ira Donna nella Chiefa de'S ivi 
nella fua_> j a quale è pittura de' t firn pi di S. Bernardo . V immagini di Santi > 
Felfina Pie- Coioriti >nt , , 9 $. p re fj /„ porta della Cafa del Dottor Alle . La Ma- 
l'Apòjopica d (,nna alia piazzuola di S. Paolo , contigua a' Scalpellini , dipinta 
lettoa in- nel 1 1 80. Il S. intento Abate in S. Maria la Nuova del 1 197. tutte 
nanzi ai;«_^ dipinture dell'antico Guido . Nella Chieja della Maddalena la Cappe!» 
Pitture .di i a dilla fam^lia Freti,dipinta infin dall' anno 1229.,? circa il 1240. 
ogna. la immagine della B. V. dipinta su le mura del fecondo recinto della 
Città » di più l'antichiffima detta la Cà Jelvatica . Vi è eziandio il ri- 
tratto d;l Patriarca S. Domenico nella Ckiefa de' PP. predicatori, di- 
pinto nel fmpo , chr quel gran Santo vivrà . E quanti ejempj di tali 
pitturi j veggono in Rjma ? Chi mai potria tutte annoverare le Sacre 
In.magirn dipinte nell' antico Tempio di Di ai. a ? Chi quelle fatte nel 
tempo di Alatone -, cheju Vapanel 67 9- > una dil/t quali è US. Se- 
tahi ano in S. Vietro in Vincoli . Le molte pitture operate in tempo di 
Foimofo, circi: l 890. , e più innanzi l'immagini dipinte fotta Leo- 
ne '1 etto nell' 800. Le pitture in S. Grifigcno , v/1128.. , quelle a 
S. Euf bio , e S. Gregorio ) in tempo d' Innocenzo Terzo ? ed altre, 
che per ijjere molto note fi tralafciano. 

Cos'i appunto se ne trovano di que' tempi nel nofìro Rjgno, e Cittì 
di Napoli ; tome per ragion d'efimpio F immagine di S. Marta Porta 
Cceli , trovata dipinta nel muro innanzi ilmilhfimo . Ma che dico 
di mUlefimo vedefi nell' antica Chieja di S. Agnello Abate, l'immagi- 
ne di nol>ra Signora avanti alla quale faci va orazione la B. Giovanua 
Mar agana col fitto Jp<fo Federico Fudericv pt r vttuttr prole ; td avendo 
per fua intircefjone ottenuto S. Agnello, fu indi irmanzi chiamata 
S. Maria Intercede-, e fu trasportata nelP anzi Su/ a Chi* fa da loro edi- 
ficata dive oggi fi adora^circa Fanno ?20. Il CriCiffjo, avanti il quale a 
fi dijctplirora lo ff/JJo Santo Abate Agnello , e che fi conferva tuli 
medefima Chiefa con tanta venerazicn de' fedeli } V immagine dello 



fiefio S. Domenico , pubblicata in Calabria dal frate $ atri fi ano per 
fattura abile ; II Crocefifih , che in Napoli parlò all' Angelico Dottor 
S. lo nmafo » la Teta col bullo del no/iro glorio/o Protettor S. Gennaro 
fatta nel duodecimo fecolodi tanta perfezione nel getto , che ferve di 
pruova di' buoni Arr-fiti di Scultura , che fiorivano allora , oltre i 
molti altr ; efempj . La no/ira Dm»a di Campiglione , S. Maria dell' 
Arco , cfuella di Montever^ine » &. Maria delle Grazie prejjo la Mari' 
na detta volgarmente del Finn', Comi ancora la Madonna delle Graziti 
collocata dal B. Agoflino di Aljìjì, nella Chiefa da lui eretta p:r li Fra- 
ti Minori OJJervanti , ove ora è il ~airtl nuovo J La Chiefa di S. Ceci- 
lia tutta dipinta , donata da Equizio Padre di S. Mauro , al S. Padre 
Benedetto , ed altre immagini da tempo immemorabile dipinte, oltre 
di quelle prima di Cimabue operate , e mentovate nel Proemio della 
prima parte» Per quelle immagini adunque rimati provato , che non 
fola in Firenzi , ma in molti altri luoghi ancora fi avanzò la Pittura, 
e che in tempo di Cimabue , e di Giotto vi eran Pittori m Napoli, che 
a '.ti ragionevolmente operavano , e che i primi l{e Angioini fervironol 
Comi nella prima parte di guefi* opera fi è appien dimagrato j Scor- Lettera-» 
gendofi ancora per tante pruove , che fenz" alcun fondamento dall'eru- fcritta ali' 
dito Gaetano Berenlladt mi fu ferii to: Che i Fiorentini concedevano, Autore da 
che in Napoli , ed in altri luoghi , vi fujjero i Pittori , ne' tempi da ^ ljenEe * 
noi deferii ti ', ma che quejìi fofiono di que' mifer abili Grecuzzi, avan- 
zo contri^ atto della Pittura ; Dapoichè le laro opere qui rammentate 
fanno fde a chi vorrà ojfervarle , che la cofa va altrimente j come 
gii difii Marco da Siena nella fu a lettera ; E per maggiormente dimo- 
strare quanto fia vero Ciò che mfin ora abbiamo divifato , ci è piaccia- 
to ancora di qui riportare il te/io di Gio: Agivi* Crij cuoio , che ne'fuoi 
già noti feri t ti , dopo la notizie di Gio: da Nola in un capitolo così 
ragona . 

Ma per farmi da capo all'eccellente Pittura , dico che Q rra no- 
tizia di noftri Pittori lino dal tempo di Coftantino Magno , e lo Pitto- 
re fi chiamava Tcfauro , l'antico , che fé ne vedono l'opere a lo Pifco- 
pio , come fi dirà . { Qui vuole inferire qui Ilo , che già egli fcnjjr di 
quello Pittore , nelle notizie di Fi Vppo Te/auro . Però lafiiando que- 
llo , ci furono anche nell' 800. Pittori * che in quell' anno , poco 
più» fuo.efle il miracolo de lo gran Serpente , e lo G nti omo fece 
dipingere l'imagine de la Madonna , dopo fabr.cata la Chiefa di Bifi- 
lio , dove oggi ancora fi vede con gran divozione . Oi>ì ci fono aitre 
imagini Sante di poco più appretto , dove che prima ne abbiamo mol- 
ti del 1200. in varie Chiefe , che fi vedono , e feguitano de lo 1 }od. 
dove che dopo noni mancarono mai più Pittori , come fi vede in qu^- 



t » fto 



fio i i6y. in cui fiorifcono tanti valentiffimi Uomini ; non effendo 
paifato gran tempo de la morte di Go: Antonio d'. J m>to , Z'o del 
prefnte , di Simone Papa , di Cefare Turco , e pò avanti de lo ec- 
cellente Andrea Sabatino de Salerno , lo quale fu dif ep' lo de Israe- 
le , e fece cofe famofe , come fi vedono . Con che avendo la Divina 
Providenza fattoci tante grazie , è di dovere che lo fappia il mondo, 
accio che non refti ingannato da le faìfe fuppfzi ni di chi ha fcritto, 
Intende dì e di chi friverà . Non negandoli come nell' altre parti deferitte, fof- 
Fiorenza de c e Encora aumentata la virtù de la Pittura , Scaltrirà , e Architettura, 
Vaiar' " già decantata ; Ma non così che in Napoli ce ne f>ff° (tata mancanza 
mai ; come fi vede che l'Architettura a ogni trmpo fiorì ; dove che 
fi conofee veramente , che hanno mancato li noitr. Scrittori di farà 
eterna la memoria ctelli loro Virtuofi Cittadini ; come dalli noftri 
fcritti , e dall' opere loro fi vederà. Crifconius. 

E' ben vero peri , che la Pittura , la Scultura , e F 'Architettu- 
ra , tuttavia erano ajfai mancanti di quelli bellezze , che fuol darle 
la perfezione, e V intelligenza dell' aite , cin quelli ornamenti., 
che portano feco la cognizione del buono , e Vittimo gufìo nelt*operarei 
t ciò procedeva dall' ijìejfe perfecuzioni , guei re , di finizioni , e mi- 
ferie , per le quali cadendo a! fendo qusjtt favore Arti , molto poi ci 
voleva per follevarle alquanto , non che per 2 innalzar le al primiero loro 
fplendore : anzi fptjfu avveniva , che in vece di ejjer ri dorate , fi ve- 
deva»" p'ù folio maltrattate ', come accadde nel principio , e nel cor- 
fo del decimo fecolo » cottcicfiacofachè i Maefìri di allora credendo mi- 
gliorarle , le ridujjero in una forma univrfale , eriufeì il rimedio 
quajì feggìor del m.ile ', poiché ornando ejjì le fabbriche di minutiifi. 
me bagattelle , [opra l'ordine Gotico , ed inventando acutezze pira- 
midali , le refero trite , e prive di quella maef'ofa grandezza , eh' è 
converti e ut e air ottima Architettura . La Scultura anche fervendo 
a queir ufo t niente migliorar fu veduta ; e la Pittura fi divife in 
due unìverfali modi di adoperarla , che noi maniere chiamamo. 
Due manie. Due furono dunque le maniere , che per tutta Italia comune* 

re uni ver- mente fi tennero , luna antica , e che dalle antiche pitture degli ot- 
fali di Pit- fimi maef.ri Greci cadea ', tutta dolce, con ragionevoli componi» 
tura , co- meKt ì , e con vaghezza di colori condotta , la quale in Napoli fufe- 
cucio" "^ ^ S> i' i,tatn » '>f i1!0 a ^ e f ltttire del Zingaro i ed è quella mede firn a , chi 
Ledi ,;[ Giotto con tanto bncti giudizio fe g u; , e con fomma fua laude abbellì, 
Giotto fio. mercè àelF imitazione del naturale , e del fubi.me dono di buon ciu- 
.'cucino . Sirio concedutogli dall' Eterno Fattore i E fimi Intento fu quefra ma. 
tiìera feguita da altri g iudiziefi Pittori 5 come fi vede in Napoli dall e 
pitture il Tcmwafo de' Stefani , e di Filippo Tefauro , dì Mae/f ro 

Siwc- 



Simone , e eli altri Artifici mflri . V altra maniera fu quella , cht 
anche infino a' tempi noj'ri ma in maggior Copia vggiam , in quella 
pitture, che comunalmente , Zingaresche fi appellano , cioè alia ma- 
niera del Zingaro condotte ■> non già che dal Zingaro ellafujfe Hata 
inventata , com- alcuni erroneamente han creduto i dapoichè non fola 
in f{j,ma , e in Napoli , ma in Firenze , ed in Bologna , e in altri luo~ 
ghi eziandio ella veniva adoperata , e Matteo Sanefe la introduce in Tavola in 




la entrando in Chiefa j la quaf opera , con altre , fan veracijjìmo te- 
Jiimmio di quanto io dico . Qujndt è » che Cola Antonio del Fiore vo- Colantonìa 
lendo ufare la dolcezza della prima maniera , per correggere alquanto del Fiore-». 
la fierezza , e caricatura della feconda , trovò filosofando il bel modo moderato- 
ci' e' tenne , di unire con una certa pajiofita , e tenerezza i J'uoi Colo- re ' e n , ,." 
ri ì e confervarc tanta unione n> ile parti , che fu la fua maniera te- p: ttura ; 
nuta rn.tr avigliofa in que' tempi' ; e così fece anche alcun altro mae- 
ftro che dopo lui volle giudizio] amente adoperare i pennelli . 

Ma pure molto , i? molto rejiava ancora per potere quejìe no/ire 
Arti alla pe.fzion pervenire i dapoichè non per anche fi avea un per- 
feti JJì io efempio eia feguitare , che in se tutte le parti compiuta- 
mente avejje congiunte , e nella Fi t tura mafjimamente , alla quale 
non bacava ilfoccorfo delle antiche li at uè , come alla fcultura ; Che 
se be,ie da noi molto fien lodati i Maejtri , che in que' tempi fiorirono, 
con tutto ciò , fi deve bene avvertire ( come /opra dicemmo ) che quel- 
la laude non riguarda se non quel tempo medefimo , nel quale eccellen- 
tijfimi dovean riputar fi coloro , che fviiitppandofi dalla rozza barba- 
rie de' lor maggiori , avevano il coraggio , e'I talento di render l'arte 
più imitatrice della natura , e più avveduta nello feorgert le vere 
proporzioni de' corpi e l'armonia , che regna nella natura . Per que- 
Jli due modi furono ambedue le Arti operate infin alfine del quarti 
decimo ft colo , nel qunl tempo , come a Dio piacque , elle furono ri- 
fiorate de' pajfati danni , ed abbellite , e adornate all' intuito da* 
due divinijjìmi ingegni -, dico di Miche lagnalo Buonarruoti » e di R^a- 
faello da "Urbino ì riponendo quejii la l'i t tur a in quel grado medefimo, 
anzi al maggiore , nel quale fu tenuta ne' fé coli de* Gentili dal rìno- Carlo Dar! 
mato Ape Ile ; cui egregiamente viene paragonato dal celebre Carlo Dati " , ^ K V 
nella di lui Vita, t rimettendo altresì il divino Michelagnolo ^'ehifli'miPìr" 
Scultura , e l'Architettura in quella primiera bellezza , e perfttif- t01 ; Greci . 
fima intelligenza , nelle quali erano Hate operate dagli antichijfimi , 
» migliori Jda:flrì de/la Grecia . Ma perchè tutte le create cofe , con 

caftan- 



collante tenore allora quando al più alto pegno fon giunte , uopo è che 
di nuovo al fondo ritornino , quindi è eh? a po r o a fico qwye arti in~ 
cominciarono a ricadere , e m,tjfim attente la Pittura , eh? p?r voler- 
vi troppo aggiungere , ero' tr'iDpo notiwizzare il d J-gno , ? col fantafii- 
camente operarla , fu Hranam"nte disonnata . E dò accadde prin- 
cipalmente per colpa di Giorgio Va fari , il quale con lauto fitfiò , e 
gelofa cura , oj'entò qw/lafua ideata ■nan'-e^a , eh' gli Artefici bifo- 
gnofifuron cojlretti di fegui tarla : Ma quantunque allora ella acqui- 
flajj'e l'aura Popolare , e d'incontri far unatiffnni ne andajf? fuperba, 
fu nondimeno dapoi conofciuta feema di buone forme , di ver ita , di 
bilie parti -, e dell' antico , che egli medeJìwo tanto loda : e dopo il 
Vafari peccarono ancora que' Fiorentini maejìri , che volendo adope- 
rar troppo arte , apportarono notabil danno air arte medtfima ; non 
avvedendo/! , che C Arte ufata con inAufiriofa facilità j la qual na- 
feonde lo jìudio , appari fee più bella a gli occhi de' riguardanti , co- 
Cìcerone-» *** e egregiamente avvertì Cicerone , allor che dijfe : Quidam etiam 
nell'Orato- negligenza eft diligens , nam ut mulieres effe dicuntur nonnulla? 
re « inornata? , quas id ipfum decet , fienaie fubtilis picìura etiam in- 

compta dele£ht ; fic enim quklctom in utroque qub iìt Venuftius , 
fed nan ut appareat , &:. Al qital parere par chs Ovidio fi accordi an- 
cor egli , con i feguenti verfr. 

Interea niveum mira felj;i ter Arte. 
Ov> io nel- Sculpfìt Ebur , formamque dedit , qua fx.nina nafei 

kMeumor. vt n a. r e : - ? 

£ jj _ Nulla poteit , operifque lui concepit amorem, 

Virginiseft , vere facies, quam vivere credas , 
Et fi non obftet reverentia , valle moveri ; 

Ars adeo latet 

Con tali compajfionevoli vicende la Pittura , or migliorando , ed 
or peggiorando , pervenne a malijf\>no fiato ? infino al tempo , che 
dal grande Annibal Caracci fu interamente ri fiorata , e rifiit n'ita al 
fuo primiero fpUndore 5 edindi da fuoi Di fc- poli accrefeiuta di ora- 
ziofi aggiunti i * di fovra umane bellezze . Ma non ebbe la Scultura 
però tanta dij grazia perciocché quella non ha bi fogno di tante parti , 
e di aggiunti ■> quante fé ne convengono alla Pittura ; Conciofiach'e 
dopo il gran Miche lagnalo di pajfo in pajfo potè il mondo godere dell' ope- 
re di un qualche rinomato maejìro » e /' Architettura altresì dopo il 
divino mentovato Artefice Baonarruoti » ha avuti anch' ella de' va- 
lentiffìmi ProfJJori , e fono più tojìo accrefeiuti , chi diminuiti i 
fuoi pregi per /' ottime mifure offervate , ed abbellite da quel grand* 
"Uomo , ed aumentate con feliciffmo ardire di vari Uomini in- 
fici ♦ 

Mi 



Noi fohmentt in quejìa parte Ugnar ci dovremmo ; dapoichè 
mancato a poco a poco la f e mia delnoftro rinomato Gio' da Nola , egli 
è andato in difufo il lavorio di bei Sepolcri , di Altari ■> e dì Cap» 
pelle di marmo , onde par che fafi andato o/curando nella nojira Cittì 
quel gran luj-.ro , che le dava la Scultura , e la gloria de' buoni mae* 
Jiri ì Confidando il Vajari medejimo ■> nella vita di Girolamo Santa- Vafarf Vite 
croce, tjjtre antica ufanza della no/fra Città , e del I\fgno ildilet-^' Pittori 
tarjì de' lavori di mai mo . Per la qital co/a appien dimagrare , fa- P aice *** * 
rem' era pajfaggio ascrivere in queflo nnov* libro , le Vite de" nofìri 
Artifici Napoletani » alle quali meritamente darò cominciamento 
quella del te/c nominato Giovanni Meritano * Come quegli , che qua ji 
un altro Michehgi.olo , rijaurb, erefiitu) la Scultura in quel gra- 
do di perfezione , the tu' primieri Artefici del buon Secolo fu vedu- 
ta ; (.mando eziandìo f Architettura di tutte quelle bellezze -, che 
dagli ottimi Mae/fri antichi > preci e Romani furono adope* 
rate . 



VITA 



VITA 

d i 

GIOVANNI MERLIANO 

VOLGARMENTE DETTO 

G I O: D A N O L A 

Scultore , ed Architetto. 

Rano le nobiliffime Arti del difegno nella Città di 
Napoli pervenute ad alto fegno , dopo il riforgi- 
mento delle lettere favorite dal favio Alfonfo pri- 
mo d'Aragona , e di Ferdinando il figliuolo ; 
Dapoichè con la converfazione degli Uomini 
fcienziati , poterono i noflri Artefici divenire più 
iftrutti di quelle facultà , che fon affatto neccffa-» 
1 rie ad erudire un buon ProfefTore; E quindi è 
che in tempo di Col'Antonio del Fiore fi vider3 
nella Pittura più belle forme , miglior colorito * e migliori componi- 
menti , e con più viva efpreffione rapprefentati . I quali pregi vederli 
maravigliofamente avanzati nelle pit ture del Zingaro , e de' fuoi Di» 
fcepoii , cos'i del Donzello , come di altri * che a quelli fuccedettero , 
a' quali andarono giovando tratto tratto i migliori efempj de' lor Mae- 
firi , e'I buon ordine de' loro ftudj . La Scoltura eziandio co' m-defimi 
mezzi era mirabilmente migliorata « e gli Artefici di efTa aveano in 
Varie opere dato gran faggio del lor talento in varj b-lliilìmi lavori, dio 
fecondo le occafioni fi erano adoperati . Sola l'Architettura reltava mot* 
to indietro , poiché non ancora fi erano andate indagando le belle pro- 
porzioni de' Greci , e de' Romani , per difcacciare all' inflitto le bar- 
bare forme da più di otto fecoli introdotte da' Goti , eperciò Ar.hitet- 
ture Gotiche nominate. Finalmente , come a Dio pia. que , acciocché 
la Città di Napoli non aveffe molto ad invidiare alla Città di Firenze 
quegli immortali pregi , che nel fuo gran Michelagnolo Buonarruoti 
( nato nel 1474. } erano apparecchiati, fé nafcere nella Città di Nola, 
pochi anni dopo , un altro Artefice egregio ; il quale fé bene non giun- 
fe poi alla profonda intelligenza di Michelagnolo , che di tutte e tre Ics 
nobili facultà del difegno fu perfcttiffimo poffeditoje > oltre alle fcien^ 
TOMO Ih 4 s» 




2 Vita di Gio: Merliano 

ze di cui era adorno ; ad ogni modo però tanto gli fi accolto il Merlia- 
no, di cui ora imprendo a fcriver la Vita , che potè annoverarfi fra 
primi Maeftri della S:ultura , e dell' Architettura , ed 'effèr nominato 
da alcuni Scrittori , il Michelagnolo de' Napoletani i Come nella Vita, 
che fiegue farà appien dimoftrato . 
Nafcita di Nacque adunque Giovanni da Giufeppe Merliano , e da Lionora 

Gio;da No- Cortefe , Donna aliai coftumata , e civile, l'anno di noftra falute 
la - 1478. II Padre attefe alla mercatura di Coj-mi , ed a fuoi giovani fa- 

ceva l'arte del Calzolajo cfcrcitare j 11 figliuolo Giovanni egli mandò 
a fcuola , acciocché iftrutto nello fcrivere , e nel!' Aritmetica, de'fuoi 
conti ten.ffe poi cura ; come fi ha per tradizione . Ma Giovanni la fua 
nobile inchinazione ftguendo , e non quella del Padre , tutto fi diede 
alle lettere , e dalle prime a quelle di umanità paffando , vi fece mol- 
to profitto . Or accadde , che venendo a difcordia fuo Padre con un fuo 
focio , gli convenne portarfi in Napoli , per affiilere alla fua lite ; do- ' 
ve p.rte per li trapazzi , cheportan feco i litigi , epirte per li di fini. 
Iti , che fimpre quelli accompagnano , gravemente infermofiì, ed avan. 
zandofi il male, dopo avere avuto il contento di veder la Conforte, con 
. ( ua N * e "" ra i fuoi cari figli , fé ne pafsò all' altra vita . Convenne per canto alla 
e fua indi' ^ ua £ jm '8'' a m Napoli rimanere , per profeguir Ialite , che poi termi- 
nazione al nò con uno aggiuftamento ; e con tale occasione praticando Giovanni 
fiifegno, (che ormai al duodecimo anno era pervenuto) con alcuni giovani fuoi 
vicini , fu da coftoro introdotto in una fcuola di Pittura , dove eolino 
andavano ad apprenderla . Si applicò adunque Giovanni altresì a dife- 
gnare con effb loro i principi del difegno , al quale infin dalla fanciul- 
lezza avealb tratto il genio , ficchè con la cera formava de' fantocci ; 
Certi preludi della ftupenda Virtù , che poi egli con lo ftudio acquiftò. 
Da qual Maeftro avelie egli apprefo i primi elementi del dife°no , non 
è infino ad ora a noi pervenuta notizia , ma sì bene , che alcun tem- 
po ei vi fi trattenne , e tanto chV difegnava affai bene } ma nella pra- 
tica poi egli inchinava più torto a modellare con facilità di pi ittica , ed 
anche a fcolpìre alcun legno , che ad adoperare i pennelli j e finalmen- 
te non potendo a quelli per niun modo acconciarli , con tutte le forze 
del fuo grande ingegno , alla fcoltura fi diede. 
A . gnoI ° A- Era in quel tempo tenuto in pregio nella Città di Napoli Agnolo 

Scultore*^! Aniello Fiore , figliuolo di Col'Antonio , il quale la fcultura efercita- 
nomatoin_, va » et ^ intendeva ancora affai bene l'Architettura ; ed effendo fiata in 
quel tempo- pubblico efpofta una di lui Opera , con molta laude, fentì Giovanni 
maggiormente accenderli a dar Opera alla fcultura j Ma , foffè per 
fievolezza di compleffione , ovvero p-r poco coraggio , non voleva 
applicarfi a' lavori di marmo , ma folamente a que' di legno ; Stivdé 
adunque perpleffo infino a tanto, che non fu ficuro , che Agnolo AnieJ- 
lo laverebbe intorno a' legni efercitato , e quindi entrato nella fua 

fcuola 



Scultore, ed Architetto. 3 

fcuola nel decimofettimo anno dell' età fua , fi mife con tanto ftudio a 
far acquili» della pratica , che fi richiede a tal arte , e tanto profitto 
vi fece , che appena l'anno compiuto, gli furono da' Maeflri della 
Cappella de' Calzolai date a fare le Statue de'Santi Crifpino , e Crifpi- 
niano j facilitandogli queft'opera anche un fuo 2io Calzolaio . Le con- 
duflè egli a qnella perfezione , che infino ad oggi fi vede, nell' Altac 
..maggiore di loro Chiefa , e ne acquiftò allora molta laude , a cagion 
dell' età giovanile, in cui egli quelle figure con i loro ornamenti fcolpi- $ ue f Cu i tura 
to avea ; e quella fu la cagione , che naoiTe i Maeltri della Chiefa della di legno. 
SS. Nunziata ad impiegarlo in un gran lavoro di bailo rilievo per en- 
tro la Sagrtftia ; ove Giovanni volentorofo di farli conofcere per va- 
lente Maeftro , tutto che ancor giovane forfè , impiegò tutta l'arte, lo 
ftudio , e la diligenza poffibile ; rapprefentando in quella copiofe flo« 
rie de' miracoli , e dell' azioni gloriofe del Salvatore , incominciando 
dalla fua nafcita ; e nelle nicchie , che fono infra ripartimene di que- 
lle ftorie ei fcorpì varie ftatuette di tondo rilievo de' Santi Patriarchi ,, 
e Profeti , e terminò il giro di quello lavoro di baffo rilievo , con quel- 
lo della SS. Nunziata , che fi vede fotto l'arco , verfo l'Altare di effa 
Sagrelìia; Nel quale Altare vi e fimilmente la Immagine della SS. Nun- 
ziata , figurata in due ovati , con due mezze figure j II piano , dove 
elle fon collocate , è adornato all'intorno di picciole figure ; e per pi- 
lieri , o termini da due lati fon due figure di tutto rilievo poco minori 
del naturale , una rapprefentante la Fede , e l'altra la Speranza ; ope- 
re in vero degne di lode , fé non per l'ultima perfezione , che fi ri-» 
chiede nell' arte , almeno per la fomma diligenza nell' efecuzione ; e 
rmffimamente le ftorie copiofe di figure, fono commendate da'noftri 
Scrittori , in riguardo della poca età in cui furono da Giovanni fcolpi- 
te in legno di noce . Dopo quella opera egli fcolpi il Crocefiffo , che 
fu efpofto allora nell'Architrave della Chiefa di S. Maria nuova ; e fe- 
ce di baffo rilievo per l'Aitar maggiore della vicina Chiefa di S. Giu- 
feppe la natività del Signore , ove introduffe Pallori , che vengono adi 
adorarlo , con Architettura ; le figure così del S. Giufeppe , come del-» 
la B. Vergine , fono ambdue ingmocchioni , e per la divozione che 
fpirano , fono affai venerate da' noftri Cittadini . Da' lati di quella pia 
rapprefentazione egli fcolpi in due nicchie le ftatue tonde de'SS.Appo- 
ftoli Pietro , e Paolo , ed in due mezze figure vi fece la SS. Nunziata, 
ed al di lopra fcolpi di baffo rilievo Noftro Signore , che riceve la fua 
SS. Madre con S. Giufepps nel Paradifo ; Situando nella fommità 
1 Eterno Padre in mezza figura , che dà la benedizione , e nella parto 
anterior dell'Altare vi fece di baffo rilievo vane ftoriette della vita 
del S. Patriarca , con ftudio , e diligenza efeguite . 

Ma prima , che Giovanni quelli lavori faceffe , fi dice , che ven- 
ne a morte Agnolo Aniello fuo Maeftro , infoiando imperfetta la fepol- 

A 2 tura 



4 Vita di Gio: Mediano 

Sepoltura di tura di Ga r lo pigliateli! ■> nella Chiefa de' Pignatelli prefio Seggio di 
Cario Pi- Nido , e eh' ella fu terminata da Gio: in que' due Putti , che fon fitua- 
gnatelli co- tj nel piedeflallo del mentovato S;poIcro ; facendovi alcun altro fini- 
fiuta da_» mento , che fi conofee alquanto diverfo dall' opera del Maeftro , cioè 
migliore nella bontà del difegno , ma condotto con timore , pereffera 
il primo lavoro di marmo . Ma da quello , e da alcun altro lavoro, 
fatto più animofo Gio: , prefe a lavorare la Statua di marmo per la fe- 
poitura di Francefco Carrata , Signore Napoletano , da fituarfi nella 
Chiefa di ì>. Domenico Maggiore , che poi per l'incuria di chi n'avea 
l'incombenza renò imperfetta . La (tatua però veduta da' Profeflbri del 
difegno fu molto commendata, ed animarono Gio: a continuare in 
mrmo ; conhgliandolo ancora portarli in Roma , per ivi ofiervare la 
belle forme dell' ottime antiche (tatue , che in quegli anni medefimi fi 
«rano difcoperte ; come ancora per vedere quelle moderne , che con 
tanta fama vi erano (late lavorate , e condotte da divertì eccellenti 
Maeftri di Scoltura di vane nazioni , e mallìmamcnte da' Fiorentini . 
Ma pjù di tutti era in quel tempo mirabilmente crefeiuta la fama di 
»,. , Michelagnolo Buonarruoti ; dapoicchè affianco al Ponteficato Giulio 
Buónarruo- fecondo , dopo la morte di Alefandro VI. , che fuccedè nel i fo}. , lo 
ti» volle appreflb di lui , per fargli lavorare la fepo'tura , che fi apparec- 

chiava ; ed era già la feconda volta , che il Buonarruoti era andato a 
Roma . Aveavi nella prima piantate altiilìme radici di gloria, con le 
ftatue del Cupido , e del Bacco , lavorate a Meffer Giacomo Galli , 
Gentiluomo Romano, e con quella della Pietà,coIlocata in S. Pietro r 
nella Cappella di S. Maria della Febbre, per lo Cardinale di S. Dionigi, 
chiamato il Cardinal Romano ; ed avea parimente condotto a perfezio- 
ne alcuna ftatua per la fepokura luddetta di Papa Giulio , che fecondo 
Vafarì Vite il Vafari , furono due Prigioni i di che effendo pervenuta la fama an- 
de* Pittori che ali 3 orecchio de' Prof. fiori Napoletani , quelli animarono Gio: a 
P-ute terza. vo j ef | v j conJurf^ p er vedere l'opera , e l'c-p. rare di quello eccelli n« 
te Maeftro , per approfittartene , e trarne frutto . Invogliato adunque 
da' loro configli , e fpronato dall'amor dell'Arte , per acquiftarvi 
perfezione, rifolvè di condurli fenz' altro inlugio in Roma , ed ivi 
far ogni pratica per acconciarli col Buonarruoti . Andò, e vedute così 
Je opere di lui , come quelle ancora de' Maeftri Gr>.ci , e vie più m- 
iì. mimato dal defiderio di divenir perfetto^, fece pratica per efiere am- 
meffo .' quella fcuola . Ma , o che folle la gelofia de' giovani , i quali 
di Firenze avea condotti Michelagnolo , o che la natura dj quello al- 
quanto zotica , non volerle con fé altri , che quelli , o qud che le ne 
fufle- la cagione , fi vide Gio: fuor di fperanza di elitre amm-.flb in quel- 
la perfettifiìma fi noia . Ma non per quello egli fi fgomentò j anzi pro- 
pofe iii fare ogni sforzo per apprendere da fé fi l fio tutto quello che ave- 
rebbe apprefo da quel iamofijlìmo Arttfice J onde fi diede di propolìto 

ad 



Scultore? ed Architetto. § 

ad oflervare attentamente quanto quegli faeea , e dando opera a gli 
fcalpelli , varie cofefcolpì per proprio ftudio , cercando la perfezione 
da quelle (latne antiche , che nelfuo tempo fi erano rinvenute j con- 
siderando in quelle , non folo il fommo ftudio de' Greci nella genti- 
lezza de 5 volti , e nella feekezza delle membra , ma nell'ottima ele- 
zione del più perfetto efemplare . Iuli pattando agli abbigliamenti , of- s ratlIe an . 
fervo fopra tutto il femphee, ma maeftofo vellir de' panni , che fenza ciche, e Jo- 
punto occupire il nudo, Copriva con mirabile intelligenza i dintorni ropeifezio- 
di quello : Imperciocché , non le molte piegature , ne i grandi panne- ne ì 
giamenti coftituifcono il bello della ftatua , ne la lode dello Scultore , 
ma l'Arte i e l'intelligenza nell' adattarle fenza affettazione fui nudo , 
che d'ogni intorno appanfea , fon quelle cofe , che arrecano l'occhio 
de! Profeffore , e fanno che non mai a baldanza fian lodite le perfette 
opere Greche . Cosi profeguendo Giovanni i fnoi ftudj , volle ancora, 
oltre alla fcultura , continuare quelli dell' Architettura , che già in 
Napoli con la direzione di Agnolo-Amelio Fiore avea incominciato, e 
perfezionarli , come è detto di fopra , affinchè pot ile eziandio rendei 
belle le fabbriche , che per avventura , da poi che farebbe ripatriato , 
gli fodero cominelle ; avendo fempremai nell' animo un vivo defide- 
no di estinguere affitto tutte le gotiche forme , e le reliquie di effe i 
Ed opportunamente facendo ftudio fulle cofe di Roma , gli venne alle 
mani per mezzo di alcuni Giovani una bozza , o il modello medtfimo, 
che Michelagnolo fitto avea per la ftupenda fabbrica di S. Pietro j 
Dalla qual veduta vie più illuminato , ed infiammato , cercò in dile- 
gui , ed in modelli ideare Chufe , e Palagi; mallìmamente ajutaéo 
anche da' precetti della Teorica , che gli veniva infegnata , fecondo 
alcuni » da Bramante ; febene altri fcriffe , eh' egli ebbe per maedro 
rréll' Architettura il famofo antiquario N poletano Pirro Liborio ; Ma 
chi fi folTe de' due , eg'i veramente è incerto ; ed io più tofto il credo 
difcepjlo di Bramante , dapoxhè in quel tempo, che Giovanni fu in 
Roma » Pirro era pur egli ancor giovane , the l'Architettura apprett* 
deva . 

Era in quello tempo il Ream° di Nipoti venuto fotto il dominio 
di Carlo d' Aulirla , figl.u .lo di f ilippo Conte di Fiandra, e nipote 
dell' Impsrador M aiTìmiliano , ed a iui per retaggio materno erano j^ egno ^ 
ancora pervenuti i ri chi regni di Spagna, da poiché morto Ferdinan- N'aprii fe- 
do il Cattolico, fenza alcun mafchio di fé lafciare, pervenne ii fuo granto il dtrr.l- 
retaggio alla /uà uni a figliuola Giovanna , moglie dei mentovato Fi- 111 " dl Car- 
lippo . Indi 1' anno feguente eflèndo altresì iucceriuta la morte dil° L ' onaco 
Maffimiliano , fu Carlo in Francofort eletto Impsradore nel i ^o-hvp^iìdose, 
e nell'anno ventèlimo dell' età fu j per la qu..l cefa , ad emulamene 
deHe altre Città 3 lui fegg' tt , anche la noftra Napoli ne fece tette 
btliiffune , che molti giorni durarono j ar.zì m.-gg.on fé ne. apparec- 
chi,- 



6 Vita di Gio: Mediano, 

chiavano , perciochè era inforto un grido , aver V Imperadore dichi a « 
rato, eh 'ei farebbe venuto in Italia, ed aurebbs dimorato fpecial- 
mente in Napoli , per goder di quelle delizie di cui cotanto abbonda > 
laonde quello grido precorfo anche in Roma , fervi di fprone al na- 
turai deliderio di Giovanni di rivedere la Patria , e con tale opportu- 
nità farfi anche conofeere per virtuofo ( fé mai la fortuna averle pro- 
pizia ) dal medefimo Imperadore . La venuta perb di Carlo V. non 
accadde fé non nel i fjf., ma con tutto ciò Giovanni credendola prof- 
uma ( com' è proprio di chi defidera ) fi affrettò al ritorno con iftraor- 
dinaria follecitudine .Giunto in Napoli fu caramente ricevuto da' fuci 
parenti , ed abbracciato da' cordiali amici , ed efTendofi da per tutto 
pubblicata la fu i virtù , ed il gran profitto fatto in Roma , fu vili- 
tato da varj Titolati » e da altri amatori delle beli' arti del difegno , 
che veduto alcun fuo lavoro , gli commifero alcuni fepolcrali orna- 
menti , li quali Giovanni con maravigliofa diligenza condufle i e per 
CompJmen ^l ue " » cne ne lafciò fcritto il Cavalier Mallìmo Stanzione , in quarto 
to della fé- tempo egli die compimento al fepolcro di Francefco Carrafa , già co- 
po ltura di minciato da lui prima di andare in Roma ; ed è quello fierTo che fi ve- 
Franccfco cf e nell'anzidetta Chiefa di S. Domenico Maggiore, e propriamente 
Carraia . ne | ]a Cappella del SS. Crocififlb , che parlò all' Angelico S. Tomma- 
fo d' Aquino . Som gli ornamenti bellifiìmi , con Trofei , ed altri va- 
rj militari ordigni ; e nella fommità è collocata la ftatua della Beata 
Vergine , che tiene il fuo divino Figliuolo nelle braccia . Opera vera- 
mente condatta con fommo ftudio , diligenza , e fatica ; ed ammira- 
bile per lo decoro oflèrvato nella molfa delle ftatue , ed in tutte quelle 
Cofe , che gli fanno ornamento . 

Aveva in quefto temp > Luigi Artaldo eretta una fua Cappella 
nella Chiefa de' Monaci Olivetani , e neil' Altare di efla volle, che 
Gio: fiolpifle una ftatua di marmo, rapprefentante S. Gio: Battifta , 
la quale veramente egli lavorò con molta attenzione , e diligenza ; of- 
fervando in tifa i buoni precetti dell' arte , cesi nel piantare la figura , 
come nell' intelligenza de' contomi , ne' quali fece conefeere quanto 
gli ayeflè giovato lo ftudio di notomia , o/Tervato dal divin Buonarro- 
ti . Quindi è, che i noftri Scrittori danno moka laude a quella Ila» 
- aen - tua; ma s'ingannano nel crederla la prima fcultura , che Gio: face/le 
Napoli fa- ln m ' lrmo : errore di tutti coloro, che ciecamente hanfeguitato l'opi- 
c/a , nella nione di Cefare Engenio . Lavorò ancora gli ornamenti intorno ali* 
de lei izione Altare , che furon tenuti bellifiìmi; ma ora pochi fé ne veggono, 
r d - m "P/ rcne ' a Cappella fu trasferita in altro luogo, per farvi più magni* 
q -, '.,, " fico 1' Aitar Maggiore ; il quale fu architettato , e lavorato dal mede- 
Aicar Mag- fim Giovanni con quelli eccellenti lavori , che vi fi olfervano , con 
gio. e ai itìupore de' riguardanti . Racccontafi , che avendo que' Monaci mo- 

M"nwO.i-ft r . lt0 a Giovanni l'Altare della Real Cappella del Duca di Amalfi, 

vero lavori- "•* 



ove 



Scultore , ed Architetto . 7 

ove è feppellita la DuchefTa Maria , figliuola naturale di F rdinando I. t 
Re di Napoli, ed in effa Cappella , ed Altare i preziofi , ediligentif- glj ian:ente 
fimi lavori di Antonio RofTellino Fiorentino, Scultore maravigliofo , uaGiov.n- 
e malli mamente quel ballo di divini Angiol.tti , egli ornimenti , che »» • 
fanno corni e al quadro , ove fono frutta , fronii, e grappoli di vua , ^ av ° ri r?" 
cosi diligentemente lavorati , che fa ftnpire il vederla; raccontali di- t) [ Anton/o 
co , che avendoli Gio: affli ben confiderati , fentì accenderfi didefi- Roirellino 
derio di farne de' limili « e perciò offerfe l'opera fua a que' Monaci , in Monce_> 
i quali volentieri condifeefero alle lue preghiere j ma non lafciarono O^vcco . 
di dirgli , efT. re opera vana il volere imitarli : Laonde egli accefo dal 
punto di onore , e della incredulità de' Monaci , condufe con tanto 
fìudio , e felicità que' ftupendi lavori, che è più facile all' occhio il 
Confiderarli con attenzione , e p acere , ch. j alla penna def riverii , 
per firii capire a qualunque (i.ili erud.to Lettore . Ma ballerà folo di- 
re ,ch' ejli agguaglio tinto la fottigliezza de' mirabili lavori del Rof- 
fellino , e così divinamente gli conclulc , che a' Forefiieri fi moilrano 
gli uni , e ; : ;li altri coni- cole fin ;o!an , e ni ravighofe ; e che fiano 
opere di G.ovanni Io confermi il tempo , nel quale quello Altare fu 
eretto, e coloro , che le credono erron amante del Rollèllino, doureb* 
bon rif etttre , che coftuj moii circa il 146 f. , in età di 46. anni, e 
qu (lo Altare fu modernato nel 1730. incirca. Oltre che di quello ' 
Aitar Maggiore , non fa niuna menzione il Vafari , il quale come po- 
co amorevole allora di Giovanni , per certa fua orientata autontà, 
non (sce parola , ne di quella , ne di altre molte opere d. lui , d. gne 
di lode ; ma non aurebbe certamente lafciato di lodarne un Autor 
Fiorentino . 

Crefciuta per quelle bell'opere la fama di Gio: da Nola , molti 
lavori gli furono commellì , e primieramente ei f ce varj balli rilie- 
vi , infra quali contali la depofizione del Signore nell' avanti Altare 
della Cappella de' Teodori nella nollra Chiefa Cattedrale ; ove altresì 
lavoro la fepoltura di Angelo Gambacorta, con alcune flatuealTai 
bene , e diligentemente condotte . Fece per la Compignia de' Bian- 
chi di S. Maria Succurre Miferis , la flatua della R. Vergine AfTunta 
in Cielo , che fu riputata bellilfima , ■ ome altresì furon lodate le fi« 
gure da lui fcolpite nel fepolcro di Andrea di Capua , e di Maria Ajer- 
ba d' Aragona nella Ch;efa degl' Incurabili . E a quei dtlia famiglia 
Capuana fece p i anche di marmo , nella medefima Chief , li tavola 
di baffo ri 1 1 vo , per l'Alt -.re della Capp.lla eretta con fuo difegno , 
ove efprtlTe la B. Vergine ol Bunbno , e con le anime del Purg to- 
rio , che fu molto lodata d gl'intendenti . In quello tempo aveva Gra- 
ziano Corpola eretta una fu 1 C ppeila in S. Maria la Nuova , ed effe-n- 
do divotijfimo della SS. P llìcne del Signore , vo'le che Giovanni gli 
f^olp ilfe un divoto tee tLmo, e gì. e lo fece egli m legno , con efpref- 

fone 



8 Vita di Gio:Merliano, 

fione di tanto dolore , e così divota , e ben intefa di contorni , che me* 
glio non pub condurli da qualfifia ottimo Profefibre ; come ben può 
oifervarfi in una nicchia d un pilaftro della Croce di detta Chiela , 
rimp:tto all'Aitar Maggiore, ove fu collocata dopo che dall'Archi* 
tetto Franco fu da capo riedificata la Chiefa , e con cib fu disfatti la 
fua prima Cappella j ma dalla divozione de' fedeli è quella S. Imma* 
gine in fomma venerazione tenuta, ficche ormai per li tanti divoti 
baci fon quid confumati que' piedi divinamente difegnati , e 
«Sue/le fh-k 'P' c ' ^ a ' no ^ ro Artefice . Fece di bianco marmo le ftatue nella Chie- 
tue oggi fi f a di S. Gio: Maggiore , per adornare la Cappella di que' della fami- 
veggono fi glia Ravafchiera , rapprefentanti una S. Gio: Battifta con libro in ma- 
tua te nell' no , o l'altra S. Simone Apoftolo . Da' Signori poi della famiglia Ci« 
giore eiT~ c ' ne " a 8'' ^ron commefle quelle ftatue , e baili rilievi » che formano 
do 1tjci_, 'l maeftofo Aitar Maggiore della Chiefa di S. Lorenzo de' PP. Conven- 
dìsfacta ia tuali , il quale Altare fu anche da lui architettato in ifola , di bellillì- 
nominar.i_, mi forma alquanto centinata . Le ftatue rapprefentano la B. Vergine 
^ 2p P eJL ? col Bambino , S: Francefco , e S. Antonio , e riportarono l'applarfo 
il Coro. ' un ' ve rfale di tutti gl'intendenti , che concorfero a vederle; laonde 
non è maraviglia , che crefcendo Gio: in riputazione di giorno in 
giorno , anche fuori del paefs crefceflèro altresì le occafioni d'immor- 
talarfi colle fue bell'opere, non (biodi Scultura , ma ancora di Ar- 
chitettura ; perciocché fece varj difegni « e piante di Chiele , e di Pa- 
laci , con i loro profili , ed ornamenti , fecondo che lì ha per tradi- 
zione , ed una delle Chiefe , ch'egli architettò in quel tempo dicefi-, 
e he forfè quella di S. Giorgio de' Genovefi , eretta nel i f2 f. nelle ca- 
fe di S. Maria la Nuova . Ercfle altresì il Palaggio del Principe di San 
'Severo D. Paolo di Snngro , e quello del Duca della Torre , okr-- a' 
Varj Altari , e Cappelle nelle Chiefe , ch'erano già fatte . 
Moire, «fé. Or elfendo occorfa la morte di Antonia Gandino f donzella bel» 

goltiua di liffima , e ricca , nell'età di circa 14. anni , figliuola unica di Gia- 
Garuiflo vannello Gandino , e di Eliodora BolTa . nobili Napoletani, fu ella 
amaramente pianta , non folo da'fuoi amorofiilìmi Genitori , ma an- 
cora dall'afflitto giovane deftinatole per ifpofo Geronimo Granato, 
che ne rimafe oltremodo dolente ; veggendolì privo ad un tempo di 
una rara bellezza , e di un pingue patrimonio , che per mezzo di lei 
gli farebbe entrato in cafa ; Volendo adunque tutti quelli dare alcuno 
$rogo al dolore , con onorarla di bel fepolcro , come meritamente fi 
conveniva alla virtù dell'animo di lei, ed alle bellezze del corpo , fe- 
cero fcolpire a Giovanni la di lei ftatua giacente . col fuo ritratto fo- 
migliinciiììmo , per quanto ne dilfero gli Scrittori noftri , e compiu- 
ti che furono gli altri ornamenti pur di marmo , la collocarono preflb 
la porta minore della Real Chiefa di S. Chiara , e f u doppiamente ar- 
ricchito quello marmo, a dallo fcarpello di Gio: da Noia, e dalla doti 

fa 



Scultore, ed Architetto . 9 

ta penna del famofiffimo Antonio Epicuro , il quale compaflìonando Antonio £_ 
i di lei Genitori , volle in parte confolarli col belliffimo Epitaffio, che piano fa- 
egli compofe , e per effere egregio componimento di un tanto Uomo , mofdfìmo 
Mi lo trafcriviamo . . * ett , erato 

-vt 1 •/• •/• il- ^. -• JNapoh cario, 

fiata , bea miferum , mi/ero mihi nata parenti amiciifìmo 

Vnicus ut fiere s , unica nata doler . di Bernard». 

}fot» //£/ dumqì virar» tedas , Talamunql parabatn no Roca , e 

Funera , e»- inferias anxias ecce paro . del del San^ 

"Eebuimus tecam foni , Materqae , Paterque t . azaio . 

U; tribù* b*c miftris urna parata foret . 
^J? «0/ perpetui gemitus , /« nata fepulcri , 
Jì/ro Lere* , «£/' /e impia fata volunt . 
Antonia filia cbarijfima , ^#<« 
Jiieronymo Granata javen: ornatijp. 
Deftinata Vxor , Annos nondum XIlll % 
lmpleverat 
Joanncl: Gandinus , ò" Heliodora B0JJ4 
l'arentes jnfehcijjìmi pofuerunt 
Rjipta ex ecr. Complexibus 
Anno faluti s M. D.XXX. Frid. Id. Cai. Jan; 
Era alcuni anni innanzi futeeduto il UineuVfirno cafo della mor- Morte fune* 
te de 5 tre fventnrati fratelli , Giacono, Afcanio , e Sigifmondo San-" adl .^ e j*!~ 
{"evenni avvelenati nel divertirli alla caccia il dì f. di Novembre del- y er i^| 
l'anno 1 n 6. morti tutti dopo il quarto giorno per opera della rea , e 
lafciva moglie di Girolamo loro Zìo , che aveva lufingato il marito» 
ad ufurparfi il loro Stato, e per var j lagrimofi accidenti , non erafi 
per anche pofta in opera la volontà de' loro miferi Genitori , che urr 
dopo l'altro vinti dal giufto dolore , avean lafciata la mortale fpoglia, 
ma reftavano i corpi de' traditi giovani tuttavia in depoGto , nella lo- 
10 Cappella , entro la Regal Chiefa di S.Severino de' Monaci Bene- 
dettini Neri ; Volendo adunque coloro,a chi fpettava tal cura,coilocar- 
li finalmente entro fuperbi tumuli , che i loro cali funelh palefiffero 
al mondo con Ifcrizioni , ftatue , ed adornamenti , foron tenuti varj 
configli , per ifciegliere un ottimo Artefice , ed altri inclinava a Giro- Girolamo S 
lamo Santa Croce , la di cui fama era in quel tempo affai creLiuta ; Croce Si.nl» 
altri ad altri Scultori, the lavoravano in Napoli; Ma dopo molti pare- t01 '^ eccel-. 
ti fu conchiufo , che l'opera folamente a Giovanni da Nola li doveffe letmfl ìm° * 
appoggiare , come-a Maeftro più pratico , ed intelligente . Così adun- 
que ricevuta ch'egli ebbe la commillìone , ideò tre Maufolei tutti di 

bianco marmo , foftenuti da fode bafi , ed ornati, di pilallri , e cornici, c , 

in • j- • r l j ■ * / >r , ■.„■•» SepoIciire> 

e di ftatue in cima di ciakhednno , cioè , lopra il lepolcro di Sigifmon- de ere Sì- 

do è la ftatùa del Salvatore Trionfante , ed è lìcuato fopra una gloriet- gnori Sanfe-* 

ta, ornata di Cherubini , con due Angioli i n finocchione pei lato . Su verini a vve^ 

TOMO Ili U i pi. 



io Vita di Gio: Mediano, 

Jenati, eret- ' P'' a ^ r ' f° n0 ' e ftatue di S. Francefco di AlTifi , da una parte , e di 
te in S. Se- S. Niccolò di Bari dall'altra ; in faccia a quelli fono due balli rilievi , 
verino da_. che figurano S. Barbara , e S. Geltrude . Nel piano fra' fuddetti pila- 
Giovanni da ft r j f ono due altri Angioli , ancor 5 etti fcolpiti di baffo rilievo ; Indi 
* feduta fu l'ornato , che fa cornice , vedsfi la bella ftatua del tradito 

Signore ivi fepolto . In quello tumulo, oltre a' varj Trofei , fono 
fcolp te l'arme de' Sanfevenni , e nella lapida fi leggono quelli fune- 
itittìmi verfi . 

■Jacet h)c SigìfmunJus Savfeverinur 
Veiieno impiè abfumptus , qui eodein 
Tato , eoàem tempore , pereunteis germano? Fratres , 
Nec alloqui , nec cernere potuit . 
Il fepolcro annetto all'Altare nel me2zo della Cappella è di Gia- 
como Sanfeverino . Vtdcfi in cima di effo la ftatua della Beata V.r- 
£ine fedente col Bambino nel feno , con Angioli , che l'adorano , 
e con Cherubini lotto i piedi, e da' lati su i pilaftri San Giacomo 
Appoftolo , e San Benedetto Abate , come ancora nel piano di m zzo 
due Angioli infinocchi ni, e di baffo rilievo ne'mentov.iti pi aftri 
Santa Scolaflica , e Santa Monica. La (latin diGhconu anche fie- 
de fopra fmigliante cornice , che fourafta alla Tomba., ornat' an- 
ch' ella di Trofei , d' Imprefe , e di bei lavori , come 1' altra deferi- 
ta , e con la fegutnte ifcnzione . 

H)c ojja quiefeunt Jacobi Sanfeverini Corniti* Saponaria 
Veneno miferè ob avaritiam 
Necati , cum duobur mifer/'s Fratribut , 
Eorlem Fato , eadem bora commorientibut. 
Sul terzo Sepolcro , eh' è di Af-anio Sinfeverino vedefi fcolpto 
1' Eterno Padre , anche in piedi , fopra glrria di Cherubini , e in vece; 
di Angioli che adorino ( non vi effendo fpaz.o fuffHtnte a cagion della 
fineftra ih' è in quello lato della Cappella ) figurò Giovanni ir» 
due m p zzi buffi i Profeti Enoch , ed Elia» ma fopra i pilaftri , come 
negli altri , pofanole Statue di S. Pietro , e S. Giovanni Appoftoli , e 
nel piano di mezzo i foliti Angioli , ed in tutti e tre quelli baffi rilie- 
vi , un Angelo de' due , che fono inginocchioni , ha in mano un tor« 
chio accefo , e la ftatua di Aftanio fi vede a federe come 1' altre due , 
co' medelimi ornamenti , e tutti è tre hanno i loro Elmi accanto , fi- 
tuati fulla fteffa cornice, ove eglino fon feduti . Il gello , ele- 
zione di ciafehedun di etti efpiimono molta divozione verfo la Statua 
della B. Vergine, che, come abbiamdett-,è fìtuata full'Altare . I veri] 
che compiangono la morte di quello terzo fratello fono li feguenti. 
H)c Jìtus ejì Afcanius S'Ttifeverìnus , cui 
Obeunti eoàtm veneno iniqui' , atque imp.'è 
Cummorientes Frjtrcs , nec alloqui , nec videre quidam licuit^ 

Gr..n- 



Scultore , ed Architetto. 1 1 

Gr.ndiffimo fu il concorfo , e l'applauda ch'ebbe quella Cappel- 
la , dopo che fu fcoperta : imperciocché , non fidamente fi andava 
ad ammirare in efla h fingolar perfezione dell' opera , mi fi rinuova- 
va la Topica idea della fa«tl difgrazia di quei fventurati Signori:. Ma 
Giovanni niente per quelle laudi infuperbito, attele a profi-guire i mol- Fontana 
ti lavori , che aveva per le mani ; lavorando circa quel tempo la della Sella- 
Statua dell' Atlante , con li mafcaroni della fontana della Sellarla . Fé- Q^/"c d f 
ce ancora per la Ch.efa di S. Domenico Maggiore la Statua della B-Ver-f Cllc " m <j~ 
ghie , col Bambino in braccio , e propriamente quella eh* e nel pila- Domenico 
Uro di contro l'Aitar Maggiore , che fu di Fabio Arcella, Arcivefcovo Maggiore , 
di Capua , e'da'lati fono in atto riverenre le ftatue di S. Gio: Battifta , ^ d * w Ple ." 
e di S. Matteo Apposolo , ed Evangelica , con un Angioletto che tic- ^ a ' e T 
ne il libro , le quali Statue fono egregiamente di bianco marmo lavo- 
rate . Così fece per la Chiefa de' Celerini indi non lunge , detta vol- 
garmente S. Pietro a Majella , la Statua del S. Sebastiano , per quei 
della famiglia LeoneiTa , o fia de Lagone Ila , de' Principi di Sopino , 
ed altre Statue per varj particolari . Indi volendo quei della famiglia 
Ligoria ergere una Cappella nella Chiefa di Monte Olivcto in onore Statue in 
della B. Vergine fecero fcolpir da Giovanni le Statue tonde, che su Monte Oli- 
l'Altare di quella fi veggono; cioè nel mezzo la B. Vergine , che veto, 
tiene il Divin Figliuolo in braccio , e con una mano diftela accoglie S. 
Giovanni fanciullo , e da' lati vi ha S. Girolamo , e S. Andrea Appo- 
rto o ; le quali ftatue lavorò Gio: con molta attenzione ; avendo Ca- 
puto , che altre fimili ne lavorava Girolamo Santa Croce, fuo con- 
corrente, ed eccellentiiTiino al par di ogni gran Maeftro nella fcoltura 
de' marmi ; le quali Statue collocar fi dovevano nella medefiina Chie- 
fa , in un con limile Altare, anche a lato alla porta , e faceanfi per 
quei della famiglia del Pezzo . Per quella nobil gara l'uno , e l'altro fi 
s (orzarono di fare in pubblico comparire la tmeltria,e'i valore de' loro 
Scalpelli, così nelle Statue , come ne' balli rilievi, e negli ftudiati 
ornamenti di elfe Cappelle . Neil' Altare vi fece Giovanni un b.lfo 
rilievo , che rapprefinta il miracolo di S. Francefco di Paola , allor 
che fece cavar vivi di lotto le ruine coloro, a'quali il Monte era caduto 
adi Ilo ; nella pietra a piombo fopre l' Alt ire fcolpì in quattro pic- 
cioli vani li quattro E vangelifti in baffo rilievo ; accorrle fece Girola- 
mo ancora fiuto le fue f olturc. 

Qjeft" opere bèi ti (fiale , con altre di fopra mentovate , guada- 
gnarono a Giovanni il nome di Scultore maraviglialo , come lo attella 
il Vifiri medefimo nella Vita di Girolamo Santa Croce , nel primo 
volume della terza parte , a carte 184. ; e le fabbriche erette con fuo 
difegno , e direzione quello di ottimo Architetto , e d'intelligentiffimo 
Maeilro in tal facoltà gli diedero ; laonde non è maraviglia , che effin- 
do venuto in tanta (lima appieno ogni perfona della Città di Napoli , 

B % gli 



1 2 Vita di Gio: Merliano , 

gli ftìfle addoffato il pefo dell' apparecchio delle fefte , e la direzione di 
effe , oltre all' opere di fua mano , che far lì doveano per la venuta 
dell' Imperador Carlo V. , che da più anni venir doveva in Italia , 
fecondo che il medefimo Imperadore avea dichiarato infin d'allora , co- 
me fi difle i ficchè meritamente fu dato a Giovanni il penfiero d' im- 
prefa così importante , come farà da noi divifato nella defcrizion 
che fiegue delle felle accennate , per dare alcun diletto al curiofo let- 
tore , 

Detenzione delle fefte fatte in Napoli 

per l'entrata dell' Imperador 

Carlo V. 



A 



Veva in quello tempo l'Imp^rador Orlo V. conquidalo il Regno 
di Tunifi , con altri luoghi di Birberia , e di nuovo riporto nel 
fuo Trono Muleafen , con farlo fuo Tributario, per la qual cofa 
fi fecero in Nipoli fefte d'Illuminazioni , di Cavai ate , e di Tornei; 
E più fi accrebbe 1* allegrezza , per la niella , che 1' Imperadore ve- 
niva a Nipoli ; laonde fi ordinarono dagli Eletti drlla C.ttà gli appa- 
rati neceflarj, per ricevere un così gloriofo loro Moni rea , acciocché 
non vi fu/Te preparamento , che non fufle tutto magnificenza , e ric- 
chezza ; Che perciò fu ordinato , che Giovanni da Nola fufle 1' Are hi- 
tetto di tutto l'apparato; dandogli per ajuto Ferdinando Manlio , che 
in quella occafìone fi fece conofeere per fufficienti filmo maeftro ir» 
Architettura, e bravo Ingegniere ; e tanto che pò. hi anni dopo ri- 
liovò da' fondamenti la Chjefa della SS. Nunziata , facendola nella for- 
ma belliffima , che oggi fi vede ; rinovando con efla lo Spedale in 
ampia forma , con altre fabbriche fitte per quel facro luogo . Unitoli 
dunque Giovanni col Manlio , chiamarono a parte delle Statue in pri- 
mo luogo Girolamo Santacroce , come ancora dell' invenzioni per quel* 
le fefte,e così altri Scultori , de'quali non ne abbiamo una diftinta no- 
tizia , condifcepoli di Giovanni ; Per le pitture ne fu dato il penfiere 
ad Andrea da Salerno , che con Gio: Antonio d'Amato guidafllro tutti 
gli altri Pittori , e Difcepoli , che lavorar dovevano nell'apparato. 
_ Qjiefti valentuomini convenuti»" infieme , ftabilirono tatto 1* ordine 

f ece j« j ( j et della leda con i penfìeri poetici del famoliflimo Antonio Epicuro, e 
delle Fefte Bernardino Rota , e per quello fi ritrova notato ;n un manofiritto fi 
per l'entra- ha, che quelli virtuofiffimi Poeti poterò in efecuzione i penzieri , 
ta " e ', m " anzi la bella Idea concepita per tale occafìone alcuni anni inmnzi dal 
Cirio V. divino Poeta Giacomo Sannazaro; Onde ne formarono va rj bel liilìmi 

dife- 



Scultore, ed Architetto. 13 

difegni , che efTendo flati approvati dagli Eletti , e Deputati creati per 
le fuddette fede, cominciarono 1' opera j ponendo mano così Giovan» 
ni da Nola , come il Santacroce , e gli altri Scultori alle Statue , che 
andavano cosi all' Arco trionfale , come a Porta Capuana , alli cinque 
Sediii de' Nobili , ed altri luoghi . Fecero adunque Giovanni e Giro» 
lamo , con la folita gara , due gran Goloflì di Stucco , fituati fu due 
gran b.ifi ; L'un de* quali a man delira , in fembhnza di vaga Donna 
dal mezzo in su , teneva in atto di fonare una lira , e nel refio d'Aqui- 
la con 1* ale dorate", rapprefentava la Sirena Partenope , la quale con 
volto giolivo, e ridente , parea che cantando dicefle a Cefare quello 
verfo latino , che a pie tneva icritto: 

Expt&ate venis fpes ofdijjìma nofìrn . 

L'altro Coloffo a man finifcra rapprefentava il fiume Sebeto « in 
forma di un Uomo vecchio barbuto ; aveva fu! canuto crine verde co- 
rona di Salici , e di Canne , e fiondo in piedi appoggiato ad un Urna , 
dalla quale in abbondanza fgc-rgava limpida l'acqua , con volto lieto , 
e labra aperte , pareva volerle dire il verfo fcritto nella fua bafe. 
Nutic meritò Eridanus , ced.it mi hi Ni lui , fr Inàut» 

Ma già che di quelle felle ne convien ragionare, egli non farà 
fuor di propofìto di qui riputare ordinatamente tutto 1' apparato di 
effe , e l'ordine con il quile furono concertate, giacché da alcuni Scrit- 
tori lono (late elle diverfamente defcritte , e maffimamente dal Guazzo 
in qu Ila fua mefcolanza di cofe, dove confondendo l'ordine della feda, 
fcnlfe ciocche in penderò gli venne; E fé bene da altri fono fiate puri» 
tualmente raccontite tutte le rapprefentazioni fatte nella entrata di 
Carlo V. , pure non mi farà grave quella fatica , per alcun Pro feilbre j^.inofcritti 
delle no'tre Arti , che quelle non abbia letto nel Summonte , ovvero di Notar 
in altro Scrittore ; avendole io ricavate da due Manofcritti di quei Antonio 
medefimi tempi , e con cib da tutti (limiti veridici, e più copiofi di tal Castaldo , 
racconto ; e/Tendo uno di Notap Antonio Caflaldo , chiariifimo ap- e- rrnr . 
preflo de noflri Cittadini, e 1 altro di Scrittore incerto, ma appura- incerto, 
to , e diflinto , 

Su la piazza all' incontro di Porta Capuana vi fu eretto un Arco 
trionfale, di altezza cento p^Imi , nelle facciate era largo novanta , 
e cinquanta per fianco . Aveva ciafcheduna facciata tre porte , con ef- 
fer quella di mezzo molto maggiore delle due laterali , e fimile a que- 
fte ne avea una ogni fianco , dimodoché entrando per una fi poteva 
nfcire per qualunque dell' altre porte . Rendevano fuperbiffima la ve- 
duta delle due facciate otto gran Colonne di ordine Corintio , per eia» 
fchtduna facciata , le quali erano fituate a due a due Copra quittro gran 
bali di forma quadra , con le loro proporzioni , fìnte di Porfido da pen« 
nello maeffro , con i capitelli dorati , con le volute. Solìenevano l'Ar- 
ch. trave, con fua Cornice di bello intaglio, ed adornata di unolte men* 

fole, 



1 4 Vita di Gio: Mediano , 

fole , Vovoli , e der.te! i , col fregio , e rifalti ; ed era ogni cofa 
cesi Ji colori , cerne di argento , ed oro con maeftria condotta ; ve» 
der.dovifi bellililme b.zz rr;e di fogliami , e fettoni , che intrecciati 
con vane forti di Ucelli , e di animali terreftri , di giocofi piattini , e 
capneciofi mafeheroni , formavano una vaga , e dilettevole veduta a 
gli occhi de' riguardanti . Sorgeva dal mentovato Cornicione , la parte 
(uperiore deli' Edificio , arricchita di varj fregj , e quadri di pitturi 
f he p;ù innanzi depriveremo J e nella fommità di efla parte , faceva 
ric».hiifimo finimento un altro , non men b-1 Cornicione d=l primo , 
su del qu;:le , a dirittura delle Colonne , pofavano , a quattro per fac- 
ciata , otto gran Coloffi , che medefimamente faran da noi descritti . 
Quatta adunque era di quell' Arco la forma in generale , che per venire 
a' fuoi particolari , dai piede comincieremo di nuovo . 

In ciafeheduna delie quattro bafi , che avevano la facciata verfo 
Porta Capuana , era dipinto un capriccio ; nella prima un cumulo di 
pezzi di arnefi marittimi , come fon alberi , antenne , ancore ì timo- 
ni , e Toftn di Galere , quali arnefi tutti brugiavaniì , con un motto: 
Ex punica votum clajj; ; Nella feconda un Affrica vinta , in ftinbian- 
za di uni Donna mefta , ligata ad un arbore , ed a lato di lei un vec- 
chio , che era figurato per lo fiume Bagrada , col capo fghirlandato , 
e'1 motto : Thtus tibi fvlatia Cafar : nella terza moke pecore bianche 
inphirlandate di lauro , con una fafeia nera nel mezzo , dinanzi ad un 
altare , ed aveva quelle parole : Z;pbiri , & reduci Fortuna : e nella 
qu ita vi fi vedevano un gran mucchio d' arme morekhe , cioè frec- 
tit , archi, faretre , zagaglie, turbìnti , e pezzi di Camice di ma- 
pl.a , che rriedefim unente fi brugiavano , ed il motto era tale : 7 ,,;?i 
toto furget gens aurta mando . 

Li fopractnnati quadri, fra 1' una , e l'altra Cornice, erano 
cinque , in quattro de' quali erano dipinti i fucceffi dell' imprefa fatta 
allora da Crf^re in Barbari» ; cioè l'andare dell' armata alla Goletta , 
Taccamparvifi , la prefa di quella , e la fuga di Barbarofla , con la pre- 
fa di Tunifi : ma quel di mezzo , eh' era il maggiore , aveva la dedi- 
cazione dell' arco a Cefare , le cui parole erano le fegnenti , 

Carolo V. Caf. Augujlo tri umpk. felici fi. Ottomanica clajjts prafi- 
B'j terra , mnrique pra'Hgato , Africa Ejgi , tributo indillo , rejii- 
tttta , XX. Capthjorum milk receptis, maritima ora undiqtte pr adoni- 
bus expurg.ita , ordì Pap. Q^Kiap. 

Li quattro Coloilì , che erano in su la cima dell' Edificio , rap- 
prefent .vano , il primo Scipione Africano , il fecondo Giulio C-fare , 
il terzo Aicfandro Magno , e'1 quirto Annibale Cartaginefe , ciafehe- 
dùn ié" quali aveva a pie il fuo motto ; quel di Se. pione diceva , Tibi 
decenti us Afa nomen ', quel di Cefare ; Nojìr a fpes maxima Rgmai 
quel di Altfàfldro i Quantum cvlUs precellit Olympus i e quel di An- 
nibale; 






S cu Itore , ed A rchitetro. j j 

nibile : Vi3o mihi gloria vi&or l e Cotto tutti e qmttro eoa lettere af- 
fai maggiori , era dritto quello verfo in comune , 

lux tu jioftrì d*£its & gioii" mundi. 
Nell'altra facciata, che guardava la Città, le altre quattro bafi 
avevano ancor loro altri quattro Capricci , elfen lovi nella prima un 
f.ifcio di trombe , di lande , e di arme in afte avvolte di lauro » col 
motto : Sint omnia lata : nella feconda bafe una teda di Leone con 
gli occhi aperti , e fpaventofi , in mezzo a un feudo, fignificante il 
valor di Cef.re , con quello motto -. Aufl iadas tirneat , è" primus , 
er* ultimus Orbiì : nella terza un Sacrificio , che fi faceva fui monte 
Vulcano con farmenti verdi t e'1 motto era J Spondei majura per A&isl 
e nella quarta , ed ultima vi fi dimoflrava una quantità di quelli Sfo- 
rnenti di ferro , nominati triboli , che gettandoli in qualfivoglia mo- 
do in terra , fempre reftano con la punta in su , ed il cui motto dice- 
va ; Q^/> res tumque loco. 

N--' cinque quidri , che corrifpondevano a quelli dell'altra fac- 
ciati, verlevafi in tutti quattro figurata la gutrra di Ungheria tra J'im- 
perador Carlo V. eSo.imano II. quando venuti fotto Vienna quei due 
potentiflimi tferciti a fronte, fenza punto combattere-, Solim.no fi 
ritraile, cedendo il tutto all' invittiffimo Imperadore , eilendovi nel 
quadro di mezzo queft' altra ifcrizione: Caf. Carlo V. I np. potentijjìmo, 
reb gione Augnilo , Jultitia maximo , indulgenti aviari pi -tata pp\ 
cbfugatum in l'armonia ad ììrum Snlimanum Turchìrun Imp: é* 
Cbrijìianam Rj-np. liberatavi , Or do V r pulumque N*a •. 

Li quattro Cololfi di quella facciata , che come quelli della pri- 
ma fopratl-vmo all' altre Cofe , eran figurati per quattro Imperadori 
di Cala d' Auftria , cioè Ridolfo , primo di quello nome, e pruno , 
che di lui Cafa ebb.- 1' Imperiai Diadema , poi Alberto , Federico , e 
Maffimiluno , ciafeheduno de' quali aveva il fin m itto , ed tra nel 
primo: Generis lux unica nojlrii il fecondo : M : jnribns m<jus de- 
cus ipfefuturus , il terzo : A'tollet nojìros , fuper a/ira npot s % ed 
il quuto ; Sic L'elea vicit Achille! ; pofcia in comune avevano quello 
vexlo : 

H'inc decet imperi j frena tener* damum. 
Or per ven re a 5 due fianchi dell' Arco , dico , eh" p r ogni uno 
vi erano und.ci quìdri per fianco , ed in quelli di un Iato , nel pruno 
vi era dipinto Tritone, e Cimodoce Ninfa, a cavallo ad ;d uni inoltri 
marini, con burcine in mano , ed il motto dicevi : Qjtfcumque per 
undas 5 il fecondo Eolo Re de Venti , fopra un Monte , con lo Uettro 
nella man delira , e nell i fini-Ira una cirtella con quelle parole •. Felix 
cjuocumcjite vocaris : il terzo alquanti Dei macini , carichi di diverii 
frutti d. mare , come fé a Cefare li portiliiro in dono 5 elTendo tifi a 
Cavallo adiveriì moftri marini , e il motto era : Qviniam t:nct omnia 

Cafar 



1 6 Vita di Gio: Marliano , 

Cafar: II quarto , molte Ninfe marine inghirlandate di nicchie di Con- 
chiglie , Coralli , ed altre limili colè , portando Caneftre in mano pie- 
ne di Perle , Coralli » ed altre gemmei orientali col motto: bubmijjus 
adorai Oceanus : Il quinto le tre Sirene, con iftrumenti in mano di fo- 
nare, e/Tendo elle dal mezzo in su figurate bellilfime donzelle , cql mot- 
to: Unus tris nobis cantandus femper in orbe: Il fefto alquanti navigli, 
che ficuramente navigavano , ed in un lido Uomini, che follazzavano, 
e che ftavano oziofi , con alcuni Delfini * che nel mare flherzavano » 
col motto ; Nobis httc otta Cafar i Aveva il fettimo V Iftro , il Nilo , e 
l'Indo , tre fiumi celebratiffimi djgli Iftorici , e da' Poeti , con alcu» 
ne corone fpezzate , i nomi de' quali erano fcritti nell' urne , ed a lato 
al primo un Cavallo marino ,al fecondo un Coccodrillo , ed al terzo 
alcuni fanciulli, col motto ; Operumfimulacra fuor uni: L'ottavo , Ci- 
modoce in mare , con reti da pefcare , dove entravano molti pefci, ed 
il motto diceva : Omnia funt mtritis regna minora tuis : 11 nono, un 
Aquila fopra un Mondo, e quefte parole: Partiri non potts orbem » 
folus habere potes: Il decimo,il Tempio dell' onore pieno di fpoglie ac- 
quiftate , e diceva il motto : Primus Idumai cmget tua lumina palmiti 
e finalmente l'undecimo quadro conteneva molti Altari fparfi in diver- 
fi luoghi del mondo, con quello motto: (±uas cumque vidtrit Occafus , 
ér Or: us. 

Gli undici quadri dell' altro fianco dell' Edificio contenevano , il 
primo la Gelefte Capra tutta (Iellata col motto : Nunc omnia jura te- 
ìiibis : Il fecondo l'Ariete , in color rollo , ed oro , con alquante pe- 
core , che in un ameno prato di fiori pafcevano , col motto : £» 
tollus meritò largitur hovorem : l'I terzo un Aquila, che con un de' 
piedi gittava fulmini , el motto era : Antefuerit , quim fiamma mi- 
cet : Il quarto la Nave d'Argo , tutta {Iellata , col motto : En altere 
qua vehat Argo , dtleBos Heroas : Il quinto due capricciofe Colonne, 
l'una di nube , l'altra di fuoco , le quali erano figurate per i due Ca- 
pitani di Garlo V. , cioè quella di nube per lo Principe Dona , come 
marittimo, ed il Marchefe del Vailo , come terreftre, per la colonna 
di fuoco , ed il motto diceva : Qua terra , quoque parerti marin : Il 
fello una pugna di un Aquila con un Dragone , dinotante la guerra di 
Cefare con Barbarono , e'1 motto : Vicijìi , & viBum jam cerni s ten~ 
dere palmas : Nel lettimo vi erano i libri Luterani , che abbruggiava- 
no , con quarto detto : Abolere nefandi cun&a viri monumenta jub t : 
L'ottavo un Coccodrillo , con alquanti degli Alberi d'India , che {em- 
pie crefeono , con quefte parole : Nullas recipit tua gloria metas : Nel 
nono le tre Parche , che elicendo da alcune nuvole, portavano una 
cartella con quello fcrilto : Imperium fine fine dedi : Il decimo alcuni 
diademi avvolti con Afpidi , ed un cotal motto: Quantas vbflent en 
afpice viresj, e l'undecime» ed ultimo, conteneva molti Capitani 

trion- 



Scultore ] ed Architetto ; 1 7 

trionfanti , che aveano quello motto : Moliuntur fumnta triumphe: 2 
Entrandoli poi per le porte principali dell' Arco , fi trovava come 
una loggia , all'ai lunga , e capace , con la fua volta di fopra , divifa 
egualmente in due parti , in ciascheduna delle quali , oltre alli molti 
fregi, e compartimenti , con bizzarriflìmi grottefehi divarj, e va- 
ghi colori ornati , e dipinti , con la guida dell' Eccellente Andrea da 
Salerno , vi erano dieci quadri , di non molta grandezza , per opni pir- 
te , ove vi erano dipinte con buon giudizio , e maeflra intelligenza , 
le feguenti bellilfime invenzioni : Vedevafi dunque nel primo quadro 
una Vittoria con due corone in mano , delle quali coronava due figu- 
re , che la mettevano in mezzo , l'una era l'onore armato all' antica , 
inghirlandato di lauro , con i rami di palma in mano , e l'altra figura, 
era Carlo V. con lo feettro , e la palla nelle mani , con quefto motto: 
Ex uno tecum utero : Nel fecondo era l'immagine dell' Immortalità , 
fopra un cumulo d'arme , e di libri aperti , avendo in mano una lau- 
rea , fedendole a piedi il tempo, col motto: Nullum docent fentire 
laborem : Nel terzo molte corone con parole , che dicevano ; Spargati' 
tur in omnes in te mixta fluant : Nel quarto alquanti Cameli carichi 
di fafei di lauro , di palme, e di corone , col motto : Pars quota trium- 
fhi: Nel quinto , la Face inghirlandata di olivo , con una cornucopia 
in mano, effendovi alcune Ninfe , che andavano cogliendo fiori , in, 
un verde , ed ameno praticello , dove erano quelle parole j Pace par-i 
tajam terra marìque ; Nel fello l'Allegrezza inghirlandata di fiori , 
con molte ninfe incorno , che giubilando fonavano vari (Iromenti , col 
motto: Felici latentur omnia fedo : Nel fettimo la Clemenza , cir- 
condata da molti Capitani , che chinati a terra , con l'armi a piedi, 
parevano domandar perdono, ed era il motto ; Nulla ejì viBoria ma" 
jor : Neil' ottavo l'Umanità , in compagnia di Cefare , che riceveva 
il Re di Tunilì , cacciato dal Regno , con i fuoi Mori attorno, e'1 mot* 
co : Tibi tiolira falus b ne ereditar uni : Nel nono la Liberalità , che 
con una mano aveva prefo da alcuni vafi una brancata di monete d'oro, 
e con l'a!tra fi levava dal collo una collana , ed ogni cofa donava ad 
alcuni foldnti , ed il motto era : Nulla tneis fine te quaretur gloriti 
rebus ; E nel decimo la Gloria con un trofeo in una mano , e nell'al- 
tra una palma , circondata di più trofei , con tal motto : Hoc iter ad. 
fuperos . Gli altri dieci quadri avevano , il primo Qmnto F.-bio Maf- 
fimo , con un tefehio di Donna a piedi , con due ab , e due ferp-.nti 
ne' capelli , che dinotavano la prudenza di Fabio , ed il motto era:. 
Mundi nova gloria Cafar : lì fecondo Zeleucro Locrefe , che per man- 
tener la gmfì.zia fi lafciò cavare un occhio a se , ed un altro al figliuolo 
per non acciecarlo di entrambi , col motto : En qua: divifa beatos ef- 
ficiunt coilecla tenes : Il terzo Clelia nobile Donzella Romana , con 
animo forte , e conggiofo pafla con le compagne il Tevere , fuggen- 
TOMO II. C ciò 



i S Vita di Gio: Merliano , 

do dal campo nemico,fa ritorno a Roma, col motto : Fortitudini omnia 
eret Cafar : Il quarto Catone Uticenfe , con un vafo d'oro fotto de' 

piedi, dinotante la temperanza , e'I motto: 

Il quinto li Città di Sigunto , che fi abbrugiava , con le fue più care 
cofe , per mantener la fede a' Romani contro Annibale ; alludendo al 
zelo di Cefare , che per la fede Criftiana non aveva [limato niun pe- 
ricola » f qui min;3 il motto ) . II fello il vafo di Pan- 
dora ) Cai forulo rotto , che dimostrava eflerfene ufcita li fpe- 
f _ ranza , co! motto : AP.ris aquabit hmores : II fettimo Bufa D-mna 
fina deferir. Canufina , ricchillìma , e liberalillìma , della quale iì legge in T. Li- 
ta da Tico vio , ed in Valerio Mollimi , che foftenne a fue fpefe in Canufio diece 
Livio, e da mila faldati Romani , avanzati nella gran retta di Canne , e però era 
Valerio dipinta con molti Soldati ignudi , ed afflitti intorno , a' quali ella do- 
M imo. nava velìimenti , danaro , ed altre cofe , ed il motto eia quella fola 
parola: Cafareo: L'ottavo era quando Giulio Cefare entrò nel Tem- 
pio d'Ercole, ove vedendovi la ftatua di Akfandro Magno , pianfe , 
confiuerando i gran f. tti di quello , col motto : Quid fi nofìra Cafaris 
fiBa ? 11 nono era il nominato Aleftndro , che tenendo una celata , o fia 
un Elmo pieno d'acqua in mano JtT3 refentataii da un Soldato,la guarda- 
va fenza però bere , tuttoché tormentato dalla fete , ed il fuo motto 
diceva: Hoc quoque me: fuperis Africa teftit erit : Finalmente il de- 
cimo era quando Cefare pafsò da Brindifi a Durazzo , non paventando 
il mare tempelìofo , ed il fuo motto era : Et tranfiredabunt , é 4 vin- 
cere fata . 

Or avendo già decritto queft' Arco così magnifico , palla remo a 
far parola de' due gran Coloflì eretti su due gran bah" incontro al Seg- 
gio di Capuana , quali rapprefentavano uno Giove che era fattura di 
Gio: da Nola , e l'ai tro Minerva , opera di Girolamo Santacroce . Il 
Giove era figurato ignudo dal mezzo in su , con la fu a Aquila a piedi , 
aveva nella finiftra mano lo feettro , e nella delira i fuoi fulmini , co- 
me votene porgerli a Cefare , con quello verfo : Sat mìhi ut Caluma 
polì hac tua fulmina fttnt : Minerva era con la celata coronata d'olivo, 
con l'afta nella man delira , avea nel petto lo feudo col tef.hio di Me- 
dufa tenendo con la mano finidra un libro, ove quelle parole erano 
dritte : Seu pacem > feu bella geras . 

Egli non è mio aiTunto deferivere qui il cammino , e le ceri- 
monie , che fece l'imperadore in quella Solenne entrata , nella Città 
di Napoli , ma folamentc dtferivere l'apparato fatto così da' Nobili , 
come dal Popolo , per teflifìcare al (uo Principe la gioJ3 , e l'allegrezza 
per la fui venuti , e l'amore , e la fedeltà «li ferbavano; laonde ac- 
cennando diremo folo , che dal Sedile di Capuana, fi portò Ce- 
fare al Duomo, ove con le folice cerimonie giurò fui Te igitur &c, l'of- 
.iervanza di Lutti i privilegi delJjiCjttà» concedendogliene ancora al- 
tri 



Scultore, ed Architetto! 19 

tri chiefti da lei ; Indi con lo fparo delle Artiglierie ,. e fuon di 
Trombe , e Tamburri , arrivò a S: Lorenzo , cavalcando fotto il Bal- 
dacchino , quale era portato a vicenda da quei Nobili di quel Seggio 
ove egli arrivava ; E perchè in quella Chiefa vie il Reggimento del 
Governo della Città , così de' Nobili , che del Fopolo , Vi erano su la 
piazza della fuddttta due StatMe fopra belìi ffime bafi , l'una rappre- 
fentante la Vittoria alata, e coronata di lauro , che aveva nella man 
fìniftra una corona di quercia , e nella delira una palma , che parea 
voIefTe porgere a O.fare , col motto nella bafe : Spondeo digna tuìs 
ingentibus omnia ceptis . L'altra fi a tua era in vefle povera , che ti- 
morofa parca voltarli a Celare per afilo , e quella era figurata per l'Ita- 
lia , e'1 Tuo motto diceva : Te Duce timor cmtiis ale/i : Nel Seggio di 
Montagna vi trovò l'Imperadore due altre ftatue , l'una delle quali era 
Atlante , che con gli omeri folleneva il Cielo , fcrittovi : Majora ttta- 
ru». pondera laudum , e l'altra era Ercole , coronato dalle fronde di 
pioppo, cerne da Virgilio vien deferitto , il quale aveva le colonne 
in fp-'lla , ed a pie quello motto : Extra anni foli fque via f . Nel Seg- 
gio di Nn'o erano medefimamente due altre ftatue , Marte , e la Fa- 
ma ; quello con belhilìma attitudine fpogliato delle fue armi , fattone 
wn mucchio Apra lo feudo le prefentava a Carlo con quello motto ; 
Man h&c , ni redeas fpoliis Orienti t onujìus , e quella con Tale, tutta 
piena di occhi , di bocche , e di lingue , pareva tenendo un corno in 
mano , volerfi chiuder la bocca , dicendo il fuo motto : Ni! ultra, qua 
iam prngr'diatur bnbtt. 

Da Nido s'inc. minino l'Imperadore verfoS. Agoflino , Chitfa del 
Reggimento popolare , ove vidde efArvi eretto fopra della Aia baie la 
(tatua della Fede , veltita di bian<-he fpoglie , nelle quali teneva afeofa 
la man fini lira , additando con la delira a Cefare efler quel luogo il fuo 
proprio albtrgo , pei la fedeltà de! fuo Popolo , lo che chiarivano que- 
lle paiole feri tre nella fua bafe : H)c mih certa domus tuta tiìc mi hi 
Huminis Ara . Arr.vato poi Cario V. alla Se-Ilaria , piazza particolare 
del Fopolo , vidde , dove ora e la fontana beiliilìma di Ciò: da Nola, 
un Monte al tifiamo , fui quale erano molte gran ftatue portando gran, 
m. ili addeflo , e inoltravano di fai ire su l'erta di quel gran mont-r ; e 
quelli erari figurati per quei fuperbi Giganti , defcritti dagli antichi fa- 
voleggiatori , che pof. r i'un l'opra l'altro li monti Pelia, Olla, ed O im- 
po , per far guerra al Cielo , onde ne venner fulminati da Giove, toc- 
che vollero imitare quei della piazza del Popolo.,dnpoichè mentre l'im- ^ ac j,; n «3 
peradnre flava attentamente guardando la bellezza di que'gran Coloiìì Maravi- 
fcolpiti , ecco comparire un Aquila a volo , che vibrando alcuni raggi glìoùap- 
di fuoco figurati per fulmini , accefe un gran fiacco artificiato cosi ben plaudita da 
nafcoflo in quel monte , e ne' pran fallì di quelli , che rovinarono con . ■*' ° . • 
1 gran moliti addollo , con dilettevole Spettacolo di Celare , cne 1 ap- f ucco Arti . 

C 2 plaudì, ficiale. 



2 o Vita di Gio: Mediano , 

plaudì , e di quanti Io videro ; nel gran monte leggevafi quello motto? 
Sic per te fuperis gens inimica ruat . 

AI Seggio di Portanova vi era la rtatua di Giano , cke appoggiatoi 
ad un baftone con la man delira , flando con ben intefa attitudine, ad- 
ditava a Cefare il Tempio , che gli era a Iato , e con la man finiftra 
gli ne presentava le chiavi , dicendo il motto: Inmanibus utrumque 
tuis: Eravi dall' altro canto il Furore incatenato , Copra un cumulo 
d armi , ed in fembianza orribile , avea a pie quello motto : Cui tan- 
ta homini fermila Foteflas ? Così a Seggio di Porto v'erano due altre 
ftatue , una di Portunno Dio Marino , che aveva in una mano un an- 
cora , e nell'altra una bella Conca Marina , col motto a pie ; Hufquatn 
«biero , & tutum femper te littore fifiam ; l'altra era la Fortuna , eoa 
l'ale tagliate , la quale non pofava, come folito dipingerli , su la palla, 
o su la ruota , ma su la bafe , avendo in mano la ruota , circondata da 
un ferpente , in atto di porgerla all' Imperadore , ed il motto diceva: 
Nec fatis hoc Fortuna putat . 

Finalmente pervenuto Carlo V.nella piazza dell'Incoronata, a villa 
del Cartel nuovo , gli fo d a quello , e da tutti gli altri Cartelli di S.Er- 
mo , e deli' Vuovo , da! Torrione del Carmine , e da ogni fortezza , 
come dalle Galee , ed altre Navi, fatto un abondante fcarica di Arti- 
glierie , infegno d'allegrezza ; col ribombo di bellici ftromentij Quin- 
di fatta la cerimonia darCaftellano D. Ferrando Alarcone Marchete del- 
la Valle di preferirgli le chiavi , entro nel Cartello , feguito da tutto 
1' accompaon amento f cne j a ' no ^ r ; i(t or j c j v i sne appien deferitto , no- 
tando noi qui folamente per fine di quefta^fefta gli epigrammi , che /la- 
vano fu la p 0rta j e j mentovato Cartello , 'in due tavole dipinte a colot 
di Porfido . 

Ad Car. Imp. viBa Africa, 
fygem Afia, Europa fi pelli s viBtr , & Uro. 

Africa fi terra , fi tibi vi&a mari ejì , 
ìndia , qua non tota priùs , fi previa C&far 
J am tibi , cur ijìam fpernis ? ó» i/la tua eli. 



Quanz Cafar vix mille rates , vix mille cobortes , 

Quam vix tot luftris , tot domuere Duces: 
'Ad te intra menfem Liby<e terragne marique , 

Vi ila , Afa quamvis fé tuerstur ope . 
Axis uterque t/tus , tuus eli Occafus , <£» Ortus. 

Sic tuus hoc cupiunt , aquora , terra cupit : 
Sol cupit exoriens , ne pojì hac Utiùs Qrbem 

Cura moritur , quàm eem najcitur irradia, 

Qtmndo iibtiit . 



Avca 



Scultore, ed Architetto.^ 21 

AVea alcuni anni innanzi lavorato Giovanni la fiatua della B. Ver- 
gine tutta tonda , col Bambino in braccio , a que'della famiglia Gual- 
tiera , i quali l'aveano lituato nella loro Gappella , eretta nella Chiefa opere a S.' 
di S. Maria delle Grazie , de' PP. Eremitani detti di S. Girolamo, o del Maria delle 
B- Pietro da Pifa , preflb le mura della Città . Or confiderando quella Grazie fo- 
fcultura due Cittadini nobili , ed onorati , vennero a ragionamento del P r * ■^f* 
valore di Gio: , e di Girolamo Santacroce ; il quale a cagion della fta- 
tua di S.Gio:, fatta al Marchefe di Vice , per la fin Gappella in S.Gio: 
Gnbonara , e per altre opere eccellentemente condotte , ed ultimamen- 
te per le fìat uè e gran Goloffi lavorati in occafion delle dtfcritte fede , 
era venuto in grandiffima fìima , e riputazione ; Ed accadde , che fic- 
come virtuofa gara erafi accefa tra quelli infigni Artefici, così parimen- 
te forgefle virtuofa difputa fra quelli Amici , a qual de' due il prima 
luogo fuiTe dovuto . Per far dunque novella pruova della Virtù di 
quefti Maeftri , determinarono di ergere due Gappelle nell' anzidetta 
Chjefa , e farvi lavorare due tavole di baffo rilievo , con copiofe figu- 
re , una per ciafcheduao da' fuddetti Scultori ; ed in tal modo vedere 
quale di elfi fuiTe per riportare il primo vanto j laonde in efecuzione dì 
quanto fra di loro avean determinato , il Gentiluomo delia famiglia 
Senefcalla , oggi iftinta , commife al Santa Croce la floria di S. Tom- 
mafo Appoftolo, che pone il dito nella piaga del Redentore , in prefenza 
degli altri Appofloli , la quale fu da Girolamo egregiamente condotta a 
perfezione. E l'altro Gentiluomo della cafa Giuftiiiiani , commife a _ . ,. 
Giovanni il depofito del Signore , con le Marie , la B. Vergine, S.Gio- Marmi bei- 
vanni , Giufeppe , e Nicodemo , con altri affilienti al dolorofo Millero. liflìme, del 
Or qui sì , che la gara fece l'ultime pruove dell' arte . Scolpì dunque Merliatio, e 
Gio: quella marmorea « e bianca tavola con figure dj più che mezzo ri- ~, eJ Saota_* 

C l'OCC ili J ' 

lievo , ed avendo efprefTo il Cri Ho morto in atto dolorofo , e divoto ^ jvl.-irl.i'tleiiè 
efprelìe la Vergine Madre doiorolìlììma,e le Marie piangenti,con sì viva Grazie fac- 
efpreffione , che nulla può farfi di meglio ; efprimendo ne' Santi Ami- tea concor^ 
ci Giufeppe , e Nicodemo pietà, e divozione nel dolorofo Uffizio di lép- "-""za. 
pellire il Signore , nel mentre che S. Giovanni fi sforza di confolare la 
Vergine femiviva . In fomma non v'è in quella fattura cola che non 
defti compaffione, ne compalfione, che non facci maraviglia; vedendoli 
efpreffa in quel marmo la tenerezza , e'1 dolore , cofa che partorì al- 
lora , e partorirà fempre un divoto ilupore ne 5 riguardanti ; ed ambi- 
due quitti Arttfiji ebbero , ed averanno laudi immortali per così beli' 
opere , fenza decidere a qual de' due fi debba il primato . 

Governava in quello tempo il reame di Napoli per lo Imperador 
Carlo V. IX Pietro di Toledo., Marchef« di Villafranca , Signore di 
gran valore , e configlio , il quale avea molte imprefe condotte a gio* 
riofo fine ; ma quella ond' egli riportò non volgar lode fi fu di efière 
accorfo in tempo , ed «v«r iubito llacciato Anadeuo Barbarella co' 

fuoi 



2 2 Vita di Ciò: Marliano > 

fuoi feguaci , i quali temerariamente sbarcati a Pozzuolo aveàfìo asfal- 
tato que' luoghi ad onta del fuo valore , e della (uà dignità . Quello 
Signore adunque volendo di so lafciare una perpetua memoria nell» 
Città di Napoli , rifolvè di fabbricare una Chiefa , con uno Spedale 
per la nazione Spagnuola i giacché quello fituato preflb la Chiefa dì 
La Chiefa &■ Vincenzo riufciva troppo angufto al numero degl' infermi ; che per- 
di S.Vincen ciò avendo piena notizia , ed efperienza del fapere di Gio: da Nola pet 
xo fu data le belliffime invenzioni » e ftatue fatte nella p^mpofa entrata dell' 
P. 01 alla " a " Imperadore , diede a lui la cura di condur quella fabbrica , dopo aver 
zione e ^ ve ^ u to , ed approvato i difegni , e'1 modello , col parere ancora degl' 
che vi erede intendenti di Architettura. Stabilito adunque il tutto , e fatto il fon- 
quella, che do di annui ducati 6300. per la fpefa , fopra il foldo degli Offiiali Na- 
oggi fi vede zionali , ed Italiani, oltre alla pia liberalità del Toledo, fi diede 
K ; v> l0: principio alla fabbrica , ed eflendofi ottenuto Breve da Paolo Terzo » 
e licenza dall' Imperadore , vi fu buttata la prima pietra a gli n. G,u- 
Erezioi gno , dell' anno 1 f 40. dall' Arcivefcovo di Capua D. Tommafo Ca- 
delia Chie. racciolo , il quale era in quel tempo Cappeìlan Maggiore . Indi alfi- 
fadiS.Gia. ftendovi i Deputati , e Governadori , creati per dirigete così allora la 
comò de'^ fabbrica , come poi la Chiefa , ed aflìftendovi fpefTe volte lo fteflb Vi* 
^pagnuoli. Cer ^ j n p er (~ ona f fu alla perfine compiuta nel 15-48., come fi ha dagl" 
Linimenti rogati per varj contratti, che dovettero farfi per la fuddttta 
fabbrica ; E fu la Chiefa dedicata a S. Giacomo Appoftolo , e confegra- 
ta con molta Solennità nel 1 f49- , a gran contento della nazione Spa- 
gnuola , de 5 Napoletani , e di tutti quei che )a videro ; efieado una 
delle meglio incefe , e più magnifiche Chiefe che facciano ornamento 
alla noftra Città ; avendola architettata Gio; con le ottime regole de* 
Greci , e Romani antichi maefiri , e bandite all' intutto le fecchezze 
della Gotica Architettura, per la qual cofa moltissime laudi da ogni ce- 
to di perfone gli furon date . Il Viceré D. Pietro oltre modo foddisfatto» 
così della di lui perizia , come de' buoni coftumi , e civili maniere , 
che lo adornavano , prefe ad amarlo , td accarezzarlo , e (peflb con- 
futava fece gli abbonimenti della Città ; Laonde Giovanni , che pen- 
fitri avea nobili , e g nerofi di amplificare , ed ornare le ftrade , gl'in- 
finuò di formar quella firada , che o°?i da quel Signore , Toledo voi- 
ddla iìiadj garmente viene appellata , e cne dalla Porta Reale mena diritto al Real 
Tol tdo. Palagio . Amico il Viceré di gloria , fi attenne al faggio configlio , e fi 
applico daddovero a quella opera , da cui m renduto immortale il fuo 
nome . Furono adunque abbattuti vari edifìci , per fare diritta al pof- 
fibile , ed ampia la ilrada , ed aitri fontuofi per tutta la bella lunghez- 
za da' due lati furono eretti , che meritar fecero ugualmente al Viceré, 
ed a Gio: da Nola infiniti ppplaufi , e benedizioni . E benché da princi- 
pio altamente alcuni Cittadini fi lagnaifero , vedendo diroccare le loro 
antiche abitazioni ; ad ogni modo fi accorfero in brieve tempo , che col 

pub- 



Scultore, ed Architetto." lj 

pubblico Comodo ricevea àncora il loro privato utile un notabile ac- 
cref'imento , dapoichè al doppio fi appigionarono le cale fopra si bella, 
e fpaziofa firada ; Oltre che Gio: G adoperò in modo , che dal Pubbli» 
co fieflb fu/Ter colloro in gran parte compenf ti del danno . 

Fece ancora Giovanni nella punta del Molo ima bellissima fonta- Fontirìti» 
na , ove quattro ftatue ei f<ice , ch^ i quattro maggiori fiumi del mon- concitatile 
do rapprefmtavano ; ma invaphitofene poi il Viceré D. Pietro Antonio o«»fflme » 
d'Aragona , le tolfe via , come ancora 13 bella ftatua della Venere già- te j ette • 
cente fatta dal medefimo Gio: per un altra lontana fu l'angolo della del molo, 
controfearpa del Cartel nuovo , e con altre intigni fiatile mandolle in 
ifpagna per fervis di ornamento a' fuoi Giardini ; e così Napoli rimafe 
priva d'opere, che nel veropoteino flare a petto di quelle de'più famo- 
fi Artefici , e he dopo gli antichi Greci aveflero operato fcalpeilo. Si fer- 
ba ancora in Napoli memoria delle quattro ftatue del molo , che fono 
anche pallate in proverbio , per motteggiar coloro che in qualche poli- 
tura fi fermano al numero di quattro . 

Ma una delle più belle fabbriche a mio credere , che Gio: facefle, Fabbricai 
fu quella de' Reggi Tribunali » perciocché volendo il nominato Viceré J?' Regg; 
D. Pietro unire in un luogo medefimo , per comodo de' litiganti , de- " j""* * 
gli Avocati , e de' Miniftri tutte le Curie , che prima eran divife , fé- difpofta 'da 
ce con penfiero veramente magnanimo , e prudente , gittare a terra Gio:daNo-: 
parte del Cartello di Capuana , e fabbricarvi giuda il difegno fattone la. 
da Gio: , que' comodi, che ora con ammirazione di tutti fi veggono. 
Imperciocché il Sacro Gonfiglio di S. Chiara , la Reggia Camera della 
Summaria , la Gran Corte della Vicaria, ed altri minori Tribunali , 
vi hanno ciafeuno diftinti Saloni , capaci così de' Curiali fubalterni , 
come di una gran folla di Avvocati , Procuratori , e Clienti , ed altre 
ftanze, dove i Configliene Prefidenti, i Giudici feggono ad afcoltar le di- 
cerie degli Avvocati , ed a render giufiizia ; le quali ftanze fi chiaman 
ruote , perché i Reggj Miniftri ivi feggono in giro. 

Intanto che quelle cofe fi facevano , lavorò Giovanni la Statua 
del S. Pietro p.r lo Marchefe di Vico Cola Antonio Caracciolo, col 
quale nell'anno 1 J47. fecero accordo per altre Statue Giovanni Dome- 
nico d'Auria , ed Annibale Caccavelle come apparifee dallo Sgomen- 
to rogato per mano del Notar Cirio di Mari j come ancora fece accor- 
do il Marchefe con Pietro della Piata Scultore Spagnuolo , che aveva 
fatto la Tavola dell'Altare , acciocché gli altri ornamenti, e ftatua re- 
calle a compimento , dappoiché alcuni anni innanzi era morto Giro- 
lamo Santacroce , che l'opera della fuddetta Cappella circolare , in S. Cappella 

Gio: Carbonara , tutta ili lavorati marmi aveva prtfo a compire . Ma^ e ,. a ', c . f ! e " 

1 1 • r r 1 1 11 ■• . k di Vico 

troppo lunga , e malagevole imprela lartbbe quella di tutte partita—,, $_ qj . 

mente narrare le opere , che fece Giovanni nel lungo corfo della lua Carbonara. 
Vita ; per la qual cofa alcune tacendens > che in privati luoghi fi tro- 
vano, 



24 Vita di Gio: Marliano, 

ìpano , baderà di accennare quelle , che sudi alcuni Altarettì della 
Regal Chiefa della SS. Nunziata fi veggono di fua mano , tra le quali 
«leefi il primo luogo a quella che fu l'ultima , cioè al S. Girolamo , la- 
vorato con tutto lo ftudio , ed intelligenza dell' arte • Ed egual laude 
convieni! alla tavola di ballo rilievo con la B. Vergine delle Grazie , ej 
con l'anime del Purgatorio , cha (la nella Ghiefa di S. Agnello Abate , 
nella Cappella della Fam;glia Rapuana già fpenta , come amhe neWft' 
fteffa Chiefa il Sepolcro di Paolo Giovanni Puderico preffo il maggio* 
Aitare ; Così dire-m di vantappjo , che nella Ghiefa di S. Pietro ad Ara 
vi è la tavola di baffo rilievo limile alla fopra narrata di S. Agnello , e 
vi è ancora la Statua del S. Michtle Arcangelo . Nella Chiefa già da noi 
mentovata di S. Maria delle Grazie , vedefi a deftr3 nell' entiare la 
Porta maggiore , la Sepoltura di uno della famiglia Puderica , ove fo- 
no due belle Virtù piangenti , che non ponno farfi migliori da chi cha 
fia i tìntole fi riguarda la efpreffione , quanto la tenerezza , talché più 
tolto morbide carni , che marmi fcolpiti fembrano a' riguardanti . Pa« 
rimentc affai morbida è la Statua di S. Dorotea , che i Canonici di S. 
Agnello fecero da lui fcolpire , per effer grati alla memoria di Dorotea 
Malatefta , la (male morendo nel i f 34. lafciò molte monete d'oro alla 
loro Chiefa : E narrafi , che diffidandoli ella de' fuoi parenti , e volen- 
do beffarfi della loro avidità , inviò a" Canonici alcune caffè , quafi fof. 
fero piene di Lino filato , e che un di qutftì curiofo di vedere ciò cha 
entro vi era,poichè tanto pefava , trovò che vi era involta molta quan- 
tità di monete di oro : Perciò lieti i Religiofi determinarono di dedica- 
re , come fecero , una Cappella a S. Dorotea , con Statua di marmo , 
in memoria del di lei nome; fcrivendovi ; Memeres benefica . 

Ma qual condegna laude daraffi mai alla celebre Sepoltura del no- 
minato Viceré D. Pietro ? Aveva quefto Signore , ricordevole della ca- 
ducità della Vita , ordinato a Gio: che gli faaff. una magnifica Tom- 
Si poltrirà ^ a * L'ideò qnefti tutta ifolata , difegnsndovi all'intorno i più egregi 
tììD. pieno fatti del Viceré in baffo rilievo , che veramente furon (colpiti con iftu- 
ci Toleuo. dio , e diligenza inficila , veggendovifi dpreffe a maraviglia varie 
battaglie fuccedute fotto il di lui comando , ed altre azioni eroiche del- 
io fteffo Signore ; Qnefti vedefi inginocchione ritratto al vivo , e gra«r- 
de quanto il naturale , con la fua moglie allato umilmente naturai, fil- 
ma , ed inginocchione fopra guanciali , ed hann • innanti Tingi noi chia- 
tojo ; ma le belle Statue che mer tano maggior laude , fon quelle fitua<| 
te ne' quattro cantoni di quefta Sepoltura , le quali rapprefentano la 
Caiiità , la purità , e 1' Umiltà , e la Prudenza . Elle fono in piedi fo- 
pra i loro piedeftalli , tutte e quattro in atto phngentT , con sì viva 
efpreffione , che il loro finto rifveglia ne' riguardanti un vero dolore . 
Vi fi ammira ancora una perfezione inimitabile di difegno, e una mor- 
bidezza così paftofa , ed una tale rotondità , che non fembrano già di 
marmo, ma carnagione viva » e vera ( e maffimamente ne 'piedi , e 



Scultore , ed Architetto. 2 s 

nelle mani , che non così di facile fi riducono a tal fegno di perfezione 
in pittura , come in fcoltura . 

E qui non pofib a meno di non maravigliarmi alquanto del Vafa- 
ri , dapoichè lodando egli Girolamo Santacroce , e meritamente , per 
buono, ed egregio Scultore, dice poi di quella fepoltura : che ella è 
condotta con malta pratica , ma non con troppo buon tlifegno . La do- 
ve da tutti gli altri virtuofiUìmi profelfori del difegno ella è Hata cele- 
brata per ammirabile in tutto , ma fpecialmente nel difegno ; per la 
qual cofa chiaramente fi feorge il livore , che il Vafari confervò verfo 
Giovanni da Nola , per aver quelli tenuto le parti di Gic: Filippo Cri- 
fcuolo da lui fprezzato , ed aver difefocosì il morto Andrea da Saler-9'° :fu d '" 
no , come alcun altro pittor vivente , contro la tanto pretefa , e con jj" °^ c ^.j 
gelofa cura odentata autorità di tifo Vafari . E quindi ancora fi feorge, Napolitani, 
qual f: fufle la cagione , per la quale egli di Gìo: da Nola parlarle nel 
fuo famofo libro , e degli altri menzione alcuna non factlTe , qu fi che 
indegni fuffero di eflere mentovati . Appunto p'rchè 1' opere di Gio- 
vanni gli aveano ormai acquiftato grido immortale ei volle farne 
menzione a folo oggetto di memorar quello nome , facendolo apparire 
difettofo nel difegno , eh' è la parte principale delle noftre Arti ; anzi 
il vivo fonte onde forgono tutte 1" altre quJità , che fon richiede alla 
noflra profeffione . Ma viva la verità che fé ben tarda pur giunge alla 
fine a dar le dovute laudi alla virtù. 

Quella fepoltura del Viceré D. Pietro di Toledo , vedefi nel coro 
della già fcritta Chiefa di S. Giacomo degli Spagnuoli ; perciocché ef- 
fendo D. Pietro morto a Firenze nel iff?. nel paflar ch'ei faceva 
all'Imprefa di Siena, fecondo il comandamento dell' Imperador Car- 
lo V. , fu il fuo Cadavere per ordine di D. Garzia fuo figliuolo trafpor- 
tato in Napoli , e collocato nel mentovato fepolcro , lenza mandarlo 
più in Ifpagna , com'era fiata la intenzion del Padre , e così rimafe in 
Napoli la fepoltura lavorata da Giovanni da Nola. 

Se fu bella la Tomba del Toledo , belliffima , e di eterna laude Sepoltura 
degna fu quella del fanciullo Andrea Bonifacio , fituata vicino la Sa- bell Ì liì i Tiadì 
greftia di S.Severino . Opera certamente , che può Ilare appetto di qual- f^ 11 ' pen " 
fi voglia degli antichi maeflri ; intorno alla quale prefe un grandlffimo "Abbaglio 
abbaglio lo Engenio , fcrivendo , effere di Pietro della Prata , o Piata : dell' Enge- 
dapoichè , oltre il teflimonio di Gio: Angelo Crife uolo , che qual con- nIo > e dì al ~ 
temporaneo di Giovanni ne ferine le veraci notizie , la intelligenza 5" Scrittor j 
ftefTa de' Profeffon balla a ravvifare nelle due (epolture , che fono in SepoTcura 
quello fito la diverfità dello Olile , e quanto quella, che falf .mente vien la quale è 
defentta per opera di Giovanni fia difettofa nel difep.no nel componi, i' un difeeV 
mento , e fopratutto nella Idea affai balTa , e quanto le fifonomie, e pli P ol ° ^ iGi °: 
andari de'pann. fiano da quelle pur tropo conofeiute del Mexliano.Anzi „L arido 
TOMO IL D e „ii a 



2 6 Vita di Gio: Marliano , 

egli è chiaro eflère di Giovanni di Nola , che fu fcolaro , ma debole 
del noftro egregio Giovanni . Or palliamo alla defcrizione della Tom- 
ba dJ Bonifacio , che per ultimo vanto di cosi chiaro Artefice abbia- 
mo riferbata , e vedremo in effa quanto pofTa far di bello , di capriccio- 
fo , e nobile un ben fondato , ed intelligente Maedro . 
Defcrizione E' fituato il frpolcro fopra due piladretti, in ciafchedun de'quali 

delSepokroè fcolpita di baffo rilievo una figura rapprefentante un puttino , che 
di Andrea c i ens j a fpentn face : da' lati di quelli pi ladri fcendono dui {peroni in 
«QnUdcio. f orma jjj Delfini , le di cui tede poiana fui primo fodo ; e in quedo 
fodo vi è egregiamente fcolpito un baffo rilievo di figure pìccioie, che 
xapprefentano la dolorofa depofizione del corpo del Salvatore , con sì 
Viva , eroica , maeftola , nobile , fevera , e tragica efprelfione , e si 
corrette di difegno , e ben compode infieme , che più tolto ie direde 
dipint. dal divin Polidoro , che frolpite in marmo da do: Meritano . 
Quello fodo ove quello baffo rilievo è (colpito , pofa fopra un piede- 
flallo , che termina- col piano il finimento di elfo , ove la lapide fepol- 
crale col fuo elogio è fcolpita . Nel mezzo de' due pilaftri già detti , in 
un piano fodo è fcolpita la St.tua tondi del S.Appoilolo Andrea . So- 
pra il piano orizontale , che divide quelli fodo dall'Urna , pofano due 
quali arpioni , che appoggianfi fulia fommità de' già detti Delfini , e 
fervono di fodegno a una bellissima Conca , che ricca di bei lavori di 
fogliami, e felloni , fa meda pompa all'edipeo Signore, che in se 
racchiude ; Entro la conca col più bel capriccio , che giammai f. offa 
cader nell'idea di Artefice giudiziofo,li vede giacer di marmo il difonto 
fanciullo: poiché il coverchio ha 1' eccellente Artefice finto , che al- 
cuni putti piangenti lo fodengano a qualche altezza lofpefo , per mo- 
flrare agli Spettatori la cagion del loro pianto , e perciò additano , con 
azioni dolorofe , e volto pieno di lagrime , il morto belliffimo fanciul- 
lo ; ed in vero non pub efpnmerfi con atto più vivo maggior pianto , 
maggior dolore , ne maggior tenerezza di quella , che elfi modrano j 
Maravigliofifsima è la figura dell'eftinto fanciullo , nella idea del cui 
volto diredi efférfi affaticato il JiVin Rafaello , tanto alle di lui fovra- 
umane fifonomie raffomigìialìje tanto egli è tenero non folamente nel 
bel volto , ma nelle morbide chiome , e padofe mani , e ne' piedi , 
e nelle ripiegature delle nobili , e foctili veftimenta . Infomma egli è 
degno dell'Elogio , che a lui già fece Giacomo Sannazaro , che fi legge 
nella Tomba , del tenor fe?uente : 

elogio del jiate putrii f Matrici Amor , & fuprema vohftaì 

S*nna«r ° • £„ && , ?w<e m i ìs u J are f rs vetuit . 

Bujla , E he» , trifiefei n'.tat tlamus , invida quando 
fltort immaturo funere tt rafuit . 



Scultore, ed Architetto. 27 

Aniìredt, Filio dulcìfs. qui vixit an. Vi. 

Menfibus li. Diebus XIX. Hur. IV. 
Rcbertus Bowfacius , ér Lucrala Cicara 

Varentes ob raram indohm . 

Era ormai Giovanni giunto all' ultima fin vecchiezza , quando 
avendo proccnrato con ogni storzo a Gio: Domenico fuo Discepolo fa- 
vorito , i lavori di marmo, che la fontana del Borgo di S. Lucia, detta 
a mare , adornar doveano ; ebbe a lavorarvi di (uà mano que' biffi ri- 
lievi 1 che vi li veggono , fecondo che egli promellb avea j attefochè 
coloro , che per le di lui perfuafioni , ed autorità , 1' opera a quello 
commifero , per tal prometta vi acconfentirono , e per quella che egli 
ancor fece di afiìfttre di perfona al lavoro delle Statue, e deoli altri or- 
namenti , che e mpor doveano la bella fonte . E in vero è cofa mira, 
vigliofa il vedere con quanta diligenza , e perfezion di difegno fian fi» 
niti quei baffi rilievi , che rappr^fentano Tritoni , e Ninfe marine » e 
Nettuno con Anfitrite nel carro , ed una riffa di altri Dei marini , pef 
una N.nfa rapita da un di loro , le quali favole non ponno efTer meglio 
fpiegate da qudunque ottimo fcaljello » Anzi che le due belle Status 
nude , the fervono di pilieri , fon tenute per cofa onravigliofa da 
chiunque le mira , le quali vi è tradizione , che le fcolpilTe fegretamen- 
te lo fteiTo Giovanni,per far che ne acquiftafle il vanto il fuo caro Do- 
menico ; ma che (ìano fut , o pur da lui ritoccate , o che fiano opere 
dell'Auria , egli è certo , che i Virtuofi intendenti ne fanno tal conto, 
quanto fi fartbbono fé fuflero opere del Buonarruoti . Ne quella ten- 
gali per una efagerazione , poiché non v'e foreltiero intendente del di- 
fegno , che quefta Fonte non cerchi di vedere ; ed ultimamente , cioè 
nell'anno 17 14. venendo per veder Napoli Gamillo Rufconi , Scultore 
famofiffimo in Roma , nel veder quelle Statue , con quei perfetti baili 
rilievi , ebbe a dire a Giufeppe Chiari , f imofo difeepoio di Carlo Ma- 
ratta , il quale era venuto in fua compagnia da Roma , elTer queft'ope- 
re degniffìme di (lare in Roma , a fronte anche di quelle del Buonar- 
ruoti . Per ultimo fappiamo , che volendo il nominato D. Pietro Anto- 
nio di Aragona far togliere ancora quelle Statue , e baffi rilievi , come 
cofe perfittilfime, e farvi fcolpire le copie , per compimento della Fon- 
tana , volendo mandarli con altre Statue in Ifpagna , fi follevò in ma- 
niera il Popolo di S. Lucia , che bifognò per acchetarli , che il Viceré 
facefle proirufla di mai più penfarvi , tanta era la (lima che que' Lu- 
ciani facean di quelle fculture ; e quello badi per gloria di Gio: da No- 
la . Mi fi permetta folamente di aggiungere ciò che in ilcrittura ne la» 
feiarono , prima il Notaio Pittore , e pofeia il Cavalier Mafsimo san- 
zioni rinomato Pittore , che ne formò una picciola Vita . 

Da Dm 



28 Vita di Gio:Merliano 

Gio: Agno- Da quefìo Agnolo fi dice , che efiendo figliuolo comincio la /cuoia 

lo CrUcuolo Giovanni da No/a , che poi fu quell' Eccellente Scultore eh' è flato-, do- 
f" "u ai .c' 0l ' ve £ be lo prefato Meffer Marco ne fa grandijjìma Jìima , dicendo , che 
Proiefioii fi f H ^ paragonare a tutti li eccellenti Maejiri di fcoltura ; dove che 
deldil'e°ao,/' r " w ' 7 Giovanni fu imparato a /colpire in Ugno , e poi fatto animojo 
fcolp} in marmo , ed ebbe a fuo tewzpo per concorrente Girolamo San- 
tacroce , che anche fu bravo Scultore , e tanto , che fé d: ce da alcu- 
ni ■> che lui fu piùfamofo ; ma lo prefato Marco dice , che tutti dui 
fono eccellenti , ma è primo mae/fro Giovanni detto i benché veramen- 
te Santacroce mori affai giovane nel 1^5 8- in circa, dove che Giovan- 
ni campò ajjai vecch'o fino ali" anno 81 , e in quejìi anni ptjjari , cioè 
nel princip del <}<).fi è ripofito con Dio di tante belle fat.che ; dove 
che fi vedono le opere f ne a S. Giovanni Alaggi ore , a S. Domenico , a S. 
4 S. Maria la H-va , a S. Chiara , all' Incurabili , a S. Maria delle 
Grazie , a S. Aniello , a S. Lorenzo , alla Nunziata , e a tante altre 
Chieft , che fi e uno f cono per la bontà : Ma a mio parere , &• a parere di 
M Jjer Marco , le più beli' opere di lui fono la fipoltura di D. dietro di 
Toledo a S. Giacomo della nazone Spagnuola t e li fé poteri di S. Severi- 
no , dove la meglio è quella dell'i tutti piangenti , e le Statue con la 
Madonna a Monte Oliveto , e in S. Maria delle Grazie vi fono le più 
belle fc tilt ure , dove lo baffo rilievo delta depofuione d, Croce di N. S. è 
cofa de maraviglia : e de Jfare con le fc uh ure antiche , e quando n:urì 
lafciò una Pietà imperfetta , che fu finita da Domenico fuo D.'jccpolo » 
lo quale da lui , più di tutti fu avaro , e /' aveva agiutato A far l'ope- 
ra per paffarlo avante ; come oggi lavora con molto vanto -, come anco- 
ra lavorano il Caccaviello , e D. Perito Parada , fati juoi difcpoli , e 
anco concorrenti « benché lo Parada ci jìiede affai figL itolo , e poco an- 
che ci Jiiede , perchè Giovanni morì , e fu ammaelìrato da Domenico 
detto . 

Marco da Siena nel difeorfo , che fa a' Proflflbri del difegno , che 
nel primo tomo di quefte Vite, leardi parlando di Agnolo AnieiJo Fiore, 
così del noftro Giovanni foggiungf. Lafciando Gioida Nola privo delfua 
caro maeftro , affai giovanetto , il quale dopo prendendo in grado i confi- 
gli di Andi ea Sabatino ,fce qua' Jiudj in Bjma , che poi Vomo fingo- 
lariffimo neJP arte lo ha renduto, come di lui a fuo luogo , con fua lau- 
de diremo 

Siegue ora lo fcritto accennato del Cavalier Maffimo Stanzionl ,' 



VI- 



Scultore, ed Architetto. 29 
VITA DI GIOVANNI DA NOLA. 

S*l dice , che Giovanni da Nola , di cognome Merliano fia fiato di [ce- Abbaglio 
► polo di Benedetto da Majano , ma effe n do figliuolo-, io dico ancora , grande in_» 
che non v è certezza di tal cofa per il computo d gli anni in che fiori- ^"'o duce- 
rono , ma bensì , che Giovanni fentì la faina de Ili due f amo fi Scultoria' ° z ~ 
Buonarota , e Bandinelli , e andò da loro per vedere , e Jìudiare da lia - lQn j e > 
c/»/ em meglio ; Aw r£? /» {{orna aveva per primo penfiero di fiudia- tempi. 
re lifamoji bojfi rilievi antichi , 5 quelle fiat ne , f /><?_/? ""/imo /wo /r/- 
ma trovate tanto perfette . Ma vedendo l'opere, ed il gran fapere del 
Buonarota , c«rc3 <//' flud.are da lui ', Ma perchè qtte/t' Uomo quanto 
era virtftofo tanto eraforfio * e folitario > non voleva discepoli i dovs 
così vedendo Giovanni ebbe amicizia col Bandinelli , e fi dice , che 
fu l:ò Ja lui J ma a me pare , che ftudiò fopra V opere del Buonarota , 
e più /opra C opere anti he ; conche tornato a Napoli fu Uomo Ecctl- 
lentijfimo n'il' arte ftia quanto ejfi i facendo opere perfettijjìme j dove 
che le j;atue a Monte OLveto , quelle della Madonna delle Grazie a S. 
Aniello , ed al fudetto S. Aniello , e [opra tutto la Sepoltura di D. Pie- 
tro di Tohdo , a S. Giacomo delti Spagnuoli , ajjai perfetta , con lo 
Sepolcro alla Sagri Iti a di S. Severino ? ove ci fono li Putti che piango- 
no , fono tutti dì tanta bontà « e perfezione , che papno opere antiche» 
emende ancora /e fue tavole di Altare molto belle , fi Come è eccellente 
quella in detta Madonna delle Grazie del depofito di Criflo dalla Croce. 
Quefiofiimofo Scultore f ce p; ima J'uoi lavori in legno , eh} feconda 
me j aveva imparato da un Scolaro del fudetto Majano a fare in le- 
gno , e poi fece in Marmo , Come il tutto fi vede ; ejjendo le fue pri- 
me fcoltur e di l-gno quelle dilla Sagri Hi a della Nunziata , a S. Crf pi- 
no e Cri/pi ni ano , e di marmo la Stpvltura di Gin: d' Uria a S. Giaco- 
mo detto . Campò Gio: più di 80. anni in circa , e poi fé ne morì cir- 
ca il 1 yóo., e fiegue la nota de' luoi difcepoli ; Indi in altro luogo fa- 
cendo una nota dells fabbriche erette da Giovanni , cesi di quelle ft 
menzione : fabbriche fatte da Gio: da Nola: A S. Gio: e Paolo , a S. 
Andrea , a S. Giorgio delti Gtnovtfi , coW era prima : A S. Giacomo 
delli Spagnuoli . Il l 'alazzo del Duca della Torre , e quel di Cafole , e 
la Cafa di Bernardino Rjita , ec. 

Fu Giovanni di cognome Mariliano , come appare dall'accenna- 
to finimento di Notar Cirio di Mari i chs oggi fi conferva dal Notajo 
Giufeppe Fino di Napoli ; mn che gli fu poi in proc fio di tempo alte» 
rato alquanto il cafato , e con ciò venne comunemente Merliano co- 
gnominato da tutti coloro , -che dì lui fecero menzione ; laonde noi a 

queito 



3 Vita di Gio: Marliano 

qiK [lo cognome ci finirò attenuti nello fcriver di lui : anche perchè 
ragion vuole , che di quel cognome fi faccia ufo , che già per invec- 
chiata ufanza ha chiaro renduto un Artefice , tuttoché il di lui vero , e 
proprio non fia : E' troppa affettata feccaggine io foglio chiamare quel- 
Difefa del ' a ^' a ' c uni Scrittori , che gli errori de' nomi , o li cognomi di alcuni. 
Vaiati, ri- P e r lungo ufo corrotti cercano di ammendare : Quindi il Vafari con 
convenuto favio avvifo fcriffe ad Andrea il cognome di Orgagna , perche l'antico 
nel cogno- u f con cu j quell'Artefice era chiamato da' Popoli volle feguire, fapen- 
me dt Oi- ( j f Q ^- e ^fì Zì ^ ene ^ c ^ e Q rCanna ? e non Orgagna fu il cognome di 

lìaldinuccì quello . Ma torniamo a G.ovann/ , il quale e/Tendo pervtnuto agli an- 

Morce dì ni difuavita 81. incirca , ed avendo in una lapide abbozzata una 

Gio:da No- Pietà , che nella Chiefa di S.Severino collocar fi dovea, venne a morte, 

l a# lafciando l'opera imperfetta nel i f J9. fecondo che fcrive il Crlfcuolo, 

che fu fno contemporaneo ; Sicché erra di poco il Vafari nel dirlo 

morto l'anni avanti i Ma l'error grave far.bbe nell'età , dicendo egli, 

del vàia'*! L ^ e Giovanni niorì di anni fettanta ; e pure in quefto refta fcufato , 

fculaco clr- come che forfè ingannato dallo averlo veduto di buona compleffione, 

a l' tra di e molto robufto , ed applicato tuttavia alle fatiche , onde credè in lui 

Cìio/anni . minore età di quella che veramente portava . 

Molte opere fece Giovanni per varie parti del Regno , ed anche 
alcuna ne mando in Roma ; ma per onorare la fua Patria Nola , ei fcol- 
pì per la maggior Chiefa un Pulpito di baffo rilievo , che è cofa di ma- 
raviglia . 

Ebbe Giovanni molti Difcepoli , così nella Scoltura , come nel- 
l'Architettura , ed infegnolli tutti con carità , ed amore della Profef- 
fione ; laonde ufcirono dalla fua fcuola uomini eccellentilfimi nell'una, 
e nell'altra facoltà j annoverandoli fra gli Architetti il Franco , e Fer- 
dinando Manlio , e fra gli Scultori Valenr'uomini fi contano in primo 
Quello Pie- ] uo r. Domenico d'Auria , Annibale Caccavello , Pietro Parata , oltre 
diverfo da a mo^'f^ 1 ™ mediocri , come per ragion di efempio fu un tal Nicola 
Pietro della Napolitano, il quale effendo a fcuola del vecchio Gio: Antonio d'Ama- 
Prata Spa- to per apparare Pittura , fi fentiva d.l genio tirare p.ù alla Scultura } 
gnifolo, co. e fp £ ff vedendo le belle Statue di Giovanni , come incantato fi rima- 
rne e iaia - neva; psr la qual cofa fu dal Maeftro medefimo confipliato ad appli- 

mente 1ST3 x * " ir 

m nifeftato car '' a " a Scoltura , e raccormndato a Giovanni da Nola ; e mafsima- 
con la vita mente vedendo che nella pittura poco , o ni un profitto ei faceva. Mor« 
di quella, to poi Giovanni fi perfezione» con Domenico d'Auria , e fece varie 
opere di Snatura , come che fi dica effer di coflui le Sepo'ture , che fo- 
no ne' pilaftri laterali all'Altare di S. Giacomo della M,\rca , nel Cap- 
pellone erettogli dal Gian Capitano . Credono akuriperò, che que- 
lle due Sepolture lìan lavorate più tofeo da Pietro Panda , per lo ilile 
uniforme a* Putti della Sepoltura di Gio; Battjfta Cicara in S.Severino . 

Eli* 



Scultore; ed Architetto. 31 

Elle fon famofe per l'odi , che racchiudono de' due famouffi ni Cipi- 
tani ; dico di Odetto Fufio Lotrecco , e di Pietro Navarro ; Morti en- 
trambi nel 1 $2%. infelicemente * ma con diverfa fme , perche il Ni- 
varrò nella prigione fu foffocato , ed il Lotrecco nella bellini ma , ed 
amena pianura del Real Poggio , fu attoflìcato dall' inclem.nza dell' 
aere peftilenziale in un col fìoritiflìmo campo de' iuoi Francefi . Per la 
qual cofa volendo un tanto danno pietofamente riftorare Ferdinando di 
Cordova , Duca di Seda , e Nipote del gran Capitano , ere/Te loro i 
due fuperbi Sepolcri già dati , celebri fé non per l'Artefice , che gli 
fcolpì , almeno per h pjrfonaggi a' quali furono eretti : E tanto bafti 
di Giovanni di Nicola , tutto che molti opere egli fa e effe . 

Degli altri Difcepoli di Giovnni farem parola a lor luogo , fen- 
za tralafciare Pietro della Prata , quantunque di Nazione Spagnuo'o , 
acciocché gli fi rende quell'onore , di cui gli fu fcortefe il Vafari » ac- 
cennandolo folamente per un Scultore Spagnuolo , fenza dire , ch'egli 
fofle valentumo . Finalmente acciocché nulla per noi lì taccia di Gio- 
vanni da Nola , diremo ch'egli fu uomo fincero , e da bene , ed amb 
folamente gli uomini virtuoli * puntuali , e di verità ; come altresì 
fa molto gelofo della fui ftima , e di quella de' fuoi amici , e compa- 
trioti , come b n lo diede a divedere , allor.he per difendere l'onor 
del morto Andrea da Salerno, e quello de' dlui viventi D./cepoii , 
come anohedi G,o: Brnardo Luna , venne in olio al Vafari , il qua- 
le , com'è detto di fopra , efaltc» con l'immortal fua penna p.ù l'opere 
di Girolamo Santa Cro-e , che quelle di Giovanni ; Contuttocib egli 
non poti fare a meno , dopo di averlo tacciato di po^o buon difegno > 
di ricoprire alquanto la fua malignità contra un Uomo di chiar:> fama» 
di fcrivere di lui quel che iìegue . 

A ce/ìui fece lavorare D. Pietro di Toledo , Marche fé di Villa' 
franca, ed allora Viceré di Napoli, una fepoltura perse, e per la 
fua donna, nella qua /' opera fece Ciò: un infinità di flerie , delle 
Vitto> ie ottenute da quel Signore contra Turchi , con molte Statue , 
che fono in quell'opera tutta (folata , e condotta con molta diligenza . 
Doveva quejìo Sepolcro effer portato in Spagna , ma nun avendo cdf.it- , . *% . 
to mentre v ; jfe quel Signore , fi rima fé in Napoli . M.rì Covarmi à' c j rca r £ c à 
anni fettanta , e fu fot t errato in Napoli , l'anno IJ58. Errore di >.uiiliGio. 
abbiam di fopra fatro parola . 

In vero tutta la fua freddezza , d'opinione , che fi ha di lui , non p loda No- 
na potuto menomare l'altìfiìmo concetto m cui G.o: è flato tenuto da'^ vari Va- 
moderni eccellenti Maeflri della Pittura ; come dal Cavalier Mallìmo, lentuomini . 
che tanto onore gU rende ne' fuoi fcritti ; Fu lodato da Ginfeppe di 
Ribera , da Gi .: B^ttiftcllo Caracciolo , da Andrea Vaccaro , da Anici- 
Io Falcone i E Salvador Rofa fu veduto più volte disegnare i di lui 

baljn 



3 2 Vita di Gio: Merliano &c. 

badi rilievi , e lodar tutte l'opere Tue ; ed ultimamente il ni ftro Luca 
F T 2Cior^ l0rc ^ ano ' torna t° c ' ie m da Spagna , fi fermò, un pezzo nel Coro di 
dano dopc-S. Giacomo a riguardare la Sepoltura del Toledo , e dopo averla lungo 
lue lodi, di- fpazio confukrata rivoltolili a' fuoi , e dille j E pure non vi fono Scrit- 
IVgnò unx—' tori in quefa n'jfìra Patria ■, che deferivano i vanti , ed il valore di 
jiu figura . tan ti fjgftri grand'Uomini : Vedete qu) che grand' Uomo è quejìo Gio- 
vi» da Nola , che a me pare ugual» a' più gran S tatuar j , che mai fi ano 
flati . Indi di nuovo guardando intorno il Sepolcro fi (chizzò a penna 
la figura dilicatiffima della caftità , ed andò via , fempre lodando que- 
ll'opera , e l'altre più belle fcolpite da Giovanni, e da altri noftri Seul» 
tori. Il Cavalier Baglioni Scrittore chiariamo delle Vite de' Pittori 
dal tempo di Gregorio XIII. infino ad Urbano Vili. , deferivendo la 
Nobiltà di Pirro Ligono , parla della Cappella di tal famiglia eretta in 
Monte Oiveto , e dice quelle parole : E nella Cbiefa de' Monaci Oli- 
vetanì ha la fua Cappella , ove è la Madonna , ed altre Statue di ri- 
lievo di marmo , da Gio: da Nola raramente fcolpite . 

Fu Giovanni molto timorato di Dio , e feguentemente molto ca- 
ritativo verfo de' poveri , ed ajutò anche altri Artefici della fua profef- 
fione , acciocché le loro famiglie foftentafTero , facendo loro difegni , 
modelli , e bozze , e fovente affiftendoli di perfona , e mallìmamente 
allorché fatto vecchio aveva per diletto andare a veder l'opere altrui , 
e quelle, occorrendo,correggere anche di fua mano,e maffimamente de' 
fuoi Difcepoli ; perchè oltre delle fontane, che col di lui nome effì 
prendevano a lavorare , come quella della Sellarla, e della SS. Nunzia- 
ta , che con fuoi difegni furon condotte , aitò a lavorare di fua mano 
a Giovanni di Nicola fuo D/fcepolo , la Sepoltura di Federico Uries , 
Bailo di S. Eufemia , che fu mefìa in S.Giacomo degli bpagnucli , nella 
Cappella oggi del SS. Sacramento allato l'Aitar Maggiore : ben ciò co- 
nofeendofi , non fol da belli Trofei , ma eziandio dalla mezza Statua 
della B. Vergine , che tiene jl Bambino in feno ; anzi gli ritoccò di 
fua mano opere molte , amandolo per la fua dsbbenaggine: E quindi 
è , che alcuni poco pratichi prendono molti abbagli , dapoichè attri- 
buifoono a Merliano l'opere di quelto Giovanni fuo Difcepolo , fenza 
conofeere le mancanze , che vi fono , ne difcernere le perfezioni delle 
vere opere del Maeftro ; le quali faranno ch'egli eternamente viva nel* 
la memoria ritgii Uomini » ch'è il dolce premio de' Virtuofi. 

Fine dilla Fifa di Gio: da Nola . 



VITA 



V IT A % 

D I 

ANDREA SABBATINO 

DETTO 

ANDREA DA SALERNO 

Pittore , ed Architetto . 

E Gli non v'ha alcun clubio , che gran difavventura poffa nomi- 
narfi quella di alcuni Artefici egregj , Hi non eflerfi fatta di 
loro , da chi ne ha fcritto le fiorie , menzione veruna . Ma vie 
maggior biafimo devefi a que' Scrittori , che di altri limili 
Profeflbri narrando appieno , e la Vita , e l'opere , che eflì faceano » 
di alcuno poi di chianlfima virtù dotato » per particolari motivi, o 
per altra appaffionata cagione , parola alcuna non fanno . Quello tor- 
to veggiamo ora efTer accaduto ad Andrea Sabatino , volgarmente , da 
Salerno appellato . Perciocché fcrivendofi da famofiiTìmi Scrittori le 
Vite degli Artefici del difegno , di lui non fanno ne men pieciola men- 
zione : e pure quefto egregio Pittore fu difcepolo del Divin Rafaello , 
e fra buoni annoverato , dapoichè ajutò il Maeflro ne' lavori del Pa- 
lagio del Vaticano * ed in altri luoghi refi di già famofi per le pitture 
di quel Divino Artefice , e fece egli ancora opere perfettiffime . Or 
dunque di qual biaiìmo non è egli degno il Vafari ? Dapoichè , non 
folo tacque varj de' Pittori Napolitani , ma di coftui , che, Difcepolo 
di sì gran Maeflro , fi portò sì bene da Valentuomo , ne meno volle 
far menzione veruna ; laddove eflendopoi per la fua gran virrù cele- 
brato dalle penne di tanti , e sì varj uomini Virtuofi , è flato fempre 
Andrea encomiato per l'eccellenza delle fué opere generalmente da 
ogn'uno ; la qu.l cofa dal racconto , che fiegue della fua Vita , e da 
teftimonj di tanti chiarifiìmi Autori , che cantano le fue laudi farà ap- 
pien dimoftrata . 

Nacque Andrea nella Città di Salerno circa gl'anni 1480. da ono- 
rati parenti , che alla Mercatura attendeano , ma egli inclinatiffimo 
al difegno a null'altro penfava , che difegnar fantocci cgn la penna 
TO$dQ Ih E nella 



34 Vita di Andrea da Salerno 

nella Scuola di Grammatica , la qml cofa molte volte oifervando il 
Maeftro medefuno , confortò i di lui Genitori alla Pittura applicarlo ; 
Gio: Matteo il Padre di Andrea eflèndo Uomo affai ragionevole , e gin- 
diziofo , amando di applicare il figlio a quella profeffione , alla quale 
dal proprio genio era portato , fi difpofe a condurlo in Napoli . Giun» 
tovi adunque col fuo figliuolo , con alcun rinomato Profeflbre di pit- 
tura tolto lo acconciò , il quale a mio credere fu Raimo Epifanio , che 
allora avea gran nome , giacché fi ha per tradizione , che Andrea da 
un Scolaro del Zingaro avefle i primieri efemplan ; per la qual cofa da 
Maffimo fu fentto nelle notizie di Andrea , che avelie fcuola di Silve- 
Uro Buono » che fu Scolaro del Zingaro . Ma ciò non potè fuccedtre % 
imperciocché al riferir del Crifcuolo , la morte di S;lvcftro accadde 
Circa gl'anni 1480., ed allora in Andrea non poteaii numerare che 
pochi meli di età , giacche fecondo lui nacque ciri-a l'anno medtfimo 
Ti» n I 1480. , egli e n;cetìario adunque crederlo Scolaro d'un altro della me- 
di nel fiiò^ e ^ ma Scuola per quel che ne dice l'Abecedano Pittorico , benché 
Abcedarìo equivocando lo dica Scolaro in prima del Zingaro Vecchio , e poi del 
Pìccorìco aDivin Rafaello , come nella vita d«el Zngaro ne ho notato lo abbaglio, 
«ire jtf» M a da chiunque primieramente i primi rudimenti apprendere tr.ila- 
feiando da parte , come cofa non importante , paflaremo a far parola 
del buon profitto , che f.ce Andrea ne' primi anni della fua applica* 
zione al difegno i Egli dunque con un ailìduo ardentillìmo amore ftu- 
diava talora le notti intiere , non chs il giorno per capire i dintorni , 
e fuperare ledifRcultà nel porre mfieme con buon difegno l'ignudo. 
Ne contento de' precetti del Maeftro andava da se fteflb vedendo le 
migliori opere de' parlati Maeftri , e volentieri fi fermava in quelle , 
che averterò più dolcezza nel colorito , onde fu oflervato più volte ri- 
tornare alle pitture di Silveftro Ruono ; qual maniera cer.ò poi anche 
di imitare , per lo colore allumato , che con dolce unione ufava quel 
buon Pittote » E di qui credo benitfìmo , che Maffimo nulla fappiendo 
in quale anno monne il Buono , come egli fteflb afferma , ed avendo 
per avventura alcuna cofa di Andrea veduta , che fatta su quel princi- 
pio fembrava di quella maniera lo fupponefle primo Scolaro di Silve* 
ftro , fervendofi della accennata tradizione . 

Circa qu-efto tempo il Cardinale Oliviero Carrafa fece fare a Pie» 
tro Perugino la tavola per lo maggiore Altare della Chiefa Arcivefco- 
vile di Napoli , di cui egli in quel tempo dégnamente teneva il go- 
verno , e quefta » che l'Ailunzion della B. V. con gli Appoftoli intor- 
no al di lei Sepolcro , rapprefentava , eflendo ftata collocata nell' an- 
zidetto Altare , ne corfe da per tutto la fama , la quale traile molti 
a vederla , e più i Pittori , per la gran fami , in cui Pietro in quej 
tempo era venuto ; Fra primi , che quella nuova pittura volle vede. 

re 



Pittore i ed Architetto . 3 5 

re fu il nofiro Andrei Sabatino , e così innamorato rimaf? a quella 
nuova maniera , che non fapea partirftne , fé non quando la Chiefa 
chiuderfi fi dovea ; perciocché confiderà va egli , come dal Pittore 
che veramente vogli al migliore applicarli , può farli fempre de' nuo- 
vi acquifti con nuovi fiudj ; conlìderando altresì tanti anni feorfi , 
fenza eflerfi aflbdato ad un vero modo di fare , chs fecondo il penfiere 
concepito nella fua mente , avelie affai del naturale , ma nobile, e 
delicato ; quindi vedendo , che quelle doti erano dal Perugino pofTe- 
dute | meglio che da ogn' altro Maeftro de* tempi fuoi , fi rifolvè ad 
ooni fuo colto di portarli alla fcuola diluii ma non così facilmente 
potè alla bella prima ottenere licenza da Gio: Matteo , il quale lafcia- 
tolo in Napoli raccomandato in cafa di alcun parente , fé n'era ritor- 
nato a Salerno per proftguire fuoi negozj ; e di là fovveniva Andrea 
di tutto il bifogntvole ; e come amavalo tenerilììmamente , mal vo- 
lentieri avrebbe confentito , che lì allontanala da lui , per così lungo 
tratto di paele , quanto era da Napoli a Peruggia . Con tutto cib fep- 
pe Andrea tanto ben adoperare , e tanto ancora il pregò , che alla 
perfine il Padre lufingandofi , che il figliuolo farebbe un grand' uomo 
riufeito, gli concedè la bramata licenza , e lo fovvenne del bifogne- 
vole , dopo averlo tenuto apprefib di «e alcuni giorni in Salerno . 

Quindi finalmente partito , ove molto ebbe a fare per flaccarfi 
dalla tenerezza di fua Madre ; fi pofe in cammino verfo 1' Alma GitU 
di Roma , per di là poi portarfi , ove Pietro Perugino dimorava , ma 
giunto una fera ad una locanda , fi abbattè ivi con alcuni Pittori, 
che venivano da Roma , ed udì da elfi raccontare le laudi deldivin, 
Raffaello , il quale da elfi veniva con epiteti angelici efaltato , dapoi- 
chèdiceano, non poterfi l'umano ingegno un'idea così perfetta for- 
mare , che inferiore non fofle alla pittura eccellentilììma della fcuola 
di Atene , feoperta in quelli tempi da Raffaello . 

Era poco di frefeo fucceduto nel Pontificato il Cardinal della Ro- p q-^ 
vere del titolo di S. Pietro in Vincoli , che Giulio li. fece nominarli , lio jj. a f_ 
il che fu appunto l'anno i fo;. , il quale unendo a bellicofi marziali funtoalPont 
penfieri quelli ancora d'una pietofa , e magnanimi fplendidezza fi prò- tifìcato. 
pofe di ordinare opere magnifiche durante il fuo Pontificato ; Si ap- 
plicò dunque fui bel principio ad abbellire le danze del Vaticano con 
fòrmofe , ed efquifite pitture de' migliori maeftri , che allora il pen- 
nello adoperavano ; come altresì di porre in opera la gran fabbrica di 
S. Pietro ; per la qual cofa avendo appreffo di se varj uomini eccel- 
lenti in Architettura , e varj Pittori chiamato , fece dipinger da que- 
lli alcune ftanze del fopranominato Palagio del Vaticano ; Ciò veduto Bramante-» 
da Bramante , Architetto famofilììmo , venuto a fervire il Papa con ^jjj:^ 
.fua chiamata , gli propofe un giovanetto Pittore nomato Rafaello , gi; p , O p ns 

E 2 che KalaelJa. 



3 6 Vita di Andrea da Salerno 

che fuo parente era , lodando di coflui la fovrana abilità , lo ftudio , ed 
il dono ricevuto dal Cielo per la pittura j di maniera che , fu fubito di 
Rafaello commiflìone del Papa fatto venire in Roma , dove ben accarezzato , e 
e uamaco in racCo i to f s'impiegò egli a formare in una grande facciata , la non mai 
P»»ge JaJ,* abaftanza lodata fcuola di Atene . Scovata quella pitttura , parve , 
iamofarcuo. che fi feoprifle a gli occhi di tutta Roma ,che concorfe a' vederla , un 
k <H Ace- armonia di colori cosi delicatamente trattati , un irrcprenfibil dife- 
Be ' gno , ed uno componimento così ben ideato e compartito ne' mirabili 

gruppi , che aggiullatamente ligavano per V unità del foggetto , che 
non come pittura veniva rimirata anche da' Profeirori medelimi , ma 
come cofa miracolofa apparfa più tolto , che efprelfa da uman pennel- 
lo. Conciolfiache * le (ìlonomie bellillime , e nell'aria della bellezza 
medefima tra loro diverfe , pareano più tolto divine , che di qua giù 
Lodi di Ra- id ea t e ; Laonde gli uomini ricreati , i Profellbn ilupiti , ed i maligni 
atterriti , aveano fparfo tutti una voce uniforme elì'er apparfo un An- 
gelo , ed eifer quell'opera ftata dipinta da un Angelino fpirito , giacché 
il giovanetto Rafaello fi nominava , evolto Angelico avea . Fer tal 
pittura giubilando il Papa , e chiamandofi ad ogn'ora obblig ito a Bra- 
mante , che così grande artefice , anzi iivin Pittore pollo innanzi gli 
ave/Te , diede Congedo a tutti gli altri Pittori , che per dipingere quel- 
le ftsnze eran prima venuti . Di colloro appunto eran quelli , Cne fi 
abbatterono in Andrea , i quali benché fuflèr flati da'lavon rimofiì ad 
ogni modo contenti fé ne chiamavano , per la Liberalità loro uf-.ta dal 
Papa , a perluaiìone di Rafaelio , che fecegli riconofeere , com.' fé l'o- 
pera elfi compiuti avellerò . Qijjnta azione , unita a gentiliiììmi tratti 
di Rafaello , fece sì che tutti oooligati alla virtù di lui gli davan no- 
me Angelico , con magnificare i coilumi fuoi , e lodare con titoli di- 
vini , e miracolo!! 1' opere lue , chiamandolo Ange o di pittura . 

Quelle laudi attentamene afcoltate da Andrea , furon cagione , 

che ard.ndo di desiderio di vedere non più l J ietro Perugino , ma il di- 

vin Rafaello , affrettò il cammino verfo Roma , ove alla fine giunto , 

come alTetato cervo corre al fonte , tal corle egli al Palagio del Vati- 

fl , . cano ,e veduta dagli occhi fuoi la defe citta pittura, tanto divina gli 

JlJ e3 n. "" parve , che nmafto eilatico , non fi nfcolfe infino a tanto che non fa 
maneeltjti- £ , ,,, , . ,. . r ... r 

co in vprfe- fopragiunto dall ombre deila notte . Inlomma il giorno leguente ri- 
re le Pimi- condottoli al luogo pafeè quel dì , ed altri giorni aneora la fua vifta di 
ie di Ra- quelle guilolifiìme p.ttonche vivande , fenza che fazio giammai ne re- 
Io. ftaiTe . Indi portatoli a veder operare nell' altre flanze quel fovrauma- 
no Maellro , che alcun de' migliori Pittori aveva appr.lfj di se rite- 
nuta , per* he dipingciTe (otto di lui nelle molte opere che coniur do- 
_, . veva , lo fuppìicò d'ammetterlo fra fuoi virtuofi fcolari , per pren ler 
cella fc^-lla P e r^ 2 ' one ^ a * ul » R^fa e ^° '•he mentre viffe , non disguilò mai uomo, 
ci Rafaello. perche 



Pittore^, ed Architetto. 37 

perche egli era la ftefla cortefia , lo ricevè volentieri , avendo cono- 
fciuto il gran defiderio , e l'amor , che infiammava Andrea di profit- 
tare con efio lui ne' precetti delle noftre arti , ed avendo altresì con- 
cepito dal bello afpetto di lui (inceriti di coftumi , gli fé conofcere an- 
cora , che egli di buona voglia l'aveva accolto . Ricevuto adunque in 
una tanta psrfettiHIma (cuoia, che non fece egli Andrea per fuperare 
ogni difficultà del difegno , che per non avanzarli nello ftudio della g 1I0 - ^ 
morbidezza del bel colore , che nella paftofità delle carni , nella deli- g rc fli # 
carezza delle membra , e nella intelligente acconciatura de' panni . 
Sforzavafi informila di far conofcere al fuo Maeftro l'ardente defiderio -, 
ch'egli avea di far acquifto del buono , e dell'ottimo modo di operane 
già ricrovato da Rafaello ; e varamente fu tale ,che*-avanzandofi mol- 
to col continuo operare , ed avendo perciò già dato bando alla prima 
miniera alquanto ricontornata , e duretta , tra/Te molte copie da Ra- 
teilo , che molto piacquero a quel divino Artefice ; il perchè accan- 
to di se volle che lavora/Te, per impratichirlo a facilmente apprende- 
re le fue tinte , e'1 fuo modo di maneggiare i colori , che conlifteva in- 
uns diligenti/lima , e feliciffima facilità ; e tal profitto vi fece , che Dipinge per 
conofeiuto da Rafaello fufficiente , e molto perfezionato , lo pofe a la- Rafaello 
vorare con fuoi cartoni nelle ftorie, che continuatane nte profeguiva c . on . u01 _ 
nel Vaticano, e dopo nella Torre di Borgia fopra i difegni del Mae- t ^- l ' e C 
ftro , lavorò molte fi pure , che nel buon frsfco medefimo venivano in 
pò- he p irti da quello ritoccate , tanto elle eran condotte con amore , 
con (tu lio , e con diligenza , e già la pratica fi facei veder giunta a 
felicitare l'opere, eh - Andrea imprendeva a d.pm^ere ; per la qual 
cofa molto più amando o Rafaello , confidava a lui 1' efècuzione di al- 
cuni lavori di molto impegno , e lo portò feco in quelli della Pace * 
ove fi dice , che un Profeta fu da lui lavorato con tanta aggiuntata pro- 
porzione , e franchezza , fecondo appunto la mente di R.ifaello , che 
vide puntualmente efeguito il fuo difegn > , che a riferva di alcuni lu- 
mi , e pochi fetiri , non volle in altro toccarlo . 

Or mentre che Andrea fi àvvanzava a gran palli , e nell'arte deila 
pittura , e nella benivolenza di Rafaello , che veramente l'amava an- 
che per la dolcezza de' fuoi coftumi , molto a' fuoi uniformi , accad- 
de , che infermato» a morte Gian Matteo fuo padre , gli furon fitte 
da quello premurofe iftanze , acciocché a volo fi condue/Tr alla Patria, 
da poiché defiderava vederlo primi di chiuder gli oc^hi , e! inlieme 
participargli tutti i premuroli ne^ozj di cafa fui . Moftr to dunque al 
Maeftro con le lagrime agli occhi la lettera , che il dolente avvilo gli II Padre in. 
aveva recato , gli chitfe licenza , ed egli «infoiandolo del cafo avv r- fermatoli a 
(o gli la concedè , non fenza fuo difgutto 5 ma con la proni (fa , che c j[j a |j, a AnI 
fedate , e rafftttate le (uè faccende, farebbe di nuovo ritornato ad ope- Grea a .la_. 

rare Patria. 



38 Vita di Andrea da Salerno 

r r< per lui , giacché conofeea rinondar tutto in fuo gran vantaggio ; 
sì per che prt-flò di lui perfe?irnavafi maggiormente» e sì ancora per 
l'utile, < he dalla innata bemvoknza del medefìmo procacciavano le 
lue fati h . Contai prcmeiTa adunque partì , regalato da Rafaellodi 
molti fuoi difegni , e di qualche pittura ; oltre altre copie ritoccate 
da que'miracolofi pennelli ; delle quali alcune poi pofledtndofi da ta- 
lun Gentiluomo , e donate ad altri , quefte poi in proceflo di tempo fo- 
ro ftate Rimate tutte di mano di Rafaello ; ingannandovifi ancora Pro- 
felTbri di molto nome , tante fono elle a maraviglia imitate . 

Giunto in Salerno confolb il Padre con fua veduta , e rallegrò al- 
quanto 1 congiunti in quella tanta meftizia ; ma poco dopo fé ne mori 
Gian Matteo , avendo prima conferito con Andrea tuttociocchè a fare 
glirimanea . Quelle faccende domeftiche , e della Madre i prieghi , 
uni ti a quelli degli altri parenti fuoi , fecero sì , che non pensò per al- 
lora a fare in Roma ritorno , fperando, < he fedate poi quelle, e rattem- 
pr..to il dolore , gli folle fiato lecito di nuovo rivedere il fuo amato 
Maeftro , a cui fempre mai egli teneva fiiTo il penfiere t trovandofi qua- 
le amarte incatenato da tante bellezze di virtù , e di dolcifllmi coftu- 
mi per lo fpazio di fette , e più anni , che con quel divin Artefice di- 
morato aveva. Ma inferfero tali accidenti , e difeordie di pretenfio- 
ni , che contra fua voglia gli fecero mutar proponimento ; convenen- 
dogli per componere le fue facende portarfi anche in Nspoli , ed affi- 
pitture di ft er perfonalmente agli affari fuoi . Ma prima egli fece in Salerno la 
Andrea e-» tavola per li Monaci di S. Benedetto , ove è efprefla lag. V. col fuo 
nelMonìfte- Jjvin figliuolo , e due Santi dell'Ordine , e fopra in un mezzo tondo vi 
r f ° Ji^ £." dipinfe l'Eterno Padre in atto maeftofo . Così fece a' Frati di S. Fran- 
gio ed i_» col co le tavola con Crifto , che porge l'indulgenza al Santo mentova- 
quello dì S. to j eflendo ancora la B- V. affittente , con molta gloria di belhffi- 
Frauce/coìn mi Angioletti . Dipinfe a particolari altre opere , e divote , e profane» 
Salerno. c h e j n mo jt a ftjma fon tenute da coloro - che le poffeggono . Or dun- 
que venuto in Napoli ad incaminare le cofe.fue , cominciò a vociferarli 
-Ijanoll 3 P er ' a Città crlervi giunto un Salernitano djfcepolo dell'Angiolo della 
e fue opere! pittura { che con tale Epiteto veniva allora nominato Rafaello come 
dicemmo di fopra ) al riferir del Crifcuolo , e di Maffimo Stazioni ; 
laonde varie opere gli furon commefse , e le prime che fi ftimano da 
lui dipinte fono la S. Barbara , con S. Domenico , e S. Giacomo Appc- 
floloda iati Tavola dipinta per gì' Artiglieri ui una lor Cappella nella 
Chitfa di S. Spirito di Palazzo , ove egli dipinfe ancora la tavoia dell* 
adorazione de' SS. Magi . Fere per lo Conte di S. Severina la Cupoiet» 
ta nella diluì Cappella eretra nella Chiefa di S. Domenico Maggiore 
prefso la porta grande , ove efprefse 1' Eremo Padre con Gesù Crifto , 
e laB. V, in gloria ^con alcuni Santi a divozione del fuddetto Signore • 

Que t 



Pittore, ed Architetto . 39 

Quell'opera efsendo molto flata piacciuta , come quella , che fatta .t 
buon frefeo appariva tutta nuova a gli occhi de' Napolitani , ptr la 
RafFaellefca maniera , tutta dolce , ed oppofla all'altre per infinoa que' 
tempi praticate , gli fece meritare le laudi de' Profcfs:>ri , ed inlìtme 
gli encomi di tutta Napoli ; per la qual cola efsendo malto crefcmto di 
riputazione , e di nome , gli fu allogata dalle Nobili Suore del Monito- 
ro di S. Gaudiofo la Tribuna di loro Chiefa . Quindi dunque Andrea 
per far conofeere la fomma intelligenza ch'egliavea nel dipingere a 
buon frefeo , fece alcuni Angioli in piedi maggiori del vivo , che fa» 
cean compagnia ad alcune Sibille , che della B. V. aveano con facri car- 
ni" vaticinando , predetti i divini epiteti , e fanti pregi ; accompa- 
gnandovi ancora varj putti , che con decorofe bolliliìme azioni i libri» 
ed i volumi di quelle ioileneano . La bellezza con che furono efprefse Og^i quefte 
queft.- pitture , non li può con miglior frafe fpiegare , fé non che a'pictuje pai 
noftri giorni han fembr^to a'Foraftien , ed a' Professori medelìmi , di non fi veg- 
manodel divinfuo Matflro i efsendo dipinte con l'omino Audio, ia- gonc ?» da -* 
t 'ligenzt , e con arte maeilra trattizzate le membra , fiche ione reltai ^jeì-nanJoI 
flupit.it con Giacomo del Pò , allorché ci portammo ad ofs=rv..rle »j a Chiefa fi 
avendo da altri intefo, e non creduta quìii , una tanti p.rfezione » e rifatta tut- 
cd ebbe egli a confefsare quel Virtuofo , efser veramente belliflime » ca la P arte 

ed aveva l'opera maggior vanto , di quello eh- oli davano coloro , che , e eia -* 
. r 6& „ * * . f»,.,, -r la mentova- 

ne parlavano t tanto elle erano ben condotte nel adegno , nella molla , ta fi ibuna » 

e nel b 1 colore . N Ila medtfima Chiefa » e nell'Altare della Cap- con farvi dì 
p Ila della famiglia Cartelli fi vede una Tavola con la Si. Vergine col nuovo l'Al- 
Bambmo , S. Gmdiofo , S. Elifab.tta , ed altri Santi ; e nella C ap- tar Ma§6 io - 
pella delle famiglie Caracciolo,- Ferma efprefse l'adorazione de'SS.Ma- e { p *n a m 
gi . Fatte quetl opere , dipinfe per la Cappella de' Signori ftrancacci » quaJ:a bei- 
che fu eritta nella Cattedrale di Napoli , la B. V. Afsunta al Cielo , liffimo _ del 
e fece per un Canonico la S. Anna , che vedelì dipinta in picciolo con Sig«boliaie- 
la B. V. ed il Bambino , in una Capplla di S. Refi; tuta . Dipinte al- . ] oJj s e 
tr=si per t Monaci di S. Severino una Tavola di C ppella, ove efprefse j e oblile fr- 
anche la SS. noftra Donna col Bambino , altresì S. Gio:B.ittilta,S.Giu- ion buttata 
Ama , e una beila gloria di Angioli « e nella predella di fotto vi ef- a ccn;i toa 
figiò l'ultima Cena de! Redentore con fuoi Apoftoli. Fra tanto che An- s . ave , ["^J 
drea quelle op re dipingeva , dipinfe ancora nell' Atrio della Venera- no fl re a . t i , 
bile Chiefa di S. Gennaro Eftramenia alcune Storie della Vita del San- ùn/a feltrar. 
to , quali in picciolo , ma afsii ben condotte » e fece opere per molti ne ninna fi- 
particolari Cittadini » che amavani tenere le diluì bell'opere . £ ilU • 

Eflendo adunque venuto Andrea in nmggior gr.do per tante 
bell'opere, che efpjile fi vedevano già ne' pubblichi luoghi , era di 
giorno in giorno vi è più ricercato le' fuoi lavori con iftanze premu- 
lolìllìme ì per la qual cofa non gli fu permeilo di andar di nuovo m 

Roma , 



40 Vita di Andrea da Salerno 

E' invitato Roma , ove con molte iftanze pregavate a ritornare il fuo Maeftro Ra« 
daituoMae. faello , il quale giammai non aveva dimenticato le gentili maniere ,e 
uro Kafaei- i' one ft V | V ere di Andrea , ne lo ftudiofo dipingere , ed ottimo dife- 
re in Roma" S nare » e P er ^^ s * pregevoli doni , deaerandolo Rafaello , ac- 
ma non lue- ciocché per lui lavorar doveffe , più lettere gli ebbe fcritto ; Ma i 
cede, molti affari tenendolo continuamente applicato, come è detto, fece che 

altri (ette anni ei pafceffe queir Artefice fopraumano con le bella , ma 
Morte d * fovvcnte fallace lufinga della fperanza ; infinche venne a morte 
Raraello ne j x ^ JO- quello , che eternamente viver dovuto surebbe . Ma qua- 
e d(i le atteftato di lamentevol pianto non diede egli Andrea allor , che in- 
Andtea. te fé effe r accadutala morte del fuo divino Maeftro ? Non vi furono 
fegni di dolore che egli non daffe per pivi giorni con tenere amare la- 
grime , teftificando a tutti effere eccliffato il vero Scie della Pittura , 
aver l'arte perduto colui , che Pavea fatta rinafcere , e perfezionata 
infino ad emulare le ottime opere de' migliori Maeftri della veneranda 
greca antichità . In fomma egli diceva , pianger la morte d' un An- 
giolo , perciocché non qual Uomo egli era fra noi venuto, ma qual 
Celefte Spirito apparuto a' viventi , per grazia fpeciale dello AltilTìmo 
Iddio, che un tanto beneficio alla Pittura aveva compartito, perchè 
fi vedeffe di lei 1' ùltima inarrivabile perfezione . 

Ma alla perfine, come accade in tai Gali , perfu. fo da'cari ami- 
ci , e dagli amati congiunti , afciugò le fue lagrime , e ripigliò il di- 
pingere , tralalciato per molti giorni , e diede principio ad un' opera 
grande , che fu il Seggio di Capuana , ove a richieda di quei Nobili 
efpreffe molte Storie allufive al noftro Regno con alcuna imprefa dell' 
Imperador Carlo V. , che poco prima era (lato Imperador falutato in 
Franco fort per la morte dell'Imperador Mailìmiliano^fuo'avolo pater- 
no i ma tutto che quefto Sedile luffe da Profeffori , ed anche da dilet- 
tanti (limato opera delle belle di Andrea , e che veniffe celebrato dal- 
le penne di tanti noftri Scrittori per cofa eccellentifiìma in pittura ; 
con tuttociò , non ha molto , the da Nobili fu di nuovo fatto rifare , 
e confeguentemente fu cancellato quanto vi aveva dipinto il noftro 
Andrea , con dire , che non era fecondo l'ufo moderno . Così con la 
vana apparenza del gufto moderno fi abolifcono quelle cofe, che per ef- 
fer antiche han fovente maggior perfezione , efuftanza. 

Appena egli ebbe qneft' opera terminata, che diede principio a 
quella della Tribuna di S. Maria delle Grazie predo le mura della Cit- 
tà ; Chiefa conceduta nel i yoo. a Fra Geronimo di Brindili di Santa 
Vita, che effendone fuperiore per lo fpazio di iQ.anni continui la in- 
grandì , ed abbellì nella forma , che oggi fi vede : avendovi anche il 
noftro Andrea fatto alcuni abbellimenti con fuoi difegni , ed allìften- 
za , e ma almamente nella fabbrica del Convento, ove la b.lla fcala 

ei fé- 



Pittore, ed Architetto. 41 

ei fece , che oggiiì ancor fi vede . D pinfe dunque Andrea nella men- 
tovata Tribuna molte figure di Santi, che corteggiavano l'Eterno 
Padre nella più alta parte di quella Cupultttn , ed il Figl-iuolo molto 
più baffo , chtprefentava a que' Santi della Religione Eremitica i Mi- 
fttrj della fua tormentofi filma paffione , n~l mentre la B. Vergine gli 
prefentava S. Girolamo penitente . Quindi effigiò p.ù fotto intorno al- 
la Tribuna i Santi Appoftoli del Signore così ben dipinti , che fu uno 
ftupore di chi li vide , e fecondo che ne abbiamo antica tradizione ; e 
nel mentre , che quell'opera ei dipingeva , gli accadde cofa bell<flì ma 
da farfene memoria, la quale è quella che fiegue. 

Era in quel tempo medefimo , cicè nell'anno i^ì 1 ?. fucceduto lo Sacco cru- 
fpietatiffimo facco nell'Alma Città di Roma fotto la condotta del kel- deliflìmoda. 
lerato Duca di Borbone , che ribelle di S. Chiefa , profetando la fet- t0 a Roma 
ta di Calvino fé; e ufare mappior Barbarità , che pia non ufarono a Ro- ' a , " 01 on * 
ma i mcdefimi Barb ri , e fece divenir ferva vililfima de'fuoi sfrenati, 
fordidi , ed infaziabiii Soldati , la Signora di tutto il Mondo ; la qua- 
le fi vide in quel facco la più miferabile , la più derelitta , e la più la« 
cerata Città, che avefle unqua provato 1' cftil furore di adirati ne- 
mici . 

Or fra coloro , eh' ebbsr la forte di fuggir da Roma per ifeam- y enllta j rt 
per la vita, fu 1' Eccellentiffimo Polidoro da Caravaggio, il quale Napoli di 
arrivato in Napoli , d' pò aver difperfo lo amato Maturino fuo com- Polidoro da 
pagno rarilTimo nella pittura , ed informandoli qual Pittore fufle di Caravaggio, 
maggior grido, udì effervi un valentuomo migliore forfè che gli altri , 
per efTer Ifato difcepolo del divino Raffaello , quale fi nominava An- 
drea da Salerno ; per la qual cofa venendogli in memoria coloro , che 
lavorato aveano con quel divin Maeftro , gli fovvenne avervi veduto 
Andrea , ed effere anche fuo conofeente j adunque portatofi ove quel- 
lo dipingeva , vi fi fece introdurre ; ma non fu da Andrea alla bella 
prima rieonofeiuto , per lo lungo fpazio di anni , che vi eran paflati 
di me2zo ( giacche il Salerno fi era partito di Roma nel i j 1 2 ) ed al- 
tresì perchè a Polidoro era umanamente crefeiuta la barba : Per la qual _ ,. , 

re j t, 1 t ,■ rr t^- • • r Polidoro 

cola fingendo Polidoro di efler un povero Pittore capitato ivi a calo , c h; ele ac j 

jlì chiefe , che ammetter Lo volefTb ad alcuna cofa operare , per quel Andiea.che 

prezzo , che gli piacefTé , dapoichè fi trovava molto neceflìtofo , co- gli tzcelìe_r 

me quegli che fcamp3ndo la vita , avea perduto tutto il fuo avere nel dip.ngert-* 

miferabil Sacco di Roma . Andrea compaffionando il di lui ftato gli * lc " n ? f~* 
...... . r ° per lclleii- 

diede a dipingere una figura di quegli Appoltoli,che andavano intorno tii f tì e ae n* 

alla Mentovata Tribuna ; Ma non tantofto Polidoro ebbe quella figu- abboz?aie_» 

ra abboz2ata , che guardandola Andrea , buttati a terra i pennelli , una figura 

lo corfe ad abbracciare , avendolo per 1' eccellenza dell'opera ravvi- h .' ncc "°~ 

fato, conciofiacofachè le pitture a frefeo di Polidoro hanno tanta ec- A nc j rea 

TOMO 11. F cel- 



42 Vita di Andrea da Salerno 

cellenza e perfezione , che Colo da quelle di Rnfaello porno effer pareg- 
giate ; Così dunque fatte intra di loro lincerillìme ai coglienze , e raU 
legreti infieme di ccnverfazione , fa allogiato Polidon nella Cafa di 
Andrea ; dal quale effóndo pubbli ata la fomma virtù di lui , gli fu 
proccurato il lavorio di molte Pitture , chr far ri d jveano in S. Maria 
del Popolo , Chiefa poc'anzi eretta entro il Cortile del famofo Spedale 
degl'Incurabili , ove fece ad olio Vàrie cofe , come ancora dipiufe un 
S. Pietro , ed un S. Paolo , anche ad oglio , p»r la mentovata Chiefa di 
S. Maria delle Grazie ; le quali Pitture fon quelle , eh" nominate ven- 
gono dal noftro Engcnio nella fua Napoli Sacra : benché del S. Paolo 

_ . eoli non faccia menzione, a capion , che prima thr 1' En^enio feri-» 
Engerno a- a i_ ■ » i r 

Napeli Sa- Ve " e era " at0 cambiato con una copia . Le altre p.tture furono tolte 

era. da D. Pietro Antonio di Aragona , come anco la bella copia ritoccata 

da Rafaello , fatta da Gio: Brancefco Penni , detto il Fattore , della 
Trasfigurazione del Signore , opera miracolola , e divina , che fu l'ul- 
tima perfezione di quel divino Maeftro ; e da quefto Signore , che fu 
Viceré di Napoli , furono tolte le più belle p : cture , e ltatu. perfette , 
che la noftra Città abelliva&e ; togliendo fra quelle il aominatoS. Pie- 
tro dipinto da Polidoro , con altre pitture di Andrea , che parean di-, 
piate da Raffilo . 

Colori Andrea ad olio la Cona , che nel mezzo della mentovata 
Tribuna collocar fi dovea (opra 1' Altare , ove egli efpreife in un ova- 
to. di l'opra un Crifto morto con Angioli , di fotto la Votazione di S. 
fclifabetta , affai ben dipinta ; da' lati a quella la nafcita del Signore , 
e l'adorazione de'Ss. Maggi: fotto la Visitazione fudetta tfprefTe la B.V. 
della Grazia , col B»mbino con l'Anime del Purgatorio in picciolo , 
quali in diltanza. Nella predetta da' lati vi d.pmle il B-Uttfimo, e S. 
Giovanni Evangelica the predica , e nella pittura di mezzo effigiò la 
Sepoltura di Crilto , tccellentiffimim nte dipinta , e tutta l'Opera è 
ptrfcttiilìma . Nella Cappella de' Lauri , della medefìma Chiefa , di- 
pinfe S. Andrea App^lìoio , appoggiato alla Croce ,e fotto lui un ri- 
tratto in mezzo bulto orando . Cosi in altra Cappella laterale all'Aitar 
Maggiore effigiò la B. V. col B.mbino coronata di beliiffimi Angio- 
letti con altri b-lli Puttini nella gloria ; e più baffo vi è S. Michele 
Arcangelo col Demonio fotto , e S. Antonio da Padova , op ra egre- 
gia i benché veramente la cona del Maggiore Altare dir fi polli 1' ope- 
ra perf ttilììma , ch'egli in quelta Chiefa faceffe ; d.poiché r.e' movi- 
menti delle figure, nell'mfieme, e nel colorito,fembra di mano di Rafa- 
ello . Fece a frefeo nella Cappella di que'd Ila famiglia d'Agnolo un S. 
Antonio da Padova , the ancor oggi fi vede ; ma Ja tavola bellilfima, 
che veramente pnrea dipinta con eccellenza da Rafa Ho, ov'era efprtf- 
£à la depofizicne della Croce del Salvatore, fu tolta dal Viceré D. 1 ie- 

tro 



Pittore , ed Architetto. 43 

tro Antonio d' Aragona, che altra pittura f.ce riporvi,e qutlla ili An- 
drea fu mandata per un op: ra eccelfa , e forfè fatta creder per Rafael- 
Io , ad un Monarca di Europa . Circa qotfto tempo eflendo accaduto Tavola de' 
l'incendio di alt uni fiori artificiali nel maggiore Altare di S. Gofuno , SS. Colìmo, 
e Damiano, e perciò all'ai maltrattata la Tavola di Pietro, e Polito e Damiano, 
del Donzello , ne ri ma fero oltra modo dolami i Maeftri della CJiiefa , aI,"^/ 3 """ 
ed i Sacerdoti dì ella ; laonde eflì per rìfarcire il danno già fofFerto , 
diedero il pjnfiero ad Andrea di rifarla ; ed egli , acciocché poteiTe- 
ro confolarlì rifece quelle figure , con colorito così tenero, e dolce 
per la vivezza de' bei colon adoperativi , che lenza punto alterare , 
non pure la invenzione col concetto di quei primi Artefici , ma nem- 
men le figure, dapoichè fece apparire I'iftefTe, benché nobilitate dalla 
bellezza del colorito Rafaellefco . Di quella tavola il Cavalier Maffima 
Stanzioni, nella memoria,che di Silvestro Buono lafuò fcritt-,con quefte 
parole elprefle i pregj,F/wì la tavola lafciata iifiperftta del [ito Maejìro 
in S-S .Cofimo^e Damiano-,nelt Aitar Maggi or eguale ejjendofi guajlata per 
un incendio di frafche di detto Altare , fu rifatta a maraviglia bella, 
da Andrea da Salerno-,il quale nel rifarla f ' abbellì di Colori, ma non al- 
terò li maniera per riverenza j onde riujcì una tazola , che parve dì 
mano di ^afaello , a riferva de/li panni ; Fin qui il mentovato Gava- 
lier Staiuioni , ftguendo egli a narrare l'altre opere che fece Silveftro 
Buono . 

Vedefi nella Chicfa Arcivefc vile di Napoli il gran Quadro di- 
pinto a frefeo , fopra la cappdletta della famiglia Barile, e propiamen- 
te fopra l'ingrerlo delie due porte , per le quali fi entra alla Chiefa di 
S.Relcitut.TjCon l'Arlunzione al Cielo della B-Vergine,e con gli Apposo- 
li intorno al Sepolcro in atto di ammirazione , mentrecohe dia vien 
coronata dilla SS. Triade; ed in quell'opera , fi vede quanta pratica 
averte Andrea ntl dipingere a frefeo., ccnlervandolì a maraviglia bel- 
Jitlìijù i fuoi colori , oltre dell' elìlr con buon componimento, efqui- 
fito difegno , ed intelligente maeftria condotta , e perciò meritamen- 
te quella pittura è lodata : Fece Andrea a richieda de'fuoi Signori San.» 
fev.rini Principi di S derno, una tavola da collocarli nella Chiefa di S. 
Potito prtlTo de' Reg j Studj ; la quale fu fatta per compiacere ad una 
loro parente i che in quel nobile Momftero fi era monacata ; laonde 
volle cortei , che in quella tavola fallerò i ritratti de' Principi mento- 
vati , laonde Andrea vi efprelìe la Visitazione , che fece la N^fìra 
Donna a S. Elif. betta , e nel volto di ell'a B. Vergine ritrafse l'ult ma 
Prinupefia di Salerno , che fu dalla famiglia di Villamarina , e nel S» 
Giufrppe effigiò il Principe fuo cenforte : nella S. Elifabitta ritrafle un 
loro Eunuco ,' che aveva volto di vecchia , e nel S. Zaccaria fece il 
jitratto di Bernardo Talso , Padre di quello ammirabile Torquato , 

Fa che • 



44 Vita di Andrea da Salerno 

che lo itupendo Poemi della Gierufalemme liberata compofe j il 
quale Bernardo era allora Segretario de' Principi mentovati. Ora 
queita tavola non fi sa ove trafportata fulTe , d. : poichè per la vana 
l'crupolofità d'un Arcivefcovo Napoletano, tu tolta via dalla fuddet- 
ta Cappella , col preteso , che non ii debbano l'opra gli Altari efpor- 
re le (omiglianze delle mondane pedone per venerarli in quelli come 
fimulacri divini . Diceli però , che (erbata ella venga dalle Suore 
medefime in una Cappella del Moniftero , ove in molto pregio la 
tengono per l'Eccellenza conia quale è dipinta , che certamente « 
dovette quella elTere una delle più belle opere di Andrea , ficcome 
narrano gli Scrittori delle Storie noftre . Ma fé queita più non fi ve- 
de , fi ammira in fua vece nel maggiore Altare della Chicfetta di 
S. Giovanni Evangelica de' Pappacoda , la bella tavola , ove è ri- 
tratta la Reina de' Cieli , col fua Figliuolo in braccio , e S. Giovanni, 
che fcrive il libro della Apocahlfi nelf Ifola di Patmos . Optra dipin- 
ta con gran forza di colorito > per abbatter la maledicenza di coloro, 
che lo tacciavano per troppo debole nel colorito , allorché la maniera 
dolciflìma di Rafaello adoperava . i J er appagare poi in un medefimo 
tempo l'uno , e l'altro g-nio de' ProfeiTbn , d pinie con forza , e dol- 
cezza infieme di colorito la bella tavola per lo Altare maggiore della 
nuova Chiefa di S.Giorgio della nazione de' Genovefi , la quale fu 
eretta nell' anno i y 2 j. lotto l'Infermarla di S. Maria la Nuova ; ma 
ingrandendovi dopo alcuni anni la Tribuna vi fecero fare da Andrea 
la tavola di cui ora parliamo , e chi oggi fi vede trafportata nella 
Chiefa, che in più ampia forma riedificorno nel 1 $"87. rimpetto a 
quella della Pietà de' Turchini . In quefta vedesi la B. V. in goria fe- 
duta tra S. G10: Battjfta , e S. G10: Evangelica , e tiene il Divino 
Figliuolo nelle lue braccia , alTu ben dipinti ; nel balio è figurato 
S.Giorgio, che arrrnto a Cavallo pugna coi fi.-ro Dragone , che di- 
vorar volea la figliuola del Re , che paventata fen fugge , Conficcan- 
dogli la lancia nella gola , ed avendolo vinto , fi vede dipoi condur- 
re dalla donzella medefirru ligato , conr; in trionfj nella Città in lon- 
tananza . In quefta pittura fono arie di tefte aliai belle , e figure co sì 
ben contornate , e piene d'intelligenza , che i ProfelTori le ammira- 
no , e fopra tutto mantiene una frefehezza di colorito , che è cofa di 
maraviglia; come altresì lo mantengono le altre opere fue , e più 
quelle di S. Maria delle Grazie , della Chiefa de' Pappacoii , e di S.Se- 
verino ; ove qual lode daremo noi alla bdia tavola , che nella Chie- 
fa del Succorpo in una Cappella prerT» lo Aitar maggiore fi vede efpo- 
fta ? Ha quefta pittura idee cosi belle , aria di tefte così nobili , e po- 
liture così graztofe , che migliori non ponno defiderarfi di chiunque 
ibbia ad imitazione di Rafaello , maneggiati i colori . Efprime que- 
fta 



Scultore, ed Architetto. 45 

Ila tavola,che ha i fuoi compartimenti, fecondo l'ufo di que' tempi, nel 
mezzo la B.Vergine feduta,col fuo Figliuolo in feno,da'lati vi è efprefia 
S.Gmllina,e S.Gio:Battiita,con la peliccia, e panno rollo Midollo , di- 
fegnato a maraviglia , e vi è parimente un altro Santo effigiato. 

Dovendo poi venjre in Napoli l'imperador Carlo V. nell* anno 
if^f. fu ordinato fuori porta Capuana un bel li ili mo , e magnifico 
Arco trionfale con quattro facciate » ove andavano fituate varie pit- 
ture allulive , e Itatue fignificanti li fatti , e le vittorie di quel for- 
tunato Regnante . Ne fu dato il penficro ad Andrea , acciocché con al- 
tri Pittori-, da lui conofciuti fufficienti , dipingerle quell'opera ; la, 
quale di quanta bellezza ella fi fofTe , pub vederli in quei Scrittori , 
che ordinatamente tutta la feda han delcntto , a quella che noi nella 
Vita diGio: da Nola abbiam fcritta , per comodo di chi legge, e/Tendo 
dato il penfirro di far condurre le ftatue a Gio: da Nola , ed a Giro- 
lamo S. Croce , come nelle vite loro fi è detto. Molte altre tavole 
fece Andrea per varie altre Chiefe , che poi in altri luoghi Sacri lono 
fiate trnfportate , e molte di quelle , che egli per varj particolari di- 
pinfe fono fiate collocate in altari di taluna Cappella da elfi eretta ■ 
Ma la più bella , la più maravigliofa di tutte le pitture di Andrea « 
quella , che fi vede tramortita nella Chiefa di Monte Calvario nella 
Cappella del B- Salvatore d'Orta Conf.iTore , che ivi fi vede fcolpito 
in marmo , ch'è proprio laterale all' Aitar maggiore , dal catto del 
Vangelo . In quella tavola è dipinta divinamente la SS. Nunziata , e 
da' lati vi fono S. Andrea Apoltolo , e S. Veronica col Volto Santo ; 
Pitture in vero da pocer dirli propriamente opera di Rafael Io , e con si 
mirabd p rfezicne di dileguo , di molle , e di colorito , erte dgru. 
nr.nte d.e i.oinpararfi alle proprie pitture di Rafaello divinamente di- 
pinte; etantob.ftì p r compitifiìmi laude di quella opera , che il 
curiofo leggitore vadi a vedere con fuoi proprj occhi per ifcorg. rn ; il 
merito fingolare , che non ha che cedere a quello pur della SS. Nun- 
ziata , rapprefentata full* Altare della Sagreltia di S. Dorrienjico Mag- 
giore , che fi ftima , e vien tenuta da que' Frati per mano di Rafael- 
lo . Fece altresì varie opere per fjrefteri , che fuor d'Italia le tra- 
fportarono, del foggetto delle quali non è pervenuta a noi notizia , 
per la qual cofa quelle tralafciando , faremo menzione di quelle , che 
in alcuni noftri Paefi tfpofte fi veggono , e delle quali n'è Hata a noi 
trafili' fla relazione da ptrfone degne di fede , e pttne d'integrità. 

Otre adunque alle dritte opere dipinte nella Città di Salerno dal 
noftro Andrea , fece egli per quella Cattedrale una tavola da coilocar- 
fi nella Cappella del Venerabile , un pò o bislunga , oveei dipinte la 
B. V. Addolorata , che tiene il corpo de! morto Redentore fu"e ginoc- 
chia , con alcuni SS. Apoftch in piedi . Nella fttfla Ciucia feorgefi un 

altra 



# 46 V lta di Andrea da Salerno. 

altra tavola nella Cappella della famiglia de' Vicari, fatta in un mes- 
zo tondo , ove e dipinta la B. V. feduta col Bambino in feno , che ri- 
ceve l'adorazione de' Santi Map J. 

In Nola nel Calale di Rivero , nella Chiefa de' Canonici Regola- 
ri vi fono bdliifime opere fue , dille quali non abbiamo diftinta no- 
ta , e nel Convento di S. Francefco de' Filloni , nel territorio di Mon- 
tella vi e il quadro della SS. Vergine Affinità al Cielo , con gli Ape- 
rtoli., che rimangono nel biffo ; infra quali è il ritratto del Sannaza- 
ro , di Gio; Corta , e di Giano Anifio . Nella Chiefa della SS. Nun- 
ziata di Gaeta , vi è di fua mano la tavola col miftero fuddetto . Nel 
Monte della SS. Trinità della mentovata Gaeta è molto pregiato il qua- 
dro i che efprime il battefimo del Signore nel Giordano , e vi è il Pa- 

Pìo:Bictì- dre Eremo di fopra , che manda io Spirito Santo (opra di lui . Nella 
ita Pacic- Chiua della SS. Trinità della Cava nello Aitar maggiore vi è effigiato 
chellì ne lo Hello miftero del bai. telfimo , tutto diverta dal primo , ma unifor- 

viaggi k • me ne |] a b ont ^ ; ecme riferifee il Facicchelli ne' fuoi viaggi. 

4 fol z i,3. Molte altre opere dclcritte coirv di Andrea dallo Engenio , ed 

tzii. . altri noftri Scrittori , non fono veramente di fua mino, ma bensì 

fatte fotto la fua direzione da' fuoi fcolari , ed anche ritoccate da lui, 

Engenio come per efemplo quella nella Chiefa di S, Gregorio Armeno , vol- 

nella fua_. garmente appellato S. Liguoro , rapprefintante S. Pietro » e S. Paolo: 
pò ' a " quella in S. Cofmo , e Damiano , con lanafcita del Redentore , nel 
Duomo una B. V. , ed altre in altri luoghi. 

li Ebbe Andrea molti drfcepolt , i quali furono da lui infegnati con 
amore , e carità , ed ajutati di confìglio , e di opera , nelle p.tture , 
che elfi feciono ; conciofiacofache , pochi ne nulcirono maeitri eccel- 
lenti ; reftando gli altri in una certa mediocrità . Vedefì tuttodì con 
con l'efpenenza , che molti tutto che molto travagliano , poco fanno, 
perche non hanno la grazia , che a pò. hi fuole benigno concederei! 
Cielo ; Quelli pochi noi dunque rirtnngeremo a Gio: Filippo Cnfcuo- 
lo , di cui fi farà onorata menzione nella fua Viti , ad un Domenico, 
o Francefco Fiorillo , ed il giovanetto Paolillo , del quale il Notajo 
Pittore non lafciò cognome , ma folo Paolillo chiamandolo : diede no- 
. tizia della (uà fomma abilità nella Pittura , dic.ndo , che egli avreb- 
be fup.rato il Maeftro , fé l'amor d' una Giovane maritata non l'avef- 
fe occecato , e fattogli perdere col bel fenno alla perfine la Vita ; che 
difgraziat.. mente finì con colei , e con chi gli fegmtava per. vendicare 
l'onor perduto ; come nel racconto , che ne fcr.fìe 1' anzidetto Notajo 
fi leggerà ; e fia ben confiderare , che non tutti i f.lli d'amore ammet- 
tono la feufa dlla paffione eh' è cieca J perciocché qir.ndo quefh fi 
av,.nza ad offender molto la legge e Divina , ed limata , non puh at« 
tender certamente altro , che callido, e dal Gielo , e dal Mondo. 

Aiutò 



Scultore , ed Architetto. 47 

Ajutì) coftui molto il Tuo Maeftro nell' opere che ci fece , dipingendo 
ila fé figure intiere nella Cona di S. Maria delle Grazie , ed in quella di 
S. Severino , ove dicefi , che il S. Gio: Battifla fia quali tutto opera di 
lui . Dipinfe da fé la tavola , che nell' anzidetta Chiefa di S. Maria 
delle Grazie fi vede nella Cappella , che è nella Croce , in faccia , 
al Maggior Altare , ove è effigiata la B. Vergine col Bambino in glo- 
ria con belli Angioli , e l'otto fono due Santi Evangetifli ; e quella pit- 
tura vien creduta dagli Scrittori noflri di mano di Andreai come altjje- 
si credono la tavola della Nifcita del Redentore , che (là nella Chiefa 
de' SS. Cofimo , e Damiano , con quella dell' A/Tunta del Vefcovada; 
cosi credono del Salerno alcune altra tavola , eh' è di coflui , come è 
fua fattura a frefeo il S. Antonio da Padova deferitto per mano di An- 
drea , che nella mentovata Chiefa di S. Maria delle Grazie dalla parti 
oppolla del dtfi ritto fua quadro , fi vede . Ma quelle opere qui accen- 
niti' fono ballanti a teftimoniare la virtù di Paolillo nella Pittura , ed 
a far comprendere a' Profelfoti , ed a' dilettanti , a qual grado di per- 
fezione farebbe egli giunto fé non fi foffe fitto predominare dalla vo- 
glia sfrenata dal ribelle fenfo ; ehe però avendo pollo fine a'l'opere bel- 
liifime del noilro Andrea , porrem fine anche al racconto della lua vi- 
ta , che fu tutta dolce , piacevole, caritativa , e timorata di Dìo, 
con le quali belle virtù, pervenuto all' anno leilantelimo quinto d di' 
età. fua , pafsò alla Vita eterna , come piamente fi fpera , l'anno i ? i r. 
incirca, e parleremo a riportare lo fer tto , che difiufamtnte fee di 
lui Gio: Agnolo Cnfcuolo già d.tto , come qui fotto fi legge . 

In Nwnine Djmini Am.n . Ei.cn, che fono arrivato con quefio 
fcritto , ne lo quali- fé fi chiaro , e manifl'o a tutti la gran V,rtù di 
Andrea Sabatino , a Aire com: , e quanto gran torto fes a que'rt fit- 
t»re lo Scrittore Giorgio , che li Juoi Fiorentine , e puijani tanto inai- 
2iie j dov: in qucj'.o particolare ha fatto coito/cere finn a li fitj tiol , 
che h unno un poco de [cola la fua gr«n pajfwne , e mi truffato Scri- 
vere; cofa chi n>n lì a bene a chi fcrive le iforie de le F.te m.-jjì- 
mamente \ per eh? come dice lo magnfico eccellente littore no ro 
Mejjer Marco de Pino , deve eh fcrive v<te tenere la bili citi 
giujìa ; e quello è de certo , che lo prefitto Scrittore ejjt ndà <n 
N'poli ebbe da vedere le op?re de Anlrea , e dovea fape;? , che 
era jfato Scolaro de l{,ifa;k;lo quale lo noflro detto M JJer Marco io chia- 
ma : lo ritratto de tutta l'antica p'rfzione greca. Ora noi vedendo 
quej.o torto f ito non foto a lui , & ad altri Virtwfi deif A>te , ma a 
tutti li l'ittori Napol'tan' , perchè non ha onorato nefjuno de tanti fi- 
mhfi che ci fono jtati , ne fcrivsmo , e manifjratno a tutti la fua 
Virtù . 

Andrea f uè della Città de Salerno , e da picciolo ebbe genio a la 

tittu- 



48 Vita di Andrea da Salerno 

Pittura , perche vi/io venire la tavola de Pietro Perugino , che ere 
"Venuta , voi fé andare a trovare Io detto Pietro per imparar da lui; ma 
per via quando fé volfe partire fentie la fama grande de lo eccellentijjì- 
mo B^afaele, Angiolo della Pittura , e così fé n'andiede a trovare quello 
e non quello , a JRj>ma , dove quello che era cortefe , lo accettai , per' 
che Andrea era già flato all' Arte , e diftgnava polito ì dove che avca 
modi dolci , e cos'i fé fice amare , e fìiede con P^ifaele più anni, e infiemt 
Con li fuai giovani già lo mi fé a dipingere le fue facende de lo palazzo 
de S. Pietro . Ma efendo avi fato Andrea de la grave malatia de Gian 
Matteo fuo Padre , che apprefjo morì , le convenne tornare a Napoli, e 
41 Salerno , dove aggi u fiat e le fue cofe , dipinfe , e fapendofe che era 
venuto defcepolo dell' Angelo de la Pittura ( che così a Napoli era chia- 
mato s\afiiek ) lo volfero molti Mobili , dove in Napoli fece per li detti 
JUnkìli -, e altri , tavole di Altari per le loro Cappelle , e pt.r le Cafc le 
ro 3 dipìngendo lo bellijfimo Seggio Capuano , come fi vede , la gran per- 
fezione . Con che per tùli opere non potè più tornare a t\nma , feufan- 
dofi con lettere con il Maeflro , da lui ajjai amato ; e poco doppo lo pian- 
fe amaramente , e ne piede ammalato per lo difgufloì dicendo ejfer 
morto l'Angelo della Pittura , perche lui li pofe tal nome . Ma poi fa- 
tta tof e , fece opere alPifcopio , e S. He flit ut a , a S. Chiara , a S. Gen- 
naro fuori le porte , a S. Cojimo , e Damiano , a S- Severino , a S. Do- 
menico t ed altre Chiefie , e altre cofe , Ma le più belle opere fue fono 
le pitture afrefeo alla Madonna delle Grazie , e quelle di S. Gaudiofo, 
dove che dice Gio'. Filippo mìo fratello , che quejio è lo me de fimo di- 
pingere afrefeo de lo divino Maeflro fuo , e così ha fatto più tavole a 
oglio alle dette due Chiefie, cjjai belle , ma quelle dell' Altare di S. Gau- 
diofo furono per grandi impegni di Monache fatte fare a un Spagnuolo 
protetto, dove che lo Eximio Pittore Andrea fece poi per li Signori Pa- 
droni della Chiefia di S. Giovanni Pappacoda la bella tavola per l'Alta- 
re , togliendone via quella, che vi flava , efjendo ajjai picciola,é"ha- 
vendo ingrandito l'Altare ci pofe la fua i e per loro ordine ritoccai al- 
cune cofe fopra la fffitta de lo Altare guajtate . Dove poi facendo la 
Cappella di S. Domenico morì Andrea da circa 63. anni , poco più , 
e fu pianto , e fé pelli to con grande onore da li buoni Napolitani , che 
lo amavano per le fue bontà . 
G'io: PIHp— fece Andrea Sabatino molti Difcepoli , e fra li altri ci fu in fua 

podùuoio Scola Gio: Filippo mio fratello , che pigliò la dolcezza de lo colore del 
(rateilo ui Maeflro , come fi ve de dall'opere fatte a Pagina Cali , e a D. Bigina, a 
G*?' Agno ° • • Nicola , e a Colìantinopoli , e a molte altre Chiefie , e cafe dipinte-, 
delie pie- c ^' a me non fi* bene dire la bontà di dette opere , ma fi poffono vedere 
fenti noti- da li curiofi , perche fono f udiate , e fatte con amore . 
zie . Fra li Difcepoli di Andrea vi fu uno chiamato Paoli Ilo , il quale 

era 



Scultore , ed Architetto. 49 

era hen nato , che fari a riufcito valentijfimo , come fi vede da alcuni 
tavole -, che fece nel filo principio , a S. Maria delle Grazie, a S. Anici- 
Io , e a S. Stefano , con altre Chitjìe , e luochi * e lo Maefro lo ama- 
va , ma innamorato/! di una moglie de uno-, affai bella Giovinetta, fé 
ne fuggì con effa ; dove andiedero fconofciuti per piùpaefi forafiieri i 
ma venendo pfrfeguitati ( perche la Donna era de cafa civilijfima ) fi 
dice , che fu ajfaltato da certi finti mori a unafpiagzia , dove-, che lui 
volendo falvare l'amata da un colpo , fu colpito lui , e ne lo medejimo 
tempo ucci fé quello che lo ferì » che fu il marito de la predetta J elei 
prima , che uà fratello del detto fuccidejje , fi uccife efja per difpera- 
zione , ferendo malamente quel cognate , e così finì infelicemente chi 
volfe quello , che non tra f mi e così va chi contraviene alla legge 
di Dio . Crifcenius . 

Dice nel fuo racconto il noftro Pittore , che Andrea facendo un» 
Cappella di S. Domenico fi morì ; fenza efplicare fé quella era dedicata 
al mentovato Santo , o pure fé flava nella fua Chiefa; ovvero fé egli 1' 
avefTe architettata,giacchè intefe affai bene l'Ar<.hitettura»e fece alcune 
fabbriche con fuoi difegnii laonde per tale incertezza avendo voluto io 
trovare alcun veftigiodi quefle,mi è riufeita infruttuofa la diligenza,e 
così di alcun altra opera fua,per la «mal cofa le fue opere lafciando di più 
ricercare , diremo folamente , che egli ha avutole laudi di moltilììmi 
Virtuofi > che hanno teftimoniato ne libri l'eccella Virtù di lui, e per 
dimoftrarne alcuno , lafciando ciocché ne fcrivono lo Engenio, il Ce* 
lano , e il P. Orlando , porteremo qui la relazione » che ne fenffe il 
famofo Gavalier Maffimo Stanzioni . 

Andrea Sabatino nacque in Salerno circa il 1478. poco più , e 
andò prima a varie fcuole , é* anco a quella di Silveflro Buona,il qua- 
le l' imparava con amore ; Ma morto Silvejìro , andò con un altro per 
imparare , fentendo anco la fama di Vietrp perugino , per la tavola 
fatta fare dal Cardinale di Cafa Carafa nel Vefcovado l con che fi partì 
da Napoli , per trovare quejh buono Maefro , e incontrafofi con alcuni 
Vittori li fu detta la fama > che pigliava in l\oma Rjifaele d' Hi bino , e 
che fi Jìimava un Angelo dalla pittura , av*ndo il favore del Pontefice 
Giulio Seconda , che aveva mandati via tanti altri Pittori % anche va- 
lenti , per fare tutte le fue pitture del Palazzo di S. Pietro , e che Pie- 
tro detto , che era fiato fuo Maeflro , aveva difpiacere % che non lui» 
ma il fuo Difcepolo F,afae le faceva tante grand' opere. Quejio intefo An- 
drea prefe la via di ì\oma , e fi fece difapolo di Rafaele » avendo vi Po 
con gli occhi fuoi proprj le maraviglie delle fue pitture > e \\afaele fi 
fervi molto di Andrea , avendo tenerezza di colore ben adoperato > <S" 
avendo buoni co/fumi ; Benché Gior gin <•" Arezzo non ne faccia memo- 
ria , che non fo perchè non lo nomina i Ma Francefco Sant afede , P a* 
TOMO li. G are 



$o Vita di Andrea da Salerno. 

dre ài Fabrizio , diceva averlo fentito dal proprie Andrea , e che l'ave- 
va fatto dipingere , maffimamente con lui., molte figure nella Torre di 
Borgia , e in altri luoghi altri Stinti Apojtoli , e trofeti , &" anco nelle 
lo v vi e di Gbizgi > dove che cjj'sndo pnijiato chiamato Andrea dalli pa- 
renti , perchè pafsò ali 7 altra vita eterna il fuo Padre , hi/ogni cercar 
Jicenza , e venire a fu a e afa circa il i fi 5. deve in Salerno f ce alli Mo- 
naci di S. Benedetto un quadro con la hantijfima Vergine , e due Santi 
del? Ordine , & anco un altro quadro alli Monaci francefeani , con 
Crijìo , e la Santijjìma Vergine , che danno l'Indulgenza a S.Francefco, 
e anco fece alcun altro quadro i dopo di che venendo in Napoli y p r non 
fo qua) lite inforzali da un parente , non potè più ritornare a trovare il 
fuo Mnejìro ì\afaele , che non mancava fcriverli con corte fé lettere , che 
and affé di nuovo in Eterna i il perche fece in Napoli molti lavori , cime 
fono le Chiefe di S. Maria delle Grazie , vicino C Incurabili , dove fece 
la Tribuna , la Cona , e tre quadri di Cappelle . Alla Nunziata due 
quadri , delti quali uno è ajjai bello ; a S. Gaudiofo molte belle pitture 
afrefeo , & a oglio i a S. Giufeppe Maggiore un quadro i a S. Severi- 
no due quadri , a S. Gregorio Armeno un quadro di Coppella , come fo- 
no anco li fvpr addetti , « anco a Monte Calvario la belt.Jfima Nunziata', 
a S. Petite un bel quadro , fatto ad ij ama dtlli fuoi naturali Signori^ 
« in detto vi fece li loto ritratti , con nitri di loro Corte , ;/ Seggio del» 
li Nobili di Capuana , dipinto afrejco i a S. Gio: Maggiore , a S. Gio'. 
r , . a Carbonara un quadro nel Vefcovado tre quadri y anco di Cappelle J a 

quelli" neh" Monte °t' ve * ' e '" altre Ch "J e ' avendo f atto a P' u pignori molti qua- 
quelli , t he dri di dvezicne , e majfimamente di Madonne , le quali faceva ajjai 
'<>no a S.Ri belle . Cos'i fece altre opere nel Bjgno . e fuori, ma pervenuto alli anni 
fiùuta . 6 ^ mrr ) „ e n> iìjfòj i n circa 1 J4 f. 

paolo de Matttis a richiefta d' un Pari di Francia fcrifle in com- 
pendio le notizie di molti noltii Pittori , le quali quel Signore volta 
far fìampare in rranc ia con altre ru tizie di altri moderni ProfeiTcri di 
altre Nazioni , tfitndoii impegnato a far paitfe tutti quegli Artefici 
trafcututi da altri , che a lua notizia fulìcr venuti , di quallilia faenza, 
e facilità ; Ptr.fiere veramente magnanimo , e generolo , come anco- 
ra di fomma gloria di lui ; Ma interi otto prima da varj gravi a.'uden- 
ti , e poi dalla morte , e del Mecenate , e dello Scrittore , uie foìarrun- 
te 1 crrrp?nej di diciotto Pittori ne fcnfl'e , lì ramale l'opera imperfet- 
ta . Nulia curando ptr lo più gli Eredi di profeguire quello, che j loro 
Antenati han cominciato uni volta . Laonde noi per dimoftrare appie- 
no pli onori d;.ti ad Andrea S'abitino , quello , che egli di quefto egre- 
gio lì mo ha fcritto qui fedelmente r<poitafemo ; eorne apprtlfo fa- 
remo dell' altre notizie , felonio che l'occafione li prtfenterà . 

Andrea Sabatino nacque m Salerno , Città lungi dieci leghe dall» 

80* 



Scultore, ed Architetto. 5*1 

nojìrti bdla Fan etiope ',fu Scolaro di Bufatilo Sanzio da "Urbino , e di' 
fin/e per lo fuo Maejìro nel Faticano , e nelfopera a /re/co operò con U 
cartoni , e difegni del detto Bjifaello , come fi ojferva nelle volte dell' 
flanze msdefime del fudftto Palagio i e fece molte tavole pure col dife- 
gno di Bjifaello . BJ tornato a fuoi , tUpinfe molte opere. , come fi cJJ'er- 
va in particolare nella Chiefa di S. Maria delle Grazie in Napoliy vicina 
Io Spedale degli Incurabili , dove fi vede una Cuna bellijfima nelC Aitar 
Maggiore , & una tavola di palmi otto in circa , efei , ove è l 'effigi* 
della Madonna Santiffima , col Santo Bambino nelle braccia , ed una 
quantità di Angioletti di tanta perfezione , che vieu creduta di mano 
del fuo proprio Maejìro. Queita tavola è quella , che ora non v'è più, 
ma sì bene vi fono l'altre da noi deferitte . 

Altre infinite f uè opere fi ammirano in Napoli , Salerno , la Cava t 
Nocera , e quafi per tutto il Rjgno . Morì egli di giujìa età > Il fuo lìi» 
le , e carattere proprio ( quando opere da sé , e fenza difegni del Mae- 
firo ) è forte , carico d' ombre , e un poco rifentito ne' mufcoli ; m* 
ejìefo nelle pieghe de* panni éfc. 

Le notizie che di Andrea ci lafciò regiftrate D. Camillo Tutini, e 
che nella celebre Libraria di S. Angelo a Nido fi confervano, non fi ri- 
portano inquefto luogo da noi , ne tampoco quelle di altro moderno 
Scrittore, perciocché fono piene di abbagli , elfendo dettate da penna, 
dottasi , ma inefperta dell' Arti del difegno . Laonde ogn'altro enco- 
mio tralafciando , conchiuderò quello racconto dicendo folamente,che 
per render chiaro di bella fama un Artefice Egregio , ballano molte 
volte le bell'opere fue ; poiché fannoelle medefime deferiverfi a carat- 
teri d' immortalità nella memoria degli Uomini Virtuofi , ed amatori 
delle beli' arti . 



Fine della Vita di Andrea da Salerno Pittore è 



G * VITA 



52 

VITA 

D I 

GIO: ANTONIO D' AMATO 

// Vecchio Pittore* 






SE molta (lima apportano agli uomini i buoni , e leali coftumi , e 
quella virtù ancora che annidava negli animi de* Gentili » guida» 
ti (blamente dalla legge di Nitura ; di quanto maggior pregio cagione 
faranno gli Atti di una (incera, e Criftiana Pietà ? Certamente fé quel- 
li efiggono (lima , e rifpetto , a quelli una fpecial venerazione per ogni 
verfo è dovuta , e tanto avvenne nella perfona di Gio: Antonio d'A- 
mato detto da noi il Vecchio per diftinguerlo dall'altro Gio: Antonio , 
cha fufuo Nipote , dappoiché egli accoppio così bene le virtù morali, 
e le Griliiane colla pratica delle feienze , eprofeffione Pittorica , che 
veramente ci ladiò un moraliifimo efemplo del virtuo(o , ottimo , e 
fcienziato Pittore ; Come potrà conofeerii dalla feguente narrazione 
della di lui vita. 
Nafcita dì Nacque quello buon Criftiano ,e buon Pittore circa gl'anni di no- 

Gio; Anco-ft ra f a i u te 147 f. e fu dalla puerizia in hinato al difegno , poiché an- 
810 • dando a Scuola di lettere , nel medefimo tempo che afcoltava le 1 Z;0- 

ni , egli difegnava fantocci ; Perlaqualcofi fa da parenti giudicato op- 
portuno il raccomandarlo a Si. veltro Buono allora molto famofo , ac- 
Va a Scuola ciocche 1' ore che gli avanzavano dalla Scuola della Graimtica , egli 
di Gramati-apphcaife a l difegno ; Gio: Antonio adunque come quegli che avea for- 
"'' "~tito unpronti.lì no ing.gno atto ad apprendere qualunque feientifica 
buon pio- facilità all' una , e all'altra fcuola attendendo , in amendue gran pro- 
ficco , fitto vi fece , di modo tale che giovanetto di 1 f. anni dipinfe in cala, 
e dilputo ne' licei con tanto fpirito , che fu la maraviglia di qu.i tem- 
pi . Convien credere che frapo.o.gli mancaffe il Maellro di pittura , 
giacche la morte di Silvestro Buono accadde circa il 1 48 f. , e f bbene 
il cirja polla dinotare qualche anno più , o meno non pub intenderli 
p:TÒ di molti anni-; per la qual cola egli è da credere che Gio; Antonio 
fi fulfe avanzato nella Pittura non tanto fotto la voce viva di Silveitro, 
quanto (ludi indo falle di lui opere, e che poi cort la gukla di altri Mae- 
ftri fi foffe perfezionato , tanto più eh' io tco^o fcritto in alcuni neta- 
raei^ti a penna , eh' egli facefle anche fuoi iìudj fulla tavola di Pietro 

Perù- 



Il Vecchio Pittore. 53 

Perugino efpofta f u ] maggiore Altare del Duomo Napoletano circa quei Tavola di 
tempi . Altri dicono » che Gio: Antonio dopo la morte di Silveftro pif- Pietro Pe- 
sò ad altra Suola , fenza nominar quale . Ma comunque 1. bifogna an- TP" *!? 
data fuflè , certo egli è che Gio: Antonio full' opere di varj buoni Mae- ' ." r ^~ 
fin cercò di perfezionarli , non lanciando in tanto Io Itudio delle buone Duomo di 
lettere,delle quali egli fu fempre amante; onde apprefe pe; fittamente Napoii . 
la moral filolofia, che locondulfe poi agli ftudj alti ili ni ddla Teologia, 
donde tra/Te il bel frutto dell'amor verfo Iddio ; ch'è la vera fapienza 
<T un'anima Cnftiana . 

Pervenuto Gio: Antonio ad una ragionevole perfezione nella pi t— Chiefa di 
tura , fecs alcune Immagini Sacre p.-r varj particolari , le quali ve- ^ ^ ) , ' Kon, ° 
dute da' Preti che avevan cura della Chiefa Ji S.Giacomo degl'Italiani, n j fretta nel 
gli fecero fare quella Tavola con la N.dcita del R.dentore , che ora fi jj^S.da'Pi- 
vedtt ivi collocata nel muro dirimpetto L" Aitar maggiore , ma allo- fani , aller- 
ta fu collocata in una Cappella, la qu.le modernandofi conven- chè ebbero 
«e torla via . Per l'Aitar maggiore della medtfimi Chiefa , che v J. ctoria ^ c 
in quel tempo era itato abbellito , ei dipinfe l'Immagine dela n( .j a Morea 
Beata Vergine , che tiene il Bambino nelle braccia , e quella 
fu allora molto lodata da' Profeflbri , quantunque ella fufle la prima Bello tfem- 
Immagine di noftra Donna che egli elponeife ai pubblico; ne c;ò ria P»° a' Pìt- 
tima viglia , trovando io fcritto , che prima di porli Gio: Antonio a ';'.'* Ui ' 
dipingerla , fé le raccomandò caldamente , e fi mani de' Santi Sacra- j] 
menti della penitenza , e dell'Altare , e poi fé ne venne a cafa , ed in- 
ginocchione tutto umile , e divoto la S. Immagine dipinte vii quella 
divota bellezza ornata , che ancor oggi lì vede . D'indi in p'>i crebbe 
tanto la fui divozione verfo la SS. Vergine , che non ptfsò Sabbato eh' 
egli non digiunante in onor di lei ; ne mai dipinfe il di lei volto , fé 
non indi di Sabbato confetto, e comunicato, e con le ginocchia 
a terra ; laonde in tanta f ma pervenne di criftiana bontà che molti 
mandavsno i loro figliuoli alla Ina Scuola , acciocché non meno le 
virtù morali , che la pittura apprenda Atro , ben fapendo , che dell' 
una , e dell'altra farebbono fiati infognati dal caritativo Maeftro . In 
fomma tutto che giovane ei fufle , era lo fpecchio, e la norma degl'uo- 
mini già maturi . 

Crcf.iuto Gir.: Antonio di nome per tante fue belle virtù , fece 
molte opere a richieda di molti luoghi pu, donde poi rinovandcfi quel- 
le Chiefi , fono (tnte tolte vn,ponend > m lor vece quulri di più mo- y ' . 
derni Pittori. Vedefi però di tua mano nella Chiefa di S. Domenico tU7c fl ; t< .~~. 
Maggiore la tavola che r.ipprefenta la B. Vergine coi Bimbino in leno Antonio, 
in una delle Cappelle della Famiglia Carrafa ch'e predo la Sagreftia , 
la qual pittura è in picciolo , ed è diligent;llìmamente , e con remore 
«empiuta . In una Cappella della Chitfa di S.Cfr.rina nella Strada de' 

Xkr- 



54 Vita di Gio:Antonio d'Amato 

Mercadanti di varie merci preflb alla Fontana detta delle mammelle * 
vedefi in una Tavola elpreffa la B- V. col Bambino in gloria , e ntl 
ballò l'Anime del Purgatorio , e ne' ripartimene , che fono da' lati , 
fecondo l'ufo di quei tempi, vi è Santa Luaa , e S. Francefco da Paola . 
Dietro il Coro di S. Lorenzo, e nell'Altare di una di quelle Cappelle 
è un altr.i Tavola con la B. Vergine coronata da due Angioli : opera 
veramente degna di laude . Si dice che quella Tavola della SS. Conce- 
zione , che fi vede nella Chiefa di S. Pietro in Vinculis preflb i Merca- 
danti di ftta, fia di fua mano , ma che poi per divozione di que' Preti fu 
mutata la figura di un di quei Santi , ch'erano nel piano , in S. Carlo 
Borromeo, e fatta r: toccare da ordinario Pittore , e fu grave abba- 
glio di colui , eie diffe efiere Mata ritoccata tal pittura dal giovine 
Gio: Aiitonio fuo nipote , dnpoi che quefti nemmen giovane dipinfe 
così trivialmente , come quel S. Carlo è dipinto . Nella Chiefa di 
S. Agoftino Maggiore preflb il Palagio ove fi coniano le monete * di- 
pinfe una Tivoli per una Cappella contigua a quella di S.Antonio, 
ove figuro la B- Vergine col Bambino , e con varj Santi , e in un ton- 
do al di fopra fece da un fuo Difcepolo dipingere a frefeo l'Eterno Pa- 
dre , e così qu. j fio , come altri lavori furono poi tolti via per la cagio- 
ne più volte detta di fopra del ridurre la Chiefa al gufto moderno J ma 
la fua più bella pittura fi è quella preflb una delle porte minori della 
maggior Chiefa di Napoli , ove in gloria fi vede la B. Vergine altresì 
col Bambino , e nel baffo fono molti Santi Dottori , che difputano a 
dif fa del Sagramento Eucaristico . Quefta Tavola così per lo compo- 
nimento , fituazione , ed attitudini delle figure , come per la forza del 
colorito , è degna di molta laude , anche a riguardo de' tempi moder- 
ni , ne' quali la pittura è aflai diverfa , ed ha ricevuto così gran mi- 
glioramento in tutti i numeri, e in tutti i requifiti dell'Arte ; merita 
anche la medefima lode la bella Tavola che fece Gio: Antonio per una 
Chfcfa dì Cappella di S. Maria del Carmine nel Borgo di Chiaja volgarmente 
S.Lionard detta il Carminello . In un tondo egli efpreffe al di fopra la B« Vergine 
eretta nell'eoi Bambino , e al di fotto S. Giacomo , e S. Andrea Apposoli , eoa 
* n "° I0lS ' bella vaghezza di colore , e buon difegno condotti ; anzi con grande 
do d' Orio imitazione di decoro , e di divozione . Dipinfe ancora nella Chiefa di 
di Canaglia S. Lionardo eretta nello fccglio del foo nome , nel-la fleffa riviera di 
per voto Chiaja la B. Vergine detta della Confolnzione , e fecevi molti fcherri 
della Nave a Jl',ntorno con picciole figure di Santi , che fanno ornamento alla Sa- 
iv« alvaca . c ^ k j mm -oine , la quale conferva una frefehezza di colore maraviglio- 
fa , e mailìmamente nella vivezza della lacca , che potria fare invidia 
ad alcuna moderna dipintura . Allo Altare di una Cappella nella Chie- 
fa di S.Severino fi veggono in una bella Tavola '.ffiggiati akuni SS.An- 
gioli in piedi che fono aflai b^a dipinti , e con belliffime fifonomie di 

VOI». N""* 



IJ Vecchio Pittore. .>.> 

Nell'anno 1 5-5 5*. per la venuta dell'Imperator Carlo V. in Napoli 
fi apparecchiarono gran fefte ? e fu chiamato Gio: Antonio a lavorare al- 
cuni di quei quadri , che fervir dovevano per ornamento dell'arco trion- 
fale , ed anche gli fu data la fopramtendenza di tutte le altre pitture , 
che lì avevano a fare per tal cagione . Ma egli cunliderando ch'elle do- Gio: Anto- 




ta 
ad Andrea da Salerno , ch'i come buono Maeftro averebbe aflai bene di CaiJo V. 

l'opera condotta a fine , come in fatti fegiiì . a cagione-. 

Pece Gio: Antonio vane opere a frefeo , e nota il Cavalier Stan- di non av . er 
zioni , che egli dipinfe la Tribuna della Regal Chiefa di S.Nicola detta ™ * Jj'P^" 
alla Dogana , la qua! pittura fu poi rovinata dacafual fuoco apprefofi ^ U(Je 
in una macchina di efpofiziene del Venerabile , talché in quella Chie- 
fa altro non rimale che una Immagine della B. Vergine del Soccorfo di- 
pinta da Silveftro Buono , e ritoccata da Gio: Antonio , dappoiché altre 
«."Stfcfè Immagini da lui dipinte in altre Cappelle furono dal fuJdetto in- 
cendio confumate . Neanche fi vegoono oggidì quelle p tture eh' ei 
ece a frefeo nella Chiefa deil'Af anta entro il Cartello nuovo molto lo- 
date dal mentovato Cavalier Malììmo ; poiché ne' tempi appretto inno 
ftate tolte via nel rinnovarfi tutta la Chiefa , e in lor vece vi li veggo- 
no le dpinture di alcuni , che h<m creduto di efler valenti Maeltri , 
rm non lo erano . Vedeft però in una di quelle Cjppellc la Tavola eh' 
ei dipinfe , mi ritoccati da Gio: Autonio fuo Nipote, nella quale è 
rapprefentata la Betta Vergine col Bambino in gloria , e molti belli 
Angioli , e nel bailo due Santi , e nel mezzo l'Anime del Purgatorio 
in varie , e proprie attitudini lituate . Nel Cappellone della Croce del- 
la Chjei'a di 9. Pietro ad Aram dal canto dell'Èpiftola , e nella Tavola 
dell'Altare è dipinta la Beata Vergine col Bambino , S. Gregorio Papa, 
e S. Benedetto , con un S. Vef.ovo , che tiene in mano un flagello : 
Ma quelt'opera avendo patito dal tempo , ha ultimamente patito affai 
più dalle mani di un moderno Pittore , il quale ha creduto di raccon- 
ciarla . Ve£gonfì di G<o: Antonio nella foprammentovata Chiefa di 
S. Agoftino alcune belle figure a buon frefeo , laterali al SS. Crorefiflo, 
le quali rapprefentano S. Agoftino , e S. Lu ia , condotte con buona 
pratica, ed ine llgenza di colori , avendo tenerezza e buon imparto 
di tinta. Veggonfi ancora nelle mura laterali della Cappella dedicata 
oggidì a S. C rio nella Chiefa della SS. Concezione deila Nazione Spa- 
gruiola molt figure di Santi dipinte a frefeo de.Ma grandezza del natu- 
rale , e con maniera ftudnta e grand. od , < he certamente fon degne 
di molta lode ; Concioll"! icofachè non v» fu Pittore de' tempi luoi , ehs 
più di lui uLffe diligenza , e fatica , e rrufsunamente a frefeo : Ne mai 

j:er 



j-6 Vita di Gio:Antonio d'Amato 

Errori ne' per fretta che gli fufle data egli ftrapazzava l'opera Tua ; la quale volea 
quali in- condurre con tutto quel tempo , che fi richiedeva diligentemente per 
ciampano i perfezionarla, ed ammendarla al pofsibile da quegli errori che fuol par- 
voler fai torire per lo più la pn.ftt.zza , allorché anche i buoni Pittori tirati dall' 
prefto V o- ingordigia del danaro , cercano di far treppoprefto , nulla curando fé 
pere loro, la ftoria fia m ilamente compofta , e le figure difettofe nel difegno , nel- 
la mofsa , e nell'accordo del tutto. 

Ma potendo parer vano il ragionare di altre pitture di Gio:Anto« 
rio , che più non fi veggono , diremo qualche altra cofa della fomma 
ftima in cui fu il nofiro Pittore tenuto da tutti : Egli era Mimato co- 
me un oracolo, perchè alla fcmma prudenza , ed alla perizia nel fuo 
meftiere egli accoppiava tutte le virtù di un perfettiflìmo Criftiano . 
Divotiffìmo della SS. Vergine, come è detto, in oflequio di lei , fece 
voto di viver cattamente ; laonde difprezzb ogni vantaggiofo partito 
di toglier moglie . Ne facea mai parlar Sabato , che in onor di lei non 
ufaiTe i SS. Sacramenti della penitenza , e dell' Eucariftia , e fiera- 
mente non digiuna/Te . In quel dì fi riferbava altresì il dipingere la 
fna SS. Immagine : Ed ella corrifpondendo al divoto affetto dell' umil 
fervo fuo , gli concedè molte grazie : una delle qualij fi fa il prefer- 
varlo fano , ed illtfo infino all' età di 80. anni compiuti , ch'egli vif- 
fe in quella vita mortale . Fu fapientiffimo nelle lettere , e tanto, che 
diede fempre favj , ed utili configli a coloro , che andavano a lui ne* 
dubbj cafi ; anzi più d' una volta fciolfe anche dubbi , e queilioni in- 
torno alla Sacra Scrittura , con tanta profondità che era la maravi- 
glia di coloro , che la profefl'avano , e folea dire che quello era l'uni- 
co libro, che doveafi continuamente ftudiare , ed a ciò confortava 
fpeflb Gio: Antonio fuo nipote figliuolo , cioè di Francefco fuo fratel- 
lo , configliandolo , che in quel libro apprenderle la perfetta vita del 
Criftiano; E quindi è che il giovane Gio: Antonio fu fuo erede non 
meno delle fpirituali , che delle corporali virtù;ficcome attefta il Ca- 
valier Maffìmo Stanzioni nelle copiofe notizie lafciateci di Gio: Anto- 
nio, oltre a quelle fcritte dell' En^enio , dal Gelano , dal Sarnelli , e 
dall' Autore dell' Abecedario Pittorico ; Come quelle poifon leggerli 
ne' libri ftampaci , e baderà, qui trafcrivere quelle dello Stanzioni , 
che fono inedite , e da pochi conofciute lafciandole nel loro femplice 
ed incolto ftile . 

Gio: Antonio d'Amato fiorì fino al l fffJtt circa,poichèifi ha che 
campnfle 80. anni . Fu "Uomo da bene , e buon Crijìiano , e fu difice- 
polo di Silvefìro Buono , che fu dificepolo del nofiro Zingaro » Come fi 
ha da Certijfiima tradizione . Infiamma quello Gio: Antonio fu moltt 
fiimato per Virtù , e grandezza di ficienza ejjendo "Uomo di gran filie- 
re nelle fcìenze, ed intefia nelle lettere dove che ne fan fede ifuoi ficrit' 



il Vecchio Pittore. 57 

//' , e configli con quali ha dichiarato molte cofs della Scrittura , eìl 
a lui andavano molti Uomini ditti p*r confìglio . Era divotiljimo nel- 
la B. forgine Maria Madre di Gi fu , e q:i tàio doveva dipingere il 
fuo volto fi pr-. parava con i Santi Sagr amenti della Chi -fi ; e Così tri» 
fegnò l'i'ìijjo molo a Gio: Antonio filo nipote , che aich: riufcì buon 
Crifliano , inj.'pnandoli ancora di far benefìcio- a tutti . Fece molte 
b.llifsime opere come fi vedono : A! fofcova lo vicino la porta piccola 
una fu a Tavola con la B. forgine Maria , e molti Santi con gli Apojìo- 
li . Così la Tavola in S. Margarita , è* a S. Putito ejfndovi a tutte 
due quelle la filetta B. forgine . 

Qtfefte tflPRrrtè due Tavole, citate ih Millìino , come altresì la 
Cappella che egli dice dipinti a Monte Oliveta non ho potuto rinve- 
nirla per diligenza eh. io abbia ufata , ne altro ho potuto fapere fé non 
che elle lì ano itate altrove trafportate nel innovarli le Chitfe e le Cap- 
pelle ; Ne aneli.- degli Tcritti di Gio: Antonio ho finora avuto niuna 
notizia , fa Ivo bhd in una nota , che appreiTo di me con altre molte fi 
f rb*, ilictli che egli molto fcriffè intorno alla Sacra Scrittura , i 
(fanti fcntti potèav.r veduti il Civaliere , poiché ne fa menzione ; 
ma Corniamo al racconto del Gavalier mentovato. 

Que;h eccellente ti.tore avea dipinto a frefeo la Tribuna , e buo- 
na parte della Chiefa di S. Nicola in Dogana y ma per caufa di un in- 
cendio fucceduto fi guayaroni tutte , e le doveva dipinger io J ma per- 
che non fi arto tati di accordo , re/fa ancora Così ; ejjendo lo lf J JJo fuc- 
ceduto col mio Maftro Lanfranco l Sicché nella Chiefa detta non vi ri- 
mane nitro di Juo , che la Madonna del Soccorfo , ritoccata tutta da, 
capo da lui , ejjendo dip.nta da Silveftro Buono » e poi di nuovo rifat- 
ta da Andrea di Salerno per eff.rfi alquanto guafìat a nel predetto in- 
cendio . 

Altre opere a frefeo di lui fi vedono nella Chiefa dentro il Ca fieli-? 
Nuovo , ed anche una Cip peli a eoa la Tribuna a Monferrato , come an- 
ch. una Cappella a Monte Oliveta , che aveva cominciata Silvejiro 
Buono , ed alcune altre cofe - Come a S. Severino dip'nfe una Cappella 
con gloria d'Angioli vicino la porta maggiore. Di Tavole ve ne fono belle 
in altre Chiefe , e lui mori da buon Cruciano , e fu onorato da tutti li 
Vittori circa il j j jf. con tran pianto ? in età di anni 80. in circa. 

Fu difcepolo di Gio: Antonio Gio: B rnardo Lama , che riufeì 
f.imofo tutore , il quale ejjendo già valenf V<>mo egli gli racccma,/ 3 
Gio: Antonio fuo nipote , che poi anche fu Valentuomo , efi.ee cofe 
belle ì Cerne anche fu buon Crijhano come lui . 

Sitgue poi il O.vaher Mainino a narrare l'optre » che fece il fe- 
condo Gio: Antonio , le quali lì not.ranno nella v.ta di lui» C sì n fi 
ehi diic polo di Ciò: Antonio fu^pnma Vincenzo Corfo , ed alcun al- 
i OMO li. H tro, 



$8 Vita di Gio: d'Amato Pittore. 

Gio; Viri- tro , che poi per la di lui morte parlarono ad altra fcuola , ma Gio: 
cenz.o Coito Bernardo cflendo ancor giovane veduto ch'ebbe l'opere di Polidoro da 
n^d^Unia Caravaggio, il quale venne in Napoli fuggendo.il Sacco di Roma , eoa 
dilcepoii di buona licenza di Gio: Antonio volle paflare a quella Scuola , ove fece 
Gio: Anco- quel gran prefitto , che poi nelle pitture fue fi è veduto ; E da quefta 
aiv, manfueta azione di contentarfi , che il LamapafTafTe fotto altro Mae- 

flro , fi comprende quanto Gio: Antonio fuffe morigerato > e pieno di 
umiltà : anziché egli ftefib lo animò ad imitare la gran maniera di 
quel!' Uomo ammirabile ; fegno evid«nte eh' egli face fle poco conto 
del proprio fapere , ne fi riputale Valentuomo : ch'è lo fcoglio ove 
Avvertimeli. p er lQ p |U j. an naufragio molti, i quali credono di effere gran Virtuofi 
chelian"^ ^ ol P erC ^* qualche opera con felicità meglio che altra fia loro riufcita, 
Gloria ai et ma P°> tarc l' n avvedono di quanto danno a fé fteifi per tal vana cre- 
der Virtuofi. deiiza fiano ftati cagione : poiché non efiendo da giufti eftimatori delle 
cofe tenuti per tali , caggiono finalmente nefla miferia , compagna 
infepar. bile della vanità y la dove il vero Virtuofo ed onefto Pittore, 
polto che fia un di quei contrariati dalla fortuna , fé non acquifta mol- 
te ricchezze , non gli manca pero giammai un comodo foftentamento 
della vita . 

Così dunque Gio: Antonio dopo aver menato ottanta anni nel 
continuo efercizio di tante belle virtù , venne aflalito da mortai fe- 
bre , e munito de'Smti Sagramenti della Chiefa , con Griftiana Pie- 
tà , Religione , e Carità verfo tutti , chiufe in Santa pace i fuoi gior- 
Sua morrei ni CuCÌ °'' ann ' ^ Signore 1 5T f. , come è detto di fopra : Efempio 
circa il veramente memorabile a tutti que' profeiTori di Pittura , che non 
ifl-f, veggono, non poterfi ottenere vera , e falda laude nel mondo , fenza 

ferfi prima merito appreflb Iddio. 



Fitte della Vita di Ciò' Anionio d^Amitto il fecchio , Pittare • 



VITA 



S9 

V I T A 

D I 

MARCO CARDISCO 

P I T T O R E, 

DA GIORGIO VASARI 

APPELLATO 

MARCO CALAVRESE, 

E di qualche fuo Dìfcepolo. 

POi liè quello Pittore fu del numero di quei pochi Mae/fri Napo- 
litani , eh' ebbero la rara forte di eiltr onorati , td illuftrati 
dalla penna pregiatiflìrm del Vafari , fìa dunque lodevol cofa 
riport r qui primieramente ciò eh; egli ne lafciò fcritto,e quan- 
di farem parola delle opere di Marco CardifcOjdelle quali il Vafari non 
fece menzione ; Fgli adunque di quello Pittore in tal guifa ragicna. 

Quando il Mo-:do ha un lume in una fetenza chi fia grande, e uni- r . „ 

verfalmentene rifphttde ogni parte , e dove maggior fiamma , e fave f ar ] y { te Sé' 
minore, e fecondo i fiti * e Carie fonai miracoli ancora maggiori , e Pittori Seul. 
minori: E nel vero di continuo certi ingegni in certe Frovincn- fondato ■■ 
certe cofe atti , che altri non pojjono efiere ; Ne per fatica eh" eglino chiteccl. 
durino , arrivano mai alfegno di grandijfima eccellenza . Ma fi quan- 
do noi veggiamo in qualche Provincia nafeere un frutto che ufatonon 
fia nafeercì , ce ne maravigliamo , tanto più d'un ingegno b nono pof- 
fiamo rallegrarci quando lo troviamo in un paefe dove non nafeono Uo- 
mini di fimi le proftffione ; (Non dovea il Vafari aver contezza delle 
Greche Repubbliche , che fiorirono nelle Calabrie , ne degl' ìnfigni 
Filofofi , che in effa fiorirono , ne degli Scultori , e Pittori celebri , 
che la iliuftrorono ; o pure non vide mai la p. rfezione delle antiche 
medaglie di quella Provincia ; altrimente non avr bbe attribuito a 
difetto del clima , e del luogo quel che fuole eiler difetto dell' eduqa- 

H 2 sione, 



6 o Vita di Marco Calavrefe 

zione , e delle (cingine ) come fu Marco Calavrefe Vittore , il quale 
ufcito dalla fila Patria elefie , come ameno luogo , e pieno di dolcezza 
per fua abitazione Napoli t J'e bene indirizzato avejje il cammino per ve- 
nir fene in Roma , ed in quella ultimare il fine , che fi cava dallo fiu- 
dio della Pittura . Ma sì gli fu dolce il canto della Sirsna , dilettan- 
do// egli mafsimamente di fuonare di Liuto , e sì le molli onde del Se- 
beto lo liquefteero i che refi prigione col corpo di quel [ito -, fin che 
refe lo Spirito al Cielo , & alla Terra il mortale . 

Fece Marco infiniti lavori in olio , & in frefeo , è* in quella 

patria moftrò valere più di alcun altro , che tal arte in fio tempo 

Qui con l'o- efercitajje ; Come ne fece fede qu.llo , che lavorò in Averfa ? diece mi- 

pei e d'Aver. g\, a lontano da Napoli , e particolarmente fi vede nella Chie fa di S. 

la Cor| fo n d e ^n 0l / ;; ' wo alC Aitar mappiore una Tavola a olio , con prandifsimo or- 
1 onore iacee & ,. r - , . .„ . r , ° .. ,, , ,. 

nella Chi la namento » e diverf quadri con ijtorie , e figure lavorate , nelle quali 

«jì S.A:'oi['.-fi"Urò S. Agoftino disputare con gli Eretici , e di f opra , e ^f//? bande 
no In N<=po- /.er/f r/i lY/Wo , e Sa/7/7' i« frfr/'<? 'attitudini i Tifila qital opera fi vede 
■"• una maniera moderna , & un bellifsimo , e pratico colorito inefia fi 

comprende . Queliti fu Una delle fu: tante fatiche , che In quella Ci tra, 
e per diverfi luoghi del Regno f ce . Vifje di Continuo allegramente , e 
belli fsimo tempo fi diede , perche noti avendo emulazione , ne contrailo 
degli Artefici nella pittura,fu da quei Signori fempre adorato,? delle co- 
fe fue fi fece fempre con bonifsimi pagamenti fuddi sfare . Così perve- 
nuto as.1' anni f6. di fu a età , d'un ordinario mele finì lafua vita . 
Lafcw file creato Ciò: Filippo Crefcione Vittore Napolitano , il quale in 
compagnia di L'onardo Caji elioni fuo cognatof.ee molte pitture , s tut- 
tavia fanno , dei quali psr effer. vivi , é" in continuo efercizio non ac- 
cade far menzione alcuna . Furono le pitture di Mae/tro Marco da Ini 
lavorate dal i fo8. fino al i f42. Fu compagno di Marco un altro Cala- 
vrefe del quale non so il nome, il quale in Roma lavorò con Gio'.da Udi- 
ne lungo tempo, e fice da psr fé molte opere in Roma , e particolarmen- 
te di chiaro f curo . Fece anche nella Chiefa della Trinità la Cappella 
della Concezione a frefeo , con molta pratica , e diligenza. 

Fin qui ,1 Va fa ri che fregne a narrare i fatti di Cola nella Matri- 
ce di cui anche noi a fuo luogo ferenti parola. Ora convienici parlar 
delle opere di Marco Calabrefe accennate follmente dal Vafari , e far- 
li.' diitmta menzione per mtellig; nza di coloro che vorranno olfervar- 
]e J almcn di quelle che efpofte lì veggono nelle pubbliche Chiefe. Ve- 
Alcre ope:e t j e f T adunque ih una Cappella nella Chiefa di S. Pietro ad Aram la De- 

di Marco n po i ii . lone tfj Cr.llo dalla Croi.e , benché ritoccata in qualche parte per- 
vaneLiuele. ~ , _ , ., , ,. ^, . r ,,, \ , j- ,. 

che avftva patito . Cosi nella medehma Chiela nell Aitare di un altra 

Cappella egli rapprefentò il dolorofo miftero della Pietà , dipingendo 

in mezzo del quadro la SS. Vergine the foftien fulle ginocchia il fuo 

morto 



E fuoi Difeepoli. 6 i 

morto Figliuolo , e da' lati i Santi App*>ft-JÌi Pietro e Paolo , come a 
contemplare il morto Signore e l'angoicia della dolente fua Madre . 
Nella Chi e fa eretta nel C.fftel nuovo da Carlo primo d'Angiò , fotto il 
Titolo di S. Maria dell'Affunta, vedefi in una di quelle Cappelle , che 
fon dalla parte dell' Epiftula una Tavola col Crjlìo in Croce , ed a pie 
di efla la B. Vergine , S.Giovanni, e la Maddalena . Aldifopra in 
una mezza lunetta vi e l'Eterno Padre con molti Angioletti , che in 
dolorofe azioni mcftrano di piangere la mjrte del Redentore . Ne' par- 
timene laterali al Criflo Croctfiifo fon dipinti S. Sebutiano , e S. Roc- 
co . Siegue la Cappella di S. Antonio di Padova , ove la Tavola che 
lo rapprefenta dipinto coli' apparizione di Giesù Bambino fu op.ra di 
Marco per quel che da varj Scrittori vien detto ; ma oggidì vedefi ri- 
toccata , e'1 Bambino è tanto piccolo iul libro , che più tolto fembra 
un Bamboccetto the altro ; onde fé ella è opera di Marco che da prin- 
cipio tale la dipingile , egli merita gran biahmo da coloro eh. hanno 
occhi d'intendimento . 

Nella Parecchia! Chiefa di S.Marco riirpetto al Rcgal Palagio,ed at- 
taccata alla Chiefa della Croce fece Marco la Tavola dell' Aitar mag- 
giore, ove fi vede la B. Vergine col Bambino in gloria , e varj An- 
gioli che le fan corteggio, e nel piano vi e S.Pietro Appoftolo, e S.Mar- 
co Evangelica , e in mezzo ad efll le Anime del Purgatorio. 

Aitr ; opere fece quello valente Pittore , che poi fono fiate tolte 
da' luoghi ove furono dapprima collocate p r la medefima cagione più 
volte di fopra accennata del rinnovamento delle Chiefe , e Cappelle, 
in cui per adattare i quadri alle nuove mifure degl'Altari fono ftate 
meffe altre pitture di più moderni m aeftri ì Così è accaduto alle Cap- 
pelle di S. Giovanni Maggiore , così alla mentovata Chiefa del Caftel 
nuovo ; Ove non debbo tacere che la S. Buharà non è più quella di 
Marco Cardifco , ma è rifatta da altro Pittore a noi ignoto , nel 1 5"8 5. 
fecondo in quella Tavola è notato , il quale vi dipinfe ancora dalle 
bande S. Lucia , e S. Apollonia : Non reità perciò in quella Chiefa al- 
tra Tavola intieramente di mano di Marco le non quella del Crocefif- 
fo con le altre pitture intorno . E da ciò eh 'è detto può bene il curio- 
fo Lettore venire^ in chiaro , che il Cardifco fu Valentuomo , e che 
meritamente fu lodato dalla famofa penna del Vafa ri . 

Di quello Marco fn dìfo polo Severo Irace Napolitano , del quale Severo Ir«- 
non ebbe cognizione il Vafari . Di lui fi vede una tavola nella Chiefa ce discepolo 
della SS. Nunziata , e propriamente nel primo de' tré Altarini che fo- ui Marco 
no nella Croce della Chiefa , dal canto dall' Epi Itola : ove è dipinta Carditi» hot 
la B. Vergine col Bambino in braccio in gloria , e quantità de Putti , £ ■ i^iciVa" 
e nel bafso fono S. Pietro , e S. Paolo , il primo de' quali offerifee a lail - - wie _ 
noftra Donna il Padrone della Cappella figurato più picciolo , come era ( i r ] , fra f uo j 

l'ufo allievi. 



a- 



6 2 Vita di Marco Calavrefe. 

l'ufo di quei tempi , e noi ne abbiam recato la ragione nel primo To- 
mo di quelle vite , e propriamente in quella di Tommafo de Stefani. 
Vita di Pie- Tra l'uno e l'altro Sp.nto fono l'anime del Purgatorio , donde ben fi 
ero e dì feerne che Severo fu ftudiofo dalla fcuola di Marco J Egli fu contento 
jjg. s te f an j di quella opera , dappoiché vi notò il fuo nome con l'anno 1^54. . 
Tomo primo ^ difcepolo di Severo un Calabrefe , del quale noi non fappiamo il 
pagina j. nome , che fece molte Opere in Napoli , ed ancor egli tenne alquan- 
to duretta la fua maniera ; anzi più del Maeftro fu rifentito > come fi 
vede dalla tavola iitu.ua nella Cappella Laterale all' Aitar maggiore 
della Regal Chiefa di S. Nicola , predo la Regia Dogana ; ove vi è ef- 
figiata la B. V. in gloria , col Bambino in braccio , e con due Santi 
nel piano. 

Ebbe ancora Marco altri Difcepoli , de' quali, non fappiamo ne 

anche il nome , p-r la già nou trafeuratezza de' noftri trapanati ScriC- 

Gio: Lio- tor ' ' eccettoche di un tal G10: Lionardo , il quale fece varie opere 

nardo diice- con più dolce colore , e con più belle tinte condotte ; come fi vede 

P °c d !rf ar " nella tavola efpofta alla Chiefa dtI Giesù Jelle Monache 5 la 1 uaIe è fl " 
«;oCardilco. tuata neJ j. jngreflo j ji a Sagre dia i ove fi vede N. Signore dentro una 

fonte di fangue , fcaturìto dalle fue piaghe ; A pie della quale Vie fi- 
tuata la B. Vergine con molti Santi intorno , e vi è ancora un ritratto. 
Sopra fi vede effigiato l'Etsrno Padre , con molti Angioli in picciolo , 
che ftanno intenti al do.'orofo miftero 1 E tanto balli per memoria di 
pftui , e per l'onor dovuto al fuo Maeftro. 



fitte della Vita di Marco Calavreft e de* futi Dì fetali. 



VITA 



. .:■: V I T A 

d r 

GIO: VINCENZO CORSO 

PITTORE. 



CHI vuol vedere quinto un ingegno prevaglia a un altro nell' 
amor dell'arte , eh' ei vuol bene apprendere, tutto che da 
varj Maeflri varie maniere additate li fiano , potrà ravvifarlo 
nella perfona di Vincenzo Corfo ; dicelì ch'eflendo egli ancor 
giovinetto imps rafie i principi del difegno da Pietro Peruggino ; ben- 
ché il Cavalier Mallìmo Stanzioni lo faccia difcepolo di Gio: Antonio 
d'Amato il Vecchio ; im che che ne fia , egli nella fua giovinezza 
ebbe la forte di veder' operare Polidoro in Napoli , e Pierin del Vafa 
in Roma , appreflò il quale dimorò alcun tempo . Tornato in Napoli, 
con l'affiduità de' fuoi ftudj , fi fece conofeere per valentuomo ; onde 
da quei della famiglia Angrifana , oggi eftinta , gli fu commefla una 
tavola per l'Altare di una loro Cappella , fituata nella Regal Chiefa 
di S. Lorenzo , ove egli effigiò l'adorazione de' Santi Maggi . Ma per 
non tediare il Lettore con due narrazioni , che in fofhnza dicono la 
fteffa cofa , fi è bene riportar qui quanto ne fcrifle il Cavalier Maffi- 
mo , il quale diftintamente notò le opere di quefto Pittore , lenza al- 
tro aggiungervi del mio , fé non che Solamente io giudico , che alcu- 
ne cole del Corfo , o fiano in procreilo di tempo (late rimoff; , o pur 
gua Ile rifatte , ficcome dee argomentarli dalla variata maniera , che 
ivi fi feorge , poiché nonpoffo pervadermi , che '1 fudetto Cavalier 
Mallìmo eflendo si gran Maeftro iìafi abbigliato , fé pur non gli fi vo- 
glia imputare a fallo di memoria ciò che e^li narra di qualche opera di 
quefle con le parole che fieguono . 

Gio: Vincenzo Corfo fu prima difcepolo del primo Gio: Antonio 
d'Amato , e poi andò a trovare Pietro Peruggino , venendo a Napoli 
il detto a fare t Affunta per f Aitar maggiore del Vefcovado , come fi 
vede , e con tal valente Maeftro diventò buon Difegnatore , e andò a 
Bjma , e fu Pittore eccellente i perilchè dìpinfe per li Signori Ca- 
r acci di a S. Domenico Maggiore una bella Cappella , e in un altra 

Cap. 



6 4 Vita di Gio: Corfo Pittore 

Quefta ta- Cappella patronata fece una bella tavola con N. S. app^fifioiato , che va 
vola ove il alla morte . Al V:ficovado fice la tavola per li Signori di Cafa Carbone, 
Signore ove $ /„ g # V.ficpra , e gli Apopoli da Veficovi fitto , con altri Vsficovi'y 
Croce in benché altri tengono , chi ella fi a di altro Pittore prima di lui , ma io 
Spalla che '" tengo per fina più che di pio MaeP.ro . Ma la più bella pittura fina 
è belliflìma, è la tavola /opra la porta di S. Lorenzo , piena di figure mlkriofie ab- 
iti oggi fi bajjo è la SS. Triniti Jopra con gloria , & Angioli, e [appi amo che 
vede ficuacay^ u omo a ff a i J ocio p er tradizione, e fece in detta Chiefia altra tavola 
Cappella digitare, come ancora il S. Michele Arcangelo in un alt aretto , in' 
del Croci- confo quello ove è la Madonna di G.'o: Antonio d* Amato P antico ; a 
fiffo , che S . Severino molti Angioli ad ogl>o in una tavola di Altare , e fece a 
parlo a S, Lorenzo detto, l'adorazione Je. Maggi t e a S.Giacomo vie una 
. '■ omm3 -- gran tavola con molti Santi l'api , benché r inovata . Voi dopo fi e e a 
S. Severino un Cri (lo morto con ta Madre A Idolorata , che fu afifiai jìi- 
Opera lo- mata da tutti li Vittori; ma a S. Domenico il detto Crijio , eh-: porta la 
!| lp Croce in Spalla di figure piccioli è a opera fitta belli ((ima. Voi an'èfuo- 
fa dì S. Lo- r ' P ir f are Hna thiefia , e chi dice a Salerno , * chi a Capoa , ma o pi' 
reruo . gliatofi mal aria, o altro ■> caduto ammalato, con p bre, ritornò a Na- 

poli a cafia fitta , dove in pochi giorni morì , e fu (atterrato a S.Lorenzo 
circa il i f 4 f . 

A mio parere le più belle opere di quello egregio Pittore tra quel- 
le qui annoverate fono , una la gran tavola fopra la porta ili S.Loi-n- 
20, per lo gran componimento , ed efpreffiva , che hanno 1" figure 
ivi dipinte con buono accordo . [/altra quella del Cnflo , che porta 
la Cro^e in Spalla , che fu fatta per una Cappella della Famiglia Bucca 
d'Àrapona nella Rtal Chiefa di S. Domenico , ed ora li v.de avanti la 
Cappella del SS. CrociSifo , che parlò all'Angelico S. Tommafo , ef- 
fendoiì demolita la Cappella , per levare il Coro di mezzo alla Chiefa, 
elf.ndo fpenta quella Famiglia . ConGderandoli quella pittura , fi ve- 
de in elFa molta perfezione , per turti i numeri dell'arte adempiuti con 
ftuJio , maeftria , ed intelligenza ; e perchè ha un certo che della ma- 
niera di Polidoro, però dicono alcuni de' noftri Scrittori, che Gio: 
Vincenzo iia (lato luo Difcepolo ; e veramente quella tavola è i' am- 
mirazione , non foio per lo componimento , eh' è crp;ofo di figure , 
ma eziandio per la grandezza della maniera , e decoro delle figure ben 
atteggiate ; e tanto baiti per la gloria di qu.lto Vjrtuofo Pittore . 

Fine della Vita di C/c: Vincenzo Corfib . 



Vita 



6, 

VITA 

D I 

NOVELLO DA S.LUCANO, 

E 

GABRIEL D'AGNOLO; 

ARCHITETTO. 

UN largo campo fi appretta all'Artefice virtuofo , allora quando 
vien egli ftimolito a far opere gloriofe dalla gara di altro nobi- 
le ingegno , tfee (Vegliando le belle idee partorifce cote degne di iom- 
mo vanto, e di eterna memoria ; perciocché egli per non renare in- 
dietro a colui , che il primo grido di buon Maeftro ha di già ottenu- 
to , per mezzo di fue ingegnofe fatiche , cerca ancora con virtuofa 
gar.' di fare apparire fue opere piene di belle idee , e sì perfette a par 
di quello che già le fece ; la qual cofa vedremo affai chiaramente ef- 
fere adivenuta a tre fa mo fi Architetti , che tutti in un medefimo tem- 
po operando a gara l'un dell'altro, fecero vedere al Mondo opere per- 
fettiifime , che infino a' nollri giorni fanno ammirazione , e acquieta- 
no lau.li da chiunque le vede. 

Non fi ha certezza alcuna della nafeita di Novello da S. Lucano , 
ni da quali Maeltri aveffe egli primieramente apparati i principi del- 
l' Architettura , ma dicefi, che da Maeftro Agnolo Aniello Fiore Novello f e - 
aveffe fua prima Cuoia , ed indi avanzatofi nel conofeimento dell'ar- ce in R oma 
te , fi portarle in Roma , per offrvarvi le buone regoie dalle giufte mi- i f uo i fì U dj . 
fure di quelle ottime antichità ; Capendo bene , che quelle aveano 
aperta la mente anche a que' primi noftri Architetti, che alquanto lu- 
me vollero dare alla povera Architettura in que' fecoli cotanto privi I Goti di- 
di luce , per le buone forme di già perdute , o fepolte Cotto 1' ordine ™"° J* h " 
ritrovato in tempo de' Goti . Ma comunque la bifogna fofs' ella av- ° oft n , ne|o 
venuta, egli è certo , che Novello a Napoli ritornato fece opere af- i a t, UO naar- 
1*1 , condotte con buona Architettura ; fra le quali contali la riftau- chitettura. 
razione eh' egli fece della Ghiefa di S. Domenico Maggiore , la quale 
TOM. II. 1 ben- 



66 Vita di Novello da S-Lucano &c. 

Rcflaura- benché in fé, avefle molto dell' acuto , ed in forma gotica condotta J 
*'?? e „ «•i e 'i2 p-re era affai migliorata ; e fé bene in alcuni membri comporli con 
S n •' t3Uon or ^' ne a " a Romana cercaffe allora abbellirla V Architetto Ma. 
co mar io'- ^ ucc '° » cne ^ a ' fondamenti 1' ereffe : come nella faa vita fi è detto ; 
re . contutto ciò non potè egli in cotal modo alla Romina condurla , chs 

il di più , oltre h prima forma , non fulTe anche alla Gotica architet- 
tato ; sì per l' imperizia de' tempi , come ancora perchè gli uomini di 
que' tempi (limavano effere errore partirfi da quel!' ordine cofhimato 
da tanti fecoli dappertutto J avvignacene alcuno Architetto , già fatto 
Ordine Ga- accorto del chimerico , e fantaftico modo della Gotica Archtettura , 
tico fantra- cercaffe con ragioni , e con opere cancellarne le vane forme , ad ogni 
jco e en- m0l j p er 5 nonera ancor riufeito di bandire all' intuito la barbarie 
buona 2r- ancrie dall' Alma Città di Roma . In quella Chiefa adunque di S. Do. 
chìcettura , menico vi fece i Pilailri , e la volta , togliendone le travate; cofa in- 
applaudito degnìflìma in una Ghiefa , e compì le Cappelle , eh' erano rimafe inv- 
ela Popoh, perfette nella reftaurazione , che fi fece alle rovine dell'orrendo Tre- 
in tal'nio- muoto accaduto nel Decemhre del 1446.; ed in quelle Cappelle vi 
do . pofe belliflìmi adornamenti , tolti dall' ottima Architettura , e dalle 

Tremuoto buone forme, che appagando la villa di ogn'uno, n'ebbe Novello quelle 
on end iiTìmo Iauc li j f he meritamente fi dovevano alla fingolare virtù di lui j da- 

ct uco in j^g p er opera f ua fi yjje r it orn ato il buon ordine di architettare 
Napoli nel f r r 

ì-ì-ìó. ' e rabbriche , come in appretto vedremo * 

Roberto Era in quel tempo , cioè negli anni 1470. grande Almirante del 

Sanièvtn'no Reame di Napoli Roberto Sanfeverino , Principe di Salerno > uno 

gr.anue ^' de'primi Signori di nobil Sangue , che facean moftra di lor grandezza, 
mirante del r , v ° n 1 r 1 r j- e r , 1 

Reno e P erc he quelto deliberava occauone di fir ennofeere al mondo 

la magnificenza , e generofità dell'animo fuo, nell'erezione di un fon*, 
tuofo Palagio , che aveffe del particolare , ed a se tira/Te gli occhi de' 
riguardanti ; però pofe egli mente alle nuove fabbriche che Nof 
vello erigeva con tanta dillinzione dell'altre , che erano mirate co* 
me più vaghe , e cofpicue delle comuni , che ancora con forme goti- 
che eran coftrutte ; Perciò dunque chiamatolo a se , gli commife l'è* 
rezione di un grande , magnifico , e bel Palagio , preflb la porta Re* 
gale; che in quel tempo era fituata nel luogo dove oggi è la Cafs 
Luo^odove Profeffa de' Gieluiti , ed ora è trafportata più in alto , col nome di 
et?. p.ìn,a_» Porta dello Spirito Santo , per la Chiefa ivi preflb eretta nel if6o. 
Stria P„e- nra in forma picciola , the poi dalla devota Confraternità fu amplia» 
' , nella forma che oggi lì vede . Novello adunque per corrifpondere al 

genio nobile del Principe Roberto , fece prima il difegno , e poi il 
modello di un fontuofo Palagio , e cominciò ad erigerlo con groflezza 
di mura maravigliofe ; ornando la porta , e le finetlre di ottima ar- 
chitettura , dopo difpofte le parti , e le facciate in gialle mifure , ed 

ottimi 



Architetto. 



«7 



ottimi riquadrati ; Indi fece tutta la maggior facciata di piperni tra- 
vertini quadrati , lavorati a punta di diamante , ed ornò di perfette 
e mifurate Colonne il Portone , che affai maeflofo comparve , ed in 
varj luoghi vi pofe l'Arme della famiglia Sanfeverino ; come ancora 
a' noftri giorni fi veggono i benché alquanto variate , non avendole 
potuto abolire i Giefuiti come defideravano, per rifpetto de'fucceffori. 
{ * } Fu quello grandiflìmo , e bel Palagio finito circa gli anni 
della noftra Redenzione 1480. , benché da altri Autori , ed ultima- 
mente dal Canonico D.Carlo Celano fia notato al 70. in cui più follo 
fu cominciato , perciochè dopo l'anno fuddetto nacque la gara di fab- 
bricare altri Palagi con l'ottimo gufio de'Romani Architetti, e de'Gre- 
ci Maeftn ; e quell'anno 1480. trovali notato dal Notajo Grifcuolo Alcuni 
nella memoria ch'egli nefcriffe , e che in ultimo farà da noi qui por- ferini ac- 
tata » notando ancora , che fece oltre di quello , akre b-lliifime Inb- cernuti dal 
briche , ma che di una Chiefa , come la più beila ne averebbe fatto Nu:a '° ^ i: ' 

1 ir r 1 . ■ n t0ie P- r °ba- 

parola in appretto leparatamente » la quale a noi reità ignota , per- bilmente f t 
Ciocche di quella non ne ritroviamo in lui altra memoria i fé pure fon difperfi, 
non fuffe difperfa ; come avviene fovvente delle cofe manuferitte . dioiche Je 
Per ritornare dunque a Novello , egli fu per tal fabbrica molto s:el *5 P ;0 " 
bene nconofeiuto dalla liberalità di quel Principe , e n'ebbe laudi "^ |j* £•*" 
immortali da ogni ceto di perfone , dapoiché non fi fazinvano di ^ e portano 
mirare , e confiderare lacollruzione , la grandezza , {giacché era il a tal cr«< 
p:ù gran Palaggio che in fino allora in Napoli fulfi veduto J ed il «enzn. 
beli' ornamento di effa ; laonde probibiliilìma cofa è dunque , che 
Novello faceffe altre opere , giacché ville affai vecchio venendo 
a mancare circa gli anni ifio. pieno di riputazioni , e di gloria , per 
avere affatto abolita la gotica Architettura, eriftituito l'ottimo gu- 
fto , e le buone milure nel fuo primiero fi ile ma. L'Epitaffio che ftà 
collocato fopra la Porta maggiore della Chi-fa,è quello che qui fiegue. 
EreBam Hanc Jìbi futj'qi Do-nttm 
^vbertum Sunfeverino Sa terni Principi 
Magni Regni Admirato 
JfabelU Felina à labore Bifmiani Vrincept 
Stìntltm Magnìfica™ D.D. 
A. D. MDLXXXXVII. 

I z Ga- 

li*) II Palagio di Roberto Sanfeverino fu comperato nel 15S4: con_» 
danari de'Nepolecani , e pauicolarmente della Principefla di Bagnano , 
per darlo al P.Alfontb Salmerone, ,-tcciocchè vi eiigeifcla Chiefa del Giesù 
Nuovoje fu ridotto a foima di Chiefa nel medesimo anno, e vi fu buttaca la 
prima piccia da D.Pietro di Girone Duca di Oifum a ij.Agoilo , benedetta 
P ima da D.LeJio Biancaccio Arcivefcovo di Taranto.Fu pai dedicata alla 
Ss.Conctiione dai Cardinal Alfonfo Gicfualdo Arcivefcovo di Njpoii nel 
ÉioQ.e confegrata con grandiflima Solennità. 



68 Vita di Novello da S.Lucano &c. 

Gabriel d'Agnolo fiorì quafì nel meclefimo tempo , ma prima 
che quello gran Palagio del Principe Roberto veduto avelie , fece mol- 
te opere , nelle quali cercava ancor egli di abolire affatto l'ufo di fab- ' 
bricr.re alla Goti* a , ed abbracciando il confìglio del Sanlucano » fi' 
poitò anch'egli in Rema per ofllrvarvi le buone fabbriche , e l'ottima 
A:ch,tcttura ; Indi ritornato in Napoli perfuafe il Duca di Gravina di| 
voler fabbricare un Palagio , the non avefle che cedere a quello del 
Prineipe di Salerno . D. Ferdinando Urlino che avea gran tuore,e 
magnanimo al pari del Principe Roberto , accettò volentieri l'impre- 
Cagioni' pei ^ ' e ^ e ' t0 va bel ^ to lD f' cc > a a <l a Regal Chiefa di Monte Ohveto , 
lequsJi fi ii- fu dato principio alla belliflìma fabbriea del Palagio , che oggi fi ve- 
male iu rer- de , ma eflindo depo alcun tempo terminato il primo appartamento » 
fetta L fab- verne l'opera fraftornata da alcuni accidenti , che la fecero rimanere 
Pallio V ' m F er ^ etta » ccme qui fotto dimoftraremo . 

G:3vi a. ^ ra ' n S ut ' niedtf mo tempo , che il mentovato Palagio fi fab- 

bricava , fucceduto nel Reame di Napoli Alfonfo II. , nipote del ma- 
gnanimo Re Alfcnfo Primo , che conquiftò il Regno > e nel quale fi 
Alfonfo IL fece tanto amare per la fua Angolare prudenza , valore , e giuftizia , 
Re di Na- the lafciò di se defideiio spprtflb gli Uomini , ed eterna fama nel 
pò i per fuoi jj-^pJq • ma Ecn cos \ co fl n j : perciocché volendo ufare più tofio feve» 

ftumi odia- nta » l ^ e c ' enr - eriza •> cne è la propria bafe , ove fi ftabibfce la Monar- 
to da'B.ro- iri ' a > venne con ciò a concitaifi contro quali tutta la Nobiltà , ed il 
ni del Re- Popolo Napoletano , i quali unitamenre fdegnati , depravano or- 
S ,1C * rnai , the preflo il Re Carlo Ottavo di Francia s'impadroniffe del Rea- 

me di Napoli, tuttoché amaflero Ferrandino, come Giovane Vir- 
tuofo, e clemente, ed in tutto diilìmile ad Alfonfo fuo Padre . Per 
laqualcofa vedendoli Alfonfo abbandonato da tutti , come mal ve» 
, - ì, 1 " duto , rinunz.ò il Regno al giovane Ferrandino , fperando muovere 
Regno „_, il Popolo a difendere il Regnojma nulla valfe quella cautela,perocchè-fi 
Jk-n andino eran troppo avanzati i Fra ncefì, e forfè con troppo defiderio erano diNa^ 
fuo iìgiuio- poktani afpettatijlaonde per ifeampare i rigori dell'avverfa fortuna bi- 
V* • fognò, che Alfonfo in Sicilia prima , e dopo Ferrandino aProcida fi 

boknzt!» 1 " r' covera fl' ero * ec * amD,i P°» nelIa Sicilia fé ne ItafTero infieme , infin 
ed avreni- che rifvegliatofi di nuovo l'amore de' Napoletani verfo il giovane Re 
menu dt-J Ferrandino , confiderando le fue virtù , e la foverchia libertà , ed in- 
{Ugno -, co- folenzade' Francefi , Io richiamaflero al Regno , ove poco dopo fé ne 
n e nei Co- mQI \ f e & n d p r i ma di lui morto il Padre in Sicilia . Indi fucceduto 
tiìA^'tori alla Corona Re Federigo , inforfero guerre più fanguinofe , infinchè 
quello rifugiatofi fotto il patrocinio del Re Luigi di Francia , fu prefo ■ 
t\ Regno da Confalvo di Cordova , detto il gran Capitano a nome del 
Re Ferdinando il Cattolico . 

Per tinte turbolenze di guerre foreftiere , e di rumori inteftini 

adun- 



Architetto. 69 

adunque fu forza , che i Baroni < ed i Cittadini ad altro attcndef- 
feto , che a belle fabbriche , ed abbellimenti della Città , che 
perciò il Palagio, anzidetto fi rimafe imperfetto : nulla operando 
gli Artefici in tali calamitaci - ! , e nulla penfando di fare i Cittadi- 
ni ; laonde folamente Ci attefe in quelli tempi a refezionare cioc- 
che era più neceffario per l'opportuno ricouro ; Indi fédate le- 
rivolte della guerra , eifen do morto Ferdinando Verfino , che avea 
incominciato il Palagio , l'opera da' fucceflbri non fu compiuta ; pe- 
rochè ned' entrata che fece l'imperador Cario V. ("come narra il No- 
tajoj panando per quella ftrada vide la magnifica fabbrica , e com- 
mendatola molto y gli fu nfpofto dal Padrone di allora: farà dalla 
V. C. M. quando farà compiuto ; e perciò fi dice , che da' fuoi fuc- r) OP o k_» 
ceflbri non mai s'è penfato finirlo , cioè per non privarli di tanto co- ni0 ; te dell* 
modo ; dubitando , che tal promefla veni/Te a memoria de' fucceflb- Imperador 
ri Aulìriaci » Ma comunque la bifogna ella andarle , è certo che an- Carta Vl.d 

cor opoi imperfetto fi vede , correndo Tanno 1728. che querce c&fe ^ u . ftr , 1 . a , sl , < f 
e . «■>«"> r * ' * ripigliatoci* 

Icrjviamo. ^ nuovo il prò 

Ma per ritornare a far parola del noftro Artefice » dico , ch'egli feguinunco 
riedificò ancora la Chiefa di S. Maria Egiziaca , preilb quella della Ss. <JelIa_ Fab- 
Nunziata , fabbricandola alla moderna , e fabbricò la Chiefa di S. p* 5 ! 1 " ?- 
Giufeppe ; come riferifee il Notajo Cnfcuolo, al quale riportandoci q.? 
in ogni più confiderata notizia , regiftraremo qui lotto quanto egli di 
quelli Maeftri eccellentiflìmi in Architettura ne lafciò fcritto unita- 
mente col virtuofo Gio: Francefco Mormando . e le fue parole fon, 
quelle » 

In quefio medefimo tempo fiorirono Ire grandi fsimi Architetti» 
cioè nel detto mille fimo 1480. , //' quali furono , G abr e l d'Agnolo » 
Novello de S. Lucano , e Gioì Francefco Mormando * dove che quefii 
andavano a gara a fare ogn una he Ile fabbriche , e di granfpefa i per- ]sj e j tempo 
che con qutlia gara Gabriele fabbricò il palazzo del Duca dà Gravina^ che i] No» 
incontro la Chiefia di Monte Oli veto l ma quefio prima non fijìnio per ta Ìo Cri- 
le guerre , e Poi Per una promoffa che fece il Padrone all' Imperatore ^ cu °lofciif- 
Carlo quinto , e quefio fece ancora altre oell opere , come la Chtejia , 10C ;j|r e era 
dell' Egiziaca » San Giufeppe , e altri palazzi . Novello ft ce per com- vivoS.I<*na- 
p eterna toro > ma più prima lo Pa lazzo Jamofò de lo Principe di Saler- zio, ovvero 
no dovi era la Porta Ideale i il quale oggi fi tratta da quelli Signori mono di 
donarlo con grandezza d'animo reale alli Padri della Compagnia del ' c " ,e P\~ 
J*. Ignazio Lisia , e commutarlo in una magnifica Chiefa , che farà v ; en cn ì a - 
un a maraviglia . Il pr e fato San Lucano ha fatto oltre di quefio Pa- mato j] P„ 
lazza altre belli fs-ime fabbriche , che ha dato efempio de Ih fabbriche Ignazio. 
«Ila Romana , ed ha fatto una Chiefia , che fi noterà a parte . Gioì 
Francefco Marmando, &c. e tutti tre quefli Vomini facendo cofe bet- 

Hfsime 



o Vita di Gabriel d'Agnolo 



lifsime alla Moderna Con buona , evira Architettura , rnancarènt 
circa il r f io. poco più o meno uno dall' altro . Cr>fconiuf. 

Ciò che di- Cosi dunque coftnro virtuoftm?nte operando immortai fama di 

cedei Mor i or o lanciarono nella riviri- ria de' Po(reri,per aver del tutto abolita la 
mando in — . gotica Architettura ; facendo a parte menzione di Gio:Fran efco Mor- 
^o farà ua_> man ^° P er e ^ er ^ a£o 'F noriro dal Va fari , e da ogni altro Scrittore 
noi riporta- tutto che Fiorentino egli fi foiTe ; Ma noi rendendo J'onrr dovuto al 
to nella fu a di lui merito , f remo (hi.TO il fuo nome , fcrivendo alla v rità , e 
Vita, non alla interefTta patT-on della Patria , che fuol molte volte fovee» 

chiamente gli Uomini trafportare , 



fin' Mia Vita di Gabriel $ 'Agnolo , t dì favello da S. Luca»* 

Architetti. 




VITA 



V I T A 

D I 

GIO: FRANCESCO 

MORMANDO 

Famo/ìfsimo Architetto Fiorentino > 
e Mujìco eccelkntifsimo . 

QUell'altiffima verità , alla quale tanto dobbiamo , per la cogni- 
zione del Sommo bene , quella ideila , che palefare a' Pofterl 

"" ne fece le gradite notizie de' Paefani Attefici , i quali per tan- 
to fpazio , e sì lungo di tempo eran fiate fepolte per colpa de' noftri 
Scrittori , e maligniti , o almen troppa trafcuratezza di coloro , che 
le memorie degli Artefici del difegno > aveano in generale già pubbli-: 
cato al mondo j Quella medefima veytà vuole ora , che fi facci paro- 
la di un Virtuofo Architetto , trafcnrato da' Cuoi medefimi paefani i 
perciocché eff ndo egli di Patria Fiorentino , da niun Scrittore di Quefto Vir. 
quella dotta Città viene commemorato i laonde noi per rendere al fuo cuoio vien 
merito 1' onor dovuto , abbiamo in quello luogo , feparatamente da- trascurato 
gli altri due fnoi concorrenti , notati i pregi , e le virtù di lui, facen- j^^'I ^g* 
doinquefto modo conofcere , che febbene a' noftri Napoletani folle f an j Scn'cco. 
fatto dal Vafari , e da feguaci fuoi affai torto, ad ogni modo pe-ri. 
rò , noi rettamente giudicando , rendiamo l'onore , che meritamente 
fi deve a Gio: Mormanno Fiorentino , dapoichè con fue virtuofe ap- 
plicazioni fi ha meritato appreffo gli Uomini eterna laude , come qui 
appreffo dimoftraremo . 

Nacque quefto Virtuofilfimo Uomo nella Tempre celebre Città Sua na/dea^ 
di Firenze , madre di belli ingegni , e dicefi , che fu la fua nafeita 
circa gli anni 147 f. da onefti parenti , che civilmente vivendo , pro- 
cacciavano il loro mantenimento con negoziar vane merci,e defignava 
no il fanciullo a tal meftiere applicare ; ma egli tutto rapito dall'amor indiato ai 
del difegno , andava tutto giorno a vedere operare alcuni Pittori, che difegno. 
nella Chiela di S. Maria Novella dipingevano , e fecondo quelle cofe 
eh' e' vedeva , tornando a cafa ne faceva i burroni . Or accadde, cha 
trovandoli un giorno in S. Maria del Fiore , udì da alcuni Architetti 

mol- 



7 2 Vita di Gio: Mormando i 

molto lodare la Cupula voltata con tanto ardimento , e fapere da Fi- 
Filippo di lippo di Ser Brunellefco , il quale con ammirazione , e confufìone de' 
ber Biunel-fuoi emoli , e di quelli Architetti oltramontani , che avean per fuo 
Ideo voltò Configlio chiamati i Confoli di quell'opera , avea la medefima con- 
S x^'f^'^eiflcttoafalvamento , con modo non più veduto , ed infra quelli Ar- 
fcioie , con^hitetti vi flava chi difputava , fé. il valore di Leon Bttifta Alberti 
Un glandi/- agguagliarle quello del Brunellefco , e molte difpute factano , fecon- 
lima Imic. ^o accader fuole nelle parzialità di coloro che vogliono 1' altrui opere 
giudicare; ma che in fine tutti poi con uniforme parere lodavano 1' 
Alberti per un grand'Llomo , còme quello, che col fuo ingegno avea 
<-- LO r' 'ft P ofto m cniar0 mo ^ te co ^ e di Architettura , e molti i finimenti inveii- 
Alberti!" ^ laC ' P er fervi gS io di quella; laonde a tali difcorli il giovane Cio:Fran- 
cefeo fenù rap;rfi di defid-rio di applicare all'Architettura, tanto più» 
che udito avea aver fpeiTe volte molto più dtlia Pittura apportato uti- 
le a g'i Artefici fuoi , per la qual cofa fi propofe nell' animo di eferci- 
tare in quella l'ingegno fuo , e tanto in efla applicare infin che come 
il Brunellefco , e l'Alberti * allor vivente , fu/Te ancor egli un virtuo» 
fo Architetto divenuto » Per la qusl "ofa fvelato quello fuo defiderio,e 
fermo proponimento a fuo padre , e fattone parola con gli Amici di 
Gio:Fian-l-' e on Battifla , ebbe luogo di acconciarfi con quel gran Virtuofo, che 
celco va a come fi dice » con particolar cura V iflrui nelle buone regole, e ne" 
Scuola dell' precetti dell'Architettura , ov'egli di buon propofito attendendo , tal 
Alberti. profitto vi fece , che in brieve tempo ne divenne Maeflro . 

In una tanto /'ndefc/Ti applicazione , non lafciava egli pero di di- 

D. . vertirii alcunore nel ioave tfercizio della Mufica, nella quale mira- 

mene an-, .. , •■ j r j i i r 

r^i P r f ,] biimente avea la natura inclinata , trovandoti due volte la fettunana 

lente Muli- Jn uni Accademia , nella quale foleano in que tempi li Giovani , che 
co. alla Mufica attendavano , efercitarfi , cui tutti G.o: Francefco fupe- 

rava , per la ibvrana abilità concedutali dalia natura , ( dopo la pri- 
ma caufa ) la quale lo avea dotato di così perfpicace ingegno , ed abi- 
lità gratiofa , che quando lui cantava , o luonava il leuto ( già da p ù 
tempo , ed infino da fanciullezza esercitato da lui ) rapiva gli animi 
di coloro , che l'afcoltavano ; cofa che poi lo portò ad e/Ter grat.iTìmo 
al Monarca delle Spagne Ferdinando il Cattolico; come in appre/To di» 
mofiraremo . 

Aveva Gio: Francefco più volte udito dire , che li Studi di Roma 
aveaiio aperta la mente a tutti coloro , the approfittandoli di eiìi , 
erano poi bravi Maeflri divenuti ,, ctìociofllacofache l'eftnipio del no-; 
minato Filippo Serbrunellclco io diinoArava , il quale con Donatello 
colà valentuomo divenne ,ed ultimamente Leon Battifla fuo Maeflro 
confcfTava, aver in Roma più apprefo da morti , che da qualunque 
vivente Precettore ; per la qual cofa ardendo di defiderio di vedere 

qutll* 



Architetto. 73 



quell'opere ottime di que' primi Maeflri , fenza frapporvi indugio in 
Roma ii trasferì ; ove giunco fi diede con tutta applicazione allo ftu- In Roma 
dio delle perfette mifure , e da quelle appien comprefe il buono » e 1' fc« » fuoi 
ottimo degli antichi Maeflri , e la vanità delle Gotiche forme * che " u ° ) • 
ancorala' fupi tempi fi coftumwino; laonde fi propofe , abolir dal 
fuo cani-? affitto quella chimerica Architettura, chiribizzata da cer- 
velli in tutto a quella conformi ; formando della buona maniera vsrj 
efqu.fiti djlegni , e modellava ancora qualche Tempio , e Palaggio» 
p.r trovarli poi pratico > alle occafioni , che occorrer gli pott fiero , fic- 
tome avvenne; Perochè intanto che a quelli profittevoli iiudj egli flava 
applicato , occorfe , che da alcuni , che di frefeo eran venuti da Na- 
poli , udì la rima di Novello da S. Lucano , e di Gabrhl d' Agnolo , 
\ qu ih a competenza aveano incominciato fabbriche alla moderna, e 
tutte alia Rom.na Ar:hitettura conformi, laonde defiderefo ancor 
egli di far conofeere jl fuo valore , in Napoli fi porto , ove appena ar- 
rivai i prie domeflichczza col S. Lucano , a cui fuoi difegni , e mo- 
de.li inoltrata avendo , fu dì queilo a varj lavori propofto , ma tofto 
il $. Lw. ano ebbe a perniili deli, molte Jaudi che già date gli avea » 
r; nprovaratone forfè da Gabriello d'Agnolo; concioffiacofac'hè fi v.- 
der tolta di mano un opera ragguardevole per il luogo , f p.r l'onora- 
rio, alla quale amenduni quelli Architetti afpiravano , il piche d' a- 
m< ; , concorrenti divennero , Hapoichè vedute 1' opere b. Ile , che 
G,. . Francefco conduceva , gli fu da' Monaci di San Severino , luogo 
o^oratilTimo in Nipoli, proporlo d'ingrandire la Chi .-fa, con «edifi- 
cai la da fondamenti , la qual cofa molto di buona voglia incontrando, 
gote mano al lavoro , veggendo efler quella un opera , che aliai ripu- 
tazione , ed utile gli averebbe recato ; laonde dopo formatone p.ù di- 
(ei'ni , ne formo un modello di così efquifita perfezione , eh- a mi- 
raviplia fu lodato da tu:ti que' che lo videro, e piacque tanto a que' 
Padri* che lo inoltrarono ad Alfonfo Secondo , allora Re di N poli , Alfanfo IL 
il quale applaudendo alla bella fabbrica, gli aflegnò quindici mila affegnò z 
feudi, lu gli arrendam nti di Puglia, e gabelle dello Scannaggio , il ^"" aci . dt 
perchè fi diede principio alia nu ava fabbrica nell'anno 1490. , come. ' m - lU lcu _ 
appare dalle fentture che nell'Archivio di S. Severino fi confervano . di pe, ls__» 
La qual fabbrica continuandoli per molti anni , (ì riduife in fine nella i'aobiica_» 
beila forma , che oggi fi vede , d >poii he è quefta Chiefi una delle più ^ clla C 5 * 1 ^- 
b le, che alla noltra Città racemo adornamento; come da ciafeun q V. 

pub (Vederli . i n p li , e 

1 tanto che quella Chiefa fi tirava innanzi , inforfero viepiù preceiuioni 
! fanguinofe le guerre , p.r le pretenzioni del Re Luigi di Francia , e ^j i\ e Lui " 
del Re Ferdinmdo il Cattolico , i quali dividendofiil Regno , aveano e f at ^ r « n - 
, inello inviati due poteatiilìmi eferciti , l'uno (otto la condotta di ^ e Cactoli- 
TOMOIU K Mon- Ǥ< 



74 Vita di Gio: Mormando 

Monf. d'Obegnì , e 1' altro di Ferdinaado Confalvo , eletto il gran 
Capitano , i quali acquittando le Provincie * e manomettendo le Cit- 
tà , il divideano il Regno per i loro Re ; e perchè Ferdinando aveva 
defideno tener apprefTo di fé un virtuofo Ar hitetto , che alcune fon- 
tuofe fabbriche gli erigefTe in Cartiglia , ne avea fatto paròla al fuo 
Ambafciatore , che in Rema apprefTo Papa Innocenzo Vili, dimorava, 
e quello alcuni anni innanzi avea trattato con do: Francefco di man- 
darlo in Spagna ; ma perchè non gli fu fatta nrggior premura, cerco 
il Mormando di venire in Napoli per farvi opere gloriofe a competen- 
za del S. Lucano , e di Gabriello, come abbiam detto di fopra ; ora di 
nuovo eflendogliene fatto iftanza , fece pratica con Confalvo , che al- 
lor in Napoli lì ritrovava , che facefle inchieda di Giot Francefco , da 
lui conofeinto per fufru iente Maeftro da incontrare il gufto del Re j 
fu dunque fatta diligenza per lui , e fubito s' intefe , come egli era 
1' Architetto della nuova Chiefa , che con tanta magnificenza erge- 
vano i Monaci neri di S. Benedetto , la quale veduta da que' Signori 
Spagnuoli , tutta coflrutta di belle, veriffime, ed antiche nobiiiffime 
forme , li parve cofa di non poca ammirazione, ravvifhndo tfler Gio:' 
Vien con- ^ rance ^ co a ^' ' ntutt0 ufeito dalle fecchezze de'Goti ; laonde ne dicro 
dotto in_. avvifo al Re , il quale die ordine che tofto li fuiTe inviato in Ifpa- 
Spagna . gna ; ma perchè i PP. faceano refiftenza , ed altresì Gio: Fran- 
cefco non voleva lafciare l'opera imperfetta , vi fu bifogno dell'au- 
torità del Gran Capitano, acciocché egli per le Spagne partifle, pren- 
dendo licenza per alcun breve tempo , nel quale fervilo avefTe con 
ogni più pofiìbtle brevità quel Monarca per indi con celerità far ri- 
torno in Napoli , per terminare 1' opera principiata, lafciando intanto 
ordinato ad alcun altro Architetto , ovvero fuo difcepolo , che fegui- 
tar doverle cotefla opera fecondo l'ordine del Modello ; inftruendo co- 
lui di quanto gli bifognava , inlìno al fuo ritorno . Giunto perfine in 
llpagna , fece ofl'ervare al Re Ferdinando i difegni , e 1' opere fue , 
che piacciute oltre modo , fi dice , che 1' impiegafTe in fabbricare un 
bel Palagio per la fua Corte , ed una Chiefa , che fu con magnificen- 
za condotta ; ma a noi non è giunta di colà più dipinta notizia , pe» 
roche fi crede Gaiamente , che Gio; Francefco opere belle facefle , fe- 
condo il proprio valore . 
•E' gradito Or perche , (come abbiam di fopra accennato) non lafciava egli 

a Ke Per- ;{ divertimento de'luoi muficali iftromenti, fu ammirato in effi da al- 
nanao cosi ~ . , „ i , r ^- . -r \ ■ i- 

per l'Archi- cun Corteggiano del Re , che al tuo Signore lo riferì, con tante laudi, 

ccttura, co- che mode la curiofità di quel Principe a volere afcoltarlo , el in fat- 
ine per Ia_» ti udito il dolce modo di trattar que* (frumenti, e commendandolo 
rnufìca , e_> mo i to f ^^q 3 dire , che non fapea fé miglior Mufico, o Architetto di- 
encensca ftfafog \ Jovefle s per la qual cofa tanto fi diletto di afcoltarlo , che 

fuo 



Architetto.^ 75 

fuo.. primo Malico , ed Architetto lo dichiara , con crefcergU la prò- p« dichìara- 
vilione al doppio di quello, che aflegnato gli avea i ma quello fu nulla t0 j uo p r £ B10 
al pari delle molte grazie,- he gli fece, avendogli molto amor concepii- Mufico , ed 
. to ,sl per le fue virtù , come per la dolcezza de' Tuoi coftumi; ma più. Architetto: 
veramente per effer divenuto amante della fan mulicajE quello amore 
del Re fi conobbe maggiormente allora quando eiTendo da Gio; Fran- 
cefco pregato dargli licenza di ritornare in Napoli a compir i' opera. 
de'Monaci di S.severino,e vedere che cofa avellerò fatto coloro a'quali 
avea quella ra xoimndato , il Re gli dille , che dovendo di perfona in 
breve portarfi in Napoli , con feco lo averebbc condotto , com.- poi 
face ; In fatti conducendofi il Re in Napoli per raflettare gii affari del 
Regno eifendo già quello interamente conquiflato alla fua corona dai 
valore del Gran Capitano, che i Francefi ne avea fcacciati, feco me- 
nb Gio: Francefco , tome promeflb gli avea , ed in teftimonio d'aver* 
Jo ben fervito , com'anche dall' amore che gli portava , gli affegnò fo- 
pra 1 Reggi arrendamene commode penfioni,con le quali onoratamen- 
.te , ed Nobile fi mantenne, avendolo ancora quel Re dichiarato fuo 
famigliare. Partito poi Re Ferdinando col Gran Capitano , cui feco Regno di 
conduife per gelofia , e diffidenza di Regno , Gio: Francefco con fua ?j[? * di |j 
licenza in Napoli fi rimafe , ove compì la bella Chiefa di S.Severino , ^ ran Capi- 
benché ebbe a rimediarvi alcune cofe poco bene efeguite nella fua af e ano. 
lenza, e vi formo gran parte del Convento; Dicefi che in Napoli Re Ferdi, 
prenJefle una Gentildonna per moglie , figliuola di onorati parenti , i>and° c on» 
avendo ftabihto menare il rimanente della fua vita fra le deliziofe 'vj a p j; ;j 
amenità di quelle noilre Collin" ; Ma fé di lei alcun figliuolo egli avef- formando. 
fé , reità ancora fui dubio , poi. he per tradizione fi sa che non lafciaf- Paitenzade! 
fé (uoi-redi,nonm-n la mentovata fua Donna, che una Chiefa d<* egl' ^ e Cartoli- 
inedificata come in appreflb diremo . Ca'itìbo ° 

Ma per venire all' opere ch'egli fxe , effendo ormai già famofo, c'iuiFranee 
e tanto più , per effer flato tanto prezzato dal Re Cattolico, dico adun- ,co rinufe 
*jue , che volendo il Duca di Vietri in quel tempo edificare anch' egli in Napoiifi- 
unfontufo Palagio , a concorrenza di quelli , che fatto aveano il Prin: neccia fab- 
cipe, di Salerno , e '1 Duca di Gravina , chiamò a fé Gio:Francefco , Serrine. 
ed il fuo penfiero gli efpofe , incaricandolo , che la fua fabbrica non 
avefle che cedere di bellezza , e grandezza a quelle già da cofloro eret- 
te ; e tanto più , che molto vicino faiebbe il fuo Palagio fabbricato a 
quello del Principe Sanfeverino, giacche poco dittante avea il fuo fito « Palagio e- 
11 formando afficuratolo ne'fuoj dubbj, veduto il fito , ne formò i di- retto alDu- 
fegni , e ne ftee anche fare una bozza in modello , fopra la quale co- c3 . di vie ~ 
minciò la fabbrica , che tirandofi fempre innanzi , in pochi anni rf" plinclpedcì 
dufle a perfezione , con gradimento del Padrone , e con applaufo di la R occi 
tutti } e quello è il Palagio , che ora è pafTato nel dominio de'Signo- Perdiiumo. 

& 2 ti 



7 6 Vita di Gio; Mormando 

ri Principi della Rocca Perdifumo . Così fabbricò ancora il Pelagio 
• Palagio di deliziofo a'Signori di Cantalupo , dove vi fece appartamenti » e fc>g- 
Cincalupo gie deliziofe , per godere l'amen tifimi riviera di Paufilippo i Fé altre- 
alla riviera sì altre opere in Napoli, e per «1 Regno , ed in quella noftra Capitale 
P JU "' , P-> molte cafe , e Palagi accomodò » e rifece ; infra le qu li contali quel- 
p la , che già fu dal famofiffimQ Antonio Panormita , che fu tanto caro 

al Rè Alfonlò Primo , la quale è fituata predò S, Maria de' Pign. telli , 
Chjefuola contro il Seggio detto di Nidoj/d in qqela càfa vt feoì-Gio: 
Francefco nel rifarla beìlilfinie comodità , ed ornamenti d.i abitarvi 
qualfilìa Titolato $ ma le maggiori laudi che da ogni ceto di perfona 
egli ottenne furono per la Chiefa di Severino già detta , la quale com- 
piuta in tutto de' (noi adornami nti , in alla perfine feverta, laddove 
il concorfo de'Pcpoli di varie parti durò per molti meli, con immorta- 
li ludi deil'.-rtcfìce fuo , tfetobi&é vtdevafi una Chiefa di "buona ma- 
niera ; ed .Ih Rem nr< cofirutta diverfa dalla rezza idea gotica 1 fin al- 
l'ora vedut". ; Per là qual cola del.berarono que' PP. di volerla rende- 
re viepiù magnifica , come configliava il Mormando, con alzarvi fu- 
perba Cupola, affindi fi ria apparire m n.Vigliofa e di fuori, e di den- 
tro , per fua grandezza, il p.rchè ne fece eg!i più. dilani , è cominciò 
il modello , credendo in breve tempo poneno ah' opera , rtla pr -ve- 
nuto dalla morte, come diremo* lalciò a Sigilm ndo di Giovanni l'o- 
nore di alzare , e voltar la gran Cupola , chi re ò 'fiupore a coloro , 
che in que' tempi la videro , per eift-r h prima forù , che in Napoli 
di grandezzate , e di tanta altezza fofle veduta . Ma Gio: Fr -etico 
abitando prciìò la ftrada Erculenfe,ora di Forcella appellata , vedmdo 
predo la Chiefa di S, Severo una Chiefuola qmfi diruta, h'eraftata eret- 
Gio: Fran- ta '"onore della Gran Madre di DIO , lotto il titolo di S. Maria della 
cefeoreedi- Stella , fi propofe nell'animo fuo d'ingrandirla da' fondamenti , a fua 
fico la Chie fptfe , laonde , formatone ildifegno , la fece cominciare a fabbricare, 
la di S.Ma- e profeguendo con lollecitudine il lavoro di efla , perchè ormai fi ve- 
Srella o eff deva aliai vecchio , in poco tempo la ridurle a p.rfezione, e fittola 
quella' di S. ornar e di belli fìucchi , e di ogni fuppellettile nece/Tana ad una Chie- 
Severo. fa , la fece confegrare dal Vefcovo di Pozzuoli , che allora era Vica- 
rio Generale dell i Chiefa Napoletana , e la dotò di annue entrate, lìc- 
come leggefi nell'ifcrizione , che nella m-ntovata Chiefa fta fituata, e 
noi per chiarezza del narrato qui riportiamo , affinchè ciò leggendoli 
«la Cuoi patfani abbiano il piacere di udire gli onori ricevuti da un 
loro virtuofo Cittadino i e fé bene elfi hanno moltilfimi altri 
Maeftri , onde poifon vantarli , ad ogni modo però viepiù crefee 
il pregio col numero , e con quegli onori , che da' Supremi Regnan- 
ti iono (lati a talun di coltoro compartiti ; co' quali parche in alcun 
modo vengon più controdiilinti da molti t che fé ben Virtuofi elU 

già 



Architetto, .77 

già furono , non cbbtr prò la forte di con trcdiftin uqcrfi con Regali 
munifoiinze le non chfc-ptichi. X x. «■ ') 

J nanne t Mormandus Architela; Ferdinanda Regis Catholici 
prè muficis injìrumeniis ! gvatifisimus , Sacellum vetujìate 
collapfium fiua pecunia h fondamenti s reftituit , fjrmamqi in 
mtliorew redìgi t_, Annafialutis I f r 9. 
Di quefta Chiefa eretta da G"io: Francefco non fa-punto menzio- 
ne il'Notaja Pittore v ma fola niente nelle {fritte notizie di^Novello 
da\W'f;uxano , e*H GaBriellod-Agirfdo qualWdei MoririUrido &re- 
vem i.tj r girtra , a( fuo Colico , ed in coniufo , 

Gio:F 'rancefcn Mormarìdo^ vakntifisim'o.-A^-èhi 'tettare fabricò il 
Valazzi al Duca di Pietri , che $ bsllifisimo , e quello de Canta lupo » 
co ne anco queliti del Duci della Torre FiloPWrJtyi, e- quello della, 
Rocca , m^ la bella fiabb. ica Imo, è l'i Ckietìa di S'. Severino , la 
quale di piccoli» \ i'mà[fatta ch*/eui\i ha -l.'.pri Q&'/q , e modernato » 
Come fi vede b: Ili fisima , la quale è una billezza de chiunque la va a 
: ';•«>,<? «w a ' fu.falìa cirra il 90. del 1400. , e lui fu molto cara 
a lo i\e Ferdinando de' So. 10 ,1,1 ; e tutti tré qu?::i \memi nomi hi fece" 
ro co/e WHififivff)* mancarono circa il 1 f 1 o. poco più , meno uno dal* 
l'altro, ma Gi(.:Fra'nc°fiC'> campò più diTTaltri, Notar Cnfconiur. 

Q__\ appara certi diente t che il Injujo Gio: Aguolq. non, averle 
notizia «te 11 'epitaffio -la noi defcritto , a che di qu. Ilo ruii fi ricordaf- 
fe .iHo'ra , che de' tre decritti Maeim. f. ce egji mozione , poiché non 
aver;Lbr f" ttJ incerta il tempq d-llafm m-nte , dipoi he noi ab- 
biane 1 pei teltimonio .l'anno ne! quale la mei. tjv.ua Ch.efa d, S.Ma- 
ria eiella Se Ri. Gio: Francefco ereife, e che pochi anni d^po fé ne in .- 
r\ ; ini n >i figa n ri j l'ordina ai noftra n.rrativi diremo* ch'enfio uà. 
querta Chiifi gr&dotÈI neU'anno nominata del 1 fi 9, pofe cutt^ [I 
ÈenfiefO Gio: Francale^ a finire il modella della cupola p.à irve mini 
ciU ■ , <"h - grande 1 e magnifica dilegn.iva di fare per compi n nto 
dell« fcimfa Chiefa di S, Severino , come di (opra ■ abbi/m d rt ,' e 
faticatovi moltJ, i'avea q 1 ni al luo fine ridott > , qu indo (opragiua- 
to da uni lenta febbre , venne a, mancare circa gli anni [ 5-22. e 77. 
dell'età fua, laCiando. di se faina immort ile ..ppreifo de' Poft-n , 
per de'beH'op.re eh' egli lece i avendo toI(;a aff.ct 1 da quelle l'i.n- 
perfe'-ziòni deète gotiche formi lapndq durerà tempre il fuo nome 
pnorato nella memoria degli uomini Virtuofi,.. 

Fine della Vita di Gio: Francefco Mormtin.no • ■• 



NO 



7 8 

NOTI Z I E 

■■ ■ , ■ 

DI 

AGNOLO SOL E, 
GIO: VINCENZO D'AGNOLO, 

Scultori , ed Architetti. 

Di Pietro Navarra , ed Antonio Marchefi 
Architetti Napoletani .. 

Di Benvenuto, o Bernardino Torelli, e 
Bartolomeo Chiarini Intagliatori . 

TQErchè almeno non refti defraudato d'onore pretfo gli iìoiriini la 
X memoria , ed il nome di ni uno de' noftri Artefici dei difegno » 

allorché d'efll opera alcuna non fi vegga , e perciò per adempi- 
mento di quanto promefTo abbiamo di far' memoria al poffìbile di 
tutti i noftri Compatrioti , e Regnicoli , quindi ci è partito di meftie- 
ri di qui notare il nome di Agnolo Sole, che, fecondo ne lafciò. .fc ritto 
D. Camillo Tutini , ne* manofcritti , che fi confervano nella gran 
Bibliotheca di S. Angelo a Nido , iftituita per comodo di quefto Puh, 
blico dal Cardinale RainaMo Brancacci , fu di Terra di Lavoro , e 
Scultore affai celebre de' tempi fuoi , effendo ftato difcepoio di An- 
drea del Verrocchio , ne fi sa in qual tempo averte* Angelo appirato 
l'arte dal Verrocchio , fé allora quando coftui fin in Romi o pure in 
Firenze - Efltndcfi pero Angelo feimato molti tempo in Rorn;i , ove 
fi dice , che teneffe compagnia a Giovanni da Nola, ed indi amlpto 
con Andrea a Firenze , molto ajutò qutl Maeftro , volendo alcuni , 
che mai ih N.'pVli faceffe ritorno , per eduli in Tof ana , o in Lom- 
bardia ammogli to , e che per tal Cagi-one a noi non ne rimane al- 
cuna memoria dell' opere che egli f"ce. 

G40: Vincenzo d'Agnolo , non abbiamo rifcontro , fé flato fcfTe 
figliuolo , ovver nipote di Gabriello Architetto ; Attefe ala fcultu- 
*a , ma non fi sa da quM matftro apprefa Paveffe ; Fu egli Scultore 
molto pregiato de'ttnipi fuoj , facendo ancora bei lavori d' intaglio , 

e cir- 



Notizie di Angelo Solere. 79 

e circa il if7o. intagliò il Pulpito di S.Agoftino , detto'alla Zecca , 
e fece altri lavori degni di lode . 

Antonio Marchefi aflìeme con Pietro Navarro , fono (lati illu- 
dati dal Vafiri ne' fuoi fimofi litri dille Vite de' Pittori , ove in 
quella di Antonio da Sangallo al fogfo 319. d.dla Edizione di Bolo- 
gna dice , che Papa Leone X. conducendoli a Civita vecchia, per for- 
tificarla, menò feco quelli due virtuofi Architetti , eh' avea a tal effet- 
to chiamati d:< Napoli , effendo Antonio famoiiìììmo nelle fortifica- 
zioni ; Ed afferma , che il parere di Antonio molto prevalfe fra quei 
Signori , e fra quegli altri virtuofi Architetti , e -fu efeguito il dife- 
gno fa,tto da lui; Vi è fama che Antonio fu della nobiliffima famiglia 
KiarJitfe , ed accoppiò allo fplendor della nafeita, quello della virtù, 
che è il maggior preggio dell'uomo , dapoichè il nobile vien blamen- 
te commemorano da'Pofteri come di una tal famiglia ; ma, il virtuofo 
è a piena boca Iodato in ogni tempo da ogn'uno, per lo fplendor? djf- 
fufo alla veduta d'ogn'uno per le lue virtuofe operazioni. 

Bernardino Torelli , da altri JJ.nvenuto appellato, f'i ottimo 
intagliatore , e fcultore in legno , e lavorò infittile con Bartolomeo Antonio fu 
Chiarini fuo condifcepolo , ed amato compagno moltiifime opere di «inobil fa- 
fcultura'di baffo rilievo , ed erano accuratissimi , e molto diligenti ^f^g' e pe ^ 
ne' lavori che eglino intraprendevano , laonde erano allo fpeffo ado« lingue , «_< 
pera ti . Colloro fcolpirono egregiamente il Coro del Magnifico Tem- per virtù, 
pio di S. Severino , de'Benedettmi neri di Napoli , confumandovi in, 
lavorarlo i f. anni dapoiche lo comiciorono nel i j6o, , e lo termino» 
rono nel i f? f. qual opera fu gradita da tutti , avendone quefti Arte- 
fi-i riportata molta lode da ogn'uno , e molto furono commendati 
dagli intendenti , e dagli* Amatori delle buene Atti del djfegno, e del- 
la fcultura. 




VITA 



So 

r\ t . 
D I 

GIROLAMO SANTA CROCE 

Scultore , ed Architetto. 



: 



S 1 



*E mvivantarfi lieta , e in un tempo iftefso doler fi dovrebbe la 
> ftudiolilTìma , e nobif Arte della Scultura , non mai, ,.iò ? p.'ù 
gran ragion» le converrebbe , che nel conhderare la Vita del celebre 
Artefice Girolamo Santa.Croct 5 conciofliacofachè, camminando egli 
di buon p-ifso per laben'intraprefa , e faticofa via del bene , e dili- 
gentemente operare, e del dare a'marmi nobilitlìme forme, eraii fpinto 
tane' oltre, che già già poteafi dire all'ultima mera di pcrftzion 
pervenuto ; quando nel piq bello d l Tuo glonofo cammino , e degl* 
anni fuoi , gli fur tronchi i palli , e lo (lame Vitale iecifo da ineso- 
rabile , acerba morte . -La perdita di un uomo cotanto egregio , e 
fingolare affiifse loprammedo la Patria , la quale (perava -nella di lui 
Scultura avere a pregiarli anch' ella del ino Buonarroti ; come lo ftef- 
fo G10: da Nola, ebb* a dire , quantunque emulo fofse , ed invidio- 
fo->1èlla di lui gloria ; til fi eri al maravigliof ; avanzamento, ch'egli 
da giorno in giorno faceanri la grande arte della Scultura . E quindi 
fu mofs-a la fempre 'iodatapenna del Vafari , a fcriverne con que' 
fentimenti di ftiina , che nella fua opera celebrata fi leggono; e ehe 
noi per maggior gloria del Santi Croce di pirola in p.ro'a riportare* 
mo , depo che avremo de' fuoi principi ragionato , dando pofeia no- 
tizia di quelle opere , che per brevità $ per altra cagione dal men- 
tovato Vafari furon taciute ■ 
Nasica del Nacque Girolamo Santa Croce circa fanno di nnflra falute 1 f pi. 
SanuGoce. c | a un Ca j Gio: Agoftmo , che al m ftier di Ini ri no di mercatanti at- 
tender ; Defidtrava qutfto , che il figliuolo eo'j>rimi principi delle 
lettere perfettamente apprend.de l'Amor tica , acciocché appoggian- 
dolo ad alcun Mercatante >'fao conofeente eoi tempo v i r uLiise ancor 
egli ; ma il fanciullo tv n'avendo ancora tutta la cogni^ion delle co- 
fe , e fpinto dilla incliijazion naturale faceva Tempre di qiif' fantocci 
che i fanciulli far foglietto i equmdi avanzato a'qu^nt nell' ftà , e 
nella conolccnza fi ditde di cesi fatta maniera al diftgno , che il Pa- 
dre fu coftretto a più non violentare il fuo genio , anzi ad appoggiar- 
lo 



Scultore, ed Architetto. 81 

lo ad alcun Maeftro , the nel difegno lo iflruìfle ; e perche Girolamo 

tutto ai orno model'ava in cretti varie, e mal conca figure , cono- t-- . e 

■ . n- i •< M r i i ii ?■ . ri» da fan. 

fcendo Adottino , che pai alla [cultura , che alla pittura il giovanetto ciulloperin- 

inclinava , e che in quella avrebbe fatto maggiore riufcita ; perciò l* din zione_j 
introduce con un tal Maeftro Matteo, mediocre Scultore di marmi , digeniomo* 
ma però molto pratico, e che molti lavori conduceva per abbellimen- Jcllava "' 
to di varie Chiefe , come era antica ufanza ; e da lui furono molti fé- 
poteri fcolpiti con buon componimento , e tal volta con buoni ritro- 
vati , a tal che dagli virtuofi Artefici non venivan Mimati che ra- 
gionevoli , e condotti con buona pratica . Erra adunque il Ca- p rrore ^i 
paccio ove dice : che il noftro Girolamo impara/Te la (cultura da Capaccio in 
Antonio Rofellino Scultor Fiorentino : non fapendo forfè che que- dirlo difee- 
fti fioriva nel i4?9. per teftimonianza del Vafari , e mancò cir- P oI ° del 
Ca il 1490. quando non per anco era nato Girolamo : che poi avef- °° 

fé quefti fui principio attefo all'arte dell' Oreficeria , noi non ne ab- 
biamo notizia certa , ma vi può efler un abbaglio ; perchè forfè egli 
modellò qualche figura , che dovea gettarfi in argento; ma da ciò non 
fiegue , che egli foflè Argentiere , ne Orefice nella fua prima giovi- 
nezza : Il certo fi è , che egli imparò i primi principi deila fcultura 
dallo fcritto Matteo ; e con coftui fi portò tanto innanzi, che nel dife- 
gno , ei fuperava di gran lunga il Maeftro medefimo } e di ciò era ca- 
gione , oltre alla naturale abilità , la guida , e 'J configlio , che tutto 
giorno gli dava Andrea Sabatino da Salerno , che poco prima in Napo- 
li venuto , per fuoi negozj , come è detto nolla fua vita , vi avea pre- 
fo un gran grido,come difcepolodel divin Rafael lojimperciocchè aven. 
do Girolamo procurato di renderlofi benevole,cercava da lui avere que' 
precetti , ed ammaeftramenti , a' quali non giungea la cognizione , ed 
intelligenza del fuo cotidiano Maeftro ; Configliollo adunque Andrea ,-. r ,. ,. 
portarli in Roma , ove pochi anni innanzi fi era anche portato Giovan Andrea da 
da Nola , tutto che foflè qua fi maeftro , ed avefTe fatte delle bell'ope- Salerno, 
je ; acciocché col vedere le perfettiffime ftatue degli antichi , co' loro 
eccellentiflimi baffi rilievi , e le moderne ancora , che in quel tempo 
vi lavorava il divin Euonairuoti , come altresì le perfettiffime figure 
di Rafaello fi fofie rifehiarata la fua mente , ed avefTe comprefo quel- 
lo , che fenza tali cofe ofTervare difficilmente per le parole di alcun 
maeftro fi può capire ; e maffimamente nella fcelta delle perfezione 
degl'Antichi ; dapoichè ad ammaeftrare nelle opere di mano l'umana 
mente, vai più l'efempio , che qualfivoglia filofofica cogitazione . 

Perfuafo di tai ragioni Girolamo , e forfè più dal defiderio di ve- 
dere le magnifiche opere di Roma , s' ingegnò di farne perfuadere an- 
che fuo Padre ; acciochè colà inviato l'avefTe ; e quefti , come uomo 
ragionevole , e che cercava gb avanzamenti di fuo figliuolo , tofto vi 

TOM. IL li con- 






8 2 Vita di Girolamo Santacroce. 

condifcefe; onde provvedutolo di ciò, che li facea di bifogno, lo man» 
dò in Roma ; quivi Girolamo tutto fi diede , così a perfezionarfi nel- 
la fcoltura , come a prender la pratica dell'Architettura ; non volen- 
do effer fuperato da Giovanni in quefta facultà , il qual fapea , che 
con ogni accuratezza aveala apprefa . Non abbiamo certa notizia da 
ch'i egli rpprendeffe , e la feoitura , ed infieme l'Architettura , ò pur, 
fé da fé l'elfo rtudiando avelie folamente offervato , o pur cercato di 
fape r il modo tenuto dal Buonaroti , nel condurre le fue divine fcul- 
ture ; ovvero fé dimorato avelie con alcun di que' bravi maeftri, che 
in quel tempo fiorivano in Roma } ma comunque la cofa folle avve- 
nuta , egli è certo, che dopo alcun temp:> tornato in Napoli fece quel- 
l'opere egregie , che fi veggon di lui ; fc potè gareggiar francamente 
con Giovanni da Nola , che già in Napoli acquifiato fi aveva nome di 
fcultore maravigliofo j come lo afferma il Vafan . Ma il Mediano Ji 
niun altra cofa t< mea , fé non che d 11* accurato Audio diri Santacro- 
ce ; Avea egli dtfidcratodi averlo giovanetto nella fua fcuola , pre» 
vedendone la riufcita , e volendo averlo difcepolo , e non emoio del- 
le (uè Opere , come fi era ingegnato di far con altri giovani di gran 
talento, per aver maggior grido, e manco competitori. Malfima mol- 
to giudiziofa , e politica per chi vuole in brieve un gran nome acqui- 
ftare ; dapoichè i difcepoli fono per lo più le trombe della fama de' 
loro maeftri , come quelli , che non vedono per altr'oc-hio , ne ni- 
nnano buone le opere .,nche eccellenti allorché alla maniera del loro 
maeftro non fi affoimgliano i 

Or per venire all'opere di Girolamo,dico che eflendo pervenuto a 
notizia di molti Napolitani di conto , che egli co Tuoi ftudj tra valen- 
tuomo ritornato da Roma, gli furono, perciò commeffe delle fculture; 
ed infra quelle egli fe.e per alcuni Signori della famiglia Barattuccia 
]a Statua di Santo Antonio da Padova , che fu collocata su l'Altare di 
una loro Cappella , nella famofa Chiefa di Monte Olivete , preffo l' 
Aitar maggiore; e po.o dopoi effondo parlato a miglior vita Fabio 
Barattuccio , ne fu da£,li eredi commelìb il fepolcro anche a Girola- 
mo i il qua4 fepolcro egli aliai bene , e con la fua lode condurle ; fa- 
cendovi , oltre gli altri ornamenti , due brlliffime Statue giacenti , 
con graziofa attitudine, ed affai bene intefe; la qual opera gli fu mol- 
to lodata dagl'int'nd f ntij e quefta Stpo tura fu allora fituata in mez- 
zo a piccioli Altari , e he ftavano dal canto dell'Epidoto preffo l'Aitar 
maggiore , in un de' quali flava la nominata Statua del S. Antonio 
di effo Santacroce , efleli' altro la Statua del S. Gio: Battifta fcolpito 
da Gio: da Nola ; come nella fua vita dicemmo. Ma ora ne quello Se- 
polcro, né j fuddetti Altari fi veggono j conciofiache per fare alla mo- 
derna l'Aitar maggiore , ed ingrandire la Chiefa , ed il Coro altresì , 

faro- 



Scultore, ed Architetto 8$ 

furono tolti vi,i,e le Statue de'Santi fuetti collocate in alcune Cap- 
pelle ,ò fia nell' ingreflb d< quelle dalla parte ^lel Vangelo d, efl'o Ai- 
tar maggiore , e su alcuni altarini , che non pajon più quelli lavora- 
ti con tanta diligenza , e fatica ; Effondo fp-.ntx quelle famiglie , che 
n'erano Padroni . Divenuto afT.i chiaro il mine del Santacroce per 
nvzzo di fue ftudiofe fatiche , gli vennero conimeli! importanti lavo- 
ri ì e qui mi torna in concio di riferire le parole di fopra premefle 
del Vafari > acciò' che il vanto di Girolamo lìa appien con ofe iute. 

Girolamo Santacroce Napolitano , ancorché ne/ più bel corfo della 
fua vita , e quando di lui maggiori cofe fi /peraxano , cifujje rapito 
dalla morte , molìrò nell' opere di /cultura , che in que' pochi anni /e- 
Ci in Napoli , quello , che avrebhe fatto , feftjfe più lungamente vi/- 
futo . V 'opere dunque , cht colìui lavorò di /cultura in Napoli , furono 
con qtieW amore condotte , e finite , che maggiore non fi può defiderare 
in un giovane , che voglia di gran [unga avanzar gf altri , cl> abbia- 
no innanzi a lui tenuto in qualche nobile e/ercizio molti anni il prin- 
cipato . Lavorò coflui in S. Gio: Carbonaro di Napoli la Cappella del 
Marche/e di Vico , la qual'è un Tempio tondo , partito in colonne , e 
nicchie , con alcune /epolture intagliate con molta diligenza. E perchè 
la tavola di quefia Cappella , nella quale /ono di mezzo rilievo i Maggi, 
che offeri/cono a Criflo , è di mano £ uno Spagnuolo ; Girolamo fece a 
Concorrenza di quella un S.Gio:di tondo rilievo in una nicchia , così 
bello j che moflrò non e/fere inferiore alla Spagnuolo , né di animo, ne 
di giudizio > onde fi acquili ò tanto nome , che ancorché in Napoli fuJJ'e 
tenuto /cultore maraviglio/o , e di tutti migliore Gio: da Nola , e di 
non dimeno lavorò mentre Gio: vijje , a /uà concorrenza , ancorché 
Gio-fuJJe già vecchio , ed avej/e in quella Città , dove molto (ì cofiuma 
far le Cappelle -, e le tavole di marmo , lavorata molti/fime co/e . Pre/e 
dunque Girolamo , per concorrenza di Gioì a fare una Cappella in Mon- 
te Q/iveto, dentro la porta della Chie/a,a man manca, di r impetto alla, 
quale ne fece un altra daW altra banda Gio: del medefimo comportimeli- 
to.Tece Girolamo mila /uà una Madonna, quanto il vivo , tutta tonda, 
che è tenuta la belHJJìm a figura ♦ E perchè mijfe infinità diligenza nel 
fare i panni ,le mani, e /piccate con trasfor amenti il marmo,la condu/- 
/e a tanta perfezione, che fu opinione, eh' egli avejfe pa//ato tutti colo- 
ro t che in Napoli avevano adoperato al/uo tempo ferri per lavorare di 
m*rm<j'Ja qual Madonna po/e in mezzo ad un S.Gio: ed un S.Pietro, fi- 
gure molto bene inte/e,e con bella maniera lavorate e fini te y come /ono 
anco alcuni fanciulli, che fono /opra quefiecolkcati.Vece oltre di ciò nel* 
la Chie/a di Cappella, luogo de' Monaci di Montcoliveto 2. Statue grandi 
di tutto rilievo belUJfimtiDopo cominciò una Statua di Carlo V.lmpe- 
ratore , quando tornò da Tunifi » e quella abbozzata , o/ubbiata in 

L 3 „/. 



84 Vita di Girolamo Sontacroce 

N Ile Sta- a ^ CUfì ' gioghi » rima/e gradinata , perche la fortuna , e la morte i/£ 
tue di S. M. vidiando al mondo tanto bene , ce lo tolfero di anni 3 f . £ rertfo » /ò 
a Cappella Girolamo vivea , fi f per ava , eh ficome avea nella fua profejjìone A* 
vi e abba- vanZ atì tutti , quelli della fua patria , cosi aveffe a fiuperare tutti 
glìo nel Va- gn artefici del tempo fitto . Onde duolfie a' Napolitani infinitamente la 
I ' c!" t „J, morte di lui i e tanto pia , quanto egli era /iato dalla natura dotato 
dapoichefon non pure di bell/Jfimo ingegno , ma di tanta modeflia , umanità , e 
tre, tlXzniio- gentilezza, quanto più non fi prò in uomo dtfiderare ; II perchè non è 
vi la B. V. maraviglia fé tutti colvro , c^ /o conobbero , quando di lui ragiona* 

c0 '. Banui- wflW p jl or io temre le lacrime . L'ultime fue fcultur e furono fan- 

no in mezzo « , ,, ^ .. ., ; . .,£ _ 

li S Gio- "° J 5"? 7, ""' 1 Ha Od" /" .letterato in Napoli con onoratijjime efcquit, 
Bartifta,e S. rimanendo ancor vivo il detto Gio: da Nola Vecchio , ed affai pratico 
Benedette- fc ultore , come fi vede in molte opere fi, tte in Napoli con buona prati- 
ca , ma non con molto difetto . A co/iuifce lavorare D. Pietro di 
Toledo i Mar che fé di Villa/ranca., ed allora Viceré di Napoli , una 
fé poh ur a d. marmo per fé , e per la fua donna , mila quale opera fe- 
ce Gio: un infinità di Storie delle vittorie ottenute da quel Signore 
cantra i Turchi , con molte Statue , che fieno in quell'opera tutta i fo- 
lata , e condotta con molta diligenza . Doveva que/io Sepolcro ejjer 
portato in Ijpagna , ma non avendo ciò fatto mentre vijje quel Signo- 
kbbìgYio re , fi rimafie in Napoli . Morì Gio: d'anni fé t tanta » e fu /atterrato 
circa T età ift N aj}( ,U f anno 1 f f 8. 

di Gio: j^ vo j uto tuCt0 r jp 0rtare jj Capitolo , che il Vafari ne ferirli 

potendoli d; qu.'fto vedere , qu-tnto merit lineate favorifee egli Giro- 
lamo , e con quanto livore ei parla lfe di Giovanni , ma pure non po- 
tè fare a meno di non dargli epiteto di Scutore maravigliofo, e di lo- 
darlo di pratico , e diligente ; e quefto ferve per lupplunento alla vi- 
ta del Mediano . Tornando ndunqua all' altre Op re di Girolamo , e 
dal Vaf.ri pafTate in filenzio , che pur fon molte , le noteremo una 
dopo 1' altra , acciocché abbiano il dovuto onore I' opere di un uomo 
tanto fingolare, che man o nel piò bel fiore dell' età fua . Ma per non 
aver poi ad interrompere il filo del difeorfo , e gli fia bene premette- 
te , che nella occafjone della venuta di Carlo V. in Napoli tu appog- 
giato il pefo dell' , inportante apparecchio fedivo, tanto a&o: da No- 
Antomo h- j a ^ q Uant0 a ] Santacroce , ed Andrea da Salerno ; a quali fu aggiun- 
g^i loocci- to per ordine degli Eietti della Città Ferdinando Manlio ; acciocché 
ti del San- uniti inficine avellerò fatto una idea dell'apparato , con Architettura, 
rmzaro nel- Scultura ,' e Pittura : Ed a cofloro fomminiltrò i penfieri , gli emble- 
le feik per m j ^ e le figure fimboliche il dottiffimo Antonio Epicuro , il qual 
d IV Irnpe- ^ erv '^ accora di molti concetti trovati alcuni anni innanzi , che fi 
radore Car- afpettava V Imperatore , dal noftro divin Poeta Giacomo Sannazaro, 
lo V. cerne altrove fi è detto,; E delle lodi, che a tali lavori date furono dal 5 

l'i- 



Scultore , ed Architetto. 8j 

1' ifteflo Imperatore toccò a Girolamo una gran p.irte . Or cerne que' 
lavori fervirono folamente in queir occafione , né più fi veggono> ba- 
derà d'averli mentovati ; e palìaremo a far parola di quell'opre , che 
fono efpolle , come dianzi hb promeflb . 

Vedefi adunque nell' antica Chiefa di S. Maria Porta Cccli , il 
Sepolcro di Ferdinando Pandone, con fuoi ornamenti , e (tatua , (he 
non pub farli più bella . In S.Domenico Maggiore il fepolcro del Car- 
dinal d'Ariano , nella Cappella, che di prefente appartiene alla f mi- 
glia Spinelli ; ed in quello fepokro vi è fimilmente la Statua del me- 
desimo Cardinale, fatta allora , ch'egli era Vefeovo di Ariano , dapoi- 
chè aflunto pofeia al Cardinalato, mori a capo molti anni in Roma. Si 
dice , che prima di lavorare la detta Sepoltura , ebbe Girolamo a ga- 
reggiare con Gio: da Nola nel lavori di una delle due tavole di mar- 
mo che fono nella Chiefa di S. Mariadelle Grazie , più volte nomina- T 
fa ; Perciocché volendo que' due Signori , delle famiglie Senefcalla , Altare hi S* 
e Giultiniani , far pruova del valore di entrambi , commifero a eia- Marie delle 
fcun di loro unode'baifi, e mezzi rilievi, che doveano collocarfi nelle Grazie rat- 
nuove Cappelle ; come nella vita di Gio: da Nola abbuili detto.Rap- tc a concor. 
pfefentò dunque Girolamo il fatto di S. Tommafo Apollolo , allora renz ^ d j?!° 
quando per accertarfi della Refurreztone del Signore li pofe le dita nel ' ' ? 

Collato ì nella quale fìoria egli efprefle 1' azione cotanto al vivo , con 
rilevare qu- fi di tonìo rilievo le principali figure , che iuuna cofa gli 
manica, dai finto in fuori; per tacere del componimento ottimamente, 
e con tutto 1* immagina bil decoro concepite, del correttiffimo difegno 
della nobil aria delle bellilfime tede , e degli andari de' panni proprie 
bene adattati ; laonde fi può dir di qu.-ll' opera , < he non folamente è 
belliflimi , ma è ottima , e imprenlibi[e , avendo GiroLmo in lavo- 
randola avuto in mente gli antichi ottimi Maeftri Greci , e Latini , 
perle giufie milure , Sceltezza di membra , e delicarezza di parti ; 
Perchè veramente Girolamo fu ofTervantiffirno dell' antico, come del 
più vero , nobile , ed efquifito Macllro . Efpoili , che furono quelli 
due baffi rilievi ne' loro Altari tradirò a vederli non folamente g'i 
Artefici, ed i deiettanti del difegno, ma ancora un infinità di perfone, 
chefoprafitte dalla maraviglia non fi faziavano di commendare ora 
quella della depofizion della Croce,fatta da Gio: ora quella di S.Tom- 
mifo , del Santacroce ; e tutti fi accordavano in afFermire efTere en« 
trambe queft'op re , cofe maravigliofe , e da non poterfi agguagliare 
da qualunque Artefice de'moderni fecoli . E veramente ardifi o dire , 
che folamente avrebbe potuto pareggiarle , mi non fuperarle al di- 
vin Buonaruoti . Ne paja a'ieggitori , che quello fia un paradoflo, ov- 
vero una iperbole , dapoiJiè può cialcheduno con occhio di retto giu- 
dizio ,e d' intelligenza difeernere il valore di queft' opere p.rfettiff;- 

me, 



86 Di Girolamo Santacroce 

m* » che per effer fotte con la defcritta gara di arte , e d'ingegno J e 
con un medefimo accuratiffimo fludio,fecer si che decidere non fi po- 
tette , qual di loro meritane maggiori encomj , e riporta/Te la pal- 
ma . 
Opnc'la In ( I ue ' tern P° A M? re he fé di Vico D. Niccolo Antonio Carac 

del Marche, dolo i velie fondare la fua ricca , e ncbil Cappella riella Chiefa di 
fé di Vico s. Gio: Carbonara , ed avendo piena cognizione delle virtù di Giro- 
in S. Gio: a j amo j n f att0 fa Scultura , e di Architettura , gli diede la cura di for- 
A^fcfU^r! marne 1* idea . Fecela egli tutta tonda , ornata all'intorno di Nicchie, 

Al Umetta- ... ,. r , \ «■«. j- 

ta da Giro- di colonne , e di fepoture , con Si vago , e con compartito ordine 
lamo San- difpolìe , che aggiuntavi la ricchezza de' marmi , ella è riputata ma» 
ccroce. ravigliofa ; avendo Girolamo lavorato di fua mano non folo varj fe- 
polcri , con mirabil diligenza intagliati , ma ancora tutti i belli or- 
namenti , che vi fi vggono . Fecevi ancora le Statue di S.Giovanni, 
e un altro Santo, le quali vengono molto lodate dagli intendenti . Ma 
non occorre più dilungarmi intorno a quell'opera , poiché ella vieti 
commendata da tanti chiariffimi Scrittori , e del famofo Giorgio Va- 
fari , egregiamente defcritta , come poco anzi fi è dimoftrato ; laon- 
de pafTa remo a far parole dell'altre . Scolpì Girolamo per lo mag- 
gior Altare di S. Agnello ad Manza di Gio: Maria Poderico , Arcive- 
scovo di Taranto , le belle Statue , che meritano veramente di effere 
con attenzione effervate , dapoichè fono lavorate con quello ftudio , 
che era a lui connaturale . La (leffa attenzione , anzi maggior (Indio 
fi feorge nel baffo rilievo della Cappella della Famiglia Caracciolo 
nella Chiefa della SS. Nunziata , ove mirabilmente è rapprefentata la 
fchiodazione del Corpo morto del Redentore della Croce : opera in- 
vero maravigliofa , sì per lo gran componimento delle molte figure, 
dt-lle quali alcune principali fono tutte tonde , come per 1* efpreilìone 
degli affitti , la qual balla a muover dolore , e pentimento in chiun- 
que le rimira . In fomma quell'opera è perfettiffima nel difegno,nell' 
efpreflìon dell'azione, e ne' gran trafori , co' quali è tutta lavorata. 
In quella Cappella medefima Girolamo lavoro ancora il Sepolcro di 
D. Antonio Caracciolo con la fua Statua , e con altre , che fervono di 
ornamento . Ma quelle Statue però non fon' elle di ugual perfezione , 
laonde credefi , che n~n tutte fiano del Santa Croce. Nel pulpito del- 
ia medefima Chiefa vie il baffo rilievo della Vergine Addolorata, che 
ha ne! feno il fuo morto Figliuolo , opera de' primi anni della Scultu- 
ra del nollro Girolamo. Ma le Statue di Beatrice , ed'lfabella di tar- 
dona nel lor S poterò , fituato nella medefima Chiefa, fono belliilìme, 
co' loro ornamenti , e fon degne di lode 5 come ancora merita vanto 
il Sepolcro del Vefcavo di Squillaci Vincenzo Gakota , effendo lavo- 
rato 



Scultore , ed Architetto . 8 7 

rato con Audio , e con diligenza maeftra > E invero tanto le Statue 
delle due mentovate Signore , nel lor Sepolcro , quanto qu.ila del 
Galeota p,ù tolto pitture morbite , che lai. ture dj duro marmo raf- 
feriibrano . 

Fa menzione 1' Engenio del Sepolcro di Antonio di Gennaro , 
nello Chiefa di S. Pietro Martire nella Cappella della Famiglia . Né 
folo l'Engenio , ma. quanti Scrittori parlano delle cole più belle della 
noftra Città , lo commendano tutti come una delle bell'opere del San» 
to Croce , a cagion di molte Statue tonde , oltre de' balfi rilievi , td 
altri adornamenti ond'era arricchito . Ma oggi di più non fi vt.de , ef- 
fmdo fiato tolto via nell'ultimo ammodernarli della Chiefa; ne per 
qualche tempo fi è faputo , che delle belle Statue accaduto fuffe j fel- 
lamente quella di S. Matteo in atto di fcrivere il Vangelo , con un 
btliiifimo Ang.oletto accanto, che tiene il calamaio , era fiata collo- 
cata fopra un Altarino laterale al Cappellone della Tribuna , dedica- 
to al SS. Rofario J le altre Statue della giuftizia , e della Prudenza,cre- 
deano que PP.,che fuffiro fiate tolte rial Viceré D.Pittro d'Aragona,che 
fpogljò Napoli d Ile pitture , e fculture più belle ; Ma per la mia in» 
cfuefia alcuni vecchi Padri fi fovvennero , eh' elle furon fotter- L'/\ at oie fir 
rate con altre cofe , appunto per falvarle dall' eccelfivo defiderio eviene, che 
di quel Viv.eregnante ; ficefe cavandofi nel Chioftro , e nel Giardi- fi rrovaflcjo 
no fi fono ritrovate le due Statue i per le quali non v' è lode , che ba- ]e Statue del 
fii , effèndo elle tanto belle , e morbide, che innamorano . La moffa •* an " clOCC • 
è bcllifiìma , l'aria de' volti Angelica , i panni piegati con fomma in- 
telligenza , che vi lano il nudo , l'acconciatura delle tede graziofa , e 
in fine 1 bei piedi , braccia , e man» difegnate a maraviglia con deli- 
catezza , e nobiltà . Qucfte Statue fi veggono collocate entro la Sa- 
greftia , da' lati della fonte di lavar le mani , e fopra vi è la tavola 
di marno col baffo rilievo del Padre Eterno , il quale veramente non 
e della medefima perfezione , che le Statue mentovate . Le colonne, 
che adornavano lo k ritto ft pelerò , ora tagliate a tronconi, fervon 
di zoccoli alle medefime Statue, gli altri baffi rilievi fin ora non fi fo- 
no ritrovati , e la già detta b'. Ila fìatua diS. Matteo ftarà riporta in 
una ftanza preffo la Sagrcftia , fincl e gli fi deftini luogo proporziona- 
to , e decorofo . 

Molte altre opere fece Girolamo , o che non fon venute in no- 
fira cognizione , o furono lavorate per lenta ni Pacfi , ove furono tra- 
fportate ; In lfp^gna fu mandato il ritratto di D. lietro di Toledo 
feoipito in maimo ; e fi dice , che effèndo il Santacroce ancor giova- 
netto avelTe fatte una Statua del Gran Capitano , a richieda d' un Ni- 
pote del nudtfimo , che gli fece prender l'effigie da un ritratto dipin- 
te; 



8 8 Vita di Girolamo Santacroce 

to ; quale Statua riufcì belliffima , e da quel Signore fu condotta i. 
Spagna . Di altre opere di flatue , baffi rilievi , e ritratti io non h 
certa notizia , né verifimile tradizione ; qudch<- porlo dir con cer" 
tezza fi è , che il ncme di Girol ino era oltrtparTLto di là da' monti » 
onde fin dalla Spagna gli fu commeflo un gran Colerlo , che rappre- 
fentar drvea l'Imperator Carlo V. , come afferma il Vafari , benché 
non faccia menzione della grandezza; la quale Statua avendo egli boz- 
zata , fubbionata , e gradinata , nel mentre che cominciava a pulir- 
la , finì il corfo della fua vita mortale ; come fi legge nel mentovato 
Vafari , da noi riportato di fopra . Di quefla medefima Statua fanno 
menzione molti noflri Scrittori , che l'opere del Santacroce anno de- 
ferite , cerne il Capaccio , 1' Engenio , il Celano , ed altri ; oltre 
a manoferitti del Cnfcuolo , il quale in alcune fue note dice, che 
fé quell'opera veniva ad efTer terminata , farebbe Mata una maraviglia 
dell'arte ; come l'accennò ancora il Gavalier M^ffirno , e come in ap- 
preso nel fuo racconto farà da noi riportato . Ma prima , che alla fi- 
ne del noftro Artefice noi giungiamo , ragion vuole , che alcune im- 
portantiffime ragioni apportiamo per difinganno di coloro , che forfè 
infino ad ora per alcuna appaffionata notizia vivono ingannati, ed an- 
che per dar luogo alla verità , alla quale ho protettalo di uniformare 
tutta quell'opera ; fé ben io porla aver prefo abbaglio fenza mia col- 
pa , a cagion di men vere notizie ricevute * 
Engenfo 3Stota l'Engenio nella deferizione della Chiefa eretta dal noftro 

apo » ia- f a mofo Giacomo Sannazaro fopra il Colle di Mergellino le fculture , 
che adornano il fuo Sepolcro ; E afltrifce efTer opere di Girolamo San- 
tacroce : Indi efclamando foggiunge : che il Vafiri, col Borghini 
attorto ne dan tutta la lode a Fra Gio: Agnolo Poggibonzi , da Mon- 
torfoli , e le fue parole fono quelle ; 

Pafsò dopo a miglior vita nel i f 32. ancorché nel fuo Sepolcro fio, 
notato if 50. 

Fu fepolto nel Sepolcro di candidi marmi , ed intagli eccellenti f- 
fimi , che qui fi vede , fopra del quale è il modello delta faccia , e di 
tutto il tefehio al naturale del Poeta , nel mezzo del Sepolcro vi è 
ttnajìoria di baffo rilievo e ove fono fauni , Satiri , Ninfe , è~ altre 
.figure, che fonano , e cantano , nel modo , che dottamente ha fcrit- 
to nella fua Arcadia , e fue opere quejìo divixiflìmo Poeta . Qui anche 
fono due Statue grandi , funa di Apollo , e /' altra di Minerva , che 
ora chiamano David , e Giuditta , ch'in vero è una delle più illuUri 
opere , che fiano , non f no in Napoli , ma in tutta Italia ; opera per 
certo tenuta, e da tenerfi in grandìffma venerazione . Il tutto fu fat- 
to da Girolamo Santacroce , »nfro Napolitano , Scultore eccellentif- 

fimo ; 



. Scultore, ed Architetto. S9 

fitto ; il quale fé per altro al mondo celebre nonfujje, per qtfftafo.1 

epera meriterebbe eterna fama , e gloria . Egli è vero ■> che avendo il 

Santacroce làfciato imperfette , e mezze finite le flatus d' Apollo , e di 

Minerva ; per la fu a immatura morte , furono poi compite di Fr$ 

Gin: Agno Id P oggi bonzi, de Ila Villa di Montar foli \luogo apprejjo Fiorenza} 

Monaco dello Jiefjo Ordine de' Servi , ma non è vero , che tutto il S«~ 

palerò fia op ra di quejìo Frate , comi dicono il Vafari , é* il Borghi» 

ni nelle Vite de' Pittori , e Scultori i i quali non atte fero ad altro foli 

che a lodare , e prodi gannente celebrare i Pittori , t Scultori far pae- p 1T0 ,. e 

fini ; diminuendo , à~ occultando la fama de' Pittori , s Scultori cro p„ a A^f 

Napolitani , e del Regno , /' quali furono molti , & illtiflri ifopra di fione dell' 



vgn'altm, e benché nella bafe di detto Sepolcro fi legga , che fa opera Kn^enio in 

del detto Frate , quello non s'intende falvo , che dell 7 Apollo , e Miaer- d,ru ' ^ t - 
ii- 1 in ji ■ p L. /"• / quelle Sta 

w, come abbiamo detto ì e ne II Aitar maggiore frate Liiannagnolo^ 



*-*. 



/?/.- //,1/rt» <&•' >?£. Giacomo Apoholo , e Nazario Martire , nelle quali g e t e jj 
«o» fegu-fndo l'altezza dello Itile cominciato dal Santacroce , goffamea- mano dì 
te pjytojfi ; ? ^<i queio.fi tiene per f~r-no , che tutto il Sepolcro non fia Fra Gio: A* 
0#«t«z del detto Monaco 3 tuttociè no» fu fenza gran mi Aero del Sipno- *>,° c ' ^ 
re , per far conofeere al Minio quanto fitjje il valore del nojtro divino Jciril0 m a 
Santacroce &c. 

Or, fedxe egli medefims , che que (te Statue furono Iafciaee 
imperfette .dal Santacroce ,' <-hi dunque è quello , che di contrario 
oppone? forfè la debolezza delle due fiatile del S. Giacoim , e del S. 
Nazario ? ma queftefi pruova , che non li in i iccuce , né del Frate , 
né d.l Santacroce per lo diverfo d-bole Itile . Dunque bifogna dare it 
vanto a F. Gio; Agnolo , che compì ciò , che quello incominciato 
avea ; conciollìacofachè , lalluitun non è, come la pittura , che 
ali bilia pnma può molte volte reliar compi nata ; né tampoco come 
la Mu fica , e la Poefia , i di cui primi burroni ricopiati, fcglion 
fari! vedere per e/ fé perfezionate . Ma ella ha di bifogno , prima ef- 
ferene'mrmi ntcellàn .me nte abbozzata , e pulita. Or dunque Se p 
dk' egli , che Girolamo lafciò imperfette quede lì.-.tue, fi devono ere- A?no i 
dcre (come altri ancora dicono} fidamente abbozzate » e con ciò li de- Poggibonzi* 
ve il vanto dell' opera a F. Gio: Agnolo , che. a p-rf zion poi le con- 
duce . Ma fappi fi per dar luogo al vero ciò , che abbiamo per tra- 
dizione di alcuni noitri più antichi letterati , edaqueìlo, che appa* 
n dall' Archivio , e note di quella Chiefa , che molti concorfero allo- 
ra per l'opera famofa della fepoltura del Sannazaro , ed infra quelli 
vi furono ancora Gio: da Nola « e Girolamo Santacroce , i quali ne 
fecero anch' effi , come gli altri il modello ; ma perchè il Priore di 
allora aveva molto impegno per fra Gio: Agnolo , ch'era Frate dello 
ftels' ordine de' Servì , e gli efecutori del Teftamento aveano in pen- 

TOMO Ih M fiero 



90 Vita di Girolamo Santacroce 

fiero dare l'opera al Santacroce , il modello , e le (culture del quale 
più degli altri piacevan loro ; perciò. fi operò , che quelli due grandi 
Artefici fi accordaflero , ed il lavoro fi compartilìero ; la qual cola 
Ctfare Mor. infine col mez20 loro fu (labilità , che perciò fappiafi , che il Santa- 
mile dalVa- croce fece il ballo rilievo , che è cofa miraco;ofa , concorrendo la 
fai» d. Mor- gara , e l'emulazione , ed ove eccellentemente fi vede efpreflb uno 
meno, ed il f t h er20 jj Fauni , di Ninfe, e di Satiri , che fuonano , e cantano, 
hit furono su diverfi itromenti , come appunto gli ha defcritti divinamente nel- 
£]ì decutori la fua divinili! ma Arcadia quell'ammirabil Poeta. Così anche egli fece 
ctitamencaij il ritratto del Sannazaro di mezzo bufto,perocchè vivo molte volte l'a- 
del Sauna- vea veduto ,e trattato ; onde neavea i lineamenti impreffi nella fan- 
2ai °* tafia ; lo che non era toccato in forte a F. Gio: Agnolo , che dimorava 

a Firenze . Che poi le principali flatue dell' Apollo , e della Miner- 
va , che oggi David , e Giuditta vengono da' più volgari credute ì 
follerò anche al noflro Girolamo allogate , e che fodero da lui lafcia- 
te imperfette per la fu a morte .' di ciò non vi è alcuna certezza ; ma 
credefi , che fuffero in Napoli fiate abbozzate , e portate innanzi ; poi- 
ché non è verifimile , che due figure di tal grandezza conduce/Te con 
feco il Frate per tanti luoghi , ove egli dovette andare , come fcrive 
il Vafari ; dicendo , ch'ei lavorò in Carrara , in Firenze , ed in Ge- 
nova , allora quando in quella Città egli fcolpi la Statua del Princi- 
pe Doria ; benché in tai luoghi egli avelTe potuto lavorare quei put- 
tini , ed altri lavori di minor mole , che fono in quella fipoltura . 
Ma comunque la bifogna folle avvenuta , egli è certo , che Fra Gio: 
Agnolo compì le flatue ; ed è certo ancora , che per la morte del San- 
tacroce rimafero molte cofe da compirfi da lui ; come apparifee dallo 
firomento , che nelP Archivio della Chiefa del Sannazaro d.n que' Fra- 
ti confervafi ; ove chiaramente leggefi la convenzione di qu;fti due 
Artefici Virtuofi . Che poi le flatue del S. Giacomo Apoltolo , e di 
"S. Nazario fiano molto deboli , rifpetto all' altre fculture eccellentif- 
fimé , quello è veriffimo ; come è vero ancora , che non fiano ne del 
Frate , ne tampoco del Santacroce ; Ne importa la aver il VaiTari af- 
fermo , che le fece Fra Gio: Agnolo , perchè forfè quando ciò ferirli 
non l'aveva ancora vedute , e credette , che buone , come l'altre cofe, 
elle fi foifòno ; che fé altrimenti fi avelie a credere , cioè , che elle fuf- 
fero di mano del Frate , avrebbe l'Eugenio avuto tutta la ragione H 
dolerfi ; ma perchè io promifi fcrivere la verità , perciò dico, che 
quelle non fon fatture del Frate , ma sì bene , da alcun luo difeepo- 
lo, ond' altro minor maeflro fatte condurre . Così dunque refta feu- 
fato l'Engenio , il quale avendo forfè qualche vera notizia , che Giro- 
lamo avelie avuto parte nel lavoro di tal fepoltura , aiTerì , che tut- 
Xn l'opera eia. da. lui Mata fcolpita > a riferva delle due flatue princi- 

• • • pali, 



Scultore , ed Architetto. 9 1 

pali « che poi il Frate compì . E fé il Celano fcriiTe , eh» il inodeliojj Canonica" 
della intera fepoltura di mano del Santacroce fu mandato in Ifpagna, Celano nei- 
ciò può efTere facilmente avvenuto ; perciocché efTendo Girolamo col !e curio/itàj 
Frate di accordo forfè di comune confentimento, comunicandoli i pen-1^. e '"? tir 
fieri, fu formato quefto modello ; acciochè i Frati , e Teftamcntarj 
efecucori , aveflèro veduto , come l'opera doveva riufcire , per lor 
quitte j Oltre the , fi è da noi detto di fopra , che concorfero ad ot- 
tener quefto lavoro , così Gio: da Nola , come il Santacroce , e che 
ambidue ne formarono modello , onde è facile , che dopo il mentova» 
Co accordo col Frate fu/Te quello del Santacroce efeguito . E quefto fu 
detto per difefà della verità , e di Fra Gio: Agnolo , dapokhè q